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Full text of "Peregrinaggio di tre giovani"

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EllLAMER BEITRA6E 

Zìi! 

ENGLISCHEN PHILOLOGIE 

INI) 

VKRGLKICllENDKN LinEKATUIKiKSCIIICIITK. 



HKKArs(iK<;EnKN 
HERMANN VARNIIACiKN 



III. BAND. 

(X. XY. HEFT.) 



K K li A N U K X. 
v k u lag v () n k u. .1 u n g k. 

IS'.m;. 



293923 



INHALT. 

X. Ilcft: Peregrinnggio di tre giovani, figlinoli del re di 

8erendii)po. Ver opra di M. Christoforo Armeno 
dalla persiana nelF italiana lingua trapportato. 
Naeh deni altesten Driicke v. .1. 1557 herausgegebcn 
von Heinrich Gassner. Mìt einem antikritischen 
Vorwortc von H e r ni i\ n n V a r n h a g e n. 

XI. llct't: Hyrons Trauerspiel ,, Werner" und Beine Quelle. 

Eino Kettung. Von Karl S toh sei. 

XII. lleft: Peri didaxeon, einc Sainmlung von Kezepten in 

engliseher Sprache aus dem 11.,' 12. Jahrhundert. 
Naeli einer Handschrift des Britischen Museurns 
herausgegebcn von Max Loweneck. 

XIII. Heft: ItoreacciosNovelle voni Falken und ihre Verbreitung 

in der Littcratur. Nebst Lope de Vegas Koinodie: 
El haleon de Federico. Vnn Uudolf Anschiitz. 

XIV. llcft: TractaUis de divcrsis historiis liomanorum et quibus- 

daui alii8. Verfasst in Bologna i. J. 1320. Naeh 
einer llandschrift in Wolfenbuttcl herausgegebcn 
von Salomon Ilerzstein. 

XV. Ileft: The jdeasant comodie of patieut Grissill. Von Henry 

Chettle, Thomas Dekker und William Ilaughton. 
Nach dem Drucke von 1(303 herausgegebcn vcm 
Gottlicb HUbsch. 



PEREGRINAGGIO 

DI TRE GIOVANI, 

F I G L I U L I 1) E L RE I) [ S E R E N I) I P P 0. 

l'EK OPKA 

DI 

M. CIIRISTOFORO ARMKNO 
/ 

PALLA PKKSIANA NKLL' ITAIJANA LINiJlA TUAlTOlMATO. 



NACII DEM ALTESTKN DKUCKK v. .1. ir»r»7 

lIKUAU8(JEOEBKS 
VOX 

HEINRICH GASSNEIl. 

MIT E I N K M A N T I K II I T I S C II K N V O U W O II T K 

VON 

IIEKMANN VAUNllAdEN. 






•»• ► • »•-»•.■•! 



V K R L A G VON FU. J U N G K. 



b • • ■ 



1891. 



ERLANGER BEITRÀGE 



7ATIJ 



ENGLISOHEN PIIILOLOGIE. 



iiKHArs(iK(;i:uKN 



VON 



HERMANN YARNIIAGKN. 



X. 

l' K R K r, R 1 N A (; r. io di T R K G I ()\ A N I, 

FIGMIOLI DKL RK 1)1 SKRKNDIPI'O. 






E R L A N G E X. 

V K K L A O VON F U. .1 IJ N O K. 



PEREGRmAGGIO 

DI TRE GIOVANI, 

FIGLIUOLI DEL RE DI SERENDIPPO. 

PER OPKA 

DI 

M. CIIRISTOFORO ARMENO 
/ 

DALLA PKHSIANA XELL' ITALIANA LIN(JrA TI{AProK IATO. 



NACH DEM ÀLTESTEN DKUCKE v. .). ir»r»7 

IIEUAUSOEGKBEN 
VOX 

HEINRICH GASSNER. 



MIT K I N K M A N T I K R I T I 8 C II K N V O U W O R T K 

VON 

HERMANN VAUN1IA(;EN. 



* »». . » »••-»«,'«€ ' * * 



O • t * 



V K R L A Q VON F R. J U N G E. 

1891. 



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Drnrk dtv hiri' h»ytt. Huf- u. riilv#r«lli»t« BH<-ltilnirhrrH vn Vt. .Iii*ir> (KlriH«- .liiiitt> Ji Ki.lin'i |^iliii:'<ii 



Vonarort. 



I>iv ,.MÌtteilungfir. lieililiitt zur An^liu. tirìiigeii iiiNr. Vili 
252 tì. cine — nicht iinterzcicliuete — Recensìou von Dlcks 
Insgiibi; der Ocsta Romanorum (Eri. lìeìtr. VII). 

fch bin ehi aligesagter t'eiiid von Antikrìtik. Alier cler Iti- 
laìt (Icr vorlìegenden Rpceneiou Hcheiiit nitr ini Intereitse <ler 
Sainmlnng, deren HerauBgeber ieb bin. eia Wort der Knt- 
[egnnng -/.a fordern. 

Der Anonymutì lasHt am Selilufse sei» Trteii ikhin v.n- 

iftinmen: «Al» Ergobn» die^er Betraohtung mns» auerkamit 

«rdcn, dass dcrTextabdruck nur erfrenlìrh iBt, dasK aber die 

FÌuleìt^ndeiL Untersuchnngeu un^enUgend HÌiid und das nitdit 

leÌKteii. WQS sie leisten ki^nnten und solltcn." 

8ehou wir nns die vorliergeliende ^lletraehtniig" i^twiiB 
ijlhcr an! 

Iteztlglicli der Aiit'gabe. welclie Dick sieb ge»te)lt hat, 
tneint dor .\uonvinuB. dieselbe sci. -die vini Oesterley zubaiii* 
mcngoiftollte Groppe |d. Il die l^iitRen.. welcbe die von Dick 
verflffentlichte ItcdakHon ei>tìialtén| '■/.» vergieiehen nnd textlicli 
uiiher zu unterwuclien ; ferncraber die aiteste II», derGra|i(te. 
die Innsbrucker vom Jahre 1.^2, mit gewissenhat'ter Angabc 
àw Varianteii ■/.» veriiftentliebcn," Da» wiire alNo nicht cine. 
«ni)derii wiireii /.wei Aiifgaben! Ahs dieser Auftaxsnng cr- 
klflrt BÌL-h aneli der Tadel dea lìceenBeiiten, daes Diek „nahe/n 
«Ile Fragcn llber die Gestu-Ms», den 14. Jahrh. nnberlllirt 
Iftfwt", wic aueb der — stilistittch bedeutendc — Satz: ^Fer- 
Der butte znr gcnuuercii UntersncUung ilcr Innsbrncker IIs, etc, 
gehJIrt eine Dafstollung ihre.-* VerhfiltniescH zìi deii Ubrigen 
He», der (ieota des 14. .laUrliuiiderts/ 

Om wt aia seìtu&men MiHPverstSndnis , welobes bei et- 




- VI - 

WHH fjriiiim'nn Ziisciicd iiiiiiii>n;lit'li f:('wc«cii 
litU siclt — wiirllbtT ilei- t'«"W liiiifttt soiiior EiiilcitBin 
iiiid Hf'iiic \V(irti' nut' S, XII. \vo rr nur von dur pVerìSffcnt- 
liobung iliecer FaHwunj^'" siiriclil, koiiieii /weifel lussen — 
iiiir cine e i n / i g e Anfgiilie gestcllt . tiHmlich (l!i> . (lìeHe 
mirtilli ri icliisto uiid diiroli ùk iilk'r WHiirKcIiciiiliiOikcit iih<'Ii 
iilto8t(< He. vertretpiip ttcrlaktion lu vpriJffpntlinluMi. Dnlier 
licHcliriinkt vi »iicli in der Kiuleìtuii^' inìt vollcm Itcc.liti! auf 
pino KrHrtórung deujnnigen ]'nnktoe, doB»en Klnrutollnng fllr 
dicKo «cine eiit/.i(i:i' Aafgnbo ulletii iiotwt'ndig war, ointr l'iircr- 
NiK^linn^ dcM Verwaii(lt[*i>hafti*v(>rhifltiiit»«cii der fìliifUBH. . iiin 
ihulurcti ilic kritÌHoh(! Grmidlagc lllr Hrìm> Ausgabe /.ii gcivin- 
iK'ii'). und nur in eìncin Auliangi' giebt cr uuf kwcì SH, cÌNi;ii 
klriiH'ii Ilpitrag xnr LUsung der Frage nacli dcr Hoimat dpr 
G.l!,, wu/.u dip vurlicgendp kpdaktìon dirckt aiiFrordprlc. 
Kr liiitte natllrlipb ani' .nllc Fragen Dber die Oesta-MHhi. don 
14. .labrb,"*) — und maucheH andiTP, was uiiglcidi intercn- 
smitcr ist — eiiigciion kliuiicn: abor die Aufgabe, welchp 
<T sicli gCMtcIlt, erforderte die» nicbt. 

Km ì^t aiHO aneli dureliuiiH unjL^crcebtt'ertìgt. ili in 
dar a DM, dass er die» un te ri un so n liat, pitien Vnr- 
wnrf zu niaclien'}. 

I) Kb Ì8t (lethttlti nucli iti!iiit«H(Hiiit reclit uiiKlflckllch iiiiHKeiIrUoki, uoiin 
(lur lieuenHeiit in cincr iIlt olion angcfHlirtun HU'lli>ii aagt, die „fvrnuro* 
AurKHbe, wolchfì Dick sich gostcllt liabt^, «il „ilic Kttuslc Ha. dar 
tirii|ii>ti . . . *u vcrtìfrcntliclicn'', well hkrilui-rli itie Voretellung vr- 
wevkt wird, hIh bobe Dick (lioeelh. .iUBt(i'^''lilt, weil sie die iìllc- 
«tu Hui. wiihrenil or docb tliatsXchIioli doswcgon <tiuselb«: soiucr AiiR- 
;rnbu xu lirundc gvlcgt hai, wi^il, v/ìe cr UberKeugond iiHcligcwipeon, 
ilio illirigpn vler llsM. ans jenor gefloHHdii §Ìud. ~ 3) Diate Denchran- 
kung anf die Hh. dea 14. Jabrh. nclgt cine gvriuge Biichkeiintniii , dn 
tdnc solche geaoodertc Betrm-litutig dcr Hm. aiis doni 14. JHhtb. uud 
dcr Ubrigoii (d. li dor auH di'iii l.'i, Jabrb.) xweuklus uiid prHktiscti no- 
diirchrniirbnr iat. ~ :!) Vgl. dncu die KInge (ircins in dcni duiu zwuIUn 
Itanito Beine» SprHulmcbatii'B liDigcgclienuii .Worti: ilcr Abwiitir"; .Man 
[d, h. die Kci-enBniiten] verscbmShl ee, sich vor alien IMngen kUr lu 
mndieu. welclie Aufgnbc aicli Am Verfnsecr gosicllt liat; .... «talt 
deaseii xìebt innn en vor, dio lleben eiguuen Wllnicho als MaaiiHtali an- 
Kulcgon und venncrkt cb mio liiiobal Ilbel, dms der nrmo Vorfasaer 
dioBon . . . WUiiBcheii niebt Keolinung geirnguu luit " — Nodi oiu 
audcroB Wort (ìreioH a. a. t). pust blovliur: ,Uau [d. li. aliornialo die 



WcihT K;l{;t lIlT All' 



..Wiinini 



U'iii l>i<'k • 



nielli iiììIkt (whh itucli'i Oestcrloy |). 2r)7 iiiir nn(?ftli?uUH J 
liatti-) ilir |<1. 11. tler IniiBbniokcr tl*.\ VerliitItniHH /.u ilom J 
WolfcuUllttler Trmlitltun^) de ilicer»iii hi/ttoriis Ilomanorum vutn j 
Jalire I.'t^GV Wiirnin wtrd lUenCH Mh. iiioht l-ìiirimI orwiiliDtV 

Wonii Dick, wck'iier «idi «Ipr Arhnit \mterr.(ifn'B hat, 1 
HiJnitlÌL-lic vorliandfHC Uen ncinor Vorsiim m bciiul/.oii , <lcn 1 
Tf-aciaìn» Pti-imo uiit Stlllscliweigen tlbergplit. wio ullc «Ito \ 
iilitloni Kahlnnclieii Ilei*, der vpr»cUicdi'iien (icstii-Kcduktìu. 
OPB. H> lifiitMt duo doi-h. duHs jeiier Text niit dcr )iit^-r in | 
Betrnclit knmnit-iidcii lledaktiiin iiiclitH tu thuii hat. W<dlte J 
nbrr iliT .VBiinymnH di^Hcn eelbHtvLTBtiiudlichco HoUIiikm nuti 1 
dm Sohwei^ti Dickn niulit ^tiolien. mi wtlrdr dtieli nìne etwas \ 
genauvro Brtracìitiin^ dcr AuctlIbrunKcn Oetttcrìey» ». u. O. | 
ih» Mebrt Imbcn. wio berpebtigt Dick w«r, den Tfuctatiu \ 
gJinzUrh bcisHte xa laiiiioii. Oesterlrv biit DÌÌinli(;b die BeziP- 
hnii^u de» Irtzu^rn zn den 0. IJ. kt'inpcwegti ^iiur luigedeatet*', 1 
«rie der RceciUM'nt bchanptef). tandem er hat wcnigHtcnii die! 



Uewaaettteiil *ente«ki siih . *Uil ehrlieh mit Miinom Nauittn fllr d 
ften^ iùixartebeii, hiul«r dcn beiiiinnt-n .^chleiar dcr AnimywàtìiX, | 
«fbn»d M ducli mr ji'Jen Lmit «otir wc^ciiUich Ui , Klricb i 
Nwam tM cnrbtni, »b ilcr K«reti«etit dardi mIdc iriii>ri>iicli>ftlii-hc Kl«U 1 
hiWi !■ <1«n brtnffpotl«'a Fa«hv irirklii-li xum Wìlchicr und Uklit«r l>em- I 
fTti MI.*— 1, l>ic»..B .sur-b- Ul mb. da I>lck den WolfenbUtteler Test I 
,iiiehl «uwal mrjiknt-. anvrrstandlii-b. Gvig^n du vorhargebeada ' 
.trai- dlrfìc dt« dniwlM Gmnuiutik tUnipnieli «rbvtwii (woH •• 1 
iHh «MM ia dlMM ItiTvnoiMi an VcranlmuvBi; iriclit frlilt; laall I 
.Wnui fa «f^ bmI iinmu4*4 IHefc crktin = tetdJtd and «tv «wcUerf J 
[= rHv wMMi. aa* t-tiLi — 3) Du Wuit i>t la alien Z«itni rhi Kaak^l 
g f CM' j wmI ut ca aarb In M'oir«ablu«ler Tes(«. — :{) licaauigkeit V 
iafh-rirWae **f tkaiaacbBclie .Vagalicn «ud aadi auan tviwìmL V<« I 
Kcka DakHnv ngt der BeMunl: ..tfe iM 13 S». ì*ag, wvTMtl 
licaltck die ililfic mmt genawtc IhnehreJiNlag der ackKi tob T 
•ttMcrte; fsnm bockrieiMvea Haadaekrift vcmadt laL* Kn s»- ' 
&>n Iriek» Bcthttibaag ,itt BaadMikrm*, d. h. dr* lawhnefco. (C- 
m 1 £. Md II Zailrs, d. k. «ia Zf katrl dnEÌaleHn«. H^Beber- 
*«bc ah« bc«t ria tirackfckltf ror> «tati .Haadaekrib* aall ia Piar. 
MAmm>, — «ì» «MB aw^ mmi «e Rf««ariM .SotcbU la d«r Kamfc- 
ll«K. («o Irin dar TOTlarfKae Dr. tcitkt al* br. Urtli« 
ai^ Ai-a «rilM daM «M jew Aacafee nrieUg. dna tHcki Be- 



at gcMa « àS. aad 24 Zeika «a. 



- viri - 

• 

tliutsjiclilidicn Vorliiiltnissc, wclclic liicr ;;hii/ «llcin in \W- 
traclit koinniiMi, voUstandi*;: klar^cstellt. 8cinc InlialtHun^abt' 
S. 258 fl. zi»igt, class voli don G9 StUckcn cles Tructatfts sich 
uiiter dea 28:^ der OestorleyVchen G. K. iiur 15 M (unter don 
22<) Krzjililungen in Dickn Texte sind es Hogar nur 14) wiedcr- 
findcn. Fcrner licbt Oesterlcv ausdrllcklich liervor, dass die 
FasHung dicner ver^chwindend kleineu Anzahl von StUcken, 
wclclic dcm Tructatm und den G. J{. gemeinsam nind, in 
heidcn Tcxtcn ^bedeutend" von einandcr abwoiclic*). llicraiis 
ergiebt sich, dass der Tractatm, ganz abgesehen von dcr 
ausHcrordcntlicli verderbten Uborlieforung desselben. worauf 
cbenfallB Oesterlev iS. 260 hinweist, tUr dio Textkritik der G. J{. 
oline jeden AVert ist. Dcrselbe hat, namentlìeh naclidem die nur 



(I. h. wenig mehv ala eiii Viertrl und liingst nicht oiu Drìttel, ge- 
gchwei^o demi ^zieinlich die ilalfte" der Kinlcituug. — 1) Hci der cr- 
sten Krzahlungdcs Tractntus hat Oesterley vergcssoii, uuf „I.at. Hlì* zu 
verweisen. — 2) Ioli bcsitze seit IJingerer Zeit cine Abschrift dcs Trncta- 
tus. Uni die Abweiebungen der eiiizelnon Krzahlungen dcsselbeii von der 
KaMSung in den (i, ]{. anscbaulicb zu machen, stelle icb die crBtc und 
tiic cntsprechendc in Dicks AuBgabe der O.K. (Kap. 118) einander ge- 
gcnttbcr. Dcr 'i'ext dea Tractatus niag zugleich aln Bewois fììr die sebr 
vcrderbte Oberlieferung des ganzcn DenkniaU dienen : 

Libro 4 AtujusiinuH ait de civi- Uefert Augustinus de civitatc 

Ulte deif capituìo 4 per rxemplum dei, quod Dyonides pi/rata tjalea 

intrmlucens , de Allexaiidro et de una longo tempore in mari hovii- 

pirataydicena qtiod, cum pyrataes- nes apoliavit et cepit. Qui cnm 

net deprehnisus et Allexander eum multis navihus juttsu Allrxandri 

interrogassety j^ropter quid habe- fuittset quesitutiy tandem eaptua 

rct mare infcntum, libera rvspon- est et Allexandro presentaiua, qui 

dit contumacia: „Propter quid eum interrogavit dicens: „(Juai'c 

tu orbem(\ls. orbo) terrarum? Sed mare te habet infcHum?^ Resjton- 

qnia cxiguo id (Hh. in) facio na- dit «tatim : „Et quare te orbi:< 

vigioj latro vocor; tu autem fa- terrarum? Sed quia ego illud 

ct[en]ft magna claatir diceris impc- ago galea una, latro vocor; tu 

rator. Si solus captus j'uerit vero mundum opprime ns narium 

Allexander , latro erit. Si ad nu- multitudine magna diceria iwpc- 

tum Dyoniditi populi famularvn- rator. Sed si fortuna circa me 

tur^ esaet DyonidcK imperator (vo- mansuenceret, fierem melior; at 

cabatur enim Dgonidcft pgrata). contra, quo tu fortunacior , tanto 

Xam quantum ad causam non eris deterior.*^ Allexander reftpon- 

dejiceret, nitfi quia deterior eat dit: „Fortunam tibi mutabo, ne 

qui rapity improbior qui justitiam malicia une fortune i<ed meriti» 



wdizirliii .lulirc jlìugcrL'. cjiie» vollxtidiiligcii uoil ^uteii IViU I 
ilrr O. lì. cntliiilhMidc Inosltrncker Ih. m Ttige gckoniineii i«t, I 
iiur 1111 unii l'dr ^icli. nJUiilicli ni» Sammluiig von im Mittcl- 
nUer bclicbten ErziihInDgeii, cineri gcwisaeu \Vcrt M. 

Db ma» min deii Tractatu/i. irot/. dìoser austierorrleiitlich.] 
gi^riiigeii lìerUliruiigi*}iQiikte mit den G, |{., als cine ^besoudcrej 
KecpuRÌoa-' der let/.torn bezeichuen will. wozuOosterley lS. ^571 
nrìgl. odiT (ti) man ilin a)» dp8 genetÌBcbcn ZuKammenlianges ' 
tDÌl den 0. li, cntbehread betrachtet. Ut, vivnigsteas t'tlr die 
Fmge, ani weldte e» t^ich hier handelt, vollslfindig gleicligUltig. 
Die thatHiiclilieheii Verbii Unisse «pret-ben fllr da» letatere, und j 
tK'Oi Tìtel dllrfte r-inc Keweiskraf't kauni boizulegen sftin. 

AUii: Hiitte der ADoiiyniiiH fieli die Ansflt briin- J 
f-CH bei Oesterley. ani' weielie er ttelbst vtTWoistjJ 
nur mit einiger Anfinerknauikeit angeeeben. sol 
wUrde cr die Frage. Wiiriim der Imctatus nichtfl 
h«raiige7.ogen und naruni der^elbe niobi eiiimat| 
orwiLhnt sei. nie ^estcllt babeli. 

Kenicr lieiaft es: ^IntorcHisant iet die p. XXIII, XXIVl 
gegebeno Andenttiiig einer uiiglonorniannii^cben Quelle, welebo J 



Hbàdi ri maaiftiifiiui inpuynai Ic- 
ge*. Quarnvif ego faiìo, tu per- 
ttquerU. Kgii ul rerum renatili; 
Im eontemiiu mt ; fnrtuxtc ( 'l'i iiii- 
quitan tt rti familiaritan ti aii' 
iiuftia. Tt fagtuv iutoUerabilie 
ti int^jitebiiiit araritia furem fa- 
rit. Si fortuna mnnuuetieerft, Jie- 
re» /nrtt melior; ac tu gito far- 
litnatinr , nequior tris' Mìratiu 
Mleiander txtnslanliain hornini» 
tvm jmtle iaert fanti « et meritu 
arguentis: .Exjieriar, ìiiquit. an 
fulurui »ÌM melior ; fortunam iiiu- 
laìio (Ils. imitabo), ul noti ri 
iimiHotìo quod delinqnuteg , [urd] 
lui» moiitiìi/i atHcrihalttr.' Fr- 
nlqmt tam milicir ancrihi, utpos- 
*tt iiidt facUiua kffibuf militare. 

1} AiiB ilieBcm Ui'uiiilii «iiil i 
.iCdU%eif- TtirOtTentlivIit werdeu. 



■libatur.- Sirqiiii ditalns e 
f,um, tir l'Uroiie faclu» ciitpri: 
I t't Tiiirabìlin teialor ju»tiei< 




- X - 

wcilcr frgrllmiot iiiiil lUiNge l'i intuii t Duikn Arlieit cclir wirhl 
liìitto iiiuclicii ki'Uiicii." Bc/li^lich dcH in dt-ni „wpìtcr rrjrrUn*-" 
lift unii aiiiigct'orHcht" tie(^eiiileiiTniIel« »*(^i rulgeiiiIcH bfuicrkt, 
Dick wcist II. a. 0. n»cli. àtiw in derKmAlilung n^^hachNiiid" 
mplircn^ ongliHchc niid friinzimisclie Wtlrter (eiiis iler li't/.tcrii 
ili iingloiKirmiinii. Kiirmi vorkommcii unii Hchlìi^^Ht ditruiix ani' 
ciuf tiiiglononnaniitxelii' Qoelk* dkecr KrzJtliliin^. Dicsc 
(Quelle ikiiKfìndig /u machpn, ist wedor Dick nodi iiiir. trot/. 
cilripcr ItemUliniip, gcliingcn. Ks kiiiin dalicr dcr oliigr Vnr- 
wiirf aJM ci» iH'roclitigfer iiiicIiHtcnK dumi RiigCHolicn wcrdcit. 
wcnii lier AnonvniiiH nacliweint. danN die gcsnchtc Quelle uder 
die Wege. w«lchc zu derflelben fUlircii, ilim bekiinnt unii dawH 
dioeelbcii aMPh fllr ciiieii aiideni nielli allxii Mcliwor nul'/.ufiii- 
den waren, 

Solangfì dicB nìciit gcHchoticu i^t. tiinoK aaol 
dìeHerl'adel alHcin uiibegrItndetcrKurlU-kgewiefiQJ 
werdcn, 

Dhs sind die oin/igen (tuchiicbeii (irUnde. wt'blie der Iti 
ceiiscnt fUr «eiii absiirciehendtM Urteii vtirbriiigt. 

Kh folgeu dami tioch einigc liemcrkungoii mclir jicrsHn- 
licher Art, in welrbeii der lìeceiiHent Oewterley gegen Dick in 
kSuhuU uobmen 7.a mUttoen ^lanbt. l^et^terur bemorkt S. XI 
guiiì! nebeuber. indcui cr UcsterlcYH Einteituiig Hìimtlicher 
lisi*, iind Drueke dcr (ì. li. in drei Kamilicn streift: ^Welcbc 
Kiiiteiluiig mir abcr KÌcmIìch bcdeiitungwIoB zn Hcin «cbeint," 
UicBO i!Ìi>uilicb liurmlnHe iind Oeuterley wobl kanin zu nalic- 
trctende Hemcrknng ruft dcn /orn den KcepiiHcnten Mach, und 
iFtxterer bclclirt Dick < indmii cr Ubrigciiu dcsseii bcKcbeidetinH 
..ntìr sebeint** uiiter den Tieob lalleii HiBJst nnd HclilicHKlicb 
aneli dan abBcliwlicheiide (.nieudicb" wcgcnkanioticrt. ini I.api- 
darstile; „NÌe ist etwas voii Oeiiterley Jiedeorongi'loH.''' 

Dor KecciiHcnt bebauptpt fcnicr. Dick nprccbe «ueli ani' 
S. XXII ..etwafi von oben berab gegen Oettterley." Idi glanbn 
kanm. liawH jemand. der die hetr. Stellen ohnc Vorcingcnoiii- 
nicnlicit licst. dicNcn Vorwiirf gereclitfertigt lìndcn wiril'). 



I) W(>iiii tli>r ICvreneunt Bkli Ijìvi- ai> lllierfotnnihllK hi lIcKÌ^hung 
.iiif iUb .VumiliunliiiraliBpretheii" /i^igt, so lint cr liei ilcr AtifiisBUtiK 
soinor Kritik Tnn illcner FeinfUh1igki>it nirht iinaicr (icbmiirb gpmftoht. 
Hor oben ntigefillirte SatK-. .Nic ist i^twM vim lleslerlcy beileutuogt- 



i 



Kcìti'ì- heinKt i-h: „Er (Dick| tlmt OcslcrlpyK Worleu ('•(■- 
walt «D. wenii er tiagt: Oedterlcy int der AoHiclit. iksi* ilaa j 
>Verk in England enti^tanden sei.'" Oesterley eagt S. 2tW: 
„Was ilic Heiniat unserpR Werkes oder seinei* ursiirtliiglic-liPii 1 
VDrfuxspri^ anlangt. so habo ìcb bereits envìilint. Am» hIIc 1 
Anicptchen darilticr nat-b England hiiiMeisoD." HeJNi^t ) 
dao wohi etwas andcrcs als: „Opi*tcrley iwt dpr Aimidit, 
ilnfK dan Werk iu England entstandeii sei?" Wenn dor 
Kpcciwent darauf binweist . dasH Oesterley «clbst y.ngìcht. 
<1iii*« „eiuer strengeii Kritik muncbc Indieicn nur fllr einzeliie 
StHckc, nk-lit tllr das Ganirc, liewpisend erecbeineii kHimen" 
(S, 2ti2) nnd dasn „viclc der angefìlhrtcn Indicien. Btrcng gc- 
nomnipn, nnr fllr die Entwickliing nnd Aii^gestalhirig der OctttH | 
in Kngland von entscbeideniier Beweiskraft ciiid. iiicht aber | 
ftlp dpn einzclnen Moment der Entstehnng", and daws „u1no 
imincr nocb die MOglichkeit «ffcn bleibe. dasw dio Sammlung J 
nniprUnglìch in Deutschland entstanden" (S. 206) sei, so zeigt ] 
dies — ganz abgeseben davon. dass Oesterley nur von „nian- 
rhen" bzw. ^vielen" seiner Beweisgrllnde. nicht von „allcn" 
spridit — doch nur, dass er die Scbwiiehoii soiner Argiimen- 
tation nifbt verkamito. Aber ali seiner Ansieht bezDglicli der 1 
lleiuiut der (ì. K. hielt er trotzdem fest. 

Eh prweiet nieli «Iso nicht ein einziger dot ver- 
delli e d (Mi e n V o r w 11 r l'f , M' e 1 e b e D i e k von d e in a n o - 
nymen Hecenuentengeniacht werden. ali« sliehbaltig, 

Wohl aber Keigt* die in Fra gè tu te ben de 11 ec en- 
fi on ein gauz ii nge w il bn lichen Mans von — Grllnd- i 
lichkeit urtd SHebkenntnìis. 

Icb bfiiMtzf die sicb darbietende Oelegeoheit, am zn eini- 1 

luo* hit D«i:li cioen Si^hluBB, lautcml: ,nainentlich nicht fllr einen 
U'iklorunilcn.- Hit dieseui rein perBtÌnli<:heii, durcìi niclits motivier- 
Kn Auisfalti' ,von oben borab", desBen Tendena klar ist, setit der Re- 
MOBctit sirh Dick gegentlber aiif» h.))ie Pferd. Ob er dn»u Uliorliaiipt 
litrechligt ist, tasat HÌcb, dncr mlt gcsthlosaeiieiii Visiere kiimpft, nìclit 
cntBcIiniden. Die ìd Fmge stelicmle Kritìk spriulit nicht eben ilafUr, 
Juilcnfalls nlicr -~ UeBondcrB tiikt- und gcsclimnpkvnii ililrftc di 
Anafall wohl kitum jemandem erBclieinen, 




- Xtl - 

prn kleii>eii AUMKtelIuiip>ii i-i'iUkliiniellpr JJfttiir, w<'li-lic Zu|iitì 
ini Areliiv f<6, ;-i;iil fl. iiiiielit. oiii Wort zu tK^mf^rkeii. 

/u|iit7.a tHil(<lt. A&H6 eiiie Zi'ileii/.iili1ung uuf di-n Ucii 
uiiti-rblìcbi'U sei. willircnd dir Vurisnten voii kwcì Hhh. ini 
iiiuij^f ('ini' Holclii! (lodi vnrautisctxtcn, Nur Kur Krkiìiruiif;: 
licmcrkt. (liiMs iirNiirilnglicii iiur voti deii heideii in deo F 
iiotcìi IjcrlIckKichtitjteii. dcui Inusbruckcr Tente am uUcIihI 
tilrlicndi'ii Hms. dii> Viirianti^ii gcgeben werden «colite». 

Wpìter tudelt ZupiUa . dawM nìclit Ubi-r Jeder Soitc dio 
Kajiilieliiumnier stelle, l'ni dies m erfordeni, HÌiid die Kr- 
/}||i1iingrii ini ga)i/.('n dodi, sclicint inir, nìrbt umfangreioti ge- 
iiiif;. Sdiliigt insin einnial cine Seitc auf. aiif welehcr kt-im- 
Ka|iiti'l/Hlil stelli, so wird fant Ulierali fin UniiicblBgcn voii 
t'iiicni uder ic»H Bl^tterii ;;enllgcii, um deii Atit'aiigdeti KapitclH 
odcr etwH deii dct4 folffciideii /.u fìndeii. 

ICndlioli hat Zu|iity.a nodi auHXUHet:t(Mi. .daxH iiirgcndi 
/iilduiig oder l'agìiiii-ruiig bei Dt'wierli'.v gcgehen wird." Kii 
Biddle wUrde nbfr iitir duini voii Niit/.en ttein. wcnn es hìi 
ilaruui ImiideU. /.u dneui Kapitel bt-i Dic-k dat> ent»|iredicnda' 
bei Ocaterlev /,u tindeu. Wt-nn man nber mngekelirt vou Ocbi 
W\» Teste aufgelit, so wHrde eiiie Nolelie Pagiiiierung bei IMi 
niditw bclt'pii. Ann diesem OrniidR ÌHf auf dieeelbe vemolitel 
iind dnfìlr das „AI|)babi.>tiiteUo \>r/.eÌdiiiÌH der Kr/.ilh!nngpn'* 
(nacli Stidiwiirteni. and /war deii von Oi'BtcrlfV cingt'fllhrti'iii 
luigdiJIiigt wordi-n. Hucbt man z. It. zu OostorlevH Kap. 11(1 das 
eiitKiireoheudc bei Dick, no Hndet man bei OeitUsrIey S. 73Ù 
daH Stichwort nPIadduw'. uiid dieHca vi-rwdnt bei Diek 8.271 
aut' Ka|). 102. Oebt man von Dicki^ Aungabe aux, xo dìenl 
znm Auffinden dee Stichwortes d»» vorangextclltc „' 
/.eidiuÌH dor Kr/.Wlilungen-' nnd daw Hegieter bd Oesterley 

/.U|)it/,a bedaucrt. dat^s eine VerCiftentlicliung der Moraliw»-! 
tioncn aup den vnn Dick angedeuteton „i(asscren (irllnden" iiiol 
tiiiiglidi gcwesvn »ei. nnd meìnt, oh nìebt wenigst*!ns cine Vi 
glcifìhung dew Innsbrurker Textcs mìt drm bri Oi'sterley bill 
gegeben werden kiinneit. leh botl'e, da^i^ in iiicht allzn langer 
Zeit eine voll^tiindige Veriiflentlieliiing dcr Morali eationeti 
dicnc Mleke ungleidi besscr auHflIlien wird a!» eine Btdclw 
N'ergleieluiiig. die docb nur etwan lialben geweHeii w/ire, 

F.rlangen. ani GebnrtHtage Hiwmareks IH'.U. 

HeriDRiin Varnhagen. 



I 



Herrn 



Pi'ofessor Dr. H. Varnhagen 



in dankbarer Verehning gewidmet. 



Einleitung. 



DtT hibalt des intcrcKuantoii BUi'bleitis. wclches ii-Ii liier | 
ilurcli eineii ijcuen Abdruck tillgcmeiii zupiiiiglicli maclio'}, 
ciii zit-mlÌKli matinichfaltigrer. VvA /war nind die ciiizcliie)) J 
Krziildniij^eti. au» welchen ciasselbe heHtt'ht. imcli der Ìin Murgcii- 
landt' heliehteii Art dureli eine Hahnieiieri'.ilidniip wenìpnten« I 
iiunscrlicìi za pìnem Ganzeii verbiiiidfn. 

Icli {rel)c pìnp InluiltsUberHÌrlit; 
1. Kriìrohnng det* SHinrfHiiins dcr .lliiiglingc (S. 10—22). 

a, Sii- lieschreibcn eìii Kumeel und !*piiie Lailiiiig. oline | 
beide geaelieii /.u bubeii |S, 10). 

b. Sic erkeiineii, daMs ein ìIidpii vorgesetzter Wciii aiiH J 
Truuben gpwmineii ist, wclcbe auf eÌDcm Orabe gewarli- 
HPU sind: dahiK diis f.auiin, voit welcliem ihiieii ejn Itratcti | 
vorgesetzt wird. init Hundemiloli genìilirt «orde» ì»l; 
endiioh dasH der Mini^ter de» Kaiser^ Beratno duruuf 
sìutit, «eìnen Hcrrii /.u tiitcn. weletien Aiiscldap; yie zu 
vereitein wi«»en (S, 15). 



1) D» BGchlein pR8Ht. Btreiiu genommei 
Krl. Bcitr. Pn ee aber seinc eigerflkhp 
glelcheudc' Litteratiirgeachiclitc, Marciteli' 
iiiid Ar))<;il('n kus ilii^ncn Gebictcìt, n enn eie 



, iiicUt ili (U'n Hahiiv 
Berìl^ut1tlJg llir ili< 
iiud SageiitiirscliiiiiK bnt 1 
xugloicli itii? iMigliachc Lit- 



(«ntliir Iicrllliion, toh dkeei' Sauinlnng nicht iinegcBchloseen sein aniien, 
dip ini IWfgrinaygio vorkommenrtcìi Stoffe alier, wenigstcns ieilwei«0( j 
anch nnf nngliseheui KoUeu rniBiittelfci] eìnil, das Bueh auch — «o neben- 
■ìU'Jilick die» an lind fllr sìcli sein mng — diirch eine oiiglischo Clier- 
MTlxiing in direkte KetUtiruiig init der eogliachen I.ittcratnr getretea | 
iet, fo wìnl mail die AuftiakniL- in die Krl. liejtr. xn-ar kniini genligpud j 
Kwvrbtfertigi , nlii-r viclleieht dorh erkliirltcli lindcn. 



- XVI - ■ 

II. Wifilor;,'c\viiiiiiiiif,' (ics iì eoli tu s| li (■[,'(■ Is lllr iK'ii Kaiser Ufi" I 

rtiuio tliircli dio .flliipliiigc (S. :;2-;Uìl - IMpHii wiiul UìUM 

geixlc i^rxiih Illuseli ciii^otliiclitcìi: I 

a. DiinOiHrliii'HHiiiig iìce I-'iiksch uihI iIch nliroH ciDCia 

HirucliCH iiiit eiuem rV.-ìlc (S. STi), 1 

II. ItoKcttiguii^ dor uiilioilvolloii Hauil iS. :>R). ■ 

a AiitenKeii rinpK Muguziiirs voli ShI/ mi ciiiciii 'l'iiRM 

(.s. m. 1 

d. Vorteilnng voti tliiif Eioni iinter droi Pprsoiii'ii . uritcri 

wclelieii Mieli eiiie Fruii bctìndet. Hn. d»»» Jede eiwoJ 

gl<:ie.hi> Anzalil bpsìtxt (S. ìMÌ). ■ 

III. Krkraiikuii^ Itertitnos iiuk Sclitnerx llber die voti ìlim imfl 

!^i>ni<' vollzogeiie VerMtoMHUiig »eiiicr Licbliii^Knkltiviu Dilj'fS 

rumina (S. 26). Heiltuij; dcr Kriiiikticìt dureli niebeti V.T-M 

KMhliiitgen Diid eiidlieli Wii-derTereìniguii;; mil: der OO'B 

liobten (!S. .'ìfì— lli>i. I 

1. Kr/.iihluii^. Vom MÌtiÌHtrr. weUlier wiiifi Hrele in dea 
KHrper des Kaii^erM dos l.nude)' Ilpplior vori'Otzt (K. ^^7)^ 
— Durili eiDgetìdditrn : 1 

Streit «wÌHclien einoin l''.delmHiine iind cìiier HnhliTÌu 1 
|Scheinbn»(*ie| 1,8. 41). 1 

2. Km'ililoiig. Vom Soline dee Ktìnigi* vini ItenclKe und 1 
seiiicr Frnu, derToelitor den Miniwten'. wolelie verlanpt, -l 
dttHs ihr Name iiobon dem ibre« (liiHeti «uf deti Milli- I 
■/.en etnpeprriiln'ii werde (S 4fi), - Durili eiiigotìnelifen: J 
u. S<'liiiHH in ilerDniikellicit mudi einom lieeken (,H.4!I). I 
I». Vunvaiidluiig eiiiew weibliehen Kinliorns ìii eìn iiiiinu^J 

licliec und nmpekelirt durrh /.wei lizw. eiiien HeliiiMfl 

{H. 61). I 

e. llheriistting eineo (ìeiers dureli einen Affetn lÌKtM 

eretere wìrd In einen Koclitojil' goHtrekt (S. 51') I 

:ì. KrzHhhing. K.ntdeekunp dew UptraRn einef ()oldnchinÌeJ 

dcH. weldier bei Ant'ertigiinK eiiiCK goldpnen Uiwcn 'AiJm 

l'fuiid IJold iiiiterKebliiReii liarte. dureli die ScInvatgJ 

liaftigkeil Hcìner Fran. welehe veriiit. auf welcliM 

Weiw" e» miigliidi int. den l.ihven /.a wiepeii (H, 671. — ^ 

Daran wird anfreknU]il't: ■ 

ìVie der wegen diescH Beirugew Ìii eincn Tnrin ge-J 

uperrte (ioldsehmied »ìch dnreb cine LÌHt (AmeiiPiH 



- xvri - 

ili-ri'it K<i|it'(' uiìt Ittitter hcMlridicii siiid) bel'rcit nii<l 
seim* Frali mi Hciuen Platz hringt iH. tìOì. 

4. KrxHhlung. Hammo. der Soliu iles Siiltans vou Baby- 
luu. rJiclit hìi'Ii mit Ulllfe eioef Dìinioiii< aii eeines Vn- 
tors Minieter. weleher mit cloHselbeu zweiter Frau, der 
[*ti(!tmuttcr liammu». eìn LiebosverliUltnifi onterliiilt, 
ab(;r um dt-r Futdeckuiig; derBai^lie zìi entgehen, Rammo 
dioxcH Vergeheiis besclmldigt batte |!S, 64). 

5, KrzUblung, Der Fllrst viiii Hottcne prtU't venaittelfi 
eìiier Statue, wclclic bei jeder aur!geH]irochoneii l.ltge 
laclit. vier I-'raueii. von welchen drei sich a!» scUlecbt 
erweiyeii nnd deli Tod linden. wSbreiid cr die viertc, 
welche »ich als tiigeiidhaft enveist, heiratct (S. 76). 

lì. ErKjihliing- Keri^teiio niid Giulia , eben vemiabit, 
iverdec vou dcm Ktìuige von Letzer im Lande Serjfer, 
weleher (linlla ftlr sicli babeu will, getrennt. aber 
spjiter gUlcklicb wieder vereinigt (S. 85). 
7. Krsciibluiig. l,ebenwge»cliichte der Dilirainma {H. 105). 
Die erste Ansgahe dee Bnehes erschien 1657 iu klein 8\ 
eiithalt naoli dem Titelblatte /iinSchtit Kteben nicbt nome- 
rierte BIHtter: anf dm beideii ersten utebt ein p&i)BtUches Pri- 
Tìlegium in lateini seller .Spraelie v. .?. 1655, welehes sich 
gaiiz allgemein auf dieerm opfnt latina et Italica bezìeht '), 
imd ein veiiezianiKeliei* in itatienisl^he^ Spraelie vom 25. .Tntii 
1857"). c])e/.ie|] lìlr dai* Peregrinag<jÌo. Die beiden uSebuten 
BlKtter enthaltcn die Widmung. die dreì erHteu .Seìten der 
dann («Igendeii liap fVocwio; dan letzte iiiclit numerìerte Blatt 



1) Man knnu hIbu nicLt mit Beiifey, Or. u. Occ. Ili 258 u. 2GI> aiu 
Idem Datum dieseB PHvìIp^b Bcljllesaen, dass itx Bach f. J, 1555 schon 
Tol tende t ^eweeen a»\. 

2) Kb Ututet : I.ìJ7. Dit 25. lunìj in Hogatù. Che sia conotsto 
'k Michele Tratne:iino, che ni»HO altro, che lui, onero chi haura causa 
ia lui, non possa stampar, ne /ar stampar iu quemla città, ne in alcun 

w ittita Signoria nostra, ne altroue stampata in quelli uendcre, per 

\ìo iC anvi Hieci prossimi . l'opera titolala il Peregrinaggùi di tre 

fioiuimi, figliuoli del He lii Sererutìpìio . tradotto dalla lingua Persiana 

meli' Italiana -■ essendo però abtigato di osseraare lutto quello, che è dis- 

fotto in materia di stampe, 

Mareug Antonius 
Oregolinus Due. Not. 

KiTiu(ur DtIii^hi' lui i>ui|ll>i'kvii I'IiUuIijeìv X. 1 1 



Beriehtigiingeu. 

In don boìdun ersten Bogcii Ì8t zu bcssern : S. 5 Z. 9 udi; 7j, 10 
raijionare\ Z. 15 riti nnd die FuBsnoto zu streichon; Z. .') v. u. quai 
stati qual. — S. 6 Z. 12 comporta \ Z. 24 incontanente, — 8. H Z. 3 /; 
die Fussnote zu streichen. — 8. 9 Z. 11 v. u. ringratiò; Fussnoto zu 
streicben. — S. 10 Fussn. 2 zu Btreichen — S. 11 Z. 17 seguente; Z. 22 
fatta; Z. 28 nò. — S. 14 Fusan. 2 u. 8 zu streichen.— S. 15 Fussn. 3 
zu streichen. — S. 10 Z. 18 raccontarono.^ S. 17 fehlt die Fussn. 'a. 
S. 18 Z. 4 ^ran dieiderio. — S. 19 Fussn. 1 u. 2 zu streichen. — S.2<) 
Fussn. 1 zu streichen. — S. 21 beidc Fussnoten zu streichen. — 8. 22 
Z. 1 ueìenata beuanda; Fussn. 2 u. 3 zu streichen. ^ S. 23 Z. 1 v. u. 
harrebbe. — 8. 24 Z. 9 harrebbe; Z. 23 accompagnatili; 'L 24 tnutò; 
Fussn. 2 zu streichen. — 8. 25 Fussn. 2 zu streichen. — 8. 26 Z. 1<> 
V. u. raccomandandosi; Z. 8 v. u. compassione; Fussn. 2 zu streichen. 
— 8.27 Z. 11 ritornare 6tAtt ritroìAare\ Z. 10 no<^f ; Z. 9 v. u. raunatisi; 
Fussn. 1 zu streichen. — 8. 28 Z. 2 secondo H\ Z. 8 v. u. serrebbe ; 
Fussn. 3 zu streichen. — 8. 2t) Fussn. 2 zu streichen. — 8. 30 Z. 4 
mondo; Z. 17 «tVà; Fussn. 1 zu streichen. — 8. 31 Z. 11 ane/ò. — 
8. 32 Z. 20 Essend' io; Z. 7 v. u. à ciò. — Ausserdcm zeigt die Ori- 
l^nalausgabe inehrere Male quale luit dcm vorhergehenden best. Artikcl 
zusanimengesohrìeben , wShrend die beiden WOrtcr bei niir getrennt 
ttind, und vercinzelt ein v, wo ich ein u habe. 

8. 52 ist beini Druck als zweite Fussnote à herausgefallen. 



PEREGRINAGGIO 

DI TRE GIOVANI FI- 

GLIVOLI DEL RE DI 

SERENDIPPO, 

PER OPRA DI M. CHRISTOPO- 

R() Armeno dalla IVrliana iielP Ita- 
liana lincia trapixn'tato. 



or^^SM'^x/ 







• OTo • 



K I L M IO Vi) a LI () 



(lii/tl riitir Sihfflhj 






I 81BYLLA I 



la 

I y-^ 



Co I Pritiileylo del Sommo Ponhfkr, ci deìV /////- 
stri fi. Sonato Veneto per ani fi X. 



Al l'Iui'issilIKI 

Signor Marc' Antoiiii" 

GÌDStininno. fu ilei 

Clarimuio Signor (ììrolanio. 

l'ioi'iiratori? dì f*. Mareo, 



Hntienir io i<i i|iieHli ^orni di caldo, clnrìsRimn et prpstantÌBHiiuii 
Siirnorp. ionio per uia Ai diporto, coli aiuto à' uno carisBimo amico 
I dall' idioma fersinno nella liiigiis Italiana In presento operiiiA 
trapOTiaU. tutto che oftni altra cosii piti tiiiito in mi riaolgeMi per lo j 
penaieru, die di liniier lineila col inezKu ilella Ptampti à publiuare ; lum- 
dìmeno uinto dalle persuasioni di etti gr.-tn demente mi ama , mi sono 
Imaeiata indurre ;i mandarla in Ince. Ha percioche mi ^ fatto inten- 
dere, clic i|ni anco, ai come nel paese mio allenir suole, de gV obtrctta- 
tori e maldicenti assai ai ritruonano, I quali non sapendo del lor' ingegno 1 
al mondo frutto slciuio dimostrure, l't line ohe si credit, ohe anco eglino | 
|M)i»aaiiu giudicare, il pia delle linlc l' altrui fatiche hìaeimnndo, ere- I 
•lonsi d' ajr^raudiru; à ch'i ennnsco io csscniii iiceusBnrlii di Wtronare i 
nicnn riparo, aasieurandn In alcuna maniera dalle lor lingue il mia 
llbricciuolo , Il che agcnolmente ni' aiie^gio douurnii uenir fatto, dedi- 
candolo et presentandolo alla clarissimn SigUoria uostrn, fnutrioe per- 
petua di tutti ì iiirtuusi. Il cui nome sendo per le vare condllloni, che | 
in lei Huuo. tanto oelelire et illustre, mi rendo certo, che dalla lor male- 
dloeim ijuelli sia per grandemente iapaueiitare : oltre die io ancn un' 
lUtro beuelieiu uè uemt a conseguire, clic sendule tanto uliligalo, i|uant' 
io le sono per le molte rortcsie et amoreuolezza . ch'ella ha uerso di 
me in ogni tempu nsata, ne potendole pur la piccini fiirtima mia eeguo | 
alcuno di grato aniniu dimostrare, col dedicarle In presente mia fatica , 
Ùuii «i, eh' ella ni aecerter:^ aliiienu, ehe, poscia die la gratitudine ( 
«alnw io tion le posso nltrimcnti far palese, conosco d' esserle tenuto | 
et HiiligKto da donerò. Kestami dunque di riuerentemente supplicarla . 
i degnarsi di accettare il piuciol mio dono con i|iicir animo, con 
io gUel fo. lu riconoeceoia di ohe et di molte altre cortesie ancora | 
ehe da lei ho in diiiereì tempi riceuute, tutto i^lie deliole soggetto i 



- 4 - 

uii conosca, prometto A V. clarÌHSìiua Sìguoria, et in questa città, et 
in qualunque altra parte del mondo doue io m' babbia à capitare, di 
non hauermi a ritrouare mai stanco di predicare le molti lodi, che in 
loi sono , et d' inalzare infino al cielo V illustre et honorato suo nome. 
Kt le bacio riuerentemente le mani. Il di primo d'Agosto, 1557. 

Di V. Clariss. S. 

Vbligatissimo et aifettionatissimo 
seruitore, Christoforo Armeno. 



r K (I EM I II. 



i 



l.oil«t«i sili sfiu|irr il KÌgiior Iddìi', crt-atore di »i'tU' Ck-li. 
di quattro ^lomenti, l't di ciasoniia «Uni comi, clic «opra la 1 
terni ni aede, fattore dell' liuomo. aiiininlp A tutti gli siltri si 
jieriore. l't i-ni nnii t^oln ileirìnli'Hctto. vai (|u«le linnense I 
(liaiitìt:! Mim ;i euiitoiiipliiri'. luu delln liuguu iitieorii, con i^ltt- | 
gli potestfc di'I riceiiuto beneficili frratii- rendere, fece dono. 

Ri tri man fi Olili io poiiero jieecatorr riirÌMt(i(d]Qro Ariiieuo I 
della città di Taiiris nel paese mìo. odi |>iii fìnti- da diuorxì I 
A ragionare, nelle parti dì P'niiipbi gran iiuineni d' Iiihujiìdì ( 
di nobile et alto ÌLt^egno tlotati ritronarsi, il elie dalle bellp 
et marauì^lioi^e ciwe. clie presf^o di loro ci rìtrnouaiio, agenol- 
mentc ni polca coiui)rt'iidpre, diid' io entrai in jrriintlist^iuo 
disiderio di uedcre cotnl papse. ecDienilo uiaxKintameiitp k Cbr 
iitianì soggetto, doue i ritti' dell» religione di Gìesu et )J 
custDini di prencipi di fjuellu liarrei [jotuto conof-eere, ilclit;, £ 
«•«Renri' io ChrìKttano. seni))re soinnianiente dividerai, fttiile coU'l 
aioto del itigiior Dìo nella Franchia aniatomi. il |irìni(i Inogu I 
don' io cspitai. fa In cìttii di Venetiu. hiqiiab-. perciò die nel I 
mondo tutto niun' ultra ad fam simile non m riiruoua. credei^ì. | 
clic collii mano del Signore et non d' altri da principio 
ft«ta fabrii'Htii. Klhi è nel mare sirnata. et in ogni sna purtu 
\KT terra et |ier acfina iiì si pni» andare: perciò che sempre 
alcuuc barche coperte, che si eliiumanu gondole, si ritruonano. 
le gllKl doniiuque l' huomo imole. lo eonduuono, I palagi et j 
habitatiuni per la maggior parte hanno dne porte. 1' mia è sopra | 
l'Acqua, per dono tutte le cose alla t'aniifrliii ni'eesKarie colle 

' d. A. riti. 



Imnrlio si con(1ue(m(), ral^ntti'; Aopra la strada, i)er doue cia- 
Hcuno entra et esee.-.ì ))iUc(*V mio. In questa citta altri animali^ 
che huomini et vlQniie'Ui bellissima forma et statura non si 
neggpn€r/*.ouì8 nelle nostre ^l' asini vi camelli caminando di 
ijQntìiowiMncredibil molestia ci sogliono dare. Le strade sono 
.jleftifesime et mattonate. Molte chiese et bellissimi ])alagi, et 
'di gran ualore, ui si ueggono. Sonoui anco molti hospitali, ne' 
quali gì' huomini dalle donne seimratamentc habitano et sono 
tutti mirabilmente seruiti: hanno i suoi panni bianchissimi et 
i suoi medici , che de gì' infermi hanno continua cura , i quali 
di ciascuna cosa sono s()U(»nuti. Quiui si fa gran giustitia, ne 
si co|m|porta, che ad alcuno sia fatta ingiuria, et sforzasi ciasche- 
duno, (}uanto può, di rssequire il commandamento di Dio. 
Iliuesi sotto le leggi, et <iuelli eh<» ministrano la giustitia, sono 
huomini di molto sapen» et di gran bontà dotati. Sonoui oltre 
di ciò m(dte stanze , doue senza alcuna pigione i ])oueri fora- 
Htieri sono alloggiati: di che ne posso fare io ampia fede, il 
quale ])er lo s])acio di tr<' anni sono in una stanza alU» stato 
mio eonueneuole senza )»ag«mento alcuno continuamente dimo- 
rato: ne in alcuna altra città, hiquale più elcmosinarìa, ne più 
uerso i i»oueri com])as8ioneu(d sia. uii ricorda d'essere mai 
ca])itato. Ond'io di si bei costumi (»t riti iimamorato, del paese 
mio del tutto iscordatomi, se pure alcuna uolta mi casca nel 
pensiero di ritornarui, i>an'. che inco|n|tan<'nt<* da ciò il genio 
mio mi ritragga. Quiui haurndo io conosciuti gì' huomini in 
ogni professione molto studiosi. p(»r le molte cortesie, ch'io 
ho nella città loro riceuute, ho uoluto jier loro dilett<» coli' 
aiuto d' uno carissimo amico mio dalla lingua mia nell' Italiana 
uno pen^grinaggio di tre giouani figliuoli del h*e di Serendippo 
traportare: il quale perche io mi fo à cred(T<', clu* per la 
bellezza sua habbia molto i lettori à dilettan», spero di do- 
ueme della buona loro gnitia far' ac(iuisto. 



l'I-KEGRINAGGlO 

DI TKK GIO\'ANI. Fir.LlVDLI 

l)I-:i. KK DI SlìKENDII'l'd, 

Fu auticmiiciitf iiflle |ittrtì oriinitali. nei [lacsc di Scre^ 
dip[io. uno grande et putente Ite noDiinato Oìutfer. il qnule 
ritrouaildoi'i tre tiglimili mnsclii et conn^eendo dì doaer quelli 
i]aeetar signori di grrni potere, eonie fnggio et amureuol padre, 
'^libero aueo di lasciarli di tutte quelle uirtu dotati ehe l'i 
.{irencìpi i^ono richieste, Onde l'atta grilli diligenza per tutto In 
«tutu DUfi. ('OiiduxNO nleuiiì liunniini Ìii diaerse ^eienice slogo- 
Isrì. et am^ignata ;i loro timi stanza tanto ampia et ;;rnnde 
qnanto atlfì stato suo n' aeronueiiiit. done alcun' altro non hauesHe 
■d triitran.-. ronimiue Ioni la eur» et la dineiplina de' figliuoli, 
■Hvertanduli. rhe posa maggiormente ffrata l'i lui far non poteaDo. 
rfjc aminaDKtmrli di uiaiiiera, clic potef(iiT" i-ssere eonoseìnti 
per drgni 6gliiioti di Ini. Onde linuendo i precettori dato pnu- 
wpio H iliseiplinan- i giouuiti. tanto s' isforKaroiio. ciaHcnmi 
(iella prot'e»NÌi}n mia. di sodint'an» al comma» daiiieiito del lor 
ri^ure. che fecero ì tìgliiioli. i quali erano di belli>tBÌmo ingegno 
dotnti. Ira non molto spatio di tempo, nellt:^ i^eionzo et in quelle 
che il preneipi ci ricliicggonti , sopra tutti gli altri dell' 
pt condìtioiR' Ioni f^aggi et Hii]iutì. Il elle liauendo essi 
htto un giorno intendcn- al l!e. min jiotendo egli credere, ehe 

i tosto UuuesFicro fatto tanfo gran prolitto, dilibcro dì fame 
ili «!Ì/t egli stesso prona. Ne gnari di tempo «tette, che, 
Bllìaniatu à se il liglittol maggiore, gli parlo In guina tale: 
.Tn sai. tigliuol mio. quanto lungamente io ho sostenuto 

il carico d' uno tanto impcrìu et Ìl gouerno di cosi gran regno. 
Bt come secondo le forze mie io ho iieiapre hauuta cura di 
leggere i miei popoli et nassalli con quello amore et carìta, 




— s — 

(> iimggiorp, f't (li em^cquire . <|uiiijin |iiii per mi- 
kì r potntii, il ouinmuiKltiiiKrntu di Din. Horit eli' ni hoiio ii uoni 
grande età arriuato, giusta ciixa e chi>, Imiii'iulo tanto teiii]io 
ImuntM cura ilei beiii'lìeìn ilo' niìt'i Hnililitì t-t delle |iroiiÌneie ul 
repnti mio soggette, (iiiesto poeo di iiitti. che mi «uaiixa, io 
riiiulgu II pensiero l'i me NtOBHO et nllu xalutc dell' auima min, 
Onde hauendo iitHtnito di ritìrarni! in dii moimKti'rìo non j^arì 
luntano. done clietameiite in iionfiii considerare ì peeeati miei 
et rvffexc ffitte il l'auinia mìa. luceiidnno >|Uella (leniteiiza 
maggiore eh' io jiotr", |ier no(|iiit»t»n' In miwrimrdtii del miglior 
Dio, et impetrar da Ini d'ogni oftcBii perdono. Iio noluto 
ehiamarti dinaD/.i it me. pt-r eommandarti. rlie, ei'sendo tu il 
mio maggior tigliitoln. tu luilibia i\ siieeedorc nel pouerno di 
qiioHto ntnto et imperio mio; pregHiiduti primieramente, ehe 
tu uuglia rieeiiere i tuoi tViiteliì in luo-iB/. Slg" "1Ì ligliuolì. et 
hauer di loro quella euni i-t alibnicciarli eoa quell'amore elie 
M'aeconuìone: dipoi, elle. uM^ernand'i uguale giuntitiaà HuMcano. 
tu hahliia in tutte I' operutimii tue la Diuina mui-ett'i dinanxt 
A gli occhi, reggendo eon larita et auinre i sudditi et usH»allÌ 
dell' Imperio tiiu. vt ma^HUiauiente quelli, che in pouero et 
misero ftato i^i riirunuuiin. raeeoglìeudo sem^ire et hnuoriiudo 
eon ogui Horte d' ut'tlpio gli liiiomìui ueeein et di età grane, et 
entitigatido i rei et nialuagi, eon tur ogni tuo pott-re per ctmc' 
quire le leggi et ordini di sua Dinina maestà et ili questo 
imperio," 

Di eotai parole et dilìheratione ilei padre datasi non 
mediocre ummiratione il saggio et prudente figliuolo' fattagli 
primieramente la debita rìuerenxa. gli rispose dieendo: 

„Sire. io Ito benissimo inteso In diliberatione et eonniglifi 
nostro, con quanto mi hauf>te importo eh' in babbia ad e»$e' 
quire. Ma perehe eouoseo biasmeuol eoi^a estere, eh' io, uiucndo 
noi, hubbia à reggere et oeeupare l'imperio uoi^tro. et eo anco, 
che non sì può ritrouare oeebio alcutio di grande/.za tale, clii- 
soprauanxi il ciglili, et ebe ninn ("plendore «i può ritrouurc a 
quel del (iole Ugnale, uiuendo uoi . die wte il ciglio et il sole 
del regno uoi-iro, non giudico aoeonuenirsi. ch'altri IbablilaA 
reggere et possedere. Onde lutto eìo elie mi comniandarete. io 



Mimi ]ir<>iitanieiitf per i'yst-([uirc. ma non tii' jcm uiai. c'iii'. nino ( 
uoi. à (-ni iiuBtru signore di liiiigtii et tV-liri niini t'acitiu dono, J 
io linbliiu nel regno U ottet-ederi'. (juamlo aaengii |)c>i. che il I 
Kjf^norc Iddio h »e ut rtiianii. all' liorn si e' Ilio di i|uello ne j 
lirendero la t-nm et jLruUL'rno. et Keeoiido i «aggi et santi ricordi | 
nostri, (juanto più per me ci potrà, mi utorzero di gìnDtamentr | 
et co' 1 timore di ^nti diniua maestà rejtgerlo et amministrarlo," 

Di colai risposta del prudente figliuolo ne rimale il Ro ' 
molto eoudolaio et lieti'. Iiamndo col mez/.o di (|UONtu prìmu | 
proua conosciuto in Ini i|ui'lle nirtu. die j"i safrpio et mode^tu , 
preticipe ni aeeonueniana: mii dissimulato per all' liora il con- 
tento del cor fUo, liccntio dii we il tìglìuolo: et uolendo far de | 
gl'altri due l' intcHi^a ii*perienza. cliianiò incontauente a se Ìl 
secondo, et usatagli la medesima t'orina di jiarole, clie al primo. 
liplibe tla lui la «cruente risposta: 

-Sire, lungo et l'elice sia l' imperio nostro, it coneedauì il 
signor Iddio l'etsi di' Noe! [lin-mi di gratin, shiira uncì^isk 
della sua pieeiol stanza la t'i)ruiif'ji , serebbc egli poBsibile. clic i 
jmt^nse uno imperio reggere et gonernare'i' Che sono io altro, , 
cb' una liebole et mìnima lomiiclir-tta'? Come debbo io accettare 
r amwinistratione di uno tanto repioi' l'oncia non si rìtruua J 
c^li uiu'i et sano il mio fratello, nostro maggior figliuolo. ìl 
qnalp di ragione di noi ha ad essere soi?cesHore?- 

Della pronta et sagpn» risposta del secondo figliuolo uè 
rìuiase il re infinitatuente tiodisfatto . et il signor Dio. che di , 
wi degno Gg1ìu(do l' liuiiessc fatto padre, liumilniciite et con 
pieloso Core ringratiiK e rpicto inno da se li-(B/. il)centittto, 
fililo ueitir alla presenta sua il minore . Y istesso sermone con 
lai anco usò. che co gl'altri dì gin nsato haneu: à cui il i 
^ounuetto risjiondendo incomincio i\ parlare in eotal guica: 

„*'ome posso io. Sire. ;i cui il i*. Iddio molti anni in feli- 
cita oiner conceda, come poss'io, dico, il quale sono nnchora 
tuaern fauciallo, si graue et importante carico accettare'/ Io mt 
ctmoMco di essere ii guisa d'una pieeiol goccia d'acqua, et 
[' imperio nostro ad uno ampio et infinito mare assomigliarsi. 
Cime potrebbe egli essere, eli" io potessi ì> t^apessi ano tanto 
,{iU|)«rìo amministrare ? Mk perciò elie uoi mi uedete cosi fan- 



nullo. 



In-ffiilf, 



nitaiidomi i 



' (ti (HI 



<lc' ' l'aMÌ miei ni premiati' ililr?tt«i. 1». 
tunciullu. Iio {len'i tanto d' itige^o | Iddio morirei clic i^udokc*) 
In forze et |iotep mio. et mi auo^j^o, clic ad opiii inodn mi 
boflfatc; iitTcio phfi ijiiuido i-it'i non fnsHr, non ho iu dne fra- 
telli uia^^'ori. it cui noi ltarn<Hti' si frrandv Kom» di^ll' im|ierio 
iifnijjmita'i"' 

Dell' aceortu ri8|iu»ta dfl fimciullo diedfni il tv infinJM 
aminirationo . «•( hancndo in Ini una mirabilr aocuteuxa il'l 
^e^no xcorta, ne rimawp infinitamente eonwolato, 

Kt oijsi iieeertatosi del ru^ionnmentu fatto' eoa inttì 1 
nuoi fìp;Hnoli di>l mnltn |irnfitto, elie hftiicijiio l'atto nt-lle iit;ì«tli 
et inte^ie le «afigio et )irudt>i)ti rìM|>ohte. elie date gV liaiKM 
<liliticro |ier farli com|iiaCiiuiciiti.' |ierfetti . che andauneru ^ 
liedi'iv del nioiiito, per ii|)]iariiiT da diiierui eoxtnmi et nianÌM 
dì molte iiatiiiiii eoli' ìii|ii'rieiixii <|uello, di ehe L*ulla l^ttitri 
dr-'liliri et dir<eì|ilinH de*' [ireeetluri «erano di ;riu fatti |)adraiilr 
et eliiiiniatili à Ne il seguente giorno, tìnfrendfi di e^iHen 
(rruneniente* ndinitu. et diuioHiniiido d' liniier Iihuuio iiKdto i 
mali', olle iilcuiio di loro iiid lieeiierc la eiira dello utato 
non r liaueu iiciliitii iihidire. uso toiu ei'tiii (iiirolf;: 

,.1'oseiii elle alcniiii di noi inni imuete uiiliito il eomtiinudll 
mento min exxei[iiire, il l'Iie non mnì mi IdmvÌ ì>< (lutato |ieroiit 
derc. fate, ehc in termine di {riorni otto lialibiate ad UM 
fuori de' eonfiid dell' ini{ierÌo mio: per eii'i elie. eome iIihoU 
dienti t-t nmlmigi tìgliiudi. ìo non noplio. elie pin ni babbi 
:ì dininrare." 

Di i|Ue»to accidente rimaHeni infinitamente dulorowi i IÌ}t:iiiio1 
et intesa la noluiita del pndre, ìneoutnnenlc postici in perc- 
frrinaggio. nseiti del refjno di lui, nello utato d'nno;:ninde il 
potente Iniperadore. Iteranm nomiiiatn, arriiiarono. 

Ijliilii nel eamiiiii. non j^nari luntuno dalla eittn imperiale, 
iitibattntii>i un giorno in uno pimbellien:*, l'i i-ni era fiigifito 
uno giimbello. furono da Ini dimniidati. ne per atientnra ijuello 
nel camino uednto lianewwero: et pereinuhe 
uÌh r orine et pedate di tal aiiiiniile nediiti 



' ile. ' t'jiitii, ' grnviiuieulu. ' 
»(tp/i«(rn Xtite t^HUliollo =; camello. 




\T 



ili dirgli, i-\n' r liiiiiL-iiiiii Ili-Ila j-trada ritrouat<i: et ;i tìnc chei 
l'gli di ci" lianesce a |iro;itar hir t'fdi*, come erano pnidpnti et 
fHg^. haiieiido di.'1 [icrduto ^umbcllo molti indicij ut^dnti. gli 
ilì«Bc iucoiitaiifiite il mii^rpioic: .,Di mi. t'nitcllo. il gamlifUo^ 
ehp ta lini jterduto, uoii ■■ i-gli cicco d' nn' oecbio?" Al cho| 
Uauendi) il ^mbellierc (Bl. 4| rii:)]ioEto. clip cosi era. segniti! 
il secondo p disse: ..Deh dimmi, oltre l'essere cieco, non (' 
mancji anco uno dente in boccaV" Il chn lianendi) afiinnato ì 
trambcliiore, gli fu dal terzo soggioiito: «Serebbe egli anco |)e 
aiieiiuira zojipo;" Kt eiù anco Uauendo coufirmato il 
lielliere: .Qnesto gambcllo liubbiumo-, dissero rgliuo. -di cer* 
u-EEa. non ha multo, incontrato nel camino, et l' liubbìauigj 
Istfcìato bnon pezzo à dietro." Onde il f^ambellicre tutto liei 
riiigratiati i tre fratelli, posto t>i per 1» strada da loro mostrai 
tagli A cercare il suo gatnbellu. rumino ben nenti migli», n^ 
i|U4>llo mai poti> ritrotiare. Onde i^tanco et iloloroi^o rìtoruaudOjj 
ritrouo il xeqnente giorno i gioiiaui non guari Inntano daU 
Itiogo. doue lasciati gli luuna. i iiaali prcHw» d'uno eliiart 
fonte assettati, n'erano posti lì uniiigÌHre. F.t quiiiì con pw« 
lon) Iaiucntando)ii di non lianere il gambello ritrounto. lai 
diwsc; _Iii ho bene uenfi iniglìii ciimìnati per la strada, elid 
da noi ni' è Htata mostra, ma indarno |io tatto t^l fatica, poroìm 
ehe uon ho saputo mai l'animale ritronare: et come che da 
noi in habbÌK haniiti grandissimi segni, non dimeno non poBSm 
tTedere. che no» mi liahbiate beffato.- In ri&postn di che g^ 
(liHse il maggiore rratelhi: ,.1>h'* HCgiii, che noi ti babbiam<^ 
dato, tu puoi ben eonsìileraro. se noi ti liabbiamo betTatu. A] 
nn: Dia ji fine che tu non liabbia sinistra opinione di 
ti do quest'altro segno, che '1 tuo gambello era carico, et dall'I 
un canto era la simia di bntiro. dall'altra di mele.- _Et 10"^ 
soggiunse il secondo, .dicori, clic sopra il tuoganihcllo ui ere] 
una donna.- _Et [juestn donna", disse Ìl terzo. .,acx!Ìo che ta:| 
conosca, che noi il nero ti dicinuio, ti alì'enno essere grauida.' 

rdlte ijucste parole il gambclHerc. et facendosi ft crederei^ 
«'he i gionani per i molti et neri indicij che dati gli haueaiio^l 
gì' haaessern il gauibello rubbato. il rjnale egli nel cumino 
loro dimostratogli n<iii banca jiotato ritrouare. dilibero d'an-ì 
dare alla ragione et accusare i gionani. die il suo •rambellol 



12 



ilìijiiii/.Ì III ^urlic^ i>Oj 
latrocinio frraaomei 



ticIlM lijii riiljhiiii. fri' liiHH'SHcro. Hml 
jnirsn, vt i tre fratelli de! rotumeg 
iiiTHxniKlo. Turorio [lontì Ìii prigìoiic. 

Questo fatto pcruenilto all' ovri'i-eliip dr-ll' Imperadon- ; 
AmAc tdi'Ulia noìn. fintemi» ■'{^lì mx^sitiuiinciiti.' UKnre < 
dìligciiKH. ti (ine elle per lo regnu mio sicuramentp et »< 
timore fle'niHlntidntii ni jioIpmhh cHmiuiire. ondo tutto turbo! 
fatti il »ef-iii>iite giorno coiidnrri' i giouimi Jilla pregenza sua. 
et chinuiitto anco il frambrllieri', uollo ita lui. jirpt^t-nti i 
giouuni, di tuttn'l sucepMo cfscrc inforriuitoi il ijuhIp jiiena- 
iHciite dal {ranilii'llierp inteso, con wrti indici,) k lui dt-l perduto 
gambello da'* ^kiuiiui dati, tutto turbatti ii biro riuolto. digw 
tiii parulc: .Voi liiiuete intera l' opiiofilioiu' hura fattaui d«l 
pimbellicro. i-t perclir per ^effni dn uoÌ ilatiKli io lio per e 
certa, ebe uoi ;;)' iiabhiate il Mio nniniiile rubbato. non l' Iiautn 
umit«imamL'iite per Knindi* dilifrcnKa, eh' fi fatta *' liobbift n^ 
eumino da uoi nioi^tralo^li. potuto ritroiiare. rome ehe 
mente per i;o-(B/. ."utal iniwfattii ileuen-i à morte coudennu 
nondimeno euMond' io natunilnu-ute pili toi^Mj alla elemeid 
elle alla seuerita riuolto. Iio dilìherato. prima elie t'aruì nioi 
die iueontunciitt' il rubbato ^!iuilii-l|o liahbìate » rirrouure 
i-liit <iQe ila uoi non sia sen^a uleiiiui diniura fatto, faroi 
dimuni' |ier tempo di morie, :'i malandrini ricbienta. uitup( 
Hameiite morire." 

I ;;iouani. udite le parole et diliherntiom' dell' Imperadi 
eome elle di eotal wueceisiio runcen» ubpianto doloroxi 
niello dalla couKcienvH et Ìnuoeen7.a Kua raecom'otati , 
ìinmi f;Ii ritipufero: 

-Noi . Sire , t^iamo tre uiaiidaiiti . i i|uali aniliumu 
peregriiiHjfgrìo. et per ninna altra eaui'ii. ebe per undere dìu( 
paesi et le maraui^rlie. eir in questo mondo si ritruouano, 
siamo H cotale imprei^a potiti. Onde i-apitati nel regno noi 
ci iucoutrammo non ^uari Inntann da ipiesta citta nel prci 
^tiuibellìere. il quale dimandatici, «e liaueimmo per uuenl 
uno ^nmbellu. ohe egli perduto hanea. nello camino ritruonato. 
eome che noi non t' liauessìtno altrimenti ucduto, nnndim' 
haneudo nel camino del perduto gambello molti indieij uedntì. 
f:li nspondeiiimo burlando, che l' hMiieanuii' incontratii 



•III. 



1 



fine che epli alle jiarnle iioHtre liaueflw k iirewtar fede, del suo 
gumbello gli deHsinin quei^t-^iiali. cbe da e^Hi ^ambelliere uì 
fìimno detti: i quali essendo l'i i-aHO riusciti neri, uè liauimdo 
egli per lo cnininn da utti mostratof^li il sai' {fambello potato 
litronnre, ingiusta mente incol)iaticì, che uoì ^rhahhìatno l'auì- 
le 8H0 rubbato. ci ha condotti alla |ireseuza uostra vi in- 
giuriati, ooint' uoi uedete. (Juestf) che noi ai dicemo, i- la 
aerìta: che qnuudo altrimenti fii rìtruoat, ci coutentiaino, che 
di qualunque aspra et crndel morte, che k uoi piaccia, ci 
facciate morire. - 

rdite 1' lni)teradore le parole de'gionani non si potendo 
]»erxuadere , che i wi segnali al gamhelliere dati potesser' a 
eaf») esiier tutti riusciti ticri. lor dixse: 

„]n non ))eni^o giù, che uoi siate ire profeti, ma si bene 
&e stradaiuoli. i^lie andate assast^inaiido te persone, che nel 
eamino ritrouate: et per cì^ lo i-red'io, che pure in uno de' sei 
indicij del perduto gambelli>, quali noi hanete al gambelliere 
dati, non hauete errato." 

Et cosi lattili nella' carcere ricondurre, anemie fra quei 
mcisKo. che uno nioino del ^amboUierc. andando per suoi alt'arì. 
ritrouo per la strada il perduto animale: et riconoseiuttdo et 
presolo, nel ritorno al padrone, che gl'era uiciuo, Io conHiguiS. 
Onde il gambellierc dell' errore tino auedutosi. considerando in 
quanto gran pericolo per «un cagione i giouaui si rìtronassero, 
eorse iiioontanente all' Imperadore; et l'attogli intendere, come 
egli hauesse il gambello suo ritrouato. huuiilmcute et con grand' 
istanza «upplieoUu , elie gli innocenti giouani haues^e di prì- 
^OOP k rilansare. luterò r Imperadore cotal successo, doloroso 
Stolto d' hauer i mincri giouani incarcerati, non hauendo essi 
;Biaa8Ìmameiite delitto alcuno eommesuo. diede ordine, che ùi- 
CftDtanente l'ussero tratti di prigione et alla presenza sua con- 
dotti. Ilchexeuxa alcuna din]o-(S/. liira ila'^ ministri essequitu. 
jiriinieramente s'iscusò con loro d' hauerli per l' ingiusta oppu- 
«ìtione del gambelliere tatti iucareerare: (loacia disideroso d'in- 
teadere, come hauessern saputo gì' indicij del [Hìrdnto ani- 
male indouiuare, fece lor molta itistanza, che gì" banesscro ciò 
i |mlc*iare. Oude uolendo ad ogni modo in eii'i i giouaui all' 
Jmperadorc sodisfare, f;\ì dis^e il maggiore: 



_.\ pili mi iic(i>r«i ili. Sire, cliel jieniut" ^ambello iV an 
uccliiu l'ievo Kì rìl niuiiuii. i^lie (-jtiniiiHiido noi per In ^tradii. <1' ondo 
egli ]mHi«at(i era, nidi da 1' nn cauto dì 'inella. che l' tierba. 
l'ho ora jiirgfTÌDn- «««ai di (jutdla die dalla altra iiart); «i 
rìtrouaUH, era tutta rodata et uiaugiatii, H diill altro ranto er« 
intiera et ««mi. Ond* io mi feci it creticre, elic rgli di quel!' 
occhio eipoo fn^ine, eon chv «opra In parte, douc In buon' li«rba 
^aeea, non jxitea nedrre. pereioche non linri'hbc mai la buona 
per lu maliiHgia laHOÌatR.'' 

Seguiti') il secondo ei dii^xe: ^Sire. che) gambello xenea 
iiiiu dente TuMMe. ù cìt'i m' uiiidì . ebe nel (limino ritrouai ipiiini 
ogni paHHo boceoiii d'herba masticata di tal niìfura, che 
[lotouano por quanto riene lo ii]>Htio d' uin' dente di tal ani- 
male pannare." 

,Kt io. .Sire", disse il terzo . -ehnl perduto gambello fiisse 
zoppo, giudicai. |)ercioelie l'orme di tre piedi dell' animale 
chiaramente xcorgendu. del quartn m'accorNÌ, per quanto po- 
teno per i megniili eouMÌderare. che dietro fi lo Ntrarteinaua." 

Dell' ingegno et (irudeii/a de''gÌoiiHiii rimale 1' Impera- 
dorè molto ntupefatto et dìntderoHu d'intendere, come gl'Altri 
tre regnali liauetiHero HAputn induniiiare, caramente pregolli. 
ohe anco quelli gli raccontai^Hcro. Onde per compiutHineBte 
alle dimando di lui 8odÌ!<fare. l'uno de'gitiuani dÌMse: 

nSire. che In i*iiinft di'U'nnimale funfe dall' un canto di 
butiro l'I dall' altni dì mele. JÌ eii'i mi acenriti. che per lo «pa- 
tio bene d'un miglio dall'una parte della ntrada^ io nidi un' 
infinita nuiltitudine di t'ormiche. che' I grni*Ho apptstineono. dall' 
altra ineredibile numoni dì niiiwcbe, die il mele tanto amano 
h pnseolare." -V.t che una * donila ui liisf e «opra", dinse il himmhi- 
do, „per ciò io giudicai, elie ucdntu l'orme, doue il gambelhi 
inginocchiato n' era. ncorKÌ anco la f'ormii di nno piede bumann. 
il quale, come elic à me di donna ewser pareBue, nondimeno, 
per eio che anco di rancìullo ew^er potea. di eii'i in quentn 
maniera m'accertai, rhe ueduto. che preiiHo la forma del piede 
era ntato orinato, poi<ì iiell' orina le dita et la uolli ujlori 
onde inennlaneiite Ini asnalito dalbt eonouid^een/.a earnaM 
dì qui è, elle (piel piede di ilonnn esser credei.' 



Il terzo (lissf ; „('he qneHta donna [loi t'iispe |ire^iui. m* aiiitl 
lo dall' tirine delle iiinnt, elie in terra si uedeano, liuuendo ella 
per il carico del eorpo colle mani dopo orinato aitatale i^teufa 
k lunare in piede," 

Infinita ainmiratione diedero al rp le piirole de' ^iouani. 
dc'*(]aali egli Tacendo per il loro ingegno Ntima iueredilDile. 
dilibero in ogni maniera di aicureiti'.arli et honorarli in quella 
^ÌHa. che al Ningolare loro nalore era ricliiewto : et, una ricea 
stanza nel proprio palagio «no fatta prep8-(B/. "ìrare. qnclli 
c«nimente pregò, ehe alcun tempo con enso luì fasBero cou- 
tenti il) diinoran-, accertandoti, il meglio che potè, della uioltti 
ititna. che egli del pronto et alto loro ingegno facca. Onde 
ledntiM i giouani ȓ fattamente da uno lauto prencipe honorare, 
rexe^li infìnite gratie della molta Hua cortesia, »i dimostrarono 
pronrìssimi ad ogni snn disiderio di inodi^lare. Onde dal (tro- 
pri«t Imperadore nelle prepiirate stanze ace-onipagnati , real- 
mente neir anenire furono trattati, ne mai giorno pam^aaa. die 
quatr' liore al meno T imperadore <'on loi-i> diuera ragionamenti 
/iacendo. non preudeNHc della molta* Inro prudenza et pronto 
inge^o intinito diletto: et alle nolte anco naucondendosi in 
nn camerino alla lor Mtan/.a uicino, ndendoli sempre d'alte 
ione A fanellare, dii loro eontcntiwmo si partina. 

A questi gionani t'accmlo (-gli delle proprie une uiuunde 
dar k mangiare, ancnne un giorno, che, apparecchiato il dei^i- 

. loro lece nini grasso agnello frii molti altri dilieatie'Himi 
eibi et uno fiasco dì precio^o nino prOKcntare, et egli nel 
camerioo rìtiratoHi. i loro ragionamenti stana con molto diletto 
>d uacultare. Ilor postisi i giouani i taiiola et cominciato dell' 
agnello h mangiare ri k guKtar del uino i^lie l' Imperadore 
Jiandato lor liauea, di^se il maggiore: _ln nero io giudico. 
èh« la Ulte di doue è iiennto ((uei^to uino. che per tanto pre- 
eUiMi ci è stat'i lioggi portato . f ia nata in nna sepoltura . ne 
^■u>0. che poD^a essere altrimenti.-' ,Kt Ame". dÌ8«e il «!Oondo, 

I |)Otrebhono far creden' miti ì sani del mondo, che questo 
ilgnelli). e' tioggi ci è «tato [losto dinanzi, non sia con latte di 
tigna iintricato." Ne gnari stette' il terzo à dire: .Fratelli, 



i[ii>]t<i mi limile d' tiua coxa. dì cht' ÌHtamiuiH mi oonn aocdl 
et ((Ili-etto ('. e' iiaui>iid'iu pututu per hIcuiiÌ «i-^riii «oinpretidl 
elip i|ii(>Nt» xi^nurc. da cut noi tntite cortesie liabbiaiiio rìcfiual 
liH per misfatti latto uooidi.'re Qiiu lì^liiKdu dt^I fuio «oiikì^IÌM 
il padn' altru al |)ri>Hf!nte im-I iipimier non rianlgc, die non 
fHCendo il »un xignori' ini)rìrc. poHoa di-llit morte del fiplìaOJ 
nendienmi." 

I rn{^oiiHiiii>iiii df' >rii>uuiii ham^ndo l' hiipiTudorc ottani 
miiiite interi, i-t nH^cndo per le pKrolo del ter7.n ansai tnrbM 
riitruUi ucllii i4tati7,K loro, et dÌHnimillato il dolortMlcl cuor tf 
„l)el). che b<ìll! rn^ioiiaDicnti tute iioi?~ Inr dixAc. A «Ili fat 
i giimaui riuereuìia ris]ionero. du' per all' liora d'altro i 
ra^oiiaiiano, ot rlie potuto fìiro al ilcHinart'. <>i tioleaauo lem 
dalla moima. Ma ('jfli. l'accndo molta iiiotaiiza ehn |;IÌ haiieitH 
de' loro raf^onamiìnti ù far pnrti-, et iiccertandofflì, clie. pri 
i-lic qoini entra^xe. uditi |;ti liuuea. non potendo uè sapeiH 
ii««i la Merita occultar^', il tutto ordiuatamputc, come dcMÌDando^ 
diuixato lianeano, j[;lt ranoiitarono : et in ootal ^uiaa con «mk! 
per alrjuunto mparto dimorato, ulta wua Htanxa nr ne rìh>mit, 
et Tatto incontam;iitc à i!ie uenirc ijuidlo, clic dulia nna cautina 
liauea la onrn, et inti-rro^ulolo in iiual parte del paeite (a»m 
Htato tatto quel nino, che e^li In mattina a' ^o-(£/. Hmniii 
mandato liauea, intero ìl tutto, t'eeii il padrone della uigiiu à 
He ehiaman>: il ipiale giunto alla preHCiiza nuh, dimaudatolo, 
MI' quella uigua. della quale egli liuuea la uura, t'uMne antica- 
mente uigiiii. fi ne pure modernament*' di falirielie o campi non 
(ìoltiuatì t'uHNC! Htata k coltura ridotta, intctu*. che. doue all' 
liora era es^a uigna, In quale hÌ precio^o uino produeta. dugeuto 
unni prima i>olea cKnere eimitero et KciHdtnre dì oor])i morti. 
Onde di ciò accertato et conosciuto esser nero ciò, chi' il 
giotmne detto liauea. uolle anco accertanti di qnautn liauea il 
«ccoudo raccontato : perciò cUe della propositinnc del terzo non 
era necessario, ohe nionuo irintcrrogiwse, sapendo egli stesso 
di hauere fatto uccidere per huoì nuKfatti ti Hglìnolo del nno 
consigliere. Et dato ordine, eliel pastore della sua greggia à 
He t'usNe cliinmuto, dimandatolo, con che Korte di jia^uira 
haucsse T ugncllo ìngraHHato, elie quel giorno per la (auola 



I 



«nn liHUi-it l'atto uccidere, efrlì ]ixlliilu et rutto treiniiiitf> j 

ilìueniiUi. rÌHjiONO. «rhe d'altra jiHHtnni l'agnello, die aDcora i 

tenero era. uou era stato tintriento. clie del latte della madre: I 

ma anedatotii l' Imperadore per lo timore, die nel pastor uide, | 

che «OD gì' lianea il uero narrato . gli dicBC : „lo oeramentu j 

oniiOHco. che tn mi narri il f'nUn: onde ti atternin, die unn od | 

faurndo hor bora palese la uerita. tarotti incontanente di ern- 1 

tlele ut a^pra morte morire." nl>eh. Sire", replico il paintore. ] 

..piaeendoni di donarmi la nita, narreronui ueramentf- il rutto." 1 

Il ohe dà lui promei^Bo^li, ^li diritte: „8ire, et^uendo l'a^m-lto j 

ancor jiìccoIìdo et pascolando un ^orno la madre alla eam- j 

)ta^it. luntanata»i aUinanto, mi fu dal Iu|)o rutibata. et Ua< | 

ucndo ù catto la ragna, cbe alla guardia della greggia in | 

tengo, in qne' giorni i saoì cagnolini partorilir non sa- 1 

pcnd' io ritrouar strada migliore di far il piccini agnello j 

natricarc, alla |)oppa della cagna attaccatolo, fu da qucUh | 

m fattamente allenato, cbe gindiciitolo degno cibo di uoi et I 

uceixolo. lo ui mandai intaniane et al maggiordomo untitro 1 

In consigliai." I 

1/ Imperadore, che ciò intese, comincio iieramenie k ere- I 

dere, che quciiti giouuui, lianendo coci alto et degno i«pirÌto, 1 

fnssnro di nirtn profetica dotati, et licentiiito Ìl pastore, ritor- 1 
Dato a'' giouani. uso loro tai parole: 

^Tntto eio. elle uoÌ mi bauetc narrato . ho ritronitto uero, j 

vt mi fo à erodere, die, Nendo in noi una si nobile et alta j 

airtù. rimie è l'arte delliiidoiiinare, tre altri buomini à uoi 1 
l'omiglianti nel inondo tutto non si posHuuo ritrouare. Ma 
ditemi di gratta, cbe ìndicio hauetc uoi lioggi alla Cauola 

bannto. per lo iiuiilc le ei>se da noi raccontatemi tii babliiate I 

(lotato imaginareV' ' 

Onde rispondendo il maggiore diswe; „Cbe' 1 uiiio. Sire. 
p'ho^gi ci lianete tatto recare, fnette di nite in sepoltura nata 
iweito. per dò m'unìdi. cbe. tantoistu ch'io ii'bebbi il primo 

bicchieri' heuuto. «i come i*nol sempre il cuore dell' buomo pel j 

nino allegro et lieto diueiiìre, cosi io mi senti da una prò- | 
fonda inCHtitìa et mnlinconin esser' assalito : onde giudicai il 

nino, banendo io in me sentito cotale effetto, d'altro luogo, i 

chf di alcun tBl. 9i cimitero, non poter esser uscito."" j 

..Kt io". HOggionee il secondo, -haucndo alcuni bocconi I 
dell'agnello mangiato, e sentendomi la bocca t'alata oltre] 



Oli" et (li sellini 
fti'. ('Ih- ili cnfTììt 



n|ii. 



ii-ii.'ll<. <) I 



Hill l'rtwr Ktiitii nutrie Hill." 

_Kt ))pnOic. Siri'-, seguilo il terzo. „ìo mi uui>gf;o. l-Iic ucii 
i-oii "Tiiiiil deeiiiierio nvpi'ttKtf il' iiitciul<>r atim ilii me, i-onie hi 
ilrll' ninnili ilei l'imHKlieri' iioNtr>>. jiiriio ili mal taleiito coiitrM 
I' lm|irrÌHl iiostni ])itk»iih, mi hì» |iotul<) Hccur^rcri'. Jiiiiicti- ii 
«ajM'iv. plip ragìiimiiMlo noi laltrliifri «oprw 1 i-astipi ilcnial- 
uiif-i. ritroiiHinUid noi (liniiiiìti il uni. uiili il uii!*tro coimiplicn- 
lutili caii^'iarRi in t'acoiu ili rolnrc, il ijuak-. non mal ucchìn 
;;iianlHiiiliini. ansulitn dalla wtc, iliniaiiili'i ilfH' acqua ilu bi-n-. 
la ijiialt' suoli" il togato mifrcm-ari-, et [lercii'i l'eoi io giuilir^io. 
clic minor otlVsii non tiaui'nHc cpli da uoi riei'Uiita. ehi' la 
morie d'iiiin tuo figliuolo, ■' 

L' hn|H'rHdorp. «he i jiriouaiii in i<ÌHF><-Hnn ciwi iiìridifliì 
liniiea ritrouHti, di eìò molto turbatu, gli HHiionc: 

_lo (tono ])iu che eerto, ehel tana sia. come a]i|iniii<> in mi 
lu hai iiurrnto. i-t die il eonniglier mio altro nel [leiifier "ilo 
■Hill riuolga. elif p,ome potermi nncidere. ]ier uenillearNi del 
lìvliitoto. il quali- gìuHtameute Ìo (R'r suoi mixlattì a morte 
eondeimai. .Mì^i questa coca come imo e^li ensere. ch'io dalla 
boeca di lui |niNHa farmi eoiitPMHare, jiereio eh' Ìo giuilìeo. che 
per ;:raM tornientu eh' io jrli dia. l's'ì "on i"t* "i" 'lìrà mai pa- 
rala? Onde non hanendii la confessione di hoeea sua. non lo 
jintri'i (giustamente eondennare. ^'erl^ eduonecndoni in di liellis- 
Kimo ìufre^uo dotati, so. ehe A eii'i per uoi alcuno rimedi 
riirituato.- 

„ll rimodio-. rispose il gìouane , „.'*ire, fie pronto. 
i'iinHe;;lìo mio migliate enHegiiire. Hn Ìl nostro ifonsiglicre, 
quanto ho in udito A ragionare, tuia suii i^oneiibina, Ih qi 
egli multo ama, et ad ensa d'ogni suo segreto «noi far pi 
A questa ilonna se noi lianeste tin-/.y:ii di far intendere 
wte dell'amor di lei tnlmeiite ]ireno. -che ni sentite morir 
ehe cowi non e, elie uni per lei non oiate per tare, sempre 
elle ella dell'amor uojttrn uoglia necertarsi. Iianeiido, come 
nella maggior parte delle donne nuole auenirc, lunghi i eu- 
pidli et eorto il eeruello. euno-^eendosi bella, ageuolmentf sì 
t'ara A eredere . ehe disiderinte. ohe essa dell'amor suo ui 
raeeia dono. ]ioneÌa, csscnd" uni «un iireneijie et signore, giu- 
dico, ehe incontanente liabbia in poter nostro à uenire: i-t {n 
cotal guisa sono i« eerto, ohe d* ogni raaehiiiatione, tibe iMiaCra 



l'era 

I 



10 - 

111 ))(>rHOiiii iirwini li»tiliia il niiisì^licri' iti uiiiiiiii liì l;irt'. i1iii]:i 
proprìu bocca di lui hialn piT accertaruì." 

l'iacqne iiifiiiitaiiiciite all' Impurudtirt- il coneiglìo rtcl frinuiiiii'. 
et rìtruuata uriìi prudente ci tiìiRpiu mesunpgìcni, fiiifrciido di 
t^rnentemfDte amari' la donna del suo consigiicre, V iiuinin suii 
tatto {;l'»I'f''«c et le commHitdo. die >eiiKa iilcuiia dimom 
)iHQci*!<e cotale Mlfioio ail esKcqtiire. Onde ella al ' commuiidii- 
inciito di Ini prestu. ritrouata occasione d' t'sscrp con lei. li- 
Kcoiiori'e r [inìnio del «uo signore et dii*8ele, che Uff cuoi nienti* 
[(otrchlte Pirli ò' fac^mdo il conscglicr (Bl. 10) morire, l'i nero 
o[H!randii, che ella un gioruo fustie da huuì inini^ttri ra|iìt:i, | 
liauerla in itoter ^no. mh che parendoli^ ciò atto liii tiranno, 
ci non da foncto ne liumano prencipe, non uolena in ciò iilcuiin i 
nioicnita iiwarc. car»meiite pregandola, dir ìi )iiiicere di lui 
uulp»8e acc^inucntire. 

l'ilite la donna del eoiiHi^liere le parole della nics>sii}ni'ni. , 
iiiliniti pretrhi le porne, che ul re dell* amore, die le portaua. i 
in nome «uo rendewm' grntie infinite, con dirgli, che. essendo 
ella dunnu di si picciol l'ortuiui. dì dima grande uuimiratìone. 
come haueexe egli mi bae^ameiitc il pender suo collocato: et 
clic iH»idiineno ella era presta ad ogni huo ]dacfre: mii olle, 
ftnemlo tanto dal conigliere euiitodita, altro, che un sol inc/,Ko I 
i ciò rìlmnare no» tiajiea. il ijnale à lei scoprirebbe, oue però 
|»riinieraiDcntc eli» giuransc di non Imucrc ad altri che all' | 
liD|H-nidore suo Signore, quanto allliora le dicea. di imlesare. 1 
thidt' fattole la rncHnaggiera solenne sacramento dì silentio, le ' 
(•ouinció H dire in guitta tale: .,Tn )iaì à fa)icre, die' I consi- 
gliere. noi cui potere io mi ritrouo, ha contra l' Impcradorc 
Dutftro prencipe uno maluagìo et crudel pensiero, ne ha In | 
mente ad altro rilioltu. che come posila tarlo morire. Iiauendo 
preparata una hcunnda ueleiiatH, et aspettando occasione di ■ 
fnr^i uno conuito et con i|udla dargli la morte; et di ciò in 
Mila eonKappnolc hddo: et ennie che Ìo liaue^ei in aniwn dì 
fan' iu ogni mauìeru sapere all' Impenidorc s-i grane miHi'atto, 
nondimeno Nino ad hora non ini è mai uenuta l'occasione: 
(inde tu gli paleserai tutto (piesto tatto, dicendogli, che, oue 
gli eia nel (ine del conuitii, e|n- dal eonscglicrc gli sera l'atto. 



|ii-r Ini |in-M-ntata iiua ra'/./.a ili crÌHtiillo loii una Iteiiaiiila, ^ 
[ler niente don Ih ilcbbit aci-i-ttart-. per cBMcrt- ijncllii i 
uplerii rftìIktH, ma die 1» fnneìn à Ini bere, die pogi caNtì^nii- 
ilolo del miftatto. ^li ilara la mnrtc <-t trami mv dalle mani 
di kì tiialuagìo traditore, r-r in l'otal ^uixa m'Iinrrn >t<-m|irc ad 
oftni Hiio piacere." 

[m nii-F>Ha|^KÌeru nttiniHnietite tiiteMii quutito dulia doiiiui 
ilei eiinniplipre le era Rtato narrato, [irena da Ipi lieenKa. ri 
iiicontttnmite al preiidpt' ritnniuta.il tutto urditintainriitr ;rl' Ì- 
sponp. Onde, tiaueiido egli in que' (riorni hnniitu una' pran 
iiittiirìa contra nno intenti- et gran Ut', il ((aale icntaua di 
iicenpargli il rc^nu. H'imn^iini eon tale nccaKÌoliP di far in 
«ei^nn d' atle^rexza di tanta nìttfirìii doni a'^iirìneipali niiuistrì 
della corte stia, tra iiualì liauendo il jirìmo lim^n il consigliere, 
fii lece k eredere, die, realmente presentandolo, donenne dargli 
espone di ti-ntare (inauto c^li di |;ia djliberiito lianea. Onde 
latto^li lino preeiosn dono, fa da Ini con tal' oceaxione non 
inulti j-iorni dn]Mj ad uno reale et inagiiifieo eunnilo chiamato. 
Onde ilo alla i^tnii/,a del consigliere, et da Ini con gran festa 
et allegTexKa ricennto. i\ì molti jirecioHi et pran doni preafii- 
tatu. b' asHettA alla uieiixa . laiquale di dÌlÌcatÌMtiiuiÌ cìbi era 
preparata: et (]iiini eoo Kn-aii et canti celebratoci ìl connito. 
Dfweniloiii per lenare Ir taiiole, il connigliere. con une proprie 
mani preriL'iitata iil Ite in una lazza tHf. 11 1 ili cristallo nn' 
odorìfera beuanda. gli uno tai ]iarole: 

pSire. pofieia che noi. «i alto et jjran xigiiore. ui nete 
(legato di honorare il conaito dì aie, linmìl xeran noKtro. io 
anco con ogni mi" potere mi woim iafor^ato di ritrouar cibi et 
uiuande degne della perdona aoftra. Onde Imuendo fatta fare 
■lUCHta potìone. alla i|uale un' altra nitnile nel mondo tutto non 
ai ritniiiuti, perdo die, oltre molte uirtu die in lei i^ono. le iittai 
lungo sarebbe al predenti' ti ramemorare. ninna eosa pB^^ ri- 
tronarni. clic più poKKa di questa il fegato dell' liuomn rintre- 
Kcare. 1' ho nointn all' Imperiai persona nostra preHenlare." 

Questa conoKCL»ndo l' Imperadore essere la uelenata beuan- 
da, die dal eniixigHere molto prima gì' era stata prepai-ntn. ni 
come dalla donna iuteno lianea. in cotai guisa gli rispoup: 

n'I'u sai, eunii' io, nini Ini niolln tempo. piT misfatti da 



Ini ciimmesei ;i morti' ciiiidciniai il Imi tigliuulw: uinli' cwscikIii 
iicriftimik*. clic tu [rt la morte di lui iiiibbia il fogHtu rifi'ul- 
dato et ardente oltre modo, io ^erei discortese et poco amureuole 
uersu lU te mi dimontnirei, ime di iiiieHta potìoiie io ti prìUHHriì. 
lu qanle à te fi ^ran beueticio |>iiii apportare: onde rìceiieii- 
dula tion !' miitmi. io te uc t'o iioiii>, il qunle euiiuecero osgerti 
(frwto. iiut* lior liorn itliu pre-eiiid mia tu la lieua.- 

Per ijuestf parole dell' Imperadore turbato awsiii il consi- 
(rlìtTP- dubita II di Iti, die! |ieiisier nuo linneHwp ad esser uaiio, in- 
contanente ftli rÌMpo-^e. dieeiido: ^tinrura. Sire, essendo e,08Ì 
rara t^t preeiosa beunnda. eomiNi-o Don A me. ma alla ìmperìul 
p4>ri>4>aa nostra neeonneiiirot." ÌAk replieandngli egli, ehe 
V liaiiea earo et aniana. rome se «teuMo, eonoscendo mastiima- 
rarnte rn»ior<> et rìuerenza. elie ejrli in o^ui tempo ^^l' liauea 
jHtrtata. rfiswe: ..lo conutico il bÌHo^'no tuo. ft. oiie questa pò- 
tioBi* uole^fi à te lenare. io non farei fo»u de<riia dell' atTettìone 
mia uerso di te. essendo certo, cbe nuella k te gran heiieticio 
jino apportare, sì eonie k me. eli' il lefcatu non ho ivltrìmeiiti 
riscaldato, di iiissiiuo ^fioiiamento esser potrebbe. ■* 

llor nedendo il ron^ì^liere rinstHii/.a. oUel tmo signore gli 
Tacua. che hi putione, da Ini prer^en tata gli, banevne egli ftbere, 
et diibitiiiiilo. ehe' I tradimento' suo t'ttsse stato scoperto: 
.Sire-, disse, ..nella fossa eli' io noleuo far altrid cadere, sono 
io ete«xo traboeeatii: ina perciò ehe ni ho weaipre conoseintu 
natnralmente albi elemcnìca riuolto. uoglio credere, elie. po(>eia 
eli' io Ili harri'i ilata una amnionitinne alla aita uoptra im- 
ponantitisimu. dello error mìo mi darete perdono. Oue noi il 
figliuolo d' ale uno babhiate à morte nonderinato, il padre di 
lui non permetterete, ebe nella eorte nostra babbia à coniier- 
*ar^. Sapete, elle il figlino! mio per suoi misfatti facesti- 
.^uataroente uccidere, et io. con ipiiinte carezze et doni che 
iruscia m' liabliiate fatti, non mi bo mai p<ituto Ìl mio graue 
dolore dell' iinimo lenare. ne mai ni iieggo, elie. eoufonden- 
iloniisi tutto 1 «niigue . mm mi nenga in pensiero di danti la 
,tnnrte: et come die da noi infiniii beiieficii et bonori iit habbìa 
rìn-utiti. et elle à giusta morte ìl figlinol mio balibiatc eoiiden- 
liat't, nonilìmeiio iti iii^n stame lite haueuo l'i \Bl. Ì2) noi' (picKta 



■ trailiuieuiH. 



— 22 - 

heunndul uelenata ])re])arata, perciò che in cotal guina à ine 
pareua di douer delia morte del mio figliuolo niudicanni.*^ 

Inte»(» r Imi)eradore il fiero ])roponimento del suo consi- 
gliere, fattogli della uita dono. Fcaeciollo incontanente dalla 
)»reHenza 8ua, et assignati tutti i huoì l)eni al fisco, gli fece 
intendere, che nello s])atio di tre giorni hauesHc ad uscire de' 
confini deir lmi)erio suo: et rese al signor Dio gratie infinitc\ 
che da is^i grane ])ericolo 1' hauesse liberato ; et ricom])ensata 
realmente la donna, che si fatto tradimento gli scoperse, ad 
uno de' prencipali baroni suoi la maritò. 

Poscia ritornato a'* giouani. narrato loro tutto il successo 
del conuito del consigliere, et altamente presentatili, disse: 

^lo non dubito, che. essendo noi di tanta prudenza et di 
si ulto ingegno dotati, che tante cose habbiate saputo indoui- 
nare, et che la uita mia dalle mani del disleale et maluagio 
consigliere hauete liberata, non siate anco )»er ritrouare rimedio 
ad uno gran che, ch'io ho al presente alle mani; et ueramente 
c(mosco, che ciò n(»n mi hauete ì\ negare, hauendo io hoggi'^ 
mai scorto in cosa, che hi uita imjmrtaua, il grande annore, 
che noi mi portate." 

Onde hauendogli essi la hn*' o))ru in ciascuna cosa pron- 
taniente offerita, dicendo comincio: „Kii dagli antichi filosofi 
di cjuesto im])eri(» , i ({itali i jn'edecessori miei hanno in ogni 
tempo assai stimato, ritrouata una forma di 8))ecchio. il quale 
essi chiamauano sjiecchio di giustitia . perciò che hauea questa 
uirtu, che, oue du(» insieme ])iatiuano, facendo il giudice quelli 
in esso guardare, à colui, che ingiunta dimanda facea , la 
faccia incontanente nera diuenia. et quello, che dirittamente si 
difendea, nel primo suo color rimanendo.^ dal giudice uittorioso 
se ne giua. On<le non facendo all' bora di testimoni mestieri, 
merce della uirtu. che lo sjiecchio hauea. uiueuasì in tanta 
(|uiete et ))ac(», che al projnio ))aradiso cotesto imperio si 
assomigliaua: et quello, à cui i)er la fraude sua la faccia nera 
diuenia. in altra maniera nello pristino stato ritornare non 
potea, saluo se calato in uno pozze» assai profondo, doue con 
))ane et ac({ua sola la uita sostentasse . quiui (|uaranta gi(»nii 
n(m fusse dimorato. Dopo la qual penit(Miza del pozzo canato, 
(»t alla {»resenza del ))opolo condotto, il peccato suo confes- 

• ù. 2 hoggì. 3 ri ni anodo. 



siiiiilii. lii jiriwiiiia Mi:i turuiu rioimerailH. UikIi' [ht In tini' 
iK'Ilii »)ii'(xliiii in gruu tniiiquillita uìutiiiUi^ì. i-t eiuM-iiiiii lU 
«tato ^ui) roiitentHiidoM. daiiiiKÌ ugiera all'agrìrolturu : il |iacH» 
di fiftBCUlia c'i^a aboDilauii: i|unliiiii|a(' |>uuerii inferi' i>tuiiU^ ■') 
ttiriiBtierc che qui d' iillre jiai'li riipitana. ricco nrtla patria Hua | 
^v uè gitili: u' tiiiiiid dì i|ni'F^to ini|ieriu il si^imr Iddio liai 
tutte le f'-r/.c k'Uati-. i-t [kt nmlti niiiiì una lieta et t'plioe Ulta | 
ii^ni'umi goilcH. l'inea in i|U<'] lcm{iii 1' amdo mio. il quale due i 
fì^liuuii Imiieii alio iiailri' l't un'aUrx mìo 7,ì>>: i quali dc)t<i la J 
multi- di luì dell' inijiorÌM iiif^iemc i-niitcìniendn. anuenud, chi-" 
iniw )iadn- rimase siijH'iiorc. (Inde ii^pcltamUi 1' iiceaniiine il | 
fratellu di iiendiiariii. m fatiumeiiti- ii|)eri'i. cIk' feci; 1» n]tvc- 
iB/. 13)c|i!(i rnbbiin-. et coti ffw r'iiffgendo. in Inditi lo |iortj.. 
Quiui era rcìna una iiev^ine, la quale del regno ad aiiu suo j 
cuiiKÌfrliiTi' l;i curii liaui'a axr'i^-natii. A intetita uerjriiie fu da 1 
tuid KÌii l<i ^||pec|jiii presentalo, et la uìrtii di quello tutta I 
tiarratak-. Ma quale però altroue. elle in ipiestn rcjjnn, una po- 
lea dimostrare, tdleasi ofmi t;Ì<inio nella {nincipal <'itta di 1 
qurl lineile. In quale alla taaiina era situata, al leuivre del sole 
una pran mano dritta et aperta snpra '1 mare, la quale sino 
al trainouture iiou rì tnouendu dal Inopi, d'onde era uijcita. 1 
KO|irap unge mio la notte, k 'aceofiaua al lim. et pn^iidcndo I 
un' liunniri. nel mare !<ei'(i In portuua, et cosi faeea di continuo. 
Oude sin' il quel tempo ffran nunn-ro d'iiuotnìiii sì era in quel 
|taetu> perdutii. Dì ihe il popidu , mesm et dolente, a^i^aì. 
s' imafni" di portare lo lipecdiìo nui lini del mare all'incontro 
di i-iwa ninno, tiiceudnsi à credere. cÌlc per aiientura aleun j 
rimedio gli putcM»e tiare i et all'incontro della roano jinrtatolo, | 
•|Di-Mo lienelicio ne rìceuette. (die. sì ciane prima un liuonio al 
)Ó*>ruu. eijsi non più un' liuomo. ma uno causilo l'i un Ime m-cu 
Ile portuua. Hoi- per la ]ierdita dello speccliìo imuendo questo | 
repto lit prisiitm felicita smarntit. et disìderaudo nenza i' 
tniit padre di rieouerarlo, mandò aliu reina uno smt iiuibaseia< j 
(ore rnu «tl'erirle frian tliesoro. se glie lo imuesse uoluto | 
r< '«t itili re . à ei/i laeeniliil» con diuersc ragioni persuadere 
m)U^*matnciitc dimoHiramlolc. clic al paeHc di lei min puteua i 
ìv ttpeeelili) giDUameulii alruun apportare: «me <|nesto l'e^ 
Iian'hlic ni'llo prlmicrn stalo <■< tranquillità riniesm. Mii i 





|>i>ti'ii(Ìii te ]i)in>]r dell' HUit)U)^<-iati>ri' fare iilriinn protH 
ritiiriiato ilinsut, che |i«r In bcnnliriii, e' liiiucn niriiont i 
rc^^iio rii-euuto dello camliiu di>ir huitnifi nel tauHiln ii Une. 
T^lie spco ogni giorno nel mare la mniio |itirtaiin. (juoUa n-ìna 
non lo u«lp& altrimenti ri-!>titiiirp. rhIuo duo da mio pailro iiun 
fvmsc alcuno rimediu alla rouiiia, clic cr^xa mano tacca, ritrunato: 
int'i che. ancneiido. clic dn tanta miHcrìa fuMMC io regno suo 
liberato, ella lìi buon cuore, essciido fri' amili muoì stati molto 
amici de'' nostri jircdecefsori. Iiarclibc lo wpcccliio rcstitnilo. 
Ma non saiieudo mio jiadre A ciò comijpnwn alcuno ritronarc. 
non m e mai più la primiera irntii{uillitfi potuta ricouerare. 
Onde eonoFiccndnui io liuoniini di ni alto et nobii inpcpno do- 
tati, mi fo A credere, die. ouc noi ui uoglìnte in citi adoperare. 
i|acl regno dall' infortunio della mano liberando, ù me lo spec- 
chio. CÌA e la quiete et l'elieìta dell' Ìliiperì'> mio. rieouerarrtc. 
[| che uolendo noi essp(|UÌrc. promettami di turni di jrran thesoro 
padroni." 

Intese tgiouaiii^ le parole et il bisogno del signore, peri 
niolte cortesie et bonori, cbe da lui baueano rìecuuti. pronti 
simamente gli pramìsero di douer in India passare: d't 
dinanzi alla sua presenta pìn non ritomerebbono. ouc lo »y/i 
fillio inHieme non gli liaueKKcro riportato, di clic lieto l'i 
peradore olrre misura, aeeom magnatili'' con nlenni de' prìw 
pali suoi baroni, in India gl'liiuio. 

Va dopo la lo-f/W, Uiro paneiii^a H|icrando di ribanerlo aff 
ogni mudii per lo sottile auedimeiitn de'' gionani. fclicis^imn 
ulta trai))iHssiiua: et di' sunni et ciinti grandemente dilettan- 
dosi, da ciascuna parte del paese suo si t'aecua de'' finiriaiuii 
cantori et mn^ìebi nenire. i <|UhIì realmente donando, et ne' 
giardini et eaecìc con essi tutto di tratenendosi. con intìnito 
disidcrio il ritorno de' 'gionani stana aspettanilo. 

Aueniie in ijue' giorni, clic bauendo inteso uno mercataiito. 
che ini era con sue mercatanlie capitato, ciie tanto il signore 
di' suoni el canti si dilettaua. et 1 gran doni, clic per cii'i f»r 
Hidea. ritroiiandosi una eeliiaua di belle;t/a singolare et in 
rinalnni|Uc sorte di miieicH eccellente di maniera che riascun 
di' line' tempi in rnl scien/a aumi/aun, l'iitrofrlì do intendere. 



iii|)H(;nHti'lÌ. 



3f> 



tu (lik luì ìiK-oiitHiii'iiti' l'atto ('tiiuiiiHrt'. t-l imjioHtu^li. l'Iu- la I 
SionaiH'. Ih quali! Diliranima si lìhUnmiiii. Iiaiiesue ulln |in'- | 
Kenza sua A cnndurri', jut apccrtiirsi del molto uaior di loì [ 
iieir Hrtt? iiiu)^i(-al<', fu ilnl iriorcutuuh> Ìl l'omuiHiuInnii'Tito ili luM 
Rf>nzB Hlcnim dimora psocqiiitn. Ondp iK'Htita la ^onaiif dì J 
lioiiurati [luuni. ni-niir ch'I (ladruri sui> iliu»n/j ji Bcliruino. il [ 
<|Uftlc. la rara lie!le//.n di lei nedeiido. et la Aiianita de'' «nniii I 
et canti, rht" alla prcscn/a ^ria lit pdmiiie few. uiIcikIo. tu ( 
«Irli* amor nui- fiorumi' lite tnitirm. it |ier eiò haaeiiiUi {rran J 
nutncni dì* daniiri al mcrratantc aniiimeruto . la cnm|ierA et J 
fattala di rirelii et iiompHsi'' liabiti iie>itire, eNsriiilo dell' amorJ 
«iflln ffiiiuaiie aeeesf ultre minura. one da )>ublichi nepotij | 
libero sì ritroimaa. puh lei sempre uolea ilimurare, 

ilor aucniie un };Ìoriio. elle, irò v»u li;i alla caceì», ei 
iiiM) cerno ahbattntoMÌ. j'i I>ilìratnmit riunito le disse: „Vedi tu i 
quel ueruo'i' llor lumi io lo miglio colla frfr./.n ferin*: iktA I 
rfi tu. in qual parte fu iiu"i. cir in lo percuota, che, douc tu ì 
mi dirai, in (luolla parto lerfiinionte io lo t'erini.- A eui ella | 
rispOKc: ..III, Sire, ^-ono più elu- certa, che, esseodo u«i 
ualornxo nreiere. in '(ualniiquc jiarte norrete. il cerno sete per i 
ferire: ma poscia e'iiaucte piiiecre. cli'ii> ui dica, ijual uolpo ( 
hanete A fan-, i\ me «crebbe caro di uedcre, clic, T animalo i 
ferentlo, un piede ccdl'orrecchiii iti un medesimo lolpo {fli e 
tìcnute.' Il ehe si fece ii credere Diliramma, che. come oona \ 
itupoHHibile. il «igaore non mai jiotesHc tare. Ma Ilehramo. che 
(li nobile t*t ulto iii^c);lui era dotato. prorncHMo di dourr quanto 
la ^iouauc detto lianca incontanente etnNetpiire. t'dtii un'arco 
dH pullotte in mano et dcmi-atolo. c<dla pallotta 1' orcechia del j 
eemo percolino, il ijuale jier In dolore del cnlpo co 'I piede. 
rome pr ammali ìrratìniiali Hogliono fare, l'orecchia prattan- 
do»Ì. udto il Sif^norc se)i7,i> alcuno indufrio 1' arco dalle tiaette, 
lo 8eocc(i, et al ccru<i. il ([iiale tutta nia ni grattana. il picile I 
Iteli' orcechia hebbe in un colpu cnnlitto*: il che ii eiaseuno | 
de'' suoi baroni diede infinita iimmiratione. hnuendo in 
iitt'alu» et nottile auedimento di Hehnimo scorto, il i[nale. alla | 
;;ioaane con alle^^ra taccia riuolF<i, distie: ..('he di tu, Dili- 
ramwa'i' Parti cfrli che io habhiii alla pinpowta tua soilisfattiiy 
A eoi ella (Bl. I5| «ogghigimnd" in cntal g:nin!i risiiow: ..In \ 



» de'. 



>nlìttu. 



Ilo. 




t'cnir>iili' 
mentì 1' 
clic ìiit'i 
trip I.' 
hiiituiiu, 



"inni Ci'rttl, Siri', clic l'utllI Ciil|m. OUC uni il ciTUd rt uii- in 

iiic(lcHÌiiiii tniltti non liiuicMtc ciill'nrw ila )iiilli>tto tii^iiitiml 
non liìircKtc mai ]i<iriit<i titrp: ini^ culi' )ttf;iimio e' bauctr tifato 
noi. o»:ir Hitni liiiowni iiiicora liurrclilti- il jiii'ilc coli' iireceliiii 
(fcl wruo sajmiii cuntiicnri'.- rrlitc 1' liii|icrail«rr iiurstf )im- 
i-dlc. parcndofrli, che finij-cin lrii|>|iii llcciitioi'iimciirc cUtc dette 
l't clic r liniKir sno liiiui'e<Ncri> muciiliiln. Iiaupiiil(ili> iiiatifinia- 
niente 1 ])rìnci))iilì Imroiii ilcllii Kini cort<- inlitc, tutto clic ilcH' 
tìiHiie tìcnimcntc trntitto. nonilinicno ili pnbiia et 
ini jicci'sii, l'ui'cuilii'^i il erodere di non ]jolcr iiltri- 
lionor Mìiì riponerare. diede ordine ii' iìHoì niiniisCri. 
ntancnte la ^ounne liancsucrn nd Ìit|iii{|;liare. et le^a- 
nnni Ali dietro. In iloiicKM'ro^ in ini Ixinco, non gUMrì 
condurre, ilimc In notte le fiere l' liaueitHeru k tìì- 
iioMire. Il che «eii/.n indugili itii''' niìnintri fKsequitii, la hiìntu 
;:'Ìimanc duleiite ««sai nel lioficn eondiidiiero. et alla ilinererioiie 
(ielle fiere Inscuilalii. l'i liti i-i Ioni ari mo et riterirongrli di liauer 
il efiinuiundHineiilii i-ne coni) liilta tu ente eK^eiiuito. I.n i|ltal roi^ii 
iutcda c'iieblic hcliruniri. dnH'umore et d ali ira ;;rtindenicn(v 
tranag'IÌHto. nella citta tutto dulentt- et tnewto se ne rito) 
Hilirainnia tra tanto, clic cidle mani legate nel Iiomru 
riinaHa, i<o]ira}rinn^eiido la notle, diroiiaineiite la^riniaua, 
Uiii raecowmandofi, tutta nin Mann acpcitaiido. da {]ual cani 
alcuna tìcru la nciiisce l'i diunrarc: et con caniinnndu sofirx 
In Htrada comuiuiie nrrìuatn. |iiaei|iii' a Din, elie. tramiintato il 
Mille, una com|ia^iiia di mercatanti, clic allo ullofigìauiciito 
andana, il quale da i|Uel Inopi nmi era molto ilìxcontn. la 
^riouanc, die in si niirteru retato nì ritronana. adi l't pia^Dvn*. 
Onde xe^ieiidii il jiiu ueceliio di loro la noce di lei, et 
uecuHtalole»!. la uide. et essendo ffiouam- et bella, Iicbbe »1Ì 
lei gramliosima |iascioije, et Klcfratele le mani et di alcuni 
[Ianni rencstitala . all' iillo^'^iainetito seco la l'onduHBc: (Ione. 
Ile *orte di CfiNci'eitin tacesse, interniga- 
tii l'iii'se stata s)iof;liata et Icf^atu, et per 
tanta catiimita ci niim'riu caduta. aUni 
[Ulte, salno elle !' eHscreitìo uno era Ih 
Onde l'attiiKi ibill hostc il 
I in inailo della ^'iniiain 



Bntci^ 



ibi ella > 



i|iinl uaj^'ione fiioo 
da lei intender 



iitaiitc mio liulii dare, 
soanita it ÌIUV7./M del 



'!ii( 



1 iiiIcikIii. iio rininhc stujifl'ii 
. rioeuuttt!» ]K-r tìgliui'lii, sn 



' nel imeHQj 



MKHiii et caiit" (lì 
iiirtn rollìi iiuiuinoriitii. 
«mi Ih «•miiiuKsi'. 

Iteraino tra tnnu> iiellu i-ithi rìtui'iiato. Iinut'ndu niH^giiq 
InrxH iti lui r tiiiiiirr. rhe l'ir», pnitito di haiier la f^iouaiK' i 
r-rndnlmeiitc rrattutn. et dilitierniidu enu k/jiiì huo [tntere ( 
rìnini^rarlH, fflì ìkIcskì miiiitutrì l'i se cliiamii. che nel boscw 
d'ordine ino l' lianeano cnmliitt:]!, et eomnmndu luru. ehe ni<m-l 
turi a eauiiUii ccn mia gnix8A crini|iHgnia. et Itt-ii armHti. pera 
|iiibT«i dalle fiere difeuilere, hanecsern nel In>8Cn inemitHtietiUf 
i\ ritrouare. et che (igni dìli^en/a far (I<i-iW. Itimesseni peH^ 
ritniuare la {ricnaue. laijiiale. de* suni ]mni]i rìnestitu et i^ciol-J 
tele II' mani, alla snii iire^enza dniieKp^ern cundurre. Il fiaalM 
nflìetii |iroiitninrnre da' niininii-i •■H^eqnito. sen/,a indu^in alcuna 
iiKiniHii l'i eanall». al b<is<-<< s' iiininronn. Mìi. emne the 
■rmi temente mtta la netta jier njoii |nirte del buscci hanesfiep 
eereatu. Diliramnia. ia <|u:il dal niereatarit<' ite Ktatit raccoltaci 
llim poterimii ritrotuire. t'nde all' Imperadine il wesuente ^ionivfl 
rìtoruati. uceertattilo. ehe lei (mt ;:ran dili^en/.u, elie in o^ciiff 
pnrtp del lioseo liaueMsero n-nta. n<iii liaueami wiiinta ritninnvejl 
BÌ fpcp il credere, che esHciidii il paeHe di fiere iiMHaì copioNO,^ 
Utfrnniente V liauexKero diunratu. Del i|nal aei-idente di>liintti«il 
c)tiMtit<i mai altro liuimiii al nioniln t'usKc. da grande 
Ili* afflitto, una ^rand)t<siniu inlerinita pli sopraueune, la quale! 
del nonno ni fattamente lo jirinn, elle per ^raii rimedij. cho ] 
pK ftissero fatti, non lo poteu riconerare. < Inde in amaritiidinc 
tfoiiituniandosi. d' hwa in liora la morte aispettaua. Di elie miti 
i principali baroni del regno li-denti et mesti wopra mndu. 
ini>i«-me ranninatisi' et tra loro e.oiitiigÌìatii>i, conehiusero, poncìk' 
die i mediei si lor Nigimre non najieano la ^alnte restituire,! 
tli ilouerlo al meglio, die puteano, eo'cibi sino al ritorno ile'*; 
tiw fratelli il' India, doue per riconerare lo Kpeeeliin (niHisarono. 
^■•6ti-iilare : al (jnal tempo eninu (icrti , che da loro . eb« 
(l'indegno abiMidanano, all' infermità di llcramn alenn eom- 
|tene^o ferebbe ritmiiat". ' 



QDeriti fratelli nell' India 
(itìlln citta rea! eutrasKern. iin^ienK 



Tin:iti. 



III. ])r)nia 
si^rnori'. eli 



-Ilo 



hirn ( 



nipa^'i 



ritt'iiiiiiuuaiii). Incero alla lleina intr>ii<le] 



■una.) Il 



i Itera 



lei I 



' l.i 



I Cai 



pIlHKHtU 

<TUiiii da luì stati maiiilnl:! nlcuni hiioiiiini, i ijuiili ftperaui 
di doui'T cerio rimedi" iilln mano, die tanta rouina in 
rcjfno faPt'H. ritMunr»'. Il die oiie linuenttero eCHeqiiito, lir : 
ehii) Imrrehboiiii al lor «ignore riportato; et dm per 
ritronund'>Kt ohm! alla cittii iiiinui, ella liaurKnc eiò, elie più 
a^gradi^Ke. à eommanrtare. tjnrMta nouella alla reina recats,' 
tanta alle,f;re/.i!a le itiiportò, (-lii-. lin-i-nilo per i-ifi gran fpstji, 
mando i gìounni etin j^raii a]iparai>i da'' principali Mnoi baroni 
ben died miglia fuori della eitlji ad iiicuntrari'. I qnali dinBosi. 
alla teina iirrinatì . cr da lei con lieta taccia riceiiuti. furoi 
in uno rieeliÌHHimo palagio condotti, doue preparai» 
eonuiid. et fatti loro gì' liabitì eanalenreKdii iipogliare, alla 
menna en' baroni della reiua « UNHettaroDo. Kt qniui con -nagp 
ragìonainL'iili dì nane cose diuitsundo. ensendo l' boni di fpa 
tarda, et ermi per lo Inngo niaggio aseai «tancbi, con buona 
lìcenxu de'minÌHtri reali no n' andarono à ripoiiare. 1,h mattina 
seguente lenati ]ier ti-nipo. furono dii'^ ronrtiglieri (iella reìiiu 
in Huo nome ui»tìtati, et di fìnixitimi nini et d' ntoani preeìoai»- 
Hmi cibi pretsentati. et da ■'"«! per lungo npiieio d{ t^-miio 
danno, che la mano in i[Uel psiesc face», informati, diedi 
loro in rìfi|ioi*tn eotai parole : .lieliramo iniperndore ditiìderu^o 
di {W. 17 1 ricouerare lo speceliio mm. i-ln- in |iotepo della rciim 
uontra si riinioua. secondo I |mno da lei ]iro|ioiitoglì. ci ha in 
i|uci>te parti mandati. :'i line die liberalo prima ipieftn regno 
dal molto danno, i-lic gli fa di eontìnuo la mano, die i<opra 'I 
mare ogni giorno upparìsec. gli lo' liabbiniiio à riportare." 
hi che dicendo i consiglieri e»Mere la rpina contentimma . et 
clic, liberato il paese ilall' infortunio della mano. Ineontanuute 
lo Hpecelijo loro Hcrebbe nsfignato, da'^gionani ni |iartir<init 
ei.n ordine, die il giorno dietro per tempo linue«i*ero .i rìtor- 
niire: perciocbe con loro iti di compagnia alla marina, hanreh- 
bonii di maniera ojieralo, die ne pìu ncU' iiuueuire la marni 
non «i Hercbhe ucdnta, ae danno aerano in alcuna parte del 
paece barrebbe apportato. 

(^neeta nonella. per lii citta diuidgata. incredibile leiitia 
et ammirationc rceò à ciaHcbeduno, el sapendoci, die la se- 



■Un -^ 






' fi'. 



^ui'titc mattina dniicniio i ^iutiHiii alla miirina uscire, la uotte 
iiifìnito numero di popolo rnorì ilellu idttn »c ii'undo al Ino) 
doDc haiieano a ritronardi. iOt ueiiuti la mattÌDa i con>»iglierì 
da tutta la corte accompagnati, al palagio de''gioaani i 
condni'Qero, i quali iiti^iemc jiartitisi. et sul lite al naHcere de] 
sole arrìnatt. In mano uìdero ad uscire diritta et aperta tìopM 
il mare. Onde il maggior friitello incoiitaiieute al* ilìrimpetto 
dì quella in pie lenatosi. al/utu la mano, il secondo et temei 
dito diritti dimostrando, i tre restanti eerrati et bassi tenean 
il cbe tatto. Hen/.a alcuna dimora la mano, che tanta rouinn 
facea. si tnlTo nel mare, ne pia nell' aoenire iu mai A' alcUHffi 
mudata. 

Di elle restato il popolo . che allo spettacolo presente ( 
ritrotio. f^randemente nmmirato, tu di tutto 1 sttccesso la Iteiua ~ 
snbilamcnte informata. I.a quale fu>r ciò lieta et contenta sopra 
modo, mand/i i giouani. che sul lito ancora ai rìtrouauano, con 
^ran festa et Iionoro alla porta della citta ad incontrare, conj 
ordine, prima clic al palagio lor assignato ritornattseroJ 
deurssero alla presen/a sua ritruuarxi. Onde essi al cnmman- 
diun«nto di lei presti nella '^ citta ritornati, et al palagio realn 
aaiatÌKt, colla reina fi ritrouauano. In quale, poscia 
pl'hebbecon grand' liouure et solennità rifcuutì. caramente pre 
golii, die fiishiero contenti il gran secreto, con che si groi 
miracolo haneano dimostrato, di palesarle. Unile uolendo ìlfl 
fonane, che la mano di quel mare iscucciala lianea. dellftl 
Himanda sua la reina compiacere, iilluntanatosi tanto con le£| 
dal jittpolo, che presente si ritrouaua, qiumto da quello le 
role sne non potessero c«8crc intesa: ..Hauete k sapere, Ma-' 
dama", ilissele, ,.chr tantosto che io stamane nidi la mano 
aperta ttopral mare, mi feci à credere, che altro non noli?«Ke 
ii igniti care . saluo che. oue cinque huomiaì d'uno medesimo 
Dolere si funsero rìtronati. serebheno. i^ prendere il muudoj 
tntt«i. stati hasteuoli: et pereioche uolea esser intesa, ne at^ 
cono sino al presente s'i' ritrouato. ohi; ciò liabhia saputo 
ìndoninare, ella di continuo al popolo nostro si grane dauaafl 
et maleficio recaiia, Ond' io. che coli 'aiuto di Dìo {Bl. ISi dq 
ri/» ui'auidi, sul lito rìtronatoioi, et al dirimpetto dì lei akaU 
la mano, il secondo et terzo dit<i diritti lencndi-. et trl'alirì] 



' presi, inellH. 



et 1)«H»Ì. Ili l'pi 



•li 



■rg.igim 



ivi m 



!bc |ini inni I- |icr ii|iiiiirirf': per ciò i- 



iiiffjireiJ 
iiileDilo < 



Hignifimre, che cinque liiiomini il' uno iii<><li-t>iinii uolurc haiirpb- 
boiio ili'l nniiiili- tutto |i>itiilii Ittf! |i:iilruiii. le' ilìmostrui lOu' 
h' ìng:aiiiiaaa, t>t clu- nini cinqui?, niu ilue »oli, i;)ic onufumii di 
uiiierc ni l'u8«(Tt' ritrimati. k taiitn i-t inH^;;Ìorf- Ìni|iri>Hji annira 
si-rehWnii iitati baHririinli." 

Cntm puruli- lialla rana iiditp le dieilpm grandi' 
liiMic, et [ler cii'i !•' acpiirwi' . clic i pniiHiii dì nobile et i 
iiiCP^nii erano dotati. I quali prown lirrn/ii al jmla^io loro d^ 
prinripnli della corte ai^eoDipnginuti ì>c ne rìtnrnarono. 

Pose.ia ritniHuti») i enn«igliepi ileliu reiim inHÌpmc con I 
et diuifando dì rimandare per lo riccunto beneficio lo «p) 
(diio k Iteramii, il più ui'celiio di loro: ..Non è dtibbio", diM 
,.i',lie, per quanto hì è in hìuo ad tioni neduto. i fciouani lianl 
il pneHe da unn ;;ruiiilf diiinneiitiira liberato: ma ehi può 
eerto, elle HÌn* a quainhe tempii la minio non habliia à ritoK" 
nare, et ne'' primieri termini siamo ]ier ritronareiV Hiide à mi- 
liare, all'intorno ji eió. prima elie lo Mpeceliiii ni riFititnittea. ni 
ileblin hauer molta cimnideratiotie.- Alle qnai pnndr rio^f'iuiiKe 
la reina; .Noi non potemo. ne dotiemo miiiicare dellit pronifHsa 
Il lieniinii l'atta. niA qnantu al Hieiirarni. elie la inaim nini 
habbiii più il |iaes(> nostro À molenture, io ui Ini un' ottìnm 
rimedio, l't è quesito. I.ii felice memoria del He. mio jiadre, 
il quale mi liiHnìò di si (;ran idrato pudronit, prima elie della 
presente aita panwwse', oltre molte ammimitioiii, ehe mi diede. 
dÌNnemì: ..Figliuola, percihfilie dopo la morte mia nella perHUtia 
tua il regno lui A peruonire, Ìo nono eei'to. ebe molti preiieipi 
et gran signori per aequìs'tarln ogni nw/./Ai tenteranno per 
poterti liaaer per moglie: ma perdoebe i remili non menu w>IIm 
prndenzB. ehe eidle forze ni t*oglioii« aecreseere et eonneniare. 
io li eonimando. rbe tn alcuno per marito non debba aeeettan*. 
elle una delle due eose. le q«ai egli aU' boni mi dinne, non 
Hajipia indotùnare. Ma ritrouandi' elii alcuna di i-fw ti sappia 
dìi'liiiirire , quello tu barrai à prender |jer tuo NpoKu." Oitilf 
;;iiiilieiirid' in i tre gimiaiii, Ì quai friilelli nona, per In nobile 
aMpeito Inni doner ecKere d* aleuim gran preneipe figliuoli, 
andcn'te nno di noi «d aNtringerli eoo ;riiiranienrn il l..r le^iagiii a 



< li. 



' ila. 



*■ |if tannili-. 



31 — 



ritroiiiaiiio. cIh- HÌam 

]ifT tiiurito i-lie r iiim ili'lle iti 

HHpr» (lirliiarìn>. Il clic iifrci 



;'iv(l('rc , 



qiiollii 



ili jilty stirpo 

di Inni io niitaro di iiiiiioiv 

' i)iil lU' mio pulire ili'trrmi 

lulinenti- D^juitjt.,, (ihc Imbbiti h 

■Vlh-Tf: JIIT ciii clic dllttn in^t-glKl l-t ili Illultil ]irU(lfU/.ll :'i 

mp |iari' rlie siami dotati: i-t in (lotiil ^iiinu oiic ali-iiim di chhì | 
n-sti nicei) iiihii^tncmeiit<' ddlfi stato mio piidronc. ixiii harrci 
|tia A tfineri', eli' iu tcmiin alcuno la mano liatihia a' ims 
|Hi)i(>IÌ slcitno niicuiiicnto ad ap|iorlai'p.-* 

Onde a'* roiutiglieri [B/. 15ti piaocititc molto le paroli" dalla J 
Ili'iiia firopORli-. aiulii un di loro il ringucute giorno ì ^iuuaiii ( 

I ritrimare, et co» essi per Imoii ^patio dimoratti, in un luiijro 
ra^tiaamitntii l'ere lor intendere, elie, liauendo okkì il paei^i' | 
diillft dicaiicutnra della mano lilierato. il rlie non potrà ««Ino 
i-lie da alt" intelletto et pniden/.a nasiere disideraua -oinma- 
im-iil4- la reina, i-.lii ewsi i^i t'ufi><>ro et di lUi tiglmali di capprc. 
t*t vbe. k ciò palenar]e carameute li prij^nua M.i i jrioiiaiii. 
i^lic ohi' all' bora il ciiho loro à nit<Kuno non haueaiio uoliiio 
tuanifUHtare. risposero, i-lie ernim tre gioa un fìgliuuii di pomri' 
l'I priuatc persone, elie in eorte di Benino erano tapitati Mie 
unni parole Fiotrginng'eiido il conwigliirt ibi ne la nina ne 
alcuno altri! potrebbe preMlar leile. si per lo nobile if-pi tto, 

'lime per la molta prudenza et dottrina lorn. ilis«c; .Perebe 
io aernmente f^o, die inabijfeuolnieiite. ebe uoi 8Ìate di poueri' 

)>rìuaie persone figliuoli, mi farà creduto, il fine clic piti ' 
[ler qtit^Mta cagione ne io. ne altri liabbia il mok'Btami, st-rete 

tinteuti di giurare sopra la fede uostra. ijuaitto uoi mi banete 
detto, esderc la uerita : pen'io elio, oue io riterisoi cift ej*i<ermi 
«4>ii ginranientti statu da noi alHrmuto. alle parole uotitre »o. . 
l'Ite sarà prestata intiera lede.- linde nedutisi ad aetrinpere l 
pn 'I giarami'iito. tra loro ristretlitii et eonnìgliatisi alquanto, 
douere la ueritfi palcHiire dilibemrono: et al yoiisijrlierw 
jMM-fl*t«lisi. elle di (liaffer He del paese di Spreiidippo t'unsero 
ti^linuli. eon ijiianto nino i i|uel giorno era loro auenuto. con 
^orameiiio Diunit'estarono. Il cbe Intesi' e' liebhe la Ueina. lieta 
et i-ontenta idtre misura, t'aeccndosi lì credere, cbe ad ogni 
modo eo' I torre unii de' giouani per marito, dalla disimeninra 
rlrllit mano hauesse Ìl paese sni< in |ier|ieiuo » libeniie. fattili 



' A. 





il ."cgiieiiti' trioriKi lilla jirpsrn/.a ^-iiii uciiiri'. uno U<ro 
role: „Iii. si l'ohic hìihi kiI liorn per 1<> Muttilf uim'limi-iitu^ 
molta Hcieii/H iiontra. et |)er lo jeriindc linit-tìcio nhe ni re^o 
ini» liHtirte upportato. dalla rouìiin di-Un mmiu liberando In. ui 
ho in «omnin riutTpnza tenuti, cokì uI iircspiite, che di si gniii 
Itnrncipf mi Uanrtc palesato d'essore Urlinoli, cimiwcendn in 
noi Ih nobiltà dt'l «niD^ue cun tanto tunpere HrccitnpagnHtu. Nnpra 
tntti gli altri ni honoro et rìnerìHco: et pcrclie, («tcondo 1 
patto da me con Hcramo latto, in nono tenntu lo Mpeccliin l'i 
restituirgli, non dttlibo, ne aoglìo mancare dtdla parola mia. 
(Inde qnalumiuc uolta no};liate ch'io lo ai coUM-gni. 8iTa 
nem]irp iil piacer nostro. VA percioche, esueiidti noi di si iioWl 
Icgnaggio UBciti, non può cMwcrc, che non niatc insicnicnit-nif 
di nltit cortesia dotati, una ^ratia ancora ui uoglìo dimandare 
della molta pnidrnxa et dottrina nostra degna: ma prima 
ch'io, qnal ellii si mìh, ui*niRnifestÌ. dividero, ehe dì non nt- 
pirlami mi promettiate." Al che hanendo i gionaiii >lat04^ 
rispoHtii. ohr' nd ogni sno eummiiiidinneiLto IÌ rìtrouan'hbr iil^^| 
fissimi, soggiunse ella: ^H 

.Kssend io tincont t'iiiieìulln. primn che] Ile mio padre, 
foliee memorìR. della presente (IH. 'Jf>] nita iiassasse. lo udì 
più fìnte eo' suo'' bnruni n dinisiire . die possibii Iummo, i-lie 
aii linomo potesse in nn giorno uno niugaxino intiero di «ale 
niaiigiarr. ma elie però egli non hauea saputo, ehi h ciò fUBw 
stato buoiiit, nini ritronare. Itnd' in eoiioi^ceudoui mì prudenti et 
saggi, giudieo. che questn dubbio ini saprete soluere. di che 
eurameute Ìo ui uoglio pregare.- Alle qnaì parole rispondvudo 
il secondo fratello diss<': -.Madama, poscia eli' in noi si gran 
disiderìo i(i neggo. dì poteriii rii eìi'i ehiiirire. dii'oni agenol 
eotui esmere un intiero maga/ino di wde in uno giorno man- 
giare, et a eii'i fare, qualunque uolta à noi pìaeeia. Ìo mi 
offerìseii,' Di che datasi la lieinn molta ammirationt-, hauendu 
allo alto ingegno dr'gionuni riguanlo. diede ordine a'' suoi 
baroni, elio di di> il «egnentc giorno hauessero a far prona. 
I.)nd' essi al eommandamento presti . la mattina per lemiKiM. 
lenati et al palagio de'giouani auiiitisi. al mnpurÀnn. donn i^ 
sale era. li condusnero etqiiiuil'i-niiiitisi. »"' ministri ■■rdiiii 



Ih- lit [Hirlu liHoensero iticoiitmieiitc ad aiuìrc: ÌI che )?cii/ji 
iieuiiu dimom eSHCQuito, entrato il glaiiaiie. ot ciilta siilìii» Ih 
lima d'uiio ilitu ilcllu inuiio bu^jiataKÌ. la puse »o|)ra il Naie. 
it IcnnteiH^ iiUinaiite granella, te maiigiu, H a' ' baroni riuolto 
lÌRKe, che TaeeMsero il ina^a/.ìito Kcrrure, liatieiido egli (|ttaiito 
Ulu Koiiia jiromestio liauea eom))iutamGiite eH»equÌto. Di l'Iie 
landooì ogii'niio gruud' aiiimirutione, et dimostrando di non 
)i>ter creder, i?lie eoo onesto atto il gionaiie haiiefee la fattu 
irumeHsa oHEieraata , Gogginnsc egli dì iiuouo. i-lio linuttssero 
nire la Keinii di quanto hauea o|)cruto ad aeeertare, elle ttgli 
e barrebbe della operatioue sua buonÌHHmo conto <liaiu»trato. 
indo fattole i:!!"! dn'^cuoi baroni intendere, diede ordine, chel 
pooanc alla j)rr8en/.a Haa itenistie. Il quale dinan7.i & lei 
[imito, et dimaudato. eonic iuteudoBKO <^oir haiier quattro hoIo 
[ranella dì fule mangiate di hauero alla proinesKa godìslutto. 
ùpose, cbe chiunque inangìandu ooll' amie» tanto riale, quanto 
igli al maga/.inti ci hauea potato in boera, non haue^ec eiò, 
ihe al dcibit" dell' nmieitia s' ncconuenìa, potuto «onoscere, ne 
flico, oue quanto in diece magazini, non che in uno fuBse ca- 
àtii. n' hauecKe mangiiitn. ciù htirrebbe conseguito: onde egli fi 
mcvA a credere di luiueri' lu proniewsa mki ciinq>iiitainont(' 
»tieqiiir«. 

La qual rÌNponta sondo ulla reina ^oniuiunientc piaceiuta. 
|cr <nò che quella era, ebe'l padre le hauea per dii'liianitione 
kl dubbio iiiKegnutn. lodato assai il ^ionane del Hottile 
aui'diniento wno: ^Vn" ultra «isa", iÌìsho. !.nii resta, laquate oue 
Old mi sappiate soluere, non hiicmiini, niii di'i sono per ripn- 
tami." ,Kt in qui'uta Jinni", rispoKe il minore fratello. „à me 
ila il i-uore. mailaiim. ili IuiiIitc ijualuutqne uoltii li uoi piawia 
à Koilidtarni." 

Ondi^ dato ordine, ctie la seguente matinu haueese nel pu- 
la^ reale & ritrouarsì, all'hora deteiiuìnata ueuuto, trt diuanxi 
alla ICeìnu eompariio, fatti tutti della camera »>un uscire, snìti- 
nioiitc il primi' »uo eousigliere et il giouane seco ritenne: et 
upena una eassettina (Bi. ili cinque oua ne trasne, et al 



^'oliane run 



illa dÌNxr 



ona. el in ijui'Mta camera mii trr «oli ci ritnitiiiium. (Iiuic 
hanPiiiIo i due tioKtrì fratelli hÌ ulte prone fatte iii^l regno mio. 
ono noi anoo HajiePte cH ijunste cinque oua neiiza alruno 
nmiiH-nie tra ani tre ngual parte fare, iwerei di iiflìrmure, che 
tre altrì tiuoiiiini l'i noi d' ingegno ugnali nel mnndo tiitln non 
ni ])ot('»Hero ritroimrc." „HtcioI eo^ia", rìispuKe il (^ouutie. 
„in' hauete, Madama, imposta. ■' Kt incontanente tollendo Tona 
di mano alla [teina, tre. dinanzi à lei postene uno datone ni 
consigliere, et l'altro tenuto perlai; „Kccoui. Madama", disse. 
„le parti u<!:uali Henza romperne alcuno,-* Mi'i dimostrando ella 
di «OH poter ciò credere, ouc altra dieliiaratinne non le ftinw 
dal giouane fatta, egli, dimandatone perdono. dieiHC: „Lr parti 
Hiiio in <|iie)ita ^li^a uguali . elle linuendo il ofinsiglìer uo^lr" 
et io dne ona per uno nelle brarlie. et noi nìssnno. de" rin- 
(jue da Odi datemi, tre il noi eonxìgnatene, uno al conKÌgIÌPre. 
et l'altro il me wtesso, tinnendone tre per eianelieduiici. le. lio 
giustamente tra noi tre partite." Laqual rispoeta sommamente 
alla Heina pincciuta, tutto elle arroesieBc' alquanto, al gionnnc 
diuinstro d'enserle Rtata gratixHima: il quale da lei t<dta linetiKA 
al palagio 8Uo se ne ritorno. ^H 

Onde rìmasa ella col consigliere auu gli iliMse.. che. iicrf|^| 
elle al i<ommo Iddio era piacciuto, che qne'gionnnì di hì gnin 
He figlinoli fusKero nel paese suo capitati, et le questioni loro 
proposte HÌ ])rontamento le liauesHero xnpiite dlohiarire, delle 
(piali Hina allliura jjer molti, elle n' Iniaense interrogati, non 
liauea ella potuto ritmuare elii alcuna !<oluta uMianoiise. s'era 
diliberata, secondo lammonitionedel padre di tentare d'hanenie 
uno d' ensi per iiposo: et, come clic tutti' Ire d'alto ingegno 
dotati fuRsero, quello disse A lei sommamente pineere, clic la 
quei«tioDe del naie con tanta prudenza le liauea dicliiarìta. La 
qual dilibera tione dal consigliere approuuin, gli impone, che 
(leucsHi- il seguente giorno eo'giouaaì ritrouarsì. a'* quali. 
i»<poKta prìmienimente l' ammouitioiie del Re mio padre, il im- 
derìo muo liaueHne t\ palesare, quello per nome di lei per ispodo 
ricercando, che il dubbio del sale le liauea dicliiarito. Onde 
lianendo il consigliere il commandamento essequito. co'gìauani 
ritrouatoei. loro pienamente il disideri" delhi lleina r;ic<!o«tò. 

' de. " arroBcìtse. ' nnin. ' ìi. 



■Iliflln ]ivT iiiiinc di lei per ispusu ricen'aiiiU' , dio ]e litiuo.-i In 
igneotiaue del naie fapiita dicliìanrc Di che ilatutti (^esi ^raiid' 
iiintHÌr)iti(i)K-. iic potendo k peim iiredort! le pHmle del consi- 
glivre esser iiea-, tra loro {iHinieratiit^iitt' por buon Npatio cuii- 
FitgliatÌHi, il' accettare ni alto inatiiiiiuiiio i)ilib(;rarono. et 
rliinniuiu il consigliere, disi^o^li (juello, (the haiìva ad essere lu 
K|iOKo, die. poNcia ohe dalla JU'inu erano lor Ntati dimostrati 
lHn(i sedili d'umore, egli di quanto era da lei tutato rìeerco, 
h'nra fliiipofit" di conipinceriii, di ciò in nome uno et de'' 
fratelli iuliuite gratie rendciidole : ma elie es»iend') eosagim^ta. 
cite con (input» del He lor pailre, lutto die da lui fuwwero stati 
iiwaoriuti. eiò {lil. 2:ì) liauesse k hii;;uire. UiiueniKr ililiberato 
d' aniarMÌ iid lor pae^c per fargli il tutto, come ubidienti 
figliuoli, intendere, et non buona licenza di lui incontanente 
iilln eelebnitione delle i^pousalìtio ritornare. Ondo, intera co- 
tale diliberntìoiie de''gionanì dalla lleina, et elici matrimonio 
liuncRuo iiecettato, fiittili (xd cimsìgliere alla pre^n/.a ma 
nettire. seeretamente datasi tra loro la fede, diede ordine, ohe 
lo Kpucdiio lienza alcuno indugio funse loro retttituito, accio 
che', ttecondo la promessa da lei ;'i lieramo fatta per ensi 
rì|M»rtato. poieHfen' nel paene loro andare, doue, il lie del 

lnalrtinUDÌo aecerl^ando, colta beneditti<im- di lui liaiiesi^iorii alla 

«cileniie cdebratioue delle nozze à ritornare. 

Et in cotal guisa connignato a'^ giouani lo tipccehio, lieti 

>ct nllegrì oltre inisurn. et dalla Ueìna di preciosi doni (ireHcn- 

lati, partitici, in brene tempo nel paese di Beramo arriuamuo. 

ti quale inteso il ritorno loro, et che lo speeeliio baueiino 

riportato, come che in non buoni termini per l' infermità »na 
ritronnssc, parue nondimeno, che sì rnltegrasi^e alquanto, fa- 

reodi)») à eredere, ehe da loro, ì quali ili ti alto ingegno dotati 
:ono»cca. alla dtHuuenturn sua potesi^c e^^er alcuuo eompeut<o 
ìtTuunto. (.iiunti dunque i giuuaui nella citta reale, il eon- 

«tgliere primo alla (neseur-a di luì eomparue. et baciategli 
l^rìntiorumcule le mani . et del mal suo molto dispiacere 
JiiRCK'tmndo. il gueee^so ilellii revtitutione dello specdiio. et le 
in>liB ila'gionaui nel paese della Ueìna l'atte, et come di 
Jìalfpr He di 8erendìppo d'erano palewati d' essere (igliuoli, et 
I sei^itu matrìmouio interamente gli ispose. Il the da lìe- 



'!(<. 



' clic J'thU. 



' ih\. 



rumo iiiteHd li f'(;ct' iiiL-uiituneiite iillii ])rcs<'i]/u nuu i 
rese lur» griitie infiniti» por in sppccliio, e' liaiii'inm ri|ni 
et ad cHsi Ih ilisaiioiitunt ]Kt cagione dì Dìliramiua Hucniitiiglì 
rucciriitntH, jirogfilli nd OHUcre contenti colf ingi'guo l't dottrina 
loro alla grauo mia inlermitn alcun rimodi» di ritrouiirr: pcr- 
i-iotdiv, ouc l'glinu non l'IiiiueittiiTo potutn uitaru, ora certistiimo 
di doiiere tra poco H)fatio di tfìni))o della preocntr uita pan- 
Hurc, non crtxendoHi ifiu' & (jUcH' liora liiiouio umilio rifrouato, 
che al mai hho alcuno rimedio liaiicsHo Ha|iiun dare: et ponto 
e' licbbo fino' al ragionamento mio. dimostraiido ì gionani per 
cngioiic ilcir infermità mua grandiAHimn difinacerr. gli diHHC il 
maggiorrt ^A ([«cNta dÌFiaurntura anno. Sire, npcro che hIl'UDO 
(^ompeiiKO tuisto noi ritrcuarcmo, et Kara questo. Voi non guari 
Imitano da ipteRta citta lianetr nna ^randìt<HÌtnu et diletteuole 
uumpagnii: iiiiini egli e* di rncHtieri, ouc uoi uogliare la pri' 
mit'ra inanità riconerare, cint xettc bellÌHHÌmi jialagi narìumcntc 
coloriti tucaiite l'iilirìeare , nc''i|UulÌ una settimana intera 
dimorando, linbhrate in ciasetiedimo di (incili dal giorno del 
Lunedi cominciando nna notte à giacere." _Kt oltre di ciA", 
dittKe il Hcciindo. ^mandaretc inette nostri nmbnKcìatorì ne'' nette 
climati del mondo; d'onde ii'liabbinnii Ncttc ucrginì. dc'maf;- 
gior prcucipì figliuole, che in iiaclli uì ritrouino. & recare, eolle 
(jnai, una per palagio ponendone, in dolci et piae.e-(A/. 2.'t) 
uolì ragionamenti il tempo della Hcttinmiiit ii'liubbiate à tra* 
tenere." Il clie poticiu c'Iiebbe finito di dire: ^Darete anco". 
Hogginnse 11 terzo, ^ordine, clic nelle nette citta prineipnli dell' 
imperio uotttro «ia bandito, clic il pin eccellente nouellatore, 
ebe in i|ualun(pic di chkc ni ritruom'. debba alla preHcn/.» uoHtru 
uenirc, pentio clic, alcuna bella nonella raceoutaii<louÌ, va' 
grandii<finii doni nella lor ]iatria lo riniandarete." Onde oou~ 
mandando Ileramo . che le tre comc da' * giovani ricordategli 
bancHBero ad eniier Heiiza alcuno indugio cdtieqiiitc , datOKÌ 
principio alla Tabrìca de'palagi. iinennc. elio in un medewmo 
tempo al tutto i'u intiero compimento dato, Kt essendo i aettc 
palagi fabrìcati, fattili riccamente adornare et una uergiue «t 
uno nouellatorc per ciaMcano di quelli distribuire, feeesi, M- 
coiido 'I consiglio de'giouiini. un Lunedi mattina per tempii 
nel primo palagio in una lettieii condiirrc, Il i|iiiili- essendo 

' lille'. ' Pgliu. * Dc. ' ri». 



d' urgriilu iiduninto, t'fili (iiiuo se stesso t't lu Ciiinifrlia siui 
tntta di ]mniii d'argento uestit uoltc, ((uiiiì nupru uno bellie- 
HÌmo et ricco letto coricAtosi, jiercioehe per l' iufennita era 
debole et fiacco aBSiii, lece la nergine alia presenza sua oenire. 
colla qnale in uarij et ilìlettenoti ragionamenti per lungo spatìo 
tratunntoxi, pa^^ata alquanto 1' hora di Vespro, Ceee il uouella- 
tore chiamare, il i|UhIc dinanzi à lui ueiiuto. gli fu da ano 
ile'' confìglierì imjiosto, eli'uleuna bella tiuuella littnesi^e k 
raccontare. Onde egli al commandameuto presto, baciata 
lirimìeramentc le mani all' Imperadore, eominuìo in giiìsu tale; 

_Fv già nel paese di Becher tino saggio et prudente Im- 
peradore Hue^mlmano. il quale quattro moglie si ritrouana, 
r una d'uno «no zio et l'altre di tre gran prencipi figliuole. 
Et pefeio clie era buomo di gran dottrinji. solca molte cortesie 
et gran xegni d'amore a'* nirtuosi à dimostrare, i quali, qua- 
lanqne fiata sapena die nel paese suo capitassero, erano du 
lui con magnificili et ricchi doni honorati. Oude nascea, clic 
presso di Ini gran copia sempre di cotal luiomini sì ritrouana. 
cu'i|uali egli il temilo, che da negociì publichi era libero, di 
narìf et uirtuose materie dìuixando. Auueune uno giorim, che 
ragionando con uno eccellente filosolo, il quale era hnomo 
d'infinita scienza riputato, delle belle et mirabili operationi 
della natura. Io prego, che alcuno marauiglioso effetto di 
quella gli uolesse raccontare, facendosi egli k credere , che et 
per r età . che dì già era grane , et per la molta dottrina di 
Ini bnneftse alcuna notabìl cosa ad udire. Di che non b' in- 
£sunù egli punto: percioehe uolendo i! filosofo compiacerlo: 
,SiPe". disscgli. .poscia ohe si disideroso Ìo uì ueggo d' inten- 
dere alcun mirahil necreto di natura, uno io uene uoglio 
Tsccontarc. di cui in tuttofi tempo di mia ulta non mai uidi. 
intesi il maggiore. Kitronandomì io. non ha molt'anni, 
nelle parti occidentali, doue per apparare alcuna cosa io mi 
tn aitiate, essendo mai^simamente stato accertato in que' paesi 
«iiilt' hnumini di alto et nubil intelletto dotati rìtronarsi, accoui- 
|iagiiatomi con un saggi<i et saputo giouane. co 'I qua-(JÌ/. 24) 
le hor in qucEita. hor in quella città io me n'andaao, in uarij 
ra^gìonanientì. che nel camin'i delle notabil cose della natura 




stilcuniTni l'tirr. ini in-iiui- tiii yidru" à ilirf. clu' i^fcli uii«' 
HHjx'ii, di' ij^ii' Altt-ii [li luarsui^liu aUHii/aua: la (|uul cru. i 
«lualuiiquo fiutii l'i lui ]naet>u, uceiileiidii un' uiiìiiuile <li i|uu1uii- 
i|UC< fiprcie ai fu8sc, egli cnn alcune piirolr. che Kopva '1 corpo 
«lei morto animnlr (iicea. Poi spirito l'ilo uitalv iu ijutilo pas- 
Mando, il proprio corpo morto laxciaua. et l' nocini luiimnic 
L^o '1 spirito di lui uiuo ne diuuniu. nrl qunl ((uanto pìai-niiito 
kIì fuHHc diuiurauilo , co 1 corpo dell' aiiimnle sopra '1 sno 
ritornanilo. et l'ItitcNHc parole dicendo, ila nuouo co'l Hpirito 
1*110 uitalc in quello ciilrnua, et 1' animalf irralionalc eadoiiilo 
morto, come |irinia era, p^IÌ nel pritiiioro mo Ktato rltornaun. 
].a qual cotta parendomi impottsibilc, t-t uedciido r^li. rlie 
miila{|:oiioIrrieuU> cifi mi [loteH persuadere, ne lece alla proMcu^ta 
mia la prona. Dnd'io, che maggior riiinieolo di quo-ito mai 
non uidi, entrai in urdentiiHÌmo dÌHiderii) di ipiello npiAirare: 
(>t iierció fatta co 'I pìouaue una lun^a »>eruìtu . con miei 
continui predili sì feci, elio e^li dopo gnin npalio di tcmiKt 
ioKeifiiandolomi. mi Kodisf'eKO." 11 che poscia e' liebW il filo- 
sofo air Imperudorc raccontalo: „('ome puft essere", dicsp vpìì. 
„eLc i^iudicund'io questa eoE«n ìmpoHMbile. Heii/,u uedenic la 
proua. la mi ponsa perBuaderoV" .Faecìumone dnnquc". ris])i>H<< 
il filottol'o, „r inperien/a. elic in gtwu Itile tguento fatto a;;enol- 
mente uoi uerrctr ji credere. Fatemi lior' liora un' anim&lt> 
irratiouale qui portare, elie il tutto Ìo ui furo uedere." Ondr. 
fatta iiieontaiieiite l' Imperadore una iMisìcera riirouare, al filo- 
colo la coiiKÌ};no; il quale utTo^iitala et pttulalu à terra, dettole 
sopra con HommcHsa noce alcune parole, ejcli Hubitamente morto 
cadde in terra, et In par<sera uiua ritornata cominciò per In 
euuicra, donc hì rilrouanano. ii uolare. et dopo buon tipntin 
Kopra il morto norpo del fìlnHofo ritornata, cantatoui copra al- 
quanto. rii>U)^eitaiiilo il filosofo, quìui ella, eume prima era. 
morta ȓ rimane. Di elle datimi 1" Imperndore infinita ammim- 
tiune. t«i eome al fìloKofo auenuto era, di ealdisximo di»<idert(i 
HÌ accese di utdere uno tanto neereto apparare, et ('arumciltC:= 
il Hlotiofo pregatone, non napeudo cffli à xi frran prcRoìpc dÌ»-~. 
dire, il tutto interamente ^^l'aperse. Onde, popola che di s^z.- 
mirabil secreto 



alci 



I licei lo I 



■ pa 



, uecidt'iidolo et eolio spìrito ^ 



I quaHi ogni gion 



|iiL)tn(iii<l<>, il |initirì<i curpo niiirlit Insciaiia. rt ijiiHiito » luì 
fa^np piacciiitu soUa/,/.antloAÌ , ila iinouo nel corpo «un cullu 
!i|tirìtu rìtiirniindo, lasciando morto I' ueello, risaacituua; et con 
i|Hei«ta arl^o (ìeiriiniinn (ii molli de' 'suoi uauNalli accertandoci, 
i nialua^i castigando, et ! Imuni cou molti preniij rìconogceado,. 
r Ìui|jcrìo suo Ih Homma tranquillità teiica. Di questo fatto U 
i'i)iitiÌ{;Uer suo ancdutoHÌ. tapeiiilo pg\i quanto a) suo [ircncipc 
CUPI fasMO, ditiìsHrido mio gioni» seco, coniti di cotal sua arto 
f!Ì ftiBW! accorto, gli uennc à raccontare, {Bl.2ìì) et diinoutrau- 
dogli, clic egli d'ofctii huo i^ei-roto (merce di lui) con»>apcnor 
cni. infiniti pregili gli porse, rlie cii^ anco gì' lianeKHe k pa- 
lesare. Onde amandolo l' Impcradore eommameuto, et per ciò 
disposto ad ogni modo di compiacerlo, gli lo insegna: et fat* 
tAiie il consigliere incontanente rÌHperìcnKn, K'autdc, che otti- 
mamcute apparato riinueua. Hor' auncnne nn giorno, clic, 
essendo c.o'l uno .signore insieme ito alla caccia, da gl'altri, 
in lor compagnia si rìtronanano, per bnoii spacio allun- 
Lanti»i, in due cerne incontrati, quelle uccisero; et parendogli 
[Della ottima occasione di dar intero compimento ad un mal- 
B^u pensiero . che lungamente uell' anìniu occolto teiica : 
teli, Sire", disse all' Imppradore, ^uoglian noi, poscia ohe 
Inlla compagnia Inntani ci ritrouìamo. entrare eoi spirito nostro 
1 queste due cerne, et gire alquanto per questi uerdi colli k 
iazzandnV-' ^t'crtamcntc", rispose l' Imperadore, „tu lini fatto 
pi buon peD)>iiero, et non può essere, che con questa sorto di 
Tdiporto non prendiamo per buon pezzo gran diletto." Et dette 
tai parole, da cauallo dismontato et ad uno arbore legatolo, 
sahìtameute sopra una delle morte cerne se n'andò, et dette 
le parole del secreto, collo spìrito nella cerna passato, quiui 
il vorpo iiuo morto lascia. Il che dal consigliere ucduto, incon- 
Uneiile da cauallo dismoutato, ne curatosi dì altrimenti legarlo, 
Mpra il morto corpo dell' impcradore aniatosi. dette anco egli 
It [larole del secreto, lasciato il proprio corpo in terra morto. 
in (laello dell' Impcradore collo spirito pass/i, et sopra del 
lallo di lui montato, alla compagnia se ne ritornò: et uersn 
I città auiatosi. huuendo il eorpo et la l'orma del jireneipc, 
da ciascuno ìi guisa dell' Impcradore riuerito: et poscia 
: fu al palagio reale arrinato. dimandata » molti de' liaroni 





a 



tri Tin.-^iTi»*!^ .ìfiai>.i;». if. r.r.rritiAiìdt* hn^imtf. rhe aednto 
.' iiint*'»-*»^ •ÌTai»"*rra.ìrf»j '!; ^*: rran 'if»li>nr. fin?*^ di credere, 
'iii^ p*^r --^«-^r*! 'iaila 'lompa^ia Al!varaaao>. fwshé^ da alcuna 
i»^ri .n •ìjìf' h»>*^ni ♦'uvi :::»i^rrar#*. Hòr z^ro^ruMnAo egli et 
r*2;r*n*{': i* hncr^r*/ ti::?*»- .iTrtlr^ «r»/"*^ f^^^ea. eh*^ 1 aero Impe- 

."UtnPr -rra ♦o{:-*i *:1 f^f»^ : {»:» p^rmV* t^hf: al «^fVlDO DÌO Oli 

.11(11 r>ra^i4txr ^hr «[«^r^a :'ra*i#!r iinnai^itt^ poceu«ie «leeolta 
-*rarr . aif^nne. ^h^. ^^*^n4.*> «•^/^ri «*>n !Tft d^H^ Bi'>gK del hoo 
*i,rnor* riaprir'.. ^»/n %w:.Ta aai^»?. th»!' «W zio di loi cn 
liTirT'ia. ria/vr .i»>il^: r^ pf»^w> ^ii ki la tf^aaita notte dofio 
LI r:».fn»' dalla rai^fia 'svfvrarw. n-i^^iidff^i ella da ewtiii 
'iior^r^aflif^iitr dalla T*ara tn^kLÌ^r», d^IT Imf^^Tadore earezzire. 
^x •ap«rrn»i'^f. ''h*^ ; •Ist.-.'r •^-' fi *-r*Ti^v.- d^I paifscar eoDo i^pirìto 
n-^I !n«>:r:r> ^/q*.- i frxt alir^.. azrfaa!^ ^{«ra. recaadosì à meiDO- 
rfa. di-?I ^.'C^ixiirTr «k-i-r/ U «^a^a sai pia bod » ritiviflo. 
♦<-•>> dvExa -il >*r!E**im<f ìii«2X-> . ««ImaaKiit'!* di cotti in- 
raUfV '^': ^•^[la di«acrr.:cra all' Inspifrradr're aaeaata «' aceone. 

• •!•> nm.' <*f * :5 eif-a^irli^^np- il ^-vrj-o d*-ir laperadore haiicMe. 
*:!!* i« a tiaL«rL-> ^•esTa iUfTf'L'taiieriTr drl letto, di^^vóralaado però 
i\ *— N-iT-d -àrJ- Bl, f>/ la fraode aoedara. fli difi«e: Jo, Sie, 
;tt»ì. ;*r3L» cLr o'.'i i-rr*^.» di me ni e»:*riea«it*. fco aediia m 
rra.iró- r^ ivrribil BÌ*>*De. la quale in"é vietaM* al |ire«eDteil 
ra.-.*v..i^*rr:: la viid^ bauend^* io f"erri*> diliberaio di eaiti- 
xi'^-iv iri^r^ L»*-ir aBaeiiir*- -"npjtli^^iBeme pr^*v*n àlarai^' 
ri* e: :.:i xtr^** l»-*ij isriiire à gìa^re: di ebe <««e k w non 
;. k/*^ *: ^•aiióiniji. jòn to*to rbe a'piacierì iK«ctri acco»- 
•^tt:.-*^. 3'.* •T-^-'a mi dan» la mone.- I>e qaai jiarole etQaeebc 
ì \ ^h'i*^ lx[ìl«^r2idvre ;rraxjdi*^Mm'i di-^pia<yre recato baaeHcrc». 
••■•idiitr'^U" j»^r*'?" *-h" «rdeuti^Hniameiite quella douia 
:.'iL'* l'd-. *}i 'Ha da ^ d«'1j > ueeid^-ste. Dell' aneuìre di 

* 'L ]*ri *j aM^LL'-. ^-T !?-«lameute. e>^DdopH il rìmaiìeBte mafto. 
*3i iLTkrla *-! di ^e«» ragioDare !»i c<»ijtemafia: tutte l'ahre 
iKijòim^-ij'» D'-J] imj#eri'« e^^-^-n'itaudo. ch'ai aeit» et pSKto 
|,rra^or<- • a.<'<-'»Tii3*-DÌaij^». Il <|iiale. f»er rìtomaLTe à Ili cweido 
iij '-'ma TTaQjUTato. da <'^mjì ^«rte di diMmenmn jKfVMtvt. 
«'^«^ zjd<.' da' «'«'mi lua-^cLi m^dto |»e]>e^niitaTo ei da' altri aar- 
uiali bruti f-|te*M- Dolte fierameute Iiarmw»*. \m tante «dagvr 
fn^r^nr dililKT". da o^i ahn* animale allimtajuuidttrì. di nb 

« a. ' ^latutt/i. 



ènniiiiarc. Omto liaiiomlo egli un giorno unii )m|iapi1Ii>, elie 
Mieo tliaiizi morto era. alla c!an)|iHgiia ritronato. et facondoHÌ s\ 
ercdere di doner men tranagltata ulta passare, oue nel morto 
tOT\to di quello co 'I suo spirito entrato luase, detteui sopra le 
parole, clm cotal uirtn liaueano. eubitauiente, ta^ciuta la cerna 
1 terra morta, papagallo diuenne, et con niolt' altri papagalli 
IwcxtmpagrtmtoM . in uno ncccllatore della citta sua principale. 
1 qnale le reti per prendere de gl'uccelli tese hauen, auenne 
felle sUncontrA: et imaginatosi che 4 lanciarsi da lui prendere 
lo ]iote8xe per anentura nello primiero suo palato restituire, in 
uno luogo s'acconciò, doue dalla rete potesse esser coperto; 
lèt in cotal guisa dall' ucelUtore in compagnia di molti altri 
licelli et papagalli uolle e(*ser preso: et insieme con gl'altri 
in ttna gran gabbia posto, essendo da nuono l'ucellatorc à 
tendere le reti tornato, egli, che di ragione et intelletto dotato 
er». si fece , che tratto col becco uno legnetto , che '1 portino 
ifiella gabbia chinso tcnea , et apertolo , tutti gì' altri ncèlli se 
■ fuggirono, et egli nella gabbia solo hì rimase. Ne guarì 
di tempo stette, che ritornato ruecltatore nel luogo, done la 
^bbia era riposta, et ueduto dì hauore per lo fuggire de gli 
^ecelH le fatiche di quel giorno gittate, tutto si tribolaua: et 
Bccostatcìsi per serrare il portino, à fine che il papagallo anco, 
che rimaso gl'era, non gl'hauesse A fuggire, fu da quello con 
Uggie et prudenti jmrole confortato. Di che datosi egli molta 
Utnmirntionc, parendogli cosa impossibile, eh' un papagalto 
Hiiuella mente preso con tanta prudenza sapesse ragionare, tutto 
i racconsolo , facendosi k credere di douer con quello gran 
tomraa di danari guadagnare. Onde continuando il raggiona- 
neiito con Ini et uedendo, che prudentemente gli rispondea, 
Iettate le reti et ripostele, co 1 papagallo uerso la citta snbì- 
[W. 27>tameute s' anìò, et per lo camino di molte cose seco 
Kntsando. considerando con quanta ragione et intelletto 1' ani- 
hsle ragionaua, comincii'i à credere di douere e<m lineilo gran 
licchez7a acquif>tare. Hor giunto nella citta et per la piazza 
(MMKaiidii. da alcuni amici suoi incontrato, et con quelli fer- 
Batii») H ragionare, uno gran tumulto non guarì luntano da 
kir nacque: et dimandando il papagallo al pudron suo, che 
nimore quello gì fusse , bauendolo egli da'' circostanti saputo, 



42 - 

j-H dinne, uli'rm una t'iiiitoKu et lie]liiiti!>imu mi^naricc. Jn qualt 
condotti Ift uoltc ilÌHUzi «ognuta d' v.»»e.rt' con unti f*uiirìr haum 
della cìttii giaciuta, baucndolo nollii )>ia/,zu inooutnito, prcM' 
Iie'puniii. ecuto Hcudi pV\ dìmandaun, dicondo, ehn per pmt' 
minore Cini nlrro liuoinu mai giueiuU iiun ch. Al cliu noi 
uoli-iido il fcentil' hnnino accoriiiif^ntjre. eotal tumulto s'era m 
Kdìtiitu. Il flit' |ioKCÌa vhu'\ iiapu^allu beblMJ intitHu: „Mala cow 
npl uero i-, padrone, ditteoglì, „clic pcreiV» « tiernmentc halj 
biano ÌHfiìonic à contiuiden-, et on« noi gli tacciate à me ucnirc 
io i;redo certamente di douerli «ocordarc," Onde 1" nccllatort 
eouuxcendo di quanta prudenza il papugallo dotato tasnc, ne 
Domandata la gabbia, dou'eglj ora, à quegl' amiri 8uoi, eh 
nella piazza bauea incontrati, cobi, doue il tumulto era. Bubi 
tamontc [leruoiine, et con parole aclietato alquanto il romort 
che tra'l gentil' hnomo ot 1» meretrice era, per le mani prcdil 
et dinani'.i al paiitigitllo condottili, lor diKxe: ..Oue uni fiat 
eontentì di rimettere il giuditio della ditferen/n uostra ìi 
eotCMto animale, io ui accerto, eh'cjfh farà tra uoì giuMi 
itenten7.a." Delle quai parole faeendosi i eireotttanti betTe, per 
vioebe k loro impoHnibìl parea. eh' uno animalo irratioiialc ciù 
die r ucellatore detto Itauea , far pote»*iu , il gentil' huomo 
diitideroso di eotal miracelo uedere, alla meretrice riuolto: ^Si 
tu ti contenti'', diHt^c, ,Ìo in buona fé al f;iudicìo. che '1 papO' 
gallo Kopra la diffìculta nostra farà, i^ono per aextonsentire.' 
Di che anco moHtrando la meretrice di ciinteutarHÌ. alla gabbìi 
accoi^tatii^i , poscia che 1 papagallo. deltn lor diU'crenxa prl 
mieramente inter|r|ogatìl) . di lor bocca il tutto hebbc intCM 
et come della t-cuteiiy.a. che egli tra lor l'atta liaHe)>se, si OOH 
tentauBiio, diede ordine, che uno grande Hpcechio gli fusa 
dinanzi la gabbia portato. Il che subitamente csr^equito, ree« 
togli dinanzi lo specchio, et uopra uno dcHco riposto, al patroti 
»U(> disue. che quello in piede diritto liauessc à tenere; et t 
gentil' huomo rìuolto disHcgli, che incontanente copra '1 deec 
haucKHe i cento Hcudi dalla meretrice dimandatigli od ̻boi 
fiare. Di che lieta ella et allegra oltre misura, credendo d 
hauere con quelli la xua borna ad empire, et egli malagenol 
mente al dìrimiietto dello npeechio igboniandoli : ..Kt noi, taa- 
domiu", dÌKee il papagallo. „nen toccando i scudi, che «opra*] 
dcBco numerati uedete. que' cento ui torrete , che dentro ddlo 
Bpecchip si Bcorgono: pcrcioche, esseudo il nostro coJ.^tìL 



i 



munii stutii unii fiii|;iuj. hi inorccdi- ani:o, die [icr v.iò ilinian- 
Hto, gÌU!itu i-oHik i: {lil. 2A) rito mi iiuu so^uo snuii^liutite ^ìh." 
irlla i(Ual i«onti:iiKa exi^end» il popi'lo, che presenti; ni hì 
trimo. stapoliittu rìmuE». ne [lotendu iippesa ercderc (Ho. che 
fi el'oci'lii ueduto liuuea. et flie un'animale isenxa ragione 
RueHtMì con tanlH (inidcnìtacotiil scnteuKU prononciata. aucnuc. 
Iit.' |H-m<t il mjine del pupu^allo per la iritta tuUii (^(delire et 
ininyfi dincnne. Ondo exscndo ciò ali" iirrccdiìi! dell' Imiicra- 
!Ì<'o jiiTuniuto. giodieiindu ella in igiiell' animelle, che di tanta 
Ijarioiie et iinidi'n7.a eia dutaio. lo siiinlo dell' Imiieradiiie shd 
writo ritronami. diede ordine, die suliitamentc il pupagalln 
nir iipellnti're itii^ienie fiisHero dinanzi a lei cundutti. Il elte 
landato da' inini»trì ad cosecntionc. et arriuatri 1' oceellattire 
Il pulH^iii reale, fu senza alcnnu indu}pu alla pre^eni^a dell' 
huptTfttriee menato. I.a qnale. poHeia clie l' tiebbe Inngatneiite 
«tpra Ih pnrsura et lu uìrtu dell' animale intorrn^rutu. f;li fece 
intendere, die. one egli di uenderlo ad ei^sa si eontentasse. di 
untii battere il farebbe padnme. elie piii dì andar ad ueellare 
iiuQ jrli farebbe mentiern. I,e qnai paride dalla Imperatriee 
iknr: ,.C<>tne~. dlt^H'egli, .uiadoirna. l' iieello et io kìhdio in 
poter nnutro. et il maggior fauore, eh' io da imi ponwi diman- 
lUre, è. ohe i|0elln nogliate da me in dono riceueve: perdoehe 
|iio atim» io la gratin uustra, ehe i|iiulnnqoe gran riedie/.za io 
mi piiteaci etili esso aeiiiiiKtare," Delle quai parole dataci l' lui- 
IMTuiritie granile aminiratiouc, non potendo appena credere, 
che ili »Ì ut>bil anim'i fuHiKe 1' ueellatore dotato, ucecttò il pa- 
piigutlo. et à lui duqiie cento Bendi d'entrata 1' anno per la 
multu »ua liberalità incontanente fece afisiguiire. Et fatto all' 
animate una rìcea et lionorata gabbia fabrieare. in quella 
riitiislolo . la feec nella eauiera sna collocare, et con ckiiio di 
niuìp rotte diniiiaiido. la maggior parte del giorno hì pelea 
truttrtien-. Hur e^Kcndo il-papngallo per lo spatio di due mesi 
rnir Imperatrice giorno et notte dimorato, et non liauendo mai 
temuto, elic'l falso Imperudore con lei giaciato si fniiw, di 
tiii lieto et allegro oltre misura, tatto di' in si miHem stato si 
rilroBKSP. rogìonandu con eHca una mattina, l'i tempo clie stila 
Bdk camera t\ rìtrutianti : „lo uefrgo nel uero", dissegli l'im- 
VMalrire, ^saggili et prudente uniniale. rlie tu eoii tanto in- 



lÉfi. 



ICi<-n':ttiipti nli|nanto Bcruuiu |K'r Iti notLcllu racniiit^i^lì. d 
luimiiK-iiiiiilo » cn'derc. ch(^ 'I coiiHigilìo ile' ^ioiiaiii ^li tiatioase 
(fi Dilanienti I iiii a|ijiiirtari'. Hcconiio il rii'iTnln lurn. i! mniteili ' 
niiiuìiiu |icr temilo nel neeiiiido |ialiipii. gnnlc (ii ]i»r|iiira tntto 
eru n<liirnar<i. l'uttoHi nella tctticn eunilurr». et la aurte wu i 
tutttt et ite MtcKBO del mcileKÌmo i-olore ue»itit<i, fatto la doD' 
xella del «ocond» clima alla preKenxa hus nenire. etcun Im ^ 
molte coKC haiiendo per buon »|mtin diuiunto, diedr online. ' 
ohi! '1 seemido nouelintoro liauetiNe à iicuìre. il quale dìnauxià 
Ini punto <'t la mano Ijanalagll, k'' f" "l"' consifrlicre lin- 
poNtn, «he liatiPHKe lii imuetla nna fi reeitiin-, Onde e^l! n) 
c<mimnniUnii.-iiti) prcitto in ootal Ruitiu ei>mÌDi:i'i: 

nNulla antioa citta di Uini^fHe fu già uno fjraude ei pu- 
tente Ke, k eui multi paeni et prouineìe erano nogjrette: et jtor- 
(rio elle e^li itra liuomo di malto potere, t'ecpui nno I)oI1ìh«iìido 
ensleili) per ttun habitntioiiL- nvl uil-zzh di i-rma citta fabricnre, 
ili|uale da cento fieri et rnld)ioNÌ cani, iiualì oltre di eìò iio> 
Icano ì eondennati l'i morte diuorare. la notte fseua cnHtndire, 
Hunea qnoHto He uno nolo figliuolo, ilquiile ^endi) di inolt* 
altre uirtn dotato, uni tiran< 1' arco ugni altro della ita una 
«cmpre aiian/.nua: et pereioelie unieo era. dilibcro il padre ili 
dargli moglie, per poter di lui ueder figliuoli, che del regno 
Hui) lianeuxero ad eHMere HuneenNorì. Onde chiamatolo un giorno, 
et fattogli cotal una dìlìberiitione intendere, disNegli. perein 
molte figliuole di gran preneipi ecHcrgli state proposte. In ri- 
KpOHtn di die liauendo il figliuolo dettogli iV essere ad ogni 
uolere suo presto, soggiunse, che d'una so! cosa eurainente. 
lo pregaua, e' hauendo egli ad e8Bere il marito, rasise cmiteiito 
dì laudare ti Ini la xcielta l'are: pereioclie douendu prender 
moglie, eon eui haue^ite tutto il li'ni])o di sua ulta à dimorare, 
i|uelin. elle ii gì' ocehì ttuoi pindutn I'usnc, et non ultra, pren- 
der uolea. Al elie liaUE'ndo il padre aecoiii<entito. nii^suna. di 
cui il giounne eonieiito fosse, ne potp ritniuare. Di elie do- 
loroso oltri' misura, una sapendo qnnl {Bl. SI ) eeuMglio intorm^ 
à ei/i jireuder p<Jtesse. misern et dolente niln paesana. Hor^ 
hauendo il sU" lonsigliere una saggi» et tiellitiaima figliuola — . 
'■uueiine, die fapeudo la balia dì lei. elie era donna di moltc=: 
ualore. eliti ninna don/.ella. elie ni gionane piaciuta funse. W en^ 
potuta ritronare. h' imaginó. <'lic la tiglìunla del eouniglierc p^s^ 



— 47 ^ 



t tnoltn una bellezza ^li liauesso h jiiacerc. Oudo rìtrouatn 
wnioiie d' e e se re eoii Ini, (ecejfli ìiitendpre, elie. oue egli In 
ìiìnola del suo padrone Imuesse updiitit. laquute di prudenza 
idi f»mia ngij' altra dell'età smi auntutana. era eerta, Hip 
quella iicr moglie Parrebbe presa. Alle qtmi parole [irestate 
il pnuanc t'orreecliie, la balia uaramente pregfj. che gì' iii- 
ju^gnas^e come lei potente uedere; latiiialc in eotal guisa gli 
lB])Of!e: „11 consigliere, mio padrone, suole quasi ogni Dominiea 
i figlinola ulln eaecia mandare, li fine ohe. sendo la settimana 
ta in opre nirtuose oeenpata, halibia almen quel giorno nl- 
t diporto. Onde, se noi dittiate di uederla, eii'j agenoluientc 
t Berrà fatto, nue Domeniea seguente uogliate in campagna 
Hguitarci." Delle quai parole rese il giouane alla balia grafie 
ifinitp, cift ad nn sol suo eonipngno fé palese: col quale 
ntoHÌ la Douiìniea à eauallo, alla luntaim le donne del con- 
Ig'lipre. die alla eaeeìa uscirono, si misero à seguitare. Era 
i lungi della citta presso a tre miglia una dinota et antica 
hie^a. done, poscia che la donzella, laqualc dal gìouane per 
ivegnali dalla balia datigli era conoNCÌuta, colla sua cnm- 
Agiiia fn urrìuitta, nel camjianile di qaella due colombi 
eorset et hauendo un'arco da pallotte in mano, si pose ad 
■dine per Riderlo tirare; ma il giouaiie. tutto che luntano da 
I ?i ritrouasce, di oift auedcndosi, tolto subitamente anch' egli 
kmrco da pallotte in mano, prima di lei tirollo. et nuo de''eo- 
Hnbi Kendo dal eolpo di luì ucciso à terra cadde, et l'altro 
^aacDtatosi et leuatuei k nolo, fu nella aria dalla donzella 
pila pallottn ancho egli ticeisu. Di che datasi il figliuolo del 
molta ammiratione. hauendo il ualore di lei conof^cìnto, 
r dimostrarle, eh' ella maggior colpo di lui fatto lianea. per 
) palafreniere suo le mando il colombo, che egli uccìi^o bauea. 
rpreeentare. facendole intendere, che ella per hauer più bel 
llpo fatto, se r hanea guadagnato. Oude la donzella, che si 
)enerDi;o atto de! gionane uide, nou potendo sofferire di eascr 
, aleuno di grandezza d'animo auanzata, all' i^tesso pa- 
vnicre il suo asslgmuido, gli commise, ch'in nome di lei 
Sin fortesia. che le hauea il padrone suo dimostrata, rin- 
Btiandolo. del suo anco gli facesse dono. Il che dal pala- 
tnicre mandato ad esseeiitione. il tigliunl» del Ke il naiore 




L 



et prudenza dolla tloiizclla t!>m»i<lrriiii(lo , tutto olic In fiu-'cia 
nuli I' liuuo»K(; iit;(lutu, tlull' umor ili lei Ik-rnuioiire «i Hccefu.-: 
l'r iIi»>]io»<(ii iut »t;ni Diodi) di nederh^ il Dolio, Kmoiitatu da 
ciiiiullo dietro itd uno c(;8)iiikIÌo non };u&ri liiiiUiiio dnlln couj- 
|ia(^nia dt'lli' donni* ni nascofie; [irpHHo del i|Dal(> unu bclliKNima 
et iihìitm lontana rìtrouundotiì. huuoiido la diinzidla )ii-r la fa- 
tiea alla oarcrn durala [HI. 'ò'J] ^undisninia xete, ifcopcrtaai la 
l'aeciu. della aequa di c|Ui.'Ua n fceo in duo orcìolt-tto rut*wi\ 
et in cotai guitta tiauendola il gioiiane nodutii v,' at-certit la Im- 
liu di'lla l)dli'K/.)i et utrtii di lei Imuergll narrato il aoru. Kt 
diliberutoHi di queKta {ircndere per moglie, il iiolor nuo Bubì- 
tumo!it<; al padre te paleHt>. Ui che lii^to il Ke. et allegro oltri' 
miiiura. perciò eM di ;;ìh liniiea la spcraiixa perduto, ebe ilonnu. 
eUe al figliuolo piaciuta fDSiir , hì potesse rìtrouare, eliiamato 
il eoiiHigliere et il ilitnidcrio del giouaue Miiralogli, tra loro 
oecoltamente il matrimonio conchÌD»>ero, in più opportuno t«mpo 
riserbaiidoKÌ di publicarlo. Onde Ìl gìotiune, elle ardeutenicntv 
la donzella amaua, di mirabii alli'grexza perciò ripieno, ninna 
eoHH pÌD dì»idera»a, che di tonto le sponfalitic celebrare: inlt. 
m corno k Dio piaeqDc, non guari di tempo stete . ebel Ite da 
cernile infermiti, dopraproHo di ijuctita uitu sì parti. Per la 
cui morte encendo il fiftlìuolo nel regno nuceeduto, dopo 1' baucr 
A ijuelle eoce jiroueduto, elie alla eonsoruatione delle ritta et 
uaHtiali Muoi faeeuno di meHtieri. il matrimonio con grand iuKÌtna 
lenta pnblicando, la nouelhi Nporia al palagio reale conduHnv: 
et quiui tiolotmcmeiito le no/./,r celebrate, ledendo egli andare 
colla doiir,ella a giucerc: ,.Sire''. dtBtt'ella, ^tutto eli' io mi 
eonoNCH k noi soggetta, et rbe A ciò giusta coHa è eli' io 
iieeouBeutÌHeH . noudinicuo . prima ebe noi allato à me tit 
corichiate, ni uoglio d'onu houesta gratia nupplieaiv. quar ì-, 
ebe haueudomì noi per moglie prcHu, «late contento di fare 
nello monete presso 1 nome uoHtro il mio Keolpirc." Dellnqual 
dinmndu gindleanilo il Ite di non potere eolt'honor huo e«m- 
piacerla: ^Madama", dÌB«ele, „one ciò alcuno de' Ite miei pre- 
decessori per lo passato fatto hanei^iBC, potete essere certa, 
eh' io per Io grand' amor mio uerso di uoi uo» questa i^ola, ui6. 
ogn' altra cona anco maggiore serci dit^posto ii tare: et dì ot<> 
facendone boi prona, ageuolmentc potrete aecerfarui. Ma {i^r 
eift che ne in questo, ne in altro regno non »'è mai intea«, 
clic ciò iiuennto Nia, sercte contenta di iiiiuenni per ifieiisato^ 



Be donend*ìii hIV lionorc . die jiiu rV ogii' altra eusa importa. 
liHuer rìg:iiunlo, non jiwssii della diniuiiil» HOfitra fami lieta." 
AIIi- (|iiai parole: .Sire", rispotiella. -io nel uero non liarrei 
mai creduti), die noi la priuia gratta, eli' io n' Im eliiosta. 
ftiMte ]Kt negarmi: iiiìt percioche ueramcnte coiiohco di e^Beniì 
a, non haiu-udo noi all' 1ioiJo»to dixiderio mio uolatu 
««Nlìttfare. Imuele h sajicix-, ch'io :iih-ii prima patini la morte. 
'.rhe noi allato it nii- u' liabhiate à l'orìearo. l'emendo giasla cosa. 
tA\fi liauendo noi. t<i rome detto liauete. l' occhi» alt' honor uuMtro. 
ìli inode^^imamente debba hauere al mìo rìgoardo.^ La qnal 
di li barati (ine della Keina liaiiemlo al Ite graudÌHsima noia 
"ecata, tt'imaginù egli dì prouare. se eo '1 me/.:£o della aututia 
jutesM! operare wi. eh' ella più di ciò non Thatienso A rìeproare. 
Ondo bauendu uno giorno i<eco dell' amor huu nerico di lei liiii- 
^atnentc diiii^ato: .Madama'. disHelc. ^uoì nel nero eHi4eiiilo 
I inuglie. ù non noler eh' io con uoi {lil. ;i.'t) halihia à gia- 
cere, oae nelle monete prefitto '1 mio il nome uontro non faccia 
Kolpìre. mi l'atte iiigiaria granile: ma. A fine che noi xiate 
uh' io in ogni maniera dividero di compiawriii , ni fo 
inteoddri! , rlic. mie uoi eoli' arco et naette in mano la prona 
Taoiate'. che à me iiederete tare, io eertumentc nelle monete 
•«no per fami scolpire.- Kt perciiiche ella nel lirar 1' arco 
tK»mi wilea, nendosi da t'anciulla continuamente i» quell'arte 
««emtata, che di ciò era contenta, al Ke rinpotte. Onde 
faauendola egli una sera dojio cena in una gran !<ala condotta. 
in capo alla quale uno hncìno non molto grande haneu fatto 
tollotiare. quello prìmieraineiite le fé uedere, poiieia dettole 
come dentro ui Imuea tre saette a tirare, con essa nell'altro 
k capo della iiala »i ritira: et dato online, ehe gli accesi lumi 
L fuMcro occultati, tolto l'arco in mano, tre saette in quello tirò. 
I delle quai. nì come il bacino pcrootcuano. chiaramente il snono 
I fi tentili. Il che fatto ch'egli hehhe. preso la Keina l'arco 
H in naDo. et tirate «neh' ella tre saette, il inolio della prima 
H *À»cDti, ma la pcreoKHa della (teeonda et terza non fu udita. 
H JJi ehe lieto et allegro il Ki- oltre misura, faceiulotii A credere. 

■ rhf la seconda et tema i*aetta non hanei^tie il bacino pereosBo. 

■ (n *r nk-KKo lUsne: .Hora xi che dall'alta dimanda della 
I lioana mia libero, da lei non Ncrò più iiell' anenirc molestato. 



' fadati-. 



iii> |iiu |ii.trii riciiMtrc, l'Ii' io ^fi'n ii 
tatti i lumi rcitirr. iicduic If tn- khv ndittc. il cui humiui ^ i-rn 
udicu, ili tre (nirti M liariiio [iii<.mir-, Ih prìimi . clic la ICiiiiii 
tim. nel niP7V;o <li <>sHn, i-t l'altre ilue 1' una à rniiii ali* ttltrn 
uidi? l'uiitìtti'. Di elii' UataKÌ inoltii amniìrutii)nc, };ruii<U'Uipnu^ 
i-onfnno Pt ilciinrato riiiiaKc. Uh ppri-iocho l'gli, tntto l^h^• ]i«t- 
tuito tiHiioM)'^. riiiii |)Utcii(lii ori-ilcri'. i-ht- In Ui-jnu fi hvì eolpn 
lianfì^Rc, ù flirt'. iioniiimeiKi » tnoilii alruno n\ liiKÌdcrio <li lei 
11(111 uolcu acca liti e II tir*' 1 et cuiioiìci^mlo^ clic mniii'Hiiiln ili (iDantu 
alla domili haiit^'» pronipgxo. Iacea cona. pìic u\V liniior htii) nou 
uccuntirtiia. tìiifc il Ho^^tatf Riornii tV osf-cr ila ccrtn iiil'orniìtn 
»n|irH|ire»o. ()n(ic In Hi'ìnn. die "ag^ia et ilisoreta i-rn. non 
uiilendo piT ciù dargli alcuna noia, non Io rìccrc^iiidi) all' liurn 
d' e»t>eru nelle monete «eulpila, alla xaliite di Ini ora tatta 
riuolla. Ilnr' anellino in qni-' {giorni. <!lii> exM-ndo da nli-unrcitla 
uìr.itK! di quel re^no uf^nulii noiiella. die pan unintTu d'nli- 
rorni, ne' tenitori di i|Uel|[> riirouandnsi, t';ieeano di f;ran rUtnni. 
M'iniHfcìll" il li*'- ^^>'' H^tnto era. eon tale uccunioiu* dnuerm 
ila) debito. <-lie colla donna liuni'ii. liberare. Kt tìnf;pmlit di 
riliauiTM nli|Uauto del inali- . alla Iteina iìs»v. i-lir ef^lì, come 
prìtini l'tii^fe riiianato. eulii, dune ^'li alicorni kÌ ritronaiuino, wu 
eimo lei notea nuiarsi. |irr uedere. ce in aleuna maniera po- 
tenHc di i]ue' (contorni ì)>eaei;iarli. Kt in cotal gnixa tinti multi) 
di poi diinoHtrando d' liiiner del tutto la ])rìniiera salute rieo- 
ucrata. il xepiente giorno, elio dalla Unta infinnitnni leui'i. fec^ 
nella corte ^na bandire, che eiaxeliednno dell» lanic^lin MUa 
lioni'Mne Ini ire friorni ritroiiiu>i «d nrdine: pereioclie \Iil. :Wi 
egli uotea niTso le citta da ^-li nlicnnii diinneggiatc cnualcare. 
Onde Hcndo nel ditto tcnnine o^n' uno preparato, egli colli 
Iteina inKiemc el In eorte tutta si jmtero In eaniinn, et la mo- 
lestia del niaggio co' ' dolci et dilettenol mgionanienti ^ pa^Kandn. 
nelle parti, doue gli nliennii «■rimo, non guari di tempo Htetien 
ad arriuare et ijuìni. poucia clic in mia <ii i|iielle citta Ih 
«patio di due giorni per ri(it<irarNÌ delle liiticlii- del niagp» 
Itelibero preso rìpoi^o. diede il Ite ordine l'i tutte le i*ue genti, 
die Della uieina eumpagna tiHuet'sero ad essere tesi ì pa^» 
glioni : pertdodie non piti nella citta, mfi fuori jier ineai'cinre p|i 
alicorni di (|nelle partì s' baiieii l'i lUniorare. II i>he send» hiu 



liilHm<-utc (la i-ì:iM'li(><liiiiii iiiiiiiiÌ!ili> iul i-r;Kecutu>iii'. lutti allii 
■■»iii|i)i);liu m' iillo^^'inroiiu: et rif'i;Dn<l<i I eoinmiiiiditmi'iitd rlr-1 



Iti* in dinerHu parti i-BiiHlniiifin. 
wicttr ucciiieuHiio. Iloi- huoiiih' 
rglì oolln lieiim alU <'iMn[»i^n», 
(■otftì tiDÌnmlì iiiwicini' nìUpro: t't 
tittsìuio era. piiidicfi iill' lioni rti 
inn^lìf biiiien. di Kciit|itrla iielh 
riunito: ^MadHiiia", difw. _io n 



gran iiiiiii<>ro iV ;ilicnrDÌ nrdli' 
lino giorno, t-lic. ritroiiaiidoM 
imo nia^obio et una t'i'miiia ili 
percìoclip il Un pollane astn- 
dnnerKÌ dal dchitn, (dn- colla 
moiii'tc. liberare: et ad essa 
I. elle per lo pegno, elie con 



noi. qnand" le i-aptle nel bneinn tirn^nimo. perdei, di dcnlpirui 
nellf moiK-te soiKi debitore: uià percii'i ehe et ]ier la infermità, 
clic all' lioi'a mi t^opraiienne. et per la subita jiartita nostra in 
qni'fite parti, non lio potuto il debito mìo sin' al presente pa- 
gare, io ni jiroDietlo. etie. one eoli' ingegno uoKtro sappiate i^i 
laltameute operare ehe il maseliio di quegl' animali, quali liorii 
neghiamo, t'emìna. <'t hi t'eniina maNeliio liabbìa ii din<>iititre, 
tantosto ehe nella rea! citta iiontra saremo ritornati. nÌRsiin' al- 
tra coMX prima l'an'i, die ipielbi. di eni iii sono giustamente 
debitore." Alle iiuai parole liaiieiido la Iteina risposti», «die, 
nne egli hauesse saputo ciò l'are , di die lei rieercaun , essa 
anco \a rìebiesta intorno ;'i gì' alicorni fattale barebbe ambita- 
mente eRsequitn; il elio ono altrimenti allenisse, si contentana 
ella dal debito, ehe seeo hanea, di liberarlo. Di cii'i allegro 
et lieto il He oltre misura, rispondendole, ehe delle eonditioni 
propuMtegli era contento. pre)iO 1' areo in mano, et co» una 
saetta r animale, elie maschio non era', nella coda percotcndo 
si Secv, che tirando pe 1 dolore del eoljio de' calci in aria, egli 
IneontUDente eolla seconda saetta in'll* mnblieo Ih percosse: la 
<|luilt> Kiti' al uie/.zo nel corpo penetrandole, il rimanente, che 
di fuori si uedea. ad uno membro nìrile di cotal animale s' as- 
soinigliana. Poscia scii/.a alcun' indugio il maschio con una 
[ Metta nel luogo della natura feniiiiile ferendo, coli' apertura 
t della ferita alla feinina Io fece nsi^omiglìare : et alla Keina 
[ rinolto: -Hor tocca iinoi. Madama", disse, .dì proiiare, se più 
bel colpo del mio saprete fare." Il die detto cbe egli liebbe, 
preso eiia l'arco in mano, et eolla prima saetta al maschio 
rttaiitlo il eorno A terra, la seconda nella fronte della femina 
mtinM'), mi fattamente ehe la femiiui iBÌ. 'Mi* al niasebiii, et 



il mii-nliix iillu iViniii.-i . (\uH]f iiariiniliii<'iii<' >'- «lei i-iirno priiui, 
ni;iiii<' ad iiMKi •ini;.' li )■>*■■. Umli- IìhikikIo ctitiii cul|iii il He iic- 
dutfi, cr. iMiKiwci-ndo per cift ili non \wU'r jiin «Uh tiii>};lii> Ai 
Hculjiirln iii'll*' nioiit-tc' lU'.i^nrv . il clic ]ior rispi-tto di'lV lioiiur 
BDti ili nlciititi iitHTiit'rii fiir non iioU'ii. di tnulra ini ai'i^t-i'ii. ]t<>r- 
cto clic andrà ri' cwkit di iiiriii cr d' iiifrPKim da lei mtperatu. 
dilìlicro di durlf in ak-uii inodn la iriortc Mi't giiT all' hnn 
t' unimo siili non iialenandu , ni {ladipiliono ritornato , «d uno 
de Miiui curificglicri occultuiin-jitu impone, <'lii' In (nr^uciitit nutlf 
iii>l |i;iili^lioni- dolln UeiiiH l'ntnitn, ol e lieta mento It'^atula, 
dt-ut^Mso ut-'llii cittiì reah (;otidnrla. et a'* eiiito fieri H r^bbìoid 
culli, quali il Ki^TS^Iio di Ini ne'*fos)*i la notte xoloHno custo- 
dire, il fine elle diuorata liiHne. neiiKa aleuii' indugio l' lianeBdc 
& gitUre, Il l'Ile i>i))iitanieiitt' dal eoiii<i^liere eH^equitn, In 1:^ 
mÌBera ^iouaiio nella citta reiile oeci diamente condotta, et 
a'^iAanl, Ki-eondi) 1 crudel' online del Ile. laxeìata à diuitmr^, 
Ma Meiido il erudel penmer di Ini itn f'iillito: jiereio die. ella 
da'* Ofluì couttiiiiiuta, co''<)uali. tantocto che moplìe di Ini 
diueniie. eoi dar loro k mangiare di>me!<lietiiiiente nunre sole», 
dtt i]uellì ^ranileniente l'u carezzata, lenato tini) Naf^o. ebe «d 
una bueu de' foffi hÌ ritrouiiuu. per qnellu t'uori della eitta 
fami et faina ho ne t'ungi, et nin' al leuar del mi\e eaminandti, 
in un uìllujf^io non nium dalla eitta Intitann in eana d' ini 
(loiiertj eontudiim. il (jnale con una sua simia il pane alla fna 
l'amiffliuolu ;;uada^ii!in!i. eapitò. VA quiui dn lui dello »tat« 
ifno interrof^atn, jrlì ri>*|irwe. elie era una poUL-ra l'oradtieni. t^hr 
padrone in qiie" contorni gina eereando. Onde moxNu il eattìa- 
dillo A eooipasKioiie. uedendo In giouaue. elle di brllisMnHi 
uspettn er», nolontierì la riceuette. et ogni giorno per le moltr 
uirtu. (di' in lei Hcor^euii, iQBggiorDiente auiandola. l' aeuett» 
per figliuola, et andando eolla «imi» in que' nilliiggi guadi- 
guHildo il uìuere. eolia brigata tua lei insieme iimorcuolmeiid' 
DQtria». llor' essendo non molto tempo da |ioi il He nella oi'tls 
reale ritornato, ìuleMi dal nonnÌjrliei-e. elle all'ordine di Ini 
hatiea iiilicpa e.-iseeurionc datu. sendoci di già d«l fiero »rhi 
eomniandanii'iito ^randeuiciite pentito, misera et dolente Qlt« 
paKHuun: ne guarì Ktette, ebe ]ierei6 da min grane int'ennttn 
soprapreso, albi quale rimedio Jilenjin non xi potea ritronare, 



in Ini il' iiiciiihibil itiortc u]ai]il'e>t issimi M-giii si ^c:i>i'^'cUiiiio. 
[) olle ne' villap-gi alla citta iiicini dinolgatosi , ali* oriH-ccIiie 
della Uciua. ph"in casH del i-nntadiiiu si rìtramma. pcrueiine. 
La quale cndOHoendo cii'i tnttc al li<* suo marito, quale gran- 
demente amauH. jicr camion f>aa anenin'. s'imagino di noler 
rlla alcun rimedio rìtronar^li. V.t tatto al contadino intendere, 
rlie wnlea ewH« il Re gnarìre. et in cotal guisa far k lui gran 
fotninn di danari guadagnare : „Giretc". diti»egli . _alla eorto, 
et farete a"' baroni di Ini intendere, ehe. tntto che al mal «uo 
uon kì sia sino ad Itora ]iDtnto alcuno rìuiedio ritr'juare. noi 
di eerte/jta nel iirìniiero stillo di {B/.ii*V\ siilute lo ritornarete." 
Kt dimandatole il eontadìno. qniil sorte di rimedio gli doiioHse 
dare: _Iu ìionn «■erta-', dissegli, ,|»er i|nel. ehe |inblieaniente 8Ì 
nigioini. il mal di Ini da niun'altra cagione, ohe da molta 
nslineonia et da ])rot'ondi pensieri procedere. Onde haueiido 
egli colo hisogno di rallegrarsi', giunto ohe sarete allìi jire- 
«oDza di lui: -Sire", diretegli. ..ìji molto bene 1» uatuni dell' 
ìiilermita nostra conosco et spero di tosto da lineila eoli' aiuto 
ili Di» poiei'ui Hherare. Voi intorno a' 'borghi della citta iio- 
titrn ni ritrouate gran namero di belli et diletteuol giardini. 
tic' iinali fnrendii il più uagn sciegliere. quini una stanza terrena 
ui farete aeeommodare , alla (piiile. poscia che l' liarrete dello 
eom> alla real (lersoua iHiftra bisognose fatta adattare, ni t'a- 
rutf subitamente condurre, doiie iinehor'io seguitanduui al 
mal nostro sen/.a alcun' indugio ritrouern riparo." ,.11 che'*, sog- 
jpnnHe al contadino In Reina, -jiosein che noi gli harrete detto. 
[et ch'egli harià il oonitiglio nostro e8sei[UÌto, ({uini la ^limia 
^oontra nui nienarete, laqnale t soliti «tuoi giuochi facendo, in 
nnitK festa et Ictitia tenendolo. In salute )irÌKtiiiu 1" l'ara del 
tutto riconerari'.- !.e quai paride intese che hebbe il conta- 
. iienxft pin diferire, alla citta s' auìo. et fatto al Ifc intcn- 
quaRto dalla gionane gì' era stato insegnato, egli jier di- 
ieriw «li guarire in HspoHta gli diede, ehe quanto da lui gli 
ra staio detto, par che da tanta infermità potesse liberarsi. 
n'blic incontanente csseqnire: et chiamato il mio maggior- 
no. gì' impowe. eh' in alcuno de' * ]m bei giardini, che presso 
I tittn si ritroua^scro . una gtan/a terrena faees.se per la 
^rMtna Bna sen/a alcun indugio preparare. 11 che haucinlo il 

' rallegrasi. ' <U-. 



4 




niH(^gi<irduni<i iircntaim-iitc ci-Hciiiiit'i. i|uiui "i i'vw Ìl se^CiiK 
frionio in 1111)1 Ictticii conduiTc. ilutif «euilo itmauto. udendo 
ilc'HaHÌgiiuoli et Hitri iirelli il cnutii. in iiiio dili'ttL-uoliiimtuu 
;;iar<lÌiio ritrouun<loHÌ. |iHrii<- che m riillc^riisni' i4l<|iiniitn. el ìii 
lircuc tcinpn ili f^iaii miglioraiiifiitn imiHtn'i kc^uo. Hur lia- 
UL<nilo i)UÌitì il (.'iiutiiilìiui In niiniii imi comlottn. diiiiiUKi «1 III' 
|ireMeiitatot«i . et di già aiii>diitot>i, clic jier linuf-r ri l'Miiffiiitit 
KtHnxii il tuiur jrli s' iTM al<|iiHiitii rallif^mtii. I' acfcrti'i dì lin- 
iierlo tonto iipllo iirimiern «tato ili Miluti- n-i-tituirr: et liaucnèi 
(■«Ila NÌmia »uh diucrsì f;Ìuo<-Iiì alla ]>r(>Ht-ii/.ii di luì tutti, \m 
Dotte le riHii gli inni^Ni». ToKeia iiii-iiatalìi niella niriita. In ((ualc 
era allo M-ii)a-rtu i-t l'i canto di una tìni'ntra della i-attiiTa. dour 
ef^lì era, xi facen, quini lefcutata et al Ite rìtuniato di ninllp 
enxc allFfrre comiiiriò xeco » (liuisnn-. Kt in rotai ^iiÌ!>a Qui- 
etamente ìl teiii|iu pHiiF'andii. {iartii-|;li ili udire iielln ciieiiia al- 
ciiu iViniore, et alla tine>'tra ueeowtatn^i Uiile la siiuia. ehe sola 
(luiui i^i ritroUHUii. ud una iientola aeCoHrariiì . nella (| aule al 
Ihoco due trroBci en|i|i(iiit |»t Iu lioeea Min y'i i-uoefunno: la 
i|nale intorno F;uiitHn(loKÌ i-i ijuìni «ola iirdendoKi, seofierta la 
|ientolii. unti de' ea|i|ioni Inora trii^se: et ashettatai<i |ier mel- 
tei'loni à uiiin;;iare. uno k'''*» nitihioiie. nednia Ih [Jti. '.\7\ 
ragiina et ealalodi, il eii|>j<iin<- delle mani della (■iniiu leuó. et 
eoi) i|Uello iiolaiiilo iii-iraria. lei dolente oltre iui)>iira laMrin, 
Onde liaueiido clln dililieraln . se Je k\ l'unse ra)i]ireHeiitata 
l' oe^aHiom- di n^idinnetite ueiiflle^troi. Mtaiidoni elx^ta in un 
nanto della eueiim guatando, ne per aueuturu Ìl nilibio rìtor- 
na)*r>e. dopo niguantn "patio aixati ^li ueelii, lo uidi- iiitoruo 
alla eucinu uolare: et i-lla elie* cagare et at^tutn era. alla 
pentola da nuouo IleI'o^lHtn^i . l'altro cappone tiiori ne vanii, 
et fìuf^endii il' aNHettarni per iiolerln mangiare, «ipra^uiitn il 
nibbio, et »<ipra della sìnita calatoci, credendo dì donergli Ìl 
eeconilo anco rubbare. tu e^flì da lei. quale tutta l'i ciò intenin 
era, preftaniente rapito et uceir^ii. Kt pereioche dell* liniiergli 
data la morte nnu ni contentuua, ut ine^'lio elie ceppi- pelatnio. 
al l'uoeo nella ))euto|a insieme eoi «eeond" cappone . che ca- 
nato liHUeii. lo ripot^c. ìl quale htfiettacolo liaueiido al Ite (x-r U 
Kagaeit^i della MÌinÌB (trand" iiniuiiriitiom' et diletto recato, tutto 
lo rHllegr^>. Ne f^nari ili leinpn «lette, clic, wiido il euoeo 



Alila eDciiia ritornato, uoicndo nedere in ulic iciiiiìiii' il dosi- 
lare del Re si rìtroiiKK^^e . allii pentola iicuo^tiito^i it ritio- 
Mtala ti(W))ertH, .si diede molni uiaraiii^liii. et tolta in nu^ntola 
b malto, «rodendo dì doimr i t'ajijioni di ()iicI1ji fauiire. dentro 
fortunato nibbio ni ritmilo: ikd i|ual' aecidi'iiie tìeriinicnte 
lulfndutfi. uv stipinilo come eiò (joitssc ewser aneiiutu. j^ran- 
li'mt'iitc si eineiaiia. ci; non jioieiidosi inmginare ([iial norte di 
liuuuda litiue»«Ae ;il Ite buo «lignore ii prepararti, il i|nalt' dal- 
p riiaì, elle di enpponi, per t'a;iioiie della Ìnfermit:i sua pa- 
icffp non ni wolea. tntto cont'aso si ritrouauu. Il che al IJe. Ìl 
]uale r liUtoria iutiera dalla fim-Htra ut'dea. sì gran diletto 
e. tdie della {fra» fUa malinediiia liberato, uerainente «>- 
lubbe di baner la primiera snu suinte rieoiierata; et non po- 
leudo tolerari', elie pia lunga mei ite il enoeo kì liauewMe pereiii 
t cnteciHrt'i la i^apteila della !^imiii et la di>iatientiiradel iiibliiu 
In prineipio pli rucconti'i . et f'eecwi in brene spatìo un' altrH 
lortf ili uiuanda preparare. Kt in eotal yn!"» pia triorni tra 
Attti de gli nefiUi et giuochi, die eolia niiniu alla |ire»>L'ii7.a dì 
ni t^ttntìuunuieDte ìl eontadino faeea, dolee ulta passando, 
Wlienda le perdute fiirze del tutto rieouerati-. dì rittiniare nella 
iftta frci-. pi'ueieni. Kt eliiainaCo à n- il eontadino. ditnandu- 
fOÌo da cui eofal wferetu, elii? la salute gì' liaiiea apportata. 
MUCi'i'e apparato, licbbe da Un in riiipoiita. ferali tetiipo eH»ere, 
ih* egli lo .•'api'ii. Il elle non cssendotrli dui Ke tireduto. per- 
lio rlif bnoiflo idiota et di grossa pa^ta gli ])areii, lo eof^triuHe 
la norita à paliwire: liauendo da luì inteso, elic eio da 
ina gionanetia. cln- padrone nel trUo nillaggto eereaua et ìi 
1 alla ttuu Htunza era eapitata, jfli era stato inrxgiiato, 
[)ade il Ke, elii< si ^raii hene^eio liauea riceuuto, incontanente 
i poiitjulino impone, eh' il sejfoento jriortit) Kenxa inun tallo lei 
marffo nella citta, doiie ei sarebbe litornato. alla presenza 
n» il i-ondurre : perein ehe tutti due da se eon-i B/. ;^)tenti 
t lifti nel lor villaggio rimanderebbe. Onde il contadino al 
ummundainento del lìe presto, alla stanila rìtoriinto. il tutto 
Illa keina raeontó. et do' miglior panni, elie potè, t'attahi 
liiiltre. il Hegueiile giorno dinan/.ì al Ife. muriti) su», nelbi 
aiiiKTa la cunduHsc; il ipiale sottilmente mirandola, parendogli 
ftttv. ehf atln Ucina. sua moglie, tutta m iisHomìgliasse: .,Ueh. 
lioiini. p*^r tua l'v. dissele. ^diKcreta giuliane, ehi lii ti sia. et 
1) cai ti^lìaola." A euj iti notai guÌR» ella rispoi^e: „lo. Sire. 



la saenturata moglie iiontra sono, quella, la quale uoi hauendo 
fatta alli rabbiosi cani, chel palagio nostro la notte custo- 
diHCono, gittate, hauete sempre creduto, che da quelli io 8Ìa 
Htata dinorata : i quali non hauendomi fatta offesa alcuna som- 
mamente m' accarezzarono, percioche sino dall' bora, eh' io mo- 
glie nostra dinenni , co *I dar loro à mangiare domesticamente 
con essi usar soleuo. Onde per una buca de' * fossi del pa- 
lagio fuori della citta fuggitami, in caj?a di cotesto buon con- 
tadino capitai, ilquale. merce di lui, mi accettò i>er figliuola. 
Hor quiui per poco s))acio dimorata dell' infermità nostra uenne 
nouella, della ({uale hauendomi io sforzata di sottilmente in- 
tendere le conditioni, mi feci à credere, che per anentura uoi 
pentito della crudel sentenza, che sopra della ]>ersona mia 
haueuato fatta, per tal cagione faste * in si grane et pericolosa 
ìnfirmita cadnto. Onde conoscend' io, clic altro sciimpo. che il 
tenenii allegro, alla nita nostrsi non potea ritrouarsi, si come 
uoi me à crudel morte condennasti. cosi io allincontro uoi 
da certo pericolo della nita tentai di liberare: et il compenso, 
con che uoi hauete la j^erduta s«lnte ricouerata, co*l mezzo 
di cotesto buon huomo ritrouai.-* I.e (juai jiarole dalla Reina 
dette, non potendo il Ke tenersi di lagriniare, abbracciata la 
giouane, del graue error suo le chiese perdono: et da lei la 
nita riconoscendo, come sua moglie la riceuette, et non solo 
per r alto et nobile ingegno di lei nelle monete presso di se 
la fé scolpire, ma co 1 consiglio di lei nell' auenire tutti gV af- 
fari del regno uolle ministrare: et una gran festa hauendo 
ordinata, per hauer la Reina sua moglie colla nita insieme 
ricouerata, al contadino del uillaggio tutto, doue egli habitar 
solca, fece dono, di che resene egli alla Reina gratie infinite^ 
di contadino ricco signore diuenuto, con gran letitia al uillag- 
gio suo sene ritornò.** 

Gran diletto et marauiglia insieme à Behramo diede la 
recitata nouella per i uarij accidenti in quella dal nouellatore 
racconti: et hauendo 1' astutia della simia^ intesa, et la disa- 
uentura al nibbio auenuta, non potè tenersi dalle risa, di che 
essendo i baroni di lui lieti oltre misura, uedendo, che il lor 
prencipe maggior miglioramento ogni giorno mostraua. in 

^ de. - fiistfi. ^ HÌnia. 



- 57 - 

nomi' ili Ini nriliiiuroiio. die |ioi' la si'gueiite luiLtlìii» del nier- 
cole di jHT tenijni nprii' uno :tl terzo jialapo, il (]uale tutto (li 
aarìj colorì era adoriiiitn. haui-sae art aniarwi. Onile la i;orte 
tntta al l'oniiitandamoiito presta, rt'habiti all' adorimmcnto ili 
^Qello somiglianti iiP-(B/.3it)stit8i:ii . come priaia fti giorno, ni 
iTÌ poiidtiBsc. Et qniiii i^endo^i Hwliramo per bnon epacio di 
itempo colla donzella, che ini rìtrouo. in dilettcaoli ragioita- 

leuti tratennto: poscia clic lieblie desinato, et pre^o alquanto 

ì riposn, fatto il terxo noucllatore alla presenza sua nenirc. 

fmmiKegti, elie iianessc la mia nouella ;'i rnecontare : iliinaie 

I cotal gniea eomineiò: 

.UitninuaHi netl' India ima citta ^n]nn la niiirìiia. /elieli 
ftominata. ad nn riero et gran signore idololatra. elie Ìl Lefine 
ira. soggetta. Solea egli eotecto signore lianer nella eorte 
i dinerwi artetìei di molta eeec1li-n/.a. mii un' ornft'o tra gì' al - 
il «ni per lo molto suo iialorc in quell' arte ninn' altro nel 
nondo tntto pari non si ritronana. Kf |]ercÌo die continua- 
mente alcuna bella et niirabil opra far solca, uenne iu pensiero 
l «ipnore di farsi da Ini imi gran Leon d' oro fabricare. Onde 
■ila presenza stia chiamatolo . Iiaiiendogli diecimila peni d' oro 
i qtiel paese eonsignati. die di quello mio bellissimo Leone 
fìi lianesse ii fare, gli impose. Hiccuuto dunqne 1' orafto tanta 
mminB d'oro, ad altro il pcnsier suo non rìuolBc. clic ù douer 
■Il Leone di tanta eccellenza fabricare. eb'in ninna sua parte 
mn gli potesiiic da alcuno esser opposto: et l'i cotal impresa 
KiAtoaì, nello sparlo di dieci mesi uno ne fece, à cai ad esser 
lino il solo ■'pirito mancaua. et tntto clic d' infinito peso funse. 
ìlcitne mote sotto i jiiedi gli fece, die da dieci liuomìiii soli 
I qnalnnque parte potca ewser agcuolmente condotto. Quesf 
l^irs per r eccellen/.a sua sommamente al Re |daeeiido, sì 
ihtuminc la uedca. era di tanta auimiratione. che appena si 
jotea aleimo persuadere, che di man d' liiiomo fnsse stata fa- 
Ricats. Onde nidendo il signor l'alto ualor dell' oratTo in al- 
mua parte riconoscere, perciò mille et jiin scudi d'entrata 
tiranno gli assignò. Hor' liaaendo cotal liberalità del signore. 
Bulti orafTu cbe nella dtta erano, à grand' innidia mossi, jiiu 
late girono il I^one a considerare. per|ioter. 8e alcuno difetto 
ìtlY artefice acorto lianewsero, fargli aleuna oppositionc, et essi 
I ^ratia del signore acquistarsi. Et tra questi uno ne fn, il- 



fif. 

In f^iiiMitiiratii Dio^lic iiiihIth sniin, qiii'llii. In i(iitilc noi liHUrmlu 
futtit ulti riibbìo»! cani, elici palagio iioHtru In notte noHtii- 
dist^ono, /pttnrp. Iiaiii'tf ffiniin* crediUo, che iIh (|UptlÌ io «ia 
wtatM iliuunitK : i limili non haiicmiomi fatta dllViia alcuna sioni- 
niainetitem' accarezzaroii", (wreidOlK- fino dnlV tnira, i-h' in mo- 
glie uowtra (lincnni. co't liar loro i'i ninDgiarp clomenticnmente 
con essi usar snli-ud, Onilc per iiiiit hnca dc''tnti»i rtel jm- 
lagio fuori della citta t'iig^raniì. in i-ah« iH rotpnto limin ciin- 
tadiuo i'n|iitni. ili(nalc. merce di luì, mi acecttù |ii-r fi^rlinnln. 
Hor quini per poco ^^pHcimlininnitn dell' int'ennita noHir» nenne 
nouella. della ijualc liauendouii io alorKari) ili "ottilmetiti* in- 
tendere le oonditinni, mi l'eci A credere, clic per aiientura noi 
pentito della erudcl Hctitcnza, die «opra «iella perdona mìa 
lianruafe fatta, per lai eairiunc l'ucte' in si grane et pericolona 
infirmita caduto. Onde lonuKceiid' io. rlie altro ticam|»i. elie Ìl 
teiieriii allegro, alla aita uontrii inni potea ritronarni. i^ì come 
uoi me i\ erudei morte eondcnnaoti , eo«i io allineoiitro u«i 
da eerto pericolo della nita tentai di liberare; et il coinpeniio. 
con clic uoi liauete la penlnta fallite rieouerata. co '1 ii)exr.o 
di cotesto buon huomo ritrouai." Le (|Uut jinmlc dall» licina 
dette, non ]iotendo il Ile tcucrr-i di laffriman'. abbruceiata la 
pouaue. del f^raui' errnr Mito le cliicHC perdono: et da lei la 
aita rieoiKiHcendo. come sua moglie la rìoeuettv. et non koIo 
per I' alto et nobile ingegno «li lei nelle monete predio dì ne 
Ir fé Kcolpire. nuì co 1 ponnìnlio ili lei neirauenire tolti gì' af- 
fari del rejijno iiolle mÌiiii.trHre: et una ^ran festa lianetidn 
ordiiiHlii. per liaaer la llcìna kuh moglie eolla ulta inxi^ine 
rieouerata. al contadino del uÌlla(fK)<' tutto, doac egli liabìtar 
Kolca, fece dono, di clic rcHciie egli alla Iteina gratie inttiiite, 
di contadino ricco signore ditienuto. con gran letìtìa al iiillag- 
gi« Muo Hcne ritornò.- 

Knin ililetto et marauiglia insieme à Hebraniu diedt? la 
recitata nonelln per 1 iiari.j «ceidenti in rguella dal noaellatnre 
racconti: et Imiicndo 1' astuti» della fimia^ intetia, et la diai- 
ncntura al nibbio anenuta. non jiote tener»! dalle rìi>a. di elie 
Bcscndo i baroni dì lui lieti oltre misura, iiedendo. clic il lor 
preiieipe maggior migliora mento ogni giorno moNtriitiH . in 



ntiuif rli Ini iinliiiuroiLO. utie jii'r In si'f^uf^iUe luiiltiii» ilt^l iiier- 
ffole di [UT tempo o^rn' uno al terzii jialagio. il quale tutto ili 
Uarij colori ora «domato. Iiauestir ad atiiari^i. Onde la corti' 
tutta al ooiniiiHiids mento iiresta. d'iiabilì all' iuloriiiimcnto dì 
quello untnifliaiiti ue-l B/.31>)stitani. t-ome prima In giorno, ni 
■oiidasM-. Kt qniui Meiidosi Itolinimo |ut buon gpacio di 
tempo rolla don/olla. vhf ini Htrnuo. in diletteuolì ragiona- 
menti tratpunto: poHcia elle lu-bbe desinato, et preso alquanto 
di ripowi. tiirto il tenero iioiiellatori' alla presenza sua nenire. 
eotnmiKegli. ehe lianeese la «na nonella à raeeontarn : ii(]unle 
b rotai gnipa eomineìò: 

>IEitrnoun»<i nel)' India una (.-itia Mipra l;i inarìiiii. /i-liidi 
toiniiiata. ed nn Hwo et gran signore idoloiatra. che il Leone 
tdiira. NOggettu. Solea egli eotento i^ignore lianer nella corte 
lUH dinerxr «rtefici di molta eeeellen/a. nii'i nn' oraR'o tra gì' ai- 
ri, i\ cui per In molto «no ualore in ipiell'arte nìun' altro nel 
Dotidii tutto pari non ni rilronunii. Kt perciò elie conrìiiua- 
nente alenn» bella it mirabii opra far solea. uenne in pensiero 
il «ignori' ili fallii da Ini un gran Leon A' oro t'Hliriearc. Oinle 
lIU pretienxa nuh eliìamatfiln , liamiidogli diecimila peni d' oro 
K qnel jmese ennxignati. elio dì i|Uelli> uno bellissimo Leone 
fii hauewse h (are. gli impose. Kirennto ()nn(|ue l'oraft'o tanta 
lomma d'oro, ad altro il jiensier .-«no non rìuolse. rlie ìi doiier 
in Leone dì tanta i-wellen/a t'abrieare. eb' in ninna sua parte 
tioit gli pot4?»w da alenilo eswer opportn: et à eotnl impreca 
postoci, nello spaeio di dieei mesi uno ne feee. ii cui ad esser 
nino il t^ido ^jiirito iimneailu. et tutto ebe iV infinito peso fnsse, 
alunne mote sotto i piedi gli feee. ebe da dieci bnomini noli 
ili i)naluiiqiie parte potea esser ageiiolmeiite condotto. Quest' 
opra per I' eeeellenKa Mia sunimamoiile al He piacendo, A 
eìtìiiniiUF la nedcn. era di tanta amiuìralione. che appena si 
polca flleuiiii persuadere, ebe «li man d' liuoino fnsse stata fa- 
brìcata. Onde iinlendo il signor l'alto ualor dcll'orstfo in al- 
enn» parte riconoscere, perciò mille et più seudì d'entrata * 
cill' anno gli asHÌgntV. Hor' baneiido rotai liberalità del signore, 
[iKtlti oralli. elie nella ritta erano, à grand' inuidìa mossi, più 
fiate girono il Leone A considerare, per poter, se alenno difetto 
dell' artefice scorto liauesseru, fargli alrunu oppositione, et essi 
In grafia del signore acquistarsi. Et tra ijnesti uno ne fa, Ìl- i 



(inule i'Hseiiili' (li foltilt' et ultii iiui-iliiiii-iil<< <li>l:itti. iiku vni»- 
HOfiiilo i-of-a. clic uri Lroiic rijimiilcr "i |iiitrKSi'. in i|Ui>II<j [rt 
111 ^riiiid('i!/.H vt i|iiiilil)i iti Ini non |iuti<r ('fmitc dìfci iiiili» jieci 
(l'oro h'unidc: et i|iteiitB ^iiidieuiidd cffli hiuinn r>(M>aManc di 
Tur r (irufl'o d<^'ir ciitruta iirinarc. et d' ii('(|UÌKtur«i esKd In 
Kriidji del wipnorr. l'i colnl i'omi lutto cu 'I iioiinii-ro i-rii nufdd*: 
iiiA |nTcio l'Ili! iiou ]iotcii (rrcilurc. clic |icr iicpprtiirHÌ del latro- 
l'inii) dell' ni'Hltfl, ileiit'XKe il Hi^nore In tÌKUni di! 1' Hiiimnlc. 
clic nì jierfetto eru . far in ]n-/.xi tn^tiiire. iHtIo t*i cnieciaun. 
1)011 Kn|)eiido mnHHiinHiiieiiU- Nuorgero. iu chi'' iiltr» iiiHiiit^r» 
tant'uro h' liaiicHNc ti |ich(ii'c, Hnr di eìiì uno Sfiorilo eolln 
iiiOf;li(> i^un diiiÌKiiiido , le iiciiiie l'i dJrt'. dir eliiui)i|uc s»)io>ifi' 
nlcun N(rcreto dì ]ioter il Leone |ieNtm' et il HÌpnorc del com- 
iJit'sK" flirto dairorHtl'o «ceerdire, et 1' eiitrittii à Ini lotKigimt» 
et 1)1 jirralid del ;<igiiore M'nxii tdcuu tulio ><'uci[iiÌHtiiretihe. l.e 
[li/. 4t>) (|UuÌ iiiiroli- dulia doium iiitew: -lo >oiio |)Ìii clic 
(^ertu". al uiarilo nMjioxe. ..-v tu lanci l'i ine l'are, di doner 
ijnento wereto taiitoolo ^alenarti." A tni lianci do vgW di-tto. 
eli(}. «uc ci''' liKnetKe rniinro innei^lìgare. nelV anenire Uefa et 
f'rliee nita liarrebtiouo |iHN»uta. »i diMjioiie elln collit luofrlic 
(l(dr orallo, rnii ciii «leune tittte ncar «olca, min ntrctta dotnf- 
srielie/-/,a Iure, t'Heeiidofi » credere con tal ineKKo di n^eual- 
mente poter il dÌNÌderio miiu oiteiii're. linde |>iu tìjite ulla 
orotione diuaii/.i al Leone ritmiiatHla. dì diiiiTNe eone ìiii>ieiite 
diuiHDiido. le Henne ì\ dimn^trHre. in i|Uanlo t'elici- Ht«to ella 
ni ritrouiiKiie. CHsendo um^lie di biiuinu al ni^inurr )ilt Io tuidtu 
tmlor !ino tanto ;i;riiti>: |iofeÌH In lielleicxa del Leone eonsìdf- 
raiiilole: .l'iia ho) eova". dinscle. ,.iu neiito g'i ni cecelletite i>pru 
op|)orni: liU|Uiitc l'HHeiidn in ofi:nÌ Kua )iarte di tHiit}i|a>rtettinue, 
liare. die pvr non putt-rni eotei-to animule jioart;, in m- con- 
Iciiya aleuii difetto: did quale one niaiieant^e. certo (', che liei 
iiwntro llcmtnpcriu nltr' opra ii (pienta nouiÌRlÌante non nì ritro- 
uerebbe," Le (juai parole liauendo alla moglie dell' oraft'o nleunn 
noin recata, per non jioter intendere, die nel Leone dnl bbo 
iniiritii fatto (lifelto alcuno ni contcnennc. alla donna rin|i(ine. 
clic. Climi- che pli altri cotal op))unitione ìììì facci^seni, era ella 
noiiilinn-ni. certa, die I marito i.no l' liarrehiji- anco nnputo jic- 
«are. „Ki. line nn'iilini liiifu". dincele, ..iiiMcnic ci ritroni; 



ìumB 



- m - 

i jmtrr noi (ii rullìi (lultl)io tram-." Et à cioh riruv- 
nntiuiPUf. lu iKittf (-Oli dividerlo »ti]H'ttaiia. t'ucendoBi » uruilt'H' 
1 poter pili ogipnrtmui tcuipo di lincilo per potfr l'ió d») 
rito iiilendert'. iliiimli' »lqnniilo caprìeoioKo pm, ritronarc. 
Qmìv mipro^imitn Ih «eni. ot uenuta 1" lumi del dormire, jfi- 
r>ni>> à oorit'are. Et quitti cumiiieiaiKlo Ih dniiiiH il mnntii ji 
varexxare. ilolla' l'pcplli-nj'.a del U-om'. olii' l'^li l'atto hiiueii. 
euu lui diaii^Hiido. ^li urline in un Inii^o M-niiciio l'i ilirf>. cirrllii 
lm> ilifftro non sapf» rh' in i)ii<>llo |iflteM<i< e^serp. «iilun i-lic 
«Kvndii d' oro ei di ^i gnm iialore per la griiucz/,ii di lui non 
i fuMc potnto in «Iciin tempo |iewnre. , l'-t ni'l nero hauonilo 
ui". ul uiarìto dìsftp. _c'oir alto Hucdiuentu iioHtro l'atto si. (die 
>ll<' ruoli', elir tottii i [lieili gli iiceoiHMHKte, in ijnHUiiiqiio imrte 
BK<'Uidui('iiti' tii |inii i-nndQrn-. poteui pnr lua-o à ciu coU'^iii- 
^e^rio noKrro iilcun ruuipmixo ntrouarc.' l.i' ijuaì |iar<di- 
haueiido all'otHllo alcuna niolt-i-tia recata. »\ pi-rclic. ojtal "c- 
BTvU* hUh inu^lic palf^HHndo, teuieua. clic un frionio il hitmci- 
nio tino piilcNKc essere scoperto, ci anco perche, one cÌo le 
linue^^p nadcohto. pare»f;li di iloucr con lei perdere aciiini di 
ripatiitione, ..Questo M'creto-. dinsi-le, ,eouie eli' in di mai mi 
Bitumo non palesare liunensi diliberato. iioiidinR'Uo cHKendumi 
bili ino^lie. ci umandoni io ni iiarì dell' animii uiia. k noi no 
U'hÌHi ne nogliii celato tenere, tacendomi à credere, che ail 
bIcuu* altra persona in nìun leui]io noi no» lo farete palese: 
wrcift clic, une ultrimentì aucni^Kc et de ^ secreti miei altrui 
r hMtwnHc pane, il nome min ne «liuerriii molto minore, et noi 
liMb per ciò prcMso o;;ir nltm tBL 41 1 dmina meii nputtitn et 
hoDorata Hereatr." Ma liaminlo In doungi il murilo accertato 
ii noli doiier mai di ciò ail «lenno liir parola: ^VoÌ sapete". 
l'nrafTo «linHcle, ,.<|unnto a;;eiiohneiite si pi)iti<H il Leone con le 
nHilr ìli qualniiclic parte condurre: onde cliiuuque del peso di 
l)BiOlu cbinrir ni uoIcwhp. alla marina eoriduceudolo, et in una 
uilH> caricandolo, iie anco del peno di una libra d' oro m potrebbe 
tirare: pfrcioclie in t|iiclla ripostolo et segnata di fuori la 
MBc xiini (Ione nel mare tnlfata si fni»ie, tratlonc fuori il Le< 
Vf H (Ih iiuoiiii di caKsi. i> d' nitro i^tno al Hcgno fatto ca^ÌQ^ 
aia. facendo qufUi )ioi pelare . della i|iiantih'i dell' <ii 
laeJlo #i fui^se, oitt^ohednno ii^cuulmeiite potreliIi<' iieiirtjii 




ì 



iNtirciitiimr, luii'iiiii'. t'Uf Ih <'ijnlii ri in ciiriK'cnlii cffli fra limi 
mi.'\U' !<|iatìu 'li t{'iii])o iil-Dh cìiti» 'li-Ila turre vri tir>'>. ri iid un 
groHtw trnue. elio qliini it». nella nirriii'ola rnri-niiiaiiilatalii 
ucixi lit prìlMu li»ru ili iiottfì ^iiiKii alla mo^lir t' un u«|iii ili 
qnt'lla iiiniido, et PorrimÌ>n'le i^lic al traueij**» «.■ \' |iHii«^t><.> lì li-- 
p-ari-: |ii'rcii)clip non haiteiiHo t-lla Ibr/a da imCir lui. chu ginen 
hatifia A iieiiire. t-nl i'H)ni ili-lla rnrda in iiiiino niKtr-nriire. egli 
pian piaiif) cui i''iiiti'ni)cso ilnl i-orpo di lei ualandofii. &tmv 
«e in torva, eoi ouii'i disila cjnla. cui cln- (-{rti l''ffa-(B/,43}t(' 
k' liaiifii. lei pian piano lianrebhc i^iiii-n niaiidnta. Il clic dalla 
(lomia . idic iiiun'allni rnna ina^^fiornifiite. i;lk< la t'uluti* did 
marito ilinideraiia. preKtamcare efiiieqnitn. er il rapo delta corda 
al trauiTi"! |pgat«BÌ. diede ai marito "Crasioiie di poter m-\\- 
ramenti- alla «uii iiita seainpo vilioiiari'. (inde. Ritinto elie egli 
fu in terra, et la dmina alla einiii della torre arriuata. le dÌMe. 
elio liaiiesfe dentro della forre ad entrare, et elie giu*o il 
eapo della eorda, eini elie legata era. pi' liaiieuMe à mandare; 
ppreiù elle :'i (|Uello tin ìegìiu iiolea à trauereo Icfrare. à fine 
elio ella da nnouo niì vHfu eorda tirando, et à eanallo del tepno 
montando liaueHHe più itieuniiHPnte niit h ueuire. Onde prPt<ta 
la donna ad ubidire le parole del ninrito il eapo della eordn 
à ini };ìUHo mandò; ilquale prendendido con ^ran lurin fuori 
didla earrueida la eorda tultH tirò: er jflì oeolii alla uìiua della 
torre Iellati. Iianendn 1' animo pieno di mal talento (lontra 
della mofrlie. laiiuale in tanto pericido pu«to l'Imuea: .Hea 
(!t maluKgiii femina-, disnele. .costi, doue tu ti ritriioni. per me 
«f!Ì eerta di douer morire: pereioelie >fiui>ta eowa e. pIic i]nHla 
sorte di uiurti' in ti liatibia à fare. elie à me il signore piT 
ca^inne della tua linfnia data liaii'^a.-' Kt dette i-otai iiamlc. 
per non eitHere ijuiui da aleiino ritroimto, tolta la eorda. rhe 
inori della earrueola hauea tirata, in un finmieello alla torre 
nicino insieme eim lì fili di cela et la eorda cottile, rlic ^itisu 
della torn' ealandowi Meco liaiiea pnrtata. In f.-itt/'. Poseiii I« 
notte tutt» eamiuaudo, per non ewcere da alcuno preB«. et neììe 
forKC del signore da nnouo condotto. In uno uillaggiu nmni 
oittA lontano, doue da altnino eonoNeiuto non era. oapitA, 
ucudo In moglie nella eiiiia della torre dolorf>»>a Ì» grand» 
uento laHeinta. Laqiiale eerta di doner qnìni morire, hanenl 
tutta la notte dirottamente pianto, tantatitto elle fu giorno, murct.' 
et aiuto gridando, molti uiandanti. che )K>r quei eoutorni pattMi- 



ii(iUi< 
leaoS 



, il (Inni liiuieiiln ili lei KtaiiaiKi biI ii-iiiilttirr. itnilr l's- 
ictiilo ita iiuiK'llii 1)1 ^i^llu^<'. file riellu torre, doiii' I' onitl'o !i)i- 
I H morti' rondt'iiiiali-. in inu^lic (]i lai t^i rìtrnuHiiu. I)i(|iiii]i' 
k^niuit'iite (liaiigfiitlo merce et aiiit" a' uianilmiti iliiniimluiiii. 
b' ' tnìiiÌHtri sao'ì siibititiiii>)itc impube, elio hIIh Irmv niiiiitiHi. 
li tluucsstrro ul |)iilitgit> l'ini eiiiiilniTc. Ili'lu' ■!» loro prcKtHtnriiti' 
pwrqnito. I« (luniia ilinniini «I sifrnorc arriuata. l'nceidi'nti'auc- 
tantoli- intìi'raiui'nti- {ili racfoiitn, Mqnalt- Imiieinlo l' aetutia 
et liottilc Hncclinieiitti deil' oralVo iiitepo. i-oii l'Iif In innplii' 
haiifri iti^aniiiitit . miti [loteudoti dalli' li^a teiKTc. fece l'iittffi^n 
j^uniii tu'' l'iiiitorni della forre biiDdire, die, mie Voraffo alla 
;>n>iipiiiEa sua nennto lune e . egli dell' error i-uo gì' lianeii dato 
terdoiH). Di elie entemlo (leruentita JiH' oi'eeeliie dell' <irafl'(p 
Bonella. ueTKo la eittA lutto lieto et allegro nuiatot'i. dinanzi 
Mi HÌf>i)im; s' ap|in'neiiti'i: ilquale liauenilohi dii Ini tatto da 
■HOMO r liihitoria tnttii iiitìfmiuentp raceontare, Hqunrciatamente 
Hdendo. la dutinn di Ini dinaii/i gli fece uc-( fi/. 44)tiire. et iu- 
BÌeme fattigli ]>aeitieare. il fallo suo gli (lerdonó. l'useia an- 
Mgnatn air altro oratl'o. che 1 latrocìnio gli haiiea palexato, iin 
[Hidere alla citti'i ideino, colla cui rendila |ìotcssr In finiiif:lia 
t^tttv iiatricare. et cbpì anco fatti insieme riniin'ilijire , iillcjrri 
et lieti alle lor -iiaitxe li riinniid^.- 

Non tìi imo dire quanto dileno à Itcliramo et a cliiuuqiie 
idita r liaiiea la raccontata nouella liaiii'HHc apportato, per la 
itrana lietfa, die alla ino!>lie xua l'oriiRti fece: iillaqnale potato 
liic bobbe tirit* il nouellatore. si coiniuciò una soaue danza A 
ioaare. laquale hauendo il cuor di Hehramo nillegrato it^Bai, 
H gran miBlioraniento gli fu cagione. l'osi-ia, scudo l' bora 
Il pia tarda, le mense si prepararono, et cenato clic ni bebbc. 
Ulili'i ciasdieduiio alla «imera ma. à riposare, et ueiiuta la 
rgneute luatrìnu del Giouedi. la corte tutta, xi come di giiar- 
time-Uti gialli ora il quarto jialaffgio adobbato. di panni dell' 
Bt«<ao colore uesiitani. à quello n' anìò. Doiic gionto ehc fu 
tehratno, con la don/ella. die ini era. secondo '1 costume riuo. 
UT bauli pezzo tratenutodi. do|io leuatc le uienhc. fatto il 
|uarlo nouellatore à se cbiamare. the alcuno beli' aecidente 
pli anco gì' liaiieiiKC :'i racciincire, gli coininaiidn. Ilqaiile. 



iftlta ni sigii'iri' 1" il<'l)iiii riniTriiAn . «Ilii ii(Hii>llti wini wiUil 
|irim-ì|iHi ilii'ilc: 

-Fu già neir uiitira città ili Itabiloiiia un Snlilntiti. IKfluili' 
ImutMi un HUO figliiKild. Itninmo iiouiinnlo, 1» cu! inudrr, rlic 
Soldmin eni. phhciiiIh morta. |ireMc>'l ]iailrc ili lui un'ultra mo- 
slii'. Laqualc iion Iiuut'ndo all' liojior f uo . ne liei uinritn 
iilcuii ri^Uanlo. s' iiui<le il giminne, tUc ilei iroitniplierc del 
imilri- era lìcnimrnto iiiiiamoratii, Ne ili cìi'i t'iiceutln epli wm 
ult-una pi'remi» |)aroIa. jht 1' hoiion- ilei pailre iloloroKO oltrt- 
inÌKura. quanto ]iiu cautamente |i<iti>a. ^li andamenti di lei an- 
dana iiidagnudii, Kt aiii'dutuNi. rlii- un {jiiuniii l'ul B»U)«iglierf 
fD n'amili nel };iaritìn«. egli ani'o nrcnltanieiitt' seguitili, et die- 
tro ad uno ccHpii^^lictto iiaM-oi4tiii>Ì. tiidt-, (.-Ik.* tutte dna )>r<>KH(i 
una uina ai-qua. rtie nel giardino era. eoricalici. jiiu fiate t-ar- 
nalmente inaieme «ì enuoljbero. Onde tatto di rabljiiw» ira 
uci'CSO, uo sapendo ciò, elie lianei'itf à fare, uolendo drl w- 
Hpnglio UKcire per )iartirKÌ del •riardimi, fu da loro ueduto. I- 
quali percìi'i in grande liipaueitto rirrouandoiti, et dubìtaiidn, ohe 
il gioiiane non liaueHM- al padre il loro mihtattn l'i palenaro, 
infiieme couclùuHero di ilouer del delitto, elie enfi liaueano 
eomme^tio. il ginuane al iiignore u<.'eiic*are. Onde. pOKcia che 
egli <u del giardino uscito, i'hhì aneo Hubitamenl^ nel jialaggio 
alle lor stanze ritornarono: et eNM'udo già l' liora tarda, ba- 
ncnilii il Suldauo per nleiuil suoi affari il eoiitiìgliere tatto h rp 
chiamare, uedendolo tutto peni>eroHo: ^Deb, dimmi per tua fi-'. 
dÌHHegli. „clie coca ti uh b^ra per lopeiiHiero, ehe oltre Ìl ino 
eoi»tnm<' MI maliiK'onoKo et dolenre ti neggo !ì stare y-* Alle 
i|uai parole: -U> non debbo.Sire-', riwpowe il conciglieri'. -essere 
d' alcuiifi accusatore, ne ciò al grado, eli' io preN-(/(/. 4r»|80 dì 
noi tengo. »' aeeonuiene: oue anco tino grane minfatto io non 
ni faccia palcHc. coiionoo di grimemente offeiiderui. of eMfere 
dell' lionor unstro pne» aniien. Il die hauendo il .Sildano dal 
eomtiglier intedo, fattogli grande iiiAtmi/a, clic 1 (urto Hubitii- 
mente gì' baucHxe A palecare: -Poscia elie eosi nolete-. disfe 
il connigliere. _io delibo albi parola nontru ubidire, llauetc 
dunque à «ipere, clic io più fiate mi nono accorto, il tigliuolo 
nontro cHNere della .Soldaim graiHlemenie ìnnamoruto, et più 
uolte l'fi'proprij ocebi bu ueduto, elie egli per oarnalmente co- 
noNcerla le ha dato di li ere et gran battaglie; et pur bierì per 



WUil i-iigiutii- i" tra liiri- lio ui'diU't mui graiidinNÌnia comesn. 
£t ì» fine, elio uifgiiu ili eie jiuHHÌati' a(■l^cl■t«rui. ut* ii'juiiiretr 
dalla Solilnna. luqualo funti certo, die. Ineoudolc nni instanxa. 
ter nou pater ella, per (guaimi in bo uodnto. pia IniigHroetite 
l' innolenza ilei itialuuffio ^fìimiiof ouA'erire. il tutto à noi farà 
n hi tati tea te pulexi'." Kt Imuonilo il cmisigliere al itiiti Nerinotic 
pMKto lille, il Soldano tutto il' ir» aeveso. liauendo l'animo 
pienii iti inni iHleiito per l'olVeNa. elie'I figliuolo liaiiea tentato 
di fargli, alla camerH ilellii i^iia donua iiuiatoKi. rìtrouolla di- 
rottamente npinug^.'rf' et iliuiuniiutale del dulorsuo laeagioue. 
fin^endu ella ili non iinlerlugli iiale^are. pregollo. elie, ila lei 
^rtemloHi. In luMuÌati»e uel misero kuh stato dimorare: ma egli. 
the del eriieeio iti' lei dai consigliere haucii intesa la cagione, 
loii dolci paroh* confortandola, carameiiti- iiregolla. die del 
trauaglio suo l'aceidento gì' hane^se l'i raecoiitart'. „Onde. po- 
1 «he conì Oli comuiandate-, la reii et malmigia femina gli 
lìinpo^e. ^.liauete à i^apcre. Hire. che più tede in neruna per- 
Mma del mondo non kì rìtrnoaii. Il grane misfatto, che al 
fBente io itouo jier racoontarni. «allo Iddio, olio liaueuo di- 
iherato por rispetto dell* lionoi' iioftro et mio con perpetmi 
lilentio lii trapassare; ma pOHcia die m liiinetc importo, elic 
I grane min disaneiitura io ii' lialihia k palesare, .saprete, die 
polti giorni sono, di' io dui perHdo v.t «lisleule noeitro figliuolo 
lOBO graueineiite moleHtata. per di' Ìo ulK- diNliuneste uogtìe 
li lui aeooiiiientìttca : et jier cii'i più fiate di fiere et gran bat- 
.glir egli m' ha dato : et liierì . che nel gianlino per ooneo- 
i alquanto xola entrai, dal mnluagio giouune. die qniui 
Irieto ad uno cespuglio era nascosto, fui iisnalit»: et con 
[Nauta diflìciiltà io dalle mani di luì mi sia fuggita . Iddio 
lel dica. Onde non douete dami ammiratione, h' io si miHera 
t dolente ulta pai^Haiido, in continuo crupeio et amare lagrime 
ni dimori." Hor' ensendosi il Soldano per le parole della mal- 
ia donna dell' oppoeirioue all' innocente gionano dal 
Hiii8Ìglier l'atta accertato, hauendo lei eon molte parole eoniiO' 
at», le promise, che pili dal liglìuol huo non sarebbe per ^nesta. 
' p«r altra cagione molestata: et du lei partitosi, chiamato 
ne il conigliere, oommandogli. die la seguente mattina per 
ntpa dottcssp fare al figliiioln suo In teKtii tJì/.4i\) dal buRto 



spìroarv. I.a (jnal sentenza pHrcinlo ul [icrfido vonNÌKliiTt- 
annai cnideU'; ,Ueli, Hire", riifKi'gli. >t.rirp]iii iifipru et rniilH 
uendnttH d(0 figliuolo uoleto fare, udii hancndo egli tutiNujinii- 
meniti alle empii- et dixboiioHti- mie uofclic eoni pi mento datti. 
Undt> à IDC |iar<i. r)ie Ini della mulnagita mub rì^diimtntc liar- 
relu |iuiiÌto. tiuc ile'' parwi uostri i^ciictiandolii, i'i perpetno poni- 
Viti lo danimretf." Il i[DiiI nnisigliii tutto che il Siddano, che 
di rabbia rt d' ira urdeiia. min patesHc Hpprobarc, dui dÌMlealc 
conniglieri! con molte parole pcrBiiaso. tinalmeiite ae«ettA. Kl 
la mattina Kt^^ueuti- ratio alt' ìimoceiile tìffliuolo intc>DdL-ru Htc 
nello njiacio di otto pomi deucMsr de' eunfiiii de'' mmi paesi 
cnne-T ascito. ^^'li fi- cotnmaiiilare . elie in niuii tempo più non 
ui haueM»e in pena dell» titta ik ritornare. Ondi' il giouaue, ìl 
i|nal(t. del giardino partendo, s' aee^irHe d' eNKer fatato dal mal- 
imgio coneiglit^tre et dalla rea Soldana n*-duto, aniNundo rio 
GHHerc della dìiiaueuturu sua litatn cagionp. tolte alcune »ììf 
gioie et anella. 8cn/.a aleuno indugio de' pae»! del padre «e 
ne udcitoS et tutto malineonoxo camiuando. nello xpaeio di 
sette giurnt ad unu uilluggio ad un' altro preneìpe nuggett» 
capitò: doue liane mio ri tmuati tre giouani uiandanti, con «{atolli 
h' accumpagm'i. Kt pontiNi la seguente mattina tutti in oamìn». 
in un lungo ragionamento, e.b'inMÌ«uie l'eeero. udi il Hglinulo 
del Soldano, ebe l'uno de' nìandanti (IÌhkp di sapere uno sr- 
ereto, elie gli t'acea tutti gli altri uedere. et ern^o da uÌMMunn 
«ra uednto: et dal secondo intese, eh' un' altro ne Hapea. che 
faceu. i|ualunque Hata gli piacea. tutti i demonij correr »l 
Heruitio suo: et dal ter/.o. elie alenne parole sapea. le qnai 
une egli dieea, la t'ae«ia di lui k qualnmiue altra egli nolea. 
Hiimigliante diuentaua. et alenile altre dicendo, ne faoea. cliiun- 
i|ue k lui piaecinto f'usMe, adormentare. Ma pereiò clie egli 
malageuglmente le cose da lor dette creder potea: .Kt «ome 
|)o(ik'ìo-', lor dÌHF>L', ..quanto ohe uoÌ detto hauete. elip uer» »\tt, 
persuadermi, non lialicudo noi «osa alcnua po»Mbile raccuu- 
tata'/' Air bora i uiaiidanti rìspoi^ero: „Ci lo cr»d«rai. ao di 
quanto detto liabbianio. ti faremo l' isperienza uedcre." Kt ìa* 
eontaoente tutta tre delle cose da lor raectmte alla preaeitza 
di lui fui^ero la prona. L)i ebe datasi il gìounne grand' iimnii- 
ratiune. lor disse, elie essendo quell' urti piene d' inganni 



I 



— (57 - 

buono, rlic SI- II' si'iirdtiKsi'iM et l'hc [lin non l' liuuefisoio mi 
djwmn'. Al t-lio haiirndci cshì riwposto. tlip sul altro tempo 
non roperaiiunu. !<aloo une d' alunna rieeauta ingiuria nulcano 
nondiciirNÌ. _Hor [lerclie io str. ri«p(mc loro. ..che la mag]t;Ìor 
parte dello ueiidetti- Hogliuno per 1' «tilt; et |ier lo jb;nadftglio 
farsi. jV tìnp dir nell' aunenìre habbìatc I' arti uoittip del tutto 
h laKeinre, Ìo iioglio »] latto presente lami, oh^ non hnrreti- 
pin neir anenire dì danari bicorno." El ti'attii tiiorì dclhi 
bisaerÌH la inag;;Ìor parte delle ;;ioÌe. e)ie seco lianea portate 
ognalmente tra loro le dini«e. t'acenilotti promettere, elie pin le 
lor arti (Bf. 47f mm liiineiiBero ad upiiirc Va à fine che essi 
«on m laeeHsero à credeiv. elie egli per auentnra ijutdle lianesse 
in itlcnn luopo rubiate, raccontando loro ili puì hì fuese tìf-li- 
nolo, la disanentnra sua el lo tradimento del perfido consi- 
gliere et dellii malua^ia Soldana lor te palese. DÌ che datasi 
molta amminitione. et dalla faccia di luì l'onoscendo, pIic 
neramente di ftrnn prcncipe eni figliuolo, reudnteglì del pre- 
dente lor fatto quelle gratie, che maggiori poterono, le lor arti. 
& fine elle del tradimento liittegli ' poti-HRe uendicurEii, tutta tre 
piì ìnsegmirnno. haiiendogli promeH)<o di più nelf auenire non 
uolcr di [luelle in alcuna parte nalcrfi- Hor hauendo il gio- 
naiu' le tre arti apparate et eonoseeiiiio di potere con quelle 
del reo coiisiglien' et della malnagia matrigna uendìcarsi, 
pendo per alcuni giorni co' tre niaiidanti dimorato, et fatta più 
■fiate dell' arti inseguateglì l' isperieuza . pre.sa licenza, da 
lineili pi parti. Kt uolendo dare (irencipìo k nendicarsi, et far 
,1 padre l'innocenza sua palese, operando il necreto, che facea 
i (temonìj a'* suoi i»erniti,i neirirc. licentiatì tutti gli altri, un 
I ne ritenne, ii eui hauendo eommandato. che la sera dell' 
ÌRtM8o giorno 1' liauesKe nella cittA del padre condotto , fu da 
quello senza alcuno indugio ubidito, et nella città del Soldano. 
fiinanzì al proprio palagio portato, rtuclla notte in casa dì una 
necehiarells capitò. Pnwcìa la seguente mattina |)cr tempo 
■(■natosi, .t dell'altro secreto serueiidosi, uscito dì casa, cia- 
«enti' altro nedea, et egli da nissunu era uednto: et all' liora 
dell' audìenza nel palagio del Soldano entrato, il padre et U^ 
Inaf^io consigliere, ebe con lui jiarlaua, uirle. Onde dì gfMjfl 
ira acceso, al demonio, che a"''snoi scniitij sì rìtroiiana. impofll 



- 6» - 

rhv al consigliftrc due grau biifl'ctti ' liuiiosHir » «Iure. II <|iiitli' 
al irommtindainciitn ijrexto. ni lieramenlf xiillu t'utx'ia le gicr- 
clii' uiiddt' in terni; l't nìtiitu <lH''F<itui, l't li-tt«tos! in 
|iicdi, fu <IhII<j «|)iric» da iiuouo c<iii tal furia battuto. i'lir> quia! 
|»T buon Mjiatio ili tciujxt tramortito rimahr, Il i|ua) aeridi^iKc 
■.eiidii alla |iri>KCii/a iIpI Soldaiio aiicniito, |iit I' amorr, che al 
iiNigl in portana lui ro» aH^ai h'hiiìiì ministri itniiuxr. 
Mill itaui ut alla "taiiiEa ci indurre. Poscia 
I lami tt I |iiu ceirlltnti mediti d 111 tttà. H liaueiido eoo 
ira 1 aiddoiitt al (iiiK^tii' ai liuto liinjfameiite dini- 
■'ato tacetidoHi a ireder ()( lei mal min fuHNero irli liumorì 
«ujHTtìni. ò altra indisponitioiie d«l eorpo fuo stata cuffiomi, 
eoneliiiiBi-ro di dargli una potlone, onti che eredeaiio di jKiterln 
dall' infirniita sua liberare. Ma enMuudo à tal roncbiniiionr 
il gidiiaDi- Hem|)re stato prenente. seiiy.B essere d' alcuno neduto. 
allo Hiiirilo impose, rhe tantosto, pbel maluH}òo eonsiRliere 
liMUi-tHe la p<itioiii- beiiuta. lo doue^sc fieramente liauer bat- 
tuto. Ondi- liauciiiio i mcdiei il sefrueute )òonio per tetnp» a 
lui In potione recata, beiiuta clic e^Ii V hebbe, ni gruue per- 
rossa dallo Hpirìtu gli fu sopra la faccia alla lor pro-if/. 4Hi 
senza data, elie per In naso quasi latta tnnrì la gitt". !l cbe 
non wi può dire qunnta iioiii el trauaglio al Snidano et alla 
sua donna ancora, clic dell'amore ikl coutdKliBre era accesa 
oltre mÌKura. agiportasse. Ma non contento dì cìi'j il giouane. 
et aolendo pin rìfpdamentc della rìceuutn inginrìa uendicArHÌ. 
di alcuni bsbiti feminili uestitosì. la faccia sua à quella d'una 
uf^ccliiarella tutta somiglianti' fece: et alla stanca del eon- 
HCgliere auìatosi. et colle buo donne abbuci^^atoai*. lor dìsec, obc 
hancndn la qualità doli' infermità di lui intesa, era qnìni 
nennta per accertarle*, che egli in ogni maniera da «lUclla lo 
uolea liberare. Onde elleno per cotai parole consolate al- 
ijuanto. lui dinanzi al consigliere coniluv^riero, col quale hancndo 
per buon spacìo della qualità del mal >>uo et d' ogni altro ar^-i- 
dentc aueiiutogli dìuisato. gli diede ferma sjicranKa dì doaerlo 
con un suo secreto in un so] gionui guarire. Di clic hanen- 
dnlo e^li raramente pregato, gran doni, oue liberato l'btine^Of. 
gli promise. Ma essendo T bora dì già tarda, presa licenza. 
tlisse dì douer la mattina -cguente per temiio qnìni Hlornan'. 



- Gii ^ 

Omit' r-HNOiKli) pt-r ciò l:< famigli» tutta dvl coni^igliorc riiTcatti 
alquanto, (ron ^raii dÌMidcrìo il xeguciite giorno stHuu appettando. 
Ilor Dctmtu il tiglinol del Suldiinc ull'hora. die egli detto 
bnuea. rolla forma della neot^liiiirellH dinaiii;! al consigliere, 
UH bollo di ferro non molto grande neeo porto, il quale inuiKtra- 
topli: -SigiKire-. disse. „eotesto bollo, elie noi uedete, senza 
niellila ultra putione ni Im del tutto nello priinicni Htato di 
dalnte ìi re^titnire." Kt dato ordine, ehe qniui haucsHf iid 
esser di'! fii»eo ueeeoo: ^iiinogna". noggìunne, „eh' nn lioUo per 
tiatica noi ni laKciate fare: et <jnt> in non n' habbia dall' ìnt'er- 
mità noHtra del tutto liberato, io mi contento elie mi faeciste, 
k gni.<it di reii et miitua^H donna, rigidametite e;igtig:are.' A 
cui Imnendo il consigliere dato in riMpostn. che. tutto che il 
laHcinri'i le natiche bollare gli pnn't^se eo»H, elie molto biasimo 
pli liatiKNiie il reciire. nondimeno, per potersi dalla graae in- 
fenuitn fan liberare, egli era contento di coletta et iniiggior 
ixhw soflerirc. Kiide posto il gionane il bollii nel fnoco et 
Itene infocatolo, nno bollo per naticji fece al eonsiglierc et allo 
Hpirìto incontanente eonimando. clic pin non l'haucsse à per- 
oooterc: ^• presa licenza wi parti, dicendo, elie «ino ad otto 
^omì quìui ritoniarcblie. nel qual epaein agcnulmentc e! 8Ì 
farebbe aacdnto. sei rimedio trno gli liauesiie giouamento ap- 
portato. \] ijnal tempo da iinouii alla stanza del eonsìglien' 
natila solila forma oenutn. siimi et allegro ritroiiiitiihi, fu da 
lai di grati doni presentato. Et pcrciocbe al con«iglìerc |mr 
pare», ehe, one si funse Huputo. cbe egli fosso sopra le naticlie 
bollato. douesM- cìA molto biasimo upjiortargli. caramente lo 
lirfgi'i. die del rimedio datogli min donesse con alcuno far pu- 
T<da. l'oncia per madre riceuntolo. colla moglie el colle tigli- 
noie nolie. che coii-(/i/. 4y|tinonaniente conoersasi^e , et le pili 
preeiose cose, eh' egli banca, tutte gli mostri'». Ma basendo il 
gjoiianr òiliberato dì doner in o^ni maniera del perfido cod- 
oigUerL* ncndicarxi. eoi secreto, con die gli nitri nedeii. senza 
t*WT da gli altri iieduto. entrato non una . ma pin nolte nella 
cant«ra delle gìoaani del conigliere figliuole, tutte tre carnai- J 
Itti- ntin una, ma |iiu tiate conobbe. In mattimi per tempul 
M^lD)irv alla sua stanza ritornando. Mfi biiueiido questo filMfl 
ira Ioni le giouani cummanicato. rutto che it giuoco non fo^^È 
Jnr plinto dÌs|iìuciuto . il tntto nondimeno alla madre rao<^^| 
taniDo: la quale dolorosa di dò oltre mieuni. cotal b^M^^M 



^ li) — 

ili mariti I hubitiinu'iite Ir |iHli-"hi>. Il (|Uulc i^iudii-uiidu. cìv 
Htii'i*ti) alcun lU-iiuniio Ìxìhhc, la ui'ccliinrdlH, l'ii'i »'■ 1' ìnnuDto- 
rato delle tìglìnote. die fru»riti< l' Imuoii , matitU) :'i i-Iiiamari-. 
A CUI narratii clii' Ijeblic rotai MiiailÌKanentiira. enraait'iitt; prc- 
^olln. rliii liaueiiilci lui <la hì fj-raup iiitVrmità liberato, |i<itpntl(i. 
uuleuMe k dii aiR'lm alcuno rimeilio rilniuun'. Mii Iiaiicntìofrli 
liamino tinto in nsjuititH. elle, jiarliitn itrìnin eolle tigrliuole. ]ier 
ancntnru sì operarelilte . elic più niolcutafc non Hurolibunu. t'e- 
cule il coiiBÌcIiere in una cainera enlln neeeliinrella ridum-. 1» 
(|Uale da cHwe lattosi il i-uko lorn auennto raceonture. al fou- 
Nej^liere rìtcri. lo «pirito . dn- e^li jnudiennii lintier *\ fatta- 
mente le eup figlinole tratliite. est-ere un ■;i'»"i""'tt" . il quale 
lian(!U<lo uno <u>creto. die openindolu da aleuiio ueduto non 
era, et in rotai gnit-a nella camera delle ^iouani à piacer «ao 
entrando, con rpiclle in amornHi pineeri diinoniua: huk^ìiiii* 
jfciido. elle à oii'i aneo seii/.a ìiIruiio indupo nienn eoiupeufii 
hauerebbe ritronato. Ili cbe liauetidol<< l'anitncnte il eonsi- 
^lliMi' pregato, ebiumate h >e le giuliani, alenile parole fopra 
una carta «crìite lur diede con ordine, die, taiiiohio che la 
notte da alcuno rientÌKr^cro il'eMnere IIlole^tate. un gruu fuot-o 
nella camera aeceiideuttero . et la carta lor diitii n' bai<fi>MTo 
dentri! A gittare : die il ginuiiiK-ttu. il ijutile lauta mulet-lin lor 
dauH. ({Uini neruinenle Inirebbono uedutn, l'oxcia da i|iidlc 
partitoxi. come prima tu la notte fopraginnta. ritornatd t>gli 
nella camera delle liglinob- col MeerL'to. col «piale da alcuno 
noli potea ennere nediito. Hubitamente che al letto giorno, egli 
tra loro, secondo 1' eotttume t^uo, n\ Itcbbe posto. Di clic Hecof' 
gendoM CKMe, et dal letto leiiatexi. Tatto uno gran fuoco, et 
entro le «entte parole della aecdiia giltateuì. Itanimo liubbero 
uedutti: il quale non ciiiioMcendo elle per liglìii'd del KnldwM, 
alla camera del padre legato condussero. l>oui' mitrato nbc 
egli fu. cangiatosi di faeeìa col iieeretir, elle egli «apua, nr 
uiieo t'n dal consigliere ennoseintn, Il iguale uoleudogitaì |>er 
offenderlo accostare, eominando Hainnio al demonio, clic io 
compagnia MUa eoiitinuamente liauea. l'Iie j'i luì una gran per- 
cossa sulla faeeia liauenue à dare. Il ipiiile al r-omiauuda- 
mento prextu si lìeramente lo batté, cbe l'i lerra lo te oidcrr. 
l.n onde egli sopra "1 letto tutto doloroso ntira-i,5/.r)<i)tosi. it^ 
i^endiisi à credere, che non lo spirito, da cui la uctwliìarell^ 
liberato l'Iiauca. ma il gionane percosso l'haueatti 



I 



- 71 - 

vhv g'ii haucHMiTO 1» uiurtìiiu \ìvr ti'iii|iu hi 
I tlai busto à spici-are. Onde tolltilo i semi dallp mani 
delli' figtiunlp del coiiHiffliere . in un'altra i4tiiii/,Fi qaìui dìcìuu 
io POU<lii*i«er(i per uolor 1' oriiiiH- ilei pailrotie esHcquire, Uouc 
^untì che turoiio. bauondu lìanmiu ilei tiie(;n>to. che 1 sonuo 
■ulticea, «eniitoKi. li fé addormentan' . et hiiueudosi ^eiolto, ì 
tapelli et la barba a tutti ta«rlii*>- et alla »ua stanza »e ne rì- 
K>ni<'). Piiecia. neiiutii il giorno, aniatotii il consigliere al lao^o, 
Ione i Remi suoi erano, lotti malinconioni et dolenti ni' eapelli 
ft barbe ta;;liate ritronolli. Ui che datasi inJìtiita ainmiratìone 
. se huii08«er«i il malfattore iici-isn, jnterro^ittili, inteso in- 
ieramenttt il l'atto, tutto eonl'UHi d dolente da loro »i parti: 
Il eubitamente nitindatu à idiiumare la uet'chtarella et la dis- 
loputura una rnecontaie: -Veramente", ilissegli Kammo, ..i<i 
Buiio^co bora, fijrnore. che questa è operatioiif di hwoiao et 
li Kpirito insieme; ma non dubitate, che da rotai noia anconi 
o Kpero v«\ mezzo il' alcune mie orutioni di doiu-rui tosto li- 
»erare.- Kt eommandaudo allo spirito, ebe pili non hauesse 
ni A [wrenotere . egli anco alle Kgliuole per molti {,'iorni al- 
mnn molei'tia bou ilieile. (inde eontimiando 11 eunoigliere in 
Italo a^fai ti'ani|ni1lo. delle passate sriagure sue del tutto is- 
H>n)atosÌ. da unoiio eon la Koldana eorainciò amorosamente à 
lilrttar^i. l'i rhv Hamnio aiiedntosi da ^rraue ira acei'^n. alhi 
Ipirìto eoiiiniandó. elie. ito la seguente notte alla stanila del 
Miwi^lierc , hi piii Ik'IIh delle suo ligliuole gli lianesse nel 
btto pre^Mi di Ini k portare. Onde liauendo subitamento lu 
Ifiirìto à Ifainuio ubidito, la più bella delle figliuole del oon- 
H^liere al lato di lui portt'i. I.aquale per eotal iieeidente 
itfgdo tutta spaueiitalii : „Niin dubitare". Itummo disselo. . per- 
niai fib' io nono 1111* buomo et ardentemente ti amo. et hai :i 
aupen- eb' Ìo sono lìammo. del Snidano tigliuolo. Omle tu non 
iVi si lieraineuto dolerti, perelie tu ti mi ritruoni al lato." A 
l'Ui liaucado ella risposto, ebe ebÌun(|Ui' egli si fusse, à modo 

»lcuii<i non liolca aeeiniMentirgli: ..A tiiie". rtÌNsele lìamm ebc 

tu cmiisea eli' io dell'amor tuo sono grandemente acceso. t;( 
pk HlMioiior tuo somi per bauer riguardo, io sono contento 
iirettarti per donna, et la mia fede promettotì. ebe tu mi 



I per d 
orni moglie, ma i 



»d aleni 



Ime Ulto non 



palese- 



rtii," l,o(|uni (luriilp "Un gì<>iiHii(> pinci^iutt' . iihhmcciatold, 
con lui gran tiiletto quella notte jirpsc. Egli |i<iHeìa la mai- 
tina por teniiio Iettatosi, ileeto alla ^inuase. elic non liaaeviX' 
itrl li'tto nino al ritorno sito ad iihcÌfc. ]iresa la wolita fonnii 
ilclhi itepcltiarella et h1 (mlagio rlcl roiiKÌglit'rc Au!at<i«Ì. nel 
ramino in nn mense, chi* ppr esso mniidaDa. w' ineontM. (ìiunlo 
ilnnqnc alla pretienzii i]i Ini: -Voi sapete", (litiHe)rli. -madrt- 
min. qnante sciagure nello xpneio dì poelii giorni mi xiano ade- 
nnte. datleqiiai. meree della iW. .'il ) molta enrtt'Hia ncwtra. 
m'iiauete sempre lilierato Ma liora tnm me n' è snpragianta 
di tnttp l'altre maggiore: pereioehe la iiasfata notte non In 
robbn, ma una fìglinoln mi- Ktata iiia portata: onde et Ìo et U 
donna mia in tanto erneeio ei rilrouìamo. che Idiliu nel diea: 
ria eai olir noi. di eoine in ogn' alrra passata noia fatto lianete, 
pok-Hte libernrei. noi di mille «eudi d'i-m' nogliam furnì dono.- 
.\ eui bauenilo liammo rÌNpostn. elie non per i|UBritit)'> alcuna 
d'oro, ma per l'amor, e.lie gli portaua. t'iireblie loro aneo tan- 
tosto la tìgliuobi riconerare, presa lie.on/.» , ft casa «e ne 
ritornò. Et eoi seereto. eon elie egli btinea l'atta la tigliuuU 
iiddonneiitare, alln spirito eommainb'i. elie, fopraginiita la notte, 
ipielia l'i easa del padre lianesse l'i portare. Onde Kendu si 
ponsiglit^re la seguente uiattiim dall'altre *\ìe figliuole fattii 
ìnrendere. elie liaiiennno la sorella rieonerata. non si può dìrr. 
quanto di eoiisolatione et eontcnto gli liiiuesse cift reeat^. Kt 
fatta inecnitanente la iieeeliiarell» à se nenire: .Veramente", 
dissele. -madre mia. ìo eonosen et apertamente eonlesso di 
rieouo-M^ere Aa uoi la uita. l'Iionore et la salute di tutta emm 
mia: el ppreiò eon largo unimo ari ogni piaeer noMtrtt tntt» la 
l'acuità mi8 per i grandi obligli), eli' io lio ron esso unì. ni of- 
l'erisM).- Di ebf hanendo Kammii molte grafie reuduteerli : 
nAltro", diBse, .Sin-, ehe la bncrna gratia et amor noatro io 
non noglio aeeettare. sondo c«rta. ebe ]ier la m<t]ta curtsfiÌM 
nostra in ogni tempo io sarei ne' bisogni miei ila n«i pronta- 
mente Koufinnta.*' Kt eon rai parole ila Ini lieentiatosi mì partì, 
llor' haunrido il eouxigliere alcuni giorni senza altro trana^lio 
pascati, delle sciagure più fiate anenntegli da nnotio iseonlaa- 
dosi . all' antico giuoco eolia rea Soldniia ritornò. Di cìu 
Kiinimn. elle ad altr» nmi liaiteii il pensìer rinoltn, jieeortusi, 

(ioro, 



K^rmiietitc sde^riiH 



rt (In irra 



_Kgli .■■ Iior 



.li 



ineRtieri'-. fra se stcemn diwse, che del maluagin et perfido 
"Cglifre rìgida et intiera neiidetta Ìo (trendti. non aolemlo egli 
per aceidente alennii. .elie aiienntcìgli wia. il iiroinniimento suo, 
il i)nal tanto dixlionore alSoldiino. mio piidre, upportu, lasciare." 
VX dicii^anelln solita forum della neceliiarella uscito, un' liuo- 
ino pouem anpai attempitto ritrouò: n cui «Cfostatosi et lat- 
toni umicii. più fiate cunititntolo à la suii stanxa À man- 
;:ÌBre lo eondusM-, et un pioriio della pouertà di liri rngio- 
tiando: ^Perch'io uegjro, tratellii. grnnd' essere il bisogno 
tmi-, disse Itammn. ,nnii rosa ti uoglio inseguare. 1» quale 
oue tu uoglìa' i'ssci|nire. io ti accerto, che in un sul gionio 
ricco diuerrai." Di ebe haucndn il huoii liuomo » Kainnio 
molte gratie reudute. et caramente pregatolo, che tosto gli 
tiHueii^e cotal secreto ad insegnare: ..Tu sai", dissegli Katnnio, 
.rlie'l Soldann Ì1 Gionedi dì qnnlunelie settimana suole pu- 
blìCB audienza à eiit^Ouii dare: alUqnale sempre il eoimiglìer 
uno si snoie presente ritronare. .\l trihnnal dunipie del si- 
gnofp accostandoti, con altji noce al ronsiglier dirai, che ritro- 
ttnndosi egli presso delSoldano in sì alto ef hono-(fi/. Ttìlrato 
gn&o et essendo tuo schiauo et tu in ponera fortuna ritronan- 
dott. non si iiogtia di te. die padron gli sei, scordare, et che 
r Be'hieogni tum noglia. rome rieerea il douere, alcun soccorso 
I darti. Et pereió che egli, facendosi di te heffe, tenten'i di farti 
r Dotai parole ii guisa di pa/.Ko dal tribunale scacciare, tu 
[^1 Soldano rìmdto: _SÌre-. dirai. _io ui dimando giustitia. et 
regoui. che non uogtiate «offerire . clie 1 eonsiglter uostro. di 
,i io souo nero padrone, si segnalata ingiuria ini hnbbia alare. 
she in ric<mn»eMso delle molte uirtiì, eh' io gli feci dalia fanciuU 
«za ìusegnare. ii tempo ch'io so]ira*l mercato lo comperai. 
K>1 coi niei^KO si honorato grado si ba jiressn di uoi acquistato, mi 
hccia hora. eh' in iionero stato mi ritnmo. et che alcnn soccorso io 
^ dimando, si nergognosamente dalla presenza uostra iseac- 
Btare: et oue per anentura uoi non mi crediate, cb' io il nero ni 
!aci?«ntì et elle egli sehianomi sia. io ui dò questo segnale, che. 
tantosto ch'io lo comperai, fattolo Mussulmano. BO|irii le na- 
Kohe col eigilto mio lo bollai, il che oue altrimenti sia. mi 
iDteDto, che di qtialunelie aspni morte tì noi piaccia, mi lac- 



' uogii i. 



ciiiif iiKirin-. ..I.c 'luai pitrolu. Jìmwc ìiI liumi liu 
(Ifttr olie Imrmi . il oonseplicre. Ip mi miticlH-. h t<;ui)io ( 
t';rlì <'l io Holi urlla cautiTH di lui ithiihoio. con le prfijtrie iiiji- 
iiiaiit r |iat<M»ti giorni liollai. iiili'iKluti Ìl nero l'i rnccoiitare. 
jiiT f'uffgir \a ui^r^iif^tiu dì doner li> iiaticlji- ni ^indice iD'mirftrc, 
t'ui'cuilofi dii \i»rU! cLittmiirc. à fine dw ni (o no UHds. et «he 
]iiii tu non r liahlna l't iii>rpipi»rc. d» Ini ti accerfu. vhv rie- 
l'uiiiciitc donalii iiartirai." Onde il lumn mt-chio lieto t't alU-- 
gro di cii'i i>Uri' iniHiini. il porno ilcllii )nidioii/.ii diumizi ol 
tribunale ilc-l Soldnim Kp|ircH(>utHtoiii. <|Uanto dnlla ucc-<diiarella 
gli ora staro iiiHcpiato, ititoniuicutc o|i<tò. Di «lic il mwì- 
ftliiTc pcrni-r^OKtiH urroHcìttmi. l'hianiatn ìl ui-ccliio da imrti-. k 
fine i-lie al i>erinon suri liuiu-r'r'i' ji por tìnc. da ce eon {tthii nu- 
mero di (lanari lo liceiilió. Ma di ootal ncrfrn^na ancor» non 
^unri do|Ki K'ordittofi. eolia Soldana. di cui rfrli era lerafiitiii- 
oitnametite innamorato, in amorosi diletti ritornò a Iratenorsi, 
Di die liendoKJ Itiiiumo ultimamente unedutn. ne più potendo 
r iiiMoli-oxa di lui tolerare. di )jaleHare il tutto al Snidano mì 
ilÌHpOHe. Onde in fonila della ueeehiarelln iratniitatofi, fatta 
la ecjdiieiite niultina per tempo Wcreta audieni^n dimandare. A 
Ini preweiitatoNi : .rsire". diKiiegli. .peroiVi ehe io. eoDie linoiw 
nasallu uo^tra. non niinor euru dell' lionor uoclro, elie del mio 
proprio debbo liauere. hunendo imo ;:ran tradimento i»ei>}>«rto. 
elle djll eonnepliere luiNtni più fiale io lii< ueduto à fami, hu 
ntatiiito, ]'( Une elio ni ]iom.ìhic da nì reo et maliiagio inhiÌHtru 
liberare. Ìl tutto di Fiulntatiienle paleNarui. Hattete dunqne A 
r-apere, elio bora la Soldana , eoiiKorte nostra, ni lato del di>u 
leale eontiepliere nel l^tto eorieata. edii lui in amorosi ^nochi 
fi tniliene . et. eoitie elie pili fìnte io dì eiò auedlilo diÌ hÌh. 
nondimeno non(/J/ .'i.'t) jioteiido ]iiTKuaderniì. elie bi rea doniut. 
ebe eoi eonnigliere uedeuo. la .Soblaiiu l'i fiis^e, nino ad liom, 
die accertata mi Mino, cotal tnì»tatto non lio ONHto di farai 
palfiHc. Uor à fine die uot non crediate, ebìo ak-umi i\\m- 
ntgmi ni rai^coiitì. neiiiteuene ineci*. ebe ìl tutto io ni faro «•' 
propri,! iioHtri occbi ucilere." Onde uiiìatoM conltammo ilSolduno. 
tu da Ini in nini parte del palalo eondotlo. dono in uu mme- 
rino dentro ili un rìceo letto il maluujfio l'oiiHÌgUerc eolla d-m 
tcinìita strettamente abbraocìati i-i ritrouauamt. Il die uriIot«t 
die lidihe il Sobillilo di flicorno et rabbia fieramente ac^mo. 
diliberi'i nudamente di eotal misliUto uendìeiiri«i. Ma pCTPJ^ | 



peroi^ 



rhe titultu diibitauM. clif inni Iiiiu«;'<h(' Itt uei-cliiarelhi i.'Ì(i ii<l 
Mlonii" altni A imlesun*. rarameiitf pregatala, i-bc ceco haueiMP 
sino à tanto ii dìniorarc die .il coneigHerp et alla moglie mn 
Uune«>Ke crude! morte data, diedi' ordine, elle in una eamera 
iiUh ttiia tiieina factie custodita. MtL Hammo. a uui liojf^i mai 
retii|)0 parea di fare al padre 1' error suo eoiioseere. Iiatieiidolii 
■'i ÌD^itiHtaiiiente dallii stato ì^oaeciato. l'atta;;!! da quelli, che 
lo faxtodiiittiio, aodienita dimandare, dinanzi à lui nella t'orma 
della uccehiarell» {ireKentatOKi, et fatti tutti gli altri iieeiitiare. 
enf^i due soli rimaKero. Onde liaui-ndoglì latto conoueere. ehe egli 
erniCamiuo. xuotìglìnolo. et lmneudola»<FÌatula forma, nella(|iialt.> 
fiì era dinanzi compaiNO. t-t nella sua ritornato, fu <bil padre 
incoutanente coirot^eluto : a l'iii raC<;outata l'IiiKtoria da principio, 
et i secreti, elie egli lianeua dii tre uiandanti apparati, la l'altea 
oppoiuitionc dal disleal eon^iglien' et dalla maluagia Soldana 
likttagli gli rauiemoro. l'on^eìa liuueiiiloglì i castighi racconti. 
ehp egli più fiate co gli appurali Mecreti al reo liuomo dati 
liauea. inlìnii! preghi gli pnrMC, elie lui et la malnagiu fui- 
dana dello »lain può iecacciando. unieshe loro la nita donare. 
maxMmamcnte lianendo egli la figlinola «li luì tolta per moglie, 
la «gnale tiupplicemente lo pregauB. die nonuole«i£e c<d la morte 
ilvl padre in lagrìmonole .--fato in per|)etu<i eonstituin'. Le 
i|usi parole da Kammo dette, non potè il Soldnno le lagrime 
il« dolcezza contenere, ci strettamente abbracciatolo, tutto elie 
r iinim" «li maltalento pieno cotitra il consigliere et la Sol- 
dana hauewse, nondimeno la nendctta tutta all'arbitrio del 
(tglioolo rìmcMge. Il ijunle incontanente dello stato del ]iadre 
diflleal eonmiglìere et la maluagia Soldana iscaeciatì. et 
L«3' ugni lor sostanza prillatili, le s])onEalit)e sue Nidenneniente 
lelebro. et non molto dopo' ueniito Ìl |)adre à morte fatto egli 
[ddlo Muto SUI» padrone . Iiingnmenti' trainpiilla et felice ulta 



l'iaeque sommamente à Heliraiuo la inaiiii-ra da lìaninm 
mots nel nendiearsi del difleaie et perlidn consigliere et 
Iella maluagia Soldana, i quali faauend<t lui de! lor nii^tt'atto 
I padr*' accusalo, essi rigidamente ii<' liiroun castigati. Kt 
ehe liebbe di colai pertidia abpiaiito con wiioi haroiii 



-lop... 



(IÌH /J/.;'>4>UÌH)iti>. cdiiiiidiikIó. i-lio iil i|iiiiiti> (lalaiiio, <|UhI tunn 
ili ucnli iidoniami-iiH crii Kuaniit<i, il «cfriii'iite giorni», che Ve- 
riprdi pra. la fnrtc di' jiaiini dell' istewKfj r-olore ncBtilasi. Iia- 
ap<f.#v ad nuìarr^i, Il che da (^iauidiiiliiiiii i-HMcqaiti). all' lixrn ili 
Ier7.a iiuiiii tutti fiirnim firriuiiri. Iionc cg]ì colla dnn/etlu. 
c-lic iui era. jht Imeni |ic/./.<i didri-ninitc tratenuiniii. i-t nm di- 
licntitxiimi oìW ricrfatu^i, tt'oc il i|iiiiili' uuiii'ltatdri' a «e iicairi-. 
il i|Ual(- Najiendo la raaUmo. |>prr)ir' era rhìaniato. dojio l' Imin'r 
r Impenitiin' riHcn'iiH'menti' fallitati!. vȓ*\ l'iimiiici'i : 

.Vii nel jiaesi* di fUitreiiiie imo grande el eeeclleiite tiln- 
Kiit'ii. il quale medili dell' arti meemiiidie dlletlmiiliiHi , in [{nella 
dell' nratiip tanto nalea. elie eianelioilnno iÌp''Knid temjii anaii 
/aua: et oltre moli' altre lielle o]iere. ehe di eontiniio fawa, 
l'ormo nii ;rionii> una Hlaiuii d'ar^enio d' nrtilieio tale, elio qDg- 
hmelie nolta iliniin/.ì l'i i|iiella alemni Inipa kì diceim. iiicou- 
tantmte ni metteim l'i ridere. Il elie |ieriieiiuto all' iireoe.hin 
del jirencipe di quel lin>pi. elie Mui'HiitmaiK) era. la nolle ne* 
derc, et data»'! midt' atnmiriitione del ;j:raiide artitieio. ehe in 
ijnella neOfj'e, la teee ni liloMol'ii dimniidare. jioreiù jfri)"sii 
Konima d'ori) nD'erendu^li. M/i il ttlohot'o. elie dì danari ]tnrii 
Ftiiiia faeea. et di furh^i ^ralo al itun niffnnri! tomniameiite di- 
niderimii. jrlie ne IVel' dono. IVr eapìone di quentii starna (m 
il preneijie ]ireftfo il «no (lalapin mio forando et l)olIÌFimDi» w^ 
raglio, il ijital era i]iiadraii^oliiri' . et ne'^eantoni. l'uno ijn't 
ijnnlt Hopra nno fìnme. 1' nitro nopni Ih nlalla . il terzo Mii|jrN 
Ih eueina, ot Ìl i|Uarfo foiirn hi cantimi del preiieipe ^tliirdana. 
leee ijaatru riediiswime liiiliitntioni falirieare; et in eK»n tvn- 
gVw fatta In statuii Hoprii un' alta huw roltoeare, da iie.pucij 
ìibero qiiiui per uia di diporto NpeKse fiate era soÌÌIo di ne- 
llire. et e«'* «noi baroni di uarìp eose dini^Hudo. tacendo nel 
ra^inmimento aleuna bnpa ejiMcai'e. In statua A rìdere infl- 
tauji: di idie eftlì (fran dili-tto linntT wuleii, Kra qtiexti> prea- 
eipe liuoiiio nelle wienze ai*«ai KÌn;?olare, et ne'*ntiidij molto 
ecfterdtato. Onde liHiundo in molti auttori letto, qonntn mal- 
napo ei perfido unininte la dormaci l'uN^e, t'orn Ninnila'* 
prìm' anni TiKoltu di non noler mai iirender mojrlie. I)i rlie 
tutti ì popoli II lui ttogffetti ne !<enrìaiio molestia im-redibil**: 



' dfl. * M. 



■he, PMHpnilo fgli |)reiii'i|ie iiirMiOKn, ci ihtcìi» i 
11) f^ratissiiint, di lui dfi«id>'raUHini ili iieder |iriil(\ 



I l'i axe lu- 
cile udì» 
Ito lianeHMo a snccederi'. t'iidc itì uno »ii)rito alla prtwi'iixa 
M qiiattru ilf' principali reniti baroni, n' iNt'or/Hnino con molti- 
poni di fargrli conosi-i-ri- elio, fnuic pIic nella niagffiur parte 
tììe donne nì ritmuaìiin di uxdti ingauni et eiie fiatili animali 
lp<«rfetlìi<8Ìmi. m»n i"' ]ieri'>, Hie di eag^ie anen irt bnuiu' non 
ne ritronasfpro. vuncliiudendo. i-lic non però si dee restH redi 
endrr donna: il ehe à nuelli mansimamente è rieliieMto, elle 
ritrtmano dì gnin etato piulroiii, wi eiinie egli inn. pev poter 
: Be sncceMKorì laseiure. Per le i}uai ragioni du molt' altre 
HA/.:Ki)ROuipagn»te à eió tare lo perunadeiiann: ilio«lldo 
to. ohe, i>ne piir per tanto perfìdii animale la donna rìpu- 
bie. potei! di otto >'i dieeì l'are I» ceielta. ch'in huk» tuie 
Itnidinente potrehbe auenire, eh' una liuona ne pntetiee ritro- 
xp. la ((uale poscia accettata per moglie, haue^w dello 
Ilo :<uo ulenno nuecessore à generare. Alle quui parole, 
ttn che Jl genio tino du eiiS lo ritralieK^e. hanendo il jiren- 
pe ahiuauto prestate l' orecchie, diliberò dì t'ai-e ili oio prona 
BT non eswr da'' suoi popoli mai di molta (istinatioiie giusta- 
ncDte ripreso. Onde hauendo la bellezica ot eoudìtioni di 
uttro uprgìnì, figliuole di ijuattro gran Mignon, amici ^u»i. 
mando loro qimtti'ii ambasciiitori h richiederle: i quali 
lE {in-eios! doni da i|uellì presentati, al lor prenci|ie fra poco 
le uergini recarono, l.e quai dii Ini lietamenti' et con 
mud'honore riceuute. diede ordine, chea ciascheduna di esHe 
tane ima delle quattro habitatioai ni^MÌgnata. che negl'angoli 
Sei wra^lìo. dune la »tatim ai rìtruuuiia, erano t'abrieate: et 
fiiWDdn r hora di già tarda, lattasi nmt dì esse condurre alla 
a. comincio ad aeearcKzarla et abbracciarla; et di nane 
con lei dinisando, posta la mano in uno cancNtro di roxe 
ifopliatf, che presso dì lui haoeii. tolte alquante Irondì , et 
ile nelle raamelle della gìouane gittare, aucnue, che 
I ben piccioln t'ronduccia !<opra la litccia le uenncà cadere: 
le dimostrando ella di sentire per la percossa della fronde 
pMdiBgimo doliire. incontanente finse di tramortire. Di che 
il prenripe dolorato axgai, chiamati ì suoi camerieri, et fattoRÌ 
ieir MCto recare, et con 1' acqua rosata mescolatolo, poHtoIo al 



llUHo ilolla ^uiuiiic. et liiiguatele Ir tc-mpi<'. iii'iNtn'i ella. aUe ì 
npirìti le fiifisero rìloruiiti: et per niquantoHimcìo ripiiKntH. Icnau 
poi in piarli, prciiiila il prencipi' per In mano. mII» fii)c»Int 
della cnniera pinti piami la l'OudiiH^c clone al/.ati ciuccili 
iif^rso la statua, la uiilo A riderò: <'' iiiPuiitiMii'iiti- ilvU' iuguiiao 
h' Rcvorxi' ex ilclla tinta, (the banca la f;ii>uuiie fatta di ntiiorc 
per la perenHxa della iVoiule tramortita. Xiiiidimenu diHxiiiin- 
Uiido epli cii'i, et eoii It^i di ootal acoideDle dinÌKuiid». alla 6- 
nfìxtra apiinggiatniti. poKtitsì ella itieonl annue le mani alla 
faccia, ne la eiiporse: il che ì'vcc. tìtttretido di eredere, iilic lii 
Htntiin unii linoiiui si l'uHm-, da cui i-ila al (irencipc dìmoKlnr 
noU-s 111)11 essere lecito, elic t\ii«i«e iiodutH : iiin egli r li e do! 
primo infraiiiio ili già s' em aceorto. soirse anni il uccaiida. ti 
nersii 1» statua riuoltiici. la uide h rideri'. Dnd'' «cctrljitoiti. 
elle Ih maliiagia ;rioiiane era di fraude ripiRii». A fine trhe rlli 
non h' auedeHMc, elle eyli dell' iiigaiiu'i di lei sì l'usse acconu, 
nolle seco niiella ntitle gÌHeere, et la mattina tegnente per 
tempo lenal<iDÌ et uecarexxHtala all' liabìtationi! Nun. qtial «opra 
la stalla era, Ih riinaiidi'i. PoHCÌa, seomdo 1 costuiiic dc'HlF 
Biilmani. entrato nel liagno et laiiatosi. diede ordine, ehe un' 
altra di>ll« giouain fusse alla preseli/.» xua eondotta. 1^ qot- 
(fl/. 5fi)le liMUoudo egli eoit lieta l'uccia nel «uo cortile iuMli- 
trats, prcNala per In maim kcco nella una camera la condiiMr; 
et essendo di un'haliilo d'arincliiii ucatìto. aueunc . ehe. io»- 
standolesi et gittandole le iirnecia al colhi. co] pelo dell' a^ll^ 
lino le mamelle le eoperse. Onde dimostrando ella, che d6 
gran molestia 1' hanesse ajiportafo: „tHiime", disse. .Sin, 
allargatcai di gratia ali|uant<i. |ierciii cIk' il pelo dull'habiD 
vostro sento che stranamente la carne mi rode, et iid wn 
infinito dispiacere.- Dalle f|aai pande coiioKeendo il prene^ 
la maluagita et l'iiiganno della gionaiie. ucrso dtilla status ri- 
uolto. la nìde tt ridore. et della Iraude s'aonorae: ma dÌHsi 
landò egli eió: _Th hai in nero", le rispose, ^ìl corpo ni 
dilicato. et ]>oseìa che tanta molestia dal pelo dell' habJt« 
tu ti «enti recare, mi fo k credere, che esseml'ìl 
tale, la faccia tua molto |iin delicata liahhin ad esi 
in cotal guisa seco diiiisando. accostatosi eo» 
specchio, ehe nella camera »\ ritrouauu. si po»e all' 
ili quello ])resso la faccia di lei. et dentro tutta due guardanilgi 
si mise ella le mani incontanente alla tacci», et dii 



dal prencìpe. per qual cagioiip (lii) farpsni;: ^Perche,'- dÌBs' tillii, 
..uouiiortH ililuucrc. clieilHiiItniliDomo, <;liiMlaaiti, ioKÌHtK-dntH." 
Kt [lercliB di ^h «' rrn il prencipo della t'alsitit aueducu. d» iiuoiio 
hIIh statua rìuolt»', hmide ù ridrre, Nondimeno e(i:lidÌMt>ìmuland<> 
il tatti», In notte rolla poiiani- gjiaeer uolle: et la iiiattiim per 
lempii leuaMst Hll'liabitaHuiti' Mia. qimle t^opra lii fUcÌDH eni. 
la rinmiidi'i. Kt ej^Ii nel bafcmt entrato et jier uli|iianto npuoio 
dimoratiiui. u«dto. diede ordiue elie la terna ^nonane gli fnenc 
condotta: la(|Dale alla presenza »»n arriiiata cm Jillegni tae- 
cia nircolsc. et con enea entrato nel ]^ÌnrilÌno ilei palagio, nella 
fresca iierba Nas^M'ttaro&u. di narie cone dinisandn. QniDÌ noti 
hellixHimo lapo si rìtrunan» , chfi |ier la dìnersita de'* pesci, 
che per entro si scorgeauo, era molto diletreiiole à uederc. Al 
i]aale accostatisi, gittosi ^nbitaniente la gionHoe uno nolo fo- 
pra la tiuatia, et dal prencipe, perche ciò facesse, interrogata, 
riapose: ^l'erelte in qiieHhi lago ui sono ile'*|ie8ci mast^hi. da 
i|nali non è coau lioneota. eeud' in donna, ch'io mb. uedutH/ 
Per le (juai parole aneduto»i il prencipe. che qnesta dell' altre 
dac non era migliore, nolendosi dì ciò accertare, alla statua 
rinolto, che ride» h' accorse. Ne gnari anco stette, che, e»- 
Hcudo in CHS" lugo una pìcciola et bellÌ»<HÌma nanìcella eolle 
Itele aperte et con molte lì;fiirine il intaglio, che alle gran 
nani, clip l'alto mare uaroniu. »' attsouigliaiia , la quale per 
adornaiuento del lago l'abrìcata. qaiui era stata riposta, aaenne 
che dal ncnto hor in questa, hor in quellit parte ilei lago im- 
battuta, M KomnierKe. Il che dalla gionane nedtito, tingendo 
l'Ila di tramortire, cadde k terra «t in se ritornata, della ou- 
gtonp dell' angoscia soa dal prencipe dimandtitii; .Perche", 
ilixne. „ìl ueder A tiommergere quella nnuieella eo'^ marinai, 
che entro ai ni ritruuiiniino. grandissimo traiiaglio (Bl. 57l mi 
diede." (Inde il Prencipe della t'rande et maluagìtt'i della gio- 
nane aucdntosì , hauendo dimostrato per le figurine di legno, 
che in c.msm nanìcella erano sommerse, di tramortire, alzati gli 
occhi alla si;itnH, la nide à ghignare, et che non n' ìngannaua 
«' acetrrtó. Ma dì cii'i non dando alla gionane ucgno alcuno et 
cirrzxandola. con lei quella notte giacer uolle. Et la mattina per 
teiu|Hi all' habitiitìone sua. <|u:ile sopra mi fiumicello era t'abri- 
rata, rimandatala, la quarta, uscito oh' ci fa del bagno, fece 



h Hc mnilarrc. Laqualf alla |irnN(!nzti di Ini DHlutmiì. «t n<in 
glÌHÌ uok'iidu ]K'r riucren/aat'COHfHrc. proHuIu v}c\\ ]itT In uiuiiu. 
molte cnri'7//,Q k t'nric rnminHii. Mii |iitcIm' tuli» Ihiik^h» ci 
fi! Itei coHtumt uriiiitH la iiedea. iluliitaiiilu, l'iic iiiirft' »ii(.-u hII 
altri? himi^linnti' mnliia^ìu i^i fiii<Ki'. riu'iltì aliti Hiatiia ;;li oirrhi. 
noli la uidi' k ridi-ri'. [htchicIu' nrruniciitc biiuna ut liitnfKtv 
t^ni. Onde l'im l'Ibi (Hicn ijU(>IIh initti- ^iiK-iiito. In uiHttina nlla 
babitiitione NtiH, luqDMii' (irrnHO alla i'aiitiii:i i-ra. la riuiandi'i. 
Ha pt-rcioclie colrHta ^iuiinue f^iudici'i c^li ]kt la Iiuiiiìltà et 
molta rinerpiixa, die f*li Iacea, douer eHNcrc di alcun {tonen- 
et nil' linomn vt iioii di |ireiioìpe fi^liuidn. iii'IV aueiiin- itoli' 
nltrp Ire numidi), con idla più piiii'er ikjii uollf. Ilur auneiim-. 
clii-, f^ttì una licru lilla Ktanioi di qiiidln, clif. dalla fronde 
della roma nella fnceiii ]ierei'si*a. tiiiwe di tramortire, eoii i-cwi 
d<i|i(i cena i!<ini;BtoKÌ et per Inioii jjex/o in narìj raRiuimmcnli 
trateiiutoci, i!i' addormente, vt dopo alquanto «piitin riMiie^cllAlo, 
credendosi rìtriiiiare la ^<iunne apprendo, oattiddo. che of\ 
letto non era, Hi elie dataxì m<dt>i ninmÌTHtiotte , et ineooti- 
nente leuutuoi. aei-eMO il lume, in ugni jiarte della Htansa di- 
Itpeiitemeiife la eertó: et tutte le porte cliiuse rilronando '. (iliolla 
Holu, elle alla titalla cuiidiiei'a, s' aiude exNer aperta. Ondt^ dì 
grane ira aeeeKo. lolta la apatia et per hi porta, rlie apcriii 
ritrouó. alla utalla auiatufì, lidi la giouaiie t^randeuicDte an- 
dare, et in un eantoiie ritiratosi, iiide, che '1 Htnllicre co'*c»Ici 
et juif^nì fieramente la Inittea. perelA idie tanto l'iiautia fntla 
aspettare. Ond' eliti dirottamente piangendo et ihieuxaDdnH. 
che prima min hanea potuto andHrui per cagione del «i^orr, 
con citi ((UcUh notte era p;ìaeiutu. dìrmejcli. ehe. tantosto eh'i'i 
a' addormentò, leuntaxi dal letto, qnìui con agni presteKZa w 
ne ucaue, molti preghi porgendoteli, che, di batterla ooIvkk 
eesaare. I.eqiiai eo»e uedendo il prencipe. tutto pieno di mal 
talento nppena di tutte dna ucciderli «i potè nutenere; niin- 
dimenu hauendo alla dìgnìti'i KUa riguardo, in nitro temjK) la 
nendetta della maluagia l'emina uolle rÌHeruare. fra ne »ve»t« 
dicendo: ..Malnagin femiua, come puoi tn mì Here battiture «ap- 
portare, nendu ni dìlieata la tua fnecìa, che da uim frondocrìa 
di ro^u iicrcoNxa alla preneuza mìa tramortirti V Kt il grandr 
artctìrio della Ktatiia uero cKHer s'neeorne. PoKfiin il' indi J 



3 



et al letto rironiato, di rio per jioter (loU'aUre la mal- 
neilere, con nknno {B/. 58) nwn foco parola. Il «e- 
wntf. giorno poi all' bora solita mandata à torre la seconda 
ioiuine. à cui i^ii\tT>i la cacina era In stanza asgignata, i^ou 
»s sin' al tanlo in nanj ra^onatnenli tratenutosi, sendo di 
^s [itvpaDitu la eonn, alla menigli roIì eÌ assettarono, et qnìni 
gran pezzo in diletteuoli ra^onamenti il tempo passando, 
lenate l« tuuole, fìnte il preucipe di addormentarsi, et in eutal 
inÌMi [wr lo ijipatio di du^ bore dimorando, si feee h credere 
I» gionane. cUe egli neramente si fuase addormentato. Onde 
thf^tamente lenatasi, aperto 1' uscio della camera, nerso la cu- 
e'nuiò: ma il proncipe, che altrimenti non dormina. et 
del tuno h' era aueduto, pian piano* anco egli seguitala, nide 
ÌB gionane, incontanente elio alla cucina arriuò. essere dal 
«Boco «trettameute abbracciata, ilqual per la man presala, et 
fopra un monte dì spinose legna coricatala, in amorosi piaceri 
doleeoienle sì trateue». Di elie datasi egli molta ammiratione 
«t nedendo. clic colei, à cui la neste d' annellìni, che te mam- 
nelle leggiermente le liauea toccate, hauea sì gran molestia 
recata, cbe (|Dasi la fece tramortire, non si sentiua dalle spi-, 
i»i«e legna offendere : „Costei neramente", diss' egli * . „non è 
meli rea et maliiagiu dell'altra, et hor conosco, che uerissimo 
giadicio anco di lei la statua fece." Nondimeno il tntto con 
Btleotìo trapassando, à giacersi ritornato, la seguente notte per 
pi»ter ancj) della terza ìajierieuza fare, con gran disio aspet- 
taua. Ror la mattina per tempo leuatosi insin' alla bora dì 
Vwpro niun' altra cosa per lo pensiero riuulgea. che come 
luuesse le seelerate donne à castigare. Po^^cia fatta la terza, 
ebe Della stanza «opra il fiume habitaua, alla presenza sua 
nettire. tutto che di lei niente dì meglio, che dell' altre sedato 
hanea, ni sperasse, nondimeno la cominciò k carezzare, et in 
dìletteDoH ragionamenti sin' alla notte tratenntala, preparate 
le tAQoIe. si misero à cenare. Poscia per alquanto spatio 
battendo alcune finissime musiche iidìte , se ne girono à dor- 
mire; et coricatosi il preneipe, percioebe sommamente della 
«alnagitii di questa anco disiderana dì accertarsi, non guarì 
Mette, che dicendo alla giouane di sentirsi stanco, finse di 
riposare, II che banendnle agenolmentc persuaso, et giù- 



diramili ella. <'!ip grU ueramentc fuMse ndtlormentBlo , cLoia- 
nieute A guii«ii ili-ll' nltre dal Into di lai leiiataNÌ, aprendo l' li- 
mo jiiati piano, (iella csmorii 8e n' uhcI, ut ncrno un» kcbI», vhe 
ni fiume uouduciìu, A nuiù. Douc ixii^oìn elit; l'u arrìuiUa spn- 
gliatafi, et po^tÌNÌ i ]>uiiiii in enpo. prese un ^ran vaiati di tvm, 
clic (juiui uuotii fii riiriiouuua, l't sottri le brucoia meHfolfii, per 
non N'affogare, il all' altro canto del fiume piisHÒ. Doat.- giunta 
pre^n da un euiituilino et strettamente tibbraceiata, ^opra l' ar- 
gine del fiume tutte dna (^orieatt(li , amoroF-anientc per buon 
8patio di tempo ni dileltiirono, IiHiiual operntione liauendo 
ottimamente il jirencipo uednta . perciociie leuatowi dal letto 
HÌno t'Opra '1 fiume oceultauieute lai>eguiti'>, iiue-|/it/.r>Lt)itta au<Mi 
non meu dell'altre rea pmer ronobbe: laquale hanendo finto 
ili tramortire per una pieeiol nauicellu, ehc nel lago uide dal 
uento eH^er Mommeraa, et la faccia, -X fine che ì peitei masclii 
non la uedc^vero, ni coperse, con tuuto pcrieolo il Kuoio pat- 
tando, neramente di frande et inganno eHHer ripiena, col rìder 
Kuo liuuen la «tatua dimostrato. Nondiuictio noti fuox^iido t-gli 
di ciò motto alenno, nella camera tie ne rìlornò, et al letCn 
fittosene, il Hcgiientr giorno non ^an disvio anpettaua per far 
della i|ii]iriit ancora l'iitteHna prona, che dell'altre tre Tarta 
iinuL'u. Et la mattina jier tempo Icnatosi, et Bino al bora ili 
Vexpro ne gl'affarì suoi truteiiutOKÌ. diede ordine, clic la gio- 
uuiic liaucHtic à lui à iienire. Collaquale nel frìarilino HÌno al 
tardo in uarìj ragionamenti il tempo paKBaiido, alla mensa, ube 
quiui riecumente era preparata, »' aHuettarono, et al fine di csu 
con fìninHimi Hiioiii et cunli peruenuti, al letto i<« ne giroDu. 
Kt quiui dopo uarìj ragionamenti tra lor fatti, tìngendo il preti- 
eipe d'addormentanti, la giouaue chetamente dal lato leaaUgiì, 
et ucNtitani, et tolto uno librìccinoio in mano, paonf) in un ca- 
merino uieiuo à far oratione. Ma il prcucipe, obe il tutto ue- 
dea, facendogli pure À credere, die quenta anco 1' bauea» a<l 
ingaunure, Henxa alcuno romore aueb' egli nentitotti la KeguitA: 
et ueilnto cJic ella qnini faceua oratione, non però doIIc sd- 
Gora , cbe buona futtMc . accertarsi ; ma dimorato alquanto, tt 
uenuta ella al fine dell' oratione, et uer»o 1' uhcìo del cameriud 
per uscire nuiatasi, il prencipe incontanente, jicr non cenar da 
lei Qeduto, al letto se ne rìtorm'i; et ella tornatani k spogliale 
da nuouu cbetamentc al luto di luì »i corìc/i. Nondimeno con 
tutto tiii non potendo egli ancora, che questa buona funse, per- 



- ft?! - 

Snadorrii. gìiidictindo, che con finta liì Kiintifi lo uolesBe in- 
^nnarc, et perciò liuiiendo diliherato di seco le tre seguenti 
■otti giacere, per cotal ypntio di tempo seco la ritenne; et ao- 
tortuHÌ. che neramente lagionano buona et uirtuoi^a era. Iianen- 
dola contìnnatncRte nednta fi [lersenerare nel)' oratione, eleg- 
frendn fra se stesso qnectii per «aa moglie, dell' inginria dall' 
•Itrv tre fattagli diliberò di rigidamente uendicarsi. VA haueudo 
égli fra molti fieri animali, de' <|uali gran copia n' baaea et ne' 
BpettacoH, facendoli insieme oflmbattere, solca Bemirai, ano 
horrìbìle et cipanenteuole mnlo. cliiamati una fiera al tardo i 
fooi Berui, et con esui nella wtalla entrato, diede ordine, che 
leoandn quello dal luogo, dono ni ritrouaua, ini lo douesscro 
legare, doue egli sapea , che la rea feniina liaaea A passare. 
Hche poscia che fu da loro esBequito, A fine che lo stalliere 
non r haaesse da quel luogo à rimuouere. iloue l' banca fatto 
Ugare, impose loro, cbo quella notte nella «talla insieme col 
Malltere Iiauessero k dimorare. Et ritornato nella camera sua. 
«^inò, che la giouane, qnale ne 1 1' habi tallone sopra la stalla 
ijmorsna. douessu k lai uenìre. Onde ella al commandamento 
\Bl. 60) presta, incontanente alla presenza del preneipe sì 
fitroaA; ilqnale con lieta faccia rìcouutala. Iiaueudo un'houo- 
rato conuito fatto preparare, con e^iea alla mensa si assettò, 
Bt quìiii per buon spatio di tempo in suoni et canti tratenu- 
Hsi, leuate le tauole. essendo I' bora di già tarda, presala il 
irencipe per la mano, la meno seco à giacere: et incontanente 
ifae c^ì 8i coricò, mostrando di e^ser stanco, finse di addor- 
Éientarsi. llche dalla uil fcminu ueduto. hauendo ella l'animo 
il ano stalliere . presi i suoi panni , et chetsimente dal ' letto 
Baataai ^ i>i conte 1' altra fiata fatto liauea , uer»o alla scala, 
Ile alla stalla conducea, s'aniò: et k basso scesa, giudicando, 
Ae'I stalliere in! 1' hauesse ad aspettare, doue l'altra fiata 
Upettata t' hanea. l'i canto del fiero mulo n' andò à coricare: il- 
pale di ciò nuodntosi, co' calci et co' denti si fieramente 1' as- 
lall, che in poco spatin di tempo gli diede aspra et crudel 
mnrte. fiche hauendo il seguente giorno quc'serui. che eoi 
Stalliere litnasero. fatto al preneipe intendere, tutto che egli 
Ai eìò mostrasse di grandemente dolere, incredibil letitia 
g)' apportarono. Et perciò che l'altre due ancora Iiauea dili- 



jjftat 



- 84 - 

berato dì far morire, fatta quella giouane à se nenire, che 
Hopra la cucina la sua stanza hauea, et con essa, ei come 
coir altra, che'l mulo uccise, cenato, et lietamente tratenuton, 
sendo V hora tarda^ s' andò à giacere , hauendo però prima ad 
un suo intimo cameriere dato ordine, che alFhora all' hora i 
quattro primi gradi della scala, che alla cucina condacea, ha- 
uesse à sconficare. Il che sendo stato pienamente fatto, et egli 
colla giouanc, sendosi lungamente in amorosi ragionamenti 
tratenuto, finse d' addormentarsi. Ond' ella, che malnagia era, 
et che non il prencipe, ma il cuoco suo ardentemente amaua, 
pian ])iano dal Iato di lui leuatasi, presi i suoi panni sotto 
le braccia, uerso la cucina s' auiò, et alla scala arrinata, po- 
nendo il pie per scendere et non ritrouando i gradi, traboccò, 
et perciò che alto era il preoipitio, tutte Tossa rompendosi 
incontanente di questa uita passò. Di che il prencipe lieto et 
allegro assai ne rimase, tutto che di ciò à cui li^ portò cotal 
nouella, mostrasse di sentir gran dispiacere. Et percioehe 
della terza solagli restaua à uendiearsi, mandatala il seguente 
giorno su '1 tardo à chiamare, giunta dinanzi à lui grandemente 
r accarezzò, et con essa, si come con l'altre due fatto hauea, 
nel conuito et in diuersi ragionamenti sin allhora del dormire 
tratenutosi, girono à coricarsi: hauendo però il giorno ad nn 
intimo suo barone imposto, chel naso di terra cotto facendo 
rubbare, qual ella solca sotto le braccia porsi, per sicuramente 
poter il fiume uarcare, nel proprio luogo, doue riposto era un' 
altro à quello simile, che crudo fusse, hauesse à collocare. 
llche da quello fu diligentemente essequito. Hor essendosi il 
Prencipe colla rea femina coricatosi, et con essa di amorosi 
successi hauendo lungamente diuisato, si come V altre fiate 
fatto hauea, finse di addormen-(B/. 61)tarsi; di che come prima 
ella s'accorse, chetamente leuatasi, presi i suoi panni, della 
camera uscì, et alla riuiera auiatasi, postilisi in testa, tolse il 
naso, che crudo era, et sotto le braccia acconciolsi, credendo 
che r usato fusse , entro nel fiume, doue sommergendosi il 
naso, percioehe crudo era, ella anco subitamente s' affogò. li- 
che essendo la mattina al ])rencipc riferito gli diede unacom- 
l)iuta allegrezza, essendosi delle tre ree et maluagie femine 
si rigidamente uendicato; poscia uolendo al ])ensier suo intero 

» le. 



— «fi - 

eunipÌDK'ntn darò. In quartu ^iouane. i|iiiilc ull'uratùint' tuttu 
era riuoita, per la bontà et rare uirtù, t-h' in lei Hi;or«e, prcii- 
dendu per moglie, fece con graniliRsima soleunit^t le i<ponBali- 
tie celebrare, et di essa in jiueo spatio di tempo liaunti rre 
figliuulì tnaHchi. i suoi nnttaullì etie di Ini prole dÌHiileruuaiio di 
ledere, infinitamente racconriolo, et eolia moglie in uirtiio^e 
lOpre tntto di tratenendo^i . molti antii tranquilla et felice ulta 
pasmarono." 

Gran compassione all' Imperadore mosHc il easo ulle tre 
maliiai^e femine auetmto. |ier la crudele et aéipru sorte dì 
morte dal preneijte Mussulmano lor data: .nondimeno il lor 
lìnfatto bia8Ìmandi), la pertidin delle donne egli anco grane- 
Deute necuMana. Alqual ragionamento posto che egli liebbe 
ine. diede ordine, che la corte sua di bruno ucstita^i. del qual 
olore era anco il sesto palagio tntto guarnito, la seguente 
lattina del >Sabbato quini banesse à eanaltare. Onde postosi 
1 Sabbatu mattina per tempo con tutti 1 ^uoi baroni in ca- 
1ÌD0, nello fpacio di tre bore all'alloggiamento arriuarouo. 
Ione banendo egli la donzella ritrouata. per la mano presala. 
«scia cb' in uarij ragionamenti s' bebbe con lei alquanto tra- 
enuio, 8' acisettò alla mensa, qual' era di nobilissime ninande 
bondantissima. V.t dojio desinare hauendo nella camera Rtia 
pT(-»o alquanto di ripoi^o, dinanzi a se fece il sesto noiiellatore 
ebiauiare: ìlquale alla prescnita dì lui comparso, fattagli un' 
bumil rìuerenza, A raccontar la sua nonella in cotal guisa 
euminciò: 

-In tìerger paese mio da questo assai lantano, per la bel- 
lezza di giardini et di cbiare fontane uago oltre misura, una 
«Ita Leticer cbiamuta i;opra la miirìna posta si ritruona. douc 
fv già uno gran He Mussulmano, ilquale amicbeuulmeute i citta- 
dini ci forastìerì trattando, in poco spaeio dì tempo assai fa- 
moso diuenne: onde la mtii di Ini di ricebi mercatanti, Cliri- 
«lani ci Saraceni, sempre abondana. A questo Ke, ucnutn 
rli'ei fu A morte, il figliuol succcse, ilquale dalla nirtu del 
padre AHtiai luntanu. sendo t\ ciasclieduno per lamaluugiu sua 
Uttum molesto et grane assai . era grandemente da'' suoi 



AM 



- 8fi — 

uasnalli e( (in*' wtraiiirii odialo. Ilor liaiicmlo jn-r colui disiai 
^ran purto di nierctituDtì la fìtta iibuu donata, {loclii uè ne l 
macero, tra quali furono due necclii. carÌH^imi amici, bnoiuini 
di {^antlo Ijonore et di gmii tliesuro padroni, i quali e^i^endo 
ChrÌNtiani et i coin-(£/. Ij2iinaiid:tmcnti di Dio n^Fiemando, oue 
hnueeH«ro liauuti figliuoli, liL'ta et tranquilla ulta fompiutumentc 
liarrobbono pansata. Di che xendotii un giorno insieme ilolnti, 
in line del loro Hcmioiic- pattuirono, oue loro in alcun tempo 
fusHero nnsciuti fìgliuoli, essendo l'uno* maiThio et l'altra te- 
mina, di fare, rhe in uiatrìmonto s'baucgcero A gingntTv. Ne 
guari di teiujio utette, che del loro diniderio furono eitsanditì; 
pnrcioctie quasi ad uno ìhIoxho f^iurno le lor mof^li l' una il 
macchio, f>ri»teno cliìamitto, et 1' altra la feaiina, (iinlla nomi- 
nata, figliuoli ucramciitc dì uiarauiftliosa bellezza, con gran- 
dissimo lor eont«nto partorirono. I quali liuuendogli iiino al 
tempo di poterli alla scola miindare uirtuosamente allenati. 
poMcia ad una dotta et Nauta perdona lì eouMÌgiiarono. h fine 
clic et lettere et coKtumi hauesBero ad ap)iarare. Ne andiS 
loro il [icnsier fallito, pereioelic OMsondo Ì fanciulli di belUii- 
»ìmiì indegno dotati, quanto dal Maggio precettore era lor in- 
segnato, tniito upparauano; et tutto clie in tenera tstA ancora 
fuHsero, fi fattiimcnte nondimeno »' amauano, cbe non poteano 
l'uno dall'altro troppo luugiunente sture dìuixi: et ]iercioche 
il lor precettore, oltre l'altre nìrtu sne, nell' acooneiare i mnr.- 
7.U0IÌ di ro?(c o d' altri fìori si futtamente «alea , che ageaol- 
mente qualunque faecia di liiiomo, o di donna con quelli gole* 
figurare, dì eotal arte i fanciulli molto dilettandoci, in quella 
anco, oltre l'altre uirtu, di tanta eceellc»/,a diueniiero, ohe '1 
precettore in non molto spacio di tempo di gran lunga hebbero 
auanzato. MA esHendo Iioggi nini la fiineiulla all'età di do- 
dici anni pcruenuta, et bauendu quanto A quell' età b' aeconne- 
niua delle uirtu apparate, il padre leuatnla dalla bcola, dalla, 
madre in casa sua la facea custodire. Di che FerÌHieiio dolo- 
roKo quanto mai alcun' altro fiisse. uedendosì da colei. c컫 
tanto amami, estierc diuiso. di passione si sentia morire, nelln- 
quale scndo per lo »pneio di uno anno continuato' et o^i 
giorno »entendosì maggiormente dell'amore di lei trafitto, ^ 
farle oiA in alcuna maniera intendere si dispose. Onde haueaj^H 

K ' da. ' luno. ' centioUBro. ^^H 



- 87 - 

Bnu iiiK/.znutu dì rose et altri fìori <ìou tal' iirtìlicio composto, 
elle la faccia di lei in quello uiua ni ncor^rea. per un suo sento 
Becretamente glielo mandò. Kieeuuto duiiQiie Oialla dal ^do 
fc^rìsteno, ilqnal' ella sopra ogni altra co^a amaua, una coei 
et nobil dono, pin fiate bacpiatolo, nel sno giardino subi- 
tamente porse, doiie raecolti molti fiori et in nn mazzuolo it 
suo ritratto et di Feristeno haueiido figurato, per l' istesso 
jeruo glie lo mando; ilqnale quantunque Feristeno liauesee con 
p-andi' allegrezza ueduto, nondimeno per lo grande umore, 
[he ie portaun. non guari dopo, una graue int'erniità ne gli 
Wpninenne. Di che sendosi il jjadre anednto. il souerehio 
femore, olit il figliuolo A Giulia portaua, essere cagione, senza 
llcnno indugio ul padre dì lei . laquale per l' ìstesso accidente 

;' medesimi termini si ritrouana, se n'andò; (S/,tJ3) ft cui 
liesp: .1 patti, amico cariBsimo, si nogliono ouseniarc. La 
Aa figlinola {■ lioggi tnnìuennta in etfi da marito, etFeristeno 
\ presto di prenderla per moglie. Ondo caramente prpgoti, 
! le lor nozze tantosto faceianno. per poter loro, cbe si ar- 
dentemente pi amano, da certa morte liberare." Al cbe fare 
1 padre di Oinlla Rendo prontiufiìmo, ordinata una gran festa, 
e apoiisalitìe fecero solennemente celebrare. Kt percioche la 
bncinlla era ili marauiglio^a bellezza, incontanente di ciò all' 
irrecohie del Ite la fama coree. Ilquiile. tutto che uednta non 
rhaneeiHe. per udire nondimeno tanto la beltà di lei h cele- 
irare, di uederlu m dispose: et subitamente fatti per i suoi 

RÌni^trì di Ferìsteno et ili Ouilla i ueccbi padri ft se cbiamare, 

mpofie loro, che l'istesso giorno xenza alcun fallo i figliuoli, 
gicoi le fponsulitie hauenno celebrate, dimesscrn alla presenza 
§tiH condurre. Al cut com mandamento i buon padri presti, 
'gìouauetti di ricclii panni guarniti, i4Ì come allo stato loro 
f' ftceonueniu. al palagio reale ^'auiarono: et dinanzi al He 
^JDiparsi. tantosto eh' egli della bellezza della sposa si fu ae- 
leertato, laquale anco maggior gli jtaruo di quello, che la fuma 
•onHto bauea. dell'amor di lei sentendosi tieramcnte trafitto, 
A Keristeno rìuolto: „lo ti commando', disse. ,.chc tu d'altra 
ldi>nna pmuedendotì. cotesta fiinclnlla babbia per la persona 
liitt à rilasciare: perciò che io à piacer mio di lei intendo di 

HnpiHTi): et ciò oue tu non babbia nello spacio di tre giorni 



~ ftR — 

eBserinit". li«i h wa[icii', clit> inciintiirn^iiU' io ti farro In 
dttl liucto spiccaro." I,e <imii ]nirol** Imaendo ft t'oririteiici 1 
finita noia reciit»: ^Sire". ni lic rihpono. .ntraiia nel ucro ci 
ilaru pitrmi la {iroput^tH uo^tra: et fi line olii' tosto lmbbiflt<> il 
fiero jiniponiniento nostro ad PHeetiuire. tutto che io non sis 
mai d' alcnno i^tiito uiicìdisle , et perciò di rotai morte, qnai 
uoi mi proponete, io non Hin degno, ni t'o intoiiderc. (-Uc uio» 
la HpiiHH min ne à uol, nu ad altro liuoiiio nono mai per rìlt- 
ni'inrc." Dallftqnal nt^pofta pndìrandosi il Ite grandemente 
oftepo: iiprcioc'lio hauendo i-gW mi «no fratello uecii^o, «I cai 
fi};liuolo. prima ehe 'I Itf, lor padre, della prei<ente dita pastiaoHe. 
gli In ila Ini iinpotito. v' haueme una sna lìglìuolg k umrìtare. 
il(|ual misfatto per non liaoer ad ubidire il commaiidaniento 
del padre commìoe. et po^eia il nipote et la propria tÌKliuol», 
ehe gl'liauea ad esuer moglie, i^ perpetua pricioiii! condrnnft: 
et eonoHeendofi egli mietdiale, et per la ritiposta di Feristcno 
degno della morte: t^Dunque", di ^»(' egli fra »=e cteeso, „cotitiu 
per haner'io il mìe fratello ueciso, altro non mi unol colle pa- 
role fne Hignitteare. f ni un che non egli, uiu io. elie inicidiale 
cono, di pena ea])itiile debbo essere dannato." Onde hauendn 
l'animo pieno di mal talento. a''iiuni ininit^tri impope. ebe le- 
gato et incarceratolo, la ne^uente mattina per tempo l'baiic»- 
Hero à gittare in mare, l'oreia al padre delln faneiiilla riuolto 
„V. nr, disn'egli. ..nino elie olirò [li/. tì4l io ti fiiceia inten- 
dere, la tna tìgliucda. <)uule fra pcehi giorni Fecondo la hfge 
min di pjio^are intendo, ]>i'e^»o di te euftodirui." Kt ):i>»to he 
at uno Nermone. i migerì et doloroH padri, r|Dali per eotaV ir- 
cideute in grande confuKÌoiic ci ritrouaoaiio, dalla preKcnu 
fina lieetitiò. PoNeia rimalo egli nolo, tutto ehe dell' «more di 
Giulia fuHNe lieramente acceso, nondimeno liaueudo aueura io 
ne alcuna »>eintillpttadi ragione, liopra la rÌNpoHtu da Fcri^teno 
datagli iiolle de' «noi dottori il conciglio ricercare. Onde fattili 
dinan/.! li He uenire, il tutto per ordine lor racconto et, che 
xojira di eiò V hanem^ero A consigliare, loro impose. Intcìu 
dunque i dottori la propOKta dal Ite Inr fatta, et coDoMCndo, 
eb' egli eoutra Ferìstcìio ni^xiina ragione non bauv»> dal ||1b 
necebio di loro in eotal gui^a gli fu rispoHto: „!o gindicIiweS, 
Sire, ottimamente fatto, ebe 1 giouaii'-tto 4^'brÌNtiano fiu<HeFpri- 



k 



■gitiiiHtu; [lercitiche non esuendo egli titiUo micidiale, iupiiinta- 

' niputp sì farobbe à dargli la morte: et nella nos-tru legge noi 

ritrouamo , che Macometto ci {iromette di donere inimìobenol' 

) mente coll'ira »na il giorno del giudicio tutti r^ue' MiiBHtilmani 

perseguitare, i quali k Christiani tribntarìj alcuna ingiurìa liar- 

rmimo fatta."* l^e (|uuì parole tutto die al Re gran timore 

apportassero, nonilimeno il fiero suo proponimento la^eiar non 

notle: et da nnouo chiamati i\ «e i snoi niiuistri, lor impose, 

cbe'l minerò Feristeno hauemsero la seguente matina h gittare 

in mare. Mji Iddio, giui^to rìguardatore dell' innocenza del 

gioDanetto. uoicndolu dall' ingiusta sentenza del He liberare, et 

il misero' et dolente padre racconsolare, allo scampo di luì 

in cotal gnifa ritrouù compendo. Himeii il precettore di Fe- 

rìtiteiio uno tigliuolo, Giaesemen nominato, iliiuale, oltre molte 

altre nirtu. nell' arte di far eaue cottera colla uirtu di una sua 

oergn »i fattamente nnlea. cbe in pìcciol >:pHcÌo^ di tempo tre 

et quattro miglia di strada s'harrebbe fatto, et appreFso ogni 

itrosso moro con qnt^lla roinpea et raceoneiaua di maniera, che 

niuno. per liiiomo aecorto eli' ei «i fame stato, non «e ne sa- 

I Tcbbe giamai potuto auedeve. Cotesto gìouane d'uno lungo 

m oittggio rii^tottso giorno dell'accidente à Feristeno auenuto al 

l 'tardo ritornato, et intesa la crudele et ìuginsta Reutenza dal 

m Ite datagli, tenerumeute amandolo, ducotitl sciugura ridispose 

H rolla uirtu sua di lilitrarlo: et ito alta titanza del padre di 

■ lui, et fattogli ciò intendere, tutto lo racconsolo. Sopragiunta 

B dunque la notte auintoiii Giai^^emen uerso '1 luogo, doue Fe- 

B ri^teoo incarcerato rì rìtronaun, tolta la uerga in mano, per 

B H>lt?rra wi fece la uiaalla prigione, il cui muro dopo e' hebbe 

B rotto, qniui il misero gionanetto. cbe in sante orationi dimu- 

B rana, rìtrono: et chiamatolo et per la mano presolo, dopo uno 

B lungo ragionamento lo preg6 à «tare di buon' animo, prometten- 

B dogli, che nneoru à suo bell'agio la HUa Giulia si goderebbe: 

H et in cotal guioa trattolo della prigione, hauendo il muro, come 

H prina era, raccoDCÌa-( £A 65)to , al uecchio et doloroso padre 

H loeccduBse; ìhpiale. poscia che '1 figliuolo bebbe ueduto, per 

H «BBerckÌH letitia lagrìmando. 1' abbracciò. Poscia, percioclie il 

H porno K) anicinaua. et tempo non era in lunghi ragionamenti 

H di ititnorare, A Giaseiemen rìuolto. et quelle gratie rcndutegli. 



L 



- 90 _ 

clic »I ffraii lii'iK'lìi-jii <1u luì riceiiiito m' )iO(toiiucnÌHnu. carKmcnlo 
lo iirogò, KÌìQ hationdo egli Ferìsteiio dalla morte liberalo. Ai 
lui «nco hauenNP A jircuder In cnra. Ìii uli^nua parte dtflln cìttA 
tiitio à tanto naticundcndolu, che nltrn hiiueBmero potuto dilibe- 
rare. Al che diuior'trutofi OiaiirieuK^u proiiticimo . rineuuta dal 
uecchio buona fonima di danari, et <(Uol]i; pronimonì falte, 
«he al uiuere loro eruuo uecefriani-, tolta una nana h pilone. 
<|Uar*Fra alle mura della cititi uii-ina, ijuiui Fi-rìfteno cou- 
duHMe. Hor. couio prima fu giorno, uutendo Ì tninistrì del Hp 
il e om ni andamento di lui esiieqnire, chetamente uen>o la pri- 
gione auintiei, et in quella Lontrati, Kcriitteno non ni ritranaroDo; 
ot Hcoei'i molti lumi per uodore He in alcuna parte fuoRf* etata 
rotta, intera et itaua la uidcro. Uel qual' accidente tutti Htupe- 
lutti, a'' consiglieri del He rtubitumente corsero A raceontarto: 
i quali dataHÌ grande ammìratìone. uarìamentfi l'interiiretanann. 
dicendo aleuni, clic non esibendo In prigione in alcuna partr 
rotta, eift era per l'innocenza del gionane mirnooItitiampiHe 
ancnnto*; al clic gli altri non afnentundo. con dire, olir ì Chri- 
^tiani erano carichi dì peccati, al Ite dello fcampo di Ferinteno 
dauano la cagione, per haucr egli nella Rontenza k lui dati 
contra la legge Mussuluinna o|)erato. MA pereio che la firn 
natura del lic cono^ceano. ìlquale, one gli fusse caduto nel 
pcnHÌero, che ì ministri per danari liauexfiero lasciato Fcristeno 
fuggire, linrrchhe lor data crndel morte, conchilifero, che oi6 
non gli hutienHe A pnlecare, et a' ' uiini)<tri ordinarono, che 
tratto dall' altre prigioni alcuno malfattore degno della morte, 
qnello haneBoeni à pittare nel mare, et cubilamentc al He fi- 
portaflNcru di hauere la mattina per tempo ii Ferìsteno la mnrtc 
data. Il che hauendo senxa alenno indugio Ì ministri t.»>tt- 
quito. et al Ho della morte di Feristeno la nouella recata, non 
mì pno dire quanto ei di ciò lieto et allegro ne rimase, Pusdì 
hauendo al padre di Giulia tatto intendere, che, nendo Ferintenit 
già marito di lei di nita jinno, deuesso la figliuola una il M 
condurre, qua!' egli secondo la legge sua fposiir uoica, il tì- 
mido ueoc-hiarello temendo, che ciò, che fi KeriKteno ancnulu 
enHcr credea, alla figliuola sua et ù lui anco non atienis^e^ one 
al He non l' bancnee subitamente eonsignnta, gli fece iirtes- 
dere, ch'egli ad ogni piacer suo della figliuola et d'ogn'altn 

' quali'. * BUBse. * k. ' auitaato. 



— 91 



potea disporre. Onde ritronaiidoBÌ hi misera fan- 
in in si mÌBero et doloroso stato, et conoscendo di donere 
lui essere goduta, che al diletto suo Feristeno si erndel 
data hanea, dirottamente piangendo, h gulea di dii^p(*rata 
berd se stesila dì aita priuare; et )ireso uno coltello et uo- 
t36))eDdoeì con quello ^uenare. da una figliuola della balia 
Achei chiamata, che seco sempre dimorana, tu tenuta: la- 
te hanendola di ciò grandemente ripresa, le dimostrò quanto 
le error fussi- il dii$]>erar8i , et che, one da se stessa si 
nrcisa, V anima ena eternamente nel penaee fuoco dello 
no serebbe stata dannata. Onde con si fatte et molt altre 
mi bnneudola dal fiero suo proponimento rimossa et rac- 
lolatn alqnanto. le uenne anco A dire, che non cosi agenol- 
te 8' hauea alle parole de! tiranno à prestar fede, ilqunic 
iner fatto Feristeno morire hauen per la città palesato, 
1 ella in nisHuna gruisa creder non potea. A eni: „Io 
mente conosco . Achei eurissima", la lagrimosa fìinlbi 
iBe. ,.iibe tu uedendouii tanto bigognosa di conforto, per lo 
irchio amore , che tu. mi porti , in ogni maniera tenti dal 
lonimeBto della morte ntrarmi. Ma dimmi di gratia, ou'io 
s à me stessa la morte non dia. et che in si misero stato 
jita, del mio carì»BÌmo marito prinn io mi rimanga, parti 
i ragiooeuole. che della uirginità mia ;\ sì crudele et empio 
ino et della nostra fede nimico io debba far dono?" „Mai 
', icbel dìssele. „ne à ciò mai io uì conforterei: percioche 
>ioi et della fede di Chrieto io mi dimostrerei poco amica: 
coi aiuto io spero, che k cotal sciagura anco troueremo 
IQ compeo^o. Uoi deuete pur sapere di quanto buona et 
ta vita il confessor nostro sia da ciascheduno tenuto: lui, 
cosi & uoi piaccia, faremo incontanente à noi uenire, il- 
ie. poscia che gì' barremo il bisogno et uoloutft nostra rac- 
ttta, Bono certa', che colla gratta dì Dio ci darà alcun' 
E et buon uoDsiglio.-' Laqual opinione hauendo la doln- 
I Giulia appronata, Ìl confessore subitamente mandarono a 
à Rui hauendo il tatto narrato et pregatolo, che in 
I Hciagnra alctm consiglio aolesse lor dure, alla lagrimosa 
Stdla rìnolto: nFigliuola", dissele, ,.noi per alcun strano 
(ideate, ohe ci auenga, non debbiamo mai disperarsi: anzi 



ritoirendo à CliriBto. hsbbiumu Hiip|ilìi'h(>utiliiiciiU- à prei^arlo, 
che ci uoglÌH porgere nieuiiu uiuto: iierciticl»! oi nitii non ah 
banilmm [^)liunqup in lai ftì roufida. Prìmieruineiiti; dunque 
noi et io iiii^ieuie eoi ni(-/,/,o dell' nnitioiii et de' digiuni leutn- 
remo di placare l'ira del signor Dio. et |ire^arcnlo, che. 
hitii<?ndo a' ' pciicati uoHtri riguardo, in tanta iieeei^ttirt't ci no- 
^lia ali'Uij Hourornio dare : poMcia, oiie aneiiga. ehe tn, lìinUa, di- 
nanzi al Ite eondutta hìu, dopu fattagli la debita riuercuui: 
,Kire', gli dirai. ,pereioclie ucramente onoKeo. hanendo noi 
statuito, ch'io uoHtra Mpowa eia. il grande et perfetto «.man. 
nhe mi portate, «upplieemente pregoui , elie la prima grafia, 
oir io Kono per eliiederui, ixin mi liulibiate à negare, vii' è questa, 
ohe, ])rima che uoi le Hpoii.-:Hlitic mìe faecintc oelebrarp, qn»- 
ninta giorni mi uogliate noneedere, nel cui Hpaciu in alcnn* 
camera del palagio uontro cur^todita, Ìo pot^na à eer-ìBiAìiitt 
mie biwdgnc sodisfare': ilche Ìo sono «erto, ni perch'agli fc^ 
nentementc ti ama, /i anco perche il «lignor Dio eo^i ]lerelc^ 
terà, ch'ei ngn 6 jier negarti. l'oscÌB dunque, che ta rìt ài 
lui harraì ottenuto, eutrata in quella camera, eh' ei ti fariwii- 
signare, mille Fate,r nostri al giorno dicendu, il tempo di ij»- 
ranta dì digiunerai: ili'he fatto che harrai, io ti ue^-i'rto, (Ae 
dalla grande difauentura. Delinquale hora tu ti rìiruoui, seni 
liberata." Allequai parole posto e' hchbe finn il confeBsore. 
non fi può dire quanto del consiglio di lui Oiulla et Achrl 
sodisfatte rimasero: dallequai . datii lor prima la fun bi^ofdi- 
tioue, presa licen/.a, il sant' huomo iti partì, Ne dopo' guarì di ] 
tempo pass6, che una gran compagnia di donne riccamente 
UCHtite d'ordine del Ite alla stanza del padre della fanoÌDUa 
»\ auiarono per uolerla solennemente al palagio del He aecon- 
pagnare: leqnai da Giulia con nllcgra l'accia rieeuute, hwo 
per alquanto impacio dimorarono. Poscia insieme eolla sua M» 
Achei iierso il palugìo reale, dalla dolorosa madre et dillo 
miitrone del Ke accompagnata, prewe il camino. Della cu» 
uenntu haunta il He nouella, scese subitamente' le ifcale d«l 
palagio, nel cortile con un' honorata compagnia di canallieri 
la stana appettando, (liuula dunque che Fu alla ]irc!<cuza dt 
lui. et csiiiequito quanto dal confestiore insegnatule fu, il 
tempo di quaranta giorni ^-li dimiindó. Ilehe haueudole ìl R« 



* dopò. 



- D.T - 

»ti ailegru taccia cmiccSHO . cliìaiH.-ito ÌI suo tosoricre. et dì 
"elioni A^iiui gioielli fattole lare uno solenne duao, oi-dìnò, ohe 
KreCHntente colla sua Achei in mia stanza, che nel giardino 
1 piilugio reale era: i» un luogo, Giuliutano chiamato, fufiee 
wr lu )i{ia[io da lei dimandato cui^todìta. Non gunrì luntani) 
Wlqtml luogo io un' altra habitatione la propria figliuola 
> imprigiriuata teneu : ne quiai alcun' altru persona entrar 
poteu, fuori che una necchiarella . à cui. percioche era gran 
maestra di acconciar gianlinì. la unra di quel luogo era com- 
incia, iior quiui in oracioni et iireghi la dolorot^a Giulia, Be- 
Condo 1 consiglio del confeHxore, tutto di dimorando, auenue. 
ihc la figliuola del' He. A cui la uocchiarella la nenata di 
liiilla hauea palesata, mì pose in animo di uolerle parluro, et 
ì €ìfi laucud» il padre caramente fatlu pregare, il disiderìo 
lu ugvuolmcnte ottenne, llchc hauendo à Giulia nubitauiente 
- nn» l'uà cameriera tatto intendere, da lei fu con allegra 
Keia incontrala et rìceuuta. Collaquale haueudo per buon 
MÌO di uarie cose dÌui«?ato, le uenne anco in un lungo ragio- 
nento la disauentìira t^ua da principio à raccontare. Unde 
mnendoU di se mos^^a à gran cumpusNÌone, et conosciuto la 
Igliuola del He con quantti sicurtà Giulia le miserie sue le 
k&nea narrate, eli' anco la morte del zio, lu prigionia del mn- 
lìtu et il lungo tempo, che quiui ÌI padre la tenea rinchiusa, 
le fé pale-fé. Et per ci6 haucndu le due giouanettc una gran 
iomesticheziCH tra lor fatta, et gran parte del {Bl. 68l giorno 
Innetne dimorando . perche sperava Giulia col secreto , chel 
nafeMiore insegnato le hauea, di douer tosto dalle mani del 
tinimo liberarsi, quello anco alla iigliuola di lui. & fine eh' ella 
BedMimamente »' huuegse k liberare, insegnar uoUe. Et po- 
«cii che un giorno tra loro di uarie cose lungamente hebbero 
r dinne Giulia: „Pereioche io ueramente conosco di 
doDere eoli' aiuto di Dio col mezzo d' uno secreto, che dal con- 
tRvOT mio, hnomo di buona et santa uita, apparai, dalle mani 
dell'empio Re tosto fuggire, et nello primiero mio stato ritor- 
che tu qui habbìu nella tna prigionia à rimanere, 
paadeuicnlc mi duole, oue tu mi prometta di non fare di ciò 
^ ulcua parola, quello anco à te fan') palese, accertan- 
' B noleadotene tu sernire, alle miserie tue subito com- 



penso ritrouerai.-' Di dm ha ut-mi ni e molte gr&tìe renduh> U 
flgliauitt lU'l iU; et promessole dì non tloacr ciò ehaì ad slego 
palesare, oaramente la jiregi», uiie rii'i gli haiiesiie incontaneBte 
ad itiHegtmrf!, por poter anco ella dullo tiim>ro Ktat». in cbe ig 
rìtronaua, liberarci. Onde Imuendolc Giulia il hittn t>en7a ll- 
vuno indugio ÌB|ioHto, et nrnimentfì immidole, vite, con ni 
secreto hauesHP dalla prigionia sua ne et il marito à liberare, 
à Dio tv noto, ouc ella nello primiero mio Ntato {n»w rcitl- 
tuita, d' liauerHÌ incontanente iV batte/.'Aare. Kt ringraticte 
Giulia della grande amorenoleitT'.a. ehe le lianea dimoKtr». alli 
stanza sua ritornata, al do giuno et al dire Ì mille Pater 
nostri diede diuotamente principio. Nelle quai mme lianendo 
giù Oiiilln alquanti giorni eontinuatii. pamele una aottn in 
Hogno il misero Feristeno di nedere. llquak* seco della scio- 
gura HUa dolendutii, caramente la pregaaa, che, poscia ch'ella 
di tanta sua disauenturu era stata eagione, al meno con ano 
de' suoi maitKiioli di rose, neliinule In faeria di lei scorger pn- 
tCHHc. r tianesHe à consolare. Ma non potendo in eotal so^o 
Inngamente continuare, ])er essersi ]ier lo gran dolore, clie le 
parole di ferìsten» le haaeano apportato, sniiitamente dtwttta, 
cliismata Aeliel compagna ena. il tutto per ordine le raecoalA. 
Laquale neggendo perciò Giulia tutta dolorata ft lagrìmare, 
con molte ragioni sino all' apparire della alba 8' isfurzà di evo- 
Hoiarlu. Alqual tempo liauendo la uecnhiarella, che di quel 
luogo tiauea la cura, uno eanestruccio ' di' fresche rosene- 
colte, et uno bellissimo mnzKUolo fattone, h Giulia in nuoif 
del He portello à preaentare: laqnale con lieta faccia rìce- 
uutolo, alla donna oommiue, che di ci/i n' liaDesse il signore 
grandemente k ringratiare. Kt liauendo oiA tolto |icr barn 
augurio: „Madre mìa", alla peeehiarella dìttso. „ìij ueramenlr 
non posso negare, che '1 mazzuolo di rose, etie reojito mi bancie, 
non sia et bello et politamente aeconeii!) ; ma otte io uno n- 
neatmccio di rose bauer potessi, si bel mazzuolo io ni fard 
nedere, eh» di gran lunga quello, che recato mi liauete, di 
bellezza auanzerebbe.^ Perche la ueechìarella. che gran(fi/.6i') 
maestra in eotal'arte eaitcrc credea. bramosa di nedere i|iiur(o 
in ciò la giouanetta ualcsse, incontanente à raccoglier le fOK 
b' auiò. Le quai tantosto ehe A (iiutla liebbe portate, pernm- 

' osaeatruccis. > de. 



- % 



piare ne Rtesflii, dit^jiostai^t di iiolf?re «Ha dimnndii in sogno 
K Ferititene fiittale sodiot'are, ])otitoBÌ uuo specchio dinanzi, et 
l quello ^natatad, la proima facein sua nel mazzaolo con 
intu maestria figurò, che qnini da ogn' nno potea essere co- 
cciuta. Poccia fatta la ueccliiarella à se uenirc et il maz- 
tolo prcHcntatoic : „A eui più ni piace". dÌMSelc, „ne farete 
Il quale tantosto che dalla donna fn ueduto. accortasi. 
vbe iti belio et dilieatu era. che 'I suo di gran lunga auanzaua, 
ao^ic^i. ouc quello al Ke hauesrte in nome di Giulia presen- 
tato, di doncr'ella per auenturu la prouision ^ua. qual' lianea 
per la cura di quel luogo, perdere, et che 'I lìe alla giouaiietta, 
ehe tanto io eutal' arte nalea, 1' hanes^e ad aitsiignare. Onde 
non solo al He non lo uollc pref^entare. ma dubitando anco 
elle uu giorno non haucse' egli il ualorc della gionanetta Ji 
nonoBcere. onde n'haucsue lei della prouÌNÌone »n& h prinare, 
prr i giardini della cittfi »i dispose di cercare, »e alcuno maestro, 
che la Oiulla anauzasse. hauesse potuto ritrouure. colte cui 
faticlie, oue le funse stato di mestieri, l' lionore et prouision 
»aa 6Ì hauesse conseruata. Ma percioche alcuno ritronar non 
potè, che più bel mazi!:uolo di quello di Giulia osasse di fare, 
tutta dolorosa, nerso 'I Giutistano auiatasi, in Giassemeu si 
neooe ad incontrare; il quale tantosto che '1 mazzuolo in mano 
della necchiarella uide, quello dalla moglie di Feristeno esser 
stato fatto conobbe. Di che allegro oltremisura: „Deh madre 
mia", dissele. „uendercstemi noi per aucntnra quel mazzuolo 
di rose?-' A cui: „Mai si", rispose ella, _ma men di dieci 
Hcndi io non uè doglio.'' Di che fìngendo il giouane di darsi 
malta amniiratioue, replicolle, che ou' ella due soli n'hanesse 
ÌKboniati. pia bel mazzuolo di quello le farebbe uedere. Di 
che Bendo la ueechiarclhi bramosia oltre misura: ^lo certa- 
mente", risposegli. „uon due. ma cinque mi contento d'isbor- 
tiare, one tu non nno più bello, ma un cosi fatto mazzuolo mi 
faevia baucre." Et in cotal guisa accordatisi, con ìncredibil 
letitia. presa la necchiarella per la mano, alla stanza, doue 
Forifteno diuioraua. la condusse. Alla cui presenza poscia ohe 
furono arriuali. accostatoglisi Gìassemen all' orrecchie : „St»- 
teuoiie hoggi mai allegro'', dìss' egli. ..che buone nonelle hora 
io ni reco." Per lequai parole il gionanetto incontanente in 
pie leuatosi, et alla donna riunito , uediitole il mazzuolo della 
«OH Gialla in mano, et inteso il patto, che Giassemen et ella 




fulto linui'HiJu: „llor. innilrc mia", diesulu. ^otit- uno omii 
ciò di roi^e uui mi rucliiate, io ni iarti utiu mH2/.iiolcf lii 
luiif^a |iiu bello del nostro ucdert-,-' Il cUl- (liKidoraiuln ell« 
eo)ira ogni nltrn coKa, por non hniier più del ualore di Oinllft 
à temeiv. lagnato quiui il huo niHzeuolo, It^ nmc proHtameiite 
andò ù preparare. Mù [III. 70) FeriKtcuo fra tanto liancDdo 
quello ben milU^ et più fiate bat^iato. una lìtcra à ('ÌuIIh ifvrì- 
uendo, la prìgonia n^ua et ogni altra cooa inxìiio ii quclgionw 
aneuatagli le te pal^He, raramente pregandola, di' ella aneti 
inedei4Ìmauicute dello «tato di lei et del luogo, doue ti ritiv 
uaua, r haUGBHO ail accertare: percìoche agcuolmcnte colk 
nìrtu di tiiaMiieOK'n , che dalla morte liberato 1' hauea, a lei 
sarebbe andato, l'oiicia liauendo la letera dentro d' una cauua 
nascoHta, la ueccbiarella. i;he le rose gli portusHC, Htaua appet- 
tando, laqaalfl tantosto che con quelle t'n A Feristeno ritornata, 
presa egli la cautia in mano, uno mazzuolo «opra dì lattameiid- 
ui aceonoio, ehe '1 uiuo ritratto huo et della >(ua Gialla ijiiìbì 
dì potea uedere; et con tal artificii) le roxe rompone . ebv di 
bellezza quello dì Giulia di gran lunga anunr-itu». Pfl»cia 
hsuendolo alla ueccbiarella presentalo: ^Miidre mia*, dìwiele, 
pio il prezzo, ebe al compagno mio hauete promeHHo. tutto ui 
dono, ne altro pagamento da uoÌ uoglìo, saluo ebe 'I maxiunl 
e' bora io ui dnno. al inaoi^tro, che quel fece, di eui uoÌ dieci 
ocudi uè dimaiiduuute, iiogHato dimostrare, à flne eb' egli mji- 
pia, elle in questa eittà de gl'altri anco ei ritruouano, i «iiui 
più bei niazicuoli del tiuu sanno lare." Il eb>? Iiaueadu bt 
donna k Feristeno promenHo et della riccuuta cortesia mobe 
gratie rendutcgli, tutta lieta et allegra da lui ni parti. Et 
alla gìouanetta arriuata: „Hor uedete un poeo, llgliuola", di»- 
sele. „ne anco io ho saputo uno mazzuolo più bello del nostro 
fare." A cui Giulia, ehe l'opra del marito subitamente eunoblie, 
tutta eonaotata per bauer eonoHciuto, cb' eì morto non erm: 
„Io nel uero**, rispose, „iiegar non posso, ehe 'I mazzuol nostro 
pio bello di quello, cb' io A uoi diedi, non sia; mk, one lo mi 
noglìate laseiare et reearmi delle rose, doiuatjaa un'altra dì 
assai maggior bellezza io ui l'aro uedere."' l'erche In ueecfaia- 
retlu disposta di uedere ad ogni modo eiù, ehe la gionanotta 
Bapea fare, il nmz/uolo lasciolle; et essendo 1' bora tarda, da 
ohe lei si parti. Uestata dunque Giulia sola per la molta letìtìi, 
del uiuo marito banca, dirottamente lagrimando. Achei conpagna 



Buh iiiL'outaiiciite cliiumù, ;\ cuibuueitdolii i^trcttameute nbbruc- 
ciata: „Mpci> ti ralipgra", liisscle, «che Iddio i preghi nostri ha 
cominoÌRto ad cH^audire." Et come s' era accertata, che Feristeno 
iiìbo fut^Be. le racconta, il mazzuolo di rose mostrandole, che 
per la ueccliiarella egli mnuduto le hauea. Il che non bì può 
dire quanto contento ad Achei apportasse; laqnale tolto il 
inazzQoIo in mano et auedutuMÌ , che eopra una canna forata 
«•ra acconcio, per entro guntandoni, la letera, che Feristeno 
Kcrìtra hauca, ueiine à ucdcre. Il che hauciido à Giulia di- 
moKtrato. della canna la trasse, et lettala d'ogni accidenti^ à 
Feristoiio aucnntu et dell'animo di lui furono pienamente in- 
formate. Onde uenuta à (ììulla 1' occasione di potere il marito 
dello stato ano nella guisa da lui dimosti-ataglì accertare, 8n- 
bitanien-(B(!.71lte iu una tcterina ogni suo auenimento raccon- 
togli et il luogo, tiu'ella bì rìlrouaua . gli fé à sapere: et in 
una picciol canna ripostala, si come Ferixteno fatto hanea, 
oon §:ran djsio stana il seguente giorno ad aspcttui-e. Del- 
qoalc tantosto che 1' alba comincia ad apparire , qniui la ueo- 
chiarella colle rose fuarrinata: le qnai poscia che Giulia hebbe 
con allegra faccia rieeuute, ^opra la causa, done la letera ri- 
porta banca, uno mazzuolo, ohe di bellezza quello dì Feristeno 
aiMiai auanznua.' compose : et alla ueehiarella assignatolo. non 
si pno dire quanta ammiratione per V artificio suo le appor- 
tamse. Onde entrata nell' istessa sos]iitione. in che prima ca- 
duta era, cbe'l ìli:, onc il ualore di Gialla iu cotal arte gli 
fni«c palese, non l'hauesse della prouision sua k prìnare, k 
FerÌi«teno ritornata insieme co'l mazzuolo di Giulia uno eane- 
slmci-io di rose, perch' egli uno più bello n' bauesse & fare, 
gli portò: et alla presenza di luì arrìuata, et il mazzuolo et 
le ru?e presentategli: „Figliuol mio'', gli disse, npercbc io co- 
nosco, che 1 mazzuolo, che bora io ti ho portato, d'artificio 
ci di bellezza il tuo auanza. ti ho insieme uoluto delle rose 
recare, perche tu uno pin polito ne faccia, et il maestro di 
quello conosca il nalnr tuo del suo esser maggiore." Lequai 
parole haueudo Feristeno alta ueechiarella dimostrato essergli 
sommaincute grate, ricenuto il mazzuolo della giouanetta, qua!' 
egli incontanente conobbe, alla donna disse, che la sera al 
tardo ileoetise à lui per lo mazzuolo, ch'egli fatto harrebbe. 
rìtoraare. Ood' ella presa licenza, et da lui partitasi, quiui 
Mio con GiasBcmen lo lasciò: et tantosto ch'ella hebbe il 



piede fuori <leiru»cio, egli tratta la Iftpra ili Giulia della 
canna, disilo statu ili loÌ et del luogu. doue fi rìtriiuHuu. cnm- 
pìutuiiioii);)! HI acrertù. l'oHcia, fatto delle- ror>e, che la neceiiia- 
rel la portate gli liiiuea, uiiu mazzuolo, che gl'altri tutti di ^tbh 
luugii ili bellezza auanxaua, Im nera À lei lo consigliò, hnquale 
ueraincnte conuNepndo, rhe I [lin bello di quello far noD Ri 
putca: et pereìù del tipiore. elie |iiiina hauea, tutta ì«|ioglÌs- 
tasi, alla sua «tanza tutta nonteiila ne ne ritorni''. Hor' essendo 
Ferintcno lieto et alli^gro oltre misura per luiuer hauuto delU 
Hua Uiulla nouella: et eniioscendo quanto ci teneramente ila 
lei amato I'uhnc. ilinpOKto di uolerla iii ogni maniera rìcouerare, 
al suo Oia»»enieii, 'perche in ciA 1' haucriee ad aitare, molti 
preghi porse; ti cui egli ttubìtameoto in cotal guisa rÌMpow: 
nVoi liauete & itapere, «migliore, che uicino al luogo, doue la 
gìnuanetta dimora, uno grande et bellissimo palagio »«i ritmoaa, 
ilqualc cHiieudo d'uno certo mereatante, ehe al He di molti 
danari ù debitore , bora publicamente per lo Anco kÌ uende: 
onde, (|UttndoUoi diliberaste di coiU])erarlo. agcuolmentc cì fo- 
trobbo il pen»ier nostro riuscire.-' Il qual coosiglio haueoda 
Ferifteno Hommameutc lodato, & GiaKMemcn dittoe. che quello 
per ogni prezzo wi huueiiMe fi comperare. Omle baucudo in- 
contanente egli finto di cx-llìl. T^lsere uno meriwitante forastie- 
ro. a' ' eousiglieri del nignore »i aulò; et fatto loro intendere, 
fihe di luittano paeme con uno suo compagno per qniui lunga- 
mente dimorare era uennto, co' danari . che dal padre di Fe- 
rieteno rìceuctte, quello compeKi: et Intuendolo riccameutir d'ogni 
cosa guarnito, scnzii alcuno indugio con FeriHtcno 1' and^ ad 
liabitare. Poscia culla uirtu della uerga fatto» sotterra la stradm 
ninn alla stanza , doue Cliulla ni ritronaua. quiui eoi padron 
HUo ehetameute periiennc. Doue buucndo tVmteno la muglic 
Bua ritrouata, che per lo lungo digiuno et molte oratioui 
dtauea, «opra '1 letto gittataui, prendea alquanto di ripofo, 
presso di lei coricatosi, di dolcezza dirottamente lagrimundo^ 
Htrettamente l' abbracciò. La onde la giouanetta Huegliata», 
et il carissimo suo marito ueggendo, giudicando di soguar^ 
nulla gli dicca. Ma egli affettuosamente stringendola, et se» 
cominciando à ragionare, si foce, che accorgeniloBi ella, pJic'I 
suo ttogno non era, il marito enrioblie. I)n cui hauendo iute» 



J 



p — m - 

H qaal ^nì^a qiiiuì roit Gìhsscdioh era iieDuto, non si può 
Wpe qnanto rniinolata rimase. Poscia in dolci ragionamenti 
Hftteniitiei inHie-me con Acliel , quale di eotal' accidente era 
Meta oltre mi^nra, et Oìattgouien per la fatta strada al com- 
perato pala^gio b' auiarono. Done per bnon opacìo dimorati, 
Ferifittno à Oiu^^emeii rìuolto, in cotal gattina parlò:. „A me 
pare, carissimo (iiatisemen, elio, poscia e' liora e à Dio piaciuto, 
elle io co' 1 mezzo della tua uìrtu in poter mio io mi ritrouo 
(olei, laqnale sommamente disiderano, et che a! disìderio nostro 
babbìamo intero compimento dato, ben fatto sarebbe, che per 
fuggir l'empito del erudoi tiranno, con Gìnlla et Aehel di 
ilQioei partitici, in alcuna pin sicura parte per paat^are tran- 
ijuilla Ulta aodansemo ad liabìtare." Al che rit4{)Oi4e c^tii „Di 

E sto fatto, padrone, caramente pregoui, cbe Ift cura A me 
Hate lasciare: pereiocbe io ho già buon pezzo statuito 
nto intorno fi rio habhiamo à lare; et so. ebe della dilibe- 
ratione mia compiutamente Bodisfatto rimarrete. " l'er legnai 
parole Feristeno aclietatOi»!, à Giassemen di (!Otal fatto il pen- 
siero tntto lasciA. Ilqnale. nenuta la seguente mattina, per 
Iwter rìgidamente il misfatto del Uè ucndicare. alla corte di 
i aniatosi, et hauuta 1' andienza, lianendo. come nouello mer- 
ial«ilte, Keco molti ragionamenti hanuti. al palagio, ch'egli 
iRDClUmente dal fisco comperato hauea. per lo seguente giorno 
Pimiìtò, Et poi^oia elle ciò dal Ke hebbe ottenuto, presa da 
à licenza, colla maggior letìtia del mondo à Feristeno et h 
fiinlla se ne ritornò, et di tutto ciò gli bebbe subitamente in- 
(brmatì, che nel seguente giorno haneano à fare. Venuto dnn- 
1 Re allboru statuita con tin hoI ragazzetto nel cortile 
A solendo trn per le (icale del palagio salire, fu da Giassemen 
intODtrsto, et colla debita r(>ueren7.H riceunto. Poscia nella 
kla entrati, done Feristeno et Giulia si ritrouauano, il Ke sn- 
kUmente ì pio-(£(/. TSÌuanetti uìde, iquali nerso di luì auìa- 
{, f>i come Giassemen ammaestrati gl'hanea. rinerentemente 
lulntamno. et baciarongli le mani. Ma egli, cbe dì tutto 
A stupefatto rimase, parendogli pure di quelli riconoscere, 
IM dtesHO di«ea : „CosteÌ nel nero k me pare , che la moglie 
k m: et quegli non può essere, cbe Feristeno primo marito 
B lei non sia, ilqual' io nel mare feci gittare, et, one ciò non 
a neramente mi debbo sognare," Dì che Giasaemen mo- 
li di non anedersi: ni^ire". dìssegli, „doh di gratia. per- 
7s 



di(! »tiit(t uoi eonì iioiiHcrOKii?-* Al clii? Ìl lic dUiduroHo dì 
Moeert4i.ri«i di ((naiiUi qiiiui uciliito iiKuea. rii*tt09t!: „Mi <■ ncnoto 
non so clic à mcmoriu, )K'rflip houo ustn-tto bur horu nlU 
MtHDKH k ritornare. Ma uoi t'nt tanto di i)U) non ui |iartireli-: 
jierHochn tra poco npatìu du iiuouu io ini ritrnnen'i cim noi." 
Et vii} detto iiicoutuncnte »i parti. Onde Oìasfemen lu-cort»»!, 
ntio nel Oinli^tami andar tiolra. per nod<>re se Giulia quiui ri- 
trouaua. Hubita intente di-' suo! primi panni fattala riui-i'tirc, pti 
la fatta strada alla sua stanca la rnudusse. Doue non guari 
dopo Mondo il Ile iirriuato, et liauondo lu giouauettii ritrouata. 
non fi può dire quant» di amiujratione ^li diodo. Kt posrin 
elle e»n lei A bebbo alquanto tratcnuto. tutto di stupore rt 
di niaraaigliu ripieno, dtt^idero^o oltre misura di uedere da 
nuouo i giouttiiiati, che già ueduti hauea, al palagio di (ìia»- 
setucn so ne rit(inii!i. Doue scudo anco Giulia prima di lui 
ritornata, et de' primi panni l'iuostitu, eo' gioielli, elie doimtf 
gl'baaca. riceamcnte adornata, ad ini^'on trarlo uella sala cnn 
l'Vristeno ne ne Henne. Iquali incontanente cbc 'I l£e iiebbe 
ueduti. dandosi maggiore ammiratioue della (irimu.. per haapje 
i gioielli intorno ii Giulia ueduti, à <.-iasHemen riuoltu, dti 
ijnei gjouauetti si fnsuero, gli dimandò. A rui: .Sire**, rii^pove 
Gìasscmen. ^questo {■ uno mio eompaguo inereutunte, si l-oidc 
io sono, et qu<^lln i- moglie dì lui." Ma percioche di cutul 
risposta punto i) lie non si senti sodisfatto . la giouanetta ca- 
ramente pregò, elle i gioielli, ehe al eolio tiauen, gli douuwK 
prestare, eb' egli fra brenìssimo spatio gliele restii ai n^bbe: 
pereioeb'ei iutoudeu ili farne faro con alcuni de' suoi gioielli, 
ch'egli nel Giulistano si ritrouaua. paragone: di quei Dolentlo 
dire, eb'egli alla giouanetta hauea da prineipio presonttli. 
Alche fare Giulia dimostratasi prontissima: „Pereioehe, Kire", 
rispose, ,.11 leuarmi alla pren^onz-a nostra i gioielli dui eolio A. 
me paro, ebo gran uergogua mi apportarcblie, qniuì nella eunicr» 
entrata dal collo mi li trarrò, et bur' bora porterolliui: et noi 
ad ogni piacer nostro di quelli et della restante fneultà uotstra 
ancora, quale di tatto cuore ni oHerimo, potrete disporre-" Lc- 
quai parole udite c'bebbe il lEe. per bauor anco poco prìioA 
la noce di Giulia nella camera, don' egli seeo ragionato bnuea* 
attentamente udita, turbato oltre misura, seco etosso c^tmiiicìd 
A dire; „C'bo maggior certezza co' gioielli di costei posM* io 
kiuuiu di quella, o' tioru io lio, mggeu-iJii. 14ù<id* e£ 



- If't - 

lei à rajrùniareV Mii Uicplto !'■. e Ir io dii ni'itiin siiì)it;mK'iitrì ri- 
torni. «Ione l'IIft (iiniora, che in fotal gnif'a- Bia^ginr uertezzii 
t ne potri't liauere." l'erclic tirato GiRBsemoii da:vai::e,.«lÌ8- 
Kgli, che uolondo eli naouo per un uno bÌRognu in tratte .iilla 
itaDza ritornare, alla gioutmctta, clic nella ramerà jior tniWi 
gioielli entrata era, facesse intendere, elio per nlliont altri- 
■rnti non gli li portasse, et elie noleasero quini aK|)cttarlo, 
'. seuxs alenno indugio serebbe A loro ritornato. Et senKa 
tfn dirgli parola, fi guisa qaasi di furioso, correndo al Ginli- 
Ruto (te n' andiV Ilchc medesimamente Giasiiemt^n per la 
llita strada fece à Ginlla fare. Laquulc do' primi panni tor- 
■tasi k nestirc. nella sna stanza, prima die '1 Re arriuasse. 
itn»uatnsi, giunto ch'egli ni fu, et nedutala nell' habito. in 
fc'egli lasciata l'ìiauea. percioelie i gioielli non le nide al 
^lln, dìmandolle i|UHt fumé la cagione, ch'ella con quel non 
ì Rdornaua. Allequaì parole: -Sire", rìs{)0(:e ella, ,.i gioielli, 
I, merce nostra, noi donati mi hauete. sino à tanto, che 'I 
mine di (inarantn giorni, ch'io ui dimandai, non sia finito, 
I me si disdice di portare, iquali tra tanto in cotReta cassetta 
(schiudi io tengn.*" Va aprendo una caHeettina, gli H mostrò. 
TI» di gratin. Sire", soggiunse ella. ..ditemi, perche mi fate 
Br» noi cotal dimandaV^ A cui il Re. ilqnale era quasi fhe 
il»eltii di t;OB|)ctto et ferurntemente la giouanetta amaua, 
^anto che gli era auenuto jier ordine raceont■^, con sacra- 
iMOto affomiHndolf. che quanto ]nu egli la guataua, tanto 
in qualuiiche parte alla moglie del giouauetto mcr- 
catintc . che nel palagio di Giassemen dimoraua . la 
tede» somiglia lite. Kt po^to fine al t^no ragionamento. dÌN- 
WitiiHÌ per alcuno segnale del tutto di aeccrtarpì, prepala per 
k inauu, fingendo di nolcrlu aecare/itare. di maiiiern il diritto 
fanceii) U> strìnse, che la earne linìda et nera le fece, l'oscia 
I lei partito»^! uerso il palagio di Giassenien tinbitamente 
Bnià. Ma Ginlla per eotal ^egno tutta paurosa diuenuta, 
}iin tO¥t» del i!e al palagio per I' occotla strada ritornata, al 
tnirìti) et ti Oias^emen niostrandu il braccio. ([Uanto che 1 Ite 
dettir le hnuea. tutta dolorosa per ordine loro raecontò. Ma 
GiaBKeincn. che in i>iii d'una arte ansai iiulea: .,Noii diiljifnte, 
idronu", dinnele, „c' hor bora io ui far/) la carne liuìda nel 
^hnieM 9H0 Htato ritornare," Et SHliitamentc entrato nel giar- 
dino, tuia certa herba rìtronò. collaquale tantosto eh' egli toccò 



]1 liuidore, ch^ »U^ gìoùìnotta antuCamente il Ito fatto Iiaoea. 
la fianie-.be11;^Vt'*inorliÌcltt le rìtnaMe. Di che Giulia allegri 
ultr^-jtlÌKÌÌ^a, (Te gli altri panni riueBtitasi et de''gioip]li silor- 
ni^tà^tv Ti^ì cortile col tiiurito t^iio et con Giai<<HCDien nudò il Kp 
'.uà incontrare, llquulc, {io^oìft clie con lieta faccia liebhe le 
nalutationi riceunte, alla gioiianetla riliolto: ,Deli. di (frati»", 
di»flele. ^prìmaclie alla mcuna ci aMnettiaino, hellisKinia gious- 
netta, con licenita di>l marito oontro di uno faooro io dì uoglin 
ricercare, (juaV ò, clic '1 dirit-tfi/. 75)to braccio ijui )>iil>licanieute, 
per trarmì d'ntio gran dubbio, ni'Iiabbiate h moiitrare.'' Di 
ohe Bendo stato prontamente da Gialla coinptadatu. non ucdi'U- 
dole alcuno liuidorc, tutto lieto et allegro, credendo, cheli 
ma Giulia nnn funne, ili ental cortcfiia molte gratìe rendotele, 
alla menHU dirimpetto à Id s' assettò, per lo pensiero rinolgen- 
doHÌ in qual giiìi^a la potei^HC rapirò, l'ìt poiscia che alla fino 
del eunuito Hi ucnne, con finisBimi cnnti et suoni per Lauu 
Bpatio tratenntÌ8Ì, il Ile, A fino che quanto ili furo ìntendeannu 
gì' andasHe fallito, di uaric cose dloi^andn. finalDiente (liane, 
ohe in tutto '1 tempo dì suii uita più felice giornata di qaelU 
non bauea paHHatii. La onde egli facea loro ìniendcn 
la loro dimesticbcKKa eopergli si cura et grata, ehc spnae 
fiate, oao ciò in piacer lor fuHse, egli rìtonierebbe si dolct 
compagnia h uisìtare. Lciguai parole udite e' bebbc Giaa- 
^men et anedutusi à che fine egli Ir dicea. perciochc doppia- 
mente Io uolea schernire, in eotal gui^a gli rispoi»e: .Caii«- 
8Ìmo ci sera sempre. Sire, et k gran gratia ci riputaremu, le 
spesse fiate «i degnarete eolla real pretteuza uostra di Iioniv 
rarci, et di ciò supplicheuolmente uè ne prcgliiamo. Dellcqui 
parole banendo loro renilutc il He quelle grutio. ohe potè mt;- 
giorì. tutto lieto licentiatosi al suo palagio se ne ritorna. Nf 
tantosto l' alba del i^eguente giorno cominciò ail apporìri', 
ch'egli per guatiire In gionanettu nel suo giardino entrato, il- 
quale A pie del palagio dc'giouuni si ritrouHua, nedendola U 
comìnci)) & uagheggiare: et ei^i bauendo per lo spaeìo di «ette 
giorni fatto, più fiate audò co'gioiianì A desinare, tentandu in 
ogni maniera dì poterla sola ritrouarc. Ma percioehe Giasse- 
men di compiatamente il He schernire hiuiea statuito, con £^< 
rìsteno conohiuse. che sola il seji;nente giorno Giulia in 



■ de. 



in;i 



(Ìi*I |>nla{^Ìii sì liiacitiaKc dal Re rilroimrp, ilijiiale in 
lei raginnamcuti liauctipe in ogni inunipra k tnitrticre. Il 
I bHDeDdo la fpouanc iiitoranii'nte essortnìto, ei>8endo il se- 
btite giornn il He co' ^ìouanetti ito & dei^innrc, lei i^oln ìli 
I parte del palagio rìtronò: ti cui liauendo con molte parole 
tn conoscere quanto ei fernentemenle V amana , caramente 
i^Ua, clip dell' amnr suo gli uolesse far dono: A''euì 
\gb.i: ^Sìre", rÌHpo)<e (iinllii, „»i fattamente mi hanno dì noi le 
niere no^itre innamorata, eh' io di cn?a alcuna non ui euprei 
I mai disdire: ma sino che 'I marito mio et GiasBcmcn qnì 
ritrnounno. noo neggo. com' io poson u1 noi^tro, ne al mìo 
ìderìo compiacere; i qusli jiercio che fni pochi gi'iriii colle 
I mereatantic si hanno di qnesta citti*! A partire, staremo 
anpettare, che »t pongano in camino: et all' hor» con mug- 
r cìcurtà della min aita et contento nostro ci potremo go- 
«." Laqnal rìspotita essendo sommamente al He pìarcìuta. 
t maou baciatale, tntUt allegro et lieto dn lei si parti l'o- 
I haaendo fììolia al marito et k Giassemen Vhìt<Corìa tutta 
fcont», non si può dire quanto diletto {Bl. 76) la hcffa della 
«Banettu al Ite fatta hauessc loro apportato. Ma pereioelie 
Re di lei fieramente uedeano innamorato et uonofceano 
co d" huuerlo sino al'hora asBai schernito, per t'uggire al- 
mo inganno, che alle lor persone harrebbe il tiranno potuto 
«parare, diliberarono di prestamente pnrtire. Onde aniatosi 
Iii8»emen la i$te8)<ft ^era al tardo alla marina, uno nauilìo dì 
TÌstìanì. ohe la seguente notte hanea à partire, ritrouà. et 
iT padrone accordatosi, quanto facea lor dì mestiero per la 
i prepararono. Poscia la seguente mattina per tempo al 
• aniatisì, fingendo dì nolere con alcune loro tnereatantie 
H) oiHggio nerso l'Indie tare, la giouanctta. che sola quiui 
mano alla cnra del lor palagio lasciare, molto gli raccom- 
Rudarono, Helie essendo ni He di sommo piacere, larga- 
! Inr promise, eh' egli, per le molte cortesie da loro rice- 
tte, et la gionanetta et il lur palagio farebbe à ^uisa delle 
lOprie une cose enHtodire. Di che rendutegli i giouani molte 
ptàe, previa Ucen^a da lui, sì partirono, et hauendo il tutto 
|t«p«ratn, il seguente giorno al tardo alla nane con fìiulla et 
Lehel auintii'i, si partirono, et fra poche horc, per liaiicrc il uento 



'ai'. 



afiMtii fauwrou(>l'\ mohi miglili dui tirannn IiihIìliiÌ hì riirniiaronn. 
llqUH)^ la Diattina ]\v.t tcMì]ut kfuatdBÌ, i-t intesti comt' la irnuu era 
partita, fiu'ciidotii h crcilon' di (lituerclagiouanettft A nuoliell' agiii 
godere, itirontnnriile ni palagio di liti auiatoxi. et entrato nel 
cortile, noli fentL'iidii alcuna perdona, salito mu por la Hcnla, nella 
Baia nenne, laqualc ritmuandti insiimic coli' altro ftanxc tatto spo- 
gliata, ne m^ilendo perdona uleiitia Ji comparìri' , haucndo ancu 
Bcorta la bnca, rhe Uiasncnien fatta hauea. in (luella il gvm 
di disperato entrato, nolln stanza, eh'ftjrlì Imma a (linlla iw- 
signata, peruenne: et della gran betTa, ehi- ì giouaui fatta 
gV haueano, nucdutotii. da puliìtti dolore et da souerrliiu rabbia 
sopraprofio, nello tipatio di due giorni, «enxa *>a])emi da slentio 
la cagione, mÌHeramentc «e ne mori. Ne banendo altra prole, 
che la iuiprìgiouata iigliiioln di ^e luHi;ÌHta, i eun«ìglìcri liaueiido 
del uncceBuore nel regno hingamente dinìi^ato. conebiiwero di 
trarre lu figliuola del morto tiranno dì prigione, et qaelia «I 
cugino i<iio dell' liroino fratello fìgli|ii|olo maritare, facendolo 
del regno futeospore. Alquul consiglio liauendo Bubits atee- 
cntione data, ^olounouiente fecero le ii|>onsalifie celebrare. Ne 
guurt dì tempo «tetti^ che Uauendo il noiiello Ite dalla mii^lìp 
ioteeo, com'egli per le orationì et noto da lei fatto in tantii 
regno era BUeeednio, et elie cÀh era per lo ricordo ila (ìiulU 
datole aueuntu, diede ordine, che incontanente liauennero i 
giounni eolla flinlla et Achei quiui A ritornare; pereioehe per 
la grandezza del riceuuto beneficio intendea di alcnu defilo 
ricompenso lor dare, Ma haucndo inteso, eli' eglino, lutto «he 
della morte del tiranno et d' ogni HuceeHxo fuNnero accertati, 
per timore nondimeno non 0BBua-(B/, 77)no di qniui ritomwe, 
inand6 loro snoi ambasciadori , e*»' quali ufificurati al nonellti 
Re se ne ritoniarono. A cui raccontata e' heblio Ginllarhi- 
storìa da principio, egli, rendnte al Hommo Dio gratie infìniir. 
al noto della moglie udendo iiodÌNfare, ali» fede di (1irÌRtu 
con lei subitamente se ne tienne. llebe banendo medei^iinii- 
mente i eonxiglieri di lui fatto per lo iniraeolo, che uedntri 
haueano, nueune, che in poco «patio di teiiqio tutti i pt)|)oli 
delle cittiY et paesi di luì si butteKKarono. Ct nonellamente e^ 
Icbrafe le Mpon^nlttie iiH" uso della ehieca liomann, noUe anco, 
ohe Giasi^eraen. che di wi alto suo grado era eitafo eagioue, 
hauesMC Achei. fidelisHÌma eom)>agna di Oinlla, ad ÌHpot<are. Et 
bitudita una solenne et gran festa, qnìnì di luutanì paesi 



- inr. - 

uno wnTOree: iiUaqiiiilc, iiOi<i.-ia clic fu juit^to fiue. fece Feri- 
Irtrno et GinxNCiueii di ^ran tesoro |iudroDÌ: et egli insieme 
eolia moglie clirì!!tÌRiiameiitc iiiiieijdn, uoutiiiuameiite all'alto 
Iddio de] riceuiito beneficio infinite griitie rondeuiino.'' 

Hauea di gin rìuonerutii Ileliramo del tutto la primiera iiin- 
Jnte, quando, ncnuto die fu al fine della nonella f<na il tieoto 
nonellatorc . eommnndii al maggiordomo suo, che la Regucnte 
mattina della Domìnieii per tempo la corte tutta, d' tiabiti d' oro 
.vestita, al tietrìmi> palagio, il quale medesimamente tutto di 
fuarnimenti d'iiro era aikirniito. s'hanesee ad aniare, Onde 
jute^o da'bnroni il commandamento del EÌg:noi'e, fu ciasche- 
duno prout'i t'ubitumente ad ubidirlo; et egli anco hanendosi 
quel giorno ^ran marauiglia data di tutti gì' accidenti anennti 
per In crudele etempia pentenza che 'I fiero tiranno à FerÌBteno 
diede, come prima l'alba del segueute giorno cominciti ad ap- 
parire, montato a caiiallo. die pi[t. essendo tioggi mai sano 
diuennto. d' iuidarr in lettica non hauea bisogno, suli' bora di 
terza al oettimo palagio peruenne. Doue t^montato et dalla 
doDKeltu. elie ini era. incontrato, egli per la mano presala, et 
seco per buon spacio di temjio in dilettenoli ragionamenti tra- 
teontoei et con dilieatist-imi cibi ricreatogli, commandò che 'I 
BonvUatore, che l'ultimo era, haucNse la nonella t-na ad in- 
n quale poco luntano dalla perdona dei signore 
rttrouandosi , intetio l'ordine et uoler di lui. primieramente 
fattagli la debita riuemi/.a. alla nouella sua eotal principio 
diede ; 

„GU altri nouoUatori pene' io, Sire, che n' habbiano 
tutti nelle nnuelle loro gì' altrui accidenti raccontati: io all'in- 
Mintro cotte non ad altrui, ma k me etereo auenute sono per 
Mmiruì. Nel paese mio, che Cbinio b' adìmunda. oltre l' altre 
BJrtù, che gì' hnontini a'' figliuoli cogliono far apparare ^ rari 
tono qnelli, i qnali colla musica iuKielne quelle nou facciano 
awmpagnare: onde è die molti in tale professione eccellenti 
|ntui si ritruouano. Kt pcrci<'i ch'io di huomo fui figliuolo, il- 
, tatto che di pouera fortuna fussc. uoluntierì le fatielie 
ider Bolca per fumii ìi gì' altri giouanetti dell' cth mia 



iiplle iiirtfi ii^iUile, ìwl(B!. IH) tcm|ii) della rniicìiillcz/n ci («t- 
taiiieiite iie''ftuili (Irlla uiusicH m' affiiticHi. l'iic di prn» llings 
i compagni mici tutti nnnn/ani): et iiodondn in. obe nella città 
mia il suono del liuto molto era pirKzato, in qnrllo ogni min 
spirito |)oneiido, in jioeo s|iiii'Ìo di tcoipo uuciino, clic facend'ì» 
ogni piornii profitto maggiore, di eccellenza tutti gli altri frti 
non molto ^pucio di tempo aiianzni: et eotal uirtn A molti 
della cìtti'i mìa inxegnandfi, et ad itltri nnco, elic dalle iiicine 
eìttà neniniino urne per appararlii. priin (Quantità ili ilnnuri 
polene guadagnare. Hor ancone fra iiucHfo mexzo tempo, che 
«ella cittft noulra uno apceliio mercatante capitfi, il(|iial(^ Wfn 
una gioiianeltH condotta Italica, che m ecce lU'n teme lite il liuto 
Bonaiiii, elle à lei in rotai prot'ewnione nel mondo tutto alcuno altro 
pure non kì potca ritiouarc, Di che feniloM opan^a Ir fama perU 
pittfl, |ieraenne ciò anco iill' oreecliie del »ignorc, ilqoale dell» 
musica grandemente dìletlandoni . fatto h ne. il ncceliio iiicn-a- 
tante nenire, et delle cundition! della gionnnetta dalle pBroli- 
di lui accertatosi, caramente pregollo, che nolesue alla prc- 
sen/A fva. condurla. A cui hauendo il mercatanti' riTipOHtu. 
che egli liauendo la giouanc per le rnre conditionì . eli' erano 
in lei. per figliuola accettata, et hnuendo ella statuito di icm- 
pre cautamente uiuere, in mia cjimera la tacca da quattro fan- 
tesche neruire : pereioche non uolendo enea fuor dì qnclla uscire, 
qniui nel!' orationl et nelle nìrtii Ìl giorno tutto consumnUH. 
Onde lui su])plieeniente prcgaun. che disiando le nirtiì di li-i 
udire gli faccuBc grHtia, oue fi Ini piacciuto ftiKne, di gire 
sino alla sua t<tnn/.fl: pereioche ini l'eccellente nirtft della 
giouane con gran contento di lei et à beli' ugìo suo potrcbW 
udire. Onde Imuendo inteso il signore la eaginue, perche U 
giouane fuori di casa malngcuolmcnte oi potrebbe conilnrre, 
diliberi^ egli, ^opragìunta etie fusse la notte, alla ciixu M 
mercatante da un nolo suo gentil' huomo accompagnato nDisni, 
doue giunto che ei fu, nella camera dcllii giouunetta cutralo, 
la hclle/.za et lionestft di lei ueduta. la cnniincìA ferncnienirnte 
ad amare, et pregatala ad esser contenta di uoler la nirtfi 
sua fargli sentire, alle parole del signore presta, tolto il lìtico 
in mano, lo cominciai si Moancniciite A sonare, che egli al niaX' 
catante nuolto di non hiiiier inni in cotjil profi 






■dito, clic dì grilli lunga alla eccellenza della fonane arri- 
vasse, confessi'). iOt da nnono pregatala, die ii<ile8se un'altra 
lata lasciargli udire, tutta ubidiente et prct^tu. tolto il liuto in 
mano, quello si dolcemente per alquanto r^patio di tempo Konii, 
yhc, prima clic il signore da lei 8Ì partisse, fieramente della 
■irta di lei ìnnamonito, di uno precioslssimo gioiello |ire»en- 
tetala, et molte gralie A lei et al mercatante per la rieenutn 
Dortedia rendute. alla sua stanza se ne ritorna». H or* essendo 
della molta eccellenza della giouane in eotal professione oorsn 
tutta la cittiì la fama in poco iipatio di tem-|A/. 71))po 
linenDC. di' Ìq perdendo' 1 eredito et nome, clic per lo passato 
bauer tioleuo. da scolari ancora fui abbandonato; di che dolo- 
1 oltre misura per luiuere la molta utilitii perduta, ehe con 
tale industria ne acquistano, un giorno alla stanza del merca- 
buite m' asiai. et con esso abboccatomi, f'ecigli il graue danno 
Bonoscere. die egli colla nenuta sua, bauendo seco la giouane 
Mndotta, m'bauea apportato: et pregatolo, che. poscia che in 
tà doloroso Htato )ier cagione di lei mi ritrouauo, fuKsc aimcn 
tODtento di fanni la uirtu di lei adire. Entrato egli dalla 
pouane et fattole il disiderio mio palese, per ritronarmi bogi- 
nai in età graue. agenolmenlc mi lasdo entrare ad ascoltarla: 
Et tantosto che alla presenza di lei mi ritrooai. uedendola di 
^ilezza singolare, mi feci fi credere, cbe nella uirtfi ancora 
iuuvxev et me et ogni nitro auanzare; di dicuolendonn accer- 
kre, caramente la pregai, die. tollendo il liuto in mano, fuese 
contenta la molta uirtù sua la^cianuì ascoltare; la qnale baueo- 
ini prontamente essaudito. si dolce melodia mi fece udire, 
'io giudico, die alcun' altro nel mondo tutto in cotal uirtft à 
i pare non si possa ritrouare. Onde di tanta eccellenza fie- 
mente innamoratomi, snpplìeemente et lei et il mercatante 
iueora pregai, cbe, essendo io di già ueecliio. fussero contenti 
di aocettanni per seruitorc : perciò che io per le rare condi- 
tioni della giouane fidele et assiduo seruìtio non mancarci di 
liir prestare. I>i che send' io stato essaudito . fui dal mcrca- 
luitp a''bi»i0gDÌ della camera della giouane destinato: et 
i^/urzandomi contìnuamente colla pronte7.?:a della seruitu 
nia la gratìa di lei di acquistarmi, fra pochi giorni mi auidi, 
fb'dla, k guisa di proprio piidre. m'amaua et riucrìua. 




Onde si'ndciiii io jicr I;l i|>i!cc/,/!i ili iiotiil Hcmittì del rìcenntfl 
diuiiiu ili-l tiittti ÌK(.'ijrilii(o, iH ti-aiii)UÌllii et IVlicc uita nelli 
camera della gionanc itaHHatido. m'auiarbi, che «iDalanquc fiata 
L'H^u il liuto Hoiiumi jUHTitlisKiiiiì r^osplrl (pittar MulcH; ili cui 
fiicendomi in à credpre che amor ne fnspe cagionP, dilibprii ! 
di un gioiTio dimanda rnrla. Kt atU'xu |irr lo Hpacio dì tre j 
mesi 1" ocGa»ioiie, r«gifliiando elin mero di niirij acrideiiti ddU 
natura ot doli' inlelitH! «tato de'' mortali: ^Uph nignor»'', le 
dittHi io, ^noii Ili fie grane di )mle»arini la i?ngione di tanti #u- i 
ppirì, quanti continuamente io ni Ncnto k ^ttare: perciò ohe, 
sondo io liuomo di (fraiid* età H di alciinH ÌMpcrienz-a. prr ' 
auentura potrò qnatcbe rimedio ni dolor nontro rìlronnre, et, 
ou<! A noi qucMta min dimanda iiudiice paia, di cui la multa 
riuerenitH, eh' io alle uirtA nostre porto, n' i"- sola eapione. Iiq- 
milnicnte «e ne dimando jierdono,- Alle qnui parole p"»ci» i 
eVio hebbì pO)<to fino, coinìneiiindu In giounnc à In^rìmarc; i 

'Perciò clip, parisBimo padre". dÌMsemi, „da che noi ulla ucr- 
uitu nostra n' liimete dcdieitto, ho per più xe^ni conoodnf'i. elip 
da iK'ra figtiiiolft teneramente ni' liiiuete sempre amata, et in qua- 
lunque eoi^H ci Imufte fidcle et di-(B/, Sdìlìgcntir opera prestata, 
de''i'OBpiri mìei lit capone hor'lmra nono per iiarrarui: li 
quale pereioelip h iiiuiio iilti'o io uoglio che palese sia, noi ca- 
ramente pre^jo, che Beereta r liahbiate ìY tenere, et che, poteodo, 
lilla ^ritn mia pauKinne alcun rimedio habbiate k ritroonre. 
Mauete dunque ji capere, che, nond' i" di età di dicci anni nel 
j^oiierno d'uno reo et maluagìo mio zio — che sino qiiandii io 
ero nelle fiiseie iniiolta, il padre et madre mi morirono — peicic» 
ciie molto della inusicn mi dilettano et per 1' età mia ninn' altre» 
era, che in eotal arte mi ananziiHhc, fui da lui ad uno ritvc:» 
mercatante nenduta. il quale ^eeo in diiierse parti del mondvzi 
per io spaeio di cinque anni cfliidtieendomi et fallendomi ilaa 
molti wifjnori udire, assai danari colla uirtii mia soIph fra*^ 
dannare. Hor anemie , che, Bendnxi e^li in un luntano paCiK« 
allu corte d'uno ^ran prcneipc eon Mue nirreatantie aniat^i, 
i|uiui mi fece du molti baroni di lui Mentire, i quali, hanenilu-lu 
perciò riccamente presentato, al preiicipe In nirtti mia fecewi» 
intendere: il quale, perciò elie, della mn!<ica grundciueutfr , 
ilettiiun. incontanente fece il pudron mio iircfrara 



- \m - 

prcNPiizH 811» m' liunesse j'i couLiurre, Doiic giiiutìi ch'in fui, 
ttillo il liuto iu mano et postauii k sonare in' auidi, che '1 preli- 
bile (Iella uirtii miii itrese grua diletto. Duciti tolta Ìo licenza 
et di QUO bel gioiello presentata, col pailron mio alla titanxa 
le ritornammo. A cui Imueiido V istesso giorno fatto il si- 
•nore intendere, che egli della pernona mia ogni gran prezzo 
gì' harrebbe dato, oue k lui m' Imnesiee uolutu lasciare, egli, 
^«u (juantitÀ di danari dii lui riceuuta, mi gli ueudò, et ricco 
I paese buo se ne ritornò. IJor'il prencìpe haucndomi snbi- 
littnente di ricchi et precìosi panni fatta uetitire, in ])oco ;:ipaoio 
di tempo dell' amor mio ai fattamente h' accese, che, tutto eh' io 
gli fusse schiana, ciascuna coba da lui imiietrar soleuo. Ma 
perci«S ehe la fortuna non yuole trop|)o lungamente a' 'mortali 
benigna et fanoreuole dimostrarsi, aueune, che ud gioruohaueii- 
domi egli seco alla eaccia coudutta. et ad uno ucruu in un sol 
eulpo, qaal'io e' hauesse à fare gli proposi, eolia saetta un 
piede coir orecchia confitto, per alcune parole, ch'io sopra il 
colpo da lui fatto all' hora incousideratamente ragionai, le quali 
egli giudicò che troppo licentiosamente da me dette hauessero 
I' honor huo maculato, du Bubitu et feruente ira acceso a' ' suoi 
ministri Commandò , che incontaueute spogliatami et le mani 
da dietro legatemi in un bot^co non guari luutano mi condu- 
eeeitero, doue la notte le fiere m' baue&sero à diuorare. Il che 
poscia che da' ' ministri fu cseequìtu, et che spogliata et legata 
i diseretione della fortuna lasciata m'hehbero, aueune, che 
I misera et dolente per lo timore della morte, laqnale tutta 
ia staao aspettando, postami à camiuare. presso alla strada 
eommuoe arrìnai: per doue sul tramontar del 8ole una gran 
sompagnia di mercatanti passando , che all' allogiamento an- 
, fu da {{liLHl) quelli il grane mio pianto udito, et Ìl pa- 
1 nostro, che fra loro si ritrouanu. la misera mia noce 
Begoeudo, mi rìtrouò. et mossosi di me à compassione, elega- 
ÌMDt et de' 'suoi panni riueatitamì, seco all' alloggiamento mi 
Ktndussc , doue chi ch'io mi fasse et dell' esserci tio et gran 
tisaueotara mia interrogatami, da me altro non potè intendere, 
miao che 1' esscroitio mio la musica era. Onde fattosi dall' 
loetenuo liuto recare et datolomi in mano, mi pnosi à sonare, 
|t col Biiunn accompagnato il vanto, si tatto diletto gli diedi, 



' i. * da. 



de. 





- no - 

[ olio egli, jier figliuola accottntanii , f<evo in ogni iiurto i 
l duce et fainnii cotal fcrnitio, qual ta ucdi. prestare. Mji p(^ 
IcLe io liei felice stato, nel qunk' )ireexo itel iniu HÌjfnore mirìtr< 
I nano, non mi ponao scordare, et dell' amor Ai lui aneorn mi seni 
fieramente trafitta, qtialun(|ue fiata il liut" io tolgo in man 
iiquale in ni alto stato m' lianoa eollooiita, et al signor m 
tanto diletto dar folea, non [iohwo far di meno, ehe io di 
gitti molti cocenti et dolorosi .«onpiri. Onde varamento li pr«g 
che. pn»>cia che di quei la ragione io ti ho racconta, alci 
rimedio, potendo, tti mi uoglia dare.' 
I Alle linai parole hanendo In ginnanp pnato fine, mogi 

kjo pc 'I grane accidente A lei «ucnuto à compaBsione , dal 

■ lagrime non potei contenermi; et promennole di doner « 
I ogni mio potere alcun rimedio al grane dolor mio ritr 
[vare, mi ditupoitì di uoler co' «tegnali da lei datimi il m 
I signor cercare, per fargli conoscere, che. tutto che egli 
k^ìouane ii hì crudel morte hauesKc dannata, ella uondimci 
I dell' amor suo fieramente ardena. F,t da lei pn«sa licenza i 

■ postomi in camino, nello npatio di otto giorni in una bella i 
1 gran città arriuai. doue seiido ntato bandito, che chiunqnc ftiii 
I nenuto nleuna bella nouella alla preRen/.a uoMtra iV raccontar 
Ida noi di molti et riechi doni Hurebbe presentato. dilìberaH 
r Ucnirc dinnmci & noi per farui un accidente non mi altri 
I A me stesso anenuto palese." 

[ Le quai parole incontanente c'hebbc Bchramo 

l ^Ilaime", dì ss' egli tra w wteswo. .questa in nero ^ 1 
L mia Diliramma." Kt dai noncllatoro accertatosi in qm 
I parte et in potere di cui si rìtrouasee, diiiersi messi al pi 
[ drone di lei mando, facendogli un gran thcsoro in non 
L sno offerire, ouu In gìouane hanesie nlla ])re«en/.a sua coi 
Biotta, perciò che della musica dilettandosi, et della ntr 
Iflì lei sendo la fama all'orecchie sue pcruenota, somniameni 
Id' udirla di»ideraua. Uiunti dunque i mi'S^ii di Beliramo i 
nicrcatante. et disiderando egli più tosto per Hcqoistarsi I 
■'grittia di HÌ gran ttignore. che per altra offerta, ch'in nome et 
Ffotta gli fusse. di auiarsi nel paese di lui, subitamente coli 
gìouane si mise in camino , et hauendole la cagione del l( 
uiaggio racconta, »' auide ella il ueoehìo sernitore suo haaerl 
ottimamente la promessa ternata, hauendo al suo signen,,) 



iberai j 

itnfeg 




tUta uoucIIh: et non molto dojio nella imperiale v\tth «rri- 

ti. à Behramo taiifost» l'ecero Ih lur (D/. 82) neuuta iiiteu- 

[{(•r^- IIiiDule ilu un sol gentil' fatiomo uecompagnato alla 

g^^s, iloue con Diliranimu il merentante era alloggiato, et ue- 

j0,C3i1h et abbracciatala, non jiotendn tenere le lagrime di dol- 

^a^^a. non si puu dire da quantu allegrezza funse soprapreso, 

linuendu al mercatante raccontata la crudeltà, che alla 

giovane usata liaaea, dopo hauergli di molti pesi d'oro fatto 

^DO, Uiliramma preatio di »c ritenne. Laquale al uecchio ser- 

ùtor ano Bcntendosi grandemente ubligata. caramente il signore 

«jegó. che, poscia ohe egli d' haaerla nel primiero suo stato 

leBtilnita era «tato cagione, fusne contento per suo amore con 

Alcun' houeeto premio dì riconoscerlo: il die da Belirama age- 

nolmente ottenne. 

Ilqoale poscia per la rieeiiuta allejrrcKza dell' liauerc 
la SUB [Hliramma ritrouata ricouerata dell tutto la salute 
6Da. cbiamitti i tre gtouani figlinoli del re di Serendippo, 
tfo liiro tai parole: «Perche io neniraente conosco, gìo- 
nani di alto et nobil intelletto dotati, che non hauendu fa- 
patii (jounti medici ncH' impcnu mìo d rìtrouauano alcuno 
riineiliu alla grane infermità mia dare, uoì noli eoi sottile ane- 
dimciitn et consiglio uostro m' liancte la prititina salute mia 
fMlitoita. barrei caro d'intendere come cntal mezzo per lo 
u«fa|io della nita mia ui siate potuti imaginare." A cui: 
,Hi'*''- rispose il maggiore, „perch'io m'auidi, che per baner 
sui riel lutto il (■omio perduto, eri in si grane infermità caduto, 
obc della uita nostra poca speranza ciascheduno bauea, et 
«pendo nncbo, che gran parte dell' infermità Bogliuno co' ' suoi 
eontrarìj curarsi, m' iuiagiuai, che non potendo ne' nostri occhi, 
Mudo noi nel palagio uostru, sonno entrare, ouc sette giorni 
>biiHUo ai fusai di stanza cangiato, ))0tcssi la primiera salute 
rieooerure: onde ì sette palagi, in ciascuno de' Squali ogni 
Éiorniì hnueste à giacere, ni ricordai, che ^subitamente faceste 
«bricare. facendomi à credere, che in cotal guisa ageuolmente 
« suono hauesiie ne' uostri occhi à ritornare.-' „Et io", disse 
«secondo. ,,perche conobbi, che del mal uostro Dilirumma, 
a<ii tautu amaui et giudicaui . ebe dalle bere fusse stata 



■de. 




- 112 - 

dìnorata . om ('«{lionc , mi feci & credere ■ che. oue con 
donni; ui ftirite uli'iiiitt tìnta Irutcìiuto, di lei Njordandoni 
teHM dall' informità iioHtra lìburarni: onde ni riconlai, 
«ette {mlugi deoc-Hti; Kutte bellii^ìme donzelle far com 
li ohe pOHeÌH e he Ubo detto: ^Perch'io"', BOggiunse il 
„nnn poteno erodere, ehe DiHrnmmn. non ettnendoci della inÉi 
morte nel boffco alcun segno ueduto, fu?»e 8l»t« djiUe fiere 
diuoratn. pudica!, che. ouc noi haneittc futto in diucrMe prooin* 
eie biindire, ehe oette nouelliitorì ui fii)^!<or(j mnndutì, ì qoi^ 
alcuna bella nouella raecontandout ricchi nollo toni eitti ri> 
mitndareifte, Diliraninin cui inex/.o di ulcutio di luro u' Imuesai 
dello Ntato et esner suo adareertare: et incoiai guitta di sette 
uonellntori nii ncnnt' ni;! jicnsiero dì ricordarui.'' ^ 

Di eht^ Itebrumu haucndu ìl tutta tre i ^imiani rei^c i m. i*3) 
gratie infinite, et eonleKiiiindo di rieonoseere Ih iiita dall' ulto 
uobìl intelletto loro, di gran thosuro presentatigli, noi lurpoes? 
li riniBiulò. I ({ualì in cumino postici, et nel regno del jtadre arri 
nati, lui che (li già neeehì» nra, infermo rìtrouarono. 11 qnale 
con grande alIegn'tiKa rìeeuutili. et eonneeluiili uerameiite jier* 
fettì, per hauer eolla dottrinu le nane maniere et co^tnmi di di- 
ucrttc nationi apparate, dopo huuer loro data la benedittione 
della predente nita ]mmi>. Kt il maggior nel regno NUceedntA, 
qnello con molto pniilen/.a et gran contento de' i>uoi uanalli Inn^ 
mente gouerntV II secondo poi per non mHncare ali» Kcirw 
che lo specchio i\ llehramo rct<titui. nel paene dì lei aniatonV 
et. Secondo la pnimestia fattale, toltala [ler moglie, di qod 
reg:no diucnne padrone. Ne guari di tempo stette, ehe hauenito 
Dehramo nna gionaue figlinola, ricordandosi del rìconuto bene- 
ficio, mandò al terzo fratello quella per moglie ad oHeriit!; il* 
qnale accattatala, et con nna gran compagnia poHtOBt in nUg'' 
gio, alla corte di Bchramo ritorna, douo, le sponsalitie Holeonej 
mente celebrate, per la morte del suocero, laipiale poco tcm^ 
da poi tineccsse. di tutto 1' Imperio suo dinenne HÌgiiorc. 
IL KINK. 
IN VKNKTIA per Michele Tramiv.zino. 
M D L V 1 I. 
' ne ' niiit^toBi. 



. 



ERLANGER BEITRÀGE 



ZUR 



ENGLISCHEN PHILOLOGIK 



IIERAUSG£GEBEN 



VON 



HERMANN VARNHAGEN. 



XI. 

LORI) BYRONS TRAUKRSPIEL «WERNER" 

UNI) SEINE QUELLE. 



tjt» 



E R L A N G E N. 

V E R L A G VON F R. J U N Q E 

1891. 



LORD BYRONS 



RAUERSPIEL «WERNER" 



UND 



SEINE QUELLE. 



EINE RETTUNG. 



VON 



KARL STÓHSEL 

/ 



ERLANGEN. 

VERLAG VON FB. JUNG E 

189L 



K. lì. Ilof- u. Uiiiv.Buchdrunkcrci voti Fr. Junge (Junge & Hohn), KrlAnt;«'n. 



Vor*wort. 



Ini vergangencii Jahrc ist ciiio Schiit't vini V. v. Westeii- 
faolz ersL'hiencn: „Cl)Gr Byrons hÌBtorÌKclie Drauicii. Ein Itei- 
trag 7,n ihror Ssthctiseheii Wtìrdigung" (Stuttgart. Frommann). 
Die^elbe ist mìr erst iiacli Abwchlnstì meiucr Arbeit bekannt 
geworden: Bontjt wUrde idi ibrer iu der Kinlfituog ErwRhnung 
£cthan haben. Ich liole das bier oacb. 

Der Verf. bemerkt S. 5 ricbtig;, in nWerm^r'* gebc der 
^3l)jahrige Kricg mit seineii H:iuberbandeu in den bitbmischen 
Waldern lediglieli deu Hintorgriiiid uiid dm Kobirit ab." Dieser 
Umstand batte zur Begrllndung dcr AusMehlieHsung „WenierH" 
bei einer Betracbtuug der bis toriselien Dramen dea Dichters 
Toiltitiìndig genUgt — ilbrìgeus glaubc ich uicbt, dass bis jctKt 
jemand darsi) gedacbt hat, n^^c^i'icr" ala historisebeH Draiua 

Indessen streìft We^tenbolz den erwìihnten Umetand nnr. 
Sein eigentliche^ Argnnient t\lr die Ausschlicesnng ^Weruerf' 
ict ein anderes. Kr eagt : ^rlndei^Ben dttrfeii gorade dicHC 
Iwidcn Werki! (d. h. (iWerner" nnd der nns bier niobi welter 
iniererisierende «IJmgestaltete Missgeetaltete") . . . von einer 
eingeheiiden Bctracbtung Byronscber Drameii oline weitere» 
«U8gcHchlo88eii bleibcn." Zur Begrilndnng dieses Satzois beissi 
dann: ^ Werner ìbì tbatsaeblieb nichts anderes ale die zd 
flirerVorlage in engHter Abbaiigigkcìt stehendc Dramatisierniig 
sincr Novelle von Harriet Lee." Westenholx hat nino dasselbe 
_ethan, wie alle, welebevor ibm eicb mit nWeriier" zu bcfassen 
VeranlassuDg batteii: er liat sicb auf die Urteile Maginna mid 
Symes — mag er dieselben direkt oder indirekt kenneu gelenit 
haVa — verlasBen, obne selbst nacbxHprtlfeii. 

Westenbolz flJgt dann nodi eiu weiteres Argunient binzu: 
«uifl Cbaraktcristik erbebt sicb nirgeuds, abgeselien etwa von 
der Figur de» Idenstein, .... Uber das Niveau der um die- 



uelbe 7m\ì \ìw\\ in Ui-uti^thltiiid graxHicroiLtk'ii liKiilicrrnmiani' 
und Itittcrdmmen. Ahiiuiigctii. tieimliclip iniu^c uni] Tap<'U>ii- 
thttren. sowie Kittcr, die in iliren MiiMsestuiiden den lUnher- 
huuptiiinnii ^jiielon, stelle» hier wic dort ìm Mittclpniikt de» 
IntercNHCH nnd der Handlntig." Der letKtc dìener beiden K][t7.c 
wt /.uni uiìiide^ton selir Ubertricbcn. Whk deii crsteii betrifft, 
iKO NÌnd mir die dputHchen Kitter- iitid Kiliiberdramen jcner Zeìt 
KU wenig bekaiiiit. iil» dan» icb Uber dieeclboii eìn Urteil ini» 
crlnubcii nittchtit. Da» nber ìst /.weifellnit, diinft die ^ehlecht^ 
Noto, wclclin der C'burakteriKtik io „ Werner" dnrch dicHO^ 
Verffleich HUNgesteilt werden noli, iiirbt ìm nitfenifoxteti ^^h 
Uichtigc trifl't. ^H 

Citiert habe ieb „Wornpr- nach AnfKiig, AtiI'tritt iind Aelt^ 
der Anugabe dea tStttckcti von 1823: dio pGprmun'» Tale" nach 
der AuNgabe der Cantprbury Tale» von 1842, 



Kiiuflicurcn, ini Juli l^HL 



I n 11 a 1 1. 



Seite 

Eitileitung 1 

Werner nnd The German's Tale 10 

I. Vergleich iin Allgemeincn 10 

1. Die Grimdidee 10 

2. Die Gliederung dea Stofifes 10 

3. Die Charaktere 11 

4. Die Diktion 18 

II. Vergleich dar Handlung im Besondern 20 

Erster Aufzug 20 

Zweìter Aufzug 30 

Dritter Aufzug 4G 

Viertrr Auizug r)9 

Flinfrcr Aufzug G.'i 

III. Ergcbnissc 82 



Einleitung. 

Iin NfiTPmbcr l'<22 crscliiiMi Dyrons Triiuersiiicl ^Werner", 
Icbes. wie der Diehter selbst in dcr Vnrn'tìc sagt, i» tnkni 

■tly from the Oerman's Tale. Kruilziier, publinkrd 
li/geitrs fiyv i» L^r'x Cntilrrhunj Talen; iv riti iii(l bel ìevt) 
tuo «ixli-.m, of whotn one furnhfipd only thia xtory^ and 
ther, both of which are considerfd nuperior to the remainder 
fAr rollf-etlùn. 

("hvT (Ìa8 Verbiiltnis des Dramas «u seìucr Quelle Hprìcbt 
IljTon in Hpìner Vorrede ^clbet folgendermaseen aas: 
ani adopted the cKaraciers , pian, and everi the lanyuage, uf 
par/M 0/ t/tin story. Some 0/ the charitclrrs are madijìed 
altereti, a few »f the names chanyed, and one characler ( Ida 
$rtilmheimj added hy myxeff: bui in the rrut the oriyinat ix 
fy followed. 

Bftld riKcbdeui ErscbeiDcn deB8tUckcM unterwarf'Ur.Maginii, 

unter dem Pseudonyin Odoherty' sobrieb, dasgelbe. iu 
ékwood'ti Uu^azìiie Xll, 710—719 eìner aantìllirliclicn Kritik, 
Belcher er sowobl das Vorbilltaìa ilesselbeii /,iir CU'rman's 

Bj'run uennt zwnr keineo Voroamen , docti denlct cr otTenliar iiii 
Ha I,ee, wie er nnuh in ciiieiu Ikiero &11 Mr. Murray (Leder 442 in: 
j™ »nd .lonrnals of L. B,, by Th. M.hht, Now-Yort, 183ti) aiisdrilfk- 

Rngt: and alto cut ani Sopliia Lee'it "fìrrman's l'ale" 

. tìte "Canttrliarj/ Taìcs", and semi it. Sopliia Iiat nun ullcrtlings 
ytm (luti Caiiterliury Talea vorfnsst. iibcr dieue eind dio Young 
S* TaU nnd dir CUrgynmn'» Tale; nlle andcrn, also anuli dio 
■un't Tale, rUlircD von Ilarriet Lee hor. — ' RokiinuiHoli ist 
iKifllnn der Verfassor der Odoherlyl'aperx. Somìt ist die Angnlx^ 
lliniUKebere der L'aiilorLury Talea (Londou 1P42), Proruaanr Wiluon 
mn Ut Jolm Wilson; s. AUilmnc'a Uiot. of Kngl. Ut. Ili 2777] sci 
V'crraucr. miriclitii;. 



Tale ituMtlDiriicli prìirlorti;. als «idi llber tii'ii liicliteriKctu-ii Wcri 
(IrHMflbeii uuNdjiracli. Idi lastie diunc Kritik volUtiimliK. ab. 
{;pMeh(!ii vdii oiiiigpii OegenUlierutelluiigeii voii Alisclmitti'ii ami 
Wi'rntT uinl ilcr (icniian'H Tale, liier Iblgpii. Nadidcm Magino 
(lip frUlieren Uramen Hyrons beiiprochen liut, nHirt or fort; 

Bui iiow al tasi kas come forth a liayttly by the name tiand, itUtlt 
in noi only marte than any of thoae tre have heen namìng , hut HWtf. 
far UHirse, than w, even afler reading ami ret/Trtttmj thcm, rould hari 
believed il ponnble far tkt noblr author ta indite — a Ialite and mutHaUi 
"rifaeeiamento" of ont of Min» Lte't "Canterbury Titleu", a thing, lelndt, 
no far from ponstneing , tcarcelp even elaims any meril beyond thnt of 
luming KngìUk prose info £nglish blank verte — a productìott, in niorl, 
tchich i'« «ntitted lo bt eliuited tcilh ho drnmalie tcork» in our Imiguage 
thai we art acquainUd ifil/i, except, perhapn, the rnmmoH patle-anil- 
Heìnmm " Ihamaii" from Ihe Wavrrieii novtl*. l'eOodel ui/iat a dtienit 
in hrre fnr the proiid aiml of llarold I 

We art «ut to ahnurd ae lo »aji, or to think, that a Itramalitt ha» 
PIO righi to makt fret M.'itA other people's fobie». Ow the contrnry, trt 
are quite avare, that thnt particular epecte» of geniue vhieh i* txkAittd 
in the construclìon of plot", iiever al any perioH fiouriiked in JingUrad. 
We alt Amato that Shaketpeart himte{f look Ai> «torien from Jlahtii, 
novelli, Ilanieh eagae, JCnglinh phrauiclm , Plutarck'e Uvei, — de «(t. 

But did he take "the lehote" of Hamlet, or Jutiet, or /«a 

anfi of Iheiie foreign «auree* P Did he noi "inrent", in the uobleel ttni 

of the fcord, alt the "charactem" of Me pitee»? Ba 

"here" Lord Byron ha* "invented" nothing — aheolutrly , paritìtùf, 
uiideniahiy, "Kotbing". Thtre ia not one inddtnt in hia play, uat tra 
the moni trivial, Ihal te Hot to be found in the itiieel from whieh il tf 
tnke»; occurring exacHy in the eame manuer, ìtronght ahout hij 'laeHji 
Ihe itapte agent», and produdng exactly the name effects on the pM. 
And ihen at to the characlers, tvAy, not onlj/ ie every one of them U 
he found in the novet, bui every one of them te lo te found Ihtre far 
more full;/ and powerfully drveluped. Indeed, but for the prepanaiM 
which tee had received from our old familiarity leith Mias h 
admirabtr vwk, tre rather incline lo Ikink that u-e thnuld hnti in» 
allngttker unabU to cimprehend the ''gint" of her noble imìlalor, 
rather topier. in seteral of whnl seem to be mtant far hit tno*t «Mboratr 
delineatiane. The fari ti, that thi» undevialiiig clostntta, thie ftiM&b 
fìdelity of "Imtlation", is a thing «o perfevtly neu- in "Litri afte", i* 
any thing worthy of the name of literature, that «te are m 
trho has not read the Canterbury Talea, icill be abìe lo for 
ronceptìon of tfhat it amount» lo ..... . Those nho hate 

Mine Lee, feill, hoirever, he. plea«ed v>ith Ibis proiiuclion; for, in buli 
the atoiy i» one of the mo»t powerfutly conceived, ont of the mt 



•A 



tnretq^ir. ami al the sanie lime inclraclìre *(ori'M. Ihnt v>e tire, or 
•rw lilKly lo ht, aequainlrd mlli. Indetil, Ihus led (in we are to 
t liarritt Lee. fm- the first Umr, in thtne pages, ire cannot attow 
t oppartuttity ti) paxs mìthimt xaying, tkat tre have altrays considrred 
» Manilìng iipon the very verge of "the very fiT»t rattk" nf 
tA\e»tt in the gpteies to wìiich theij belong; — tkat in to »n'j, em 
kriof to no linglish noveh whalever, exeepting nnìythnse ofFielding, 

:. Smolìett, Hkhard«on, liefoe After spralnng in mch 

0/ ^/»5* J^e'a "fMe", uw nhall noi , nf conr^e, he no daritlg 
t tu ottempt an analysì» of it here. Lei it be «uffieient io «ay, that 
t 1" pOÈsetiing tnyntrry , attd yet eleartiemi , aa to iU 
velare; idrenglh of ckaracters, and admirahle coiitrast 0/ characters ; 
i lioyfe ali, the tno»t lively interest, hlended mth and tuhsninent to 
f moti affacting of morat ietsons. 
ne mairi "idea" irkieh lies at the rool of ìt is "At horror of an 
ijfather, Wio, having been detected in vke hy fcis «on, ha» darrd 
itfnd hi» own «in and »o lo perplex the non's notions of maral 
in fading that the non, in hi» turn, has puthed the faìne 
, thut instìlted to the tant and woml eitreme, in hearinif hi* 
n tBphiriries fiung in kia teeth hy a — Murdertr". 

S« fctne in which the finti part of this idea is deretoped in Lord 
i'« tragedy t« hy far t/ie fint»t one in il : and tite shall quote along 
b «/ il the originai pansagea in the novel, iM ordcr tluit our readers 
y be tnabled to form their own opinion '. 



SoK), let haoe to inform our readtrs, that in every pari of this prr- 
tht imitalor han trod teith almoet the same degrre of painfal 
I llN*H'(i(iti'>)]7 exaetness in the footsttjis of hìn prtcumor; and having 
»». teehave juHone qvei.tion to ank, — eouldnot Virginius Knowlex, 
U noi Conseirnce Shiel, coutd mit any common nelter of ti.rpenny 
kave done thitfeat quite as ìneìi as the aulhor of Chìlde Uarold 
I ìkm Juan? 

' Emtcr Teil dea VerRleicheB von: Werner 11 2, iia Ulri:-: / ihink 
I PfOA^ Atmetc. := HÌ8B LceStlO; "Slralenheim". said he iConrad), 
rt Mi appeor lo me" ole. bis: Werner II 2, 73 Josojihine: Ayl 
itì ihoa bui done ao! = MÌBBLee'iGOi "Erplaìn to me", said 
^ter a neeond pause, "what are the elatms of/Htralrnheim, and tehy 
• linu farmidabie lo us Y" 

ZweitcT Teil Jca VerglMplies viiu: Werner V 1, ITM finbor: 
m «MI a furiher thield eie. = Miss Leo 2!S4t ■'/ have gel aii 
ìioitai ttcurìty", rtplied the Htingarian et^. bis Werner 

182 Vìrir: We must have no third habhlers thrust hetween us. = 
■ Lee 9Wj: "and without yoitr furth&r interferenee I irill far erer 
foa fiom thr indiscrelion of a third person." 



Erfn Ihf pasxages we. have guolnl far a iliffrrrnl puTpott, «kij 
nufjice lo ehnw, tiekat if it wcrt wnHh tcliilc, ivr cnuld eatHy nhnir 
tnnre largely) that in this new play Lord Syrnn retainn the nne 
ntrvclfK» anri pointlMn Iciniì of blank tiertt, wliich tcr>« a torroti' to tKry 
body in his former dramalic e»»ayg. It i» tiidetd "inont unniutical, mad 
mtlancholy". — "0/»" '■(<**" "ondii" "fora" '%«" ..buU", and tkt Uh, 
are the mo«t common eoncluaion* of a Une; tiiere ù no tatt, roJIm, 
HO harmony, in litiked tìreetntii liyng Arrnm out." Neilhtr i> Itkm 
anythinij of alirupt Jif.ry rij/nur In compennate far thtite. deferti, h i 
word, as tn hivratìon, (Atn pcrfnrmancr in nothìng; iw (o compotiM», 
it tt rate, poor and unfinished 



Derscibe Bniid von BlnokwnoiVM Mtigiizinc S. 7k:?— fi tiraelitc 
eiiie /.weite Kritik Ulicr Wi-mur von 'Cicklcr. I'«cudoiim ft; 
Hobert Syme. (Ìlt imcli Alliboiie's Dii't. of Kii{ì;1. I.Ìt. lì 2321 
seìt 1818 in dieuer ZeitNchrìft unter deniNelbeii fchrici), .Sif 
luiitot ; 

/ thank you fnr '' Wtrner", hul j/ou ttetd noi have lake» Ih* 

of urnding it Tht "tory, irhick ha* great capahililie», i» fmuid 

and ili lold, and the general ttructure of the piece, eontidtrti oi 
dramalic perfi/rmann, ridicuimtkly unartijieiai. Far inttancr, tabSfi 
very apening tetne htlìceen Werner and hi* viife. You irill thtrt 
the old lilly e^rpedient, trhieh i» reworted tn tiy alt ìnenmpflent ph 
Hit. that of making the dramatìj pertonat infùim one anothtr of 
vhìrh imi«t hace been to prrfectly familiar to thtm, an fkwt (f 
chanee lo be mode mailer of convertntìntt, Imi ti^kieh are monif*tOf^ 
far the bentfil of the audience. 1 thoitght The f'ritic had 
wanerMcre down to tomplrteli/. that no one leoulà 
ktttt had rtcourae lo it. Hit iMfdship might a» dramatically 
ttttimfactorily, have hrought foneard a god or devi to 
of old, or adopted Terence'g pian al once, and hauled up on 
«OMC unfortunate Sofia or Davur, Io art tht pari of ehanmtl, 
lo (Ac audtenee informatton , tehieh the pott had noi >kiU olì 
eommtinicaU. Werner gravely infùrv't hi» ttift, that ht 
her lirenty year» ; that Aù fathtr diiinheriled him in eontet 
Ihey had one non — that theg had noi uten him for Itrelve 
kit real natne ko» not HVnier — and nther ìmptitinenàt* 
Woald net mg vife taugh at me, if I tetre to teli hrr, hg «of' 
that 1 am a contributnr ta Blackvood'ii Magaiine, — »ix fftt 
mg ttockiug rampa — married lo her tleven monlh», and, I 
of the mamage i» a lump of a boy, no tito moiitk* eie, 
«orry to nay, troubied triM lAe gripea'f Or mj/ptue et pti 
lo compotie a eomrdg. in mkitik Lord ìtyron kim*tlf, ai>rf 



toisedc in Albemarlr strrel, \rerc citie.f eliiiruclcrK, I leave it In hia 
ìò\if, if \t «rouìd not volt the comedian aii ati, if he were lo make 
Murray in/ona his «alile authiir, that he «'rote a poem in fine 
, eullcct Childt Harold, some ytnrs ago; that ke was cut up in the 
nhursh, /or hi» Hourg <if Jdlcnts»; that he utterXy "squabaghed" 
f, atiit the whoU gang in rrvfnge, in his English Barda and 
t Sevicirtm ; or that he (M. M.) puhlìiihed a poeta styled Don Juan, 
a/amous, that he tvaa anhamrd lo jiut hit nume to il, though he 
% bold and matterhj, but unfartunale effoit, to ntake money by 
tale. The Pcer tnouìd mnet dccidcdly vhip the fcUow at the cart's- 
I tome Ubfl or other, and amply ìcotild the castiffation be desenifd. In 
i Tiramatista of Greece. "prolugitinij" ivaa tery allou-able; ìtformtd, 
Bel, an ìattgral portiun of the str^cture of the piece. The Athenian 
'rt ia general ttriclly limited to unily of place, almost alteayn 
Mity of Urne and alirays to a srnall number of charakters, from 
faueily of actors allowed them. Tìiey, therrfnre, from 'oant of room 
ì mOfi tay, tetre in a manner compelled tv adopl the pian of a direct 
■- to Ih* auflirnce or of an iipening diatogite to perform the 
K office indirectlg. Benides, their piota icere draten from Htorìea deeply 
vtn oa the mindt of ali lite hearers in the houxe, and it was little 
r in tohat leay the mere tale of the piece, Khich they kneio aa tvell 
e poet, wns "repeated" to them. What, therefore, ice grani to the 
ni*, H>( muet tigorousty deny to a modem, toho can employ «s many 
laeru, vary hia seenes, prolong hit tinie, and choose his aircum- 
u at he pleiises. Lord Byron hinte<i some timt sinee il forgel 
Klly \Fhea, bui I btlievt in some of his absurd prefacea), that Shake- 
as noi an over eivilized vrriter' ; and yet, I venture to say, 
tij he turn over the playa of the Bard of Avon , he tcill nowhete 
li elumsy »n cxhibitio» of n^ant of art, as in the opitting scene 
imer. And, perhaps, I inay add, that Shakespeare ipould hardly 
niisxtd the Jine opportanity of developing in ita most tryiny 
\ation the eharaeter of l.'lric, by declining, aa 1 tkink Lord Byrott 
ionr through conseiouanesa of want of pmeet, to give the seenes 
iHaUly constgìient on the murder of Stralrnheim, What a dramatie 
t the detp hypocrisy of L'iric, his afsumed gntf, hit eagerly feigntd 
{^Mt/on, aiui his mock anxiety lo ditcover the murderer, the tumuli 
\t attendants. the panie of Idenslein, the vague auapicions reating 
moliely on Werner and Gabor, would liave afforded! What budle, 
\ life , vehat deep rrfleclion, what real pathos, what comic distress 
t havt been, and wauld have been, called furlh by a Shakespeare! 
atl tkit is iJiciously abave the povers of Lord Byron. The charac- 
anything but originai. 1 do not mean to say that they are 



1 K-b liul>e 



j «leratlige Stelle i 



Hyi> 



8 Vurreilen iibht liudea i 



ptagiariieii liti mt voin the levrd, f<ir I lii/ noi like tu «aj/ stiAenl /nini 
HiM» Ler; /or tbai wuuld he mere slupiditjf. expraiallp an hit Lunlihif 
indicateli the rourct wlienct Ihey are derivid; bui tkat Ihty are th< «li' 
etiahlinhtti /rrrholdert on the Kynmian l'armumui. l'iric, th< /noMnlr, 
i» imlft the OiaouT, Cnntad, Lara, Alp ete. cte. rcha»htd and tervcd Hp 
a» « Uohemian, "Cirlum, nnn animum mulaiit.'' St t* tkt old n 
toi'tA « new »avct. Compare him parlìvalarly ii'ith Lira, nnd you n 
be ttriick ii>tth tht resetnblance. Jlolh kigh-borti. — halli hatiny Aumc 
ms/nterioutty — botk timpccled 11/ bting linked tiith detptrttte chnmam 
— both reluming lo play the magnijica — both charged mth Acutj 
erimeK, by peojik vha had mtt Ihem tvkile abiient ir» their wild upfoit», 
and both ready tu gel rid of tlitir aeeutert by the tummary proettt af 
murder. Both are, moreimcr, tr.ry fine upeaktn, valìant mtn, hìgh-bromtl 
bright-eyed, black-haired, and '■ali Uiat". JVtw, / may be euntidtrtd m 
a "barbare", «iA«n / tay, that 1 eaunot away tcìth thene ftlhv». l\t 
coneejitiim of nuch chaiacter», inuttad of heing tht nubtime of poetty, e 
not very far front beiny the imblime 0/ vuigarily. It i* taiy lo lag m 
the thiek daubing tkadea of intente viltainy ; bui niit gitile 40 taty lo 
e^ften Ihent off, co a» In draar a eharaeter in which thete nhades Utitt 
'•cùiuittently" vith the Ano, nf vìrtue, or even tteminy rirtut. 
(iiaour tC Co. are barely unnatural, juH a» nut nf the viny a» 
Charlei Grandieou and Ai* covtprer», vho charmrd our grandn<iilh«ri; 
and lite them, tkey bave becumt ''bore»" of the firvt maifnitude. Wi art 
nick of the faulty chartnem, which the icorld ite'er tate, ai 1 
vere of the faultlet» mongtem in tht aame pirdicamrnl. 1 
atouiaeh af tht haarding-»ehaol it lurniny. Again 1 muet refer mg Leti 
Byran lo Shakenpeare ; ir him he mll find Macheth and Sirhard, mi 
Iago, rery differrnt people from hit creation»; 1 lenve it eeen lo himui^ 
lo »ay uihether more naturai or nOt. 1 atn too laty juvi noie lo a 
on the full consideratiou of Ihis Àmiable-Biiffian-vehool of pnetry; 
it te probable I ehalì ere long thrmv off nome page» on that nl/jitt 
exelunively , in order lo ahew ita utter leorthletmega tn every poiiil «f 
trfeir. Of the other charaetem . Werner it poorly roneeivcd, and pnodi) 
execnted; but a» that in the fathionable elyle of doing heroet at pnmt, 
I «hall not »ay any thing farthcr about the ose. Gabor in lite mattftd 
of a good chanicter. Josephine, a milk-and-viater piece of nothingna 
Ida, an imperltnent and unnatural intrution, introduced, l kHo» mt 
why, except lo npoil the keeping af the ttorg. Identttin ie pnlly jtti 
I am happy lo nee that linrd Jìj/ron can display leil, vfilhoitt b 
wtiiaulated lo it by mnlignilg, even thuugh that wit te not parti " 
brilliant. Wkat a different eharaeter lilemtein aoitld hai. 
handu of the Author of ÌVaveriegl 




SeiUlem Imi sÌpIi nirniitiitl iiiit (h?r Fnif;;? riiicli ileni Ver- 
Ittiitt (les Druiiinti /.ii t^einer Vurliige uiid uticli ilcni dii-literischeii 
Irte (ÌP8 erBtern beectilft^^t; vielmelir beruheii die kur/en 
rkongcii, welelie dio Litterarliistoriker und Biograpljen 
rons in dirscr Uezieliuiig niiicben, Bjimtlich. direkt oder 
Irekt, unf den Itcbanptungrii ik-r beidcii {inumiteli Krìtikcr. 

l'iid doch nitlH^icn voii vornherein mehrere 1 ImstSndp gcpcii 

Kic-hti^koit derselbeii Bedenken eiiifltisscn. lieide Kritiker 
leisf^if>ei) nii'h p-iner 0c.hfis9iekeit dew Toiie», die e» nolion 
nnd fflr sich iiicht wahr^chciolicli macht. duss wir es mit 

irtciiticlien llcurteilern za thiiii bnbeii. 

Denselben Verdacht erweekt da» sdir ilbertriolienc Lob, 

ilie» MflgÌDQ der Miss Lee spendet. 

Ferner aber, uod die» ist. nnglciph wichtigor, stelieii zweì 

!iu]itungcti Magiiins ìtn vollen Widerxpruche mit solchen 
»iii*. Man vergk'iche: 



Hyron (Vorredcl: 
e of (V cAar(ict«r« are modi- 
or alUreU, i, {rie af thf «ames 
\ged, and one characUr (Ida 
ìtrahnheiiH) added 6y ntyself. 

Byron (ebd.i: 

it the resi the originai i» 
ìtfls followed. 



Maginn (Blackw. 712Ì: 

A» lo the ckaraeters, ichy, noi 

vnly is every one of thetii lo bc 

foutid in the novel, but evertj onc 

of them is to be found Uiere more 

fuUy and poieerfuUy developed. 

Maginn (Bl. Mg. XH 712): 

But "kere" Lord Byron ha» 

'■int^entt-d" nothing — ahsolttiely, 

positively, undeniably, -'Nothing". 

There ia noi one incident in hi» 

jilay, noi even the mOJit trivinl, that 

ia noi to be found in the novel 

front ickich il M taken; occurring 

exactly in the eame manner. brought 

ahoitt by ticaclly the name agente, 

and produdng exactìy the «ame 

rffect» on the plot. 

Was ferner Sj-inos Iliihnen darilber bctrifft, dasn Byrnn in 

EipoHÌti»n dif anftrctenden Personcn cìnige Mitteiinngcn 

T Dingc lUHchcn ìiimi. die ibnen liingst bekaunt waren. so 

die» doch cin Mittel . dcsHcn sich nieht nur hicomjieli'nf 

fwrìterf, aondern die bervdrragendsten Dichter bedient 

iiìn nnd dessen Znliiasigkeit allgemein anerkiinut «ird. 80 

p Metbuer, Poesie nnd Prosa liHf: „Der Dichter mnws, 

irend mit dem Anfange des StltckcH sogleiob die eigent- 



licho Ilanilliint? bff^ititit. in V erti! ini iiiir ilntnit utiH AnrticKtaM 
gebeii illit'r die game SucLiltigi', in wiOuhcr iluit HtUck noineo 
Aiil'»iig iiimmt. .... Kb ilari' llim iì&\m iiicht verllbeU wcrdcn, 
wi'iiti er HO in un eli e K, wiim dvii iin Uriiinu iiurtri.'ti'udcn l'crNoncn 
d(ic)i wolil Bcliou tickiiiiiit Mciii Illusili, tiooli rrttt hetwiidcrs cr- 
/.lihleu llfiiNt." 

Natllrlich mnaa die» Mitti'l nic.lit iii pliinipor Woipe, eun- 
dcrn mit flcschit-k anpcwKudct wordcii. Symi'H AaHfUhruo^n 
uiacheii iiun di'ii Kiiidnick. nlii ob ììyw» liier mit l-ìiil-ui kkdi 
heotindcreii fìrade von lItip(!Bi>tiit!k vcrtalm-n sei. IVofen wir 
Keine dìcHbezIlglielicn Bi-iuerkuii{^'u otwuM. 

Hyine begiiint: Weiiter gracely infoi-mn hi» w(fe. Unii lu 
wax married io her fu'etiti/ jfears. Es ̻t niir uielit f^eluu^n. 
eine «olohe Htelle /.ii fiiideii. 

Hyiiic fìilirt l'ort: thnt hix J'alhrr dìsinhcritfd him in ron- 
Kf/uence. Abor wo tliiit die» Werner? Ks iiit d"oh wolil 
keino Nacbricht, dio die»«r nciner Geiniihliii hrìngt. wciin 
or magt: TniHt me, whtn. in niy Iwo — und — tweniidh ^iirìny 
My father barr'd me from viif father'o house ete. I lippe Wurte 
Htchuii ini enffsteii ZiiBammi'nliaifgc Biìt dem VornuHpehciidcn 
und Folgeniien. Wor wollti; cu iiiclit buRtiiiflich fìndcti, da» 
Werner al» 'lalte und V'ator jcnrn TuatiTÌelleii Vorlnwt emjifiiiil- 
lìclicr ftllilt, «Iciin da cr cnterlit wurde? L'iid waruin «olito 
er dicfl iiìrlit .losepliinen gegenllber ansHprcclien dUrfeii? - 
Ad fintar frUlii-rn Stt'Uc findL'l bÌcU: liut l tiae bom tu 
uirafth, and runk, und power; Enjoif'd t/iem , hwd Ikem, ani. 
ala»! abuged ihem, And for/eited them by mt/ /ather'e tcialk, In 
my li' ei-fertmit ijoiith. Mointc Synie chva dieso Wurte? 
Fllr nich allein bctrachtct, m'ìchteii die vielleiohtetwuii i^niiderhir 
cmohcinen; aber hìc Htohen ebeii iiìebt Hlr Ki<^^h ulkin. niekt 
oline BcKag. .loseiiUine hat Werner entgegnet: H> netrìotrm 
wealtfiy. Liegt da fUr eìucii heir 0/ prince/i/ Imtds, p'nKnhrA 
ufhuUs, Wliich ditihj ffmt a thousniid mssalK, iiiclit cÌneiwlBtn6 ,1 
Anh\'ort naheV Und Werner ist dabei ehriicb genup, wiae 
eigene Hctiuld /.u bekenncii. 

Hymo tShrt fort: that they hud otte non. .litiiepliine gedenict 
ihres Stìhnes, den eie Bcbou mit acht.lahren dcm tlrosuvatertKH 

KrzichTiiig tlberlassen, mit den Worten: My son — niir aoH 

Olir Vli-ic, Been olasp'd tti/ain in theae long t-mply aitns, Ànd ^cm4 
a muther's hmiger sati^ified, Solite uiiut su ibr Ycp 



SnK Ian(i:c Znìt: Twclve yenrs! Aber luit elicli ilirspiii (Jeruiile 
liitcht tfirh zufrlpìch aiieli ein gewisser Htol/.. dcr in ileii AVinteii: 
e was hut tigìit t/ien: — b^nutiful Ut iras, — nnd beautiful he 
W9i he now. My Urie! my udared! HOÌDcn AuMdruck iiiiilot. 
Hyme fiilirt fort: that his rml tianie uas noi Wintrr. 
\w.» naft Wenier mrgeods, Allcidiiiga flniiet sifli cine 1m- 
riihnnn^ tier TlintNachp in .loseiiliinon» Worteii: 
i/e duna nut knoti Ihf/ peravn;. and hia itpita, 
Wkii »o long wttlch 'U thee, have bevn le/t ut llambtinjh. 
Uur unexpeeled joumey, and tlU» change 
0/ Hame, Itaves ali liiscovtTij far bthind: 
None hold US here foT aught gave tehat lee teem; 
ber p« i»t klar, <\am Josepliine dieH nur sagt, um Werner» 
ngst vor piner Kntdeckang duroh ncine ilin verfolgeuden 
'eindo itn licechwiclitigen, 

DnmU aber noch nicht /.ulneden, brnierkt 8yuie eudiich 
)ch itD all(!:eiiKnneu : and otker impei-tinencies o/ the kind. 

Kun, diese aridcren, von dem Kritiker niclit oigi'us ge- 
uinten impeifineiieies. sic wcrden wohi cbenBowenig vorliaiidcn 
riu, «Ih die bezcichueteii. 

Dicse vorBchiedeiieii von niir hervorgehobcncn Puuktc 
rerfen ein pò bedciiklìelies l.idit anf die abfSlligen Kritiken. 
FPk-lio Maginn mid yyuii! gellbt habon , àann ei* «ngeniecHeu 

trsclioiiit, die ganzo Aiigelegenheit cìiier erneaten grlìndlielicn 

PrUfang zu uiitcrzicben '. 

* In tilnckwooij'H Mni^.izine XV l'.ttì findc idi nodi rnlgcnilu Ile- 
nx-rkiiiiK uiitt^T ileiii Titcli I.ondun Uddìtk-s und OutliiKia. Nr. V: Mita 
Lii, irAiMc Cantcrhurìi Tnle Lord Kijron degraded iuta Werner, ka» 
■aJt a tragedtj upim il forher Oirii hehoof and honour .... Lonl Byroa 
ù ADionulij barren nf alt dramatìr power. Hnn wird knuiu relilgohi'n, 
•wn niiin nudi diusen -Aiisfatl gcgcu Byron auf MagiDD odor anf Sj-mc 
«rlltkrUhn. 




I. Ilio 4>rnntllde«, 

Verde l'I iliclicr Leidciiwliuneu wi'gfii voii kcìiiciii Vmor ht- 
stuHHcn, int KruitKiier in Not ^cratcìi uiid fìtidc-t zalctzt. nach- 
deni er fllr »eine Keliler durch Klciid gcbIlKHt Iiat, ein trogiiAobes 
OcBcliick. ind('ui vi bei dor VcrtcìdiguDj; srinoB Krbp» durch 
die Wucht der VerhftltniHse niebt iiur nt'lbst zu eiuciu VtT- 
brerhen gedrflngt wird. dau ihn dìi^ Itubc »emw Vtev/mam 
kotttet, oline ibn zu retteli, Hundcni iiueli dureb dio Vertcidignng 
i^einer That, obne en -/.a wolleii. seinen Sohii verantasM, dn 
gemei iiKamei) Feìiid zn ermordt'ii, 

Die Idee, welcbe derDichter liieraun gcwann, hiit or dram 
auoh HcinoiD Draiiia -/ii Grniide gelegt iind h'ie in die^eui «elbet 
dcntlieli BUegefproclien , indcm Wenirr bmm Bcgìmie de* 
MtUokes, in dem Verechwinden eeineB S«biie« dnf koniTiioiidc 
GcHchick abnend, sagt: 

Ilcaeen xtimn 
i'o elaim her sterit prengativr, ami cisti 

Cpon m;/ hotj h%n father't fault» ami Jollies (I I, |ii(, i 

nnd ani .SdiIiiwBe dea Stllckcs, voii den Geseliìckcs Maclil im 

luncrutcu erstrbllttcrt. ausnift: J 

JVoui tipen ivide, my nirt, tky grave; J 

Tky eurte kath iluff il deeper /or tìiy min 1 

Jn mine! — The race of Sìegendorf ù peut! 1 

TI. Die filledemnit de» titoftea. 

Ilei derAnordnnng de» drauiatÌHeben Stoffe» ìbI der Diolitcr 
viclfaeb dem (ìange derKrziihIung gcfolgt; auHser der bmUjr 
angelegteti Kollo Gabon' aber bat er im vierten Akte noch 
einen groeHPii Teil Hclbutiindig binzugesehaffen, da ihm di« 
Verfolgung dcH ('ngani nnd, init iiir im mig^tt-ti ZnHainnien- 
hangc, da» Drftngeii zur tragiaelien Liisnng bei Misti Lee O»^! 

: Ji 



[entlgenit motivici! cr!*i:hieii l>iis StIIck /.eiliillt iu lìliil' Akle 
Hill eiithiilt dri'i wiclitipe ilrumatischc Monipiite: Di^r erste 
àkf zfipt uiit; finn Wcriicn iUt Tliat Wcriiern; im dritteu Akte 
icilit tlas Drumn niit dei- Krniordiing Stralenhcims Beiiien 
Biiiiepunkt; von hier ab cilt cs iiiìt Gabors RpBtandnis dpr 
KatHfttrnphc zu. Wic dei- rrstc Tcil dcr Gerniim's Ta!o, so 
k|iielen die drci ornteii Akte in dein fllrstliclien Sclilosue un 
Jer scliicsischeti Orcnze. die beideu Ictztcren, glcìch doni Scliliisse 
der Hrziihlnng, in Siegendorfs l'alaste liei J'nig. 



•t. I>ie Clinrakti're. 

\iW Niinion Kruicziier iiiid Kuiirad liat dpr Diehtor in 
ftVnier nnd Ulrich iimgewaDdeli. Iter liitcndaiit iiiid der yacli- 
irnitcr sind in Idensteiii zu einer l'erKon versehniolKcn. Hìiiku- 
geknmioen sÌHd Ida vitn Stralenhciui und melirere Neheiifigureii, 
Wcg^lasseii wnrden Marcplliii. Mii^helli nnd Giniio. Stralcn- 
lieim, Gabor und Josepliiiie fnnd der Dicbter wiedcrum in der 
Viirlagc, U'h stelK- die l'erMoiien dea Dramas nnd der Er- 
ilWung eiiiander gegcnlUier. 



aoiatJH Pcrsonuc. 


Pcrsoiien der Erzalilnng 


Werner. 


Kruitcnor. 


llrie. 


Conmd. 


Straleiiliciiu. 


.S tra 1 CD II ci m. 


td poeto ÌD. 


(lutcìidunt. 




tl.kiigteiii Oawyer). 


Uiibor. 


A HuDgariaii. 


Frita. 


_ 


Ucnrick. 


j 


Eric. 


1 


Arnhoiiu. 


1 


MciBter. 


3 


KuUoliih. 


3 


LuJwiB. 


1 


A Prior. 


- 


— 


Midielli. 


_ 


MHreallin. 


_ 


Giulio. 


Josephine. 


Jusephinp. 


Ida Stralcnhoim. 


— 




Nii'lil oi'Ht voli don Tugcii soÌEiL'KllDgltlckfi in OltiTHelilmcn 
mi lìlhrt unw MÌbh I.ee .Sipgciidorl'w Gn8cliiclit(! vnrAugri^n: wir 
k-nirii bei ilir uucli die Fclilcr unii Vorirrniist'ii Bfiiicr.lufwiii! 
kwniii'ii; iiiid iiukin ko dìfuerdiarakter anf'anp^ cnorgiKi-h mici 
rDekxiclitxloFt (TBclwint. bìldeii jene iiicht znm gcringhtcu Teile 
die UntHclic'ii miict< Mì)*n)rel^ellil'kc8. Aber wir kìiiinU'ii ciiiem 
Werner, drr leidct. weil er atiK liWsom Krcvoimnt gelelilt liuL 
annero Teilnaliiiii' kauui oiitffeKfiiltrìujrcn Diirum hut dor 
Dieht^r die Verfrniigeiihpit Siegemiorte niir ungedonlot uiid ict 
flint iiu«nclilifi*HlÌt'Ii dem zwcitcn Teilo dor Vnrlnge gelolgt. 
Uier ursclifint der Grund winei!! Verderbenu <?inzig in dciii 
Ktreben nach ciacm rìcaitze, deli er Mellint vcrnelier/t Imt, dcn 
Dilli dumi (Ihs SehiekNul voreiithtUt uiid mir dureli cin Vcr- 
brcclien errcìchliar maehl. 

Dcr Cliamkter wdbi't aber trftgt oiiicn stììrriidcn Wldcr- 
Njimeii in eieli, da Wt^rner den Aliit. nielli boiiitzt. deii niìi dcr 
Krreieliung Btrineo Zweekes vcrbundcnon Kampf selbft niifnn- 
iielimeii. [.cidenccliartlieli, nber kt'iiiesweps kllhD nder biiwwillig. 
Helb)iti<lleliti^. diieb oline lOiiergie, »toÌ7. uiid zii{rlei<-'li nehwHcK, 
verniehtet cr im Augcnlilieke bi)elmt<?r Oefahr »einen Oegner 
nielit, Hill xu hoiiieui Ziole zu gc-liingeii, rmnderu brgnUgt nìtt\\ 
iiiit dcssen Oolde, wirr seinor Oemnblìii /uruf'oiid : 

l,«Jt une thinff unttone, ifhUrh 
Hiid malie ali ti-Hl (I I, Jfl); 

vcrtUfidigt er ìu wibler Krrcgtlicìt sein Vcrbrerhcn dem cbtsn 
wiedergeruiuleiien .Sidiiie fjegeiiilbcr: Hucbt er dicseii za t 
xciifrcii. daHw: 

M(uU mniiU Inj ll,t ucc.i«,,n. aad temjHalk 
Whirh Htitiirt cannili maiilcr nr fnrlirar {\l 

und kann duoli lUrieh iik-ht verstelien, iiIh dk'«or, pnlsrliloniicD 
niit ci ne 111 8treiehe den Vatcr voii dem Vorfolgcr auf iminer 
7.11 bcf'rcìcn. iliii frftgt: 

Can you noi ffuenK? (Ili 1, UH); 
verginst er. im IlesitJie des .Inwels, Holbrt Helahr, Nut. alle» 
und bittet. i^chnn sieb Kelbnt verabMclicnend, den Soli n llelieml: 

Oh, do iwl Uatc mt! llll 1, 104); 

ruft er ilim rcuevoll su: 



I cbei, 



Are in thy a-oids! Thuu kuoie tae'f in tim ijiiìse 
Thoa ean»t noi knotti tue, I ain noi mynelj', 
Ytt (hatt me noi) I «iVf 6* sooii (III 1. 104); 
ctiamlei't er, da cr hiirt. Htralenlieitn sei ermunlct. unti cr- 
ehrirkt bei (lem Gedanken, A&m man vicUciclit ibii flìr scImldÌK 
Biltuii kiìiinti?; will er, scìn Gewisuru zu beruliigeii, das GMd 
Iffr Kirclic weìlicii iiod die TocLtcr dea Kr»chlugciioii mi! 
leìnein Soline vermiililen; verlolgt or liartniickig (labor al» dt'ii 
rermointlichcii Murder Stralcnlieims unii vcrgisst. iti lUricli 
ulelzt dea l'bidtliiEtf^r erkeimeiid, wamm «ciu Hotiu daxn ge- 
jforden, nnd veriibscheut ìlin. 

Kiii solcbcr Cliiirakter ahcr ei^uet nieli kaiim /uni Heldeii 
«iner Tragiliiie. WillenHKtarke and cine» prossen Zwcck Htìt/eii 
Vir ja in ereter Liiiii.' bei diet^cm voniiiH; buidi-s jedorb vonriistioii 
¥ir Ifci Werner. 

Straienl] eira- 

Mil doni Nanii'U iwt auch der Oburakttrr Strali' iibi'inin eiit- 
Jelint, dcr in nelirott'eui (Jt'fjcnsatze 7.ti doni Sieg-i-ndorlN Ntebt. 
flarliiifckigc , kuitbfrt'chneudc Selbstsiiebt M die Trieliledcr 
fc'ini'H ilandclns: unii wer nieli ibni entgL-fccnwkdlt , dea nueUt 
llllr;cllitdlil^ll zu uiacbeii odur ■/.» veniiehten. 
Nirht gcwchaffeii, eine ruliluvolle LanTbabn aìs KrÌe(rer zu 
In rrhme^iHtrn, besaas Stralenbeiin cien kloiuliclien Kbrpeiz. auf 
tincm 4^'iit1og;onen Iteeil/tuni Heincr Umgcbung gegeiiUbor den 
itolicu Tyrauneu xu fi|iielen. 

Ftom thig drtam of solilar;/ and iniiign%ficant grnudfnr he Imd beeit 
«dWfafv atFaked l»ùtne yeoi-H befort) by a remote expectatìoit of ihc 
tuhrritaHce o/ Siegtnilorf, Tht magnitudi; of tlie ohject loaii «neh a* 
vigili tiare roitaed a mure torpid laitid; iind it accorded tao veli vitli 

M pTOpensilies not to cali furth ali thig atUnliùit Stralenheim 

a» a mun u/ eold and delilieratt jiurposc, not casily kindhd to pursuit, 

»t ttnaeioan of his olijret Impoiing on himtelf, juet n« much 

lolraint at thould keeji htm wilhin the tphere of the eottnt, irlioge 
auumii uamg vas the rery oM thal e-rpo^ed him to da»gir. Strnìen- 
miilfil patitHtly the tìnto aid of lime antl oeeasion. Saeh tran the 
taiKf wAu hitnt/ <irer the head i>f the unhapjiy Siegendorf ! an arenging 
initrumnt, at it teemed. tri the hand of JJeaven, ready forrihly lo 
ffijiilalt (hr *cale <ij' mi«ery doirnirards, vhenevcr errar or minfnrtune 
^kM droji thtir irrighi inlo the halaiice (Mìbs Lcc 2(i2). 



I)Ì(!scllji'ii Mdtive U'itcìi Wt'rners (ìcjfnt-r, unii midi I 
V'irp'lii'ii ist iittH glpK'ln'. llìptìlr zougfii unKwcidputÌK 
liciriif M.iiioloff ( Il l. m) uiid Mi-iii Zw k'gcBpriicU init Ulrìcli (II. L'). 
W'i iilnT wi uii^lpiolir' Krilfte iin Kiiiii|ito nidi ineHnen wiillm, 
ÌMt leiclit zìi urrutL'ii, wcr Wicffiir bk'ilit. Sn wttcliHt III 
wte KuiiriiilH Htellung n\» eiiie iiittllrliclii' Frirdcruug aiit 
HaiKlIunjs: licrauH. 



U Iridi 



K<> 



Dtin-li ICdcl 

JfUZfcil'IlIlpt, gcwiiii 



1 



It. lk']<lcllKÌl1l> lind Mttlil'lll- 

itiii lifiilr l)ri ilireiii ernlen AnI'treton w)forf 
uiiNere Ilerzuii. Abcr wiilireiid unn lUiiii nncrkUlrliidi lilcilit, 
wlo filili Konrnd m doni Vnrhrechoii cìiipr Murden liiiireiKsci» 
luHNi^n kotiiite, nachdcin iliiit doch dii- Miìf^licrlikcìt ^r^>lior« 
wur, Keìti<:- Klteni idirie ciii MiilchoH vor doni Ki'iiidc xn n-ttcìi. list; 
derDÌpliter e» vprwudit, l'IricliK Tlmt mit Stnilciilii-imH Sdlmt- 
i-ntlni-vuiif; /.ii iiiotivicrcii. Uiid dodi lilciitt iuik nudi cr, wie 
Kuiiriid, fili liittsd. von dpm pohciiiiiiiMvnlli'ri Wrscliwiiidpn aiiN 
(lem Fiilautf liei Vrag an biM zu wiiicr Kllckkclir iti dì(!«rSta<lt 
und (ialiora EnlbUlliingoti, Wi-nn abor fin draiiintinflicrr 
Cliarakter kcIioii hclrcnidct. dir mir Beine Tliiilen, iii^lit nln>r 
die iniiere Hcwcguiig. wolelic dicami vnraucgiiig. erki-unen 
lìiHrtt. M) mlliixeii wir uidi volleiidn AbgeKto»>feii fUhleii, wejiu 
Ulrich, wie Knnrnd, nidi xnlctKt alN FUhrer dtior hiark hatui 
cntUllllt. 



G iibor - dep l'ngar. 

80 wie der l'ngar in der ICr/iiblung wnt* gegcnllbcli 
kHnnen nìr Ìii ilmi iiur citicD jciitT vieien Miclliiigo erkej 
wdelie, itiich Beeiidigung dr« KrìegeH zn Itunditun gi^wuii 
«ich einem Haiiptmann anBcliloHsen , unter ilesseii F'UlirDni 
fin beBseres I-oben /,ii fitideii liofften. Kin Znfall hat ìhn 
Konrad in die Niilii' Kruitziicrf geflllirt. Horf Kcliiigt esì 
Zcugc de» Verbrocbt'iiH /.u wcrdeu. welcbew Konrad 1 
und nU cr erfìUirt. dnss der anm- Flllditliiig niemand audere 
alxdcr verHtossciic GrafSicgciidorfgeweften, liusn die«er wieilcr 
Macbt und Keiditiini erlaiigt babc, Konrad abor Siegi-niliirfK 
Hohn nei. da erndidnt ct vor doin (iraien, weldier narli ilim 
liat nni'licn liiotien, uni, ein editer twrcniar»/. «oìn wicbligt>a 



!*) 



D!ui« fjcgeii Iitìlieu Liilin zìi vcrkiiiifeii. Dodi i«t aneli 
erl'ngiir gewÌP8erm8ssi?ii das Wcrkzeag: in ilerUand (1l"k 
(dalli, um Kuletzt die Stiline dew Mordes iR'rbeiziifiihreii, 
mlein niinOiibor mit Utricli soi'ort in Verbindung gebrat-Ut 
), Iìg^s xich der Sclilnssakt de»Drauias leicht mottvieren. 
; fiel aber, wcnn der Ungar sofort seiaen wahren Cliarakter 
arte, von Anfang an oiii Schatteu aiitTlriirli, der desscn 
t bceintrSchtigte. xatnal da Gnbore Kolle hìer auogedebnter 
in DiiiHNtc. aU in der Kntiililang. Uies 7.n rernicìden. 
ller Dichter Galutr in eineni gcwissen Orade an den Vor- 

riricIiR teiliicbmen. So erkenut dpr Uiigur gruxHinUtig 
D Freunde das Baniilverdienst der Iti^ttang Striilenheim» 
rìlhrend cr sclbst bescheidcn Kurll^ktritt; »o wariit er 
[line vor dein Karon: 

J Hate my ilttubU if He meant tvell (! 1, -10) 
9t bcreit, Werner jeden Dìen^t gegen diesen zu erweiKcn, 

das l'iireclit: der Grotisen nicbt duldeu kann: 

/ help'd lo mee kim, as in jieri'f; bui 
I did noi pUdge myseff lo ferve hìm in 
OpprenaioH. 1 hiow welt these noble^, and 
Thtir thousand modes uf tranij/lin;/ on Iht poor. 
I kave pToved them ; and tntj fpirit loiln up ìrhen 
I find tliem praclittiiff again/it the ircak : — 
Thiit (V m.v only motire (I 1, 40/41); 
rd PI anf» iiufserste crregt, da man ilui als den geKiirhten 
bezeichnet. nnd KÌeht HOgar gegen Ulrich den Degeu, ale 
ilieser ibn ziveifehid fragt: 

Il Ktema, the», 
Yoa lire nnt guilty? (II 2, 81). 
iber Oabor ist trntz alK'dem der bandii of the woodn, \ 
icni cr Ptwas Kliluu's erbliekt . nicbt der feìge Uieb, 
lei Nnciu eineu Selilali'uden beatiebit, nein. der Freund 
h», \n welebem er seinen Meister gefnnden uiid nucb dein 
ih bildcn will. 

OahoT. You haw wrong'd me, l'iric. 
More «-ìlh yimr unkind thoughts Ihan »irord; 1 irauld 
The tasi loere in my bosoin rnther than 
The first in yours. I could have horne yon nohlc» 
Abtwrd inxinuations — Ignarnnet 
And dull fuitpicioiì are n part o/ kia 
Intaii iriU laH him longer Ihan hi» land». — 
I 1 majf fit him yet: yoa have vanqaùh'd » 



li; 



/ lotu the /oot of patuan to eonctivt 
That t enuid rape trith yoti irhom I had ttm 
Aireadff provcd hy greattr peni* Ihan 
Itest in thi» ami. We may meet fcy and by, 
Hmvfrer - bai in fnrndn/iip (li 2, 82/>*3). 
rnil lindi HÌi)kt i;r znlctzt — unii iIìck ìhì cin ns] 
Wirierniinicli - /u licr Gciiii-inlicit licruiittT, l'Irieli fVi 
7.11 vrrratcn. Dqmk nu i1<t t'Imrnkti^r Cnlinr» eiri udhÌ 
Oc|inif.'t; {ji'fìciillbcr dcni l 'iifrarii ilcr KrxJIliliiut- lii-lu 
KHir, ìhC klar. 

iliMintcin — der Sacliwnlter unii der liiteiiil 
Qeì't, Neiigior, KprvNittmos eegori iluliorp, Horrse 
fiCRi'ii l'ntcrKi'bciic, ilas HÌml ilìe lii-norstcclii'iiiicii Sciti 
i^k'iiis wie di-H SurliNvaltt'» <lcr I-'r/.iìhluiiK: niir di 
Diclitev sviticin ('Immktcr zu dìfNen ntiifUittxendcD KìgcnM 
eìiieii gctìtllì^ftì Iluinor vcrlioli , dìo HuiiHt xumelHt i 
Stìmmutip drs Sttlrkci- iliidorcli bifweileu va iiiildern. 

hi il. 
Villi dcr licroiMi'lidi I''.rKcliciiitiiifr riricliM bc/attbt-rt, 
Ida iiiir l'in HHli'k. cìih'ii Sl<d/: dnii ìiii/.ii^i'biiri.>ii, nnfj 
[ hIUt Augoii liewiimUTiid frcriiditct niiid. an disfci'ii Seìte Wf 
I ciHcr, wllrdigrr zìi orRrhpiiicn holU. Aber woiiii sic nuidi in 
[ Frciidinki'it v.n di-m fcstlich {ii-Hchnitlcktcn Kricsor aiifsj 
[ niid H" fllr kcincii andcrii Gian/, iiu'lir Sina nnd Aiiri 
[ {vf;l- die l'iitiTrcdiinp zwiKclien .((isoiihinc nnd Iili 
I bolli: nir ilocb, iiiciit gCMflMifli'ii lllr filici Hcldijii W'c'ih, e 
I ptìlior Zurllck{{i'Z()pt'iibeit mit ibm vereiiit It-ben zìi diirl 
l'Irte. Ida, j/on ncareelj/ 

Will make a aolititr'e icife. 
Ida. I do noi mah 

75» U «0; Jiir I tru»t thuf team are oper. 
And 1/tiii mll lirr in ptaee i>n your domaiim (IV 1. 

JuHl'pìliuc. 
Mit licsdiidcrcr Kciiilicit bat Byroil Jftuepliiiie | 
daH edlc. ireu ergebene Wcib, cinn ji-m^r li«bren i 
f weli-bt'ii dit; Licbe dt-s L)iobtern die Si-itli- ein^btd 
I t'iilifirrt liejrteitot mìi- deii (iatten in Tageii bittorerl 
" KraiikiMi zìi iiHegun. don Vpnagondpn zn tHìstcìi, e 
\%a 1iet«IinrtÌ!;eti. l'iid wìc »io, urlbot ehicw Kdelti Tw 



mit ilirem Valer nm seiner l'herzeugung willeii gcrn dna gè- 
liebte Italieu vcrlasBen hat. um ihm in eine Ireiwillige Ver- 
bannung zu folgen, so kiinn eie. die walirc Grlisse nur in der 
(igcnen Seele findend , aiich jetzt an Wcriiersi Seite leicbten 
Beraens einen erborgten Glanz mUsen, den das Schickual ihr 
rorenrhalten will. 

■phinr. WhaU'cr tkou mìghl'st havt been, to me tkou art, 
What no utaU high or Ìoib con ever change, 
_My henrt'a first chotce; — ichich chott Ihef, knotcing neither 
Tht/birth. thy hopea, thypride; nought, nave thjf sorroiss : 
Whilt thty lati, Ut me comfort or divide Ihem; 
\Vh«n tktg end, Ut mine end with them, or thet (1 1 .ISV 

So bildet ilenn uucli ibr Tcrsolmendes Wesen erquickeude 
Ruhopnnkte in dìescm Kampfe der Selbstsncbt und dea Ehr- 
phpB. WoliI werden wir in ihr fast dnrchweg an Kruitzners 
Jwepliine eriuncrt: weibt <io(!h auch diese, eiiie Flore ntinerin, 
lich voli nnd galli! iUm, mit dem i?ìe durch die lieiligHten Baiide 
TCTknUft ist, ein Wesen, daa nnserer Teiluìihine stets HÌcUer 
ist, Aber ihr fehlt jene erliabene GrUsse, die Byrous Josephine 
»or allem adolt: 

Josephine. What a stale of being! 

In Tuacang, my own dcar sunny land. 
Our nobles trere bui citiiens and meichants, 
Like Cosmo. We had evils, but not inch • 

A* thege; and our ali-ripe and guahing talkyl 
Made poverty more chetr/ul, tohere each herb 
Wa» in iUelf a mtal, and every «ine 
Rain'd, as i( vere, the heverage, mhich maket glad 
The heart of man ; and the ne'er un/eli sun 
(But rarely clouded, and uihen ctouded, leavìng 
Hia iparmtk bekind in memory of hia btamt), 
Makea the worn manlle, and the t/ii'n robe, lesa 
Oppressive Ihan an emperor'a jtwélVd purple. 
But here ! the despot» of the norlh appear 
To imitate the k-t-wind of Iheir dime, 
Searehing the ahìeering tassai through hia ruga, 
To wring hia soul — as the bleak dementa 
Mia form. And 'lia to be amonyat theap aovereigna 
Mji kusband pani» .' and ifuch hia pride of birth — 
That tteenty year» of uaage, tuch as no 
Fatker, bora in a kttmble state, could nerve 
Hia sovl to persecute a aon leit/ial. 




Hai) dtangtd no atom of hi* tarhj nature 
But t, barn nohly aUo, from my Jathtr'» 
Kindnts» Ita» tanghi a dtffienl leston (I 1, ti 

4. Uie Olktlon. 

ThomiiB Caiii{ibell, Specimcim of Brit. l'octiif 
uiiHcrni Htlldko: 

// llie meaiure of veme tfhirh it hert dealt lo uà bt 
ìchat ire air tu rxjitct for the future, we have onlif to ent^ 
Sifrim inll drap the ctrrmimj/ of cutting up hi» proM int9 
el<ven, or tirelve *yllatiles (far he is nat eerg punctìlioiu 
and faeour u« vith it in ili naturai utate. It rtqytirt» w> • 
akhtai}/ to tran«7nutt his verse intu prose, nor, ravirting (Al 
to cimvert his plain tentetu-es i»to ttmea tike kie oien. — 
Werner, "òu< far thia uniou-ard gichneta, which seittd 
denotale fronlier , and hath n-asted, ntit alone my ttrenglkf 
and Uavee ae — no! thig ia beyond me I hul for thii I had bèi 
Thìa is, indeed, heyond u», Jf thin he portry, then 
taking his Lnrdship's preface for prose. It teitl run on 
witl aa the rest ~ : 

'■Some of the charaeters are moitified 

Or attertd, a few of the namen chatiged, ani 

Otte rharaeter (Ida of Siralenheim) 

Added bg «igielf', hut in the reti the 

Originai is chiejlg folloired. Whcn 

t Ita» gouug (about fomften, I thinìt) I 

Firat read thia tale, which made a deep 

Ifor il there a line i» thìa no lame and halting, bui 
out man;/ in the drama aa bad. 

iÌ8 ist nuii keineewegrs zh bpfitrcitcìi, dano 
der Verno iDL'lir aln genu^ giebt. welclic nach Foi 
Ausdruck zu sclittrfem Tadel zwiugeii. Aber andei 
dodi hervorgehiibeii werden , daHH manche Ahai 
scitene Pnicbt dor Spracbe 'tuigea uud nudi 
j^eiiDgeu. Uiex gìU, aux^cr detn oben angefìlhrt< 
JoKepliineuH, benoudcr» voii Gubori Mouologe (UI S), 
Convcrsiitions of Lord lìjrmi (y^* Edit., London 
gerudeKU HbakettpeariNch ^i-nunnt liat ; ferncr von 
ZwìcgeBprifch zwÌBdieii Ida und Josephine {V 1) 
alleili voli IdaH HcbilderuDg deo FeetcH (Hette 157] 
Hoiv can goti aaj/ so ! Never haee I dreavtt 
Of aught xo beautiful. The Jivuiera, the bongXt, 



18 

The baniicrt, and the nohlee. and the kiiighU, 

Tht gemt, the robe», tlu plamts. the happi/ fat-es, 

Tht eoìimera, and the ineense. and the san 

Streaming throiiijh the stain'd windawt, evtn the tombs, 

Whieh look'd sa cairn, and the celettiai hì/inns, 

Which seem'd as tf the}/ rather eame fi'om htaven 

Than mounttd there. The bursting organ'a peal 

Solling un hiyh tike an hartiionious Ihunder; 

The Khile robex, and the ti/ted tyts; the World 

At pean! and ali at peaet icith one another! 

Oh, mtf tteeit mothei'! 

ni not hear 
A word agawst a world trhich stili containa 
Ytm and my L'Mc. Did yoa ever aee 
Aughl lite him? Rote he tower'd among»t them ali! 
lime ail et/en foUtnr'd him ! The floicem J'ell faeler — 
Saiu'd from each lattice at his feet, melhouijht, 
Than bifore ali the rest, and trhere he trod 
I dare Ite aivorn that thet/ grow stili, uoi' e'er 
Will tcither. 
Vi'o BvTon 8Ìcli enger an seiue Quelle ansclilies^t . Jtudert 
w TieU'acU (len Atisdruck, iudem er ibii zu kilrzen oder aber 
iu vcrbesaern suclit. Eìd Beispiel mag genllgen : 

Oibor. And there icns only a 

iiiingtt them there ko» said to be cerlain limit tvithin which rumour 

one man etili dared to whieper tidinge con- 

wmdtrfut endowmentti : — bìrth cerning it, or ralher to condente 

and fortune, ali in the wondcrfal reporl she 

I'mM, rtrength and beauty, alaiont gave of one man amongat them. 

His birth aad fortune leere said 

to be princely : miraculou» etoriee 

were retaled bolh of Aù naturai 

and acquired advanlages : kia per- 

»on ìoas exaggerated to somelhing 

super-human, both as to atrength 

and to beauty; his protreas waa 

deemed inirivalled ; and hie in- 

Jlitence, not onìg oeer hii aaao- 

eiates, but eten vnlh thoee inho 

ahottld havt betn hia judgea , ipoa 

reiireeenled to be almoat that of 

mtchcraft (Mise Lee 2SXi. 



toHTage as unrivalled , icere 

Bù by the public rumour: and his 

^^ Mify over his associales, but 
H» JMdger, mas attributed to 
Kitehcrafl (VI. 171). 



- 20 



II. Yergleich der Handlnng im Besondern. 

Erster Aufìsug. 

Die einlei tende Scene des Dramas hat, wie bekannt, den 
Zuschauer vor allem mit den Lebensverhfiltnissen des Helden 
und mit seiner Umgebung bekannt zu machen und so 
die Voraussetzungen zu geben, welche erforderlich sind, 
um die Grundlagen des Sttìckes von Ànfang an tiber- 
sehen zu kònnen. Da aber Werner und Josephine ihrer Um- 
gebung fremd zu bleiben bestrebt sind, so musste uns der 
Dichter naturgemass durch diese selbst ein Bild ihrer Lage 
geben lassen. Die Art min, wie die ErOffnungsscene durch- 
geflihrt Ì8t, zeigt uns Byron zunàehst als Psychologen. Der 
einst so Ubermlitig stolze Siegendorf, nunmehr arm, krank, 
verfolgt und gezwungen, ohnmiichtig einem drohenden Geschicke 
entgegenzusehen, hat niemand, dem er in seinem Elend seìn 
Innerstes anvertrauen kOnnte, als seine treu bei ihm aus- 
harrende Gattin. Wie oft aber wird er, unter dem schwer 
lastenden Drucke der Verhaltnisse von wilder Verzweiflung 
erfasst worden sein, wie oft, der gl^inzenden Tage gedenkend, 
die er einst gesehen, sich gegen ein Schicksal aufgebSnmt 
haben, das er zu hart fand! Und in jenen trttben Stunden 
ward denn die Liebe Josephinens sein Trost, ihre HoflFnung 
seine einzige Sttitze. Eine solche Scene nun rttckt uns der 
Dichter ebenso natlirlich als wirkungsvoll vor Augen. 

Ahnen wir aber in der leidenschaftlichenSprache Wemer8,iii 
seiner verzweiflungsvollen Angst nicht zugleich die diistere Stim- 
mung des Stlickes schon vor Beginn der eigentlichen Handlung? 
Wenn wir so empfiuden, dass auch dieser Zweck in vorztig- 
licher Weise erreicht ist, dann konnen wir jene Kritik Symes 
nicht verstehen, welche in so ironischer Weise gerade gegen 
diese Scene sich wendct. 

Wir gehen zu dem Vergleiche Uber. Siegendorf wurde 
seiner Leidenschaften wegen von seinem Vater verstossen: 

Werner. Jìutl was bornio wealthy He who had announced himself 

and rank, and power ; atM — simply as Frederick Kruii^' 

Enjoi/d ihem , loved them , and, ner was hy birth a Bohemian and 

alasi ahused them, of the first class of nobility, Undcf 

And forfeited them hy my father's the obscure name he noto bore^ A* 

tcrathy had buried that transmitted to hìtn 



- 21 — 

o'fr-fervenl youth; iivt j'i>r Ihroui/h a long line of iliuMi-ìoun 

the afrui<r nncEstùrs, and iph'Ch AiV fathtr 

\fferinga havc atùned , , , il 1. had hoped to set diseend unlami»\ed 

10). Ili the pBTson of hia san. Those 

!T. Who trotildtead in tliis hopea had long vince vam'shed 

form (MUs Lee 2*1). The love of 

ih loul of the non of a long plea*ure trae the great sprìng of 

line? hia (Siegendorfs) roul — a patsion 

in thi» garb , the kcir of Utile remarkable at a very early 

prineely lande? period. ...... But when natura 

i*n Ihi* sunken, Hckhj ej/e, and education eeemed to have done 

Iht prìde Iheir part, and lh« important otte 

ut and anceatryf in Ihis of man trae locommence, hou> ira» 

leom chiek. the falher thocked and astonished 

mite-hollov'd brotn, the Uird to _tind ali that «hould have led 

of hall», to generoug entHlation or heroie 

daily feoét a thousand virlue pentrted eolrly lo the pur- 

oateaUì (I I, li). posea of telf-indttlgence and eo- 

tr, Ma oion nature tupluous di»KÌpatioH (Miss Lee 

t\ u'iw nudi ae to unmake 242). — He (the coutil) now loudUf 

on empire, and vchementlg proclaimed hi» l'n- 

leh been wj» in Aera (un ce; tention of renouneing that «on, \f 

he dela^ed tu return to the path 

ir Tru»tme,'whtn,in«<ytKO- ofhonour: hediddelag, tilt reeon- 

and-lirentieth tpring ciliation ioa* no longer practìcable, 

lAw larr'd me froin n:y fa- and the whole vieight of hia fathtr' e 

ther'a houae, indignatìoit icaa ready to fall u/ion 

rt Mie ecton of a thousand /tim (Mias I.ee 2'13). — tktant 

tiree, Sìegendorf , in the inost puinttd 

itaa then the latt,! tt hurt terme, and sueh aa beapoke him 

me leaa . . iteli acquainied mth ,all that iraa 

Then pasiiiig at Caaeel, at on» renounced 

'Uio/tM tetre ad living aer- a ann to lebom it waa evident ho 

penta, and promiae iva* aacred He 

Pt gorgan'a round rnjoined him , aa he valued hia 
1, 13). liberty, never again to venture 
'nithin the limita of liohemia, mach 
Itss dare lo apptar in hia preaence 
Oaburl I, 35— 2S). (Miss Lee 2411). 
■ lenito iu Huinburg die Toelitcr eine« armen verWimten 
srs keiinen unti pemiKhIte sioh mit ihr: j 
Yoii The apartinent neareat Ihose ^T^ 
^thua upiiii Ihese the ouiit mere inhabilid by a nw 
Wy thinga, of the iiame of Mkhelli. a Fior 



_ •» 



Urne bjf òtrtA, amd of a fawiQjf 
ithich^ ihaupk mot of the first tank, 
tras yfl noble (Miss Lee 244). 
Michela soon after t>estowed the 
hand of his daughter oh the heir 
of Commt Siegemdorf {ÌHìBS Lee 246). 



our san — 



Jfy Werner! ichen you deign'd to 

chooife /or bride 
The foreign daìtghter of a ìtom- 

dering exile. 
We rner. An exile s daughter trith 

an outcast son 
Were a fit marriage; but I stili 

had hopes 
To lift thee to the state tee both 

tcere born /or. 
Your fathera house tcas noble, 

though decag'd; 
And icorihy by its birth to match 

tcith ours (I 1, 11). 

Seìiien Sohn Ulrich (Konrad) Iiatte er mit acht Jahreo in 
seìnes Vaters Pflege gegeben: 

Conrad was something more thoM 

• 

eight years of age, when he wat 
at length delivered up to the care 
o/ his grand/ather (Miss Lee 250). 
— Il had been among the volun- 
tary engagements o/ Count Siegtn- 
dor/j to in/orm Josephine and her 
husband %/ their son trere either 
sick or dead. No such intelligence 
ever reached thew. Conrad wcs 
icell then — he tcas great — perhaps 
happy. No tender yearnings rt- 
called the metnory of his boyish 
days ! His parents tcere to him (U 
nothing. He made not an efort 
to sec — to hear o/ them (Miss Lee 
251). — Twehe years had roUeà 
away since the departure o/ Conrad 
(Miss Lee 252). 



Josephine. My son 

our LlriCj 
Been cìasp*d again in these long 

empty arms^ 
And ali a mother'shunger satiajied. 
Twelve years! he tras but eight 

then — beauti/ul 
He tcaSf and heauti/ul he must 

be noie. 
My Ulric! my adored ! (I 1, 8). 
Josephine. Who knous ? our son 
May have return' d back to his 

grandsire, and 
Even note uphold thy rights /or 

thee? 
Werner. ^Tis hopeless. 

Since his strange disappearance 

/rom my /ather^s, 
Kntailing^ as it were^ my sins upon 
Himself no tidinys have reveaVd 

his course. 
I ])arted tcith him to his grand- 
sire (11, 10). 

Kruitzncr batte Jilso niclit, wie Werner, damals echo^J 
Kuiule von deni Versclnviiuìen seiocs Sohnes aus dem Pala^i^^ 
bei Prag. Byron liat liicr von der Darstellung der ErzàbluOÉT 
Tni^ang gcnonimen. Er >volltc oifenbar sofort den Znschaa^^ 
auf den Cbaraktcr Ulricli» vorbereiten. Denn noch ehe wif 



tesoli kenneii. hullt (iicti. wo Rein Nume Kum er^teuniitl ge- 
limi wird, ein gefaeiuuiisTulles Diiiikol nui ilin ; uiid gfilieiiniiis- 
Ifoll soli ja der gaiiZfiOliarsktcr im folgemleii stets erscheìueii. 
Siegeiitlcirf wird yon Strai enlieim rorfolgt: 

Mg falher's dtath From this dream of solitari/ and 



J/ft t\t patii open, yet noi vfithout 

tnld and creejting kinsman 
irho no lontj 
gcft hia tye on me., aa the .inak 

rir Jlutlering bird, hath ere lhi 
Urne ouMept me, 

Sitmt the mailer of ibi/ 
ùnd lord 



that Khieh liftt 

prince» in 
Dmitiion and domain. 
Jtiiphine. I ntu ut /lUpe belter utili 

— at leaet ire hnve yet 
Sufptilht long pur/tuit o/StralcH- 

htim (I U 10). 



person; and hìe «pie», 
tolaag a'titch'd Ihee. haoebeen 

le/t al Hamburgh. 
nnt^epeeled Journet/, and tkia 
change 
Vfnamt, teaves ali diicoveiy far 

Jiimt hdd «* fiere for 



ineignifieant grandeur he had been 
suddcnly atraked (lome yearn be- 
fnre) by a remole expectnUon nf 
the inheritanee of Siegendorf. The 
inagnitude of the objecl tean aueh 
iig migfit have roused a mare torjiid 
mind; and it aceoriied too kvU loith 
hii propensities noi lo cali forlh 
■ights, ali kis altention . . . Stralenheiin 
■}f colà and deliberale 



l'p lo piirpote, nat eagily kindled to pur- 
siiit, but tetìacious of hia object . , . 
Imposing on himself, just aa niucA 
rrulraint ne should keep htm u-ithiti 
the Kphere of the count, whose 
asÈUmed name tea» the very one 
that expoacd htm to danger, Stralcn- 
heim ivaited patienlljf the sloir 
aid of titne and occaaion (Mìbb 
Lee 2ft2). 
Kr nitntnt auf seìner Ueiae eìneii andern Namcn an: 
rpftinp. He doexnottnoir ihij I» realily , the latter (Straìen- 
heim) ntither kneti- him under hi» 
assuined name, nor kepi any irnlch 
over hia footslep» ... Al a paini 
of hia jourttey, tnhen a detriation 
from it could leaat be gueaaed at, 
he auddenly struek through the 
by-road" of a foreat , once more 
tkanged hia name to that of 
Kraittner, and feìt aanured Ihat 
he had, for a lime at leaat, escaped 
ali obsei-vatiim . . . The route he 
had laken , iraa one through which 
the latter (Stralenhcivi) had netther 
dìrected hif inquìrien nor Ma 
wHanren (Migg Lee 254) 
Ijlficli siiid die (.iiliiide, wplHie ìhn in der obcrecliIesisctieD 
Sladt fe»lliaken : 



aiighl aave 
n (I 1, 11). 



- 24 — 



Werner. The storni of night^ 
PerhapSf affecta me; Fm a thing 

of feelings, 
And have of late been sickly^ as^ 

alas! 
Thou knoxv'st hy sufferings more 

than mine, my love! 
In watching me (I 1, 6/7). 

We rner. We should have done, hut 

for ihi8 fatai sickness, 

More fatai than a mortai malady^ 

Bccause it takes not life hut life's 

sole solace (I 1, 10). 



A fever that atiacked the hus- 
band, together with an unexpected 
heavy fall of snow^ impeded ali 
further advance towards Bohemia, 
their ostensible place of destinatiou. 
The malady proved dangerous ; and 
the resources of benevolence (for 
the travellers were auspected to U 
indigent) tootdd have been soon 
exhausted in a petty German 
districtf not abounding in religiouè 
foundations or opulent neighboun 
. . . The severity of the season wat 
stili such as to preclude the possi- 
hility of passing forward witk 
safety: had it been even otherwiu, 
Kruitzner, though recovering, w<u 
yet too weàk to undertake a joumty 
of such length : it was even suspeded 
that his resources no Umger per- 
mitted him to attempi it (Miss 
Lee 233). 

Die Scene, wclche der Einleitung gich anschliesst, hat di6 
llandlnng in Bewegung zu setzen. Dies geschicht mit Iden- 
Btcins Naehricht von der Ankunft eines vornehmen Herrn im 
ftirstlichen Schlosse. Freundlich grlìsnend trìti der Intendant 
in Werner» Zimmer: 

Idenstein. A fair good evening to my fairer hostess 

And worthy — trhafs your nome, my friend? 

We rner. Are yoìt 

Not afraid to demand it? 

Idenstein. Egad! I am afraid. You look as if 

I ask'd for smncthing better than your name, 

By the face you put on it (I 1, 14). 

Dem Wortlaute nacli konnto uns dieses Zwiegesprfich teil- 
wcise an die Scene ini Garten de» ScIiIossch erinnem, woselbst 
der Saclnvalter neugierig an Kruitzner nidi wendet: 

^'And irhy do you mtt pursue yttur jfmruey?'^ Kruitzner started. 
''Are you not afraid to ask?'' said he Jìercely. There icas aotnethitig so 
odd in the question and so odd in the manncr in which it was put, 
that Idenatein felt for a moment not uholìy devoid of the sensution 
imputed to him (Miss Lt;e 2.*J7). 

Aber der Inlialt des Dialogs ist nun ein wesentlich anderer. 
AViibrend Idenatein dem armen Fremden, welcher ihn zar Fort- 



■etxaiig seiner ISeise iim eine kleiiie Summe bittct. za sciiiem 
Schnlducr macht und eo eincs Tagee ilin ziitn Gestandms 
^eiiies wfthren Namcns zwingen za kijoneo hofft, gcscliieht im 
Drama hievon keincrlei KrwShnung. Vielmebr ist Byron hier 
^(lielitlich seirier Vorlagp iiicht gefolgt, um mit besonderiim 
iaphdriicke liervorKiilii'bcn, wie st'lir Werner deii Verkehr welbst 
Bit Bciiicr L'aigcbung metdet. So sagc Idenuteiii: 
Ynu hapt hetn a guent this month 
Nere in Ihe prinee's palaee — (lo he ««re, 
Hi» highnesa had rtaign'd it lo the yhosls 
And Tats thcife twelve yeare — bvt 'ti» etili a palact) — 
I saif yoa have beeii our todger,, and ita ytt 
We do not knoit your iiatm |1 1, I4,'15). 
Und noeh eiu wiehtigerpr Orund bestimnite den Dichter 
:d. Dciid Gelc damit nicht das tragir^che Moment weg. dssB 
Gefahr im Vereìn niit der Not Werner zum Verbreehen 
IrSngt? Kmitzner fa^Bt tbatsactilich dea Pian, mit dem go- 
^henen Gelde tn flìeheu: 

To moke good hi» long-itiUnded depaiiure on that vtry night neemtd 
i only method of r»eajiittg thcni ; and dangerou» a» Ihe attempi might 
yrotv, holh to hiwteif and Joerphine. Ihere iras no Uingtr an alter- 
matite bui lo httzard il (Miea I.ee 241), 

«ird aber dann durcb Zufnll daran verhindert. Auf Iden- 
«teini» Frage hin nennt Werner zum crstenmal Beinen an- 
geDommcneD Nameu; aber die spiittÌBche Bemerkung: deB- 
telbeD : 

A goodly namt, a vtry trorthy namr 

Ah e'er iran gilt upon a trader"» board (1 1, 15) 

reÌ7.t ihu, nein Besueb iat ihm obnedìen nicht angenehni; den 
Schwat/.er Ina za werden, fragt er nacb dem Grnnde seineB 
ErsclieinpDs. Und den Intendiinten Antwort entBprìelit nuu 
m Inhuite naeh im Wesentlicben gnn/, Marceltin» iind Iden- 
steins Mitteilnng eowie der daranf folgeuden Scbilderung in 
*tT"German"e Tale": 

Weilburg OHd hi» wife were 
dre»»ed so fine ! the intenda ni icas sa 
busyl Mr Iden»tein. too, tea» there I 
the prince'» oiim coach tra» yoing 
out! atid if hi» parefit» icould bui 
look out of the trindoit; Ihey irould 
tee it bring home the utranger to 



- 26 - 



Idensttin, You don't know what 

happen^d, thtn? 
Josephine Hotc shouìd we? 
Idenstein, The river has o^erflotc*d, 
Josephine. Alas! we have knoum 
Tìiat io our sorroic, for these five 

days; sin ce 
li keeps us here. 
Idenstein. Bui what you douH 

ktìow is, 
That a great personage^ who fain 

would cross 
Against the strtam^ and three 

postilliotìs* wishes, 
Is drown'd heìow the ford, with 

five post'horseSy 
A vionkei/y and a mastiffj and a 

valet^). 
Josephine. Poor creatures! are 

you stwe? 
Idenstein. Yes^ of the monkey. 
And the valete and the cattle; hut 

as yet 
We know noi if his excellency '« 

dead 
Or no; your nohlemen are hard 

to diowny 
As it is fit that ìuen in office 

shouìd he; 
Ihit , what is certain is^ that he 

has swalìou^d 
Knough of the Oder to have burbt 

two peasants; 



the palace / . . . . Idenstein entertd 

adorned, indeed^ as had been 

dcscnbed in holiday foppery, and 

with a repetition of the same 

hateful intelligence. He addressed 

himseìf familiarìy to Madame 

Kruitzner as she passed him, and 

cóldly to her husband (Miss Lee 

240) , , . , The Oder overflowed iU 

banks^ and the smaller rivers that 

discharged into it had carried 

away their bridges, There were 

stili here and there fords, over 

which the peasants indeed ventured 

to pass; but even they frequently 

found the undertaking both difficuU 

and dangerous. To allremonstrancts 

on that subject, however, the bartm 

was insensible : the li fé of a soldier 

had habituated him to hazards of 

every kind; and he believed that 

he had only to add more horses to 

his carriage^ and take other trif- 

ling precautions f to ascertain his 

safety. The postili ons in obedience 

to his command, plungedj though 

with reluctancCy into the strtam^ 

and it was soon obvious that they 

had not exa/jgerated the danjer, 

lite horses, as well as those vho 

guided them, nevertheless struggìed 

vigorously af,ainst it, andatkngth 

succeeded in reaching the opposite 

shore; but the force of the current 

had hurried them beyond the preciéfe 

track: the bank to which they op- 

proached was steep and dangerous ; 



* I)it»8 criniiert un Hyron» Art zu rcisen. //* ali the migration» 
nf Lord Byron there was evcr nomething grotesqne and desultory. Jf^ 
moving from Bavema io Pisa^ his caravan conslsicd of seven servamt-s^ 
five tarriages, niiie horf<cf<, a monkeyy a bull dog^ and a mastiff (Gs^lt 
The Life of Lord IJyron 2»iT). 




d Huitgarian 
travetltr, 
proper perii, «natch'd 
from 

rivtr , flave seni on 

tay fum out urith the Hvt or 
\ dtad body, 

ìfiihine AhU wUrre will i/ou 
i netxt>fhim?hfre,lhope, 

t can bt of strvice — nay the 
wrd. 






it was, betidf». nudmiiinetì hj ih( 
viotenee of the Jlaoil : in the e^'ori 
of elimln'Hg it the ground gave way, 
the horsee Inst theirfeet, the «tight 
o/the carriagt impeUed it violenti^/ 
haehvard». il mtersel — and ali 
the hopen, viev». and gehemtit of 
tht haron «'ere on the paini of 
terminativg far eoer. 

Tiro gtrangers, trAo had but 
lalelff gained the ahore, leert Kil- 
ne»se» of the scene, and, perceinng 
th» danger to he imminent, pUingcd, 
with tome hatard to Ihtiiiaehet, 
inti) the troter. The last tffort of 
the haron, on perceiting hìn fìiua- 
tion, %ros lo open tht carriagt door, 
and alten'pt, to Ihi'cnc hiiiigelf out. 
He had g(i far mcceeded, Ihat hia 
reiscue irai accomplithed irìlh less 
difficulty than il otherwise wauld 
have been; and though he was lo 
ali appearancc Ufeless, the o««i- 
étance givtn hg the slrangera was 
not vnin. SSany peaiants alto 
noK hatlened in aid of the latter; 
and by Iheir unìied effortg, not 
OHÌy Stralenheim, but His atten- 
danti! and haggage, wrre preseited 
from the etreom. Ite ìtas conveytd 
to a habilation not far dintant, 
and everj/ attentìon nhowii Aim the 
nicvmslancen ofthe lime and place 
admitUd. Once more rtttored to 
the conaciousness of irhat wns pas- 
mng around, he hecame tufjicienlly 
conm'nced of hie oum raahnea» to 
he grateful to thoae vho had pre- 
terved him from ita tffecl». 'JTtey 
were tratellera tike himseif, and, 
like hiinaelf, aomrwhat tao daring; 
far Ihtir oKn aituation, a femÉtl^ 
mentf hefore. had bcrn little 
criticai than hi». Onr of 
announced himaalf Ut be » 



ffari: 



; th flint 



>t Saj 



A» fiU ■ 



priiict'uown aparlm: 
mioble gufKt: — 'ti» dump, 

Nat having betn iiihabited thtst 

Ivirhe ytam; 
Bui Ihrn he pome* /rnm a much 

damper pince, 
Sn urarcely vili catch old in't, if 

hi ht 
Siili Uable lo cold (I 1. Wn). 



Thr. Iinrim, hnwever, t 
Ihr Klrram . had noi meaptd ali 
Ihe con Mtqite lieta of hin ptuHyi, 
Violini fewish tymptomM announ- 
ctd the prnlinhìlity of futuri tufftr- 
ìri'j. The houfe to ithieh hehadbtcn 
draffijtd affordrd no aecttniidatim 
nr camfoit l'i aUtviatr it. Ut rt- I 
colltcled, prfcifrly at thin junrtxr*. 
thal hs was withiti the entnlei, ani 
noi far froin the palaef of Iht 
trinve de T. —, under tchom h* 
had HCTved; nor did he htn'tati fa 
prajit the nr.eamnn. Uì» nnwf, 
Ihitagh net hi» pernon, tea* ibimnc 
to the inlrndant at M^; the rnitJt 
he announcfd Ktcwed hit rrctplìi»»,^ 
and thun, at hnglh, vnthoul awy 
prttiouii pian or knowledgt on ki^^ 
iiion pari, iraii Iht banin nel dmtm 
icilhin thrte hundred yard» »/ CAg 
•limi ht had tfaptiird «o maity 
Ir/ìi/utt in search o/(U1bs l.ilc35d). 
Kh (•iitHpnu'li lU'ni Charaktur JoscphinL'Dc, hior nirlit nttr 
mit ihreiii Mitlcid iiichi zurltckziihnltcn, f»ri(l(>rii nofort Meli 
Hilfe anxabieti-n. WVnicr dugcg^pn butte Wi IdeunteiiiH Nurb- 
rìclit gc8chwiegcii: in i^cinor I.nge kUinniorti- ilm àa» L'iigiUck 
cinen Kremilcn iiiclit. XU or aber h'IrtB. d&s» man diCReD in 
diiM HcbloHtt briiigcn wollte. ilu cnvuulitt- Mifort ml-ìq gaoier 
Argwiilin. Konnte es nicht Striilonbeini selbHt ttcìnV ^J 

Werner. lulendant, ^^H 

Have gnu noi hnrn'd Aio nume? M// Josephine ^^H 

Btlire. VII sift Ihin fool lì 1, 1«). 
MÌB« littefl BpHtrnbcn, e« tu crkljiren, ivìr der Haron in 
dcm lllrstliuben St'bloBwe AufniiliiiK.' faiid. liisht ilcr Uichlcr 
Qiibprllc-kKÌcbtigt, da er e» vvobl lllr nelbHtvtTKltiudlii^h praclitpt. 
(ia-i« (ino l'crsou wic Straleiiboini ìbrcm Stuud« cutHprcclidiiiì 
iiiitcrpt'brac-bt wird (iis Jits « nabli- i/uest). Nacb IdeiìflPÌDii 
Nacbricht Ittast diT 0Ìclitcr Hofort fìnbor (dcn Unsanii auf- 
treten. iCine Persim, welclie ili deiu Draniu cine co wicliti^ 
Itnilc ppielt, mUE^to hìer natUrlich auch frllber cingcftllut 



- 35 - 

VBìfe, pm»td at once in ;;loomt/ perxpectire hi-fore hìs iiiiaijiniUìon. 
How showld he, who hud nevfr hioicn whal il was lo contetid 
atith otte imperious wixh note slem Ihe tarrrnl 0/ ali? He be- 
ìieivd it olviost a dtity to /ree himself, for the sake even 0/ 
ethers, /roiii fhat uhject prnury which feemed to include every 

Hh hand was an the yold, w/ien Slrnlenheim tnoved 

5%e colina, after yazing on him /or a moment, kastily thnist 

ki8 ùoxom thaf portion 0/ Ihe yolU which was neitreitt: 

rttreated — cloxed the door — and. in Ihe dread/ul periiirhation 

nrf ilisgrace 0/ Ihr occasioii , brenthed oiif an impn/ert ejucìt- 

\tioH to that (ìod u-ho had procideittially saved kim from being 

munlerer! ^Mies Lee 258), 

Die giiu/e Hcliilderuug. wie tiie Miss Lee gibt, iet uii- 
ibestreìtbar eine UbeniuH patkende nml wirkuiigsvolle. Iliid 
dorh konntf der Dramariker sie nicht beuntzen, Denn eretem 
lÌB8t die Kncftlilung Stralciilieim intt Kniìtzner iiìcht sofort zìi- 
Rummctitretren; und danu war <jhi eiii Zufall, wodnrch KniitzDcr 
vit Idensteiii iu Streìt geriet, uud die Fulge dieses Streìte^, 
nìcbt die Fnrcbt vor Straleuheiin» Vcrfolgang itìt es, dasa er, 
iriederUDk durcb Zut'all, dea gelieiuieu Gang tindet, der ihn in 
StraleobeiinH OeinarU fUlirt. Hier erst, plijtzlìcli neinem Feinde 
igegcnllbersteheDd, entecblicBtit er sich, eia Verbreelieo zu be- 
Iicti, an da» er iiie gedacbt. Aber das Drama recliiiet nieht 
kit Zotìillen; jene Thataaeben mlìsseii uus dom Ilegehren des 
BnndelndeD sich erkliiren und eiit^vickeln. Darum \»t es bicr 
der Drang der Verbìiltuisse, welclier in Weruers l!rnBt all- 
lahlicli dea Gedankeu an die Tbat erzengC; uud diese \»t, 
larch cincn. ilim laug^t bekannten Gang in Stralenheims Scblaf- 
gemach zu drìngeu. 

Die Scene nach Wernere Houlog dient zur Clmrakterzeich- 
Gabors and biilt zngloieh die Spannmig der Kuschaner 
■Jtge. Die Unterreduiig IdensteiuB mit den Bauern aber motì- 
TÌert den herrlichen Mnnolog JoBephineus. Der SclihisB dea 
«raten Anfzugeu zeigt uns Werner unmittelbar nach der Tbat. 
£in Cliarakter, wie Josephine. Diusste schon bei deni blo^sen 
Geilfluken au ein Verbrechen Bcbauilem; darnni bcrllbren sieh 
denn auch bicr Drama und Entiililung. 

Niir durcb ein Verbrei-hen bat Werner in den De^itz der 
Mittel zur Flncht gelangen kOnneu, und erst ala er eine sidiweie 
Schnld aaf sich geladen, durfte in Ulrich ~ nun zn BpSt — 



Uiigarn Brasi ein lebliaftcB tiitercoee fìlr Werner gewockt. iii>^ 
gcrn bietct or dieRetn Beine Biirse ilar. Alier Werner weist 
ein polche» Anerbìcten etolz znrtlck. Wuh wtlrde ilm >in<^h 
cine 80 kleìno Gabe viel nUtitenV Seìne Keìsi; ktiinte er dainil 
doeli nielli fortsctzen: nnd ÌhI nifht viellciebt der Iletter des 
Fn'mdeii «neh deBaen HpionV 

DieMe ScL'iie, eiue Htofflielie /iittmt lìyronB. Ut dir die 
temere Kntwickeinng der drumatifietien Haiidiung %'«in holier 
Bedeutuiig . beKeichtiet iudt^H «ìnen Ituliepniikt ver jenpm 
MomcHte, voii detii >tu die l?teigerutig der Eiulciltiug bìti zb 
Werner» Tlmt miielitig fortschreitet. Verkiill[ift iwt sie niit dem- 
selben durcli àa» Zwiegcsprlich KwiHclien Gabor and Ideti«U-Ìa, 
welelief WernerNllilt'IoHigkeit noclimals mit bo^onderem \m|i- 
drtick hervorliebl. che die droheiide Gefabr Uber die«ii 
herei libri eh t. 

IliiT liat Byron wiedernm Brine Vorlage benntKt. 

1 fitti 'te in. ììc'i'jio'ir an Job, nitd Frederirk Kruitxner, fot mì\i ' 

lì palimi; bui rtrangtr wa» ealUd, and hiiU' 



H'Ii" lit «iny ht; or wkat, tir i. 

Kxcejit hi' name, (and thui l "ii. 

harn'd 
To-ntfffil), 1 knoa> noi. 
Oabor. But how cnmr hr htre? 
Idtn»tetn. In a moni mùernh 

old t-aleche, 
Abùut a monlh uinnii, and imm 

diattly 
FeH nirk, almrwt In df.alh. 

Ht rhiuld have died. 



tijM 



foHunatt family, eanlinutd, tìurt- 
furt, tu tanguinh dunng mori Um 
ten dai/x, unr.atìefd hy aity hnàf 
l'ul ihtir himt, tfho *ofar coKctnad 
hiJiistif abimt th»r /uturt fati, u, 
■ n the progre»» of thal limt, to 
have madt up hi» neount ihat the 
Kaid Krwitner should noi lUe in 
Aia hituue; for ìphieh rmmit h» 
deemed il anuld he convtnitHl tpee- 
diltf lo retnovr him frnm il . .... . 

Yrt hnd he noi hìtherlo appearcd 
lo he ahtoluttlji pinntiUt»; nmH 



thrrc uvM Ihal in tJte eouMtMwet 
iif JoncphitK, hi» lei/t, ichirh. ..-■ 
JiiKcphint lea», indiai, nf a rasi 
«/ wiiman noi nflen retn. Il aauM 
haVK heen difUcuit In may ihr had 
jitrftct bcauly, but uhi had loaJk» 
thal niighl haee atned or lem <> 
irorid. Thty had inderà om» 
atluaUn Kvn, lo a ctrtain dt/rM 
nf intereti ht va* no» acc4(*((ni*«J 
lo ferì, tht iatrfulant /or the l'nnce 



É 



— 37 - 

mutungen. welclie Stralenhcìnis Diencr ebou erst in iiiis gc- 
weckt. vcrBchwiiiilen indes, sohald wìr Ulrich scilbst bljreu. 
I)er Baron fìtbit sich seìnemlletter mclir nls zu bloBBeni Danke 
'erpfliclitet ; aber Ulricb wei!*t jedes Anertjieteii mit Stolz zu- 
fflck; sein boher Hiiin lìiast sich nicbt bcloliiieu. Auf dieBes 
Moment hat die Erziiblung kdnen beeonderen Nachdruck ge- 
legt: sie liigst viclmehr Konrad lias Verdienst der Hcttung 
mit dem Ingarn teiien trnd jene Verundie Stralpiibeim» , sicb 
d&nkbar zti erweiseii, enviibnt sic ebeneowenig, wic eine 
'«tolze Ablebnting seiteits Kourads. 

The danger they had eo gaUaatìy encounlertd in favour nf a 
■anger, loudly dcmanded his gratitude; and a» he fnund, oh inquiry, 
Otat Ikeir journey trai ntarly in tht mme direction with his own , the 
USf/ul and obliying mude of tegtifying it mas lo provide /or the 
■al saftty by makitig them hi» astociaU», al teast unfH the sub- 
Bidiug of the wattrs shouid secure either party front future diffieuUitt. 
After a motReni'i hesitation the ttrangera acccpted the proposai (Mìhb 
Lee 255). 

EutleliDt bat Byron Folgendes: Der Baron fragt Ulrich 
Dadi dcm NaniL'ii sciiu'S HaitscN: da diescr ìhn verfchweigt, 
«0 nimmt cr an: 
alenheim (•ui-i-ij- 

Most probabty an AustiiaH, 
Whoni these uiitettied timea forbid 

Bit ìineage on the»e wild and 

dangeroUK frontiert, 
Whtrt the nome of hie country is 
abhorr'd (H 1, 56/57). 



The appearance and maaHerJi of 
each, eifpecially thoae of the latter 
(the Saxon), beapoke him abate the 
vulgar rank; and the baron gur- 
mised theg might both probably he 
Austrians, who, from motioea of 
juslijiable prudente, f orbare to avoto 
tbemeeloes aa suth {Miss Lee 255). 
HiTaleiiheìui wendet sich an Idensteiu ond Heinen Diener, 
ara lu erfahren , ub eie de» Dieb gefimden hUtten , und diese 
erklKrrn. dass es bis jeWt uicht gelungen sei. Ulrich wird 
dannf aufinerki^Km und IJlest sich von dem Baron den Sach- 
Terhalt de» Dìebetalil^ erziihlen: 



Stralenheim. In thart, l was 
aileep upon a ehair, 

"j rabinet before me, with tome 
gold 

t'JW" i(. (more than I muck likr 



Thugk h 



pari oaly) : su 
niout per non 



À'tralenheim, when intrueting to 
Conrad the particulare of the rob- 
bery, had himtelf doubted lehether 
prudence did nat rather require 
him to hurg it in silence, than ■': 
siilt the domeaticÉ of hit hìghne 
by a charge he might Jind it l'i 
posaible to aubttantiate. Thi» opinim 



— 32 — 

Stai kert! Im he tud 
A spy of My pmrsmer's? Bis framk ojfer. 
So fuddtnlff, amd to a stramfcr, ìtort 
The asptet of a eterei eiMviy; 
For friends are sUnt ai sudk (I 1, 29). 

Ra^h schreìtet nun die Hsndlang fort: nìcht Imnge bleibt 
Werner rum Cberlegen Zeit, schon steht ihm sein Feind gegen- 
Qber, nnd sofort erkennt er auch Stralenheiin, ohne inde8 Yon 
diesem bemerkt za werden. Idenstein erst maeht den Baron 
auf ihn aufmerksam . ìndem er Gabor als einen seiner Retter 
seiner Erìnnening empfieUt. 

Stralemheim. I appreÀemd 

Tkis f> ome of the stramger$ to màoee aid 

I otte My rescue. I» mai tkai the aiher? (TìoinUMst» 

irrrm*r.y (1 1, 30). 

Aber wahrend er fra^e, bedorfte er 8chon Idensteins Er- 
klsìnmg nieht mehr. dass er sieh geirrt. Hat er recht gè- 
sehenV 

Stralenheim (i^»^ kù rpt* «^o» ir«r»<r, tkem —id*}. 

It cammei he! and yei he mtmsi be loofd l4>. 

*J&f itcenitf years fimce I beheld him wtih 

These e^s: amd^ thomph mtff anemie eiiU have kepi 

Thet'r* ON kim^ poUcy has held aìoof 

J/y otm from Ai>, noi to alarm him imio 

SMspicion of mjf pian. Why did I leare 

Ai Hamburgh those trho womìd hate made assuranet 

// this hf he or no? I thom^hi^ ere noir, 

To Mare i^een ìord of Sìepemdorf, amd paried 

In hasit^ thougM eren the tìemiemts appear 

To nght again^ mf. and thif suddem Jlood 

May ktep me pri^^ner Mere tiii — 

Thié man mm^ 

Der Baron erhebt sich: ehe er in sein Gemach gcH 
wendet er sich nochmals an Werner: 

Hacf t/OH heen long hert? ^I 1, 34.) 

Aber dieser ist nioht gewillt. seinem Verfolger Rede zìi 
stehen uud sieh vielleioht dessen prilfendem Blicke zu ver- 
nuon. Baruch wei^t er den Dìenst ab. den jener ihm anbietet 
Da vernit Srraleuheim seinen Verdaeht: 

Your ìanguage is abore 
Yonr station ^l 1, oò). 






L'nd Werner vereteht ihn; seiii ganzer Hans lirii;ht liurch 
«ler Antwort, die er (lem FeÌDde gibt. Aber 
, sDoelimeu dar!', dasB Straleiiheim uoi^h nicht Uber t 
ira BÌclier geiu kann, »o itit er t<ich dacli «^eincr Lage vull 
gaiiK bewuset. 

Werner (idIb.). 'Ti» hel 1 aui taìxn in the inih. 
t quiittd Hamburi/h, Giulio, hit late steward, 
Inform'd me, that he haÙ ohtain'd an arder 
f'rnm Brandenburgh'n eleetor, /or the arreni 
0/ KruUcner (»uch Ihe name I Ihen bore) ichrn 
I carne upan Ihe fronlier ; the free eUt/ 
Alone preeerved my freedom — tiìl I left 
Itg walU — foot that I mas to quit them! But 
I deetn'd this huatble garb, and route obscure, 
Bnd baffled the tlow hound» in thcir pureuil, 
What't to lie done? He kiioim me not by pemott; 
I Sor could aaghl, eavt the eye of apprehen 
Have recognited him, after laenly yearé, 
We met go rarely and so eoldty tu 
Our youth. But thone ahout him! Noie I con 
Divine the fiankntsg of the Huiigarian, who. 
Ho doubt, w a mere tool and spy of Straienheim'», 
To sound and to Keevre me. Without means! 
Siek, poor — begirt too teith the Jloodiag rivers, 
Impaaeable even lo Ihe mealthg, with 
AH the appliances ivhich purchaee mode» 
0/ overpotrering perii rmth men's Uvei, — 
Botn ean I kope! An hour ago methought 
Mg Halt heyond degpair; and now, 'tis siich, 
The post seema paradise. Anothtr day. 
And Vm deteeled, — on the very ève 
Of honours, tight», and tny inheriCance, 
When a few drops of gold might se 
j In favouring an escape (T 1, 36|37). 

jKoch kJinnte er vielleicht zauderii, nodi die Gefalir iiielit 
lo groBH halten. Da benìmmt das Zwiegeaprach zwÌHcheii 
Stein nnd Stralenheime Diener ibm jeden Zweifel Uber die 
Icht dea Geguers. l'nd unaufbaltiiiim drKngt eB ihn zur Tbat. 



palteo wir dei» Drama nnnmehr die Vorluge f 
fliihalt ìst in kurzeni folgeuder. 

igeiidorf begegiiet, von einctn Spaxiergung zurli' ' 



- 40 - 



Sure Hi8 no fathet^s fondneaa 

dazzles me; 
Bui had I sten ihat form amid 

ten ihousand 
Youth of the choicesif my heart 

would have chosen 
Th%8 far my son ! 
Ulti e. And yei youknew me noi! 
Werner, Alaa! I have had thai 

upon my soul 
Which màkea me look on ali men 

tDtih an eye 
Thai only hnowa the evil ai finti 

glance, 
Ulric, My memory aerved me far 

more fqndly : I 
Have noi forgoiten aught; and 

ofiiimea in 
The proud and princely halle of— 

(TU noi name them, 
Aa you say thai ^iia perilousj bui 

i^the pomp 
Of your stress feudal mansion, 1 

look'd back 
To the Bohemian mountains many 

a sunsetf 
And wept to see another day go 

down 
O^er thee and me^ with thoae huge 

hills between us. 
Tkey shall noi pari us more. 
Werner, I know not that. 

Are you aware myfather is no more? 
Ulric, Oh keavens ! llefi htm in 

a green old age^ 
And looking like the oak, wom, but 

stili steady 
Amidst the elementSj whilst younger 

trees 
Fell fast around htm. ^Twas scarce 

three months since. 
Werner : Why did you ìeave htm ? 

Josephine («mbmeing UlrieJ. ("an you 

ask that questiona 
Is he not here? 



^H| 


^^V^ 


atr. Trut: he hath sought 




hit parenU, 




fmid them; but. oh! how. 




and in tekal state! 




e. Ali shall 6e bettei'd. What 




tee Aare to do 




proeud, and to asserì our 




riffhU, 




thtr your»; for 1 iraive alt, 




unte»» 




falker ha» disposfd in tucìi 




a wrt 


^^^^A 


é broad land» as to moke 


'^H 






«t I miut prefer my claim 


^^^H 


for/orm: 


^^^H 


truat bttttr. and that ali is 


^^^H 


yoitr: 


^^^H 


itr. Nave you noi htard of 




Straltnhtim'f 


attended it a/tpear leu a »iibjerf 


r. / savtd 


0/ perptexity and leonder than the 


/( 6«( yeaUrday: Ae'» here. 


event a»tìf: thal Conrad thould 


ut. Yoa savtd 


bave heen the dtliverer of Stralen- 


trpent tefto irÌU sting us ali! 


heim — the comjKjntow of hi» jour- 


% l'ou gpeoh 


«ey — an inmate of the eame hou»t. 




tea» a coincidente qf circumstance» 


to >uf 


»o extraordinary aa aimost to be 


ir, Evtry thing. One leho 


incredible! Of the wonder, howearr. 


claim* ovr fathfris' lande: 


Conrad himaelf ko» tcholly igno- 


\iitant kintman , and our 


rant, liti il wae note haetily and 


nearcut fot. 


vagueiy eomtnunicated to him. The 


. 1 nevfr htard hi» name 


mere cireiim»tance of meeting tA« 


tiU noto. Tht count, 


baron had lo him notking rtmar- 


, tpoke tometime» qf a kina- 


kable in it. The servite he had 


nuin, leho, 


rendered the latter had arieen from 


own Une Mhouldfait, mighl 


Iht impulse of the moment; far he 


be rtmotely 


neither hieu-, nor believtd, even 


d in tht suectiHon; but 


wken he wa» told, Ikat he had 


hi» tilUs 


rescued an enemy or a competilor. 


Kuw natned before me — and 


Nurtared as Conrad had betn in 


what then? 




jht mwit yitld ti) our». 




tr. Ay, if at I-rague: 


hi» ear; no name, but that of his 


rtht if alt pateerfal; and 


father, had eter been announeed a» 


hoMÈpnad 


standing bttteeen him and his in- j 



- 44 - 



Fools deem me knave : it te their assert the innocence of the etcauei^ 
homage. though he knew it (Miss Lee 265f266]. 



Idenstein. Well, if it must be 
80 - (TI 2, 73/84). 

Mit dieser Scene hat es der Dichter gewiss erreicht, dass 
wir es natttrlich finden^ wenn Stralenheim sich Ulrich nim- 
mehr anvertraut; und dieMaclit der Selbstsucht ist es^ welck 
den Baron versuchen làsst^ einen solchen Geist ftir seine PlSne 
zu gewinnen. Es seien hier nur noch zwei Stellen an^eftkhrt^ 
welche an Bemerkungen der Erzahlung erinnern. 

Stralenheim, I have sent Stralenheim became aatiafied ihat 

To Frankfurt, to the governar , my the man who called himnlf 



friend — 
(I have tJie authority to do so by 
An order of the house of Branden- 

burgh) 
For a fit escori — but this cursed 

flood 



Kruitzner tras in reality no other 

than Count Siegendorf 

Taking such measures as he believei 
would secure him the military 
assistance he desired from Frank- 
foi't, he left the intendant, ihere- 



Bars ali access, and may do for fore, as much in the dark with 
some hours (II 2, 87). respect to the grand secret <u he 

had hitherto rematfi^cj (Miss Lee 265). 
The castle of Siegendorf covering 
a territory in itself, and equallfi 
secured by its bulwarks and Us 
neighbourhood to the metropolU, 
bore, however^ no traces of a duo- 
lation from the contemplation of 
whtch the soft and almost vohp- 
tuous character of the count •»• 
duced him to revolt with pecuUar 
horror (Miss Lee 274). 



Stralenheim. It is the riche^t of 

the rich Bohemia, 
Unscathed by scorching war, It 

lies so near 
The strongest city^ Prague, that 

fire and sword 
Have skimm'd it lightly: so that 

now, besides 
lls own exuberance^ it bears doublé 

value 
Confronted with whole realms afar 

and near 



Made deserts (II 2, 87). 

Die Motivierung der That Konrads, wie Byron sic bei 
Miss Lee fiuid, konnte ihm offenbur nicht geniigen. Dort ver- 
driingt Josephine durch ihrc Darlegung dessen Zweifel lìber 
Stralenhciins biiswillige Pliinc, und naeh ruhiger UberlegnDg 
gelangt er selbst /.u der t berzeugung von der Notwendigkeit? 
seine Eltern so ra^ch wie ni()glich zu retten. 

The candid and tender Josephine j therefore, alntost betrayed th^ 
cause she strove to serve by an effect of that ingenuousness which tfW 



itr «o riHy, I bave souyhl 

jfou, tomrade. 
Ili i> wy reufard ! 

Whal do you meati ? 

. 'Sdtath! hafe I livtd lo 

thestyeor», andforthia! 

<*!».; Bui for ifottr age and 

foJlif, I Kouid — 
Ifin. Hrìp! 

il of! Touch fin inUndant,' 
Do noi think 
honouT you no mtich as save 

your throat 
I tht Ravenatone. by chnking 

you mytelf. 
Htlein. Ithankyoufor (Ac re- 

tpiU; b\lt thtie are 
I nho have grtater tierd of il 
tkan mr. 
Vttriddle Ihù vile leiany- 
Ung. or — 
T. At once, theti, 

baron hag btea roblt'd, and 

I torthy ptr»onage haa dtign'd 
lafix 



ht n< 






l^atr' rtenìng 

tti'n. Wouldtt bave me 

n acquaùitaHce» ? ì'ou ìiavc 
to tram 
I i Uep htUer company. 

You ihall 
I tht bui shortlft, and the last 

Sor alt me.i, 
Wmi.' you hound of malict! 

(t tiii''/trt%0j. JVny, novioleiice: 
M, wtarm'd — te lanperuU. 
Oaborl 



Something rctemhting allrrcatìon 
look place hetineen Ihem tiitralru- 
hcim and the intendant): eack, 
howtver, believed il his interett noi 
to quairel teith the other; and tke 
disgast whick seemed upon the poìnl 
of arieing on holh aidw ica*, 
therefore, aeeording to ihtir oicn 
ideas, hoppily labdued by their 
mutually fxing on an intermediale 
pergon a$ the objeet of diitnut. 
The appeiiranee and mannerx nf 
Conrad thrtir il, indted, wholly at 
a distanee; but »iature had noi 
bceii »o liberal to tke Uungarian, 
and they, therefore, kindly dcler- 
mined that fortune »hould be 
equally tinjagt : he had, begìdes. 
that dangeroua nnd auspiciou» 
tyinplom — povtrty; aad thùugh 
the baron and the intendant mighl 
prnbably dijfer in their estimale of 
teealth, they vere nrarly at inue 
on die point — that a pùor tua» 
could neldom be deemed an honegl 
one. On the llungifian, therefore, 
they Teòttd the whole teright of 
their autpicions; and Ihough llie 
fiatare of the tote did not adtnil 
of ile bting broughl lo proof, they 
tiealed him teith an indignity Ihat 
thoKed Ihey did noi watt for it. 
It ivaa at the crilical moment nf 
bis huutiliation that Conrad, after 
a solitary tcaik, re-enlered the 
palace. What hit freliuya were 
during the m-ene he there mtneated 
it icff* not possible for him tu re- 
capitulale lo his father. Bis own 
suspicioni! had, indeed, in tke first 

Hungé^Ì>-^-\1lmd sinre lear»t 
their ■ BO fiinolnrly. 

howtwà ^ancftl, 




Dritter Aufkug. 



Der tol^eiide AutV,ag bìldet don Mitte)- uiid Hobepiukt 
des Kttickes, nnd docdi vi-rmaf^ er bei aller dramAtkcIifii 
Krsl't den Znscbauer uicht, wie der erstp Anfy.iig, in 8piitinDn; 
Ku versctzcn. Dies ist auti der Aidage de? StUckos selbst iv 
erklifrcn. 

Von auBeeii wird Werner durch die Macbt dus Gegen- 
Hpieles zur TLat, in die Scliuld gefrit'bcu. \VÌr Hcben. wie cr 
gegen das Scbicki^al ankììmprt. und dioser seiu Kampf crre^l 
nus; wir fUblen mit ibm bis za dem Mumente. wo er dcn eut- 
ecbeìdcnden Hehritt tbiin soli. Dns Interesse des /uscbanpm 
wird alleìn und vollauf fHr Wcnier in Ansprnch gpnommen. 

Und wiedernm drnbt ibm Gefabr, aie wachet: demi in 
ali der Not tritt iiocb die Furebt, ala Verbreeher entdeckt iv 
werden. Werner inues zìi dem Letzteu nchreiten oder unte^ 
geben. Aber liicr hat die ErziibluDg Kruitzner Beine Itolle sb- 
genommen. nm ^e dem Sobiie zuz-uwci^en; und Byron iHt sàaei 
Vorlttge gefoigt. Wir sebeii mit einem Male nicbt mebr 
Werner, sonderii lllricb zum tragi»<chen Helden erboben. and 
das Interesse dee ZnMcbauern mass sich teilen. Ja, Werner 
wllrde vor Ulricb Rogar voIlstJindig in dcn Hìntergniiid treten, 
bìltte der Dìebter nicbt ein Mittet benutzt. dies zìi vermciden, 
Und dieses Mittel bietet ilim ebenfulls die Krziihlung. riricli 
Tcrmag, wie schon an frllberer Stelle bervorgelioben, trow 
aller ritterlìchen Kìgenachaftcìi une cbeusowenig wie Konrail 
taf die Daner zn fesseln; denn wie kiinnton wir audi er- 
HChUttert werden, wo er selbst kaum cine tiefe Bcwegnn? 
verrat? 

Wir gehen zur eiugclienden Betracbtung Hber. 

Ilmsonst hnt Gabor sicb mit hcftiger Lei dense hal't gegen 
eine nugerechte Anklagc ku verteidigen gesncht: er bat daniil 
vielmehr nur seine Lage verscblimmert , und selbst l'irich» 
Mahnnng: 

Baron. I do beaeech you I (Il S, )S3) 

kann Stralenheim nicbt bewegen, seioen Befohh 

Tiilce yoHr wcasurts to seeure Yon felloic (lì 2, 83) 
zurUekKiinehmen. Gabor mnss fliehen, ciner Verhaftnug tu 
eutgelieii. 



[aD>i> 
ritto I 



Zwar bericlitet die KrzKhIuiig. wie wir gcBeheii liaben, 
►er die kSeene selbst, dereii Zenge Konrad f^ewosen (Miss 
je 265), nichts. aber auch hier sìcht sicb der Ungar ga- 
mBgen, ^icli zu verbergen: 

Sveh leat the dctail at ìeiiffth reluelanlli/ given by Conrad, and 
eh tht fteììags of ichìch the avoteal leaa extoiUd /ioni hìm ! What 
re tho»e of the count on hearing the recital! .... To leceive the 
HMj/nn'an aniier hi» oieii roof at a period when evertf thiug Ukeìj/ to 
té there tcould he myHttrxous; — when hie etaj/ — hit deparlure — 
I connexions, mere of nteetsity »ueh a» he wì^hed to hury in pro- 
und tiereey, was of ali ttepa 7nq3t hazardou» ; ytt did il neem unatoìd' 
end there ma» rven lomemhat in the ione teìth tc/iicA Cunrad 
id utterrd the uarrative, as iPtU os the penetrating obtervatina of his 
that seemed to ehow hìnt altee to the necesiity of making nueh a 
paratio» fa- the injury inflicted oh a strnnger (Mise Lee 2&i). 

In diescm letzteren Piiukte i--t lìyron Miss Lee uicht ge- 
Igt. Wenu Ulrich selbet seinem Valer dazu geraten hJitte, 
■bor in »euie Wohnuiig aufznDcbmeu. muNiite et dami niebt 
ich sieb der Gefahr aiisaetzen, dietien dainìt vielleicbt zum 
eugen «eiuer beabeichtigten That zu niachen? Denn wa 
iderB kounte FÌeh der Ungar wobl besser vor Ideiit;tein mid 
!D8ncheudeii verbergen, aU iu dem gelieinien Gange, welcber 
'erncr in Stralenkeims Gemach fìlbrte? Und war einetn zu- 
llig geftindeneiiFreande sitweit zu tranen. dass er vorsichtig 
1 alle /ukunft versckwieg , waa er einmal geeeken ? Durum 
Ì«Kt der Dichter den Ungarn aun freien Stileken zu Werner 
leii, diesen uni Autnakme zn liitlen. Diese Seene ini 
brigens eclion frllbe vorbereitet: deiin selion vou sciiiem ersten 
loBaRiineiitretfen niii Werner un hat Gabor fUr dieseii eiu 
beuso warnies Interewsc emplunden. 

Gabor, A goodly fellow by hi» look», Ihough leorii, 
A» mont good felìote» are. by pain or phaeure, 
Whiih lear Ufc o«t of u» bifore our tìme: 
I ecaree kttow Khieh tnotit ^aickly (I 1, 2ìì), 

wie Werner dein Ungarn seinerseitH ein unllberwìiidlielies Mìsk- 
a entgcgenbraelite und hu aucb jetzt nocb dea Verdaehiea 
^b niebt erwebreii kann, iu ilim einen 8piun zu Keken. Nur 
whr «hwcr uud erst , als die Vt^rfolger des Ungarn nalien, 
ihst er ȓeh in dem Moniente, da er an seiner Stelle einen 
Fnscbtildigen bedroht tiiebt, bewegen. 

Gabor- I do atsare ymi, 

If there be faith in man, 1 am mott guiltless: 

Think if il aere yoar own case! ^^H 



- 48 - 

Werner (m»Ué). Oh, ju^ Gcd! 

Thy MI is mei hereafUr: Am 1 dmtt siiUì 

Gahor, I $€€ yom'^rt wM9€d; and ii skaatt weU in ytm: 

I may /ire to requiU ù. 

Werner. Are you nd 

A 9py o/ StrtUenkeim^s? 

Gahor, Noi I! and if 

I were, u:hat U there to espy in you? 

AUhough I recoUect his frequent question 

Ahùut you and your spande, might lead to tome 

Suspicion; hìtt you best know — what — and whyi 

I am his deadliest fot. 

Werner, You? 

Gahor. After such 

A treatment fot the servite which in pari 

I render* d him — / am his enemy; 

If you are noi his friend^ you will (usisi me. 

Werner, I will. 

Gahor. But how? 

Werner (thowing tkepannei). There is a secret spring; 

Remernher^ I discover^d it hy chance^ 

And used it hut for safety. 

Gahor, Open it. 

And I will use it for the same. 

Werner. I found it, 

As I have said : it leads through winding walls, 
(So thick as to bear paths within their rihs, 
Yet lose no jot of strength or stateliness), 
And hollow cellsj and obscure niches, to 
I know not whither\ you must not advance: 
Give me your word. 

Gabor. It is unnecessary: 

How should I make my way in darkness, through 

A Gothic labyrìnth of unknown windings? 

Werner. Yes, but who knows to what place it may Uà 

I know not — (mark you!) — but who knows it might 

Lead even into the chambers of your foe ? 

So strangely were contrived these galleries 

By our Teutonic fathers in old days, 

When man built less against the elements 

Than his next neighhour, You must not advance 

Beyond the two first windings; if you do 

(Albeit I never pass'd them), FU not answer 

I^^or what you may he led to. 



40 



Gaboi: Bui I irill. ^^M 

A thoiunnd thanks ! 

Werntr. You 'Il fiad the spriiig more nbvious 

On Ike olher side; and, u'hen you teould return, 

It yields lo the least touch. 

GaboT. rtì in — favtwelll 

COabor goti in ht Ikt nertt jannelj 

Wtrner (toimì. What have I dona? Alai! ickal had I dont 
Bifore to moke tkis fearful?? Let it be 
Stili tome atonemtnt that I save the man, 
Whoiie sacrilice had »aved perhapg my ou'n — 
They come ! to teek tisewkere what ù bifore ifteini[ll 1, itr»— ÌI7). 
Eiiie gewaltige , tncisterhaf't durchgefttUrte Scene ! Fast 
irìlleiilos wird Werner doreh die Muclit des Angenblicks ge- 
rìeben, dem, dcr fUr ilin gedaldet, sein wichtigstett Gcbeimnin 
reiszngeben , um ihn zu retten. Fllhlte er wobi in dem Be- 
missteem dessen, waa er gewagt, die ganze Maolit dea Schick- 
■ale, ale er ausrìef: 

What kave I done? Ala»! what had 1 dotte 
Before lo moke thi» fearful? 
Vergleìchen wir damit die ErziihlnDg: 

Balf an hoiir had hardty clapsed front the departure of Conrad tehen 
01* Hunifarian enlered. He waa not entirely anknoion to Josephine, but 
tì» had noticed him little when they laat met. Tu the count he tcas leholty 
» ilranger; and the latter, loho knew not exactly the degrte of cOHjidence 
flotti in him by Conrad lailh respect to the relaliee ettuations of ali 
rtiea, tìioHffh aware that it must be a liniited fine, prepareU to reeeive 
m vith kind but eautious hospitality. He wos not impresstd favourably, 
vttfr, by his appearance .... 
The stranger ju»t touched upnn the pecalìarities of his situation, 
nud the innult» he had reeeived, like one u-ho feti them loo ttrongly to 
^ diffute . ... He pro/ettvd it te he his resolntion to depart early the 
Mxt morning al ali hazards: and the count, leho leas tecretly aiueious 
\t he ihottld do so, found, on rtftection, an additional motive /or de- 
*ifiiig it, sinte, should the Hangarian effect the journey, it mould afford 
* uriainty that the roads tcould be practieable far himstlf and hia fa- 
*Uy . ... Ut (Stegendorf) leaa haunied by strange and vague suapicion 
Uot the Hungarian, despite of ali appearances, tcoiild, in the end, prove 
*tme tecret emissary of the baron, and that both himself and hi» aon 
*('! duped into receiving as a guai one who was in faci only a apy, 
't>iiviUi'n^, therefore, to trust the general eafety to a elranger, the counl 
tmtinued to iriiteh during the greater pari of the night: amnetimes tra- 
Itriing the room — at otkera, meditating in profound silence, or at- 
iniptiHg to TCad .... He had conceived an inviitcible disgatt lo the 



tJunganan fnm ìkt ^try fini wmmtat ìt ìmÌ Mtm kim ! — a àÌ4gua 
vhtcA k< »»■ coMnoa* origimattii f^itjlf (■ Ihmt »utM of AiiaitliafiM 
(A« fr*a*ntÉ of tht ImtUr etmU mei bnt tiufìrt, hj rtealUaf to hit wumary 
tkt mm( éityraetfut imridemt of àu hfe . . , . It wu noi poMÌb^e, iitdtti, 
fi>r htm lo eomreal from the llumfanmm Umt Am apptAiann leat hmv- 
p«tUd. amd, it mifht he rarmitei, iui4*nrt4: ytt te amttolted kimwif 

*o far at lo rtetit* hi* futul wttA tottnt of hùtpUalilfi Tht 

Uungarian, a» bffort, rttirtd bf n»l; «mdJoétpkiiu, et Ikt ttimttt eidrtalj 
and almotl command uf her htisband, did tht turni. Bui Iht poirer SitftJi- 
dorf had tj:erted ottr hit leifr. kt coald mot ftrtó /d te kimttlf .... 
Tht count ttarttd and airoke, Tht irat^-light. vhick mu) mort Mai 
hatf conmmrd. announetd the ntar approach ùf woming . . . . at tkt 
momtnt that her kuMÒand rt-entercd tht koust, holh (Kruitfiur ani 
Jottphine) rtcìllected tht Hungarian. The eoHitt adtanccd toieard» kil 
chambtr door: •( aai «lightly cloatd, but noi faMtned. Ut* look«4 l*. 
and ptrctived iritA tomt turpriie that ht gueul tran gone (MÌm Lct 
ilH! - ati9). 

G[cìcli ist tiier in Drama nnd Erzìililang: ila8S dcr Unga: 
verfolgt wird: dasrt er bei Siegendorf 8chutz fiiidet; dass er 
Mcli dieHem gegcnUber als Fcind Stralenheims bckennt; dasx 
Hiegondorf in ìlim eiiien HpioD vermatct: daes der Uiigar die 
Nattiricht bringt, der Fla»8 f^ei ìnt Fallen. 

Ungleich dagegeit ist: dasH im Uramn Gabur aas eigenem 
Antrìeb zn dem ihm l^giit bekanutcn Weruer kommt. wìthrend 
Kruìtxtier den Ungarii iioch nicht gcschen batte: dane dort 
(labor iiur eìnmat, Iiier der Ungar zweimal Sebntz BQcbt; daes 
Gahor in den geheimen Gang eingelassen \i-ird, wUbrcnd der 
Ungar in der Krzflhlung — wie wir spater erfaliren — naobl» 
Hclb»t dit:8en cntdi^ckt. 

Idenutein er-wcbeint, den Ungarn bei Wenier zn suchen; 
bicbci nmcbt er dìescn letKtcren nnehmais dureh seiwc Frage: 
/ thauld Uke to know, 
In good nooth, if you rtalìy are the man 
That StralenheimS in quett of? {Ili 1. 09) 
auf die GrtìHse dcr Gefahr aurmerkxiini . bevor riricli anftrìtt. 
Die» \»i d(!8 Didbters eigene KrfiDdiing: denn aU. nach der 
Dar]Kto.lÌuiig der KrzSblnng, der Ungar bei Siegendorf Anf- 
oaUmc futid. batte dieser scbon dcu Intendunten fUr 8Ìcb ge- 
wonneti. 

Dio 8Ìoh aDschlieBsende Scene zeigt uns lUrich nach seinom 
Ent»cblQ8»e. Norh hOren wir die Worte, mii denen Werner 
seitie tnnere Krrngniig nicderkttmpft : 



sìng ìli my heartì 

"Il „ougkt to do ìritk blood (1111,100). 



id nnn Ulrich: 



Pause in tacfi petty feai; and alumhU al 
The doubt» that rise like briart in tiur path, 
Bui mwit birak through them, as an unarm'd cade 
Would, Ihoai/h with iiaked Umbe, were the tuoi/ rustUng 
In the «ame IhickH lohere he hew'd far bread: 
Nett are for thritube", tagh» are not caughl so; 
We'll ouerjlj/, or rend them (III 1, 100). 
Welch ein Kontrast zwìgehen dieeen beiden Chiintkteren ! 
tKrgiend» tritt dies derartig in der Erzllhluug hervor. 

Ulrich giebt seiuem Vater einen King, welcher ibm zur Er- 
■Oglìchong der Fliicht diencn soli: ìiuch hiilt er es tìlr not- 
Wendig. dass er selbst eret itach ihni das Schloas verlaase. 
rie. You mutt not u»e it, at Josephine, previous to the depar- 
Itast, ttow; but talee Iure of her non, had rtceìved from 
I» ring. iiir air*' iftmrr a jtmt.i hia handt a ringofvery conHderable 
VtTner, A gemi It tvaii mg prìce. Money he plainìy iearnt 
falher's! from her delail could not ga/ely be 

Plfic, Aud offered to Idenstein; get some vaiu- 

w yoiir orni. With thùi able that ehoiild secare the poagtMor 



you niM»t 
irile the Intendant for his old 

caléche 
^d Aor«oi to pursae your roule 

al sunrise, 
Tajtaitr iHlh mg mother. 
l'frntr. And Icave you. 

Si lattly fo-nd, in pei il tao? 
C'Irli*, Fear nothing! 

IV miy fear were if ice fled to- 

^rthat would makt our lìrs heyond 

alt doubt. 
IVwaieM onty He in flood betmeen 
IJiM Urgh aad Frankfort ; so far' 8 

in our faeour. 
I*< rotile on lo Bohemia, Ihough en- 

cumber'd. 
i iW impa»»able; and iiìieu you 



from hi» ingults mìght, neverihelest, 
ehould Ihe pressure of cireumgtar,eee 
demand it, be prodaced, perhaps, 
loilhoul danger; and he aubviitlfd 
it lo her diserttion, and Ihat ofhis 
fathtr, either to retaìn or dispose 
of the jeicel in quesiion in ang way 
Iheg thould deem most expedient 
.... Freviou» to the last partiag 
btltceen Conrad and hit parents, it 
had been seHifd on both side* that, 
to avoid ali observaiion, he should 
appear under their roof no more. 
Il KOS neeertheltse his intrntion to 
retuain tvithin reach of Ihe laroii, 
whtiher at M — or tUeichere, fili 
Siegendorf mìght reasoiiably be sup- 
pfised safe from pursaìt, Xor irould 
Conrad in thts arraagemeiil admit 
the postibility of hatard to himtelf. 



— 52 — 

A few houra' start , the difficulties whatever the tender anxiety 0/ 

will he he spoke to might dispose thi 

The same to your pursuers. Once moke (Miss Lee 262—267). 

heyond 
The frontierj and youWe safe, 
Werner, My noble boy! 

Ulric. Hush! hush! no transports: 

we^ll indulge in them 
In Castle Siegendorf! Display no 

gold : 
Show Idenstein the gem (I know 

the many 
And have look'd through him) : it 

will answer thus 
A doublé purpose, Stralenheim lost 

gold — 
Nojewel: therefore, it could noi 

be his; 
And then the many who was possest 

of thiSy 
Can hardly be suspected of ab- 
stract in g 
The baron^s coin^ when he could 

thus convertf 

Be not over titnid 

In your ad dress, nor yet too arrogant, 
And Idenstein will serve you 

(III 1, 102). 

Idenstein tritt auf, um Ulrich anzukilndigen, dass der 1 
mit ihm zu sprechen wUnsche; und dieser verlasst min s 
Vater. So ist Werner sofort Gelegenheit geboten, die 
fShrigkeit des Intendanten mit dem Kinge zu eq)roben. 
wJihrend Werner sofort Idenstein das Juwel anbietet, 1 
C8 Kmitzner eine Tangere Uberlegung, dies zu wagen. ] 
gerade in Betrachtungen Uber die einstigen Besitzer des Kle 
vertieft, als der Sachwalter bei ihm eintritt. Er stellt d 
vor, dass es weit besser ware, Stralenheim nicht zu diene 
er doch von dem Barone keine Belohnung zu erhoflfen 
und sobald Idenstein selbst die Wahrheit des Gesagten 
sieht, zieht Kruitzner den Ring hervor. 

Idenstein. Uow ! — What ! — Eh ! Idenstein started xcith astonisi 

A jetvel! Chance, and some commercia 

Werner, ^Tis your oicn on one nexions^ made him a judge 

condition, vaine. He looked earnestly 



ThtU hertafter you per- 
ii Ihrìa ils vaine to redeem it; 'tia 
i family ring, 

B. A famììy! ynurs! a 

gem! 
ìm hrtathtegg ! 
IP«rn(r. You mttet alto ftir- 

é» ho\ir ere daybreàk ttith ali 

i» place. 

««•tei». Bui ia it real?ltt me 

IKmoKd, by ali that'g gtoHom! 

utr. Come, FU truat yottl 
Jm Wc guriis'd, no doubt, that 

I H'o* barn aluve 
1^ priitnt Èttmìng. 
Jitmtein. 1 can'l say I did, 
fKmujk tht» look» like il; thù i« 

the true bretding 
i^joiHe blood! 

, J have important reasona 
Wht mthÌHff to continue privily 
ifyJDurBty htnee. 
ti(»tteiu. Sothenyonaretheman 
n S(ralenA«ini'« m qiieit of? 



hting taktn /or ftini might 
conduci 
ft m*eh embarrasivient to me just 



and consìdered long. The couiU had 
aho coiisidcred iirelibefore he offercd 
it: allhough to hitn il icoald bave 
beenhioiciifromatnidiitlenthousand 
other«, it bore, at he believed , no 
family dìttinction , no appropriate 
mark, that coald ever aseerlaia ita 
originai owner to an indifferent per- 

»on The hitherto toavering 

fidetity o/Ideiistein geemtd ad Ungth 
Oli the point ofheing finally ehaken: 
the count pwsntd the advantage. 
With an equivocai and half con- 
Jidenee, he nou) observtd, "tttat he 
kad kimstlf important reasons far 
continuing fti's joumey, trhoUy re- 
mote ffom any pursuit or priyect 
that Slralenheim might be engaged 
in — a pursuit of ichich it waa by 
no meaus proved that he tea» the 
ohject,althoughthemereeireìimtitance 
of being mistaken far it might very 
coitsìderablyembarrasehim."Siegen- 
dorf, though almost atsured ofsue- 
cesa, KOS not, hoicever, so unguarded 
aa to betray eitktr kia name or co»' 
dilion: on the eontrary, he stilt 
cautioutly veiled both (Mìbh Lee 263). 



t lo the baro 



self hereaf- 



ì tparr both, that I «■ouid avoid 

ali buatle. 
ttn4ltin. Jteyna the man orno, 
'tn not my buaineaa 
(III 2, H)»— 110). 
Bi^ne Zutliuten ies Uiithteri^ und voo lioliur drauiHtiR'lier 
ìrknrig eiiid die zweite und die dritto Scene, sowie der eìn- 
itende Mouolog Werners in der vierten Suene. 
Von da ab biilt sicli BjTim selir eng an scine Vnrlage, 



^^^^^^^^^^^^^^^54 — ' 




The moon in tilt interim had lunt, | 




arni it iraa yet dark; the eounU 






whone anxìety fur tha»t he vai In 






guide, indurcd Atra ti> henlati 












precipilatioH or delay, once moK 






ijuUted the hou^t, lo judge from 






the fading of the ttar» how near t 






tea» to gunrine. He had gatti 






rarnentUj nn themfor tome momenti. 




H Werner. Mark! itbat fiM>c ,« 


Khen, hy tkeir pale and «nrrrlai* 




H that? Again! 


iighi, he *atr (A« bianrhes thaJte w 




^1 The hranekfé iikake ! and erme lomt 


a pari of the garden neareal lAof 




^1 »tonM havt falUn 


af the palare: nome loage atontiftW 




H From goHdtT Urrace. 


from the vali, and a man at Ih 




■ (Wrl» l«p> J«i.n /™« tO. ("r..r.,J 


«amc xnttant wan »een to Uap il 




■ Ulric! tvtr mlctmte! 
K Thrict weicomt now! thi» Jilial — 


the form and »tep perceived thiti Ih 
ittlruiler coutd be no other lAo* 
Conrad. T-iuched leilh thi* pnnf 
nffiìiai anxiely, the aiunt quirktmi 
his pace ; but he tean *tartled >nfi 
the Jierct demeanour and mmamf 
yeMure of At« son. 




(/Irto, Sliif! he/ore 


'•Slup!" Mid Ike latter. in a* 




We approach. Idi me - 


imptriou», Ihouyh »mothered tOH, 




Werner. Wki, Imik y<.u »o? 


and ichih thry tetre yet at nw 




Ulric. liti I 


pactn' diatance. 




Bikold mp folhcr. or - 


'•Btfort we approaeh taeh olAir, 




Werner. Whcl? 


le» «te wkether I Mt my fatktr m 




Vtric. Alt nsm^éin! 






Werner. Imane or inaolenl! 


Sìegendorf paueed in (utonul- 




Vlrie. Jiepli,. gir, ai 


ment ; òul unat-le to undenland hin, 




You prite yoitr Ufe, iir mine .' 


again aduinced tirar enuugh to per- 




Werner. To whal mwt I 


ceive that he tea* tjrtremtly fok. 




AiUKtrf 


and agitated heynnd ali eommM 
eonvuléion» of the houl. 

•'Anewer, at yau value the lift of 
eitherl" again exelainied Conrad, 
mottoning hit father from him. 

"Ineolent young man ! lo i^ot 
ipuuld you have me amncerV 




^f Ulric Are t/nu or are you uni the 


•Are you, or are you mal, 
the murderer qf Baron Slrakm- 






heim r 











- W) — ^^^^H 


Werner. I n,^,r wa, yH 


•'/ira» never yrt Ihe murderer of ^^H 


Vht mvrdtrer af any mim. Whnt 


any man", rejilied the conni, fiercely; ^^H 


mean you? 


n»d gtarting in hin turn some pace» ^^H 


Vlrie. Did you mt thit mtjht 


^H 


(a» the night befnrt) 


— ''What i3 H you mean?" ^^| 


Xftract the ntcret pasnagrì' Did 


"Uid you not laat night euter the ^^M 


you not 


secret galiery? Uid you not pene- ^^H 


Jlgaim revinl Stralenheiln'/i cham- 


Irate to the ckamber 0/ Stralen- ^^H 


btr? and - 


heimi" Did he" — and hin voiee ^^| 


(((.1^ ,™u..-..j 


tuddenly fallered - ^H 


yWtrn*r. Procecd. 


"Did he not die privately by your ^^M 


Vlrie. l}udhtuothyyoHrhat>d? 


^H 


W*rntr. Greal God! 


The count, leho al Ungth com- ^^H 




prtkended the horribit mystery in- ^^^H 




cluded in hit son'» mord/i, tarntd ^^^È 




pale and aghant; trhile Conrad. ^^^M 




hending dittruntfuUy foncard, gaied ^^| 




at kim as though hi» vtry soul would ^^^M 




have patsed through hin eyee, in ^^^M 




arder to aseertain tìit Dature 0/ the ^^^| 




tmotion kis father mistaincd. The ^^| 




tran and qwvering eountenunce of ^^H 




Ihe latier epoke a language not to ^^H 




he mìsunderslood. ^^H 


Vlrie. l'tìu art innoctnl. then! my 


"YoH are then innotent?" said ^^H 


father 'a innocent! 


Conrad, «mphaticatly. In term» ^^H 


ÌSmbraet mt! J'w, — your tane — 


fearfully solewn, Ihl count uUtred ^^M 


youTÌuok — ytt^yts.— 


alt impreeation on himself, if hit ^^M 


Vet w, m! 


hnnd had ever exevuied, orhìtheart ^^| 




l'Onceived. a project of deliberate ^^H 


CoHCeived ddiberatety such n 




thoìight. 


^^H 


fhit rathrr Ktrone ti> trample back 


^^H 


lo hrll 


^^H 


SbcA thought» - ./ eVf thcy glared 


^^^^^H 


a moment through 


.^^^^^^M 


ne irritation <tf my nj-fre^eid 


^^^^^^M 


tpirit ^ 


^^^^^^M 


Vny atanr.a be nhut far ev^r from 


"^^^^^H 


my hopt» 


^^H 


S>fn»» mintryti,! 


^^M 


l'Irte. Bui Stralenheint >» dead. 


''ISaruii Stralenhtim is, hoipcvcr, ^^^H 


ir«rj.«r. •Ti^horrtbh'.'ti^kidtou,, 


dead," continued Conrad, after a ^^^È 


m Hin kalefttl! - 


long aiid gluomy pause. "/I in post ^^^H 


but lehttt have 1 to do mih IAt>? 


doubt that Ai'# chamber hot bem ^^H 



Vtrie. Xo boli 

Jm forcedj no violcnce can he dt- 

teeted, 
Save on tiis body. Pari of hig oan 

household 
Bave bten alarm'd; bui as the In' 

tendant is 
Ab»tnt, I tnok upon m;/erlj' tht care 
Ofmusttring Ihepoììce. Hi» cham- 

btr has, 
Past doubt, been enter'd eecrttty. 

Excuse me. 
Jf «ui(ur« — 
Werntr. Oh, my boy! fchat un- 

knoum troea 
Of dark fataliiy, Uke douds. are 

gaihtring 
Ahove our haute! 

Vlric. My father! I acquit you! 
Sul wili Ihe vorld do àti? WHt 

even the judge, 
If — bui you jniMt aicay thU in- 



Weri 



No! 



ni face it. Who thall dare lugpect 

mei 
Ut rie. Ycl 

Tou had no gueste — no visilora — 

Breathing around you, save my 
molher's ? 



Wer; 



Ah! 



Ute Hungarian ! 

Ulrie Heiigone! he disappear'd 

Ere guntet, 

Werner. No; I hid him in that 

vtry 
ConceaVd and fatai gallery. 
Vlric. There Pll Jind him. 



getretty rntered thù night. Yti ne 
bar hae been forced — no i^pear- 
ance of violence it to he ditorertd, 
gave o» hig pergon. Hit houiekoli 
has been atarmed — the intendala 
■> etapijied in a aecond debaneh, 
and ÌHcapable of exertion. I, thert- 
fare, tnok upon mygelf the care of 
gUTumoniiig the poUce; nature ani 
Jilìal duty tiiugt plead my partltt 
if" — he gtopped in a tane oftMmf 
emotìon. Sìegeudorf. trho, in ìtt 
imperfect expresgion , at onci eom- 
prehended alt the ternble itmgglu 
thal voiM noi faii to arise, at guA 
a juncture, between nature ani 
hoHour in a noble mind, agitaiei 
with the eunseiougnesa of hit wn 
degraded situalioa — the affecliag 
coHtra»l of hia aon'a virtuea — the 
danger — the disgroce — the ia- 
famy he aaw prepared for Ihem alt, 
threw himaeif upon the neck of Cùit- 
rad, aud, for the firat time in hU 
lift, wept biiterly. The languajt 
oftruth carrìea vnth it an eloquente 
thal is rarely doubted, and Ib \ 
conni rtad hig acquittal in the egft 
of hia son, "Yet you have M \ 
gueata — no domestica — no B«f- 
torà." said Conrad, in a font tf 
rapid iiiterrogatian , aa hia mind 
seemed atill tagerly tu invalve «" 
ihe possible chancea of danger frem 
the fatally mygterioug patsagt- 
Siegendorf gaddenly etruck hii 
haiida together, and repeated IM 
name of the Hungarian. 

"Ile ia gone! — He tcenf y 
day !" 

"No! — he retumed!" 

"When? — at what tii 

"Laal night I" 

"And he glept —-" 

"In the only ehamber I l 



ùffer hit) 



- the laet , and daiige- 



Conrad, wìthout apeaking, made 
a hatty and impatienl motion lo- 
wards the house. 

( too late," iaid the count, 

Hopping him; "you itili only terrify 

your molher; — the Hungarian i> 

goner' (Miss Lee 2tì9— 270). 

aneli nodi tlber diescn Diaing hinaus. der ,ja mit dem 

rHch zwischeii Werner und Ulrich so vielc Alinlicli- 

eìet, nimmt hier das Drama uufdie "German's Tale" 



n i> tea Me: he had te/I 

t (IH 4, iiu-ii:i]. 



Fly! and teare mg name 
ih the Hungarian' s or 

pre/trr'd as pooreul, 
t brand of bloodthed? 
Ptham! leave aiig thing 
■ falher'» tovereigntg and 

yoft have golongpanted 

and in vaia! 
ti You leave no name, 

»ince tbat you bear 

Most Irue; hut stili 1 
tDould noi have it 
in erimtott in men's me- 

Ihis ttiOit obnenre abode 

< starch — 

will provide against 
' CilM touch yau. ito one. 

knowa yoii hcre 
f Siegendorf : Jf Iden- 

'tig hut guspìcion, and 

he 18 
e folly nhall hai\e such 

emptoguient, 
he unknoan Werner ahall 

give vtay 

thovsihtt of self. The 
I. (./ e'«r 



It was Siegendùif who noie stood 
the devoted victìm ! more surely so 
bg the destrvction o/hi» enemy than 
by the bitterest rancour ofhiilifel 
Vainly did the removal of that 
enemy clear front his path lite sale 
obstacle to honours and lo fortune! 
Between him and ali that he couìd 
claim, ali that he eould hope, a 
bìack and dreadful chamn had 
opeìied, impossible, aa it appeared, 
to pota: fot where mas he to Jind 
the Hungarian ? Hmv prove the 
crime iipon him, or, trhen proved, 
exonerate himself from the charge 
of beiiuj at leant an acceàsary? 
Conrad, through tvhose imagination 
these and a thousand othtr difjicul- 
ties and dangers were tumuttuously 
runhing. yet savi, and poinled out 
trith that tigour vkich marked Ma 
eharneter, Ihe favotirable chance» 
that rewained. Obseure and un- 
knoton OS Kruit:ner Kas, what in- 
dividuai at M— mas to suapect in 
him the prinoely fortune» and here- 
dilary diclinctione of Count Sìigen- 
dorf? Who eould divine the con- 
nexions between hi» fate and that 
of the hamnf Who iras likeUj, far 
a time at least, to dincover the pos- 
sibilitg of Kruitiner's effecting the 



Laies rtach'd thi» mllnge) art alt 
Wìlh (he late general war of thìrly 

Or cnisk'd, tir rifin;/ tlùipl;/ from 

the iluel, 
To wAiVA the march of annies Iram- 

pleil lhr7ii 
Slratenheiin, althoHgh nohk, ù un- 

heeded 
Ilere, *ave at nuch — trithout iand», 

infiutnce. 
Bave what hath pen'uh'il Kith hìtii; 

few prolong 
A week fieyn«rf thtir fìineral riUn 

Ihtir nruii 
(yer mcii, unirti/ by itlalivfg, u-liute 

1» roufcd: such in uni here the 

catr; he ,Utd 
Alone, ttaknown, — a «olilary grave, 
Uhteurt a» hi» degeil», tptthoul a 

acuteheon, 
It ali he'll have, or trant*. If 1 

discover 
The aenattin, 't ivill he wetl — if 

nul, lietìeve me 
None cine; though ali the full ftd 

train of aitniah 
May howl above hh ashm taa 

tkey did 
Around him in hi» daagcr vit the 

Oder). 
Wìtl m more iitir a finger no»' 

Ihan the,,. 
Hence! heneei I mu/it noi hear your 

anstfer — look! 
The «tar» are rtimngt faded, and the 

Beging tu griiile the block hnir iif 

night. 
Yoi* Khan noi an/iirer — l'aiduii 

me, that I 

Am pcremiitori/ , 'ti* ;/iiur a'ih thiit 
tpenk». 



crime, nr, u-hen ditcotered. fiiid a 
due nufficìentty uneqtUvocal taguidt 
him througk that inhì/rinth in «hidt 
the nulhn pridr and brooked polir ji of 
SlraUnheim, together tnth the my- 
uteriou» aituation of hi* adtertaiy, 
had placed them bothì . . . U 
leu* equiilly clear lo bolh that Cai- 
rad must remain; tìnee, liy becomiiui 
the eompanion of thtir flight, ti 
tcould al once have expoted Ui 
connexion beticeen himnlf aud hit 
family, and doubied thr. dangtr of 
alt: nor wae he of a rharacllr l« 
iihrink from dangtr in any far», 
muihleis in thal remole and doabtftl 
une u'hich alttndrd hit utay. ìlu 
tiiiimenl the nerret door» of con- 
manicatimi iivre dùicnpered, u 
during the minute rexeorche* of Iht 
police they iaevitably mud li, 
Kruitiner and the Hungarian mnilit 
alike bteome the dtcided objteU af 
KUgpicion. The attive charaettr 0/ 
Conrad might yet flnd incanì te 
trote oat tht reireat of the latUr, 
and »hoHld hi» OWH relatininhif I» 
ike former remain untuepteied, u 
there tran every rtason tu tonehìi 
Il wrmld dii, he might inlhiMt di/- 
fldiUy *n mindireet puriuiì, u 
malFrialìy lo favour the flight u( 
hin fathcr. With a eentt of hawA- 
tiation that could not hat bt ^w'm- 
fnl, he kimtelf pointed nut A«« 
tireuinalantt: and waa rnlueed 
with whatever rtluctance, to (<«d 
the demanda of a nice Imi ne<»j 
ìmnour, in thr. tender and inditf*^» 
mbir dulie> nf a mn (Mìm LeeaTC 



d 



Tour long-Iost, tate-found son — 
Ltt's cali fiiy mtither! 
Softlj/ aad neiftly sttp. 



t'iric, To «ave a faiher is a ehUd'» 
c/ut/ h0H0urflUi,\n-V2:i). 



Vierter Aufzug. 

LSnget schon habeu leìeht biiigoworfene Aueseruiigen. Ver- 
matungen und BefìJrohfnngen dt'n Zuschauer ahncn lassen, d&m 
Ulricli. etolz niid l'del iii Anftreten «nd HatidlungsweÌHe, doch 
Dicht frei vnii venveiflìcheD Bezìeliungen zu jenen òlack band» 
»ei, dt'ren gerade Gabor zuerst KrwahnuDg that. Andererseits 
maciste es aber ale notwendig erscheinen, dasB UlricL die PUine 
des Feindes zer^forp, nnd trotz der Uberraechendeo Garteii- 
8i'*ne, welche Ubrigens ja dcr KrKÌihlnng cntlelmt ist, war iiiciht 
amcanehnien. dans er die Erst-blagnug Stralpnheims ungescheben 
wdnscbtc. Dureh wen aber fìei dieser, uud was ftìlirfc Ulricb 
ioni Verkebr mit GaborV Wir treten mit bober Spannung der 
beginuenden Handiung dieeew Anfznges entgegcn. 

Werner ii^t bereits mit Ulrich in don Palasi seinea Vators 
eingezogcn und hat als Herrscber die Liebe seiner Uiiter- 
thanen gefnnden, wenn aucb der oder jener gcrn der frUheren 
Keit gedenkt. Uiricli aber, ein Held dea Krieges, erregt die 
Bewundemng dcr Diener. Und doeb mussten wohl mauchcD 
TOn ihneii Bedenken aiifeteigen. wenn ^ie in seiner Umgebnng 
Lente Baben, die so wenig Vertraaen erweekten. MitdemZwie- 
ge«prfiefae zwisehen Ulricb und Kudolf aber und vollends, 80- 
bttld wir htìren, wie Siegendorf «eiuen Snhii vor dem Umgange 
mit Rudolf ivamt, wird es una zur bohen Wabfscheinlichkeìt, 
dapsiriricb ein Mitglicd der bluck Ixinda wt, mit ihm aber aneb 
Gabor, sein frllhcrer Begleiter, 

Sehea wir nun, wieweit Byron eich in der Einleitnng dieser 
Snwerst wichtìgen Scene an ideine Vorlage anlebnt, 
Eric. So, l/etttr timt» are carne Hin(Siegendtirfgìrelurnthcrt;ata 
al I(uf; to Ihege crisi» so IMU exjiectedjseemcd tri upC' 

Old ioallii ncic masUra and hiijk rate like, a c/utrm upon everij indi' 
KUBiiail, bulli vidual within the statrs. Crmi'da 

A long dtsidtratum (IV 1, 124). to whuin he toat pertonatly unkaowii 



60 - 



Eric. Aa yet he hath been cor- 
teous a8 he's bounteous^ 
And tee ali lave hini. 



Eric. ^^Vì O'S I said, 

The wara are over: in the hall, 

who like 
Count Ulric for a well - supporied 

pridey 
Which awes bui yet offenda noi? 

in the field, 
Who like him tvith hia apear in 

hand, wlien, gnaahing 
Hia tuaka, and rippìng up from 

right to left 
The howling hounda, the boar makea 

for the thicket? 
^Vho backa a horae, or beara a 

hawk, or weara 
A atvord like him ? Whose pluvie noda 

knightlier? (IVI, 125). 



llenrick. You can't deny hia 
train of followera 

(But few our native fellow vasaals 
barn 

Oh the domain) are su eh a aoi-t of 
knavea 

Aa - (IV 1, V2V,\ 



haatened to greet him. Nature her- 
aeìfaeemed to welcome hia approach, 
and to put forth the lovelieat colours 
of her lovelieat aeaaon, Joy, acciai 
mation , and an enlivening apirU^ 

puraued hia footateps Thi 

caatle waa preaently filled with in- 
numerable retainera; together tpith 
ali the pompf civil or military^ of 
a baron of the feudal timts ; and it 
waa at the criaia of univeraal feati- 
vity that Conrad arrived to par- 
take it. 



Conrad, after the firat meeting 
between himself and hia faiher, had 
been little at the caatle of Siegen- 
dorf, Hia m annera, when there, 
were forbidding ; hia communicatims 
cold and unaatiafactory : he sougkt 
no intercourae ; he deaired no con- 
fidettce; he delighted only, as 4t 
appearedy in auch aporta or exerciscB 
as tvithdrew him from hia parente i 
and behind the more prominerzt 
featurea of hia character a discerrm-- 
ing eye wight perceive some, ichi€yh 
thrown, as it were, into dark ahad<^MjC 
inspired an apprehenaion the mc^T 
acute from their very indiatinctn ^^-t 
(Miss Lee 274). 



Die nachste Scene tìllirt uns eìiicn beile lUcnden Srliritt 
■weiter, wcrni niis aneli zuiiifclist die Frage Hudoll'w: 
I thouffht yau loved the lady Ida? (IV 1. 131) 

nberraecheii muss. DenD wir wisHen noch nichts von einer 
Tochter StralenlieiniB. Sehen wir aber davan ab, dasH erst 
hier das Auftreteu Idas vorbereitet wird, eo werdeii wir bald 
erkenne», da&s dieee RoUe von hfieliwter Bedeutoug ist. 

Hier war es dera Dicliter niclit bioss darum zu tbun, to puf 
more love iato the play, (wìe ìm ^SardauBpalus"). MitderAnf- 
talune eiiies neuen Cliarakters ergabeii xicb anch wetieiitlich 
neue Beziebnn^en. >Siegendorf hat Ida 7,u sie.h genommen, to 
àail her os Aia daiighter (IV 1, 132|, und will sie mit seiuem 
Sobne rermiiblen, So wird es ibm der an Kiiidesstatt an- 
gcnommenen Tochter Stralenheiuis gegenllbcr zar Fflicht. mit 
der RestrafoDg Gabors, als dea Termcintlichen MOrders, ihren 
Vater zu rìicben. Dies nun als Grund im Verein mit dem 
morali scile n nedUrfnìs sicb seibst §;egenUber, anch an einein 
entlegenen <.>rte denNamen, welclien er dort gefllbrt, nicht un- 
gereelit befleckt zu wisseu, iJiBst e» weit natilrlicher erscheiiien, 
wenn d^r Graf vor der Fcstnehmung dea Ungarn keine Hube 
finden kanu, ai« die Motiviemng in der Er/.iihlung. welcbe nnr 
darch das letztere jener beiden Momente gestUtzt iat. Anderer- 
seits aber muas eich Ulrich iu seiner Braut stets an den Y.t- 
Bchlagenen erìnnert fiìhleu. Und sebeint nns nicìit in Sprache 
Bnd Verhalten Ida gegenllber ein unfrciwilliges Gestìtndnis ge- 
heimer Schuld bei Ulrich ziim Ausdruck zu kommenV Somit 
hat der Dichter jene beiden Fragen. welcbe in dicsem Akte 
die Herbeifìihrnug der Katastrophe bedingen und fordern follen, 
in ihrer LOsung gebracbt, indeni er hicrzu eigene Mittel erfand. 
Dsmìt aber die tragische I.iisitng als ganit und gar nnerlSes- 
Hch erscbeinc, nabui er aueb noch eincn weiteren Umstand 
•of. dea er wiedcrum in der "German's Tale" t'iiud, Ulrieb 
(Kourad) musate zu erkenncn geben, dass er seincn Vater iiicbt 
Jiebtc, dass vìclmehr allea , weh er iìtr dieaeu getlian. unter 
dem kalten Zwange der Fflicht geschah Und anch dies hat 
B^TOO darch die Beziehnng zwiscben Ida und Ulrich bewirkt. 

Ulric. Couiit, '((« a «larriage of ijoar mahiny, 

So bt il of your wooing; biit lo plraae i/oa 

I inVl HOir pay my dati/ to my mother, 

With ichtm, you knoic, the lady Ida ia — 

Whtd vouìd you have? .... 





- r.2 - 

Sitgendorf rtctaw. Tuo muchi — 

'J'oa much of duty and too Utile love! 

Ih pays me in tht coin ht owtH me noi : 

For atich hath beca mtf toayward fate, I eouU not 

Fuljil a parent'a dutiea by hìf fide 

Tilt nov>i bui lovt he oipm me, for mj/ thoughtK {IV \ , USIUtjTÌ 

Diesel) gleiohcn /weck erreiohte inilea Mìkk Lee anr cine 
nndere Woìkc. 

The paitt. il quìcklj/ appeared, had not faded fiom the recoUrcUn» 
II/ Conrad in tht game degne it teemrd to tiavi dnne frani Ihal ùf Ai'i 
father .... The rrent» that yet reniaintd to bt rrlalrd by Conrad wrtt, 
indeed, of a nature aijain to darktn the imagination of both . 

'Tht patt aetmed too Hrongly inijirewd upon his (Conrad'») «iM 
to permil hi'm to Ione tight of ■'(; and Sitgendorf. mho. in the (iiniu/tviMi 
tucctttion of fttlingf itieident to hi» atea ehange of fortune, had luri 
for (I limt the biltemeM of rrtioipeelion *o long tht hubit of hi» htart, 
yet knetB u-ell hnw to alloir for it in that of hit ton . . . . Sitgtniarj 
had ditctrtimtnt enoagh to trace in tht tender eonrideiation (A«» *Amm 
by hit tot a proud repugiianer- to tht avoital of thoir dtgradationa ahìài 
lAe cÌTcum^lance» of his tìtuation had obliged him to tuhmìt lo: bui H 
wat an allowabte pridei il had yieìded only to the taftly of ht> falkir, 
nor could the lalter retolet lo ixfort a farther iiaerijìce frtm il (XIm 

Da solite niit eiiiem Mali; diis Verhaitiii» zwÌBchen Valer 
unti 8o)in duruli einc Kntdfckun^ fidi imdcrN K<^Htulteii. Sìegta- 
dorf iHiid, seiiicH Valeri* l'iipiere durelilei^end, den (ìruiid mim 
ciiiHtigcn Knterbung: dieue wur liuiiptsachlicli durcti Kunradu 
Flucbt uQH dem SchloeHC, wovon Siegeiidorf jetxt zum erxteii 
Male erfulir, veranlaast worden. Voii nuii an begaiin derGruf 
»n der Liebe seincx Holmes za nweìfelu. 

Conrad, ever meditative and tìlent fram the firtt hour ht had prl- 
tented himstìfto hit parents, had on the »eeond occation, homever diferint 
the drcumttaiirrs, manifetted the «ame reserve, the same ahtlraction, Hi 
samt haughty distrust. Ht neither apprared to gtee nor take joy; ttrrj 
eye had sunk hefore hit. and every voice had betn hushed intu sitt*»- 
Neither his yoalh, the grandtar of hi* pertoit, nor that tutlre n^itìk 
uttends the righi» of an heir, had crtaied any exultation at hit prrttnei. 
Hvtn the mott indulge»! of hit parentt had ditcoeerrd that ht WM lUt 
beloved; and the feeliagi of both had secretly astigncd the reato» —U 
was not capatile of loving (Mtas Loe 27(i), 

Die Scene zwÌMclien Siegendorf und dem Frior Albert lut 
gegrlindet aiif fblgende Htelle in Miss Lee: 

Amid rtjleetiont thus gralifying, the eount eouid not forgrt thallWB 
act» of sei/httmiliation yet rtmained to befutfitltd, before he wUm 



- 63 - 

zharge the paxl from hin mind. as fally to cnjoy the future. The gold 
if the miserable Stralenheim was cankering oi hh hand* and in hin 
hcarf. Both pride and senmbiHty itnperìously demanded itt immediate 
application to some piou» purpoee ; and it waa aeeepled with giatiludc 
by the religiou» of a neiyhbouring eonvent, The person and charatler 
of the donor tetre tiot uiiknoien there, and they believed thal God va» 
talUng home lo himneì/ a penitenl , whoiie lieentiotu li/e ej.torted frcm 
Aim this atontinent (Miss Lee 273). 



Fiinfter Aufkug. 

!)er Scblus^akt (Ics StUfkes wird dnreL zwei kllrzere Hcenen 
igeleitet. Die erstere weÌ8t mit dem Zwiegespraebe zwi»clien 
rnhciin und Meister anf da:^ >Sucheii nach Gabor hin und la^st 
Tertnnteii, dase der Ungar bald erechcinen werde; mit der 
d^nden aber Rchafft sich der Diehter Gelegenbeit, die V'or- 
la seines Helden kurz vor dem Eintreten der Katastroplie 
oehtnalB in hellstem Liehte eracheineu zh lasi^en. Ulrieb bat 
seines Vaters beBondere Bitteu hin aii dem glauzendeii 
'riedcnsfeste zn Prag teilgcnomiuen und — wie er mitten unter 
BtolKen Hchar dea jungen Adeltn stand, 

Did you ever tee 
Aughl Uh' htm ? Iloie he tower'à amongat thtm ali ! 
jo mft Ida in der gltlckliclien Erinnerung ans. Und docb ^ 
Venn sie so ^anz ihrer Liebe tticb biugiebt, 
But I can nrver 
Shape my thoughts of htm into word» lo him 
Beeides, he »omelÌmes friijkttns me (V 1. 15:)). 

Ancb in der Erzìiblung knUprt sicb die Schlusshandlung 
i da8 Fest, welcliee in dem berrlìeb gescbmllckton Prag an- 
sslicb de» Friedenascblusses gefeiert wird. 

The bingdom, lorn by a »erie» of fierce and hìoody conteet», prepared 

Ungth to enjoy the peace for vihich it ardtnlly panted .... vi day 

if/Mivily ira» named: »olemn thanks and every ceremony relìgiou» or 

ttrr appointed to attend it The rank and indìtpensable duties 

'^tke tonili ealled htm early front hi» palate; though a fluctuat-ng Uate 
^ htalth, and a deep depresuion of spìrits, little disposed him to share 
■J* cxtivity he fouud abroad. At suni-ise every windnw of the city had 
w« ittorattd uiith Jloieere or »lreamer» (Miss Lee 218). 

Von der nScbsten Scene ab folgt ina Drama der Erzfiblung. 
*ii"ere Nebeneinanderstelluug erRtreckt sich auch bicr ziinSebst 
II bie ZQ der. Stelle, mit welclier Maginn seinen Vergleich 
•leder anfnimmt. 



^ ^^^^^^H 


Siegtndorf. 1 have men tke 


■ 


murderer. 


V 


VI rie. Whow?whtref 


^ 


Siegtndùrf. Tht Bangarian. tchu 


1 


»Uk Straltnheim. 


_J 


Vlric. You dream. 


^ 


Siegendorf. l iwtl and an J 


■ 


lite. I sau> him - 


■ 


Btard him! He dared lo utttr eten 


■ 


my name. 




IJlrie. What nane? 


1 


Siegendorf. Werner ! 't km mine. 


■ 


Vlric. Il rnunt be m 


■ 


Ko more: forget it. 


■ 


Siegendorf. Ntver! neverì ali 






■ 


Il wiU noi be engraved u/ton uy tomb. 


■ 


Bui it may lead me lltere. 




1 Ulrie. lo the point — tke llun- 


from the posture in Khieh hi U 


\ garian ? 


mechanically contiiitied. tht CMiil 


Siegendorf. Liaten! The church 


irne at lenglh rouned by tht nA 


wa« throng''d; Ihrhymn vaa raited; 




"Te Ueum" piaied from yalioat. 


grand burrt of the Te i>««. 


ralker Ihaa 




From choir», in one great ery of 




"God be praiaed" 




Far one ilay'is peate, effter (Ance 




ten dread yedm. 




Each hloodier (Aait the foi-mir: l 




aroM, 


He arate vtith the reti: (db* 


Wilh ali the nobU», and as 1 look'd 


casting hie tye from tht cimili 


doicn 


nituation in ichieh he etnod, HpM 


Àlong the linei of lifled face», - 


the long though dintant i>nc of 


from 


human fate» beneath, h' mdittìt 


Our baiitieì'd and escutcheon'd gal- 


faneied he «Aie that of the Bu- 


Wf,. 1 


garian amongst them. J mìa 


A'fl», like a fiaah of ligUemng (for 


obecured the siijht of Sìtgtxioi}. 


I «ou. 


and a shock Uh that of el«ctr^ 


A moment, and no more), tchat 


ran through hi» frame. So Imf, 


itruck me eighlUna 


indred, had brrn tke abttrattien ^ 


Toall (he— the Huagaiian' sfate; 




I yrav 


senses was atmost tao migUf 


Sick; and wben I rtcover'd from 


his bodily etrength. Sy » tif» 


Ihc mUt 


effort he recovered Ai* pOH 





5 — 


rCi about Hiy senseg, and 


jiercrjition, and aiiain eagrrlg louked 


again 


fnrteard. Bui the crowd had in the 


H>n, 1 saw him not. The 


interim moved tou'arda the gate*. 


thamktgMng 


Tht meag and pressure causcd everg 


and «M »arch'd back in 


tpace to be immedìattly ocntpird 


pnemion. 


6y MVi CQiatrs, nor couid the moti 




penetraling gaie oaceHain the place 




or/eatures «fan individuai! Those 




turbulent passionn, once no habitual 




in the character of Un count, noto 




impntientiy ttroee again to frurof 




foith. Vainlg, however, did he 




look above. around. beloK, /or some 




tn/mpathinng bofom. some ansmring 




ege, that coutd at once catch and 




eompreheni ali that his laould have 




convegtd. Encumbered leitìi pomp 


f*^ 


and emplg dislinetion, he found i( 


^^^^^H 


equallg impoisihle to quit his owa 


^^^^^^^ 




^^^^^^M 


Conrad from the distata one in 


^^^^^^H 


whieh he was stationtd. The train 


^^^^^^V 




^^^^^^K 


aad the count tras reduced siili lo 


^^^^^^^ 


moke a pari of that pageantrg to 




which both kis sensts and his toni 


"ontinut. 


mere ulike insensibte. Il at Ungth 


or/. When we rearh'd 


reached the river. The broad tx- 


the Muldau'» bridge. 


panse of the Muldan vas covered 


M crowd aboM, the num- 




htrhs» 


tchieh displayed thtir tteamers to 


Htt'rf with TtvetUr» in tìteir 


Ihe SUN, and with incessant molioa 


beit garba. 


daiiled the eye hg their brightnrss 


at aiong the glancing tide 


and varietg. 0» the summii of the 


beloK, 


bridge, itseif a tubtime and com- 


ated Street, the long arrag. 


manding epeclacle, the tleiiated 


ng music, and the thun- 


banners of the naiìon were setn lo 


dering 


pass, escoried bg the yonngcr nobi- 


iUtrg, which Mem'd lo bid 


litg; while tlie thuniier of their 


Hd loud fareweil lo Un 


music, which. loith a more gprightty 


grtat doingt. 


movtiaenl saeUed abom the pitch of 


lord* o'tr me. and Hit 


**■ wtd aiid iinpimiag solcmnity 


trampUnge rmnd. 


latehj iintiiiiieil, icas now 




Mie truinpliag 


!.. «Il - alt co»td «,- 


•'■■ confused 


^H^ isr cwjuul.. 







|BV 


^^H Chaiie this man frnm m;/ mind; 


ahoute of a multìtude tolfl 


^^H althoM'jh my Mme» 


paH*e reni the air u-ith j'ojl 


^H No ionger htld him palpabU. 


mattone 1 fl 


^H Ulrie. Ì'OH naw him 


■ 


^^H No more, thenf 


1 


^^H aitgendoTf. I loot'd, as a ttying 


Siegendorf, after eabd 


^^1 


nuing to ttrain hi* powafl 


^^^1 Lookn at a draught »/ water, for 


in tearch of the HungartìM 


^^M 


thcm, at length. on the M 


^H But Hill 1 taw him noi; bui in hi» 




^^M «Uad - 


perior stature among the reti 


^^H Ulne. m,at in Aie Mmdi' 


though to erchange a atngle 


^^H Siegendor/. Mg tge for ever 


waa beyond alt force <4 eieii 


^H MI 


anjiioua father darled hit «} 


^^H Vpon your dancing crert; the 




^^H loftiegt. 


he eould make the perlurbtiM 


^^H Ah oh tht lo/tim and the hvelieet 


of hia ovn botom knoten fl 


^^M head 


hit «on. fl 


^^H II Toat the highesi oflhe. »trtam of 


■ M 


^^H 




^^H Whith overfioic'd the glittering 


^È 


^^^H utrieU of Prague. 


^^^^B 


^^H Ulfie. What» thi» lo the Hun- 


^^^^^ 


^H 


^^^^H 


^^m Siegeniorf. Mueh; for I 


^^^^H 


^^K Jiad atmoHt then forgot him ih 


^^^^1 


^^B my 


^^^^H 


^^H tVA«n juH a» the ArtiUtry ceated, 


^^^^H 


^^H dilli paused 


^^ 


^^H The Munic, and the erowd embraced 

^H .r. 

^^H Of ahoHtìng, I heard in a deep, 




The „a»ie of Kruillnt 


^^H loU! 


lated preciietg ùl tkis i« 


^^^ Dittinct, and keentr far upo» 


Ihat low. deep, and MA 


^H niy ear 


ufhichmaktaitielfhtard» 


^^H Than the late Cannon't Volante, 


general clamour, ruddtid 


^^H thia word — " Werner!" 


the altention of the conni 




aufjieient pretenee of M 


^^B Vttered ìiy — 


eoXlect that hg TttognM»^ 


^^H Siegendùrf. Uim! I turn'd — 


he identijied himnif, . 


^H and law - and feti. 


lurned hattily tounrdt É 


^^H Vlric. And Kherefore? Wtre you 


and within the dietaneé 


^^B 


feic paces again behetd 6 











^^^^^^^^^^'67 


■ 




hia country, and fixed upon the 


^M 




eount a gloace so atarming aa cau- 


^^È 




eed the keart of the latter lo start. 


^^M 




aa it were, from ita place, and in- 


^^1 




volnntarily lo stand upoit the de- 


^^1 




fenaive. Siegendorf perceiving him 


^H 




again about to escape among the 


^H 




tnutlitHde, stretehed out hìs arm to 


^^H 




detain him; but the strong emotion 


^H 




of his oion niinij caused him at the 


^H 




same moment to «tagger; and aa 


^H 




the aceompaayìng changt of comi- 


^H 




tenanie announced an indispoai- 


^^H 




tion that al mot t approached to 


^H 






^H 


* 


atrued. 


^^H 


tiigtndor/. The o/fidous care 


Ihe seal of thoae near made tkem 


^H 


PfIkoM around me dragg'd mefrom 


press closely around; and bifore 


^H 


the >pot. 


hia powers of recollection retumed, 


^H 


Suiag my faintneas. ignorarti of 


he found himsel/ dragged. not 


^H 


ihe cause: 


tnerelg from the apot, but evenfrom 


^H 


T«, too, were loo remote in the 


alt prohabìUty of regaining it. 


^^H 


procesaion 




^^^1 


(fh old Hoble* being dieidcd from 




^^H 


tkrir children) 




^^^H 


A aid me. 


^^H 


^^H 


Pir.c. BHt rii aid you now. 


^^1 


^^H 


BujtHdorf. In what? 


^^1 


^^H 


V\rie. Jn aearching far lh,sm<in. 


^^H 


^^H 


or — When hcs faund. 


^^^1 


^^^H 


na( thall we da witk htm 9 


^^^1 


^^^H 


iitjendùrf. 1 know not (hai. 


^^1 


^^H 


Sirie. Then teherefort seek? 


^^1 


^^H 


^i3tr,doTf. Secaute 1 cannai 


^^1 


^^H 


reti 


^^H 


^^H 


RU *« M found. Ria fate, and 


^^1 


^^H 


SlraUnheim's. 


^^1 


^^H 


^i ourt, Btem inttrtwiated ; nor 


^^È 


^^H 


can be 


The events of the morning wen 


^^H 


umtWd, till - 


ahìiost driven from his thouyhta bg 


^^1 


f&Un- in Alltndanl.j 


the deep and varied corUemplationa 


^H 


tttniant, A ulrartger. to icuit oa 


that engrosaed Ihem ; when hia do- 


^H 




mestica, in anitonndng the npitat 


^H 


Afjdtdor/, »-ho? 


of a hlranger to aee him, at once 


^^1 


^Iiniant. He gate ho tiame. 


recalled the Khole. The eount, ttiuek 


^1 




_J 


d 



— 68 — 



Siegendorf. Admit him ^ ne*er- 
theless. 

(The Atténdant introdueti 
Qaborf and a^itìtoard» edcit.J 

Ahi 
Gabor. 'Tis, then, Werner I 



Siegendorf (hauyhuiyj. The same 
you kneWy Sir, hy that 
name; and you! 

Gabor dookiny around). I recognìse 
you both;father and non, 

It seems. Countf I have heard that 
youj or yourSf 

Have lately been in search of me: 
I am here. 



Siegendorf. Ihave sought yoUy and 

havefound you ; you are charged 

(Your own heart may inforni you 

why) with 8uch 
A crime as — f/'« jtauie$.) 



ìoith a nudden conviction that k 
was on the point of receiving wm 
tidings of the man he sought^ cfm- 
mandedj without hesitation^ ihai ^ 
inquirer ahould he admitted: tk 
folding doors tvere instantly thnm 
open by his attendanti ; and, to ik 
utter astanishment of Siegendorf^ 
the Hungarian himself appeartd tA 
the thre8?u>ld He advanced afa 
8tep8, and then looked eameifii 
around, with the air of a man «Ac 
receive8 a deep impre88ton from ik 
8cene before him^ though not ezaeUi 
that of common or vulgar iurpri» 

Conrad y 80 lately enUred 

had not yet thrown aside the hi^ 
military piume or (he sàbre by whkà 
the younger nobility had been unM 
ver8ally distinguished ; and the <qc 
pearance of both was in singula 
contrast to the simple though charai 
teriétic garb of the Hungarian^ «A 
stood in a dark shadow beloto. 

^^It is Kruitzner^\ again repeate 
the lattery in a tone of slow am 
deliberate interrogation. The conni 
who scorned longer to dissemUe^ 
inclined his head with a token of 

acquiescence The Hungarian 

again looked around, as if satiiftd 
at length of the identity of the per^ 
sonSf he was comparing tchat ha 
saw with what he recolUcted: thm 
advancing a few steps to«arÌ9 
Siegendorf y with no less firmm» 
than before y ^^Your people!' md 
he, ^'I understandf havemadtin^ 
quiries concerning me: I m 

herer 

"it was by my order that ycm w$ 
soughty^ said he (Siegendorf). **Tte 
monitor within wiU sufficienthi efr 
plain my motive! You stand m* 
pected of an atrocious crime, icfwl 





IHH^H 


ahor. OiveitutUrance.atidthen 


yourself — or premure lo attend its ^^M 


U «eri the comsequencei. 


coHsequences." ^H 


Ugendorf. You thall do »o^ 


"J come lo meet them. Who are ^H 


W<«- 


my accuserà?" ^H 


\alBT. First, Kho acotscs me? 


"The general voice — mine in ^^H 


UijindoTf. Ali thing». 


particular : the lime — the place ~ ^^H 


y wi ali men : the univenai rtl- 




mour — 


rises either internai or presiimptive ^^H 


fy men preatnce on the npiit — t/ie 


evide rtce." ^^H 


place — the (ime — 


"Did Ihese allach suspieion to ^^H 


iiiittierygpeck<^feircumstaiice unite 


no nthernamethan mine? Becolleet ^H 


hjathe btat on you. 


leetl befnre you speak T ^^H 


ìaiot. And on me oiily? 


^^1 


fam eri yott attawer: Uno otker 


^H 


Sanmìne, staìn'd in tìi-i» business? 


^^ 


tittendoTf. Trifiing villain! 


"PrevaTieator!" txclaimed the ^^| 


Wioploj/St Witti thint oìen gvilt! 


covnt, roKsed to his aecwitomed ^^H 


Of ali that breathe 


piide and /ieretness by the implied ^H 


Slnu Uil dost knoie the innocence 


accusatioji. •'Ofallexistingbeingt", ^^H 


of him 




'Qauul lehom thy breuth wuuld blow 


"i/u" i-'^t '^'"* «ti*'* '^ innocettce of ^H 


Iky bloody »!ander. 


the man you allude to. Bnt Ihold ^H 


fcUwi/i talk no fuither mth a 


NO other eonferenee urith a murderer ^^H 


wreich, 


Ihttn Ihnt mhich art overwhelminff ^H 


furtkiT than Juttice a>ks. Answer 


sense of equity demanda of me. ^^| 


at once. 


Answer diredly to my eharge." ^^| 




"i deny the erime altogether." ^H 


■«ter. 'Tie false! 


"Vpon ichal ground?" ^^^| 


Ugendorf. Who «ny» >o? 


•Because I knmc the criminal." ^H 


•ior. 1. 


^H 


Higindo rf. And how disprove it ? 


^^È 


ttor. By 


^^M 


« fruene* of the murderer. 


^^M 


\egendorf. Home himl 


^^M 


«ior. Me 


^^^^^^H 


IV havi more «ames than one. 


^^^^^^H 


YouT lordshxp had so 


^^^^^^1 


neeon a lime. 


^^^^^^1 


itgendorf.lfyoumeanmejdarc 


^^^^^^M 


'ff ti(mn«t. 


^^^^^^H 


IflitPf. Yoìt may do no. and in 


^^^^^^M 


safety. 


^^^^^^M 


Uo« the assa'oin. 


"^^^^^^1 


ttgendorf. ^Vhere is he? 


^ 



^» "^ 


^^^H fìabor r;>Di..tii.ii lu iiri'j. Iteiideyon! 


■He »land« Unide t/aul 


^^^^ 


he jiointed to C-otirad. 


^^^B 


The coant, uAo had f 


^^^P 


wkiile Malli lo dure the | 


^^^V 


IH Am OH-n pemun, reeoH 


^^^V rUIH(r«*« /•«««* H.n(laftK(oi«-i «l-tf»"- 


le.»t and aghatt. Bui 




Coitrad tlart formare 


^^H 


dtsperate venyeancr at M 


^^H 


he threw himtelf ieithout 


^^1 


bttween them. 


^H Siegtndorf. Liar a«ii .timd! bui 


"hiar and de/amerl" 


^^H t/nu sAnU noi b( «fain ; 


Siegendorf. 


^^^1 77icjte uai/i arf minf, and you are 




^^H m/e unlhin them. 




^^H ffi. i»t«. lù 


"7A«". he added, turn 


^^H rfric, rrj^el thi* ralutnny, at 1 


«0», -ù. indeed, n ealvm 


^^M mU do. I avoT it a gronih so 


»trout, that I tea» nt$ 


^^^H 


for itr 


^^H I eould no< dtem it taHh-bom : bui. 




^^^H be talm 




^^H It tmll r«/uU itwelf. But touth htm 




^^^1 






lite lip of Cimrad uu 


^^H (iahnr. Look at him, Count, and 


eyt« rolled mth a «ingul 


^^^H Ihtn htar mt. 


tion; and thrrt mot tk 


^^M Siegrudorf ,>...<.. ..-w. -j i*« 


featurtt tehieh ttrveìi a d 


^^H l<»M.»ai ih-uj Ihearthtt. 


hU falher, botora that 


^^M My Ood ! yo» look - 


had vihrated. Ut »a« 


^^H Bfwy 


vilted OS thiy had o) 


^^H Siegendorf. At <m Ihat dnad 


ttarlight in the prine^t 


^H 


M — ; and both the keart. 


^^H When we mit in (*e garden. 


teuance of Siefendorf /« 


^^H {/jri'c r~«i~»'M-.-io. it M no- 


feti. 


^H 




^^H Gabor. CouHt. yott art bwnd (o 


■■routtt". *aid the J 


^^^H hear me. l carne hither 




^^^^k Kot Htking yuu, hat tattght. Wken 


of the latter. "i carne , 


^^H ktelt dottn 




^^H 


ì'et let me premite IhOt 1 


^^^H 


(Am occa^ron; nor irati 


^^H 


tilde for me to forte** i 


^^H Amidi-t iSe VtopU ia the Chttrch. 


h,eU itilh the muUÙMdt\ 


^^H noi 




^^m To Jind the beggar-d Werner i» U.- 


thither. By lehal exiraor 


^^H Mat 


culalion, indeed, cmtb 



^w 


^^^^^^^H 


tìf Stiatore aiid Priiices ; bui ijou 


that among senaiors and nóbten 1 ^^H 


have caU'd mt, 


Khould behald the forlorn and desti- ^H 


,A»d tóf have mH. 










ijuene that, under «ucA ciVci4ni«fan- ^^H 




ces. he vioìild ever again desire lo ^^H 




behold me'é He ha$ desired it; and ^^M 




we have ^H 


^itgtndorf. Go on, Sir. 


^H 


Gahor. Ere 1 dù so, 


Be/ort we proceed furtìier, ansicer ^H 


àii'no me lo inquire irho projitrd 


me at once who projited by the ^^H 


]B9StnUnhHm'»death? Wo^'tl- 


murder of Baron Stralenheim? ^H 


ae poùr <u tvcr; 


Waa it the man, think ye, uiho ^^| 


AtdpoorerbySuspiciun onmynamt. 


bceame immedialely after an ùut- ^^| 


1»( Baroli ioH in Ihat last outragt 


cast and a leggarf IJte baron, on ^^^ 


neither 


that occaiio», loit neither gold nar ^H 


JkiI» nor gold; hU Lift alone was 


JetoeU; it taas his life unly the ^H 


»ought, - 


assassin sought; and that iife aas ^^| 


À iify which tiood beticeen the 


t/ie gole bar to a rich and coiitcstcd ^^| 


claiias of othern 


^^M 


Tehmours and eslaUn, scarce less 


^H 


than princd;/. 


^H 


.Siijtndorf. Thesehints.asvague 


"These", said the cowit, again ^^^ 


tts vain, altoch no lesa 


fired bff interrogatiùns ahich he felt ^H 


Tv Ki tkan to my san. 


to be equaayfallacious and iacon- ^H 


Bibof. I can't hcip that. 


cìhsìm, "are surtniae» that altach ^H 




fio lese lo viyseìf than to my eon". ^^H 


fot iti ae eoiMtquenci alighl on him 


"Se it no! Lft the iasue Ughi on ^H 


Vkt fuU himtlf the guitti, -»<« 


him amonyst us akose soni seeretly ^^H 




aeknottledges the guitt! Il ie to you ^H 


Ì<PM* to yo«, Count Sitgtndorf, 


mly, Oounl Sitgendorf. 1 now speak. ^^H 


btcaust 


You are mg accuser and self- ^^H 


ihmcyou inHocent, and deem you 


crrufri/ JHilge ^^1 


just. 


^H 


fluirti can proceed — Dan yau 


Dare you prolect me? — Bare ^H 


protecl me9 — 


you etijoin me to proceed?" .... ^^H 


ìhrtyiu eommaud me? 


Conrad leant loith an undaunted ^^H 




and tontemptuous air against the ^^H 




pillar near which he ttood. He had ^H 


"tj i'"aZ'T"''unJ''' 't" 


detaehtd hie aabre from his sidei ^^| 


» Ih, j3"- "l'i"» il. 


and occupied hinuel/ in forminy ^H 


, ihHilli ' 


fanlastic lines mitìi it oit the marble ^H 


Vlrie .i*4r. al ni. X»-t- ™i •a^.,. 


belotD. Now and then he kalf ^H 


Lei Ihe ma» go o-. / 


unshealhed it, and seemtd curioasly ^^H 




to exawine iU polish. ^^^È 



- 76 - 



to ally toere the scenes that passtd 
therer (Miss Lee 278 — 282). 



Conceptions — '< waa thcU I had 

rarely seeti 
Men such aa you appear'd in height 

of mind, 
In the most high of toorldly rank; 

you were 
Poor — even io ali save rags — / 

would have shared 
My purse, though stender, with 

you — you refused it. 
(V 1, 161—173.) 

Von hier ab weichen Erzalilung und Drama, infolge einer 
verschiedenen Anlage, von einander ab, bis eie sich mit folgen- 
der Stelle wieder begegnen: 



Siegendorf, Bui he was ali alone / 
You saw none else? You did not 
see the — 

(He pause* from agitation) 

Gabor. No, 

He, whom you dare not name — 

nor even I 
Scarce dare to recollect^was not then in 
The chamber. 

Siegendorf (to virir). Then, my 

boy ! thoìi art guiltless stili — 

Ihou bad^st me say I was so once 

— oh! noto 
Do thou as much! 
Gabor, Be patient! I can not 
Recede now^ though it shake the 

very walls 
Which frown above us. You re- 

member, or 
If not, your son does, — that the 

locks were changed 
Beneath his chief inspection — on 

the morn 
Which led to this same night : how 

he had enter'd, 
He best knows — bui within an 

antechamber. 
The door of which was half ajar — 

1 saw 
A man who wash'd his bìoody hands, 

and oft 



^^But you saw not the murdertrP 
exclaimed the count , in a ione of 
supernatural vehemence, ^*He was 
not, at that moment, in the rom; 
but the locks of the baron*8 apart- 
ment had been changed chiefly under 
his inspection the day before, and 
he had doubtless possessed himself 
of a master - key ; far the door of 
the anteroom was ajar. 



1 saw a man baihing his hands 
in water; their colour borehornble 
testimony against him : at intervals 



li yrank/orl oh the Oder. irhere I 

1 urtnter in obscurilj/, i( icag 
Jfy thanet ai teveral plaets of 

(Which I frequcnted somctimes bui 

noi often) 
To hear rttattd a strange circum- 

Fehruary iant. A maritai force, 
6y the stale, had afler utrong 
rctittance 
Steurtd a band of dtsperatt men, 

gujipoeed 
Xarauder« frum the ho»tilt camp. — 

Thty provtd, 
Sotoever, noi lo he so — but han- 

dilti, 

Wh«ni either aeeident or enterprùe 
Bad cam'ed front their ugual haunt 

— the forents 
WKith tkirt Bohemia — even iato 

Xany amongat thcm wcre repoited of 
High rank — and tnartial lair siepi 

fot o lime. 
il ìatt they aere escorted o'er the 

frontiera. 
And plaeed heneath the civil jurìs- 

diction 
Of tke frtt town of Frankfort. Of 

their fate, 
I bme no more. 
Sitftitdorf. And what is this to 

Ulric? 



irinler Ihal precedei! yom arrivai 
at M — al Frankfort on the 
Oder. 

I lived obscureìy; bui 1 occasio- 
nally frequenttd the coffee -hou»e». 
and other public meetings, aiirf I 
generalità, thrrefore, knetc lomething 
of ichat H'os paeiing in the ei'fy. 
Towarda the middle of the tnonth 
of Febmary a ȓngutar occurrence 
engaged altention and fortned tht 
common topìc of diaeourte there. 
A military party had secured, upon 
the border» of Lusatia, a detperale 
band q/" Hie» v)ho toere conjeclured 
la he marauders from the Auelrian 
campa, llprovedotheru-ise.houiever; 
/or further invettigation left little 
TOOm to douht that they teere pari 
of a teanlon and lamles» banditti 
tchich infeated the foresta of Bohe- 
mia , and whom either accidenl or 
savage audactty had curried heyond 
Iheir accustomed haunla. 

Some atnong Ihem tcecc reported 
to be of dìslinguiahed rank, and 
military vengeance had been, there- 
fore, attepcnded : they were escorted 
throtigh different otttposts, andplaced 
at length loifAin the juriadictìon of 
the civil magiatrates at Frankfort, 
Of Iheir fate 1 knoK nothing!" 



Siegendorf breathcd , but it tea» 
only la be douhty roused by ichat 
followed. 

"The eurioeity it had exeited 
aeemed suddenly to die aioay, or to 
be aulhoritatively ailenced ; and 
there vtas only a eerlain limit withtH 
which rumour stili dared to whiaper 
lidinga concerning U, or rather 
to condense ali in the tconderful 
Tepori she gate of one •««» 



0IIF .- 


^^^^H 


Gal or. Amonffsl ttew Ikere «-a* 


lune were taid Ir» he princelif: min- 


taid to bt OHt man 


0/ Kondtrful endoirmtnU: — hirth 


culoui tlariet wtre rtlattd both e/ 
Ai> naturai and acquùed advan- 


and fortune. 


Youth, Hrenglh and bcautif. altiio»t 


ta,jM : kif pergon ira» txaggtraUi 


supt'kumaH. 


lo aomcthi«g «uperhHman. botk <u to 


And eourage a» uarìvaUed, (erre 


alrcnglh and lo beautt, ; kia pro^ 


jirocìaim'd 


«■OS dermtd unrivalUd. and hU in- 


Hù bn the public mmoHr; and tiig 


fiuence. n<4 onlj/ ovtrhU auociatu. 


«Foy 


hut wm Kith tho,e wko «houUha« 


Not uily over hit ataoriata, bui 


betH Am juds/et. «■«, rtpresrnUd to 


Bi* JMdgt», wo» aUribuUd lo 


bt almMt Ikat of KttchcrafL 


L-ileherafL 


1 had no faiih in the injlue»» 


SuchieathieiHjluetKr-. — Ikavetto 


of ony adrantai/e wkere Ikt laltir 


grtal failh 


icere coartrned, bvt tkat of ireatlk; 


In ony Magictaft Ihat ofthtMipe — 


and I. therefort, concluded he m^ 


I Ihcrt/ore dttm-d A.» iwa/My. - 


rich. M*,cariomty. as ^rll a» ,omt 


Bui wy Soni 


otktr fetliny. . «.^ exciUd; ami 1 




mode il IMI/ rmptoymenl lo ttek aut 


to ittk out 


being. 


Tki* Prod.gv, '/ only lo bthold 


him 




Sitptndorf. And did you no? 


I ira* Uft lo the burning» o/mf 


Gabor. l'oy 'Il hear. Chaite 


Off, impatifuce. rhtu by aecidan. 


fatour'd n.t: 


and in the public >quare, I encem- 


A popmiar aff,af in the ,mhl,r 


tertd jwtw fon II tta» a popnkr 


tqtiart 


afvay Ihal drrv> v< togetker, M il 




kappened to he one of tkott nnfulv 


of rAoH 


occasiona •rA.-n tke human mi»il 


Otvasions. n-hert men'a «o»iI* ìooi 


break» Jwwe from the fetlet» of 


OHI of the». 


kabil and lociely. and brtrayi il* 


And *hotr tkem a» th<y are — ntn 


ckaraHrr upan Ike eountenante. My 


in tkeir fatet: 


eye no iooner feti upon Ai», iAmT 


7*t MOMMI m^ tyt met Ma — J 


taid to mytelf, "Iki» %t the onui."' 


txtlwimd 


Be wa* then. a» ùnee, ntA Oc 


TkU M Me mM»r IAm^ kt tnu 


n*ii>Ut of the city; bui t. nmr- 


litr», M «iitw. 




Witk fA* mMa «ftht eitf. l ft'l 


/ tr^tked kim long and elotdf: t 


tmrt 




lk«dm^ trt'd, «ud ^tek-4 kim 




h>.y mnd «-W,: 




/ mtttd down kù form — ki* f€- 


aprtttiem af kit fealurtt ; 1 nated 


^»rt - ftmtun*. 


dimrm in my memory mU tkote mÌKKte 


StaUrr and Unrinf — «wl «mi*t 




tk^aU, 





— 1 


SM ewry Naturai and acquiTcd 


amid «eery naturai or acguired ^H 


dMinction. 


./■sfintlioB. I believed 1 dieeerned ^H 


l tauld discern, methoitijhl , the 




«»»«»«"'* eye 


the eye of on o.sws.n" ^H 




"/ now htiitved I had found the ^M 


Clrif («wi-a;. Ikt tale sound» 


sort 0/ vian 1 had long eought ; and ^M 


ietti. 


having, by inde/atigahle persevi- ^H 


Color. And may tound better. ~ 


ranc«. at length gained cireum/itan- ^H 


H( appear'd to me 


tial iiì/ormation on this point. I ^H 


Ont lf thOKt biings tu ichom Fur- 


iraited tny opportunily, and intra- ^^M 


Unt bemU 


diiced mi/self lo hit notice ^^M 


Af ih( dnth to Ihe Daring — ami 


^^H 


Olì whom 


^^1 


m Fatf» 0/ otìters oft liejmnd; 


^^1 


hmdc>. 


^^H 


Jh Mtanribable icnnalioii drcu- 


^^^^M 


Sm le (Al* man, a» 1/ "'</ Poiiit 


^^^^M 


of Fortant 


^^^^^^È 


W<u lo bt JIj:'iÌ by him. - Thce 


^^^^^^M 


I va» ii-rong. 


^^^^^^^H 


Bttftndorf. And inai/ not be 


^^^^^H 


righi «0,.. 


H 


Qaiof. I fallow'd hii... 


I grew at lenyth famììiar to hi» 


Sotidltd his notici - and oft- 


eye, and he teemed to underatattd 


(aio'<Ì it — 


mg mraning. He leaa on the point 


Thoujh 1,01 hi» frimd^p : - it 


itfseeretly wilhdratcing from Frank- 


urna hit intention 


furt. I ditcovered this; our Inter- 


Te \tavr. Iht cilji prieattlg — vf 


couise inereased — mg hopes t'n- 


Uft .'( 


creaaed tci'lA >(,- and though I coutd 


TosUkH — and togethcr ire ar- 


not fathom the motive» of hi» irre- 


rived 


gular eonduct. I learnt enoujfhfrom 


In Me poor town whert Werner wa» 


hia habitn and education lo doubt my 


tonceal'd, 


own eagacily mith regard to hi» 


M Straitnheim wag auccour-d - 


real condition in lift 


Xoui ve are on 


I made myaelf .the com- 


IV Mift — (fare gnu hfar far- 


paiiion of hit journey to Sih»ia. 


thert 


l'ou are no etranger, count, to the 


Biigendorf. I mu6t do so — 


cveiit that rendered u» mutaally 


Or I font h«ard foo much. 


aervic»able to Baion Stralenheim 


Ùaior. J eaw in yd» 


on the banke of the Oder; nor to 


J «M abope Am etalion — aud 


the inditcrert gratitude of the latler. 


ifnot 


through which uv becanie inmafen 


Bo high, ae .w.,> J Ji„d ;,ou, m «y 


of the prince's house at M — . llow 


thtn 


exlraoidinarg — hoie memorable 


^^^^^^^^^^^^ 





^^^^^^^r ^^^1 


^^^H / must he spenti/, or more ivììi he 




^^H 


afford an immediate acci^M 


^^^H Jhe Ihingariait'ii! — (Urie — he 


opponte Kide of the lin^H 


^^^H hath partita»». 


circamatanecd a» the Ml^| 


^^^H /e «eem»; I mtgkt havt guMt'd aa 


found himnelf, eoen withinflfM 


^^H Ok/ootI 


palare icaiU, no certainty rewSi 


^^^H Wolved jirowl in contpani/. Ih hath 




^^^M kty 




^^H (Àa I too) of the oppimtt door 




^^^^^M which Uadit 


^H 


^^^1 Into the lurrel. Note thenl or once 


^H 


^^^M more 


^^^^H 


^^H To bt the father of frt*h crime* - 


^^^^^È 


^^^1 II» tMa 


^^^^^M 


^^^1 Than ofthe eliminai! Ho! (iahor! 


^^^^^M 


^^H Gabor! (V 1, IK2]. 


'^^^^^ 


^^H Gabor. Who calU? 


Stegendorf. aetuated by an 


^^^1 Siegendorf 1 ~ Siegtndorf. 


pulse of honourable desperalioH, 


^^^H Take thete, and flyl 


tchoHy unmingled, ho«<ever, vith 


^^^^1 LoMt not a moment f 


indùtinet hope of niUncing the 


^^^1 (7<ur. OJf ,. Illanun.1 •!<»• »»l 


euaer, haetily, therefort, tort 


jeterU front hi» bosom and hai. t 


^^H Gabor. Whal am Ito do 


mounted the Hepe, The dat 


^^H With tht,ef 


that covld Ih»» alarm him i 


^^B SitgendoTf. What^er yov mlU 




^^H them, or hoard, 


br. offerril tuo valuahlr^ to IttM 


^^^H And piojtper; bui deiay not -^ or 


UuHnaHan room for JJgrifJ 


^^^H you rir« 


JH 


^^^H Gabor, i'ou pUdged your honour 


^M 


^^M /or my »a/<tyl 


^H 


^^H Stegendorf. And 


^H 


^^^M Miul Ihiu redeem it. Fly! l am 


^H 


^^^H 


^^^^H 


^^^H li aeema, of my own cosile — of 


^^^^^1 


^^^1 my own 


^^^^^1 


^^^H Eetaincra — nag, even o) thtae very 


^^^^^^M 


^^H 


^^^^^M 


^^H Or 1 ivoutd bid them fall and wuah 


^^^^^M 


^^H wti Flyl 


^^^^^M 


^^H Or you wilt be ulain hy - 


^^^^^M 


^^H Gabor. I» U even no? 


^^^^^M 




^^^^^M 


^^m 


^^^^^M 


^^^H You sought thìe fatai intervie^! 


^^^^H 


^^^1 Siegendotf. l did: 


_J 



^^^^" ^^^^^^^^^1 


tot he moie fatai stilli - 


^^^^^^M 


B« gontì 


^^^^^^^^1 


By the some palli Ifnffr'tl ? 




dnrf. yt»,thaessnftHtitl: 


TheutihappySifjitndoifwiisfouMd 


Ir HOt in Pragur; — ;/'»u 


by ftw atlendatits noi long after the 


do noi knoie 


departure of the Hungarian, alone 


Ami you have In deal. 


IN tìie turiti, strippcd of his jeu-ehf 


l kntne ioo well — 


gptechleas and imengìble. A» it mai 


ew it ere yiiursel/, unhappy 


»ot douUed hut the stiangcr had 


nire! 


plundered him, a strici aearch wa» 


Il [fM O'ifur. 


immedintely ii.aUuted aflerthelat- 


\dorf CiAf un<I ll,ltnt<ili). 


ter. It firoeed vain : for the Hun- 


1 eieat'd tht »taiicase. Alt ! 




Ihear 


siif^teting that hy an unwni-y ae- 


r sound toud behinil him 1 


ceptanee of the jeweh he had f alien 


He in M/e! 


into a unart purposely laidfor him, 


- Oh, myfalher'stpirill — 


tC8« htard of no more 


1 am faint - 


and Conrad had, 0» 


[ttt tMut <(Mni fljufli a Un» 
■Mi. Har Iht icall i^ Iht 


distovtring the flight of the Hun- 






Knlm-CtHi, »iU eika-t arnKl, 


cattle. 


Dttpateh! - Ae'* thtrt! 


^^ 


Ig. The Counl, my Lord! 


^1 


you herr, Sir! 


\dorf. Yta: if you teant 


^^^^1 


aiiother victim, ttrike! 


^^^H 


HMll%ff Aln «rt|i( nj AH Jrirrll>. 


^^^H 


/« ihe Tu/tìa» teho hath 


^^^^1 


plundei'd you ? 


^^^^1 


, despateh in iieanh ofhim ! 


i^^^^l 


You Me 


^^^^1 


aalmi4~the wrrtchhatl, 


^^^^1 


ttript my fatlier 


^^^^1 


'eh iBkieh miijht forni a 


■^^^^1 


prìnec'» beirloma! 


^^^H 


ni follow you foHhiHth. 


Conrad, vhoxe /anage and fero- H 


ttave that unto me. 


noi alanti lor tntrely tht 


ciò»* pleaKureg had Ird him agaìn H 


vaiti heir 


(0 join hit foniier ani-ociates , had H 


T domain*: a thnutiand. ay. 


heen cut domi in a akirmish, together I 


len Ihousand 


«■ili, man,, oUurx (MÌBHLee:iHri/a«i;). ■ 


, htarts. and hitmU, are 


■ 


„ wine 


M 


L|à||rta> <ar «L^lfM^lK'., PtilluL 


«1" ^È 



- ft2 - 



Siegendo rf. The foresters ! 

With inhom the Hunyarian found 

you first ai Frankfurt ? 
V\r ic. Yes — men — who are worihy 

of the name! Go téli 
Your senators that they look well 

to l\ague; 
Their feast of peace was early fot 

the Times; 
There are more spirits abroad than 

have heen laid 
With Wallenstein! (V 2, 183- ISG). 



III. Ergebnlsse. 

Hyron Imt dio Gruiulidee dcr „Gcrmaii'8 Tale" in seinem 
,, Werner" vollstjindi^ beibelialteii. 

Mit KUekHicht auf den Gang dcr Ilandlung int Byron seiner 
Vorlage gofolgt, soweit cs ilim naeli Lago der Dingo moglicb 
ersehicn. Wo cr aber die Motivierung in der Erzfthlung fUr 
seine Zweeke niclit iìlr genllgend hiclt oder wo nonstige Grttnde 
ilinì ein Abwciclien von der Vorlagc zu erfordern Hchienen, ì^t 
er seinen eigenen Weg gegangen. So bat er nanientlich cine 
Heilie von Scenen ganz selbstiindig binzugcfligt. 

Ilieraus folgt, dass die Bebau))tung Maginns: ^^Here" Lord 
Byron has *'invetited'^ nothiiuj — ahsolutelyj positively, undeniaUy 
'* Notili il g^\ llurr in not one incidvnt in his play, noi even the 
mosf trivialj that Ì8 noi to he found in the novel from irhich it 
Ì8 taken durcbaus unrichtig int. 

Von den Cliaraktercn sind Siegendorf — jedoch nur wie 
er sieli al8 Kruitzner, dann al» Erbe dcr vfiterlichen Be- 
sitzungen darstellt — und Stralcnheim durcbaus beibehalten, 
Ulricli und Gabor auH GrUndcn dcr Motivicrung, jedoch nicht 



Btrcspiitlich, gfiiiideri. Ditgcgon ist lileiiMti!Ìii. wclclier zìi tìeiner 
■of le nodi die dea Inteiidaiiten der Novelle Uliernotunien liat, 
Hl>r nmgcRttiitct. JosephiDe ht idealii^iert niid Idu gaii/, 
RlbetSndìg liinzugesclialTeii. Kndlich hat fìyron einerseits drei 
Nelaenpereotieti der Novelle fortgelasnen, aodrerseìts aeht neue 
hi> 1 zugefUgt. 

Wenii also Maginii sagt; As lo t/ic cfiuractcrs, why, twt 
otiZ^ (S evert/ one of them lo lie foiiiid in the novel , bui evety 
tì"*^ of them is io he fo'ind t/tere J'ur more fully and poirerftUly 
der-^loped, 80 ist das eine ebenso uDzntreffend wie das anderc, 
Di «5 letzten Worte paysen hochstene auf Werner iittd aueh auf 
<)iC8eD nnr in besebraiiktem Masse, withrend bei Josephine nnd 
lei Identitein sogar das Gegenteil der Fall ist. 

Kinen andereu Vor>vurf erhebt in BeKÌchung auf die Cha- 
Ittere des Uramas Synie; Tlte characters art- amjlhing but 
^^inal. I do wit niran to say Ihat Ihey are plagiarìzed . , . 
^»»i Miss Lte; for Ihat woidd be mere stapidìty, espei-ially as 
Lordshqi ìiidicatee the sourre uihence they are derived; but 
»* they are the old- establishrd freeholders on the Byronian 
^ansus. Ulric, the favonn'te, is only the Giaour, Con- 
if Lara, Atp, He. eie. rehaxhed and served uji as a Bohe- 
an. 

Zun&clist bat bìer der Kritikcr in seinem L^tfer llberscben, 
Use der zweite Teil dea angetìlbrteii Satzee dem ersten wider- 
ttìcht, Denn wenn, wie der erste Teil behauptet, die 
*»araktere ans der Novelle entlelint sindj ist es widersinnig, 
itti Diohtcr vorzuwerJen , wie dien der zweite Teil thnt, er 
*be Uier Charaktere seiner frllbereii Diehtungeu kopiert. Oder 
ber, wenn letzteres riehtig ist, i»t es widersiunig, zu be- 
*iipteu, der Dichtcr babe die Cbaraktere «einer Vorlagc eiit- 
ìthnt. 

Fernpr aber: Wiibrend 8yme voii don Charakteren de» 
I**'aiiiHs tiberhanpt bebauptct: 7'key tire the nld - esfitblished 
frhoUlem Oli the Byronian Fama.wus. macbt er nur lìlr Ulricli 
4en Versncb, ihn als im wesentlichen mit Lara ideutiscb zu 
OTTv-eisen. Nun ist zwar znzugebeu, dass diese beiden Glia- 
i&Vlere cine gewiase Ahnlichkeit zeigeu. Aber dae ist nicht 
MfliecliiinngRjTons zu eetzeii; denn alle beiden Charakteren 
pemeìiisamen ZUge — Syme hat sic im einzelnen aufgefìlbrt — 
^ Bchon in dem Konrad der Miss Lee zu tinden , wie dàÈÈUg 



R3 - 



iiiii|il, woraiif Mtilioii obon liiiippwicwcn wiinU'. Kunnnl. 
irhw Cliaiakter bei Hyroii uur unwcfoutlirhe A nilcrungcu 
crt'A]iri.'ii hut. 

WaH die llbripen ('hiirnktere betrilVt, po bat Kjnie irpìmi 
eineTi Vi-rnucb, nio ala NucbbiUlaii^pn «onutiper Byronttchcr 
C'bHrakterc zu erwrisen, nicbt {-euiucbl. I'> bewclirankt sieb 
vÌL-lme)ir uni' einip; aUntllige. durcb nicbtH begrllndet? Rr- 
merkiingcri llbcr dic^clben. K» wtlnlc Ìhui iiuch nebwcr frewnrdfii 
sriii, lìlr HÌe bi Hjtoiih HonRtigeii Uichiungen Vorbilder nufii). 
tiiiilcii. mit ulleinigcr AuHiiKhme victb-ÌL-ht vun .loiic|ihinL>, woldip 
dnfi gewidsfi altgcuirbir' Abiiìicbkoit mit ibr Myrrìm ìii „Sar- 
dunapal" uui'weiwt. 

Die firttnde, wdrhc Byron mi cinzclrit'ii /,u fcini'ii Àrnie- 
ruiigen in lìcziehuiig ntir ilcn Oan^ tìn llaiidbiug veranlautt 
bubcQ, Hinii. wie nidi ìin Liiitfe moini-r Vorgloichuiig itwwchcn 
der Novelle unii deni Drama ergeben liat. fan! liberali ohiic 
HcUwiprigkeit zu erkfnii«:ii anil verdienen ohnc Aunnahmc 
liilligiiiìg, Der Dietiter liiit rteti riiterseliicd zwixcbeip dciiAii- 
fnrdeningen, die aii eiiie Novelle, und deneii, die an eiii DrKina 
Ku etellcii HÌnd. wohl erkanut. ami diese Erkenntuis ìhI d^r 
Aui^gaugN)iuiikt fllr die meÌHteii Aiiderungen. Andere ciiid uaf 
daH IledUrfnie eincr besscren Motivierung von Plìnzelbe iteri la- 
rUckzufUlireii : auch diese nind ni» wnhlerwogcne uiid glHi^k- 
licbe auznerkenneii. 

Die Anderungcii in der Zeichiiuiig derCliaraktere nind z.T. 
diirch die Anderungeii ìm Gange der Handiung bedlngt. z.T, 
miid aiideri!, in der Itegel niiMoliwer erkeiiiibaR-. UrllndL' die 
VeraD)aiiit<Dng geweBen. Aber aueU dicsc Andeniiigeii sitili 
duri^bweg al» wuhlerwogeiie niid dureliatiK zu billigctidc zu 
bezeicbnen, eheiiKO wie die KinHlbrung der Ida Stralen- 
lieim, 

Was aUo von Magìiius BcKcicbnung deH OramaH ah a km 
limi mutilaUd rifacciamvnto of oiir of Mis» Lee',* Canlerhin 
Tn/en zu baiteli inf. ergiebt ficb vou selbst. 

Ob der trotK alien dìeHen Anderungen verhilltaixmitfiiii; 
inmierhin noeb zieuiliob eiige AiiHebhiNH Bynuiti an M-im-Vor- 
bigc eines hu grosuen Diebters recbt wUrdìg i^tV Da» ìm cine 



— Hh - 

ck'Lc ninii mit eiiicni ofl'ciieii Ju! uiclit rcrlit beaiit- 
'cirteii mag — womit aber iiiclil; etwa gcsagt sein soli, dawB 
;BWi'geii nun die hobnìsche Frage MagìnD^: CouUl noi ani/ 
mmon setter q/' sixpemi!/ claptra/is haee dotte ibis feiil ijuite <is 
Ui as the author o/Childe Haroldand Don Juan? — mit eincni 
, ! za beaiitworten wiirc. Maginnin Andpathie gfgen Ityron, die 
Lsjeder Zeìle seiner l)Ì8BÌgrn Kritik spriclit. verhinderte ihn, 
e trotz allem geivaltige KInft za iTkcnneii, welche IJyron 
.eh hier, wo er cine Irenide Novelle in dramatischc Form 
npesi^t, voli einem settei' of sisiienny cfaj'trai's treniit. 

Was iet vtìii dom Werte dea Dramas un iind f\lr sieli, d. li. 
me KUcktiicht auf die Abhiingigkeit von der Novelle, zti 
iltcD? Wir iitosBeD da auf MyrneB abfpreehendes Urteil: Thf 
entrai stntcture of the piece, coiisidered as a dimnatic i>er- 
ridkulomìy unarlijiciat. AU Beiveis fllr dieses 
'erdammanguurteil tìlhrt 8ynie — in cìiier Wcise. die geist- 
eitli ond witzig sein soli, es alter kaiim ist — an, dass Ujron 
n dcr Exposition im Interesse de» Zuschauers einige der Per- 
Woen ein paar Mitteilnngen macben ISsst, welche denjenigen, 
ienen sic gemacbt werden, liìiigst bekannt wareu. Aber ioli 
iiibe S. 7 daranf liingewieecn, dass dies ein Schlag ins Wasser 
ìst. da die Zulassigkeit dìeses Mittele sonst allgemein an- 
crkatiiit ì»t. 

Da Syme weitere Beweise fUr seine Behanptnng nicht bei- 

^, so diirfeii wir wolil annebmen, Aum er )<ok-be iiìclit 
Mr Vertìlgung batte, denn sonst ivUrde er aie siclier niobi ver- 
ichftiegen baben. 

Au8 meinen Ausfllbrungen dUrfte fticb folgendes ergeben. 

Der Aufbau dea StUckcs ist folgerichtig nnd dureliHiehtig. 
Zn tadelu ist nur dae pliitzliehe Anftreten eiuer neiien Ilaupt- 
pewon. der Ida Stralenheim , im vierten Aufzngo, ohne dasa 
d''WTi Kxidtenz bis daliin aucb nur mit eiuer Silbe erwSbnt 
*3r«, Der Dicbter wird sich crst wfihrend der Àrbeit zar Eiu- 
llpng diefier Person entscblosHeu haben. 

Die Haiidlnng iet, wenngleicb die Kolle. welche die blavk 
hanilx tipielcn, nns scltcani bcrllbrt, eine in hohcm Gradc 
»P*Diieiide. Aber die Kinheit derHandlung ist nieht vollstiindig 
piwtbrt, da iin ersten nnd zweiteu Aufzuge Werner die Haupt- 



- 86 - 

rollc spielt; withrcnd von da an das HauptinteresBe sich anf 
Ulrich konzentriert. 

Die Charaktcre sind lui allgemeinen treiflich gczcìchnet 
Dodi weisen Werner, Ulrich und Gabor Widergprttche auf. 

(ber die Dikiion Ì8t schon frUher gesprochen worden 
(vgl. S. 18). 



-^ 



ERLANGER BEITRAGE 

I 

ZUR 

ENGLISCHEN PHILOLOGII 

UND 

YERGLEICHENDEN LinERATURGESCHICHTE. 



IIEKAUSGEOEBKN 

VON 

HERMANN VARNHAGEN, 



XII. 
PEllI l)n>AXKON, 



***> 



E R L A N G K N. 

V K K L A G VON F II, JUNG E. 



PERI DIDAXEON, 



BINE SAMMLUNG VON REZEPTEN 



IN ENGLISCHER SPRACHE 



AUS DEM 11./ 12. JAIIRHUNDERT. 



Kach einer handschrift des britlschen museums 



I1EUAUS(tEGEBEN 



VON 



MAX LOWKNECK. 






ERLANGEN. 

V E R L A G VON F R. J U N G E 

1896. 






<\ 



BliliANGER BEITRÀGE 



ZUR 



ENGLISCHEN PHILOLOGIE 



UND 



VERGLEICHENDEN UnERATURGESCHICHTE. 



IIKKAUS(JK(iEBEN 

VON 

HKRMANN VARNHAGEN, 



xn. 

PKUI DIDAXKUN. 



«**> 



E R I> A N G K N. 

V K U L A G VON K K. JUNG K. 



PERI DIDAXEON, 



BINE 8AMMLUNG VON REZEPTEN 



IN ENGLISCHER SPRACHE 



\US DEM 11./ 12. JAHRHUNDERT. 



ìfACH EINERHANDSCHRIFTD1<:S BRITISCHEN MUSEUMS 



IlERAUSGEGEBEN 



VON 



MAX LÒWI5NECK. 






ERLANGEN. 

VERLAG VON FR. JUNG E 

1896. 



E i n 1 e i t u n g". 



I. Die Hnndschrift nnd die Ansgabe Oockaynes. 

Die Jen Tìtel l'cn' dìdaxeon fUlireiidf .Schrift ist, tioweìt 
.'bekaiiDt. nar in eincr Ug. erliulteii: Harl. 6258'» de» BritÌMcbeu 
Museumi^, Bl, 83 v. bis il8 v,, wo die Ha. mitten ìd nnsenii 
Fexte abbricht. 8ie nird ìds \2. •rabrlinndert zu setzeu sein. 
Vertiffeutlielit wurde derText von 0. C'ockayne, Iteceli doin», 
Wortcumiing, naA Starcrat'i of Early England (Loudon 18(56) 
, 82 11. I>iese Auisgabe kann als cine befriedigeude niclit 
bezeichnet iverdeii. Cookayne hut sich vielfach Lesefebler zn 
Sclinlden kommeii la»seii. So lietit er die Ùberscbrift voti 
Kap. 10 ati ulcera capiti» statt ar/ dolorrm caiiitin; in der Uber- 
Bchrift Titn Kap. 24 a solìs orbi stalt n sole donec. Za Kap. 50 
^telit Bm Hatide vom liubrikator: Ypocras dìcit quod kee in- 
■Jirmitut tribus de cuitsìe accìdit. De prima causa; Btatt deHSien 
Best Cockayne gtmr. sìdiiIob: l'iiocrait dicif 'iiiod his injirmi- 
tttiibun de caims aeyritudinum. De. 

Fprner ist der Heransgeber ìu der Unterscbeidnng zwiscben 
r and g, a nnd <e, d nnd d, m nnd n im Auelaut sehr nnf^enan. 
Endiiob ist er sicb au eiuigcn Stellen Hber deu Siun der 
Vorte dcH Textes nicbt klar g:eworden. 

2. Der Inhalt. 

Der anspniebavol lo Titel neqì dtda^eay, dcr wobl soviel 
ftli* „von dpn (medizinisehen) tìehiiten-' bcdi-nien soli, jiawst Kur \ 
Hot ani' dfts knrze etnleitende Kaiiitel, entbchrt aber jeder j 
Bczicbiing 7.H doni Hunpttfile der Hchrift, demi diei^er beutcbt 
mn» eincr Ui-xcpten^aniiuluiig. 

Den lìexepten wlbst gebt niciiitenH eine Schilderiu 
butrcffenden Kruakhcit voni .Staudpuuktc der Symptoi 



- VI - 

Patlioidgic unii Anatomie vnruu. Aurli diJItctÌMcUc Vorcchriftcn 
l^slud vorhaiidiìii. 

Eino kni-ze Knviihiiiing liat utiHerc Schrift bei ten Driuk, 
" GcMeb. d. eagl Litt. I. 18S and bei WUlkcr, Grnndr. i. ag», 

Litt. filo gefiindcn. 

3. Die (tuellonrt-agv. 

Ein Blick Rul' die iu meìner Aucgabe gegcuUbergestellteD 
Tcxte ?.eigt, dase der englische Tcxt in der HuiiptHaobi* - iliwkt 
nder iudirekt — auf der Tractìra doM l'etrocelluB.* auitli P». 
troiiìuH Sa1ernit(tnii*4 ^enaiint, bembt. 

Aber diece Kchrift kann nieht dio einzigo Quelle «ein, 
oininul wegcu der niiincberlci Abweicliungen de» englittcliei) 
Textes voli PetrocelIH8. dniin vor «lii'ni abor, weil ttir einwldc 
HJttKC nnd gunite Kapitel l'etrocelhis etwaM EntHprct^lJcadcs 
niclit bietet nnd doch knum anzaneliinen ì»t, A&m dieae SU» 
nnd Kiipitel eigene /uthaten det» englinebt^n l'boreetitcni RÌni 
ilei eiiier diewer Stellen ìnt e» mir gelungen , die Qoelle 
aiiHlìndig m macheii. Kn IicÌsrI S, 21, /, Ufi.: fi/t of ^a 
heurde ne wyrsta mate ciimp lo pan topati un pare geiicnm, 
pe hijl i\f hme dropiid ori «fan , pan hyl rimi , and pane ttsa 

r ^urhpurlefi and purhjirpavp, rahica pa iife wmte of pan hmfod 

Wfyip uppan pa le/t and hf Pam purhpreawp and dep, Inni Aj 

WrollgeP ami topùiddap. 

DicH ÌKt die l'beruetzung folgcnder Stelle auK GariopontiK, 
Ad tntiuB cnrporiw acgritndineB remedionim libri V, 1, 17 : Dentim 
do/or Jit ex /rigido rhiu»iate capitis in radice.- dentium dencendenti 
et sua inciirxiotie pìtiatile. Et nirut dìcìltir: ^Gulta carat lapi- 
dem, non vi, ned aaepe cadendo," frigidus humor capiti» timiUUr 
dentem vitiat, cotmnovendo, pertundrndo, frangendo, pritunk 

l conte.** 

I • UngenUgend lirsg. von Salvatore di ìienu {MftpoinwS) IV. Cbe 

' die Sftlcriiitaiiur Schule Tgl. Cb. Darcutlierg , La mòdeutiio, liUtoi» ri 
doctrlneii (l'aifs 18,')») 123 H.^ K.Spruiigcl, Vuraucti einor prn^matiHblt 
Uoschichlo ili-r Arzneykundc (:t. Aufl. Hnlle 1H2S), Star Ti'U VM:, 
OriUso, Lehrhui^h II 5117 H; Chpr Pctroiolhi» vgl. lioBimiitm IlattA' 
\ietg. a. a. O. 13T fi. uiid Renzi 1K5 Anm. iind Sirij tVrncr GiiTU-Dlntk. 
Liixikon liurvurraifoiidpr Arr.to, iinter Pl^trotl)lls. 

" Ucitinach iit die in melner AuBgnbL- dem nngenibrlon eii||U 
KiilKL' gc^iMidlicr iibgodriu'ktt? Stalli' ìiiiiì l'utcuui'lliis su BtralohM 



VII 



Die HotliiHiig, fUr weitere Abschnitte de» cnglischcii Textes 
[ìfiriopontu» die Vorlage zu lìcden, ei-wies aieb als trSge- 
i. Zwar Btimmt noch eiu anderer knrzer Abachiiitt des cng- 
len TexteB (Kap. 9) mit einem Abschuitt aus GarioiHìntus 1, 1 
BÌn. Aber letzterer stelit auch bei Fetrocellus. 
Der er*tc Absohnitt aus dem ersten Kapitel dee piiglìschen 
ies findct BÌcb. ftUBner bei PetrocelluB, gaaz ìihiilich uucb 
Isidor von Kevilla, Ktymologiae IV. SU., iind Petrocelliis 
it Welleicht auf letKterm Autor. Aber ein direkti^r /u- 
lenbaDg zwii^cheo dem englii^ehcn Texte nud It^idor ì»t 
nachweisbar , wcnnglcich manclie Ausdrlicke des eiig- 
cn Texteti der Fu^t^uiig bei Isidur uiiber stebeii, ab dcv 
Petrocellim, weuigsteiis in der Ausgabe Ileuzie. 

4. VerMItDis des engllscbeii Teste» zar Quelle. 
Der englisehe Text ist mir ein Anszng aiis der l'racfica 
Petrocellug. Die Keibeiifolge der Kapitel de» lateiniBchcii 
iBt vom Cberset/,er imr im allgemeinen beibebalten 
So erscheint in Kap, 1 ein StUck aus Kap. 151, 
chea Kap. 32 uud d'à ein Teil tou Kap. G;ì, zwiscben 
U nud 47 ein StUek aus Kap. HXi etc. 
3b der Auszug ane Petrocellus, dea der englisehe Text 
rt, von dem Uberselzer selbst hergestcllt ist uud ob dieser 
andcrn Qaellen eutBtammendcn Abtsehiiitte selbst 
mmengetragen bat. «der ob dem EnglJindcr eiue Itereits 
fé, von andcrer Seite angefertigte Koiiipilation vorlag, 
; Hch nicbt mit Sicberheit eutsclieiden. Doch dUrfte das 
tere das Wabrscbeiniicbcre sein. 

5. Die Entstehangszeit. 
Die ae. volleu Flexionsvokale eind in imMomi Donkmale, 

ie e» un» in der eiuzigenHs. Uberliefert int, vielf'acb nocb 
Iten; vìelfacb iut ftir dieselben aber bereits e eiiigetreteii ; 

«eltCD eudiich zeigt sicb a, vereìnzelt aucb u, da wi> im 
t steht. Die ae. Diphthonge sind /.. T. erbalten, z. T, 
Jibthongiert. Das ansiautende n ini sebr li&ufig abgcfalleD. 
lUteude^ in in der ICudnng -iim Ist in der Kegei durcb n 
Die ae. Dekliuatioiien siud gany. durulieiuaiider geraten. 
(otege (ùr diese ErBcbeinungen braucbea nicbt uugefUhrt 
trdeo; jede Seite dee Textea Wetet soiebc. 



Wìr liaben liier ali^o die cIiar&kterÌHtiitchen KrKulicinDiigeii, 
die wir in i'rilhme, IIhs. «nzutretton gewolint ti\nà, und so dllrfeii 
wir aucli voii dieMoin .Staud|miikte aus misere Hk. deni tU. Jiihriu 
zuwoiseii, 

b'Ur die KcKtHtellung dcr KntHteliiingH7.eÌt unHereH Dciik- 
mais erhjiItL'H wir hierdiirch nur cincii tennintiK ad iint*rii. 

Kiii kruiinuit ii ()uo orgiebt sinli durtrti dii- (jiiollcn. IVtni- 
(lollnn tebte im 11. .lulirli. (vgl. GurU- Min«cli, U'xikoii her- 
vorragfiider Arzte). Nafli Uaremborp n. a. 0. Kt7 ist die 
l'ruotica l'ctrocelli uni daB .lalir lO-JT) cutetundon. (iariO|iom 
lobtu nacb Gurlt-HirNcli a. a. 0. Kude dea 10., ercte llttltlto 
dex 11. .labrb. und Ì8t jodcufallM vur 10f>(> goHturboii. .Vlmllch 
Durcmberg a. a, 0. 

Unser en^liuclier Text i»l al«u in die Zoit voii va.. lOXi hi» 
CH. 1200 zn Hetzcti. 

6. Heine Auagnbe. 

DioKcIbe berubt dirckt uuf dcr lU., die ìcli lui Ort und 
Stelle bpnnfzt babe, Die lliiiidbemerkuti^enutid Glo88en, welcbe 
xicb ili dcr Hk fiudeii , babo icb in die KiiHBSotea vrrwìc»en, 
wo icb aucb CofkayiicR abweii'bfiidc Lenungen unter BeifU^niD^ 
eiiìos 0, vcrKeicbnet babe. 

Kh war mciiie Abdicbt, mciiior Ann^abe eitit^ aunfllttrlicbe 
l)nr»<tolluiig dcr Laut- und KlexionsvcrhHltnieHc de» Dciiktnalii 
beìzugcben, und dìeselbe lìefjt aucb im weBeiitlichen f'erlig vor. 
IndesHCu liabrn midi die l'flicbteu di'» Hcbulaiiits vi-rliindert, 
die letzte Tland an dicHelbe /.u legi^u, nnd ea int aucb zweìfel- 
haftj ob icb iu der niìcbsten Zeit dazu koinmon werde. 

L'iiter dicKen l'mi^tflndon veriltfciitlicbe ìch den »choii Tor 
Kwei Jaliren gedruckten Text zanitcbut obne diesc j^rauimotiscbe 
UtitorHUcbung , iudom icb itiir jedncb vorbehalto, diuKulbe io 
iibsebbarcr Zeit an einem anderii Orto /.u VLTiiffcntlirhen. 



t 



te- 

^ Lateinischer und englischer Text. 



/ 



Crianfer Beltramo XII. 



PracticA Petrocelli Salernitani. 

Gap. I. Epistola. 

Petcsioii; ìd cHt dcmonstratìo ^ quot annis latuìt me 
FA de ipso certaverunt anticiui auctorcH, et peritissimi 
f) Hap:acitcr dixcrunt: Per aniiOH mille CCC^tos post di 
latuit medicina usifue in tem])UH Artaxis, re^H Persarum. 
Apollo et filius eius Escula])ius, AwelepiuH et Yj)oeraH, ili 
artem medicinalem invenerunt et ipsiuH differentias, id e 
thoycam, empyricam, loycam et theoperieam : Apollo i 
10 metlioycam. que est cyrurgia, id est ferramentorum ir 
Eseulapius invenit empiricam, que est fannaceuticum, i 
omnis ratio medieaminum; Asclepius invenit^ loycam, qo 
|cu8todiap legis et vite; Yjjocras invenit theoperieam, qn 
pronosticum, id est previsio egritudinum. 



IT) Cap. 151. K])istola Ypocratis et Galieni. 

Epìstola Ypoeratis et (ialieni contemplantium qnatnor 
lium(»res in liumano eorpore, id est: sanguis, flegma, felrn 

Ad nigrum Flegma naturalem locum eerebrum ostcì 

sanguis vero in arterius et venas sedet; fel rufum in ic 

2() esse testatur; nigrum vero spleni inesse manifestum est 

Isti IIII"*' liumores j^er hec UH'"' tempora liabundare sol 
Verno tempore^ sanguis habundat, estate fel rufum, autuD 
fel nigrum, yeme flegma dominatur. 



* Hr. invenis, OdtT Drucktehh^ he! Hcnzi? * Wie die voramp 
don uiid fol^ciHltMi Kolatìvtiatzc zoigon iind der eiiglischu Text beiti 
fclilt hier vor legis cin Substantivuni. 



HEPl MJAZEQN. 

, Incipit Wher, (|ui dieitMv \vn diilaseoii. 
er' ongint) seoboi- peri didaxeou, Juri ys Beo swytelunj,- 
\ gera wibs behuded se IjL'cecrajft. And be bis ^ewitnetìse* 
llvredustiaii ^ liece jewislice Kmeadon. Voft was* seJ 
i Apollo and bis sana EoenlapSus and Asclepius; andl 
riiiB was Ypocrates yein. teos III!'" jeuietuwi ^reat 1 
et^'mbrnHga Jiare l«ceerafte after Noes flode ymba 
ia})aBund* and fìf bnnd wintra on Artaxis dwje. se was 
t'ing:c*; by alaste \t& Icoht JiaTa la-cecrieCte. Giwislica JO 
»«IIon ii-reet be jernctta' meliodicBm , \iiH eyndoii sa 
, f^ mann niid cnifiin ba'le menu; and EHColafìaB" 
icant'. thrf ìs ibecntiuga of lifceorat'Ca : and Asclepius 
I. ()«■( j8 Beo gebealdenysBe l)a;re ai and t>ìes lifa's; and 
Ke theoricnm, ])(t7 ya foreBCeawunja Jiura seociiesse. 15 
im Plato and Arìetotiles, Jta gelfereduslian ajiwytyna, 
ifterfyligdiin '* lian" forcewedenan lieeuwi, and bi jesa^d- 
Ktt feower wastun syndoa on jiaii maniiitieen liebama; 
D byd wylyd eal&wa mìddan^eardeii boga, Jiat ys Jia wivte 
b healode a»ii ))rr;/ blod on l)ara breosta aru/ se ruwa 20 
i on tian ìiiiio(ie and se swerta gealle iiinaii ilare bbedran. 
kyra anra gp'iwylce"' rixuli dra inon|iaH: tei ya Tram 
I" kl'. jaii, ueqi/e in VII!'* kl'. api'., ^eet on dan beal'de 
We byd wexende; and fnim XVIIT" kl'. a]i'r, usq»*" in 
kl\ juiij, \iatt Amt blod bij) wexiiide on Jian breiisteii; 25 
ft'lll kV. jnlij nf qifp in oetaua kl', oetobrÌB . \^atf sa 
[gealte byd wexenda on J)aD inno^e, tbrl^an aynd ])a 



b. vat, 



r Diìt linuin 

* Vur Paaund slelit «. 



Hb. 



' Hb. n««a Uop|)ell, 
; E fi-'hll in iler lls. ' 
'■ lls, l,„s. " Stftt» 
'* Darllber: octo^ 



- 4 - 



Cap. 12. 

Hoc tamcn proprium ad achoras adiutorium est quod re- 
cipe: Lytargiri XX et calcem yivam; cum aceto tere et sniier- 
mite oleum ^ et utere. 



5 Cap. IT). De vcbìcìh capitìs. 

VcsicaH capitin Greci nlcerationes vocant; que in qnolibct 
loco in modo labe cresciint. CurabÌH hìc: Urtìce nemen in aqnt 
tritnnì et inponitiim vulnera compcHeit. 



Item bletu nigra .... trita .... ad vulnus optime facit 



10 Item menta trita et imposi ta vulnera capiti» et humoreB 

natos dincutit. 



Bei Renzi ist olenm gcdruckt. 



jenemneile cinotici, (iip* siodan J>a dsjes caniculares, 
Jtara bvd fif and feowertij dseja; and on l>an das^en' 
ia!j nan Itece wel don fnltniR :enigen seoce manne. And 
fetirdan ge-fcornesse ys ab XVIII kl'. octobris nsqw in 
t kr. Jan,, l)at se blace gealle wixt cin [lara bladrc. Pis 5 
Kad VB haifter \itim feorwer lieinren henfencB and eordan 
; t)ara lyfte and fiara dupnes^e. ta waie ealswa drihte 
ie, ealswa was se man jeset. {*«/ {mr |)ara smca^iinga 
IJiare* endbimesee. Vtau un nynien* lerj'st gewisUee jiane 
ISQ of (lan lieafde, 10 

2. Wid Oman», 
tu» man sceal wjTcen pa sealfc wiiì oman, and {)nB he 
] beon ^ebaled: Nim litargio twentije flcillinga jewyht 
niwes lìmes twenti^a flcillinga ^ewihte and anne bealfne 
Br eoedes and feorwer seiilinga 5ewiht de ole» mirrino and IT) 
ìg togadere and gnid sm^e «.'tsomnc mid [lan ecede, a»U 
K nima man odder* eie and meng parto and Mmj-re \Kit 
mid. 

S. Ad scabìosos. 

Wid l)iK/ heafdd, l)e' byd toswollen. t>"'( Grecae alcerosuB 20 

id, \urt Ì8 heafoduar, Jia buia. J)e betn-v-x' felle and fliesee 

ud owd on manne» anwlytan utberuteli swa grete swa 

Pub be soel beon gelialed: Nim winjeardes eset and 

lìd on wn^te onc/ le^e uppau [lat sar, afir/ he byd sona hiel, 

4, Ad jdem, 25 
Efteiina wid Jiat ylca*: Nim swearte beanen and enuca 

ewide smale and bynd* hy to J)are wnnda, und selest beo 
;;ehaled, 

5. Ad jdem'". 

Efbiona nim mintari and cnneu hy smale and le;e uppan 30 
wanda. and ealle |)a wH?ten, de })arut gad of {^an sare, 
beo hit adrijh, and jehajld ]?a-t sare. 

■ H>. and on pam dasge and on pan deegen. * C.\ Hb. ^arrc^t^^ 

[ilor ed nnterpiinktiert. * C; tls. mymen. * Am Rande: vjl^^l 

* Ili. odder. ' Vor Pt eteht pai anterpUQktiert. ' Bs. btcttf^^^^ 

Kande: ad jfdem. ' He. byd. '° Am Rande: ud idem rtdi^^^^H 



- G - 



Itcm Hi infunti lioc eontingcrit: Allium cum resto combnre 
et cinerem cius cum oleo impone; optimum est. j 



Gap. 11. De fractura capiti^. 

Fracturnm capitiK voeamuH vulnera, ([ue ex humore nascun- 
5 tur in ea])itc. Betonia trita et inportita vulnus mira celeritate 
glutinat; ut in tercio die maturet .... 

Cai). 8. De dolore capiti». 

Ce])halea, id est dolor capìtis; que per multum tcm])n8 tcnet, 
Signa hec sunt: Timporum ])u1huh non decst, et totnm 

10 caput grave cHt et tinnituH aurium, et eervices dolcnt et nenrì. 

Curatio eorum talis est: Constitue eoa in domo, 

ubi nec nimia lux nit, nec nimia obscuritas. Post hoc eficiatnr 
cìk fonientum: Recipe rute faHciculum 1, edere terrestris fasci- I 
culunì 1, foliorum lauri faHciculum 1, vel baccas lauri XI, in < 

If) a(|Ua co(|Ues et oleo admixto caput inunges; sanalntur. 



Ca)). 9. De eniigraneis. 

Eniigranicis et vermes in ca])ite babcntibus: Sìnapem et 
na])e Hcmen cquali nioiiHura trituni cum aceto quasi malagma 
frontibuH inpones; ex|pcrt|uni est. 



1). Hem. 
lOB^^fP" f])iBt ylca]. jìf Jjeo ylca adle eilde egelic 
'jejje: Nìin garltiises hcafud awa jelucl mid felle iind 
Hìe ati'i baTDe hit tn asan and nini ])aHne ))a axau and 
ii-ng togadere and smìre Jiifi sar mid; (nid \}tnt byd 5 
e wid ^a adle. 

7. Aiid ertsona, gif [tii wnwda tortindafi. Itcw^. 
}IìiD fvrs and cnuea hiiic and lege uppa [)at jeswollcne, 
'h}~t eccaP 8aua e^ettan 

ìtriH. Wid tobrocene healod, 10 

PTid lobrocenum bcafod odder ;5ewii«dedtiw«. jie nf |iaii 
n byd accnned of Jiaii heafode: Nini betduica oHd cnuca 
i lege to pare wu»da. aiid eal [)at earlieo* forswylhli*. 

9. De eefalaptmia*. 
lefalaponia , dccf ys beafodsar. and Jiat sar fyljl) lanje 15 
eafode. -dei/ |}Ì8 syiidu Jìu taeiin jiits sares, Pwt h: Mtput 
inewcnga cbeppaji. and eal |)at lieafod byd Iiefi, (ind 
ut' l>a earan* and jia sinan on [lan bneccan Btergiad, 
eeal to bntaD Jian i<iire: Do }iaiie marni irman to alia 
(le be no to leoht |no to|" Jiustre, aod hegyte man hym 20 
I, swa mycel swa lie niìi'se mid liys band'* byfou, and 
li eaUwa micci and laurtretiweH leaf cm mycel odder 
berijn nìffoli and seol) hit cali tiigadere on wiiìtera and 
irto eie atul smerc |)i(7 heafod myd ; liyt byd sona ba;]. 

10, Ad dolorewi capitia". 25 

'o [lao marni. ]tcpt hya heafod :iìc[i. oddcr wurnias «n [iim 
3oti rixind'': Nim seoepga'd and awp»v-<i and nieng cced 
ned byt mid {lam ctedc, \iif't bit si nwa t>ici'e siva dub, 
myre ptef heafod forewcard mid ; and Jìi:» bis aurcdest '* 



Ss. vd wid. ' Ani Itande: Wid u-unda. pist mcellad. ' N«i;!i 
innh le unlerpunttiert. ' C; Ha. Aeo heo. ' Wa. farawyhp. 
lande: Wi^ hcafodsar. ' Ha. swasod. 'V.; He. «ora w. • Nsch 
it Ilaum, wshrsclieinliub Kasur; C. schiebt ah on eiii, '° C; 
k " Am iiiitem Kanile dea Blatles nochmala: ad doloi'uta capitù, 
Ì3.rixinad. " ÌIs, anredce. 



- 8 ~ 



Item lasarìS; galbani singulos tere cnn 

bono et sic tepefactum detemperatum medicameli in aorei 
ut inbibat; mirum est. 



Item ad emigraneum : Sambuci corticem medianum i 

5 adieeto aceto calefacies et loco appo 

vermes Hunt, statim exiunt foras. 

Gap. 10. [Ad vertiginem capìtis vel quod versatum cerebrnml) 

De ruta et serpillo. 

Kutam^ serpillum .... tere cnm oleo et bntyro et m 
10 melle simul; misce et calidum in lana succida involutam 
cerebrum inpone. 



Item .... plantaginem terc^ adde acetum et faciensi 
plasma capiti inpone; mirum est. 



* DicBcr Titcl Bteht nur ìm Index, nicht !m Texte. 



11. Ad jdem, Wid pat ylca'. 
Eft nim ladnar, Jkì7 [ys] teafnr, (7fi(/ galpaoj otìtires healfes 
ni^e whìt and gnid byt togadere mid wlacan ccedo and 
^anne ^a sealfe and gcot on ^tam seocjH manncM eare 
d ì&t hyne liggen swa lange iort{)aii earn hit habben eal 5 
idnincan*, and he byd wnnderlice* hr«[)e hai. 

12. Ad jdem*. 
Eft nim ellenes pilian und ecede and wnll eall togadere 
geot t)a eealfan in fiat eare, ^if se wyraie ys tiarinnan; 
ma he sceal hntgan of [ìan earen, gif he {)arinna hys. 10 ^ 

13. Ad tornionem' capitis. 
Pia ys 88 lacecrffift be Jian manne, {lat hym jiingj)*, ^ait 
yt tnrnje abotan hye heafod and farji lurwendnn braelienuj» : 
Gm man rndan and ceniellan and ennelcae and cnuea Jia 
rartan togadere. Nim {ìanne eale and buteran and ecede 15 J 
l honi; and meng togadere t)a sealfe mid \>aTe wnlle, 
ne t^tom niefre awwsan, and do inna J)a sealfen ami 
ite {)a sealfen i»ne ane panne mid wnlle and mid eli; 
1 [tane [la wulle wenne and bejìege'^ \keI heafod mid, and 
I byd eona bet. 20 \ 

14. Ad jdem^ 
Eftstine nim renwieter odder wnllewseter, l>a upivierd 
ylld and clasne byd; do hyt in an fiet, nim pan» anne lin- 
eane Ciad and do bine eal wate on \mn wittere and bynd* 
ine sydl)aa twyfeald nppe Jian heafode, of se c\a\) drige beon, 2b ì 
i hym byd sone bet. 

15. Jtem. 
Eftsona nim balsmedan atid eie and cnuca pane bahme- 
ttiD and menge syrtde'" wid hlutre eie and cnnea; nim J)ann 
*ne panne" and wyrme Jia wcalfe innan; nim pan» pa sealfe 30 1 
l*a weanne and bebind ^' pò?; heafed mid. And nim efteona 
flantaginem I*, ^éf ys webrredan, antf cnuca pa wurt togadere, 

Hi, tflean. * Hs. gedmcan. * Ub. wundcHce. * Àm Rande. 

*olim C ; Hb. sehr undeutlich. • C; Hs. ptHg. ' C; Hb. brpete. 

I^Munter noch ein Wort, radiert, wahracheiiiliub Item. *C.; IIs. byn. 

Ht. tydSr. " Ha. panne. " U.) Ub. bebin, " C.', Hb. platagint. 



- 10 - 



Potio ad vertigincni cai)itÌH: Savinam et aprothanum tcrc cum 
vino et })ii)ere et mellìs niodieo; bibat mane et Hero calieein 1. 



Gap. 14. De medìeaminibuH. 

Si mederi voluerin omneH panHionen, in prìneipio capnt pur- 
5 gare oportet; hoc est nnpe ft' 1 aeeti mellis, fl* 1 in I masticis 
O III, peretri III, tere 1 et f, origani manipulnm 1, rute 
similiter, HÌna])ÌH f) III ante ])ridio infusa; liee omnia in cacabo 
poRtea coque, cola et rejjone in dolio vitreo, et cum ojiuh fucrit, 
gargariza ad Bolem aut ad focum vel in balneo medium calicem. 



10 Cap. U). De vicio aurium. 

Auriuni vitia patiuntur ex antecedente perfrictione * et fri- 
gido vento fiante, aut lavacro frigido, et si iu\mi in ipsa ... 

introierit ('uratio eoruni tniis est: Si sonitus nut 

tinnitus fuerit, vel dolor pulsaverit, in initio fac tale ungucn- 

IT) tuni: Mitte olei boni caliees II, aneti viridis surculorum fai<ci- 
culos II, rute fasciculos II, mite in olla rudi, et bulliat non 
niniiam, ne virtus olei^ defìciat, colabis per lintheum et rcpone 

in dolio vitreo; postea ex unguento suprascripto wiput 

caliduni unge et panno indueens liga per noctem : postea ia8 

20 de alliis cum aceto in aureni mite jjer singulos dics et in tor- 
cio, usque dum sanus sit; niirum est. 

Caj). 17. De parotidis. 

Carotide circa aurem nascuntur; hee passio duplex est 

Evenit enim aliquando ex egritudine maligna, maxime illis. qui 



* Hs. lìerfectione, ' IIs. acculi. 



neng hecede l)arto; wjTce KydaD anne clilian Jtarof; nim 
J)»He cl_vi1an ami bynd to ^taii «are. Faune scealt (m 
n du8 ^onc dreng jiarto: Nim tiauinam and ambrotena 
mnca hi and do hi Byl)|)ftD on wiii atid meng pìper [larto 
Barn dal huui^es and [iì;^e p&Tot' auDe cuppan tulle on 5 
morge* and oticnie aii' niht, Jiann he gad to hedde. 

16. De capitis purgat/one. 
Kià {)at l)ìet* manneR heafod cla^ppitail avd to calre 
jclangunje \>ae bcafodee. And hit ys nidtiearf wid ailc yfel, 
«n a?re8t hys heatbd cla-neije. F(f( ve: |Niin| «rent twejen 10 
8 eapan «?*(/ tweje hiinies and \)re eeetres eeedes: and ee 
sceal wejan twa jmnd bp syltyrgewyht: and nim hwytne' 
\nd «enep and gingiber, a-l [tissa twelf penija ^ewihte; 
nitn rudau ane haiidt'ulle and organe ane haDdfuile and 
gelare pinahnntte* and do cai t)ya innan anne niwue 15 
in , and aiuorgeu })ann eeott \)U byt Bwa swide, Jiat se 
>D da;! beo bcsodaii: nim hit |>aune and do in au glaisfat 
aan machia' intufba^J) and ba^^e bine ^arun and »myri;e 
\ifFt heafod mid t>arc sccalte, 

17. Ad aurea. 20 

?Ì8 BceaP to l)Bu oaran, J)e wind ol)J)er waiter forclyst. 

lan hy l£ecniau scea) : 3if ^ar bv swg^ o[)t)ef' sar innan t>an 

ian, «n tVoman do t)as scealle: Nim twegen atyccan 
^des* elee tmd grene dìies twa liandfQlle and rndan 

a micel and wyl ou an niwen crocea Qxs to swide, de 25 
^le eie bia mw^n* forleosen; wryng'* [lauH Jiur linntr 

and do hyt on an glsesfa-t: wyrme Jianuc mann Jhp/ 
)d artfl smyre mid }iare Gealfe, and he binde |ianne \twt 
id mid aiie eiiej)e ane nìht: vvring Jiannc garlcyc iinic {la 
• alche da!g: after l>at he byd ha-1. 30 

18. Ad parotidas. 
kd parotidas, ^et ys to dan san^ l)e abntan sa earan 
^pwt man nemned on iirc jcScodc healagiind. And ]te 

ÌÌ9. Jiarto., nim eteht in der Us. doppelt, ilaa crete aiisgestrichon, 
Korge nocli n nnterpunktiert. • Nucb an Btolit ai/ unteipunktiert. 
Pie; C. pas. ' Vor hìv^tae noch Ayyn unteretrichen. • C. ; Ha, 
' EIb. (ccnd. * C, i Ha. gtdts. * C; Ha. mien;. " C; Ha. 
C. i Hi. torre. 



- 12 - 

in egritudine frìgida[m] potionem accipere presnmpBerin 

non sunt lìericulose, sed facile cnrantur, quia i 

faciunt Sunt et alie maligne ^ quas Greci et 

vocant, que contrarie supradictis intellìguntnr : conti[n]{ 

5 parotide mox apparentes et recedentes ullis precedentibu 

toriis^ sed periculum siguificant et altiores partes pu 

irruentes aguntur, que ex mclancolico humore nativitatem I 

ncque rubee sunt, ncque dolorem habent ( 

ad parotidas : . . . Item plantaginis folia ante solis ortn 
10 lecta cum pane in postea salsa infuso et cataplasmata; mi 
sanat. 



Gap. 18. De passione oculorum. 

Ipocras dixit : «Oculorum passio conti[n]git aliquand 
ingenti fervore doloris, aliquando cum tumore, aliquand 
largo reumatismi cursu, aliquando cum frictione et c< 

15 sensu >. Supra memoratus senior Ypoeras ad 

precepit: Si fuerit ex fervore siccato, lavacro et vapoi 
liumectando sanabis; si ex tumore vel plenitudine sai 
eveneri t, detractio sanguinis ^ mitigat; si sine tumore est 
catartico dato curabis; Item ad occulos, ubi 

20 euhi ingressa est, mulsam frequcnter infunde, aut lac mi 
mirum est. 



Ad lippitudinem occulorum valdc cxpertuni: Verben 

tortellos inde fac et super occulos liga nocte a 

miraberis effcctum. 



^ Renzi: saaguinia. 



- 13 - 

^Qfjd' yw twera cn?ina; and he beeuw ol)erhwj'lum * aii 
^nr t)A awergeda adle, ati<i t)am niaunaii BWydcBt, ee on 
ueocnense eealdue vva'tan drincap. And [la healttgunda 
lan twa cunita: te* ofier byd eade to balene, atid ì^us^e 
idolh Be wjTCCB; arid ol)er syndiin, \ie Grecas cacete hatud, 5 
icynde awyr^ede, and j)a!je sjndau to a^ytene ealswa hit 
leforeu eegd, forJ)an fie faTunga liy atyivet) and fa?ringa 
j jewiteti buia ffilce la^cecrai'te and BWa Jieab micele 
mysBe getacnsed. foratali fìe hi beod acennede of J)aii swertan 
ui , and hy reade atywj). ttiB hy man Bceal hajlea : Nim 10 
radeleaf ar sunne upgange; nym panne bluf and sealt 
swsmni mul cnnca byt eal togadere awdwyrce'to clydan 
leje to J)an sare ; f^wne sceal hit bersten ' and biBli^e 
• after. 

19, Ad cecitatem ocwlorum'. 15 

Ì*Ì8 seal wyd Jiare eagene tyddernesBe, beallywa Hyperas 
byt cydde. Peni ys arest, |ia:t da;t sar becyml) on da 
1^ mid myceire hfetan ; bwìlnni bit cymd on mid wai-ten, Jxsf 
li lieod tojtundene, artd bwilum buton a;lce sore, [tat bi 
^liiidiad, and bwilnm of \ì»n flewBan, t>e of {lan eagean yrna]). 20 
^Bie sceal by man J)uh laenian: 3if seo nuha-lt)e cym}) ol' 
Bdrìjaii bsetau. patine niman man aite eia.'}) and yrasen pa 
Hp mid Jian clade, dy^ipe bine on watere and gnide pa 
l^n mid; and gii hi beop toswollene odder blodes fulle, 
linne scel marni settan honi a\> punwangan: and gif hy 25 
iblindiat) butan %]con gare, sylle bym drincan eatarcum, and 
K byd gebaled; and eftsona, gif ani ping i?inan pa' eagcn 
BUt). panne sceal man nìme mede odder wyfee meolc aud 
< innati pa eagen, and him byd sona bet. 

20. Wìd totore egean». 30 

h» sceal to pan eagen, se gesiegen byd odder toregan: 
1 berbeneleaf and cnnca by swypc '", v/yrc anne clidan swylc 
Ktel cicel and leje uppan pa" eagan anne d^je and ana 

11*. htahigun. • C. ; He. ojber hyìtim. ' Ha, Po. • C. ; Rs tot/rlce. 
-i Hs. besttn. C. ; IIb. pona. ' Am Rande nochninls ebensii. ' Hs. 
^i«, <ÌM erete ^i» linterpunktiert, ' Am RAtide: wìd tare e^ean. 

^rept mit Pankt Ubei tr. " Hb. > mit Strich obeu, (I. h. PM. ^M 



-14 — 

I:i»ii a«i lippÌTiiiiìne« «^««iibtmiK: AEnuBeuu et nel < 
basica •-/▼..nm «^^ua neibfar:» a»eii»i»» oì—i^fiii ^ smper oc 



•> 



Icé^m &»1 Iippini«iin«iii •'•«t^**mM: C»bc«bi in aqnabnl 
infanfii^. et rViriLs c*'neIl«-H !isp«riÌA die ae nocte. 



Iti^m a<l rali^'nem ec ad maeaL&s toUendas: Celidoni 
r»»dear I. larri^^ mnlieris «^.^learìa III. akie$ 9 1. cn»d^ 
fa<% ^»inn]'a tenrod*» c»>mDii>ee ec i]<eatb impone. 



IO Cap. 'y\ Ad e^lopas. 

It^ni rata trita cani prima ^ota bene operatnr et s 
in primis comedit et {nistea pmdenter sanat. 



Cap. 21. Ad D«>otilopas. 

Ad nof;tilopaei oceulornm. id est. qui post soHs ortnm 
ir> ad ofcasum videro non possnnt. Epar urrìeinnm assnm fi 
ex liiimore. qni inde defluit. dnm assatnr. oeculos innn< 
ipriiim cpar dabis ad mandieandnm: et asinino fimo pe: 
tlienni colato perunfres. 



' Uh. ce. 



Eftsoiia nini attrutnu and liuni,; and \ttrt hwita of xge, 
Oig togad^re, lagtì tu ^aa eajeau; hym h\A sona Bel. 

21, EftBona wid l)aii 3lcan, 
Nim ninne eysan and screda hj-ne on weallendan wietere 
[ nim Jtarme oyse ond maca elewa litles cicles ' and byiid^ 5 
I J)an ea|;eiin sue nibt. 



22. Con/m glaucomata'. 

s Bceal wyA ea^eiin dvtnnysse, Iw/ Grecus nemniad 

incornata. \i(tft ys eagenu dymnesse. ras me hyne secai 

tenije: Nim wife» meolce Jiry uticcjcB fulla and eyle|icua, id 10 

'Si celidimìa-wos, arnie sticee filine «nrfalewan «i»/ croh, Bafrun 

jalliee, ami meng ad Jias togadere and ,wrìug (tarli linnenne 

IP and do [lanne (la sealfan inna ^& eagon. 
2'A. \t()n conlra cccitatCJK. i 

t*Ì6 sceal wyd ea^eu tyddernyBsa, \te heo)) un Jian ajjmoran 15 
■a: Nim myrt» and lege hy on linuije* and nyin ])ariue da 
rta tmd le^e tu dan eagean, ^wt \ni eagou todicden, and 
lim t)aNnc rudan and cnuca liy and metig axaii to and le^e 
!iydt>aii to pan eajen; tranne serest l»yt lieo, swylc pa brewaB, 
^d after tinn lieo liyt glewlyce gehajld. 20 

Ad eos, qui non pomeunt uidere a mtie Atmec ad occasuHi*. 

Ad iicctalopae, ]ntt ys on uro Jieodiim [le man, 1)6 ne 
Sge neuig' geseo after sunna upgangc. atr sunna eft on seti 
tanne is jiis de laieecrffift, {le J)e Jwerto jebyrel): Nim 
«an hwurfban and braide hit, and ^anne Jieo brsede 30- 25 
nte, nim t>anne dajt gwot and sm^Tc mid pa ea^cn, and after 
In eie [la ylcan braden; and nini [laNiic uiwe aRBan'' tord 
ni wrynge bit ; nìme danne \twi ivos and Bmyrese jia eagen 
H, and hym byd eone bet, 

; Hb. citleé. ' Ha, bi/ìt. ' Aiu Rande : Wid eagen dymntjise. 
Tot h«ni;e «ehi ^an tinterpunktiert. ' Aiu KaniJc: Itera. ' Uh, 
' Vor aggan steht axan unterpimktiert. 



— 16 — 

Gap. 22. Ad ordiolnm. 

Ad ordiolnm^ quod super occulos Dasci Ypocras auctor pro- 

batus tradidit Itcm farìnam ordei cum mulBa miBce, 

loco appoue; a multis expertum est. 



Item absinthium^ cum vino et aqua calida bibat. 



Gap. 28. Ad stcrnntamenta provocanda. 

Ad»8ternutamentaproyocanda: elle- 
boro .... et castoreo ; ex unoquoqne pulverem facies et naribas 
imposìtus stemutamentum provocat. 



10 Gap. 29. Ad bucce yitium. 

Item ad oris vicìa vel lingue aut gule : Quinque- 

foliuui piilverabis et mixto incile os fricabis, vel arteria» vel 
fauces purgat. 



Ad eos, qui subito obmutescunt : Pulegium mite 

15 in aceto 7 in panno iuducens^ pone sub naso ; mox 

loquitur. 



^ Hs. K. ah surchium. 



- 17 - 

25. Ad ordiolum. 

Pis sceal wyd jìat. l)e oii eajeii l)eol)V, pwf Greca» hatad 
liolu9^2. tr^^ ys l)e hucecrspft, de |iarto gebyred : Nim beremele 
i ciied hyt mid linnigé, leje to jìaii oajen: j)e.s lajcecraeft^ 
i* frani' mani^nm inaniiu^/2 afanded. 5 

26. ìtem ad idem*. 

Eftsana nim beana melu and sapan. meng togadere and 

;e to J)an eajen. 

27. ltpm\ 

Ph man ì*ceal don jìan mane, [)e ne m»g slapan: Nim 10 
•rmod and gnid on wìne odder^ on wearme waetere and drinca, 

rf hvm bvd sona bet. 

• « 

28. Ad st/^rnutatiowem *. 

tis fysj \}ii tyliing to l)an manne. {)e wel getnesan ne maìje 
d mieel nearnesRe on J)a heatedan habbaj). t^is ys {ìe laìce- If) 
lift. 1)0 l)arto ;5ebyred: Nim eastoriu/w oddor elloboriiw; and 
rre to duste and do hyt innan jia noKun. and liyt bringd'^ 
rd J)an(* thiest. 

20. Ad j//tVrmitr//em la})ior/^w et liwgue^ 

Eftsona jìes la^cedom* sceal jìan manne, da hyra lippa beod 20 
re, odder hyra tunga and seo eeola swa 8«r byl), )f(et he 
^arlodlico hys spatel forswelgan nia?;. rus hym man sceal 
i;an: Nim fifleafan and drige to duste aìtd meng'® hunige 
twne jìarto: nim danne se sealfe and smire mid jia lii)i)a and 
i jeaglas innan, and hym [byd| sona bet. 25 

3(), Eh. qui sobito obmutescuwt^^ 

Pisne l^ececraeft man ^eoal don [)an manne, da feringa 
dnmbia)): Nim dworgedwostlan, hoc est pollegia, and do hi on 
cede*^ and nim Jeanne anne linnenne ched and do Jìa dworgc- 
^OHtlan on innan and do Jìawne benyjìan bis nosu . and he 30 
o«5 specan sona. 

* Vor beop steht bi/d unterstrichon. - C. ; IIs. Icececrcef. ' Dariiber 
•«io/; ersteres ìst dae lateÌDÌ8che Wort. * Am Rande. ' Ani Kande: 
ad tomnum. * ih. odder. ' C; Ub. bring. 'Am Kande: Witt Uppesar. 
Vor lacedom ein unteipunkticrtea /. ^^ Nach menf/ steht mid unter- 
punktiert. " Am Kande: His qui subito ohmutescunt. " Naeh ecede 
^bktitxuDg fttr and unterpunktìert. 

1Mm««^ Beitraire XII. -> 



18 - 



Cap. 30. 

Ad gìngivns et dentium commotionem : IWri non p 
succi calicem 1, aceti calicem 1, meiiis c^iclearia III: c^ 
tercias et tepidum in ore teiieat; ciim iiuiim iacta». alili 
5 niitCH. 



Cap. 3(). Ad dentinni doloreiu. 



31. hem nd infirmati lem lìngue. H 

R'kI puiH. \)e i-e etreng noder |)arr> lunga tOMWollcn byft'. I 

l*if>DL' tfficecrffift mffin sceal don l>an mannii»!. |)e sp strenj | 

nnder Jisiro tnnge toswolleu byd: «i»/ })urh [)anne streng rareet 1 

lelc untrumLcsfp on [)aiie uiiin becunirt. Panne iiiiu J)u ajrest SJ 

^ne cyrnel, [jp byrt iimaii Jiaii jiersogi-e. aurf cyrfetau cyrnel 1 

M'/ oawel»telHn. |ciiuca| togatdere. ««'/ ceorftiaiie wtreng under | 

taogu and do \>a.t dust on inuaii. ami In-m hyd sona bet. I 

32. Wyd Ihp' fla'so. de abute j)e tej) wnxt*. 1 

Ad gineiuas |ip GrecaH hietert, ipirl ys oii lire Jieodujii [)(/■( ICS 

Bee. de abute |ia te|i iviixt «uri {la tej) iiwegrt nwt/ astyrej): 1 

im Ibrcorfen leae and cnucu liyt inid ivring ))(e( wos of anne 1 

ticcan Tulne ami eeede anuc i^tìccaii tnlne aiiil hnnì^es ])ry 1 

iccan Tulle* and do, Jiir/ hyt welle jjrywii. Kim Imjine swa 1 

Btte ttwa he batteri torbere msE-^e. <i/id habban au dsel on ÌM 

lys mnlie, forte acoled beo; Jiatine eftPt'iia oder dtel eallpwa*; | 

p prrt |)rì'ldan da^l enllswa. I 

'A'ò. Ad deDtet<^ H 

t*es laL-ecrnl't yt> tn dan mi;nuiticaii to}>aii . dal Grecag t| 

*mne|) orgu DU HI ■ {ut/ y^ on uro s^'^C'>dau'' ViyHse genemned, Sta 

^Jian t>urh l)a teli Beo bliHisa steal iipp^priugan «mi/ manna 1 

'•yrpiiys and ealle nydjìcarlnyfi un pan totian js. ade' man I 

>"te mffi^, nwrf Jian to[ia l»a tnuga to spaice jesteal* y«. Wnne. I 

Gri'ccas neninea. ys itrest tritumen , |)(p/ synden t)»' fyrBt" À 

^t*. ìie Ji'rest pane mele underfod". UJire Greccas nemned "Xi 

"miotici, t)(C( sindon [le tei], !>*■ t*"'"^ mete brecal). Byt)[)e I 

* fnnne hyue nnderl'angeiie liabbait. t'ati» Greccett nemnefi J 

muljdes. p'pt we ha'ted grindingtel)"*. fore hygrinde|) lel. 1 

_ f man bygleofati. And oft maiiu tornea)), bwiejier teli bseneue i 

O^ou'a, for])an Jie jele bau mearh ba?t'|i inid b\ iian mearh fm 

^abbaf). And opre bwn . [leab bi bemi tobroeene . niid «uman i 

' Dieee Zeile Bteht ain untcrn Uamlc ilei' Seitc. ' DJefle Zeile I 

■leht «ni oburn Kiinde der Sette. * C; IIr. falnt. ' lls. talla iwa. 1 

' Am Rande; To pan topt nn<l am untcrn Rande der Seile: de causa I 

^orum denlitim. ' C. ; Hs. grpedtlaii. ' C; Hs. oj. ' Hs. ;mca)I. I 

' Kwh >o noch eia t, welches aber unleipunklkrt ist. '" C. ; Hs syst. I 

" 11». arut oHgeintU leUdom underfod ; vgl. alier Z. 2i! f. " Hs, grindig 1 

*•>. " Vur bfon sleht fcy> unterpunktiert. 1 



2i) - 



Efficiuntur dentium dolores sub aquo^o et frigido fleginate. 

Kenmatizantibus gingivìs ipsi dentes cavcrnantur , et maxime 

ipsi malorcH, qui IIII radicibus fixi nascuntur, quos Greci re- 

tararicoH vocant, et ])utridi faeti aut lividi aut nigri, aut in parva 

f) frustra commiuuti. relietin radicibus. rclaxati cadniit. 



Ad dentes: Piper, alunieu, porri Hemen, sai et mei, niisce 
simul et bìc dentes frìcabis. usque dum malitia auferatur. 



Item libanuni. barcjis lauri, tore emn aceto tepefacto, hi 
ore teneas. 

IO Cap. 81. Ad uvani. 

Itcni piperis grana co, cimini (juantuni proprie, rute cimai» 

teneras eadcm niensura torcs; postea mellis ealiceni I 

misee et tanidiu roquatur agitando* conficiatur; sic tepefactnin 
mane et sero gargaritanduni est, (»t transglutiat cocloaria II. 



* Vor agitando Htolif noch vi. 



■>\ 



Mtf hy man mnj h;olen. and ii;itre [liuie tof). ^ìf he lo- 
hcoli. Oft of Jiau heiiedp se wvTt-ta wiite cuml) tu pan 
Ili tiare jflicnesse, [le hyt of liust; dro|)iid oii stan. |mn 
,d. and pane stati titirhtiurle)) and ^iirh|)renw|i>, nal.'^wa 

wffite of fan lieafod fyl[) npima fa te[) ««rf liy |jaue 5 
■aw[i' «iirf del), |)'e( hy roti^cl» and toliioddati, pat [la 
liceali ne msiie ne ha-rt- ne ecakl «»</ swypeMt |ta 
gtel)', J»e ale niid feower wyrtniuie* sefsestned hyi: and 
iv bere wurtnima forleata|). \\aHiie Hweratijed liy uud 
Panne y» si- l}fcecra.ift' {lartic Nitn Hiimne diel of 10 

hyde and aiiiie nìwnr orot-can and do wa>tef on tnul 
V» »wy[)('- ji(f7 hit priwa wylle, swa swyde «iva wjfter- 
Nim jiHNiie fiat wa-tcr. and Ualilie on hys mu|ie. Bwa 

swa Ile forberr niieje, fort hyt acuied beon, and pantip 
t!ol. wyrpe hyt ut of hvs mu|ie aiid nime eft wearmre 15 

ytfift col ut, atid hyd sona het. 



K:U. .It'M iid .idcH(\ 
m piper and itlewen nnd sciilt imd leaces sjod 
nig anrf uieng cai togaiìere. Nim jiniMiP ne i-eslfe and 
k tefi mid. wd pa sealfe aflvmli frani ^a tofa eall aii 
^1. 

.-(il. [.Item ad jdeui.| 
sona [iiini] hwitne stor and Ianrljeri5ii' and ecede, mcng 
^dere. tiym \tanne aiip pawni' and wlece hyt eall tog«- 
rt hyt wla-i- beo, atid liabbe un hyiJ mupe swa wlnc. 'ifì 

m. Ad vfam. 

i liicecra-ft deab wyd pone huf: ^'im piper and eutnyn 
laD ))reora scvilinga jenyht, and do parto anne f^tiecan 
iUDÌ5e)>. NirNm panue ane cL-ene panne and seod pa 
[litt ben wel wealle. and wtyre hy swype, ^emaiis pan 30 
welle: «im au' ela-ne fail and do Ly un; [and syle 
an panne twejen wticcan fuMe a a-fen. twe^en a morjen. 
^ sona liail. 



miig ttp: tot grindig w 
C; Hs. lacraft. 



■}, m.i 



J 



- 22 - 



Cup. iV2. Ad tumorem tautium. 

Ad tiininre|nì| fniitium et doloreui ^ive neiperitatcìn , qnani 

Greci urteriaeos appellant Curatio eoruni liee est: 

Sine fervore eoiintitutis dlM)s ^lutinosoH iiìinÌ8trabÌH, id est 8or- 
f) bile8 cum duleore aut uiulsa. et pultes cum laete vel ccrbellam. 
et carnes glutinosas. 

('ap. tKJ. Ad rancedìneii). 



Item porri Hueeum gargaricet. 



Itein fabaiii nut pisani coctain (!uni oleo ealidu bìbat. 

IO ('ap. l\i\. Ad vocìh »in))Utationeui. 

Ad vocis ainputntioneiii, quaui (treci catelcinpticos vocant. 

id est c<»ssatio vocuiii Curatio corani taliscsi: 

Quietos esse iubeì)is et nbstinentiain eiì)i indices 

Heficies aiiteui eos levibus cibis. et vino utenduro est. 



i^> Cap. *M. Ad sinances. 

Ad sinanees vel ^nilani. (|Uod Greci <|uinnances appellant 
Ad gulam vel colli dolorcni: Fabas fresas cum vino 



•2A — 

.H7. Crn inflfttione gutruris. 
Fur luamie» |>rote. pe byd tuswolle', 
*es lace<;r«>ft dea]), gii' ]iìltì muiiDes |irota toswollen' byd 
* ceoU. JjfP/ GreccfiP kraliinti» Iiatn)). Pìn ys [ìe laececrieft: 
hyin sQjmii gelira'ddan lirere a-geran a/tc/ hnoig to a»f/iIo 5 
bryti nf meoloe' gemaced, ««ti syle liym ceruillan etan* 
iet fla'Se, |w/7beo wel jesodeu. etau'. ani/ he byd sona bai. 

iiS. Ad striotiitM pectftó. 
raft HCCiil |)aii maDiie, |ie iiemiiysfie byrt -.vt |)are 
tan awfi let dare (irotu. {loV he uiietie specan inFegaD. trei 10 
|)U liym t)[ic* dou: Nìm leae and cnni-a hit anc' ivriii^ 
is]" fif. wyb- hvin anpaii, and hvni byd wnnn bel. 

39. .ìteììi ad jdpDi". 
El't iiiiii b<'iiiiu 'Itici eie ajid i^eoit ])a bc-aiia oii eiibi and 
hym flìiii . flirt liy dfiji |)a iieanvuyMfie awe^. 15 

■l'I. Ad voci-m pei dilani rwuiiJerMiidam •. 
rit^nc livcporal't man tceal don \>au manne. |ii.' Itura stemna 
I, dwt Greccai* neninejt'" catnlemsiK". Pus [lu Iiine nceult 
in: [Jn hym rorìiiefiediiyr'^e im mete and \ivt bine beo ou 
i^towe: nini jmwne godre biitere twe^en titìpcau tulle and 20 
sticeaii l'ulne hurijes imd wyll togadere and laìt bine 
;«u |)a «oalfe letihtliee : and sile liym jiarnie leohtnt' " mete, 
drincn" win, and hym eym]) bote. 

41. Ad juflatiouem gntturis. 
Wid mannes ccola. ]\c byd wi-r". '2n 

Piate lieceeneft man Kceal don manne. \)c byd pe eeola 
"j»»*GreecaH h»!te|) gargarisis: Nim niwe beane and pnna. 

Pieae Zeitc gtebt sin obera Knnde dea Blattee. • C; Hs. 
Io», ' Hb, mfoìU. * Vor rton ateht ea uuterpunktìert. • Hs. 
• Ualiiuter tu der Hs. lam, sber unterà tri eli ud. ^ mm schlXgt 
• Ain liiiDdu; adjrfon. * Am Rnnde: 
■ nemnep otelii m« uiiterpunktiei t. " Vor calibi 
(■> Dnt«retricli(!U. " Ci Ila. kohne. " H*. drici 
b tmterputiktiert : llie gnnzu Zeile ateht niii iintDtn II 



2<> 



(.'lira tetanicoruui hoc ost: In initio conveuit leetum n 

chini niiuistiare: et si etas vel vires pemii^erìnt, et tebris 

non est. flehotoinandi .^unt de vena mediana; et 8i ininns pre- 
valuerit, saii^uis detrahendus est j)er scarifatioues inter seapnlas. 

;') Iteni viuuiu vetus euin veteri axungia bulliat. ut rou 

re^ohatiir, et inun^es lanam succidam et expressam ad toci 
doleutia appone^. 



(\\]), i\\K 'Ad nmnu8 vel digitos. 

Ad uianus. vel digitos. vel ungiilas curandas. Digitos vero et 

10 ungula|s| sie convenit curare i|iiod Greci peniiones 

dicimt. Latini pernitiani vocant. Iteni unguentura ad inanDi« 

cui levanti litargiro, sulpliure, ana pendere; pul- 

vereni facies, et cuni nicxlico nleo sine loco misce bis et uteris. 



Iteui ad nianiis. cui scabiunr. vel crepant: cuni 

ir> hutiro teres, inde perunge sepc: bonuni est Item einerem 

de feno snpcrsparge. 



— aft — 

))Hiiiie cced ofiJ)'f wiii anU seod se beniinn and nim pIc 
niODg |)arro. (tj)]!*'!' s|iic jif man eie nubbe. and do [lartii: 

le OD ana giuxiiH, Nini ])aHne wylle ««rf d.viie «n Jiarc 

Ife «n(/ biiid |)» wulle tu |)iire eeolau. 

42. Ali colli intVrtnitatem. 5 

Wyd bneceaw sar', 
re» lieccdoii^ in god nianiie, |)e liyra bnece» ^mi l>yd h«(/ 
«e swjT-a ear^iad swa i»ide |)'/ lie (lane muj) unea])e to- 
miej: ()«/ sar Greitas iKuiueti ■'paNUius ^<ft i-» on ure 
lene hncwai'ar *. t'if \- ce lieid m [ìarti Nim ane le 
Ifulle mintali uni^cnurn b\ ami mni (ijnne a«iu «ei-ter fulne 
!i> rtWf/ ane punili h gew^lit eie-, meti^ ]iaDe eall t gitdere 
veod hit wwa sw\df f <( Jiifs withs awrf [ìan dei ne sy 
iierc. t)aiie a^^r wws Ijps elii. Jia liitdn;;ena.s ivriiig|jaime 
È tlnt> «M'/wurii a«e5 |a nuntio mid nim nulle «wrf wyre' lii 
;en cliiìan of \hìtl Hiith diipjie {latine donne clit^an on 
nealfe uml le^e t pan lineecnn [tanne eitb na (Jane 
Tue and do |ianni ijijmne awe^* do l)us fiftire svjinn; 
[rnnue o]i\tre wulle and wynn lo lieor|]e. ]i'/'( lieo beo 
jftieweanD, nwrf bywd to |ian bneecaii: [janne byii twan tide 3.1 

wylle awej ond nim \ta ylean elyl)aii, |ie \}sir a'r warau : 
Jiarto on [>a ylcau nnsan. [le [in ter dydeBt. 

43. Wid* J)an ytelaii nn tniiniiex «wnre. 
tinnc la'eecrjpft man weal don tnaiiniiwi. jie liyrii swyiaii 
'}nui sino»' iVirtogen bculi. \>'i-l he liy« na'D gewenld iiali. 25 
OrecCHH bastili] tetanìews. Pvs adle ys [)renrn eynna": 
ail cyun Greecas baatad tetanican". (lat syiidan l»a menu. 
Khte gai lwid| n|i)ia|ionedun swyran anrl ne magali abusali 
nntrmniiesso •, And Jja ojier sidle nit J)nw nu [lan fiwuran. 
*a syna tcod tram pan cynne to J)an breot^tan. ()«■' he ;-Ui 
I muJ) atyiie ne ma>5 fore syna jetoje; and jiiese adle 
eac nenined brostemi«. And {le Jjrydde adle sitt |)n8'° on 

Diese Zoile etelit nm obtnn lijiude .lev Seitc 'C; Ha. ^«>n« — 
)er V>M — laetdon. " Hb. hnencca utr-. t". hnreean «or. ' Cj; j 
myretan. ' Vot airr; stcht n^e anterstrjuheii ' IIb. wff^|^^^| 

le Zdle Htelit utti utileni itaode iler ^eite noi'hmaU ebeoRa. ,^^^^^H 
* IIb. Utamca». * T. ; Ile, un(>t>um»M<«. '" Ha. it'D],^^^^^^^H 
lesen oder fia Btreichen. ^^^^^^^^^^È 



2<> 



r'ura tetanicoruin lice ost: ....In initi(» cunvenit lot'tuni t'ali- ' 

ihim ininistiaro: et si otas voi vires pcrmiserint. et febrin I 

non osi. floì)()t()inandi ^nnt do vena nicdiann; ot si ininus pre- ^ 
valiierit. san^uis dctraliondns est por soarifationes inter HcajiulaH, 

f) Iteni vinuui votus oum vetori iixniigia biilliat, ut oou 

rosolvatnr, ot inun^os lanani succidam oi expresHam ad loea 
doloutia appuncs. 



Tap. iWK "Ad nianus voi digìtos. 

Ad nianns. vc^l di«ritos. voi un^nlas rurandas. Dij^itos von> et 

10 nn^ula|s| sio ojnivonit ouraro i|U(»d (ireoi poniioDes 

dionnt. Latini pornitiani vooant. Ifoni iinpientum ad inniius 

oni lovant: litar^iro, siili)liuro, una pondero; pul- 

v<Toni t*acio«<. (»t cinn niodiro nloo sino fooo nìis<*o. Ins or nterìs. 



Itonì ad nianus. oui soabiunr. voi oropant: cuni 

1;') l)iitiro toro.s. indo pernn;::!^ sepo: honuni ost ItcMii oinerem 

do fono Nuporspar^c. 



_ ?7 — 

yraii. {ut' sa t^yna tooj) l'rani jiaii cyniibaiio to [ìaii 

re]' o«(/ (lane imi[) uwtih bmldad. Dii b.vm iprcst Jìanni' 

laecpcrii'tl*: Wyrcc liyin areet liiieNce liedd avd muua* 

\ fyr: Itami»' secai hyni man la'tcri blort on (lan earror 

D iniddcmysti- it-dra, Atuì gif Jian gelisolcd ne byd. (ìaniir 5 

jrm man blrtd nr bctweiixan (lan scnldran mìd horne: 

^uae fuld wyii aiiil falde rusel : nim panne ane pa«nc 

«eoli [)Bne nisel and |)at wyii swa swyjic. fort se rueel* 

be beflruDcan |)at wyn: nini {tafine wnlle and tx» by and 

hy -iwyb'O^ amie elyjia iind lejp Jia swalfe on uppaii 10 
bynd Jjiwme t<» f^'i '^"'"'^ '">"<' "'"' pIìc()i'. 
44. Ad jdeiii. 
^n»uiia iiyiii buteraii aiid eie and meiig togtedere; iiiiu 
! winlierìan enddes find galpiuiia and aitan and enuca 
ogadm* end ivyl in dnro bnteran and on |)an eie tttid do 15 
B sare, ealiiwa byt' bet'orau seiii: do byin |)aune bnesce 
a and godne driiicnii. beal^wa hit beloren seid. swylee 
«wa byiD be belinrle. 

45. Ad pormimei', i(/ fut "d irifirmìtatem iiiaiimim. 
*«f Uect'ortpft iB go(\ wyd tuirc hnnduw and para fingra' :i(i 

1»»*/ <>reeeas baiali |)(irniones. und on leden {ii?riiìeiam 
Inrt h»t: Nini bnntne utor and «eoltenui «yndinH and 
ì aiui uieng togadere , nini Jianue eie and meng t>ar(o: 

{ìanna sa banda and Mmyra J)iinnì(l: bewynd (tnnne |ia 
|]| mid liunen ela))e. -Jb 

40. .UfW ad ÌHfirmìtatfm manuu»!. 
Wyd sare banda. 
Wyd [la banda, [le \ia:t fell of gad*. 
Iiys to |)an bandan. |)«*/ fiat fri oC gaet) uHr/ fia-l' 
t08prìngud: Nym «inberian. [le benjt attende after olitire '^> 
ai). (»irf cnnea liy sivyl>f t^mnlr and do hy on biiteran 
* and (iDiDre \i(et sar jelomelice mid; bfeme Jìnwne" 
l" and nime \i» nxan «W atrcwe jianippe, 

'.'. ' C: lì», lacrtejì. ' He. macia». ' Ila. rute. ' V.; 
yce. • Ub, Ayr. ' C; Us. /n'njn 

teni K«inle der Seite. ' C.j H». M"- 
«frvutr stobt Ktni untcrstrichen. 



I 



* Dleae Zeile otelil 
" C; Hs.jl'aniie doppclt. 



28 



Iteni dracantco radiconi terc cum inelle et impone. 



('ap. 41. Ad singultUDì. 

Ad sii)^iiltuin. Sic Ipoeras ait in Apliorisino: ..Ex trii 

muKis sin^ultUH tit in stoinaclio: aut (^x fri^d<»re. aut ex nii 

;■) cibo et potu, aut <»x nimia lassitudine." Curatur sic: Si 

fVigore assontitur. calefiant; si ex niniia satietute. abstinei 

si ex lassitudine, oxiinel anoxiforìa aecipiant. 



nim draceiitan wyrtrnirie and pmin hy nmjile enid wvt! 
inni^e nud iez^tf })Ann^ ujipnii tiit-ndaii. 

4S. Ad in f 'Villi ti;/e/i' iiiiiiiiiiri«. 

To liandnin ''. 5 

I lacecneft secai to \iaii banA&it , Jie \ìw,f fell of pylcl»: 
Stan aoe hundfnlle ami ìtuitacnii ane bandfulle niid 
one ane liitDdfulle «»iJ enuca eall togadere; uìm |ia»ne 
owd do Oli wit-ter oHf/ J)a wyrt inid mh'Ì wurme fianne 
wartan oii |)au wasfcr nnd [)a critma» niid: wryp p&nof Hi 
{>arof nn'/ biiid iippan |ìa handni ane nilit ntid dn |)u»> 
. [«5 hit lie|inrfr. 

4',*. .It'i/i ad vngiiem M-abìnsani. 

secai tu Hi^urtoda» ua-;luiH: Nim pliiniHtiwes anes 
ges j;ewyht und NWesle» it-pples twe^cnii scyHenf-es Ifi 
iind l'iinca liy tofraderP: pmyrc |);r n;i'i;lii« inid and 
beoij swa ^isniyivdf. 

fili. Ad COS. qui' tidi' li'i/jcnt ap|ietituw ad eiliu»'. 

1 hy» i^od tit pan uiJiiin, l)c Imra mctcs ne lyst. )>"■' 
B lista|i blafli'sis. ami Vpocras' «eggep. Jicf seo iintrunyns iJli 
>f t»rim t'iiigo"''- o|i[)ei of eyle. oppFj- of miclnm hiete* 
Ìuc«, ol)|)CT- of lytte a^te «Hfi drinee, o|>|)*'c of miclnm 
3if liyt cutne]) of (lan oyle, [taniie scealt |>n hym 

niid ba]ie ; gif Iiyt cymet of mycele drence, (lanne scel 
bu forhit^fdiiycse; gif hyt cymp)! of mycle swynce otiti'»* 2fi 
pdnyssp*. |»anne ncpalt |ìn hym don ecfft wyd honij^e 

oberi) Bande ile» Blnltea: uni udIltii ItunUr »te)it : £/t- 
m draetntan irrulruMa. * Hs. handrum. Atn Rande Jttm. 

und Ypoerof mft roter Tinte durch«triehen ; hieraaf Bcheint 
Randbemerkiing tu beaii'lieii: Ypocea» dictt, quod hec infirmitas 
mi» accidii. J)r prima causa. ' lls, priiiffS, eìu Vernehtu 
fa piingR. liKX Rubrikdtor seWte diion prim vi>r pringum eìu. 
te mielum mit ),'m8te1luuga2eÌGlieu. * Voi rarfodnynxt Btubl 
te ilej- He. 



- 32 - 



Hniplastniiìi «le .... piperò impone, ut ealefacere po8sìt; pipere, 
sagapino, paiineo. nardo niedicamen factum da ìu potìone. 



Oap. 43. Ad pectoris voi precordi[or|um dolorem. 

Ad pectoris vel precordiorum dolorem sive toraci». Ib 

5 pectiis autem nimium i)regravamen sentimns. Sed 

sciant hoc iiescientes. (juod omuis liumor stomachum pakat et 

vulnerat pectiis l^rojiter hoc silent vene, tremnnt nervi 

febricitnt corpus et frigidum est: condolent liumeri, constringun- 
tur spatult», s)>ina pungitur, cervices irrigescunt. (juando hef 
io signa reperies, roganius testinanter flebotomo coDS(darì. et hoc 
t*i neglexerint. in deterioreni dcclinant damnationem. Qui» 
vene et viscera morbo putrido sunt piena, inde aliqui^ ceci- 
derunr in aliquem languorem pejorem. Propterea rogamu? ali- 
quam cvacuationem conii»endiosam , id est primum vomitnm*. 
ir> ut vene et torax relaxauientum accipiant, ut colera, quo in 
corde et capite nialignani seditioncni faeiunt. deiciantur. 






* H8. anWqHÌ, * Nacli vmniium Htolit nodi curentur in der Ha. 



31 



fed' nl)[i'-r drixrcuii pi'i'de wyti leac jeuieiiged'; 5ÌI' [)u 1 
nv-Htie cnmj) of fiati evie. |)a)iiu' nim |iu lieferes lirrjiHii and I 
tu daste »ni'l ffrmA jiìper ffin' nieng jiiper wui \wt du»it f 
re: and nini sticcan filine |)as ^emeiigede ' datate** mi'/ do 
' cnjipffullc wviieiJ ami wlecc [lamie [vi win niid [)an' 
aiti milf» liym driiica. Otiffc nìw peretrum wyd mede 
g:ed^ nwtv micci pwn jernenged |wh>s|' \i»-h o|it)('rce", 
Ir Iivm driiier, 



51. Ad -tr 



■ l'^''"'^' 



iid 1 



lene iji'peduii dii limi niaiini'. |>ji 1i,vdi heoii mi )i,vr;i brustoli in 
re'. t»iir Ori'ceas hH'teit aHniiiticOH. ]t'rt _vs uearnuyi^n; 
Wb))"' ina-g (mne t'iiii'i't to do /nirl utu tiri 11 gali tinti liaifil 
Yreioit and byd iiiiiPii inid micio iiftarnyHse"; and hwilan 
A hniTp itnd Iiwvln'"'" niid blode ^emenged. ami bwìle 
(tj). swyli'p lir nn daeorgc »y: niid micel spatel 011 coola lo 
I ditti !tyfiji adiiii on jinra luiigaiie. And puc byd Jiat yfel 
ili: Jirpst |)iir iiiyceit' ;i'te() -me/ drincat; \inf yfel hym 
tan wyxt ««(/ rixad Hwa Mwyjte. [)</■( hym iia'lier ne 

ne eiilttt" ne lyst, Pu« |iii seealt bine halaii: Do liyiie 
An hntie. fte beo uji'jier" ne to ha't ne ro eeald. ntiil "iti 
im Iwce blod un J)an wyustran earme, jel be [lare yldc 
I jif })U (ialine nn [laii enrnie ne ma-je, |)aune seeal |)u 
[R'ten blod uiid eyrfcriiw betwex [lan ^eoldruni on |)a 
vysn, jie mann niid borne ded: |yt' wyntra sy, panne 
!pa RÌtnao indlegian tmd w.oA by mi watere. nim Jianne ^) 
frta tind wyree togadere swa niicel swu celnis: |nicc" 
une ^ebimoliee mid fian wermiim wietere belwes J)aii 
tiu'* upper mid haretiiinatj. ^if |iu dueur^ediiusUc'* na-bbe. 
;if finr |)is ba-l ne beon . nini nentuusuni and leje under 
rmen and anbtttsn pane ma-gen und nim [lane fele eyne JHt 

««rf wyrc tf) t>ealfe and smeri abotan pan ma^je mid 
«Ife: nim Jiane hnesee wnlle and diipe on eie, }ie beo of 



S-l Hb. gtmtngdeti. ' Ih. gemeifjtltde ; C. gtmengcdct. ' Varane 
jDch nnt Diit elneiii l'unktc unter e. ' Hb. p mit einem Sti'luhe oben, 
|f, *C.; Ua.i/rfnitfii/ileif. '0. ' tì»,opp'. ' Daxìx ad Btrietum peetm 
Uè. 'Vordirariit/Me eiehtAffl/uuterpiinktiert, "■('.; Ile. Ayluni. 
tìs. narptf. '* Vor /lact sieht Paecy unterpunhticrt. " Ha, 



■ttÈ 



émnrptimottta. 



(yap. 44. Cnru eoruni talin est. 

Cara corani talis enti Oportet, ut abKtìneaiit iiimio poti 
et eariìibuH assatis et quadrupedibus runliIìantìbu^i. Vinnm 
molle bìbaiit, (|ii()(l sitìin non ^cncret. sed maxime graDon 

r> mastieam et (*()tidie ieianus niaHticct. Hoc Hcìas qv 

assidue s])aerìt cani nausia, inundatio eoleram hoe faeit. hSe* 

cum manducet |panem| et penìtun frìgus nllatenu 

sentiat. 8ed si aliciuid melius possir, in balneis lavetur usqie 
dnm color reenperetur in taeie vel^enis; posten cum radicibu 

10 ciperi et g:ladioli et menta nigra et artemisia ana meiiBon ] 

facies * palvereniy et miscebis cum glandis farina et 

frumenti cum nielle et . . picis modico et aceto et addippe 
anserino; in <dla fictìli c(Hiues, et cataplasma facies ^ et cmi 
lana succida calida ])ectus constringes, et de intervallo eim 

ir> calfaturis'^ et medicamine deventabis; utile et bonuni est Cuti- 

pucias accipiant Quarum talis sit compositio, nt 

ventrem et ])ectus uniter ])urgent; postea pancm Kul^cinericioa 

levatum per dies multos calidum manducent; 

Jtem gallicano absintho, lauri baccis masticent ana tritìs. et 

2() addes oleimi rosatum t^t unges pectus. 



Jtem in vino coquas et cum oleo carino bibat. 



' Uh. J'ttn't. ' JIh. sralfaturtfi. 



^^ls' mjin liiue mceal Isecnie: He liine (orhabbnu'Mvyil 
cunim ttictat* orni dreucae and v/yA jebra'd Qiv»v. and 
jelces orffes fl-tse, t)e* cudù ceowe, awd drtnop leoht wyn. 
hym uè |<vr8te. Ae. ceowe hwytefl cuduwys esed and 

' Kilce d;i.'5. aer he etaii; aurf wìte pn 5ew_vslice, jil' he. 5 
«arfodDynBC Invest loir/ yt utlini-eti , [mime Iiys* li«'/ 
usgft t)ara breoista. tuaue seeal lie etan drijue lilaf and 
und ne cume he o» uaiie evie, \>e Uwìle Jn- Uè seoc ben. 
B OH* wenuum buse, and hatc hyin man biej) swa 
, Bwa by« wica godige. Nim jìuHiie earixeiia wyrtniman" 10 
gla>det]o moro und Bwearte mintati «nrf niuegwurt and 
Ui duste and do Jiwr jfcern to, o|)t)''i' hwaiteiia Hysma: 
e togredera, metif [)ar {laniie biini^ to attd wynberigea* 
m awd pices euin diel «hi/ liwyttre f^osu sniere: seod 
S eall togadera oii ami uiwi- eriiccaii: uim (>uiiiie wulle. 15 
e <iotn ntetre awaxen, wyrc" eli])aii t)a'ro1'. leje jiieruppa 
jalfr wel {licen: wryd [tairae to |)aii breoBtaii. awii bft-t 
« liattosC fwrberaii miege; [)a«ue Jieo ben aeoled, lege 
> wearme t*^rto. whi/ dn Jjuh de lin vie hym Jiearf sy : 

bym dreiif gude. {ii- a-jlier elieiiisìse je \»i bretiwt je 2fl 
iiutoj): and baee byni mnii liiLtmc wcarmeii blal' be benr()e, 
ìW Jiain' niauige da-;;es [tane lilal' Jie wyrm. Nim eft 
unete" and wermnd and laubcrisau and \iìi)\'* Uwyt 
' oJ)er geratMidae eie to aud gtiid eall togadere mid eie 
!all: wyrme ttaue Jia breiist w beor|taii and pmyre hy 2r> 
I mid fiare scealfe. 

53. Ad jde»fl ". 
lEfi nim dcenemcte and xeoj) on wiut-: dn {mime eie to. 
beo of freiiei("*en '* linato. and drinep [)a't. 

Tyfl [)aii scearpati bain', Jie betweos [lan brctit^tapi'* by|i. .Ti) 

•un mail weeal wyrceau J)aiie e.li[iaii rn |)aii'' scearpaii 

n Etenda ! cNm. ' Vor /orAatban oiu'; JitìtPuukt duruiiter. 'C; EIs. 

■rrhAbktlnungsxei(:hen)>e. 'C; ns.>/i'(n3raH. 'C.{t/s); Hh.Ai/(. 

Wr on nouh Ay»i. ' C. ; Hs, toyrlrUma, wohl verachricbeu flir wyrtrtonS. 

Hit icynberigera. ' Vor «yrc stebi and tcyc untcrstriflioii. '° Vor 

aiUil aletil *<w nntorpunktiert. " Vur Micene steht ci( iinterpanklìen. 

T. Awj/(( ciirfu; Ha.Ai/» ourfud. Vgl.auch37,Zl. '* Am Kande 

iiiflld: Adjdem. " Vor/r««ci«M« Bteht noeh/r. '* C. ; nB.6rriwtrrt«; 

^MU2« Zeile steht sm anti^rn Kande der Seite. "C; Hp. pann. 



- :W ^ 

l^^mplantrum ad toracem: adìpi8 anserìnitl^ .....^ 

nevi taarìui i- V, olci ciprini , VI, igopi -r IIII^ galbani v 
opopanacum ;- V, eastoreum {-III, euforbii -;- 1, cere-rVI, ami 
veterin* II; coiifice et utere. 



5 



Jtem ad toracem: Butiri reccntin partes 11^ melli^ 
pumati partes V; tereiido commiKce; exinde ieiunug aceipii 
c(»clcar. 



Cap. KM). De dolore ventris. 



10 .... Sic iritclligcH: 8i dolor est, quani scisHum sentii 

in ventrem interdnm tussiunt, et pendati 8i 

cor sentiunt, et qiiod expuunt, in albo colore est ut mn( 



* Nai'h veterin iioeli rei in ì\ì\v Iìh. 



37 



■Bt Ih- bctwpfix \>an breowtiiw byfl. gif hyt Bar fij: Nim 
^Bfc ' swynee risei twejca punda gewilit and wexaH wyx 
^^hga {(^wyht* and elea ewa mycel and ^aìt Fsepp of 
^Hsiio iiwa micel and tearres smero fif Hcillinga vn/ht and 
Boecin fif t^cilliiiga jewyht and yfO|ia feorwer Hcillìngs wyht ó 
FHif galpanan feorfer soeliiaga^wylit nniibeferes herl)an feorfer 
williugaf) w'ìht and hwitere gose emere anes ticeallingeM wybt 
'ri' '?nforbeo swa mieel. and pyne ifi togadere and do in ani' 
\-. and iiime fty|)pHH Mwa olt nwa he bejinrt'i'. 

55. Ad .idem. 10 

Et'ifoua to pan ylcaii: Nim uìwe butera twei;eD tla^leti and 

|)iiDr t>riddan da-l nifi;» hnnijeH and ane gode enppan tulle 

■"ùiiH HHf/ lia-t' |)at wyn on ane cjieiie panne, itnd [)a»ne hyt 

1 hat byd, do ];i<i't hiinig aiid \n\ biitera JiaTto '(HrfwyJe hym 

■:'i'u- driuea fa-stende ane enppan fulle. 15 

;")!>. Ad vmbilicuw/, 
fisiut liccodoii man sceal do ()an manne, se bis nafiilHceatt 
Ijhj). Nim eormeleal' and seoli and wryd* jia^me swa hwt 
[(ano natelon. 

f>7. Ad j(le'»i ". 'M 

^fUoua lo Jìaii ylcau; Nim hwit cudù unti wereuiod and 
pinete iintt wyll eall togadere: nini |ianne \ia wyrta and 
ira oppa nuc ciarpe ~ aud hyud ^wa liate uppa t)ano nafelan. 

f»S. Wiiì* beurtan and sidaue ifotc. 

Ad morbum cordi» tt laterìs. 2b 

Vi'yi heortaii gè aydu unhji-le. 
PiMiie la'cedum marni sceal do p&n mann. t)eo beo on heora 
i-nriaii !;e sidu unhale, Pn» \i\\ wealt fiat yt'el ongyta on 
BU manue: Hjtd byd hynnene eall swylee he tȓ eall tobroeeu. 
nd he hweel: «wyjìe hefelice and mieelne hefe ;efret mt hya 3(' 
«ortau. and pat heuthr^e]). byj) swyfie Jiicce and bsefet hwyt 

' Vnr taldne sieht tolde uoterpunktleri. ' Nath gè fulgen zwei 
' b!<taben (ui on fi der erete Sirìch zu einem A), dio unterpunktierl aiiiil. 
. Hk aetllifia. * \ot h<rt stelit nodi cin unterpunktierles a, ' Vor 
( Bleht u_« tiDterBtrìuhen. • Am Rande, ' Vor cteepe atehl noch 
Miterpunkiiert ' C; He. leis. Die Bweile iind dritte Zeilc dee 

:■• stehen am untimi Kande iter Seite; die erste und zweite Zeite^^H 
irt^men vum Knbrikator. ^^^H 



- 38 - 

Cura lice est: Colligo lierbani doniam, id cnt tanaceti 
ugrentcni . . . maiìiimlum 1 ; in mortarìo tere cnm ovo odo i 
addìppe porcino satis modiee, in patina Icviter coctam ieiiun 
manducot. et post ieiunet Iioris VI. 81 doma viridi8 defnerit' 
r> pulverom eius et Kcuritain mediani de ovo similiter fatian. 



('up. 47. De saliva. 

Salivam nimiuui expueutes et os stomachi humidum kin 
bentchi. Oportet providere ({uod non uno modo omniban coh 
tì|n|git hec passio. Aliquibus enim ex fiegmate eapitis 

lo Aliquando ieiunis'-' Jteni frequeuter patiantur et 

resumunt salivas proiciendo, donec eil)um aeci]»iant. Manifi 
est namque. quia ex calore solvitur saliva, et ex profi 
evenir etusio caloris, quemadmodum de lignis ardentibuis efili 
humor aquosus IMperis ; I, mellis 1III r • orni 

lo terens conimisee; ieiunus aecipiat coclearia bina vel terna. 



.... accidiva vel carhunculus in pectore vel in htomwii 
coquitur quasi a()ua calida; pacientes autem a(|ue salse bibiÉ 



' lls. doma viride fm'n't. - li.: 11 s. jiiucwiò-. 



F»n dcealt fiu bine Jiuk Isecuigcan: Nim frrpue lielda and 
ì hy 8wyt)e smiilc aurf nim aue jej anrf ))a wrut' and 
1^ tuj^ailere: iiìdi fiatine Ilw.v^e^ sniere and ana clsDiia 
e. wylle [)aniii' |)» wurt miil |iau ic^i- »i] \iaii swunes 
e innaii Jiaro panne. Ibrt hyt jenoli I)eii. and sile bim fi 
!nda età; ajid a'fter [)un Ile sceal fitslpn seot'an tide, jer he 
IIP* u|HTiie mete etan. And jif iiabhe greue helda. uime 
duHi and niìeci;i' uiùl |)an ivje aw/ bniee |)vsseN lieeecrajft. 
be byd hffil. 

.'tìi. Ad >:iiFi. qui I1ÌU1ÌH »atiuaui uutispuuut. 1U 

Fif weal fan maniia to Iwceorrefte *. J)e svvyjic liyra «i)at! 

IwaJ), ffurf by babba)) swy{ie heue' magan. t*anne y» goA, 

nann t'orewceawic. hwanne aeo spocnysse sij, tbrlìaD l)eofi 

|ne|' e5lad selce manne gelide. Sume meu hyt eajles' bof 

lieaf<pde!< wiftoD. iind Mume, men hyt eajle». ^nnne hi 15 

Ende boo|). and hy swyt)Hst liyre spati «tspiwjij). of hy 

beoli. and iijpfre hy ne swycaj), ac {lanne hi hnngrìe 

t'n iDÌhl t^a adle /;ecnawa. IVir^ian of t>ara hieten byfi 

Bjiatl tolysed. «wii (la mieele spati of (ìara mycele hwte. 

ira pai treow. \Mvt man on heor|>e Icjes: for J)are mycele :ì" 

. Jie {xf/ treow * bamed beo|), jiare wyl|) ut of [lan ende 

. Pu)" |»ii byup Mcpalt ltrc,?nip: Nim* ginjryfran twelf 

a «yhl iiiid pipcres feower and twentija penerà jewhyt 

hnnijc heabta and feorwertij pene;;a jewyht'": meng 

eal pac togadere <itid wille liyni fnìstende l'tan [»arof 2ò 
;e siicea fnlfe ojijier J)ru, 

iì(i. Ad acidiuu, 
Wy|j [lu' liaite w»Gter. (te Mcyt npp of Jiari breosten". 
Ad actdiua. \>iet hvì* ^lef hwtc wajter. Jie scet upp of [lan 
and hwylaii of |)a miege. t'anne secai he dri"oa fif 30 

Vor urrut atelit noch wyr unterpunktierl. ' Vor teHigne alcht 
iterjiDDktiert. ' Vor ;>/ gteht oìn iinterpanttìerteB n. 

* Vor heue atcht /u(a uh utierpunktiert; and hy h 
t atelit in der Ha doppeU. ' C; vgl. Anm. ' C; Hs. 
r taìtt uiiterpunktiert, * Vor treow atelit tw mit r Uber • 
(rt>/, beidea nolorBtrkljen; llber treow arhor alo Giosefo. 

" Nnch je folgt ir und der erste Strich au einem&ttl 
' Diesn Zeild aieht am uotern Rande der Scile. 



- 4() - 

ciato» V; Jtcm cìmaH absìnthì coques in aqna. (t 

cum vino mixta, coctìonem hibat. Jtem pipcris grana III amV 

masticet Jtem betonice i I, aqne ealide di- 

toB II, terendo coinmisce et da ìeìuno ut bibat. Jtem raum 
5 cum aceto tunsam ieiuuo ])otuì da. 



Caj). 4:-^. Ad pectoris vel ])recordi|orluin dolorem. 

SciaB enim inagiium auxilium pectorÌ8 et preoordìoniD 

vomìtum; pimiliter ot pulmoiiis et splenis et jecorisii. et contri 

siringìa vel toracem et centra omnium yitia superiornm pir- 

10 cium mirifìce satin est. et quicquid incrementum incomptin 

est, liberat vomitus. 

Cap. -Uì. De voniitu. 

VomituH ({uidem bonus ante cibum est, sed utilior e^t ixwt j 
cibum. 8ic antiqui seripsorunt. Mugnum est auxilium vomitiu j 

1.^ adomnem^ crassitudinem ^ flegmatis, capitis vel ad omnes, qm j 
thoracem eontinguiit vimndationes exagitatas, id est' flegmi; 
et coleram atque humorem felliticum evacuat, et non permidt 1 
congregari in stomaclio liuniores nequissinios. Quem facies sic: \ 
Rafani radices minutatas in oximello super noctem infundes; 

20 et ipsas manducet ad satirtateni; tune super bibat aquam cili- 
dani: post penam in oleo intinetam vel digitum in gulam mite^ 

et movendo vomitum provocabis Item aliud mites: Sali* 

calicem I, aque ralicem I; bene miscebis, et in vase vitreo |>er 
noctem inpones; in crastino dili«renter per lintheum colabii*. nt 

2.") non turbetur, etdabis eibibere; jjostquam autem vomere ceperit. 
dabis sepius a(|ue calidc» modieum bibere. ut melius vomat. 



^ Hs, omnes. ' Hs. craisnìtudincm. ' IIs. e^. 



pamltnlle sceallee WR'terec. Avrl nim eftjìoim wermodef nuid 1 

Iru/ sKup bvt on waWre and nieugi' (la^rto w.vn and drince J 

■yt pniinc. EallHWa' uim jiro pìiierporu opper iìf and hcte hyt. J 

mtt' nim bettoniea aiie» soyllingiis j^ewyht* itnd seo)) od v/w- I 
■ere and 0Ìlf hìm drinca fa!»tinda. Nim eft^ radati and cnuca 5 1 

kuf leje hy pianile on eced «n<^ ^ile hym fa^stendc drinca. I 

bbODK^ nim lafe^tioci' »(eA ane liaudfulle apd ete byt. | 

I HI. Potus proiiocans vomitriHi*. I 

K Pes laeecripft sceal }jnTi manu, \i'f/ spìv/ua wylhiii. Wyti' I 
■B jewji'slìpe , p/ef se siieaudrem- i\ea\) liym niycei god undUt 1 
■Mann je mi [la breof^an atiil un licort ^e sida rhc/ tni para' I 
■o^ne and mi pare mìlta und un pan inncp afir/ «ti pan I 
BùjS je OD l'alle pa yfele weeta. \>f wypinna pò mie^en 
Beoti ^'*d atieotan pa beortaii. Eall pe drcnc atyrBAp and 
metoiuap p«' Iiylc pinp. mwm par weaxan, pe hyd to yfele in 15 
Hu maDD: pur pane drenc In- secai Peno jelype^od and 
Kfud. Pe spaodrenc vm god ajr mete a»(/ Petra' wt'ter mete. 
Hlt^ pe palde la-et's }iyt pus wrytan. pat seo fastnysKe pa»» 
HBÉUFu-tau on pan licalede and \t'it i irertlawcnde yfel <m 
^^^lÉAstiiiu byd aittired ntter pan mi-te. and se ylela wa^ta 30^ 
^^^Brellan by(t cac aslircd; pauiie pnr pane dren^ he byd 
^^^^U and uè ;epal'ap. \)ift pii<r h'dì;; yfel wieta beo j;e- 
^^^^vftinan pan nia'^eii. t'iis" pit ^cealt pane ^pseawdrene 
^^^K; Kim ('male iiapes and le^e hy mi eeed* ond do par 
^^^^n aud la't by Hegean ane nibt paron ofj;utene; ete ^ 
^^^B mor^en. l'ort he full t^y. drinee panne after wearm 
^^^H Nììa paone an federe and dyppe on eie and Htynge 
^^^Bonnpe. opper bis fingerti do un by» mup, \}tit he pane 
^^^MBc astyrìe. And ertmona: Nim cup)ian fnlle wieterex 
^^^BUtee"* and meug ^wjpe tugadere, nf pcet ^ealt*' uioltan 30 | 
Hf^r hyt panne on ane rroccan an nyht. nim byt a mor^en 
Wmd dreJihne bit purb liuneD cliep and syle hym drinca. tanna 
■He (Irene hyne styrge. panne «ile. him driuee ^elomliee weann 
lw«ter. pÉf/ he pa bet spiwe. 

I ' Am Bande: Adjdeni, 'Ani liandt: Iteiu. 'C; Ks. icewykt. * Ani 
BUndc: Ad uomilum. ' Ha. Parrà. ' Bs. nnd pa: vor pa ein Uhi.>r- 
kwbleB Lodi. '' C. ; Uh. bera. * Am Rande ^ Item polua ad Vomituiii, 
f Vor ttrd Bteht huniffe iintcrpunktiert. " ITs. »eaU. mit eineni i*tvifhr 
lic^,dun t. " Ver ttaU aiakt hyt imteipaokUert. 



- 42 - 



Jtem, quod ent Icvius: Aquam calidam da ei bibere, et in- 
super pena oleo intincta vel digito yomitom prov()ca. Jtm 
bulgaginin folia IX aut XI, mite nocte, id est in vino manere 
in crastino; in ipso vino tere ipsa t'olia, et eolatnm bibit 
5 Jtem iuris de canieacte parten II, nielli» tertiam partem ieiiuw 
bibat. Jtem brionie manipulnm I , cani vino . melle ..... 
in cervini» levante bibat: vomitam provocat. 



(-ap. 40. Ad vomitnm. 

Ad niiniuni vomitum. quod Greci emitin vocant, id est, qii 

in cibuni acceptum non continent. Notum f^it omnibus, qnodqnk- 

quid acceperint. statini revoinunt. nli(|Uando confoctnm cibuL 

:)lì((uand<) inconi'cctum. ot dolorrni in Ht(»macho vel inflationen 

ventris sentiunt Siti ansidue laborant. faties et pedw 

tumescunt (*t urina apparet subalbida. Cundo 

IT) cis talis est adhi))enda: Si etas vel vires penniserìnt. fleboto- 
mandi sunt de utrisque pedibus su])er talonen , et tantum d^ 
tralies sanguinis. ne penitus malefactio fìat et hi. qui stomi- 
cliuni premunt, vìhu deponantur; et seeunda detnictio rab 
lingun fieri debot . ut stomachum relevet Sale loci 



R2. Item: Potws leuior ad vomiluin. 
And eft. ^yl' [)u wylltf. j^ile hyni leohtrau dreiig. Nini 
iftne wearm wseter and syle Inin drìncait. duppe tranne a 
'|ier on eie antì do oii liys muf), (i|ij)er hys fiiigres. and he 
hp flona. Eft^ona |nìin{ eudiut'un lenf ut' btilga^ìiie. ot'^eot hy ò 
ne niht mid wyne. punoii on morseu nini \ta leaf «nrf cnuca 
jf un trenwenuffl fjote and of^eot liy mid Jiau ylcan wyne, 
B hy ler' of^otcne wierau and sile hyra drincan. Nim eft 
nllaii wyrte wos swa wearm twejea dffilea atid liunije? [ìan 
|riddan dxl uitr/ meng tugadere anr^ sile hym drincan fa- 10 
tende. And mm eftsana' ^ene cyrfotan an handfulle and do 
y ou wyn awf/ do [larto liunige othì do hy on ealu and mìe 
And orteoua nim ourfettan wyrtruman and irnuca hy 
i wring [uerof alien lesesKculle fulle Ijjph wose;! and elea 
e i[!^e»8cu)le fulle and ellau wyrte wurtrumen* nim fianne 15 
(/ cnuca hy ond wring l)a.'rof ane sifiillu filile and twejra 
fcjerdenlle falle wynes, ami meng ea!l togadere and sile hym 
ndriiifan on stufbafie. 

li;i, y'oiilra iiìiniuui vuuiituw. 
risili; lacucrft'ft niuiin sceal don manne, ^n.t ewy^ie npywati, gif 'Xì 
ivu]la[), ))at liit aKtoiiden, '^ni Greci-art tiate^ apoxerrifis: ^itt 
eioden \ia menn. jia after pan ])e hy hure mete habbaji ^e- 
^jed, Jirt( hiiie i^eeollan aspyivaii. and hwylaii icr hy etan, , 
liy >piwa|). and |)e mieja sarjad, avd [)e innoji toMwylJi. and 
tie byp oa selee lime jwergi. and finganìice hym Jiurst, ami so 25 - 
snsine und Jia fet beofi toswollen. aud bis anwlita hy]» blae, 
mrf bis migga by|ihwit, and he neeal ijelometice migan. Pus* 
tin seealt hine hnedlìre Iieenige: 3if pn yjda habbe, la>t h\"in 
Muli of barn pa foten byneo{ian aneleowe": swa si [iwi b!od 
(orlate, pu/ ealliinga* ce neoeea ne jetorije. and \)& Jiing. pe j)0 
ìi»ne' ma;;en healde)>. [ne/ hy nasfre for^an forwyrpan. and 
|»o iijirn blodlsese ys. pe t)u [lane neoccan Itecnige seealt. fxe/ 
js, Jw( pn hym seealt lietan blod under pare tunegan . ^«eì 
[««i blodiffse t>ane mann alihte: and Hter \iif:l sen blodliese t*i 
Sefylled, Jin hine seealt scearpi jean : nini {lan» eealt and gnid 35 

'vrin der lis. doppelt, dna ersteiual unterpunkttert. * Hs. «/(stcana. 
' Ili.irurlriiM«n. *Aiii Rande: cura. 'C; Ha. uncineoire. ' Ws.eailuya. 
Vur liant eteht ^njen unterstrithen. 



^ 44 ~ 

tricas, et cutiiplaBma adhiben ex et Hemine malve con 

oleo et melle et a(}ua modico coctum inpone» per trìdnnin: 

HÌmìliter eum ])ìcoIa superfasciabÌB; post hoc eerota 

adhibebÌH« ìd e^t oleum, eeram, castoreum, galbanum^ opopana- 

& rem, maHtieem et aeetum; hee omnia solve et inpone. Jtem 
aloeii. miram, manticem (*um albumine ovornm tere et com- 
mince: et cum stuppa Btomacho inpoue, et ])08tea embrocabi» 
ex olen, ubi sit decoctum absinthum et anetnm; pedes et 
manus calefrieentur, et faHciabin strìctiHy et Btomacham hìccìh 

1<) manibuH fricabis; et |)ostea diutiuB malaxabin et inunges; deam- 
bulatio fiat; paneui mundum cum pulvero cimini et semine apii 

manducct. Ova sorbilia et nenien apii, et amig- 

dalas et nueleos .... manducent. A lavacrÌB abstincant, et 
Hi post vomitontV. acotum squilliticum''' ieiuni et post ceiuun 

If) sorbeant. 



Jtoni l)otoni(>o nianipulum I, a()ue recoiitis calide I. mellk 
partem iciunus bibat. 



Iteni salvie uianipulum ]; piporis ^rana XI tere etcumorìsll 



' Hh. nniiitum. ^ Uh. quillitiCHW, 



n'Tnidn 



lete and wvllto 



and 



He i 



iger 



lini pjiHiie cicenameti 

^nd seof) hy oii waten' ; hwonlioe meug parto 
nd wyrc. [lafjDc clyjian |)erof ami Ipji' |>arEo 
|)rn da-;eK and \)Te niht. Cftsuim nim glailenan and bliitter pie 
and uicag togaderc and do tu eie nnd wex <rnd heferes herlifian 5 
unii ^alpauan hhi/ panie and liwyti^udu; cntie;i tranne eall [ìus 
togadere and majee togadere. meng p&Tt» punae ecede (wrf 
wvree elyjtan of {iÌH8Uffi onrf ie;;e ttarto. F.ftsona' nim alewen 
iiitd myrra and hwit ciidn and a'jra hwit, meng eall togadere: 
qìu ?oiia^ acuma and wylle [laroii imrf lege aloien anjen* 1(1 
ine ma-ge: nnd after pysnun nini weremod and dyle, ennca 
pdere; nim [taiiRe eie. «eod [ta wyrta. wyrma panne |)a tet 
I |ia lianda. wyree |)a»ne cly|)an oi' jiitist' wyrta and bynd 
rj'lie t» |tan liandan fl»irf to t)»n fotitm uh(/ niyd swyjie 

L handuM ntraca ^eornliee jiaiie inuo|) a^c/ a>fW ^issom lf> 
Bbyiid \ìH lei «N</ ^a handu and smyre hy laoge hwile mid 
ire gealfi' and fnrlialtbait liyne wyd uiicele ganga» iind nim 
rnsad melu and hae Inni amie cieel of and nim cutnin 
i merce» sa-d and cuede to [lan hiale and syìe. liym etau 
«eei-e a-jere mid [lan hlafe and hetan pinhmiteiiH* cyrnles 2(1 
Kfamigdalau ««(/ n[jera linutenaeymln imrf wyree hym blacne 
rin|) ond tbrliahbe liyne* wyil selt Jiweal". and 5ÌI' he after 
', 8Ìle him dn'ueiin hlutnr ecede, a?rhe età and after hvB 
Wyd' |)an ylean: Njiii betonicun awa grene and gnid 
r OD wa>tent nnd do [ion/i r^um da^l huni^em to an(/ aite '2f> 
incui fa-stende ane cuppan tulle, ^im eft bettonican preora 
ffllangp gewybt and eeort liy un hnnigt^ swe^ìe and «tire hy 
; wyrc |)iinw swa greate clympraii* t'eowur Mwa° litle 
Wrau and si le liym [lanw IW sten de etan on wearmum 

f'eowur dajew. ade da'j'" ane clyne". Kft' nim 30 
' aiie handfnlle and ciiuca hy swyjie smale and nim 
*elf pipercorn ami grirri'' liy sraa-ie and nim (lanH ae;;ru" 



' Am Bande: Jtem. ' Hb. fiona, *€.; Ila aforenau lenansen; der 
toieiber Bchrieh -renan- doppell. ' C; Hi. pinhutena. ' Vor h;/ne 
iinterpanktiert. • Hs. pieeald. ' Hb. oHrf «piice. ' Toller, 
•|ln.8»x. Uiet.; Hb. eìymppan. ' He. >l. " Hb. dm. " Vor 
' w eiii rf mit einem Piinkie darnoter. " Vor «aluian ii»ch ni 
"«ttranktiert. "C; }\a.gHÌnd. " Darilber oua ala Glosse. 



-~ 46 - 



distempera, et in oìqo frictum iciunus manducet. Jtem aneti 
!teininÌH t I. piperin trìti I, cimini ; I, piilvcre facto, et dabiii 
in aquu, ubi decoxeriB mentum^ et addcH vini Diodicnm; ieiu 
donnìtum bibat. Jteui cum vonntus est, et non ])oteKt come- 
f) dere. elnam aut valcrianam. vei millefolium bibat. 



.Iteni clnani co(|ne in vino bono et tere «'spaltuui; eum oleo 
misee. et bibat: non dubitet sanari. 



o 



.Iteuì ad voniituni restri ngendum : Sulphurem f) I, iu ovo 
duetìli aecipiat; adiutoriuui est. 

Cap. s(j. Ad fastidiuni. 

Ci^sti i mi. inastieuui. zin/ìberis. libani. biuri bnccarum 
ana i H: exinde aeeipiat enelear I euin a(|ue partibus duubiu 
et vini tereia. 



Cap. 4\). Ad rejectioneni sanguinis. 

f) Amoptbois greeinn t»st, qiiod Latini eonsuete sangiiinis n*- 

Ì(M*tioneni appellant. 



Bwing beo' togredere niid pam wyrtatii and mid jian pi- 

nìm pHae ane clsene panne ami hvr^te Ii.v mid eie uml 

h}' beon cole, ete liy J)an« t'ie^tinde. Nini et't* dyles 

twelf jienexajpvfiht* and piperes lelewa fela mid cimenus 

fela tind gnid hit to duste; nini |i:in/i mintnu atid seod n 

WiEtera atid do pteito jeliwrode wyii. drinca. [tane he 
È lo hyn bedde. Eftsona'. gif se man spiwan, and he ne 
I etan: Syle liim drìncao elenatn wyrtnimann oppi'r nale- 
m le;if ot>t)f'' myllefoiyam wyd wyne gemengged Eft- 
', jif man »y jewuunliii*, Jiff/liyne |>yrete: Nym lubee^ticau 11' 
nearde and gauì^ ou wine and on water» and oìle hym 
«D. Efìeona* nìm i^lenum arid spelter and seop on wine 
«ile liym driurau. Vìa yn seo seleuta dreno wyd {»b/ 
And vtyi J)an ylcan*: Senym hwit cudeand ulewaii and 
i and gingifemn and cymen" ti/iU grind hy eal togadere 15 
do bnnij to. xwu tela »wa ^a-rt' ny. Nìm )iauH linneune 
«»(/ leje pa sealfe uppan, bynd" Jian» ot'er {lane mie^en. 
I i'lan8a[i \i» ecealt'e (lane innnj) and t>a werinysse awej 
1 iind pan» magan .i;ewyrnit). \Vy}) [)an ylcan': Nìm 
es ehu penerà jewyhta and cnuca liine smalo; nini Jian« 2(' 
rere bried lej «nff do hyt on innan and «ile hym etan. 
ma*, 5Ìf jin wylt jie werìnyssa awej don ut' Jian mann. 
Jat yiel Jiyuf jetireidne basfd. of de liurft awej udon : 
hwyt endu and gyngyfere and reeels and lanwinberi^ean 
eost, julces tiisBa emfela; nini [tanH of «tipmin pyhmcntuw 25 
sdccan faine and gnid by eal togadere ; nim t)uu/i watere^ 
;en dale»'" and wìnesj)anw'^ Jtriddan dal, meng {lann eall 
lere and «yle him drineaii'', 

tW-. Ad emuptoyeos. latine d/fiV«r reiectatio. 

Ad emoptoycof. pai Greeeas hutefi amatot<tas, ]mI ys on Si' 
" ^enemned reieetatio. and ou engiisc ys haten blndrine. 



Hi, ha. * Am Rande: lUim. * Nach ;e folgt leh unterstrìchen, 
Bnt «n'At. ' Hb. gewaauUc. ° Vor fftiid stehi ^nt un tersi rieheo. 
ìiImm. ' Vot cymen atokt c(»;y' un terst rieheo, '1'.: He, 6;/*, 
Bkade; contro flu^cum uentris. " C.^ Hs. daleUn. " pana 

tu H». doppcll, dA8 eriiteinal unierpunktiert. " He. dritn». ''He, 
, vrnbei der Schreiber wohl an leodeite dachte. 



- 4« - 



8c(l Hiu'fores Hiiti<)in IMI dixerunt ohsc; in quibus liec patMfk 

est ('oiiKtitnta, id est in pocMoro, in Htomacbo. n 

reiiibuK. in intestinis. Gulonus in »m» PronoKticiH nit: ^8i 
fucrit sanguis in pertoro aut in stoniaelio, per vomitum agnosfei^ 
f) Si ex renibns ant ex veniea, per urinani intelli^es. 



Si ex intestinis. per cgestioncni nianifestuni erìt et gie 
intelliges: Aliis ex eapite sanguis erumpit; aliquibuK ii 
arteriis runipitur vena; ali<iuibus de gula inanat sangoii; 
aliquibus de t'aueibus effiuit; ali(|uibus ex thorac^: aliii 

10 ex puhnonibus; aliis ex stoinaelio (M»ntingit; aliis ex ventn^^ 
aliis ex renibus. Sanguinis distantìe hee erunt signa: Side 
capite sanguis (>venerit, sic intelligcs: Tussìs gravisestet 
sanguinem iniuiundissimuni^ expunnt. Si ex arteria vena erampit» 
sic intelliges: Per uvani distiliat sanguis super linguam qM 
subiaeet eanali et V(»niituni t'acit. Si de gula sanguis eveuerit^ 
sic agnosces: Quum tussierint'^, titilatinnes j^atiuntur in pAtt 

ir> et sanguinem euni flegmate niixtum e.xpuunt^ et dolor 

aplioris in ipsa gula si^ntitur. Sì (U) faueibus feratur, sir ii- 
telligt^s: Sine tusse sanguinem expuunt, non voniunt. Si apemeri»! 

eis rostrum. tunii^nt ambe faueium i)artes et inglntìni 

nnii possunt aliquid. 



* II», ttiundìstitinum, ' IIh. tussuerit. 



tim ejleti se blodriin': Hwilii»' |iiirti pa uosa hyni yinp 
od, liwUuM J)anp oii arsgauga cilt, liyt hym frani yrua]]. 
ealdc Iwfps swdaii, Ixri J)eo« })roiviiiig \n jeaet: of ft'ofer 
r. ()ip/ ys 1)1' |)an breoste attd of Jiaii majan and of 
(ittrf of J)an |)(^aruiaii. OalweiiOH' it' la-ee hyt of hyfi .' 
lysse linn «rat: Gif hyt on [laii brconte byti ofifier on 
lucali. [lauDe (lurb t)aiiR tipi)ian |)ii liyt mìht jecnawen*: 
t byt) Oli jiaii ledrau r)[»|jfr of [lare bladro. pu miht [tiirb 
migrati byt secnawaii. 



tì5. Si dolor el iuf'/-mitss' sit in ' 



rib«.s. 



IO 



if hit byil (if [i&n (leriiiaii, \iaitne inybt pa l>iirb ì)ane 
ng hyt jeciiHwaiJ. Hit* byt> oiigrton on «urne manne, 
tal blud bym ut of [»an heafode ntwylj), imd ou siinia 
iw, Piet livt ntsprìn^ [tnr [la twa litlan' t"irlu, pa. ìiiilru 
oeolan beoji. forl»an \ia a'dran benfi tobrocoiie, Jia ÌHna lf> 
irlo beo]»: and bwiliin of fare oi'olan pict blod utwylli, 
n of ^omaii. hwylum ot fan svearpau baimm, pa by- 
' ))ui breoBtau by[i, anrf hwylnm of Jìare lungone, hwylum 
I majcn, hwylom of pan ìunope. hwìluM of pan leodune. 
jT» {kaf j;escead [tara lai-nunge: 5if |)at blod ot> fi" hea- 2(1 

•yll. lins fin «uealt byt ajytan': He bwe^t hefeliee, and 
Ij blod he utracfi. tane, jif pn adra byti lobrocen innan 
^arlu, of fan une dropaf uppau |)a tunga, and of 
hiDjeran byt iii^^ebwyrff* aiid he «gynp lo brewanne. fané 
WHnue. PaUM'* jif hyt yuuif of fare protan. fuB fu hyt 2f) 

H^tan: Paait he hwent, fanw sinvit hys ttiiige, iind 
tbnef wurmsig" blod. and feo frutu byf mid sare 
Bged, awa swìfe. put he hyt utan 5efret, 3if' byt offau 
s [byf) batan blode. and ttwirte nthreatc}). fami todo fu 
mQf, a>i4 hawa, hwaifer hys ceatìa!»'* sin toeiwolleue. ^i 
he eafelic nan fìng fortwoligon ne ma-j. Pnnn. 5if hyt 



Ani Rande: Galtenug dicit ' He. ^ecwaicen, 'C; Ila. i/i'miitiM; 
Uue Zetle itehl am oberi) Rande der Seite. * Hb. A>«; am 
r; Ittm. * Vor Wlaii eteht lippa untHrpunktiert. • He. 6i/- 
i, ' Am llaade: Itent, de eodeiit. ' Vor of stelit nodi arni, ' C.; 
gtkiDj/fp. " Am Rande: de eodcm. " Vur wurmng atehl icur**'» 
«nktiert. '* Vor ceoy;«s steht eeale uiiterpunktiert. 



— iV) - 

Si ex tliorace saii^uiiK^in omiweriiit, itH intcllìgen: 
^iuiìt Clini dolore, et voniituiii ftanguineum cHipiosnin 

[eum] «mbulaverint.* doloroin pectoris Iiabent; 

cuin Imhi vi(l«rÌK, srias vcnas crcpiiissc», qiie in tli(»race 

f) polite. Si antiMii ex piilinonihiis fluxerir. sic ìntelligon: »SangQÌi| 
cKt ros<uiK, inun<liiK, et. spuinoMiH lar^u>t. cimi tn^ne, sine doloitl 

Si de v<»ntr(* (»ffliierit sangnin, id est ex vulnen^l 

rione inteKtinorum, eaiiKani intelliges per egesti^mem ; perii 
nuni euini san^uineni eniitunt emn ntercore mìxtiini. Si 

]() renibuH aut liiin))ÌH in vesicani «iescendcrit san^uis, sic intelligei: 
Urine eonini sinit nifrre aut rulMM», et ex morbi putredine ^veét] 
hie easuH. 

Tap. ')(». .Ita snbvenitur. 

.In cubiculo calid<» et stiptieo (>t niediocriter lucido panj 

IT) cìk loeum, et lectus eoruni ad terram fiat, non pensiliB. Ab-^ 

stinerc dcbes a deelainationibus, ab iracundia. u venere, ....; 

a fumo, ab onnii im))atientia. Si ex plenitudine nanguiniR vev 

rupte fuerint, vel . . . 



ex Ypoeratis s<mtentia intellìges, quod docet: 

2^» (^uae^ eorpora latiores veiias hnbent, ealidiora*'' ensc natm 
et (|uae'-* aiifjcustiores. frigida* esse» noscuntur . . . . Qi 
ftcbotoniandi sunt in bracliio, si vires peniiiserint, et e» 

[dastrum in duabus alutis indueendum <^U H 

una ad peetus. alia inter seapulas apponen<la est 

L^i") et priinum puscani dabis. ut gnrgaritent 



^ Uh. amhuhtrt>rtf. * Uh. (^ui ' Uh. vnlidiorea. * Ila. /n^rf* 



^Hn «oeurpi; baite hy\>, \Mcf he surlice liwost, and blml ut- 
^■rji awrf niicel hlod ttpt_vre}> and gif jii-d, \iy» breost beoft 
^Bgndc. titiiiri wite t)u ;cwye']ice, [xt:/ i>a iidran [syiid| tobro- 
^■i t>^ "" ^'^ l^iirloii synd geseUe. Pan»', ^if t^ut blod of jia 
^■Htip i'yiii|i. \nri Bjyt |iD by( |ìiis. j'' ^"^ l'i'"! '"'o «wyj)e 5 
^B anrf elniic ut tv Kpiwamic. a«rf lie niid Invostau byt ut- 
^H> bulli»' nlcnw Mire 3if |jat' btod of jinti intio)if flowe, 
^wyte |>u. ^"'/ Hiiidnii nnndn un t>uii ticarmuxi'. and iimm 
^ft aivgtiiiga gK'ti. liuitvr \titt byni tram ^ir)), by|ì swyt)c wy}) 
^ft gemeitged. /iwf/ |taiiii'. gif byt byt) ol' reiivs, o|)t)ei' J)an 10 
^HRC, l)aiii' Climi) h"'' ^''"d "i ^'"■'| blu'ildruii; dJi'/ Jxf' be 
^b*. byji sweart ii\iper liwyt' ot)()e/ read, tortiait of yfclre 
^B becymti })is [liiig; oii ]>an inalili, t'u!' |)ii hyne fcealt lac- 
^Bc Un kyiic on wparuii> buxt' <Tiir/ on bi'orbt and bedde hys 
^■uiyd incrsecgt- o]>)ihii [lara eortia. .Inrf bp hyiie seeal for- lo 
^■an wy}) fpla |lingu^: |iis ys ifrent wy|i mìcele'' «|ijece: 
^ftvyt* yrsnnga and wy\> Immt'tl Jiiiig ntid frani alce fur- 
^Hittutn f)a;-<:'f oiid frain suiycc atid fram iilct' nnso^iilde. 
Bau |)a nddrnn bf-i^tad bwyla for )inii inii'cb's blodoH ^liiige. 
^bn \)aìi* licliama and «u addra by]). 2l> 

^K Jpncraf dicfV qcod iicidam jiliir. -^'J vi^iiii-^ i|UaH( jalii 
■ ìiabcaritj"'. 

.llHicraK fif bccc atiiwdi-", (!<*•' 'Hi -iiinuwi liidmuia beoti 
ui» addr». l>anc on sunn-, and |k- lìpliauia liyh wearmra, 
(lanw se |ifi smalraii'" addnin and }m mwu feawa aiin hsop. 25 
Pauc |)e licbaiua «»"/ l>a addraii beoti liies yfebm blodes fulle, 
(laiin ncealt Jin hym " la'teii blod un [lan earme, jif be Jiarn hulde 
W>ban: and wyrc bvm H|)|)au twegen lìret^ce clyjian and bind 
olwrue betwex f" >enldru. oJ>erne betweox Jia breofte iind 
'>1p liyni ealra aTe«t eia» ;;ebriediie swani. And gif* JiiW Idod 30 
«wpulle olian heafode. pami cniiea [lu gwaiii and nim wajtór 
Kiid hunis anrf uieng togadere onrf file bym driiiean. Nyni 

' Aui Itandc^ Itrm. ' H6. butuiu ' C ; Ub. pau: dui llBude: i(c«i. 

.; Il*, titarnum. ' DarUbet min^'l als Gloase. ' C; He.Ay'. ' Vor 

[ "«elf rtelit /(Io ^iinyfl iintcrpunktiert. ' C. ; Ha. //in. ' C. ; Ha, ;.Iuro«. 

"l'.: che gMize ielle itehtnni utitorn Hande dcr Seite. " Hb. atipuuxlf. 

tmartin; imalraa schliigt aucli C, vor. '* U». f»V " ^■«cb 

I J'/ÌM ehi Keirlien: waUigelieinliiti stniid ani Kmi.iIp iff". «i» «ber 

t iMil Oiclir otkennbnr ist. 

.1 



o2 — 



Si auteni ex alto Haiignis manaverit. puscam dabis bibcR 

et Clini oxìmclle, de penna loea eurabiM, ubi saogoii 

manaverit, ubi poterìt attingere. |Cuni| de gula fuerit carabb 
8Ìe: S])ongiaH frigidi! h emn pnwra et naie a fori» inpones; .... 

f) Vinuni autem mentinuin utiliter dabis: et omfatìon eum méti^. 

prodeBt. Si de pulinonibus nanguis fluxerit, bui 

amogl(»He bibant .... Si ex thoraee sangui» evenerit. coi 

ex pusea frigida, hai eommiseens; eum spongìi» pectus fo?eti(j 
et puHcam nine naie bibant; et «^i iuvenis fuerit, flebotli< 

10 duH eHt, et ponen »upra ])eetiiH inedieamen eonRtrietorinm 



in(*j 



Si veni ex ventre aut ex Ht<miaelio nanguin venerit 



— 53 - 

imim eeede and hunig and^ meng togaderc. Nim t>anc an 
'e)[>ere* and dyppe {)aron and smyra t)ann |)a stowe niid. Loca^ 
liw»r Jkc^ blod utwealle, jif Jìu |)a stowe gcracen maegen. 3if 
[)at blod of J)ara ceolan utwealle^ n>Tn cole, spongiam* and 
Bwam and sealt a?<^2 ennca eall togadere and b\iid l)anu |[)ane 5 
elyl»an nppa ])a ^rotan and sile liym a>rest driiicau finul on 
hhittrun^ wine and gilè hym etan uvwe beobla^d; and hvm 
byd 80Da bet. And gif* {)at blod ou t)ara lungane sì, ]iane 
nim wegbrsedan ancf enuca big; a;z(2 wrìug l)arof Ipiet wos a//<2 
drinc. Gif hyt hy]} of J)an scearpuu bane, Jìa betwex l)a 10 
breosta® byj), J)ann nym t)u ccaldc swam and sccalt anc/cnuca 
togadere; nym Jiane spongj^am and lege l)a scealfe on iippan 
apd bjmd to {)an breostan ; ennca l)au» swam and do bine ou 
watere and drinca byne butan* sealt, and jif he l)arc ylde 
habban, \}Si,nn la>t t)u hym blod and bynd l)a scealfe to Jiau lo 
ireostan ^ane. 

67. 3if ]^(et blod of l)an inuoJ)e cumj). vij'. 



* He. an. * Die Ha. hat vom p nur deii vertikalen Strich. • Am 
ande: Itenìj sanguis de guttere. * Hs. 8pogiam\ vgl. Z. 12. * ('. ; 
s. hlultrun. • Am Eande: Item de pulmone, "^ Ani Kaiidc: Itcm 
e pectore. * Hs. broesta. • Vor butan steht 6e iinterpunkticrt. 



-. r.-Tier Kuneen. 



•" -i»? Enrstellung aus iniri di- 

' z ■ ier Us. bei nnd nimnit 

; :*. •• i/'-r :ur t'in 8«ìlehe8 Sbstf. 

. ! : ;- r»-. '■f.-..rj/» vg^l. Z. l«j undin 

•■ -■!-:. v;r-. ìm lat. Texte .ftl/w 

-.•■.■.?■«•• rujf y/x)(,*r(iit'« yrtif 

^ -•: -..? -T-irt? re r Sohn iles Apollo 

••■;e'....Tf..c. was unrichti^ 

■^ . AL .1* inii A^lepias zwoi ver- 

•- *:ai :' i^-fniien ersiebtlieh iBt, 

.-a ?tri'ifU auL'h verschiedene 

^ : : iei .'Al. Text. — 10. Zur 

• ^•- :'2- !\'iIor anter cì/ngc. — 

- T : :emnai:h aii al y Man ta 

. > . 1 j ?rhe darìn das le. 

*- - • - 't'.i'f-'.i eineii gcnugon- 

^ >'!• rriolunjrdos Subjekts. 

:-. L tr»: jevioch als letzten 

• •.■r«'.:nftr'i sind beidc s 

.■ ti'. i;i.iea sich nocb mehrcre 

■■■<■ • :.. — IG. aj^irytifn(i 

i". •' ■■•<:«•« ;;»:(?//(!. G. ttber- 

-•■:■•:• rn ^'\utjh, Ich 8cho ^^ 

j ' - ,1 [:::■ 1 ■i.i* r^ifum dea Grun^' 

. . ^. • -^^ ^' ! -1. rVhlt bei Ducan«re. ^^ 

V ^. ' ■ ::!■ j. *'T:>t nicht belegt. — 

XX ^' ivif .'»^e Koiìstruktionen sif** 

'^ '...!■.•/* ''iram iind dem n^ 

'1 ■ . . s L.!-r:!": ■» «vc. limcs, Doch in^^^i 

. . > V .^' . . 'i ..;. ^•'/:.;«>chtei Kalk" gebrauct» 

A '. i::, . : -.* Mì^sverstiìnduisses nahc? 
1, '• X • i^ ' : •. ?••'*•.", d. i. NesselStiiDC. — 

:y ..■ '. ./. .1 . • ■ '. -v.i bvJlvbon^owàchd; vgl. George^ 



l. WtìttuU. iio(ei* hlìtum. — 32 aiìrì^h zìi so. ndry-jan UffV.twn. 
e Furni atìrigh ilfirfte entatandcD seìn (lurcb Vei-leseu au» adri;;}i. 
renici] gisd Huch anriBt Forrnen ohne -{• frir <lie 3. S^. Priìe. voi'bnudeii 
le cum 33, 32, ftreum 13, 1 unii bn'uff IT, 17, in welch let/torm Falle ìeh 
IcrdingR hringit eiugefìihrt habe. ^ S, 7, Z. 2. Ich eigiiazo >d*t ^Ica 
Ich Analogie vod 5, '26; 'J, 1; 13, 3. — H, 9, Z. 5. Ayne d. li. don 
[rinWi cr soli in liegender Stollang verbleiben. — 11. tornio das 
: wrtigo ira lat. Teste); l'ehlt in diesem Sinne bei Dutaiigo.— 
'3, forji fltncr:nditn braehenum libi^rset^t vcrsatum cf rebrum habct. Dan 
n ist also du sh. brregen. Die Kauatruktion iat : faran mil dem 
}ltir im inatrunteu talea Sinne (= gehen tnit etwaa). Auffiillig iat dcr 
14. twwUac wird 8inlen»art8 (a, Bosworth - Toller) durch 
» Zwleliel gioaaiert. — Ili fl. "■«Wp, Pe ne mm nmfre awmxan =^ 
it lana succida .g:anz friacli abgescborue, nuch denS«hinulK liei eit^h 
i Wolle. der man besmidere uiedixiniscbe iind cUirurgieeho 
Heilltrifte beile^u" (Ceorgoa, Lui. Wiinerb.). — S. II. Z. 5. pìgf:. 
TfcliBBl dea Sulijekta; er iipUiih: zìi aich, niimlioli dar Patient. — 
{L WitMl ptrl gegen dna, dìias, — 11. sapan d, i. Seife, walirend 
< lai, ouptr gMoBt' bedpulPt. Verfleben dea UberaelzerB. — 18. stuf- 
toi^ginbt balncum wivder. (lemuint iat nacb Buawort.li-Tollcr cin 
iw'nlaft - iidet Bampfbnd. Cbor diu etymolngiaclie Snite dea Wortea 
i. Klagc, Klym, WBrtorb. (uiiter Stnbc). — ali. magn. Vgl. im lai. 
r«» virlui. — S. 15, Z. Vi. gallice ìst daa lat. Advcrbiiiru. — 
htutan hwurfban (Knie-) Gelenkkiiouhea eiacs Bockee. Def lat. Texl 
:T hit epar urricinum, wokh letKtores Wort icb uta aua rrkinu» (xu 
tu* Igei) cutstellt anaube. Wir babcn ea alao jedonfalla niit l'inur 
•elwc uod Ewar wolil der einea (gela zu tlinn, Wie dna MissveratJiiiil' 
b entatnnden ist, vetmag icb nicbt zti erraten. — S. 17, Z. 20 H, lian 
annc iit, ebenao wln die fulgenden Poaecaeiv.t htira, der Plurnl, he 
id ky» Jedocb det Siiig. Uieaelbei Inkongriienz 35, T und ^4 ti. — 
L U, Z. 20. by»&f. ('. Sodcrt in hlygge, jedenfalle mit RQcksit-bt nut' 
lu folgende hh»ia, Abor d.tmit ist nichta gowonneii, dono was soli 
^m in diesom Zussromonbange heiaaen? Ks paaat weder ala Obor- 
m orifaimm, nodi eongt in die Slelle. l'eu Satin forltan 
Vth pa ttp etc. balte ìtih ftir eln apìiteres F.insi'liiebsel , iim daa achon 
vrdetbt Uberlcominene bj/sge das der Schreiber mit IHysae in Zueauiuien- 
lUg bracate, %a erklKren. — 24. AulTtillend iat daa ys; oinn erwiirtet 
- S. aO, Z. 8. Uhanum = tua. — S. 31, Z, 18. alrwcn Aloe; 
k Ut, Tcitfl ateht aitttncn Alann ; der tlberaetier bat lctxti>ri:a Wort 
■blveralMiden. S. 15, 11 dngcgeu entspriolit aUvait licbtig dein iilnr» 
I* Ut, Textea. — 37. huf bedeutet bior, ubetiso wie daa «/« (uva) 
In tbereubrift, eino Geschwnlst am Zilgifcben oder in der Nàho dea- 
elbuD (vgl. lìoBworlh-Tclier), S. 4',), 23 dagogun stcbt daa Wort (nm 
' »K) lu der lli'deiituug .Zfipft:lioii-. — S, 2S, Z, -IS. drìnca or trinke, 
ìet Patieni, — 8. 25, Z. 26 fl. Die Unterà ohe idung der drei Krankhcìte- 



:x) - 

■•.;'l« . ^ 1! ■■, l >:• lì'.-ht klar ^cffolK-u. — S. 27, Z. 10. hm 

. il ..■ '.'.^ : ; I. J-J. ?• ■/►■i7oi nìnidrHH Silbcr^lattc. Hleijrlatte: 

» .t '; ^w 'M-' :. '.- ^^r-i. - .'•«•. 'f'nhrrìtin, Im lat. Texte h t t*Iit au der 

■ ■.N,-.. .. '1 '^r- .V — V.. il 11; ir uirht ab«jfednu'kt — re.titt'oìam agr€4^n, 

^ 1 V .!.'.• u- L'H:i !!/.»'. \Vii"i dor KelntivsHtz : Jjc heop . . . Uri^m 

■ %...■ - -f 11 il' miklai". — S. 29, Z. 15. sicc^les (viìplea, C. ver- 

.;^ !>v'.. ..tMU^ >"'tb: Httt : Wì Koswortli -Tollcr wird diese Ver- 

.1.:. ;: i:iiMiit. - Z. 1*1 tì. J/fiìn /.//»//w«i ; ìiD FolgeiiUeii ist aWr 

iM!ii;i;:i «ih' \\M*\ Diìii nj^ptr of ìj/ttr (etc and drinc^y ^m'm 

:i ' \.. i.u!. 'iird \vi»vnn am-h im oiigl. Texte spator nicht indir die 

■; .. ^i. \\\n\ liiMiiiiaL-li al.s spiiteros Eiu:ichiobj*eI zìi botrachten seìii. ! 

s. ti. /. l'J. 'tftii Hnfulii- ìiuvij otc, weiterer l{elativ8at/. zìi J^fl» 

, ■ , IL Narli hfrnl'un oiuziiìJoliiobeii s ipriti i — "Ib. }iolhfiian ausVer- 

., il. .1 lii H Ì'bt'i>etzv*rs liir lat. U'rìn- itvUlw: Bliiteiistaul» von Gras. — 

.' .1. M . . /»(«> *it Lintfr.sMin (Uin-h Irrtum tles L'bersctzers fùr lat. 

^ii-j/.'. \\\'\i\ C'vpni.sril vnii tt/pruif : odrr etwa von cìtpìniA, rein 

:.,« ;„.if,ilus .Srhweitel. V^l. S. o7, :ì ti. — S. 35, Z. :>, lìfuìuiraì^ 
p.iiiii Mii lar. IVxti! das M»n mir iiiirht abgeilriK'kte stafìsatjriam, e'i^ 
N\,.ii iiiiii- ili'ti.Hi'ii UtMli'utunjLf ifìi koinen Aut*:«(;hluss orhalten konntc 
/. '■.. ,,rrnr,uit'- »l. i. {^t'flan'a m^flia, Dor lar. Text hat dagoge*^ 
,.,.., !,„, ilas NNan.' oii^l. thrror^r duosUc. — S. 37, Z. 2i». Hint^' 
f .,, . 1/ Il hfiiit oiii ae. hiiuan zu stoctkoii, das nebst dem Vcrb. h*cn^^^- 
■i ;,. .j, ..Iriiiiiiì^^iMi) zu ArW« (iiiediìg, dcmiìtig) geliort : yf;\. hnniif^^^ 
h.iiii. .. ' uiid A//'//», bi'ide = l.)i'UMÌti«funfr. I»io durc-L das Jat. r/o/'" 
h.ili »i. |;iMlruruu;r wird man iiriieni fif/nntfo^ (ì\i:htiì:vT hi/tìinr) dox"»-'* 
M . ». «..Ili /.M>pn'rhi'U diirlcn. - S. 41, Z. '22. «♦• :;tPttfaJt. Subjc^ V^ 
I...II I t .' 'l'nn^ - S. 42, Z. 17 11. hi. f/ui òtowathuìn prcmmit, W-*"' 
. <i,in' il mir uuklar. i>er en-rl. Ul>ersotzer bat ijit-b solbst otw^* 
i.i 1 iiiarlit. S. 43, Z. 11. ///r«/* i'1/rfwtany lat. hrtone d. i. di-^ 
, ...i .l'ii l'ilui/.r. dio Zaimrfibt'. S. 45, Z. 1. m'm panne cictnamr 

■ ■('•. .riM il, l.it. dairc^j^cii rtttdjfldsina adhihfti ex polline f'.niitfrei ^ 

I ,.#/./,",' ttn:i fd'ttt'i' inr, da;,'i'j:iMi lat. i/rnu piilìrrt'm cutn picol^^ 

\s , .ii.ii I 1/. /f // /Il vtTf^tclu'ii ist, kdiintc ìch ni<dit crniitteln. — ^ 

,. ,. / \ Kiiiiiiti' aiiL'li grì»('s.«*('rt werdeii ffnid. — S. 47, Z. 1< 

. f II Hill un klar. — S. 4t), Z. 7. spijiun zutfammengezoj^en ai^ 

II, Il /i/ //'•<? //7/f(// jinrln. lùMnoiiit sind wohl dio bcido 

Il .,.iJ Iiirii . dio5< solioiiit mir au.s ;'>!, 1 hcrvorzu'reben. denudi 

I il. ,1,.. il ilf .iili in clic lioidiii r>roiKdiicn uugofabr aii clev Stollir:^ 
1... Km I beili f m fvn/»' hdnci aiisctzt. - - '29. todo. Vgl. Stratuiaim -■ 
i., Il . liii 1 iiliiT.'^i'tzt OS ilas lat. (tfirrift'. — S. 51, Z. 23 lì. De 
1,1 i .-i.'i \\a> ^^onioìiit ist; diMiicntupreohend iat die Stollo desi- 
,. 1. ,, I, hi /Il \or>tolion: Hìp]M)Uratos. dor Arzt, legtc dar, das- 
.... ., l...i|ii MI j^iiisr^oro d. i. woitiro) Adora sind als in andorii unC 
, il i.i.ijMi \\;irnior .**ind al.s diojonigon, in denen kloincre (d. i * 
„^ ,.., .iiiiiii iiiid al.Mo wonijro 8iud. Das im lat. Tcxto fehiendo anr^ 



— o7 — 

fta stva feawa ann beoj) ist wenig klar. ~ S. 53, Z. 4. Von cole fìndet 
sicli im lat. Texte niclits. — 6 fl. finul on hhUtrun wtne. Stati dcsscn 
lat. vinum fnentinum, — 11. ceaUle swam entspricht dem pu^ca frigida, 
Der Obersetzer hat hier oifeubar, wìc in Z. 4 und 13, pusca als 
«Schwamm" verstandeu. 



Beriehtigungen. 



S. 12, Z. 10 postea za streichen. — S. 15, Z. 19 lics sydpan stati 
Bydjian. — S. 17, Z. 17 lics hring stati hringd; vgl. hierzu die Anin. zu 
5, 32. — S. 35, Z. 18 isi nach peo einzusctzen: sealfe. — S. 40, Z. 15 
lies quae stati qui. 



liildur int ini cii^^l. Tcvtiì iiiolit klar ^toj^iìIhmi. - S. 27, Z. liu hym 
<I. i. (Ioni rnticntcMi. - 'J'J. .scol/rrun uffmlrun Silbor^Isitto , Hlei^rliùte: 
vj^l. riiiMworlh-'rollcr K?(;. :Mì. irtulfrum. Ini l:it. Toxte Kt(?lit an cler 
LMitspn'i'liciKU'n Sti'Ut; — voii inir nirlit ahjifoclrurkt - rvntìolam uffrust^m, 
«Mnc iiiir uiiliikannrt^ rilanxc Was tlor IkClativHatz: pv. hojt . . . ìterif^ìan 
lirsa^'on snll, ìst mir uiiklar. — S. 25), Z. 15. xwcj^lrtt ivpplt^it, ('. vtr- 
niuti't als l$i»(l«»iitini|? ìn'rtU nut; bri l^»8wortli -T*»ller wir»! (licse Vcr- 
imitunj; vcrzrifhnct. - Z. :*! 11. Inim jtiHfjnm; iin F'oljjendrn int aber 
MMX vici* IMiififOii (lìf K('(b». Dmh njipcr of hftto <ctr ami fl»'nict\ d.is iiu 
lat. 'l'fxtr, l'i'lilt, tiiid wnvon :im-h ini oiigl. 'i'oxti'! spatcr iilcht iiiehr dio 
U(m1(.' iHt, wild dcnniac'li al» Hpiitorcs Kiiisc*hio1)8el zìi bcti'.irliten hcìii. 
- S. iU, Z. 1-2. «i/</ inn'ftjtf nKPff c»tr., \vt*itcri»r Kfbitivsatx zìi y^rt/i 
maniiv. 11. Narli hiri/luni cin/iiHcbiclioii sftaU'f — ''20. jtftilr.ffìttH nu.s Ver- 
Miìlicii <b'« UbiT^otziTH lilr lat. ìt/rhc polhnv liliitcnstaiib voli Tirar*. — 
.'12 H. W/', ///: htn nf ct/fìn'ti.sau diirrb Irrtnin d«*s UliOMclzers fdr Int. 
o/ro rijnièin, wulil ('vpi'iiHol von ri/jintu ; ncbT ctwa v<ni ci/piruM. rein 
lat. fjlatlitduti Srliwortel. Vf^l. S. .*)7, .*) fi. - S. 35, Z. r>. Jìfùmjran, 
l)afìir ini lat. 'IVxtr «las voii mir nirht aligodnicktc fttajì^ufjriaìt» . ein 
Wort. iìbcr di'Hsoii IbMifUtun^ ich kcinon AutHclihirtH (Thnltcìi konntc. 
■ Z. 2.S. limninrti'. «1. i. fitt'llai'ia mrtiia. Di'r lat. Tvxt hat da^cgcii 
fHfh'ffiuiif, i\iìH w'iirr v\]^\. r///;ror-»' (hrostlc. — S. 37, Z. ^ii». Ililltor 
hi/fuirnr Mclieiiit l'Ili ao. hiiitan zu strrkoii, da.** iiobst *ì(fiii Vorb. ìi/7:nnn, 
hf/miii (dfiniitiA^cMi) zìi hni/i (iiioilri;;, dcuiiiti^) goliiirt ; v/jl. hnuurtin 
(Ìtf/Hiìrs.s) uiid hi'/njt. bcidc -_._- Dcmiiti^^uii^'. I>i«^ diirrh daH Jat. tioìor 
^v.ùìYih'rìi' ÌU\iU'\ì\m\'fi; wìrd man joiiein fft/nnrm' (riclitì^rcr hi/n*nf'\ dom- 
iiacli wolil /nsproi-hcn diirton. S. 41, Z. 'J'J. iif s^ptifaji. Snbjrkt 

dazn isr sr (lrrn^. S. 42, Z. 17 fi. A/. 7/// stnuKithum itrrmiint, rt>it 
fìt'ltnmihfur isl niir unklar. !>er cilici. OlxM'si't/.rr bat .^irb Hi-Ibsr otwas 
znici'lit L'rnia<'lit. S. 43, Z. 11. fft'rnr rjp'f(Vt(tHf lat. ìn'iottt' d. i. ciuc 
rankiMiilr iMlanzi», die Zaini nibc. S. 45, Z. 1. nim jianne cicinutNcU' 
(imi f'i/llmrrsiH, j.it. ila.i;<';;<'n ffttfiiil(tf<nni iuUnbvs v.r jinllinr J\'nìifft'cvi. 
I. iilmlnnni ami Idnlh r /u'i\ da;r«*;ri'n lai. i/rnu intlrt mn citm pirrAu, 
Was niihT //'/v// /n verstidicn ist, konntc irh nirlit ermittelii. — 
.'J*J. 'frinii. Ks k(innt»' au«"li j^cìu-.^scrt wcrdcn ynid. — S. 47, Z. 1<». 
jiìtnir i>t iiiir nnklar. — S. 4*>, Z. 7. spijian /.nsaiiiniLMi^o/.o;r(Mi ains 
.siiitrrl'ffH. 11. l'tt firn lifhm j/ìfrl/t. (M'inciiit hìikI w<dil dio biddcn 
llan))tbr<iiu'lii(Mi : «lirs scIicM'iit niìr :Hl^4 '>!, 1 borvorzii^obni , demi dii* 
Lnrtrnlirr icilt sidi in die bcidcn nroncliicn nii;;^(>i';ilu' an di^r Stelle, 
Wd das ririistlu'iii tstrtu-jn' hnnrt anst'tzt. 2i). /or/o. V;^l. Stratiiiaiiu- 
lìr.Millrv ; liiiT nbrr.srt/t (•>< d.M.s l.it. fi/frr/n\ — S. 51, Z. '2'ó 11. DtT 
lat. Ti'M /.«•i.i;! . N^as p'imMid ist; di'iiicnt.spivcbcMid i.st die Stelli* dw 
riiL;lis(lirn IrMcs zn vcr>t«'licn : llippoki'ati\'', di;r Arzt, loj^tc dar, dasn 
in «'Ìiiìl'.imi Kiii|ii-ni irin^s^.iM? d. 1. wcitm'i A«UM'n sind aU in andtTii uiid 
da><s (Iìj's.- KiM'iMi- wiiiiiKT >iinl al.>* <li«*ii'ni^(^ii, in dcnoii kl«;iii('ri* ^il. i. 
rii^n'i-rì Adtrn iinil alsn wcniiri* niiid. Das ini lat. Tt'xte fohlondi* and 



— o7 — 



/'a swa feawa ann heoj) ist wenig kìar. ~ S. 53, Z. 4. Voii cole findct 
sicli iin lat. Texte uiclits. — 6 fl. finul on ìduttrun wine, Statt dcsscn 
lat. vinum mentinum. — 11. ceaUle sivam cntspricht dem imtsca frigida, 
Der Cbersetzer hat hier offenbar, wie in Z. 4 und 13, pusca als 
nSchwamm** verstanden. 



Beriehtigungen. 



S. 12, Z. 10 postea zu streichen. — S. 15, Z. 11) lies sydpan stati 
sf^tipan, — S. 17, Z. 17 lios hring statt hringd; vgl. hierzu die Ainn. zu 
r», 32. — S. 35, Z. 18 ist nach peo cinzusetzen: scalfe. — S. 40, Z. 15 
lies quae statt ^i/. 



ERLANGER BEITRÀGE 



ZUR 



ENGLISCHFJ PHILOLOGIE 



i:nd 



VKRGLEICHKNDEN LriTKRATORGESCHICHTK. 



HEKAUSGEGEHEN 

VON 

HERMANN VARNIIAGEN. 



XIll. 
lUtCCACCIOS NOVKI.LK VOM FALKEN UND IIIKK VEKHKEnTN« 

IN DKK MTTKKATUK. 



•ik . 



K R L A N G E N. 

V K R L A G VON F R. J U N O E. 

181)2. 



BOCCACCIOS 



NOVELLE VOI FALKEN 



UND 



IHRE VERBREITUNG IN DER LITTERATUR 



NEBST 



LOPE DE VEGAS KOMODIE: 



EL.HALCON DE FEDERICO, 



VON 



RUDOLF ANSCHÙTZ. 



ERLANGEN. 

VEBLAG VON FK. JUNG E. 

1892. 



o 



k u Hk b l'*iif«v«rMmk»K fl«iribitr»)cnr(%i vnt: Ft. «tvufK .;hni|*» k %Am\ EfÌMagen 



I n li a 1 1. 



Seite 

Die Novelle Boccaccios 1 

tJber dell Ursprung der Novelle 2 

Die Verbreitung der Novelle in der Litteratur *> 

1. Hans Sachs: Der Edelfalk 5 

2. Lope de Vega: El Halcon de Federico 5 

3. La Fontaine: Le Faucon ^> 

4. Jean Palaprat: Le Faucon 7 

5. Dauvilliers: Le Faucon, ou la Constance 7 

6. Louis Fuzelier: Le Faucon 9 

7. M"e Barbier et l'abbé Pellegrin : Le Faucon .... 9 

8. Delisle de la Drévetière : Le Faucon et les Oyes de Boccace 10 

9. Hagedorn: Der Falke 12 

10. Sedaine: Le Faucon 15 

11. M. A. de Théis: Fédéric et Clitie, ou TAmour, TAmitié 

et la Reconnaissance 1^ 

12. Der Falke 16 

13. Goethe: Der Falke 18 

14. J. B. Radet: Le Faucon 19 

15. J. Barbier et M. Carré: La Colombe 23 

16. Longfellow: The Falcon of Ser Federigo 28 

17. Tennyson : The Falcon 32 

18. William Black in: Sabina Zembra 37 

bang: El Ilalcon de Federico. Comedia famosa de Lope de 

Vega Carpio 39 

2:ister 101 



Die NoiiOlu Bocciiccio!* '). 

I Di'kmucron V, H.) 



Feilerigd degli vVIberighi. ein jungfr KdRlmami hus Fio- 

Ubdk. verliebte sicli in Monna Giovanna, eiiie tier schiinsien 

IlVanen der Htiidt, Um ihrc Liebe zu gewnnnon. veninetiiltete 

Ksuipl'ii|)jele nnd Feste und teille Gesehenke mit volle» 

f HSiideu am. Aber Monnu Giovanua, ihrem Gemalile ireu ìt- 

ibeUr liesa die Htildiguugeu Federigo» unei-widert. Iter llbcr- 

haiiUsigc Aafwuud braehte Fredcrigo in nolclie Armut. daKx 

1 niobtK blieb. aU ein kk-iuer UaueniLof und ein Falke, 

ler wobl der edelete auC der Welt wjir. Bald imchher etarb 

JìovHunas Gemahl. Mit ilirein Sohne verlie!^>< die AVitwe Fio- 

, imi ii>ioh ani' eioe^ ilirer LandgUter zurllckzuziehen. 7,a- 

J ftllig war daHeelbe uiolit leni von Federigos iirmlicher Be- 

, lunenng gclegeu. Iafolgudetii<eu wiird derKuabe uiit Federigo 

bekaDnt uiid liatte oli Gelegeulieit, ilm mit dein Falkeu bei/.eii 

ZDBeheii. Daher ward in ihni der Wuiiseli rege, dcu herrlielieii 

Vogel Bolbst zu be»itzeu: docli wagte cr iiiclit, Federigo die- 

Ben WuuHcli auHZttBprechcu. 

l'm diese Zeit erkrankte der Kiiabe schwer, Die Mutter 

war HiigHtlich besorgt um ihu und IVagto ihn Jifter. ol» er nielit 

Hbgetid eiiieii Wuniicli habe. Daraut' enviderte dcr Knabe eud- 

Htkh. wcun cr Fcderigoi^ Falkcn erlialte. so glaube er binucii 

^ftarKem wieder geBnnd zu i-ein, Giovanna eiitsehloes sicli da- 

I ') Sansovino liat ttiu Kovelle in iHu viertc Aiifluge sniner Ci-hI" 

K XostlU aaf^nnmnibu ; vgl. Pnaesiiu, I Nuvetlieri italiani in Pru«s* I ri48. • 

Vinc. Brugiantiuos BcnrhoìtuQg tlor Norello in Oktaven in sdnon 'Vn( 

yovtUt l». darUber Passano, I Novell, ital. in Vento Ili i«t niir. wb 

I gldoh bier bemeikt sein mag, nichl orrcidiliar. 

H Btìtuf- H*i>ri«ri dir -oitll-i'hi>i. l'htli.lipsi- XIII. | 



o 

lier, \vi»ini aneli scliweron Horzenn, deii verschmlChten Liel»- 
linber anfziisuclioii mid uni (leu Falkeii zu bittcn. Ho erfrent 
(lor ehoii in noìnem durten Jirboitende Federigo Itber den Ite- 
Hueli war. so braelifc ihn doch der Dame Wunpch. bei ihm 
/n s|n'isrn. in nielit ^^erin^o Vorlegenheit: denn «eine Kttehe 
v(Tinochti* nicht das Miiid(^st(» zu bieten. Wfihrend er wcl 
verg(»blich benilìbt(\ etwas anfzutreibon, gewabrte er den anf 
d(T Stangc sitzonden Falken. Knrz ontnchloftHen UJtete er ibn 
nnd liess ihn herrichtcn. 

Als nun Giovanna nach der Mablzeit ibr Anliegen vor- 
braohtc» und dabei das (Tescbtdiene erfulir, ontferute sie nich, 
selimorzlich botrtlbt. dass sir ihren Sohnew Wungch niclit er- 
tììllen konntc aber zu^leich ticf gt»rUhrt. DerSohn starbnacb 
\v(^uip»n Tag(»n. Als spatcr Giovannas Brltder in sie draogen. 
j*ieb wicderznverheiratcn, willilte wir Federigo 8Ìcb zum 6at- 
toì\ ans. der nnnmebr an der Heite der geliebten Frau nnd in 
hesitze von HeiebtUmern ein gHlekliebes lieben fttbrte. 

ri. 

flbor dell UrRprnng der Novelle. 

Uoeca(*cio ^iebt in d(Mi rinleitenden liemerkun^en an. (He 
Krziililnn^ stamnie von ('oppo di Borghesi» Domenielii. von 
welehcni er sagt: // f/ttal fu nrlìfi nostra città ,'v forì<i' ancm 
(\ nomo di rrrvremhi v di t/nnidr autorità w/* dì nostri, f j/^r 
rostttmi r prr rirtà , utofto piit rhr per nobiltà di sangue, chk* 
rissimo e def/no di etm^i Janni. Coppo ist eine gesehiclitlichf 
r<»rsrmlichk('it. dio /wisohcn 1;U8 nnd l.')5;5 gentorbrii ift'. 
Hoecaccio thnt dos Maiinos a neh an oincr Stelh* des DanU»- 
K(nnnien(;ns Krwalinun^^. wo er ihn als renerahih nomo be- 
zcichnct ''^. Aneli in Hoecaccios lirieten k(»inmt er vor'. Chri- 
sfofano Landini bostati^t in seiiiem Dante-Kommentar. «lajss 
Boccaccio die Kr/ahlun^ ans Coppos Munde gehr>rt babe*. 

Ks jii'^^t kein (ìrnnd vor. an der Bichtigkeit der Angal)e 
Boccaccios bc/ll^lieh scincs (IcAvahrsmannes zu zweiteln. 

^ Vgl. (ìa«pan , (irseli, d. ital. 1/it. II 1544. Coppo gehSrte dei 
cdltMi (j08elili>r)itc {\v.\ Migliorati aii; vgl. Mnnni. Istoria del Decime- 
rò ne (Fircnzti 1742) :MV.\.- ^ V^l. Maiiiii a. a. O. - ^ Vgl. (iaepann.i. M. - 
* Vgl. Maniìi 'M\\. 



- :ì - 

Femer dart' rii»ii mieli dein. waK Uocoaccki Ulier ('«iip" 
ricbtct. als «icher armehuipn. itasw letzterer wclbwl lllierzfujrt 
ir. ein wirkIiohiM Kreifjni» un iKTiohtfii , wclcher ITmctanil 
t nntUrlìcli iiirlit abhaUci] «lari'. unK nach oiiior Quelli- drr 
tflliliinf^ iimzuni^litiii. 

I^véque' frlanlpt. iiider Erzfiblun^ vou clfltu .lii^iT nnd dcn 
lubeii im l'ani )-chat;iii tra (Benfev il 247 1 eìnc oricutulUHic 
teli*" getninien zn babon. nniiLaniIau* fìudpt i^lienfalls .piiiif:»' 
rwandtscbal't- zwischeii dea bpidpii ErzHlduagpn iind meiiit. 
t ^liee)*eii i*ÌBb vielleicbt auf cine jjemcinsnm*' Wiirzel zii- 
skftìhreir. Abtr Varnhagpu' _;;lnnbt aii pinoli Zimanunpn- 
ng «ìcht . ef pei dciin dat^s dìp doch wobl v"rau*-/.iii*Pt/pn- 
R XwÌHi-hpnglioiler nncb^eivie^ru wilrdeii". 

EbenfalU iiurgorinf-ti Abulivbkeit zeifrt i-in altrriinziwìtii'lic^ 
bliau; t)ir Guitltìiimi iiu Faucoii*: 

EJB in die Borèrtrau vcrliebter Page erkiiirt eicli willirond 
r Abwpj*enlicit do»» (iurgliprni. wird abpr wrreng vpnvipspii 
id ftimt ìli Hcineni Scbmrrzr dea KntKcliliiMri . Unngeri; zìi 
nben. AIk nafib vier Taj^en der znillrkkehrpiidi' ItnrfrlipiT 
fth wcffcu di'H leìdendpn XuBtanderi dpw Pagon crkundiKt. 
lolit die Gattiu. durpli dewHpn Mebp {.'TlUirt. dir Aunrcde. 
ilhelm babp den Falkcii df." Hurgiierrn verlangt, dpn sii' 
aber vcnvcigert habp. J)er Ilcrr tadelt spìtiP (iattin def- 
>g*n nnd spbpnkt dem Pagen drn \"o^el. 

Dilli la dame (zum l'agem; ,0r me: /micini; 

II. heganz talrnt .1. niani/iiii.' 

<'e fut bien dit. Al. mù! à un, 

yur l'I tn aitroit .IL por un. 

Et eiì H nt aiiu l'fHJemain 

Le /aitcoii ilvnt il ol M J'aìm, 

h't de tu dame aon deduil 

Qu'il ama miti: i/ìif aulfr fruii .liOTtl i. 



iLMMytliea et ks Légcndes de l'iudc et ilr In Perse iIruk Arisln- 
l PUlon, ArÌHtittf vìe, (Pari* Ih80) 5IW. — ' liiielleu des Drkn- 
- ' Lon^fllows Tnles uf u Waystde Imi iind ihre tiuel- 
■ Zuli'lxi hermisKegebeu vuu Muutniglon et Knyunucl, Ro- 
ktntoil et couplet dea t'abliitai II '.>^. — Da die llermiiigober 
^die neud'AQxSsisdiK Bearlieitunn; durch Imlierl, Chnix do Pa- 
li 271 der Auigaìtc (ìpjx'-ve ITHhi nidit «■rwiilincii. ma^ liier aiiT 
^ hiiigeu-ieveii sein. 

I 



Kheuso )i;priiif,'e HerUhrnngxjiiinkte mjt AvT ìiovullts bsl 
cine ICrxflhIuiii; iu den Ge^tH HuinHiiorum. Kup. 84 in Ocmer- 
lej'B. Kap. liìG in IHcks Atn-galie. Kiii HittiT Under cinM 
Tagi's iin Uenitzf i-cìiior Danit' i-inen P'alkcn, dcr ilim su ge- 
t'Hilt, dHrt» er da>^ Verlaugpn dunncrh nicht untcrdrllckiMi kanii. 
Ob^leic'li die ì)axBe ihm dm Vagel iinr unter der KediD^UQj; 
nclicnkt, dads er sic «i-lber darllher iiiclit verjfcsac, urjffitìit die 
tte»ohfitlignuf tidt detn Falkon dvn Ititter i^ii .«phr, tìaH» n Air 
i'rllbiT lillufigeu Besuchc bei der Diiuie uutcrlJUat. Dic>«t for. 
dort cndlieli den iiirtcr lirieflieìi aiif. iinTerzUglicii init deoi 
l'alkeii zu ilir m koinmeii. JSic lHnnt «cb vini di'tn fipHpbifn 
dell Vopel pehen und reiest djexem den Ko|if »b. 

EbeiiHu Htebt e» mie oìnor andern Erzìllitnn^. in wdcbvr 
«in Fulkc cine liolle 8|i)e1l. und die zncrKt in l'of^oo Face- 
tìa» vnrzukommen sclicint. Eiii Narr verHpPÌHt den Fiitkcii 
Heines Herru. duii die»er mehr goiobt batte , and findct ihn 
Mìe ■. 

Kauu in dieseu iiiurK'i''n- und ubondlìiiidiHcbcD ErzShluD^i 
die Quelle der Novelle niobi gefuiiden werden. niiude^tfn» 
nii^lit die ulleini^c Quello, no zeigt du^e^cn eine andere nmr- 
genliindÌMcbe KrKHhluug, in der m xieb xwitr nicbi um eineii 
Falkon oder einen andern Vogel, vielmehr nni ein l'ierd hu- 
deh und auf die Liebreebt bei Dunlop S, nUi liinf;eTiip«ni 
haf (vgl. aueb Dtinloi)- Wilson II 107). grOmsere Abnliebkeii imt 
der Novelle. Ilerbelot. ltibltntbi''i|ni' orientale (Paris KHÌTi Ì8H 
beriobtet von Hnteui Abou Adi Hatem, eineiii Araberhìiapt 
Unge der zweiten Iliilfte de» secbsten .labrhnndertf n. Cbt., 
t'olgendc» iteh bebultc die Orthii^raphie bei): 

Le» txtmpUa ilt la ItbtraMé de UaUm noni *i sohhu* .... {«'il 
via jiarii inuUlt de Ita rapporler ìcif Lr pluK famtux t*l relui/ p'ii 
•loiina a un AmìiaMarltiir di VEmptrtHr Urte tnvoyr txprr* jmjW' Ih 
tltmaridtr tu don un cheval de ttet-grand prix, d% la part de m* ihU' 
let; i:ar ce genereuj: Aiabt, atiant qut d'appicuitte le miti dt taW 
gation, <f n'ayant rien alora dang «a mai«oii de nuog U ngahi i mw 
du mauvai» tentt gui lui ót«U te commerce de la eampapnr. avoli fti 
liier ton cheval pour faìre un ff siili ù aon hótt*. 

' VbI. die LitteraturnacliweÌBb UoBteTleys b«i fauli , lìchlvpf al 
Krnsl, «u Nr. t(2. — ' Waìtor nb atuhen zwd EfKÌililaiigen bei liertMlu 
von Tflliiiry. Otìn iiuiierinllB, auf wclohe Lielirecht n, n. n, ISì- liln»«W: 
in HoiniT Auiwalil (1^56) Rtelieii sie H. IT. 



Eim- Qnefii' tHr lìicse Krzmiliirif; gietit Herlielot iiieht an. 
eruA «ich iiur iin nllgeineiiicn Huf Ir:* ouvra^es de Siìadr 
•FB Autnirs qui goni mnintcnant ftilre hs mains de tout 
9ndf. 

£twBM WHÌterp« ilbcv da» Vorkommen iIìchit rìpt-chichtr 

lentalinclien (jnellen \»t tnir nicht bekatint, 

111. 
ìtiv V'erhreitiiiig Utr Novelle in titii- I,i1,t«ratur. 

i. 

Hull^ SfH-lis: ber tllleltiilk '. 

1543. 

Seillc (Jucllr in'liill iIit Dicliter ini Kìiiftiiiif.'(- sillinl: 

In ceotoiiovella ielr Use, 
l)t Staio lioc'weU L'bersetzniip des Dekamerons gemoiut ist^. 
Der Gniig iler blr^iillluug Ì!-t genaii wìe im Dekamcnni. 
alIsDgrosff Knapphpìr der Darutellnu^ dem /weiten Teiles 
BedichtcH lli^st alter <len lA-ner iui iiukiareii. ani' wolclic 
B der KuHbe mit Friedrich unii dei<6eii Falkeii in Berllli- 
[ pokoinnion ift. Ks lipìsst dnrt eìufach: 

Ir liiT iler starli, iiuil sith liegjihn: 

Der frnuen snn. ci» junger kniitie. 

VVart scliwerlkti krank liie In ileu Uii; 

àpracb; .inuter, icb bit ilidi ilurch goT, 

Hilf. das Frideriche l'sik mir tverde. 

Aa niint ein eut sii niein lipschwerdf. 



l.ope di- Vfga: Kl Hiikon il.- Fed^ric-ii^. 

federiet" liSht Olia . die Gattin des reìelieii uiid uugr- 
Camilo. Alle Vermiche- die fiegenliehe Olias dtiroli 



IHcbRiD^tiu vuB Hall» Sni'lif. Heraiisge^. vnu Goedeke I Vói. — 
Ooedeke, UrundriBs' ! 3i)8, - ' IreiieiiH Parte de las Comediati 
[te de V«£M Carjiio (Madrid 1>>'J0) 2t< t(. Ivine IiihaltBaii^'aliu bei 
1^ (icscUichtc diT dntniKti selle II Littcrutiir uiid Kunet in Spaniuii 
' and 01*4. lleniiigi>, Studien un Lopu ile Vega l^nrpìo ((ì'lilinK<'ii 
«ntibnt dHR Stiirk S. U. 



kohtliarf (nsiiliriikc /.ii gowiniiPii, i^eliritcni. Iiiilepi^t'ii (ti-lìiifri 
OH dell liifiikcii l'iiirr gewÌKscn Julin. welciip, vini Ii-idctiwliiifi 
Wc.hct I.ìpbr zu Fedcrii^o (.Tflllll. vini ilie>cin vrruclimiiiit wiiij 
unii Itnchi- tR-liiiicii will. f'aitiiln l'ìt'i'ri'UcUlì^ /u iiihcIiiii. Wi-h- 
rere NebeiiuuiHtifDile irageii dazi) liei. Iet/.lern in «ciiii-ni Ver 
dm^liti' zìi bi>lìirk<'ij : iiiiauflifirlii-li manprt ilin dcr Oi*i]nnkr 
an die Untieiii' seines Wcilie" uiid lifi>^t iliii nogiir aii dt'pLr- 
Kitimitfit seiiiec Solinrs (Vcar zweifrln. Sfhlidiwlioli verfBlll 
er in Wnlinsinii miri stirbl. 

l'Vdoriro Rcriit infdlpi- seiiie» VufH«iidfK und t-pim-r Krei- 
gebigkoit in liiltri' Aiuiul.. ilti' ilin /.win^. I-'Iori-az zìi vitIdi- 
Ht'ii und anf liciii 1,ande mit S)i)itirn lliid Hacki- Sfinm U-- 
liL'iii^uiitorlialt zu vi-rdlcui'ii. Aunser M>Ìiii'm irenen Dìciht unii 
Ffpundi' Fabio lietiit/t er imi- nneli eiiieu ■■'nlkeu, wfli-licr Mlla- 
dingK voD wo welleiicr StbJinbeit Ìi»(. da»H riii ilernop dea Re- 
sit/er oinnr tHit^cnd 'l'hab'r dafllr gubotcìi butte. 

Nudi ('mbiìIon Tildi' bi^zirht Celia ein KunUli); in ili'rMik 
voli h'ederieoì' AufL'itHiHltHuitr frelegcnoc J^und^ut. wiidiircii dit 
lipgegnniig l'ederifos niii (Vsar vernnlHi>i<i «ini. Ui-r HcIiIuh 
Kpìelt HÌidi daiin in dcr Haujitcui'lic geiiaii wìe ini Dekniiipruii 
ab. .\tn)li dii- Okixf WÌL'dfrv(Tlicir«tuiijt drinfroiidvn ItrlldiT i't- 
liai*. vvelelie in alien «pittern lIparboitTnieeii nmi aneh «dion 
bei Hunpi SacliK fiblen. treten bei hu|ii: de Vcga iuiIit ilra 
Nainen l-'.lìano und IVlin anf. AbgeKebeu vnn deni lUtuc» 
h'abio. weleluT liei'tMndifr «cineii Uemi von der thiirìi-btcQ 
Liebc KU ''i-liii ab/.[ibrìngen liemillit m, und der Federioo niit 
ihi'erl.ìebe verlcil<;enden .Inlìa. l'iithiflt dax >ipiimHelie l,nfte|»ie\ 
wesputiìcli neue Zllfre iifebt. 



■i. 



La l'ouriii 



I.e K) 



4 



Uer rVitiiziiiKiNelie Dicliter. \vekdicr NÌeb in der Hauptsanfat; 
eijg iiij dan italìeiiisebe Urinimi] anM-hlienr^t. weioht vim ilem- 
selben uur in eiiiigen nebeuniicblieben ZUgen ub. Su niud Ve- i 
(léne aUHner deni Kalken eine alte Dieiiprin und ein l'ferd gf- 1 
blieben : 



' Conte» et Nnuvellpi 

iilen In doti ara»d» Écritaitw. 



I(-U .'ililTI 



r AiiH^nlir livnrr 



Notre amoitieux eubaislu coiiuiie il pui 

Ùann su rttraiU, où le pauvm humine ii'nit 

l'imr le aervir qu'une vìeitle édentté: 

l'iiisine /roide et fari peu fréqiieiilee; 

A l'feurie, u» chnial atsee bon. 

Mai» non pas lin (ilH Vi.). 
Uas breinieudn Verluii^n iles Kiiaben iiacli dum Fnlkt^ii 
will uiis (ludiireh. liuss or zwar viel vou den KUusteii dcw 
Vogel» gehort. deusplben aber selbst iiicht m\ ein/.iges MhI 
geseben liut, nicht bcsser inotiviert ercì«dieinen. 

Wahreml ««' iiHru i/oiiiia Giovaiina inu-li der Wobiiuiig 
FederigoH IieglL-itet , stattct CIìHp ibreii BeHuidi mii" ffnile et 
ntns nul é'jui^ agv l,l!)l^) ab. 

Uer VerlUHt den Falkeii ist iiaidi l,ii Koiitainc ULwchwpr zn 
Ttrstbmerzeii: 



a Oon /«tic 



l de i'hfi- 



Ji-au l'ala|ii'ji t: l.r l'';iuc<.>ii. 
Uiescct Lu8r)>{iiel iwl wediT p;(;Bpk'lt nodi , 
,dvu'. Uer VerfaKser Icbte 10511 bis m. 1722. 



Llaiivill Ì'tn: Ì-e Faucoii. mi la f'(iiistiiEHM' ^. 
L'>iuit\i1ic OH un m-tf, cu vers. 
Ì7ÌH. 
Uer Vertitsuor diens I^uhisiiÌi'Ipì. der n\n Sfliinii'|iiuler in 
torfllrstlioh bnyitrUobeii l>ieii!'U>n in Mllneben lebte. Df^uDt Hr>1bHt 
; Vonvort seìne Quelle: 
Le i'aucùn trì un roiile de Bocace ni coiiiit pai- la délieatetat dunt 
t tiìibn Moittitur de la Fontaine l'a min cn etri/, que je ne ftrni 
ainl d'arguptenl à uni Vomidie: je dirai teattintnt que fai «uim h 
tuiit de puint fn jioint. Mai» cd'iihk li eri nfcetsaìrf. dt /aire tire 
^» k cornique. qae k mijtt riti fori Kérieux de lui mème, Je Vai rt- 

' V(jl. LérU, Hior. porlstir «les 'l'li6«lri-<.« (l'iirÌH 17(13) IW ii. IU8. 
'gì. Dber <leii Dichtcr rcrnev Amiales ilniinaliqiirB ou Dirt, g^-m'iul 
M "IVitTM (l'urie ItìtW— 12,1 VII IM, - • RppréstìiiMiu |itiur In ytn- 
ì/itvc foto lo 2 Janvier 1718. Munich, pIil'ì; Maithien liiedl. 



/•(ouvou]! /line ittinihlt i< in ifpiineiitatìon ifii'à In Itclare. 

lìor Ort tìcr HhikUiiii^ ÌbI dll^ SdiliiMh voii Friwlrich» 
Mutlev ili (Icr Niflip vo» l'arÌK Uic CSeliehto. ('litio, ift hcmh. 
Witwc. AIk MJidclii'u vini tlIurzL'bii -InhrcD liotte Af Frit'dridi 
ilir Heri», grschcukt; ni* fin Kricg dlciatMi Jfiiiich niif lanp-re 
Zpìt VOI! Ilausc fcniliiclt. liiiltt'D ibre Rltorn die Vcrlniidnii); 
(U'rTitclitor gt-geii ricn'ii Willpii m\i pìiioui iiiidiTu dnroligcHfRi, 
Nìptit^ilpHtoweiiif-or «dipini ilip KHp \t.c\ni' nngrlUrklinhp pewf- 
NPn /.u «pili, 

/,e dtriiir trioniphfr d'un amour vtottnf; 
l'ne afdtnr tan» e/^poir ent hieniót avutrtit 
Kt la iiietunìtè pTnduìt In sfpnpalhif iS. 4'2), 
Si, .-rkillrt i;h nìch. dan^ Clitir imcli ilem Tnde ilir.-» Gc- 
iiihIiìok voii der Rpwerbiiiift iìirof .ltifrciid(rc!iebteii. welcliir 
ihretwegou ilif Tiand dpr xHiUncii Lncretiii nUDgr-cdila^en list 
nnd desbalb vmi der Miittcr uihI lirii Vcrwatidten der plf-ndc- 
dteii I,age preÌK(cegp1)pii wird. iiicliW wic^pn will. Al» <k Hich 
abpr wflbrpiid dev Kriinkhcit ibrrs Snhuo. dew^Pll l)pni>Knn|: 
allmii votii HcKÌtì!»; dvn Kalkoii ub/.i)bì(tif^pn «clifint. itn Frie- 
liricb begipbt iiiid dalici aiis deni Opi'cr dos Vogela din Gtìiwe 
?ipìiier Uolip crkonnt. prwapbt dii' ulti- Ndsnng wìpdpr nnri 
(•ie bietet ibm ibiv Hand mi. 

Wio man wipht, mthiilt die Kouiiidii' uiphrcri' ZUgi-. vnn 
dt'iu'ii LiiFoiitaliR' iiiebtw wci»»» nnd welclip. wte da» Aultrecm 
voti Friedricli!» Muttpr. die ['■inlìlbriiiifr ('litiPf »1k Wìtwp. ilor 
truniipndf Krit-g. dir Art dei- BegillnduiiK vnu Fricdriclu' A> 
iPuK i\W Zutliiiten de» VprtaKHpr» aii/nHpbpn hiiid. Andrer*rit* 
drKiigt «icb jcdocb dir Verimitiiiig aiif, datis k-t^tertn nudi 
liiipc di' Vegas Lni*ts|jipl iiicbi unhpkniint wiir. Will niuii ih 
deni UiiiHtandp PÌnc Alnttiplikcit iiiclit erblickpn. dac» Frie- 
drìcb etii Dieiipr, Merlin, bpigegebeu wird. der ifhnlicli wic 
l,o]ip Ap V<'gaH Fabio «icb hprauniiìniuit. tuinem llprni Vtn- 
baltmigen wegpii npìupr tbiirìpbtcn . auHvipbtHlimcii I,ì<>1n' m 
niachen. wi legt. dopb die CìegRiillbprptpIIiiiisrl.uprfldHs iiiid iIit 
iijiaitiHcbeii Julia, wcli'lip lipide su gpi'iic die vuii Clltit Imiff, 
('elia verfcbmalik' Hand Fripdrichu niinebnn-ii wilritpti. dif^W 
mutuiig pìiior VprwjindtKtdial't rrebi tiahr. 

Paft* Dmivillipr» a«pb die NovpIIp im llekatiicrdu "Hfw 



I tMehgeIe»eii li«t K''lit ilunnis henor. «ìusk ein Zug Boccaeciiiw, 
^.den LaFontaine iiiclit liat — ebensonpiiig die beidcii aDilerii 
tearbeiter — sìch Iiìer wiedev vorfiDdet, Um iiHnilich zit be- 
Iweieen. Aah» er den Fulketi wirklicli getotet hat. iKsst Fede- 
rigo bei Boceaccio dt-r ercitannteD Dame Federu. Fltìgel und 
8ebiiabel des Vo^els vorzeigeu: E f[ues!o detto, U- penne ut i 
piedi e 7 becco If fé' in testimonianza rf( eia (filfare neanti. 
Bei DaiivillierM erklSrt Merlin (S, 77): 

Alt wolhtiirfuj; faiicon il a tueiln '•■ tou : 
Croati e» ces tiiuoins! 
vtoza dif BUhneiiftiiweisnng Ituitet: 7/ u'unlic la (t'Ir rt le» 
pìedx (lu faiicoii. 

(i. 

I.ouist Fuzelicr: Ll- I'hhcoii. 

Comédli! en prone et rn un ;icti'. 

171VI. 

Uiffe» ani Ili. Auguft def geiiaittiteii Jahres uut'getìlbrtc 
.Stflck ist nicht itii Dnick cpsehieneii. Die Bibliograpbien ' 
cm'flhnen das Sniek mip, ohne ehvas- dailiber zìi Nagen. Zwei- 
fellos bamlt'It eu •'ieli imi eiiiP Hciìrhi'itiiiig iinnerer Novelle. 



il"- lliirlurr n labbt: Fellogrin: Le F.Hienii. 

171!). 
Da» am t-rsten fSeptember de» geiiaiiuieii .laLrec /.um er- 
k'iimalt* aufgelllbrte StIIck ist mir nieht erreiehbar gewesen. 
Me Brtlder Parfaict' berichten darllber: 

CetXt pttitt f'imtMir tlùnf toiit le monde eo$inoit le ttijvt . /itHl itrr 
re au rang dee médioeres. Vejiefidant elle est ennduitf avec art H 
ti jMMKiblevirtil nemitìie. A,joutoiìs qti'ellf mi dani It gtnrr iln lar- 
koynnf vomìqut. 

t'e i/tnrr ii'HiAt imt. ìi la mmtr, ti hiihh le/, iicltui'/' qui r.iccutirci'1 

' Vgì. Le nouveiiu Tliéàtre ilalk'u iPariii 1729 H.) I tì. Ll; Beau- 
ivnpS Uveìtetvlvti bui- Ii!8 Tht-Htred ile Frauue (Piuriii 1T35) II431 ; Psi- 
lict. Dici, dea Tliéàtrea do Phvìs (Punì) ITòil) Il 480; LÉrìi, n. a. 0. r>SO; 
{et. drsmatique (Phtìs ITTHi III dQO. — ■ Paris, liibou. Auvli In der 
uh ilt'm Toik' iler H\U; Itarbier (■f 17^1ò) verinHtaltetf^u GeBamtHus- 
Ibe iliior [iraiuun {Paris U^^]. — « H'St. ilii IWiilrp KMni;aÌB fParis 
1745— Ì9) XV .333. 



('(.fle Comédìe, rìle n'aurait peni -et re pus eu trois reprénentaUonit. 
(j nutre persoiìnages remplissent les Scène» de ce petit Poème Dramo- 
tique. 

A US (U'iii liieniuf tbl^eiulcii VerzeicliiiiHHc^ der Peivoneii, 

Fédórie. Aiiiaiit d'Axiane. 

A X in no. AniHiito de Fédéric. 

pHHquiii. Valet de Fédéric, 

Li He t te. Suivante d'Axìaiie, 
P'iit liervor, dass cs sicli auch liier uni eiiie Bcarbcitaog 
unnerer >Jovelle handeU. Sodami lilnst die Limette, stavatUt 
(PAxiane, verglichen mit der Liseth», serrante de Clitie, bei 
I)auvilli(»rH, vermuten, dasH zunneliKt den letzti*rn KomOdie der 
\ erfasser Vorbild f^(^\ves(Mi ist. 

H. 
Delislc (h' la l)rév(»ti(*re: Le Faucoii et l<*s i^ven de 

Hoeeae<'. 
('oiikmIìc cu troÌ8 noto», on prone ^ 

1725. 
Die KinleituiigHnuvelie des vierten Ta^es ini Dekamerou, 
in weloher Philippe Raldueei seineii Solin. der. bis zum JUnp- 
liii^salter in kloHferlieher Al^^esehiedenheir «cebalten, nun in 
der Stadt die ersten weiblielicMi W<*s(mi zu (iesielit bckoinmt. 
belehrt, (*s seien (Ijhise^, wurde init nnsercr ErzHbluDg jn 
(leni oben p^nannten Lustspiele versehinolzen, welcbes im Fc- 
bruar d(»s .Inlires 172;") zum erstenmale auf^(»t'Ubrt wurdc. 

l)<'r versebmjibtr und verarmte Liebhab(»r — liier U*lio 
;r<'iiannl — luit sieb in die» Kinnamlceit deJ< Waldcs zurllck- 
•^ezop'u, <in)ll ;;:e^*en Flaminia HoccaceioK Uievanna — und 
das wribliebe (iesebleeht Uberbaupt ini ll(^rzen trajcend. Seiii 

' l'aris, BriasHoii. Aucli in Le nouvi'jiii Théatre itiilien VII. - 
- I)i(' Lltt<irjitin' Uher <licK(' Krzahluii;? h. in: Tlu* Exoinpla of Jacques de 
Vitry, («1. (rane (London 181H)) 170 und La Fontjiine ed. KegnierV'I. 
Auch anf rappellelti, l*r()i)ugnat. XVlIa .Si;") darf verwiesen werden. 
Nachzutra^en is< der Hìnwois Varnhagens. Longfollows Tale« of a 
WavHide Inn nnd ilire (^uollen 10 iwxi' Leveque, Les Mythes et Iw 
Lé^endes de lindi' et de la Perse '>!!» und auf Laiigias, Deiuocritus 
ridens* fllniae ir,s«i, ijoT, wo «ìeh der Text au» IleroltB l'romptuarìuni 
abgedruekt findet. Auch IJud. JiaunihaeliH „UanHleiu'* (Ahenteucr o. 
Schwiinke) darf erwiihnt werden. 



11 - 

ÌBziger GeiKissc ist wiii Dieiicr Arlequiii. Der ZuI'hII will, 
ì»» «in Jalir spiiCiT Flamiuia. aiif dem Wegc zn eiuem ilirer 
uidgUter, jeiien Wiihl jiagwìereii niusy. rnfprn I>élio« Woli- 
mg bricfat der Wageii: eiii Scliafcr Pierrot gewahrt Flamiiiiii 
id ihrer Begleiterin Tiitcrkiiiift. bi« der Sclindcu sus^eliefi- 
ìrt scili wird. Arlcqiiiri, wclcher. in der Wiildcinsamkeit bei 
feem Kretniten Mut'gewiiehsfiii. bielier kein weìblìpliew Weeen 
iHehen liat. prblickt znffiUig voii fem die heiden Damen. Da 
in Herr ilim aiit' Bet'ragon mitteilt. or hube jedeiifalle Gitnse 
«eheii. macht Arlt'qniii sii'h kh deren Aerf'olgnug anf, I)a- 
n gelaugt cr in die Httttr dew Schìilur^. wird don eines 
•Bsem 1)c]phil nnd vcrliebt Àvìt in die SdiJilerin .Silvia. 
hiiTh Arlequiii wird Fiaminin vod der Niihe ibrew frilhern 
lubeters nnterrichtel and bcscliHept-t. von Mitldd bewegt, ibii 
Bt):neut;heu imd t*eine I-.agc /.a erlcielitera. Al» fiie jedoeb. 
Ih Schafer verkieidet. atiH I.elioK Munde vernimint. dase er 
liuen untilgbnreu Hans gegcn dìo irlllirri' Oeliebte gefaHet 
it. fttlilt hie sieb lUit!* tietste verletzt imd gelobt. «ich aii 
im zu riiehen. Ibre Haehe soli dariii besteben. daes wic ìa'- 
\o zwingen will. '/.u ibren FliKsen Abbitte /.u thun: 

Jl faut qu'il m'aimt encùre tt jrtif je '* to^t à 'ne» piede diawuttrr 
>t ce qu'il m'a dit . . . Je vtux lui /aire vvir gu'il n'tet pon faeilt de 
■tir de mes /er*, lorrqu'o» y rtt une foi» entri (t*. (i7). 

Im weiteni Verlnuf des Lustspiels bHren wir lìeknnutes. 
Imninia litswt \à-\w von ihrer Anweseuheit uuterrìchtcìi uud 
neldet fich zugleicli /.tini Abetidcsfen an : dieser Unistaiid ver- 
ilaHNt Lélìw. in Kmiangplniig anderer Speiaen «einen wert- 
vllen Falken tiiN'ii za lasseu. Ale Flaminia beim Mahle nach 
lem Vogel. den sie tìiegon aehen will. verlangt und dabei er- 
lOirt, welcliet^ ncnr Oiifer Lùlio ihr gcbraebt hat, iìndert «it'h 
ir Sinu iind neiiie Liebe wird belobnt. Anch Arle(|uin nnd 
Blvia dllrleii eìnander jioìraten. 

Deliele. welcber dcn infolge der vertjclnedenartigen Bear- 
ììttuigcn der letuteu Jahri; etwas iibgenutKteii ."^totl' (mjet 
ìé, «agt er selb^t iin l'rologi anf eiiie iieue. cigeiie Art be- 
landeln wollte. Uidxt im Oegeni^ut/. zu de» liis^berigen itedak- 
IfHien die Dame nnrerniiihlt »eiii, Dadnrcli koiamt der Knabc 
li deoM^n Krankbeil in Wogfail. und eshleibt vnn Bceeaccio?! 
iovelle eigentlicli nur der Orundgedanki*. da;' OjifVr des Fal- 
li) Olr die Oeliebte. erbaltcn. 



- 12 - 

Xeben Boccaccio hat Delizie, wie er helb«ft iS. 7) sagt. 
aucli La FoDtaines Gedicht gelenen. hat aber darans kaniii et- 
was fttr HÌch gewoiineu. Denu seibst der Xame Clitìe kann. 
wic es wohi auch bei Silvia (Dauvilliers »S. 20Ì nnd Pierrot 
- der Ubrigens bekaontlich eine stehende Figur det^ dama* 
ligen LnstHpielK Ì2^r — genebehen . ebennogut in Aulehnang aii 
Danvilliern' Komodie gewahlt kcìiì. Anf einen besondern Ein- 
fla«H der letztern auf Delislef» BearbeìtUDg weist auch der Um- 
staiid liin, da8H nich, hier wie dort, dem Verl5bnÌ8se dea Herrn 
daHJenìge des Dienew anBchliesst. 

Delisles KoinUdie Ì8t u. d. T. .Der Falke, oder Bocacen» 
(yanse. ein Lustepiel des Herrn de Vlsle*" inf* Deutsche flber- 
setzt worden nnd findet 8Ìch ìd der Sammlnng: Schanspiele. 
welche auf der von 8r. Koiiigl. Majestiit in Preussen nnd von 
Ihro HochfUrstl. Durchl. zu Braunschweig und LUnebnrg pri- 
vilegirten Schonemanui^cheu SchanbUbue aufgeftìhret werden. 
Zweiter Theil ( Braunnchweig und Leipzig 1748^. Vgl. Maltzahn. 
Deutficber Bttcherscbatz S. o3C. 

9. 

Hagedorn: Der Falke ^ 

1738. 

Wir liaben cs hicr niit einer sich eug an ihre Quelle aii- 
schliessenden . dieselbe vielfach wortlich benutzenden Nach- 
ahmiiug La Fontaines zu tbun. Man vergleicho z. B. die Sehil- 
derung der Lago dos verarmten Friedrich: 

La Foutaine. 

où le pauvre homme n^eut 

l*our le servir qu'une vietile édentée; 

Cuisine froide et fori peu fréquentée; 

A Vécnrie, un cheval asse:: 6ow, 

Mais non pas fin ; sur la perche^ un faucoti 

Pont à Ventour de cette métairie 

lìéfunt marquis s*en alloit sans valetSj 

Sacrifiant à sa mélancolie 

Mainte perdri:i\ qui^ las f nt pouvait mais 

Des crttautés de madame (litie (89 tì."». 

* Taheln und Kr7.aliluiigeii. Zweites Bucli. 



Hagedom. 
Er hnttti hiet, im (Iden Aurenthult, 
Sin Kreises Weib von wùiriger GeHtnlt, 
Vnn trKgctii Uienst, voli Huaten, Uicht uiul ■lumiiK' 
_I)ie KUclir gtirh der lefren SpoÌBekniDiiii>r. 
1 alten Stali stKDd traitri^ uod allein 
I giites Pferd, dodi nicbt voti Knochcn foio. 
tTiid uiitenu Imcli saan eiusmo, naf der SUngi-, 
" Seiii edler Falk. Uem wiir ini llilhnerfangu 
Kein aiirtrer glekli. Mit (U'in ritt er im I.Bml. 
Und opftrte ilciii (ìrRiu, deii ei- empiami. 
Manch Rehhtihn aiif, ala ob et« bllaBi>]i Hiillf. 
DAsa Sylvia ihii nitht ci'horen wollle. 
, Àneh die La Fontaine eigeiitUmliclip \ iTlu-rrlit'hiniji' liet» 
de» finflct sìpIi bei Hagedom wiertfr: 
ì.a Foiitaiue. 
Sachaiii très hitn qa'en amour comiiir e» gutrte. 
Un ne doti plaìndrc un mital gui /ait toat, 
Renverse tnur», jette pnftta par terre, 
X'enlrepitnd fitn do'd il ne tnenne à bout, 
Fait taire chiens, tt, quand il veiit, gervunteK ; 
'Hi, qoaHil il reut, h>i rend pian iloqueate» 
■^H« Cieérón, et uiitux pera«adei<tt/> (12 fl.i. 
Uagedorn 
Kr wiwHle wohl, das Oeld erkaiift deti Sluff 
Uosweifelliafl, sowohl in Ueb, al» Krieg, 
SprenfCt SihlìlBBei' auf, kanu Wall und Biirg erBteigeu. 
Wiegt Wfichter ein, nincht Knecht und M3gde Rfhwifriio 
Und wiederiiin, Hclmell wie das Spiel sieb drolit, 
Den Kneclit, die Magd verfllbrerisuli beredi. 
Ahnliche l bereinstimmaiig lierrscht da. w« t'riedricli 
rlegeulioit uud sein selilicHslicIier EnNclilaRw, den Falkei 
tilten. getiohildert wird, 

La Fontaine. 

a doniier? — N'awz-voue pas du paini" 
Beprit la danir. Ineantinenl lui-méme 
I Uff rhereher quelque ituf a» poulaiUer, 
Ml^etqut moreeau de lard cu aon greniei: 

~t pauvre amant, e» ce begoin extrèmc, 

^Ttfil ttM faucon. sana raìsonner le. prend. 

j tord le con, le piume, le fficatuf, 

, et court de place en plarr, 
B la vieilU n *OÌn dii demeurant. 





Ilageiloni. 

W»c risiili ii-li miiv - WU-i l!ii»t lui ili^un koiii Itr'wli 

Vecsetzte aio. Qlckli gé\,\t <^r imlximuiìlien, 

<lb n'toli Tk-Uciclil cln (futrr U>tiiÌKkiiubcJi, 

Oh friscber Speck. oin iinvvrKi^hr lieti \Zy. 

Db L'iwM Bonat Eiim Mahl vorhHoJuu bo). 

I)ii ttk'Kvt iliui Bolli Mt'hOncr Fnik oulgogm, 

«cin truiicT K«lk. Ohn allcs LìpbcrleKfn 

Krwllrgt rr ilin. ruiift ilim dio rt'dern aiw. 

Iliid liiiokt ilin klcln, und cilt. iind Ijiuft (liifdis IlniKt. 

Selbat i«t dee Mnnn: rr snltitil uSIl nllcn liol^ri. 

Dooh wird dor 'liseli dir Altcn nnbcrohlon. 
ll»nt^ I.» Fontaini' (Ipii Stoff nnì' llmM-iiiicio (^cHcli'ifift 
ÌKt liii^ctliirii imlllrlii'li iiiclit iiulK'kniint edilii'lii-ii. i(h n-^ttTLr 
Hetni- (jiirllc NclliNr m-niit: nudi <1h!*i> Shumoviii» clic NofrIIi' 
IJoceaccioH m rtcìiic .Saumilung uul'gciiummi'ii unii Dflbli- iJii^ 
(iclbe ilrninati»<e]i licliaiiilelr Imt. cnvitliiit er. Alicr vfnj t'iner 
Kinwirkunf^ UotTacrìoa iwt iiichts an vorBiilIri'ii. umi es ii^t ì;u 
vermutcn, iUm» llugcilonj ilio italii'iiìxchi- Nnrello »ii-b nielli 
anp^uclieii tiat', Kbcni'owpiiiy (li>atot ir;?prnl Htwas ani' ci» 
BcTiiit/.tiiif; von l)clÌF<leN l^ur^tnpiL-l liiii: di-iiii iUt I'uikIuihI, daw 
KricdricliH Gi^liclitc liei HflBcdorii Silvia lieisMt imil lifi IMìpIi' 
iUp ScliiitVriii ilicNPii Nainpii t'tllirt, bewpìnt tiicliti, ila Ipincrtr 
im diiuialifci-ii rrHii2<MÌ«clit<ii l.UKtMjiiolc s\\v im daiiinlìici-ii Tran- 
7/MÌ!<chpn nnd dctitsclipn lìoniane otf ^cnii^ vorkominr. 

Wieeiig Htli ìiucli IlagL'iloni atiLaFontaìiii.' nulelint. no findtj 
»icb dofli liei ihin cìn kleinpr Zug, der liei deni franziSsii'clirii 
IMohter — iiiid aiit-li iti dcii Hlirifftni ftlteni RtìarIjfituDKeii - 
iiiclit vorkumnit. Wiitin-nd nifinlicli in alien binherijccii Vw- 
HÌODen Kriedricli weine VrrHrmiiiig einiEija: weiiipm AnfwaDdf 
/uzUMclinriben liat. konimen Uei Htip-iloni InrcdliL'Iikat nud 
Ansbeiitnng: seiteiiK dc" Veiwnlters liin/.ti Hipni^r. Annslu» 
init Namen. 

lat iiiB^uliinm seiii jlldi«cliiT h:rlinlli.'r. 

Kniift cinen Ilof: biur, dnch fUr hnllii-s lìvld, 

Zìi dic»i-m Hnf cin gruMi-B Ackcrlrld 

' JudeaCnllB itit nii-lit i^rwieiicti, hiih VV. Kigenbrudt, Uaif^iluro nnd din 
KraKblung in llviiuvi-riieii ilUTHnlH»4)T»iii>t;t: ,Pn l.uFontaino itenSUf 
Ku BL'iuem i'nui^oii di^ti irJeichnamigon Novolleu v»n Hnrencci" nnitSu 
Movili» eiillehni liHt, mi lirat der «orgfillti^D llHf oili'in nutk 
tUcar nacli, ohiic dHi'nim i^tu'aa fllr feinl^ narstollnug su gitwioiieii.' 




7.IX (liesem Feld ein Vamerk, uod die PHviKS. 

Die Fisnliorey, die Jagtl, unii (Ina GehSjcc, 

Unti, weil Pnndnlf, eiu WecLeler, VorachiiM timi, 

Znm vorigen das ScblDBP, dns Rittergut, 

Der t'MisfhRl't Kerii. Suiii Herr ISast 8Ìcli lietrllKi-H, 

l'tiil jedr« (iiit in IVrimlt' HSnfli' HÌ«!fer 

10. 



Ov-^i 



17' 



Kiesc OpLT, iliTi-n Musik voii Moiisigii_v ist. ift ziim ersteii- 
naie am 2. Novpnilici- 1771 in PoiitaiDeltlpini auffreiìlìirt wor- 
tìes Vcrf;ii^«orH liaii|it(|iio11r ist iviedor l.ii F'ontaiìif. wii' 
[tiijKPr ilem Ntnnon l'iitie, der (■(>///'- iiiid ilem ['l'crde eìnìgr 
Dclir ofirr «ciiifrpr wiirtliclie l'iipreinetimmiiiippii /.pipcii. 
La Fojitaini-, 
L'oiaeau n'«st flu«j etnis en ares ilìiié. 
~J.-oigeaH «'erf plus.' dit la eem-e eonfune. 
Non, itprit-il: pint iiu Cicl v 
Servi mon ciriir. et gu'il rat pn'n la piare 
De ce faiifon ! ìlaìs le ei/rt me fait voìr 
l^a'il ne aera jatnatK eu mon poiivoir 
De mérìitr df vous aueutie gfàce. 
Kn mon paiUer rieu ne m'étott reste: 
Depuis deax jour* la i/éte a lout ìnatigr, 
J'ai vu l'oiteau; jc l'ai tue san» peOie: 
fliV» coiUe-t-il quanti un r«i-oil sa reiner (:Ì24 rt) 

Sedaine iii. 31 1. 



litit 



litit 






ffHoi! Vtt oUtnu) 
Olii, madame. 



Me e 



pliU au eiel qa'à uà piar. 

qiic du pai» Ì 
offrir. J'ai eouru de long cóli», j'ai 
ritH eoUtc-l-il g^iiand on re^oit sa reiae? Infortuni- que je s 
atra Jamai» eii mon pouvoir de rien faire qui puh»' 
tHalheureux Fèderiv! 
Aneli ilarìu. a^m das Verlaiigen ilei^ kranken Kiiidus 
lem BeNÌtZP (Ics Falken lediglioh in Fo\^c. davnu ■ 



(IttHf dìo Lentia iliiii voii ik'ii KUiiiik'n tles VogclK er 

ben, stimint Seduinfl mìt Iji t'ontaine (iberein. 

etiti». Hf, qui peut avoir jiarlé à moii HI» de eet niatau tt Imi 

donni la erurlU fantainie àf Vavoirf 
Kltotiort. Tout Ir. monde, Madami. Iimn Iti' itomriUqut». 
l'iitie. Kt jc le lui deiHanderais ! 

Nct)t>ii der Hiiupthaudluiig gelit uDc-li liìer wieder 
l.iebcBVcrhifitnin zwìncbeii Friedrifilii* Dieiier uiid ClitieD 
(fleitpriu Kliioiiori', Diei»or Zug wird inif Dauvillit^n' zarflck- 
znmhreii nciii. iim;^ ibn min ScdHÌn<' dcr^xen I.UHtHidcI ^olbut 
oder etwa ciner der beiden mir iiicUt zn^iinglicheu KumOdicjj 
von Fiizelier odor Rarbier-IVIlogriii verdiinkeii. 

Auffallendi'rWeiwp fiiidnt nich beiHpdaini.' I'ltik-t dpr /u^, 
de» wir ubeii itS. 14| bei tla^edurii kuniieti ^eleriii huWn, 
dsoH Frìiidricb hpìiic Vcrarmmig iiìplit nur seirier frtllicrn i,r- 
benBweisc. sondcni aneli drr .\nMl)eutung diirch fcuniiitisllrli- 
tigp Honmtp verdniikt (S. òt. Abor die ADiiahmo eiiior Ab- 
hilngigkeit Sedaiucd von dem deiitscbrn Diclid-r ÌkI dnrrhgiif 
unWHhrsi'hpiulii'b, uiid '•!• InuMt'ii nidi wriKTc llrwpim- lllr ilif- 
uelbc itii-bt irbriliffcii. 

11. 

M. A. di' Thi^ÌK: FiMli^ric et Clirie. ou l'Amour, r\uii- 

tì(- l't Iti ltfì(!oiinaÌHHanQi>. 

(■iim^itìp or» trtilB aote», fii viro. 

1772. 

Dìpw» StUek ì»t inir iiicht zug^iig^licb guwpwpn. .Nai-li 

den Aunules draniatiques IX ÌI3 wt e» im aiigcgobcncn Jalitv 

_in der Provinz" anf((pfl1hrt wordnn . nacb der Bidpniphir 

Haifer ist 0» nberlianpt iiicbt «ber dìo Huhnc eofianpiii. 

Tiréi' (ili Faiicon lie La Fi/ntahu- bemerkfii dip Ann. ilrum., 
iiiid bifTiiiiI' wci-h aneli der Xiiiiic l'iìtii' tiin. 

13. 

Uer Kalkc 
Kiii LiiMt»pÌi>l in ritifirs Aiit'zuge. N'adì t^inor ICrxHlihitij^ vuri ilH^ndnrii. 
177G. 
l)iir< ^itllck i>r zni-r»t im Natìonaltlmiitcr in Wifu im gè- 
imnnten .lahri' /.ur Aullìlbrung gelangc and, wje der Titnl 
he»itigt. iiach Uagpdorii beurbeitfìt. Die Pcnuoueu xìud: 



^P ItosiLlie, eine juiige. reiche WitKi; vini Shiiid. 

" Krii'drich. du verarmtor Edeliuanii. 

Trrumann. Friedrich» Diener. 
f in dcr Handlnn^ ht Friedrich» lialb ciu}t*'Stllr/,tt!r MeiiTliof. 
Mauclier Zag it«t rccht anmutig uiid cA'ektvoll durfrcstcllt. 
Sft FriedricUa Begegnung mìt dem Kiinbeii: 
I lc)i war sebr mildc vi>d der ilHed — dne i^prurloln det klnren 

^■^ tliiellc, das Kauschen ilee VVindus cliii-oli die Kkhe, und vor nllem iiiHiic 
^UlUdlgkeit wie^to mieli in eìnen d&nftcn Schlaf, — Ein Of^rnuHch wccklu 
^■aich — idi wactilu ani' und orblicktc einou rei;epndeu Knsbcn nt!bt.-u 
^■mir, der meioem Falkoii icliJJit thftì — itiii etrcicliolto — iind dieser 
^■reizend? KuAbe war Rosuliens Sohii — ioh faud dio liìmnilischon ìith.o 
^Bwlner Matter Zug (Hr Zug in scinem (ìesicht, — imd niein pouhuiideo 
^B He» Mgte mir ku deiitìich, dasa ce ItosHlicnB Siiho wur. — luk drilokte 
^B Ihn an moine Bruat — er l'mgte, wie iuh beieae. ivcm dicBci' Falke zu- 
H gehfìicV — Idi beisBi! Friedricb , aagte kh. diesur uiiigefallene Meypr- 
V bnf dori ist meiue Wotmung — duraiif gelie irh ihni tauBend KìIsbc 
nnd bHt ilin aie. seiner Mutirr zu l>riiigi>ti. — luli wcrde sle ihr gowias 
bringen, liebster llerr l'rindritli — der bi^IiOiu- Falk! — hirr eittc or 
mit Beiaem Dieuei- duvon — nnd rief nudi xHinmal «nrflck, iuli wcrde 
8Ìr ihr ffewies bringen, — der Bchiiue Fnlk! (S. H). 

Im gauzeu aber macltt das Htlick den Kindrnck grosser 
Unfercigkeit und OI)erfiachIicbkeit. nameutlieh gcgeu das Ende 
hìa. Aie Treumanu das Ks^teii, br^ftehend aas Brod and einer 
Sfìbllssel tnit Frllehten, angericlitrt nnd man liereits BÌch nie- 
dergcsetzt hat, sagt Friedrich dem Diener etwaw ini? Ohr, whs 
man alt» die Aiifforderuiig . den Fniken znzubereiteu , anseheii 
mum. Denn vorher int diene.» Vorbabens iioeìi mit koiiier Silbe 
ErwShnmig geseheben. Uer gebratenc Vogel err^ebeiut auch 
^Stcr niclit aut' dem Tiscb. und erst, ah Koealie ihr Ersncben 
i den Falken angebracht hat, eriìihrt der Zauchaiier, waf 
[ geschehen ist. 

Oabet gpwinnt uiaii den Eindnick. dass der VerJ'asHfi- ne- 
B'ben Hagedorn auch Sedniiie gekannt habc Dues er Hage- 
\ dnrns Alte „von tragem Dienst, voli Hiisteii. (Jicbt imd Jam- 
I mer' durch eìuen mHniilicheii Uioner iT8et/.t, kiinute ein selb- 
I stSndiger Zug dcH Verta^sers ttein. wenngleich di<- etwa» aiit' 
Idie 8pìtze getrìebene Anhiinglichkeìt nnd Krgebenheit Treu- 
laniiH and Ouìllanmes. die lieber Enibehrnngeii und Wider- 
riirtigkeiten aller Art erleidcn wollen. ehe sic ihreii Herrn 
^erlafiBea, eine gewisue Beziebung naheb/gt. Aber eiiiige au- 



ilcrc, wi-iiii :uirli niclir iif bi'iiwiiclilichi' Ztlgc — iÌìims '['ri-ninaiiii. 
wìp dorf (iiiillaiinn'. diT Diimc /,« veretchon (ri^-bt. iIhd^ hìc 
imcli wic vor voii Krii'dridi gelieht werrie: (Ìh»- dabci einip' 
wenig flchnioidlmUuittf Epitlintn lllr «ic alitallcn und dir [ler- 
Httnliclio AhiiRipiiug de« DienorN gcgfii llnnalif bezw. Clitìf 
7.nm Aup>drurk ;^(dflngt: dasH Krìcdrich atti Kinpanjr der bri- 
tleii Sttickc dif Anrede ..^cnifdigi-r Herr". ivoil «ic fHr «nnc 
gpgenwHrtiirr Lupo sìpIi nicht pigne hìpIi vt-rhittet: da^x ermii 
Ebsci) wioh iiiclit tieU'iligt, ivcil vr dk* Zeit dpK 'ìpgentlber 
HÌtzens benutKcn wi)1. nìpIi mi dpm Anhiirk der Odicfabn " 
glptch^atn watt xn i*elicn — lawtpii mif cini' VcnviindtirliiKi 
der bpideii fìtiickp schlipsfcii, 

LS. 

(i()Hh<-: llpr Falkp. 

Aiirli Ouptlif lial Bofeaupioii Novelle /imi tlp^ffiintandr 
dramatÌBohpr Itoarhcitmig gpmaoht. l'bpr dienp Dìphiuiig. m 
dfir aacU iiu Giu-the-A tpUìv niclittt «rhaltt-n xu «t'in «f^ciut, a- 
t'ahrpii wir Nilheren nu» /.wei Uripi'pn Oopr,hen aii Kran toh 
Stpìii '. Der Diehtpr splireibr a«n Ilmenau «m t*. Aagtint !"*6; 

.Liebater 1ìu|j:cII Idi hnb' un meinoni Fallion geschrieben. nthife 
Ulo?anna winl viel vori I.ili hnlicu, Dii HrUubet mir aber Aoeh, itt» 
ioli einfgv TTupfm I>(<ìiiur Wescits Arcin giuMu, uur no viel e* lintncfet. 
uni xu tin^irpii. t)«iii VcrhXltiii»* KU mir i«t «» liutlÌK, Honilurbiir. iìm» 
ich erst reclit bei dii'ser Gulot^piihcit flllilto: e» kann nicbt mìl Wiitti»«i 
nUB(ri>ilrlk:kl wordoii, Mcnsrhon ktÌDDcniti nlrht aohtm. Vìcllcii'lit inirk»! 
mira i^ini|cc ÀugeiiblfoUi» wohl. ineim- v<'rklDii!(i-n«n l.r)di-n HÌiitM»Vi 
Drnina ?.a varkoliri-ii." 

In pìrpui viiT Tagc Hpìitpr. glpichfHlli' nOK llnipniiu ir«:? 
Kclirielipnpn Hripfp iieisiit ps: ^Iph hab' ain Kalkpii gpspbriebi^^ 
und lioflV wna zasamineiixnbrìtigpii''. 

Nach der Itllekkohr tmcli Weimar Hndeu wir in «ine»"» 
nnch Kopliberft an I''ran v»n Stein peripbteton Bìllet »(»« 
IH. Spplendtcr dif l'*mgp: „VV(iw iM deun Ibr Kalke fltni-ma 
ArtV-' 

Von einerDiclitniig kaminii IptKterer Stcile ninht wnhl ^ki 
Itedp spìn. IlartBpli nipint. Fran von Stein habe. otispiftleiid a^^ 
dip Ilmpiiaiier Hriefi'. itini trpnieMi't. iIiink hìp jfitzt anoliig 



noli^^d 



- Ili 



Fulkeii (eineiii Iclicinleii iiiinilii'h) ItpMcliJil'tifrt sci. wf^raiil' 
nn ideine Fr«ge fii-h bezielie. 
Der Nnme (ììovanua im crsten Briefe bpweii*t. liaeei Uoothc 
en Stort' (iirokt Bon'accio» NoTelIc eiirnomnieii liat. 

Wenii Bartsch , niitersiiclieiid - wan (ìoethe peradi- kii 
leser Novelle anpezogon liabc . 8U die -Uiiiliclikeit iler 
dcK DichterK mit derienìgeii l-'ederigoH eriunert. nn 
kt dieK seine Berechrigung, (ìoethew VerhJiltniw zìi Fraii 
On Stein gleìclit sehr demjeiiigeii Federigo^ ku Ujovauna. 
iOcli er liebt dai Wi'ib eines andern. ohne die Hoffnnug. 
amftix in deii Be^itz der Gelicbren kommen zìi kiìiiiien. Da- 
ei «ber wollte der Ifichter aneli mit andern quUIenden uud 
rHckenden Erinneriingen aus der letzteu Frankfnrter Zeit fer- 
ìg werden. wjih er dadureli /.u crreiclieu hoffte. ila»» er jene 
,verklnngeneu Leiden als Drama verkebrte". Es mn^te des- 
ili) soine (liovanim nudi _vipl von Lili haimn." 



14. 

J. lì. H«det: Le Fu 



1 Tn;i. 

Keites zum erstenmale am 25. Nuvcmber 1793 im ThéiH 
BÌq VaodeTÌlle in Paris anfgefblirte Liistspiel behandelt den 
toff in freier. dnbei reebt genilliger '\Vei(;e. LMe haudelnden 
tersonen sind ansger Fédéric und Clirie: Fabio, valet de Fé- 
Bérìo; Sìlvia, snivante de riitie: Jacintbe. neitie wervaiite de 
fédéric. 

Clitie hat MÌph Heit kurzem hoh dem GerHusch der Stadt 

'^nf Ano Land /.nrUckgezogeii und huldigt hier mit hesonderer 

Vorliebf der FalkenbeiKP. Ibr frllherer Verehrer. Fédérie, den 

, von dem Gruudt<atz auHgeliend: pony 'ine Jhnme de vingt 

w, maitresse df scs vohnlés ef <^unf fortune intmcnse, la lì- 

trti r«( la miiree de foits Ifs pliu'sirs (S. 16), e. Z. znrllukge- 

irienen hat, lebi in nehr Jirmlìehen VerhSltniwisen in der NSbe 

lires Lamlgntes. Fin ditreb seine Seh'Snbeit und (ìeschieklicb- 

kceit ausgezeichneter Falke ist sein ph-e nnurricier. sein jiixir- 

H/eiir. sans leqiiel il »ei-aìt fni-t à pluhidre; di'slialb bat er es 



' Paris HfiT. 



imcli riirlit lllicr mìcIi gewiniineii k>>iiiicii. deli Vogrl zu ?«• 
kuui'eii . MI groHMc Sumuien ilini huiOi Clitk hat :>iibielp]i 
liiHHCii. D'iene em!)rIilÌP«Hi riìdli t'ndlieh , (Iti «ie «uf eim-r 
voli ilir vemiiwtalteteu .lafidpartii- dureli de» Vopcl 7.u ^ISnseii 
wlIiiKolit. (leretiiilieti Friedricli uni deii^ellieu /u ori^ucbeii, tllif/- 
■/.mgt, dmtH IT ilir sera dirseli ueiieii Iìcwuìh Beincr Urbe gf- 
ben wird. Mit eìiier Hegleiteriu. .Silvi», siiclit Kie Friedrieli* 
WnbiiDDf^ ani*. triH't aber ximiiebf't nur die alte .lacitithe miì 
Fubio aji, ilesseii AuslaitHiiiif^en dm KrfolK iliri-N llc-iui'ln». 
nebr in Frage Htelleii mllHHt'ii: 

iSi iioim habitoHK une ckaumtìrt, u'txl pai- i/oàt, par umoiir pauf la 
retraitti poiir vivre en l'hiìonnphìe , et turtout ptmr non» èluigmr d'um 
ftmmt qur uaut aìihoriinif et quc nnuf mauditKoni de Inni 
antre c<t«r (S. 17). 

Pui$ je n'ai pa» toujouif l'nceatioii it'ichaiiffei- ma biU à prnpn» d» 
etite CUtie, mou maitre i/ui nr veut pan entetidir d'elle ni- imuf/rtftì 
métiif quc j'ew proHonce le nom devant lui l^, 18), 

Alf Olitie i!odaiiii eìii vou l'Viedrìeii aji eine Ilnbf'kanntf 
(;e,rìokti;U»( Oedìelit vurtìndct. werdeu ibre lIotTDiiiiKeii iw herili- , 
geotiniint, dai^H ^ie Nehoii daraii deiikt. da» i^aiix 211 verla>M!n. 
iihne FriedriobH Kllckkebr ab^awartcn. iJa triti dtettcr pìn. ' 
Nacbdetii er «ìeb voti neiner IberniBebuiiff erliolt, ladct -ie . 
aieb, utn Zcit fìlr die Auliringitug ilirp!* GeHiicbi-H zu gewinDEn. 
zum Eh^cu eiu. Der verariutt^ l'^delmaiiii geriit dadurcb um m» 
tnehr in Verlegenbeit. &\n die Falkeiijngd beute aahnahtDHWRÌse 
iiiebt», nielli einnml ein liebliubu ergebcu hat, Er erteilt de»- 
balb. raseh eiitschlosHen. Fabio deii AuJ'trag, den Falkcn ku 
tfiteii. Uer Uiener iilier. ("litie Hiif^ wolHieii Opforc nìclit (W 
wUrdig balteiid, iHi'Nt aiii^tatt dei< Falkeii eiiien lìaben nib«^ 
reiten, den er kurz vorbcr /iifìilliK ger.Dbi)f<m-n b«t. AtnScbliu^ 
doM Mnbletf. dati nutUrlicli weiug zugci^ngt bat. driiigt riitv 
in l'>iedricli, die vou ibni gediclitete lioinanzi- /n HÌtifr(>ii. Oiai^ 
Abnicbt iKt diibei. ibii xn veranluNNeii , deli idi Lìede dni^ 
drei .Sterne uugedciitctpu Mameli der lieMiiugeut'u lielieliuC! 
bc'im Vortragf zu aeniieu. Die» gexcbiebt. und Clitie crQt^ 
7.H ibrer gronseti Frende, doH» i^ie ^elbi<t der Oegeiietand *o 
iier VerHi' i(.t. Ale «ie uI)or eri-t, ibr Aidiegcn Torbrìngesm' 
erfìilirt , wa» Friedricli fllr aie gutbaii but . ist da*> Eis ib^ 
Her/,eii» go^chmoliceii. Eiiieii altet^its befriedigendeii AbschL'va 
erbHIt dai* StUek diidnrob . da^n nudi Faliiir und .Silvia éih^ 



er heirateii dllrl'eii und ersterer in lauiijgor Wfise die Art 
ler KettuDg dee Falken zum Bcnteii giebt. 

DtT Name Clitìe, sowie der T'mftaud. dasM die Alte, 

relclie liier iils sclmerliìirig dargestellt wird. mid das Pfcrd 

, 6) vorkoiDHifit, wri«eii ant' I.ii Fontaiiie hiii. Sielier hat 

d Iptxterii Oediclit sfìhnt Hadet vorgelegeii. Dae bewei- 

eu «imge srlir Hhcrciiistiiniiii'ride Stcllen, die wir wonst niclit 

rìeder antreflen 

CliriPH AundriU'k der IlUliruiig lUier das(t|i|"er dcs Kalkeii; 
La Foiitaiue, 
Non. J-'èilrni:, rlit-elle; je liiclare 
yME r'««( agatt. Vous ne m'aves jamaù 
De vùtee amour donne plus grande marqiir ;2.-lH K.l. 
lìadet iS. 38). 

f'tn e»l avaet. FéiUric: et deriiier ttait inuppretiil eiijin luut ne 
e vatm va(et. i'out tir m'avce carnai* donne une più» grande tnarque 



Vi- 



die Alll'tnfdtTUliir Clìtifw 



I Kriedrìcli. 



de zìi 1k'- 



Lu t'oiitaiiu'. 
J-mirui ,>mir eoui, de la r 
Vene: me nmV, donner-m'eii Ve^rawe (243 
Hadet iS. 38). 

Je eeux qiie uoua nogonn amia; Je suiii totre viiiififif. 

Friedriclis Aoeraf der Verwunderung beim Zusn 
lit curie: 

Uadet |S. 24). 
'.icu.r ,' lommenl y pnr qufllc avenlure: 



. allic. 



e pari 



Heser kiimite /.war auidi Sedaiiie entKtamuieii. wo es S, 1* lii'isst: 

'en, non, Madame, voits ne etniu point tei; vou* fiUit; nutre part, 
lirr dns Adverl) anf'iirémmt weist wiederum aiif La FontaìiHit 
Is Qnellc liiii: 

Lii Foiitaiiii': 
A»»u'fment toh,, nllies ant.r ,.arl (ITOi. 
Uagegen wcìmi'u aiiilere Iberi'i tintinnii uii;^rri iiin\idrTlii;- 
ch aof SodaiiK' liiii: 

lUd.t (S. -ii'ii. 
'iilit, Jt viene vous dcimindrr a dhirr. 
'idifie, A dincr! 



— 22 — 
Vgl. Sedainc (8. 101. 

e li ti e. Je le vi'uis ai peu^ que je gnin venut vouh demander à diner. 
Fède rie. A diner! mot! del! 

ÌWì La Fontaiiio da^egeii liciHHt es: 

Je vieti fi mantjer avec vouh ce matin (172). 
Fcriier: 

iJadet (S. 38). 
Fé de rie. MaUttureu.r ! il est dit que je ne ftrai jamaùf rien qui 
puisse vous plaire! 

V^l. Sodaiiie (S SI). 

Fède rie; Il nv fiera janiaig en mon pouvmr de rien /aire qui puim 
VOUH plaire. malhcureux Fédéric! 
La Fontaiiio liat : 

Le tiort me fait voir 
(^uil ne fiera jamais en mon pouvoir 
De nitrite r de vous auv.une grùcf (22S H.). 

Der Vollntamli^keit we^en sei ferner daraii eriuDcrt, daNU 
dir Alte. d<»r es iinverstiindlieli ist, >vie man eiiien ho wert- 
volleii Vogel liat tOteii krunien, in l)eideii StUcken ilirem Groll 
in Selbstbetraelitun^«Mi Luft niaclit: 

Sedaine i8. 26). 
Coìnpter sur la vie 
C^etft compier sur rien; 
Anjourdhui ma mie 
Et demain pour rien e te. 

V^-L Hadet (S. :tói. 

A/i. innii Ihi'u! cv que cUtit que de nous! quelle récompenH, apri:» 
tant de fterviv€« ! . . . I*auvrc animai . . . Cela f end le ctrur . . Vùytil 
Ir voilà dejà tout contiolé ! . . . ah Ics hommes^ les hommes! 

und dass si<' Falno l)e/>v. (luilhuune dadnreh Krgert. da^s m 
ini AugenMick die Hllhne l)etritt, wu jener iui Begritf \»t Sil- 
via-Kleonore seine Liebe zu gestehen. 

La Fontaine und Sedaine waren indes nicht die eiuzi^en 
<in(dlen Uadcts. Zuei ZU^e — dass Clitie nicht verheiratei 
ist, aneli lvein<» Lnst liat, sieli zu vermiililen: dass ilirWuuwh. 
den V(>^<d zu erlialten. niit ilirer Vorliebe tìir die FalkeiibeiM 
motiviert wird — lassen vennut(»n, dass Kadet auch aus I)^ 
lisles Lustspicl «cesehiìpft hat. IHese Annahme wird dureli daf^ 
Vorkoninirn des Nann^ns Silvia nnt(»rstlltzt. da rait den diei*«fn 
Namen ;^l<'i(lit*alls enrlialtenden liearbeitungen von Hagedorn 
und Dauvilliers das liadet'sehe Lnstspiel in gar keinem nach- 



eisburt'ii /u^HiiuueuliHii^e utelit. Emllidi i^t ;iucli ìii dciii 
Ulug iler achttu Scene, in wclcliem .Silvia ilini Hi-rriii lU- 
ircb aur Krliornujr zu tJeweffcii sticht. iìbmm hìc an seine reiin' 
eAÌnnaiig. an Meiiie Itotijndigkeir. un iiiL-ìne ihr Kuliebe gè- 
nchten (t|)fpr erinutrt. iHnf Ahnlichkeit mit. tipmjeuigeii der 
ireìti-ii 8<!fne voii Delislcs I.ii!<t~|iiel ^kìsi'Iji'h KIiuuìiiìh unti 
)o1oiiil)iue nielli zu verkenni'ii. 

lladet iS. lói. 

a. Criieniiaiil je ne ai-oin jias Fédèeic im amaiit ciinime un aulrt 
tt tatti et qu'ii a fait pour i>oiia . . . 
'Ilt'c Ek. qu'a-t'il iloae taiU faitf il a'est épaisè cu lial/t. in -iiri:- 
tacU», eli cniii^rrt», cu féles de toHlri Im esprces: mai* iUiit'W mai 
gWi ili deii'iinla's Inai cela ? 

\gl. UeìMc iS. 25i. 

uUitif. Mais iiialgré la eunuptioii dii nirclt, il cH eiicui'e lUt, 
rtrars bienfnita, qui mrnttnt d'nutret statimeuti Lelio ttt de ce 
nimtì/rt tt vnth nnp.- toit, fnni» tri'» lori dr. l'aPOir traiti coiiiine puh* 
«re: /«,/. 

(S. l-o.. 



,■ de « 



'. tu ( 



./OM 



« JoIUk df,,ci 



pan Mf ini 

Za der Aniiabmo. (!««!* Uadt't (la^ ìtalieiiieolu- Orij^nal 
ikannt nnd beimtzt habe. liegf lt<'iii<' Wranlauflunp vor. 

15. 

.1. H.irliivr i-t M. Cni-rr: l.a ryluiiibe. 
(ipri'ji ei)Uii(|Ue e» iteux uvlve '. 

teH3:t. 

Ui<' * >|ier ^L-laiigtc ini ^cuamiten .lahrc- in iìadi'ii-l!adt.-ii /.um 
«leninnlc /ur Aurtllliruiig. Uer im ueunzelinteii Jaiirliundeh 
is der Mtide (^ekuniiiH'ni' Kalke wird dart-li eiiie Taubt- lt- 
txt: ini einzeliieu sti'hr der Inlialt ani woitei-ttìij vyii dem 
ir Novelk" ab. 

Abwwt Uoraoe (Friedricti t uiid der CciuiteMse Sylvie tretcn 
i haudelnde Pcrsonen aui': Mazet. jeuui' paysan. tìlletil d'Ilo- 
ce and Maitre .leau, majordonn' de la eomtoBBL- Syh 

Usiiri' Jean kuniuit. aiigebijoli ini Aut'trage de^ Orat'en 
tUti. in Wirkliciikeii uher in dcni hi'Ìiioi' II<'i 



' M usili u< 






uixl. 1 



- 24 ~ 

zum VerkautV s^eiinT in der ganzeii Umgegend dareh ihre tu- 
fcnts m^rveiUciix und dardi tHÌlh foura extraordinaires be- 
rlihmten Tiinbe zu bewejren. Veranlassang zu ihrem Ver- 
lan^cu narh der Taubo giebt der Umgtand. dass Sylvie ihre 
\ebenbuhlerìn , la siiprnora Ainvnte. welche eineii dnrch seme 
Kttnste so aiisgt»/eiohneteii Papagei besitzt dass ganz Florenx 
davon sprieht, anssteeheii will. 

Sylvie Cefi entre. Auntntc et mot une ìutte où je *i«V vaincue^ « jf 
ììii ìfiftfMe prendre le luoiinlre avaììtagr. Je n^at pas tu un adora- 
t€Ui\ quelle ti*aii rouht ìèie Vtulerer^ pa» un bijou, pas une ìitièrt 
pas un palais qu'elle ne me les ait dispuiéfi. — Jusqu'id\ gràee à 
JJieu, favais écraaé ma rivale, et je voyais déjà le moment où elle 
allait écJtapper par la fuite à une hontense défaite, quand elle « 
trouré ce mnudit pcrroqutt, qui parie, qui chante, qui étourdit tùut 
Florence du hruit de son tao net, et à qui je ne pourais opposer qnt 
celle colomhe qu'on ne reut pas me rendre! — X^est-ce pas une de- 
rision de la desti nér, et ny a-t-il pas de quoi se désespérer ? (S. 16). 

Wir sehen aiis diesen Worteii srhon. wie weit es von 
Hoceaecios (TÌovaiina, welch<» niir di<* Besorgnis iim die Er- 
baltuii^ ibres Kind(»s bewegen kaiin, den verschmahteii Liel>- 
baber aufzusucbeiK /u der leiebtlebigeii, niir auf die Bewegun^ 
ibrer Xebeiibublerin bedaebt(Mi Svlvie Barbier-Carrés ist. 

Trot/ der bobeii Summeii, welebe Svlvie bieteu lasst, wird 
ilir UnterliaDdler scbrott' abgewieseii. Horaee will sich nicht 
von (lem Vogrl treniini, d(»r ihu aii die glilekliche Zeit seiueB 
\ (»rk(*lirs lìiit Svlvie eriiinert und <lem (»r desbalb aiieh den 
Nanien der trUbern Geliebten gegeben bat. 

Un joìir ayant pris sous Vomhraye 
Voiseau qui jouait prìs de nous 

Sur se^' genoux 
TAle admira son bla ne plumage 
Et jf vis sa lìvre y poser 

Vn douii haiser. 
Plaisir et douleur de ma vie, 
('e baiser charmant et moqucur 

Brille mon cceur. 
L'oiseau me rappelle Sylvie 
FA d^un nom quv fai tant aimé 

Je Vai nommé (S. 12). 

tjuc m' importe Vindigence'i 
Non, je ne la vendrai pas! 



ne brinerai pas i 

Seul charme -k 



ns mes jours. 

's faisibU» amours, 

ma ioìitude fS. 10). 



Ohne laiiges Be)<inuoii ontsphliesst sieh Sylvie. Ul(C'r/,eugt. 

WS ibre Ueize nooh die frnherc uiiwiderstehiiclie Gewalt iiuf 

iorace iiiigltben werdeu. dieseii perstinlich /.uni Verkuufe àes 

• Vogele zìi veraQlaHHeu. Von Mazet. der xuniichst alleìn zu 

Hau80 ist uiid die Grftfiii iiicht kennt. muss sie sicli gleich 

(lerb die \\'rthrlieìt s&gen lasseii: 

I Mntet. Il (HfiMi'ei iiirprhe. il 'jrcic ti"'l ce qui jioiic U niim dt 

tìglvie. Oui-ilà! 

ÌKazel. Surtout deiiuin sai. kùlmrc uvei- tu coiiUe-tKC Sylvie. 

SyJe.'e. Quelle comtetst Sylvie'i 

:(. Bah! tout le monde la loiinait ilaii» Florence! une coquettr, 

e folle, une rusie qui feint d'aimer leu gen»'. qui accejite les hom- 

magc». les cndetmx, ti qui roiis coni/édie nann fa^ou quand mhne 

eou» voug He» sotlement dépouilli poitr elle . . . IH. 22), 

KOTK daraut' iieimt er «ie viif wéchanh qiti frra bìfu ih 

u Jamaia savfiittutr {nir ici. 

Indesseii hat nìcIi Sylvie in Horace iiiclit gftiiiificht. liei 
i Eintritt roft er aus: 

Je vour rot'«.' *■( rotre piéaeiiee chaiige imi c/iaumière eu ^mtaix 
34). 
Die Selbsteinludiiiig zuiii Kftseu tiiidet statt: 

Bief. eher seii/ncur, je *in*« loitt à fait rarie de voits nooir et poiir 
M paytr de votre fiori accweìt. jf contenti a dìner uvee vous, 
Ud wShreiid Horace in grOester Verlegenlieit darllber. was cr 
r Geliebteu vorsetzen soli, dai* HauH vergebens durclwuebt, 
lat Sylvie Gelegenheit, die iinnlitdie BeUuuoung »ioU iiHlier 
Uxoeebeii. Macbt eie ficb dabei schoii VorwUrff darUbi^r. 
Beine tranrige Lage verschiddet und uiiwUrdige Nebenbubler. 
^' n'aoaient jiour me /iluirf ni fin jeuHffise, ni sou esprit, ni su 
Undre fai^on d'aimer. ìhm vorgezogeii /.u liabeu. ao ist sie 
▼OUìg besiegt, ai» sic erfShrt. daB« or ihr /.iilifhe die Tanbe 
Heopfert hat: 

Voiei ma mtuH et qu'elle atiit le yai/e 

D'«n crur dont iiou* aees amolti h enuraye {fi. liìi. 

Aber die Taube ist gerettet wordeii. In dem Augeoblicki-, 
|b Mazet Hand aii eie legen wollte, batte er im Netzi- eiuoii 



— 2C> - 

Papageien bemerkt, dei* aiistatt jeuer gebraten worden war, 
uiid der 8ich, uni die Freude voli zu machen, als derjenigc 
dor verhaBsten Gegiieriii x\mynte heransstellt. 

Wie man ^4ieht, int der ?!^chluH8 dadurcli, dass die Taubc 
fiicbliesslicli gerettet wird, mit Kadet verwaiidt. Auch autiere 
ZUge — die ansserordentlich nebarfe Kritik de» Dieners ttber 
die Dame (vgl. S. M und 4ò): das Erscbeinen der Dame, ak 
Friedrieb gerade ziir Jagd gegangeu: der Umstand, dass die 
Jagd gerade di(*8mal erfolgloì^ war: das vorherige Anbieten 
von (xeld ftlr deii Vogel — denten auf eine BeeinflnssnDg 
dnrcb Kndet biu. 

I)a88 die Dame iinvermablt ist. int eiii Zug, welcber. wie 
wir saben, selioii in Delisles Lustspiele vorkommt. Letztere? 
baben. woranf der Name Lelio bindeutet, die Yerfasser gleieh- 
fallH gelesen. l'berbaiipt geben der Dame Eitelkeit, Cefali- 
Hucbt nnd leiebt(» sittlicbe Grundyiitze den Bearbeitungeu von 
Delizie. Uadet und Barbier-Oarré ein eigenttlmlicbeB Geprag:e, 
da8 8ie als benondern nabe verwandt ersebeineu la^st. 

Was in dem Libretto von der ursprtinglicben Novelle 
beibi^balten wurde, Ì8t La Fontaine entnommen. Die Tberein- 
Btimmungeu siud vielfacb wortlieb: 

AIs Friedrieb Uber den Wunscb der Dame, zum Essen 7« 
bleiben, betreten Ì8t, beisst et? bei 

La Fontaine. 

Je nat\ dìl-t'l/ cuisiniev ììì ìnarmite: 

Que vouó donner? N^avcz-vous pas du paìn? (174 tì.) 

Barbier- Carré. 

H or a ce. Peut-etre allez-vous fair e 

Une asscz triste chhre! 
Si/ Ivi e. Pour apaiaer ma faim 

N^avcz'vous pas du paini' (S. 21) 

J)ie gn'iHf^te f berein^timmung berrscbt im letzteu Teil<*- 

La Fontaine. 

Votre repoti, votre honneur^ votre hien^ 

ò"c« sont alléii aux plaisira de Clitie. 

Voua m^aiiniez pluò- que votre propre vie : 

A cet amour fai iris mal répondu ; 

Et je in^en vient<y pour comble d^injustice, 

Vous dcmander . ... Et qnoi? (e^est temps perda) 

Votre faucon (204 fi.). 



Barbier-C'Hrrt'. 
t repo», votie honneur, votre bitii 
I S'è!» sont allis aux pìaìsir» de Sf/Mt. 
Vou» ni'aiiniVr /lìvs que votre pnipre ote; 
^ ftux l'ai mal répondu; 
L£t ja m'en vitns, jiour cornile tTirijutlice, 
L Vou» demandei- . . Et quoi? e'eat tenips ^trà», 
Tolri: colomlit! (S. 4i5). 



L;i Fimtaiiii-. 
Htlaa' rtprit l'nmant inforlviié. 
''oiaeau n'eei plus: rous en arti iliiii. 
- L'olttau n'est plus! dit la veuw conf'une. 
I IfoN, rtprit-il: piàt au Citi l'out avoir 
Servi mon crur, et qu'il eùt pii» la placr 

e faucon! Mais le «ori me J'att voir 
Qh'H ne nera jaiuaU tu mon pouvaie 
^ lit mérittr de vou* avcune gràce. 

n pailhr n'en ne m'Hoit itsté: 
I JUpuie dtux jouiv la bete a toul maiigr. 
\jj'ai VM l'oìseau;je Voi tue *o«» peinc: 
r Sten coAtt-t-il quand oh reeoit m reine? 
" je puig pour vous eri de chercher 
. Vh bou faueon: ce n'eal ehote sì rare 
IJuc din demaiii noun n'en puianonn ti'oHVci: 
— Non. Fidéric, dH-elle \ je déclnre 
Que c'etl aeset. Vovt ne m'avet jamais 
he tatre amour rloniié pivi grande narfue {-tìS fi,). 
Barbipr-Carn'-. 

. HilaH.' . . . foigeau n'ewt plus' . . . vout cu atiec diai 

, (^'enUnde-je ! . , . 

, l'I&t au Ciri vous acoir A ga piace 

Strvi mon ctur! . . . Mais le nort me fait vuìv 
lj»'il ne ètra jamaig tn non powoir 
De mériUr de touK auc»iie i/riice. 
, Voiatau it'e«( plua! . . . 

Rien ne m'ilail lente; 
g^Dnant tutu yeuj^ l'oiseau a'est prieenli; 
'i Fai laaifii naag peine-, 

a eoAte-l-il quaiid on refotf «a rttttey 
• JMC j> pMi> pour «otte, c'ett de vhercher 
[ITii aatre 0i»eau; ~ ir n>W elione ai rare 
t dia deinain nuus n'en puìasiont troaviii: 
i kh mot . . . 



- 21^ - 

Spi vie (trc>8 éiiiuei. Non. Seigneur, je (ìéclare 

Que d'est aasez ! Vous ne m^arez jamais 

Donne de votre amour une morgue plus forte (S. 46). 

AuB Sedaine, der sich gerade an dieser Stelle (8.27) sehr 
eiig an La Fontaine aiilelmt, kOnnen Barbier- Carré hier nicht 
gescliopft haben. weil dereu l bereinstimmung mìt dem fran- 
zr»8Ìsclien Gediclit iioeli wcirtliclier ist, als bei Sedaine. 

Eigentiìmlieh sind dem StUcke, ausser der Taube, die Art 
der Begrlindung de^ Verlangens SylvienB nach dem Vogel, die 
Eifersucbt gegentiber Amynte. die manniiche Bedienung Syl- 
viens nnd die ausfUbrliclie, recht hnmoristisehe Darstellung der 
arnipeligen Verfassung der Kiiche und Hausgerate dee Borace. 

16. 

Longfellow: Tlie Falcon of Ser Federigo^ 

1863 ^ 

Wir tretten an einem warmen Somuiervormittage , von 
an^trengender Oartenarbeit sicb erbolend, Federigo vor seiner 
kleinen Besitzung an nnd erfabren sein vergeblicbes Werbeii 
nm Monna Giovanna und die Ursache seiner Verarmung. Der 
ein/ige Genossc .seines Ingllleke^, sein Falke, 

Companion of hìs solitari/ icays, 

Pitrxmfor of his feasts on holidays (2^»— 80), 

sitzt regungslos. wohl von der .lagd traumeud, neben iliw. 

wabrend er ^elbst die vergangenen Tage des GlUckcf^ sin 

Heincm Oeiste vorllberzichen h'isst. 

Da nabert sicb, von dem benaebbarten Schlosse Giovauna?' 

kommend 

a loveli/ child 
With Jioiviny tret^aefi^ and eyes icltle and wild, 
(.'oniiny undaunted up the garden walk. 
And lookiny, noi at him, bui at the hawk. 
"" Beautiful falcon !" .said he, "tvould that 1 
Might hold thee on my wriat, or see thce fly .'** (51 ti.) 

* l'alesi of a Wav8iile Imi. Idi citiere luich der Studente' Taucli- 
nitz Edition, besorgt von Varnliagen (Leipzig 1888) 1 28. — *) Jahr 
der Veroft'entlicliung des ersteii Teiles der Tale*. Entstanden wird das 
Gedielit nicht viel tViilicr sein. In den Ausziigen aus des Dichters 
Tagebuch i>ei Samuel I.ongfellow , Lifo ot* H, W. Longfellow (London 
]88iì) tindet «idi koinè darauf beziigliche Nachridit. 



Kriedrichs lifrzgewiniieudes Ikimlmifii f;i't;rii den Kna- 
I Diaclit beide in knrzer Zeit v.a Fifinndt:». 
We look tht little boy upirn hit kneeii, 
.itili l'ilil Itim storir.t of hin galìant bird, 
f fili -.< thn'r fi-iendMp he litcame a third {76 H.j. 

Eian t'olgt dii' Krkrnnkmi^ dpM Knnbeii, Uiovaimaw Ile- 
bei Federigo. tiaH Opfer dea Kalkeii, Av*, Kiinhen 'l'nd 
lie VermSldung liioFaiina» init Federigo. 
{iJewiDuen wir beim Leucii A^tf (ìcdichtex deu Eindruck, 
j wir etwas Vollendetcrc^, Edleres vor un» habcn, ak die 
ilf>9Ì£CÌieii lìearbi'ituiigeii — diejeuigp La Foiitaines iiiehl 
jiemehlo&gen — . ku maclit HÌi-h dieecs (icfUlil tiamentlicU 
bei der llbpraiin aiiDiiidgeu DarKt;eIlung am ScblaHsi- 

e </(ij/« aienl hij, ami Iti! a paeèiiig-lirll 
frIUd frnm the littln cliapcl in the dell; 

% HinkeitSer Federigo heard, niid naid, 
frtathiiiff a praper, 'Ala»! her chM t» dead!' 
"^tt HiOHth» ii'tnt by; and lo! a mtrrier ehimt 
atff from the chapel Ielle at Chrtatmaa-limtì 
t cottage ipok ileaeried, and no iiinre 
r Federino tnl beetde iti door, 
I Hiyie, iHth «ervitort to do hit will. 
i( Ihe ffrand rilh, hatf-ìcay up the hill, 
t at the Chritlmag feasl, unti al hi» m'iU 
(HomiiHa, hi* behvtd bride. 
Il btavli/al, su kiud, mi fair, 
aithroand imcr. more in the ohi ra»tic eknir, 
'igìt-perched upun the back of which Ihere xt/uìd 
e iamge of a falca» cartai in wood. 
And iiiiderntath the iageriptioii, leìtb a dat-; 
•Ali thmg« come round lo htin who ifill liut wait' (2(i.S ti.). 
Longtellow liat zu seiuer Bparbeìtmig zuniicbst das italio- 
the Originai beDDtzt, Daranf weiseu, ausser de» Name" 
iTHitna und Federigo sowie rier rbereiiiBtiinmuitg faift iillcr 
', numeiitlirh nncb mehi'ere wìirtliclip Aiikliingi' biu: 
Boccaccio. 

tFtitrigo. rieordaiidotì t» della tua preterita cita t della mia oiieHà, 
> ptr avventura tu lini reputata duresza e eiudeltà. io nait dubito 
ì,ekt tu non ti dibbi waiavigliare della mìa pre«iiniione . . .; mn 
l^tiueili avtiM o atìtasl avuti, per i quali potesgì i^onofceit di quaitla 
K-f^ i'oMor efit lor W porli, mi parrebbe easei- certa che in parte 



- à() - 

m'avresti per iscusata. Ma come che tu non abbia, io che n^ho uno, nm 
posso però le Ugfji comuni délV altre madri fuggire, le cui forze seguir 
convenendomi, mi conviene oltre al piacer mio et oltre ad ogni contene- 
volezza e dovere, chiederti un dono, il quale io so che sommamente t'r 
raro, et è ragione, perciò che ninno altro diletto, niuno altro diporto, 
ninna consolazione lasciata t'ha la tua strema fortuna: e questo dono 
è il falcon tuo, del quale il fanciuì mio è si forte invaghito che, se io 
non glielo porto, io temo che egli non aggravi tanto nella infermità, la 
quale ha, che poi ne segua cosa per la quale io il perda 

Longfellow. 

Far too well I knotr, 
Hememhering stili the days of long ago^ 
Though you hetray it not, tvith what surpriae 
You see me here in this familiar wise, 
You have no children, and you cannot guess 
}Miat anguish, what unspeakable distress 
A mother feels, whose child is lying Uh 
Nor hofp her heart anticipates his wilL 
And yet for this, you see me lay aside 
Ali womanly reserve and check of pride. 
And ask the thing most precious in your sight, 
Your falcon, your sole comfort and delight, 
Which if you find it in your heart to give, 
My poor, nnhappy boy perchance may live (229 il.). 

Abnlich ttbereinstimmeiid in deii beiden Texten ist der 
SchIuBs von Friedricbs Antwort: 

Come io udii che voi. In vostra merci, meco dcfsinar volevate, avendo 
riguardo alla vostra eccellenzia et al rostro valore, reputai degna e con- 
venevole cosa che con più cara vivanda secondo la mia possibilità io n 
dovessi onorare, che con quelle che generalmente per P altre peritone tf^ 
usano: per che ricordandomi de! falcon che mi domandate e della t^ua 
bontà, degno cibo du voi il riputai, e questa mattina arrostito Varete 
avuto in sul tagliere, il quale io per ottimamente allogato area. 

Longfellow. 

But thinking in what manner I could hest 

Do honor to the j^resence of my guest, 

1 deemed that nothing trorthiei could be 

Than what most dear and precious was to me; 

And so my gallant falcon breathed his last 

To furnish forth this morning our repast (249 fl.). 

Den Zug, daj^s die Brllder Giovannas deren Vermiihlung 
mit Federigo rfcb autangs widersetzen , hat auch Longfellov 
— nicht znm 8ehaden des Gediehtes — - unterdrQokt. 



31 - 

Scilwer «irti kìcIi cin [tcivciii ilallir erbriEf^-eii Ueseii. rlaes 
iDgl'ellon- iiueli nmlero Itparbeituugen bpiiiUzt habf. Immer- 
gili verdieiit hervorgehoben /.n werdeii, dasw dan (ìedicht 
«oige Zilgp mit di-m Setlaiiirwcbeii LibrtHto gemMn lint. ilif 
lìeb in den aiidcrn UedaktioinMi ^ar nìcbt odrr nni' teiiw»ÌHe 
nd veriiiiiiert wiedertìndcn. 

So besit/.t l'Vdcrigo deslialli keinen iSpeisevorrat. weil er 
n dipi*i'ni Tagf iioch niclit jrcjagt bat: auHser (lem Vogel 
Mthiilt der Fi'tiht'tflrkRtisph Wi'iii. sowie lìliimfii nud FrBcbte. 
Eiu anderer Ziig tìiidet sudi nnr nnch bei l,a Fontaìnr 
tlud spinelli firtitì*elieii Xnelialimer Hapedoni. dcr Abfnll der 
tVnnde. 

La Fontaine. 
Bien Ht (■(■*(« qu'unt /fritte oh pouirc hueinir. 
El peu d'amii, mém< ami» IHeu xait camme. 
Le più» téli de tou» ne contenta, 
Contiiit ehaeini, di /lire: ,f >»( dommage.* 
Chneu» le dit, et chacnn t'ea tint là ; 
Cor de prèter à nwìng que mtr boa i/anc 
iMfi< de HOuvellc; OH oublia tea dona. 
Et le miriti el le» beUe» migoii» 
De Federi':. <■( »a première vie (31 H.)- 

Longt'ellon. 

i/i> OHty foreeter and onhj jiueat 
Hi» falerni, faithfui In him, v:heii the reni, 
Whote trillinff hanflt had found "O Ughi itf yiire 
The braien IiHoeker of hi» pnlace door, 
Had iwif no Hintglh lo lift the woodeii laleh, 
Thtit entrante gate beneath a ro<tf of Ihatch (iS d.). 
FUr eirieii IHchter wie LongfeUow. der es so meisterhatt 
Tersteht. die l)ar»>te]luiig diircli Ansbìldnug dea Itetails zu be- 
leben, liegt e* aber so nahe . gerade die Einsamkeit und Ver- 
Jassenbcit d«B t'rllher ntSndig voii eiiier Heliar «ogenannt^i- 
i'rcunde iimringteii Federigo ausKuiualeii, dass wir dieyeii Zug 
ftiglich als Lougfellown Eigentnm betraehtcìi dUrfcu, nament- 
Hch da im llbrigeii uielit die geriugsfe VorwHiiriteehaft mit 
La FoQtaine vorzuliegieii Moheint. 

Ganx besonderM bebt sieb die l.iebe Federigo» in der 
mgfellowVcben Darstelluug. E» ist uiclit die Gattin eiue» 
tntleni . nm welche Federigo wirbt und welohe ftelbstgeOUlig 
1 oline Hedenkeii dctisen Aut'merkttamkeiten nnd An^zeioh- 



__ n-> — 

Dungen eDtgegennimmt : e8 int anoh nicht die eitle, geM- 
8Uchtige Sylvia Barbier-CarréB, deren Hanptbestreben daravf 
gerichtet Ì8t, von vieien angebetet zu werden,. iiiid dietim 
ihre Konkurrentin zu sclilageu, leicht zu bedenklichen Zu- 
gentandniftwen sich bereit zeigt '. 

T.ongtellowH Giovanna ist, aln Federigo mn sie >^irbt, 
nodi nnvenualìlt; aber es glUckt nicht ihm^ sondern ^einem 
Nebenbuliler, der D«me Herz und Hand zu gewinnen. 

17. 

TennvHon: The Falcona 

187^). 

Die handelnden Per«onen des Stttckes, welches zum er- 
Htenmale im Dezember 1879 im St. James-Theater in I^ondon 
aufgefithrt wurde, sind: The Count Federigo degli Alberighi; 
Filippo, Counfs foster - brother ; the Ijady Giovanna; EIìm- 
betta, the Couììfs nurse. 

Zehn Jahre sind vergangen, Beitdeni Federigo von der 
damals fìinfzehnjiihrigen Oiovanna verschmiiht >vnrde. Er hat 
inzwÌHchen, um sein Leid zu vergessen, am Kriege sich be- 
teiligt und ist dann through his maguificence of liring and hi^ 
liberatiti/ so verannt, dass er neit Jahren eine iìnnliche Be- 
sitzung in der N;ihe eines Landgutcp Giovanna» bewolint. 

» Vj,H. S. IS: 

Maia 8Ì (Jans sa folie 

L'aimant diserei s'ouhlie 

Et dcmandc un baiser, 

Je dois le re f user! 

('ependant ma rivale 

A mes yeux, de nouveau 

Fera partout scandale 

De son maudit oiacau! 

Moiy lui ìaìsaer la gioire 

D'une ielle vicioire! 

Non je ne le veux pan ! 

AUons encorc un ims! 

Pour coniempler la rage 

De celle qui nioutrage, 

Je consens au batser, 
' J'iio Clip and the Falcon. London, Macmillan and Co. 1884. 



33 



Pauf dicspiii Gute iiacb cinjJtliriger Abwyspiihcit 
zo iJingenti Aiifenthalt eiiigetroft'eii und Uber- 
nna, am Begiiiu unseres Stilekes, Federigo dnrcli iliren 
i. Gelegentlich ihrer TorjHlirigeu AuweBeiihcit; auf dem 
liHt ihr Solili Federigo uod desseii Faikcii /nfiillig ken- 
ilenit, letztern sogar eininal seibst fliegen lassoii dUrl'en 
iran eìneii Holchcti (refalien gofunden, da»K er nun in 
Kranktieit lebhat't nach detn Vogel verlangt. 
ìiierigo, welcher eben zur -liigd aufgebroclien war, wird 
gerafen, nnd die Augelegeiilieit verljinft der Haupt^aclie 
rie im Dekameron. 

e echweren Bedenken. welthe (■iovanna bei ihrem Eiit- 
le, Federigo iim den Falkeii zu bitten. zn tìberwÌDdeii 
at Teiinyson unrh dadurch zu vermebren sich bemllht, 
ir zwischen den Famìlieii Giovannas und Federigo» 
te Feindxchat't bestebeii ]&mt, ganx «o wie diew in Ko- 
id Jnlìe der Fall iet. 
anna. Tu murry him? — t can iitver marry him. 

Uia grandeire «truck my graiiduire in u brawt 

• At Florence, unrf mt/ graniiaìrt atahb'd Uim thtre. 
Tkt ftud brtwttn our houses ù the bar 
I eanHOt erma; I liair noi brave mt/ brolher, 
Brtak wilh m;/ Jtin. M;/ brother hatta hit», aeorna 
The noblrst-Hatured man alive, and I — 
Row can I. dare I, 'lak kin /or hìa /alconf (S. llM) 

inQyeoo bat Boccaecio and arnsserdem mehrere der 
chenen Bearbeitungen beiiutzt. Dem italieniscben Ori- 

entnabm er, ans^er den Naineii Giovanna und Fede- 
,egli Alberigbi (letztem Nameii konnte er nicbt Long- 

eutnebmen. da dietier nor Federigo bat). eine Stelle, 
I nar dort sicb findet. Giovanna erwidert auf die Vor- 

ihrer BrHder. dtuts sie eìnen so armeu Mann wie Fe- 

heiraten wolle, im Dekameron: 
ttelli miei, io to bene che coni è come voi dite; ma io voglio 



di t 



ceke. 



lewlben Worte werden bei Tenny^on, wenn aneh in »n- 
l^ueammenhange. dir (>iovani)a in den Mund gelegt. Sie i 
a. Federigo: 

/ thiiik you knoir the taying: 
iian without richts, than richea tvithnut a man (S, 11 



- 34 - 

Mit 8icherheit ISe^^t sicli sodami LongfellowEi Einflu» 
"naohweisen. Der Knabp keniit deu Falken iiod deKWU KUuRle 
nicht nnr aos den Krzfililnngen der Lente, wie bei La Fou- 
taine niid Sedarne: or bat ihn aneli nicLt znnillig nur eiu «der 
melirere Male fliegen «elien. wie Hagedom und sellist |{oecl^ 
ciò es darsteileu: fonderli er ist, wie bei Longfellow. selbsi 
niìt Federigo bekanut nnd bofreondet gencseii , er bai Yon 
lelKterm l'nterweisimgeii in der Kun^t der Kalkenbeize et- 
balton und eiomal sogar selb^tt den Falkeo fliegen la88en dn^ 
fen. 80 n~ìrd des Kiiaben brcnnendes Verlangen nach dea 
[el aneli besser Terslandlieli. 

na. Alan, mi/ Lord Federigo, he halìi /alien. 

lato a tictntiui, and it trot^lée me. 
in(. Side! 1* it eo? ihy. tchtH kr carne lati ytar 
To gte me haitking. Ite tmi trell enongh : 
And IhtH l laught him ali our fuiieting-phratti'. 
>■ a. OH y<», and oner yoa let him flg your falcon. 
iHl. Hox charmed he irai>.' trhat leoaderf — A gallnnt t^, 
A nobie bird. raeh ptr/tet of the bretd (8. 1081. 

Vgl. LoDgfellow. 
And a* he gattd full ofttn tfOHdertd he 
WTio mighl the maOer 0/ tÀe /akoH be, 
Cntìl thnt happg moming, icheit he /ound 
Matter and faleon in the cottage ground {Wt Ì.]. 

Und 

He toot the Utile boy upon hi» tntet. 
And lold htm gtarit» of his gallami bird, 
Till in tkeir /rieadthip ht brcamr a third (7t> 1). 
Ai» Uiovtuiua und Federigo einaoder bege^nen. sagt e 
r bei Tennyson: 

To makt amend» 
t enme lAis d4>g to break My fael teilh ycw {'S. 105). 

Bei lx»ngfellow heiset es: 

Sei- Federigo, tte eowie kert at fiitadt, 
Ropimg IH thi» to mak* tome puor amendt 
For yeu,! UKhndneiui (16T IL). 
Die 1'bereÌDi^rìmmnng der Weadnng lo moke amends iet 
«ohi kaum »uf eiuen Zufall xurUckzttflthreB. 

Nfìher als luit Longfellow i&t Teunyson mit Sedaìne 1 
waudt. wie die Tolgeuden. beidon Bearl>eitungen gemeinsi 
ZUgv danbuii. 



- m — 

Naelidcm dem Lpscr am EÌDg^an^e ein Blit^k in die Hrm- 
Wirtsi'hafc Federigos verstattet worden ■ bereitet sìpIi 
ÌEtercr zur Jagd ver, ala Giovanna- Clìtìe eintritt. 

Ferner: Ala die Dame yieh in siolitlìclier UuselilUsBigkeit 
ind Verlepenlieit darUber befindet, in weleher Form sie ilir 
Sesach vorbringen soli, erniutigt Friedrìcb sie dadiireh, dase 
at TOH vornberein ulles, wa.» in «einer Maelit steht, tìlr sie zu 
I Mcb bereit erklflrt. 

TennyeoD. 

iotianna. I caanot keep your dìamonds, for Ihe gifi 
I axk far, to my mind and al tìii* prestnt 
Outvalues ali the jtweìa upon earth. 
CoHHt. Il shoìild be lave timi thus outvalues ali. 

ì'ou »peak like love, and yet you love iite ttot. 
I hatK nothing in thù woild bui lùvt /or you. 

iocanna. Love? il ■'» love, love for tny dyiny boy, 
Movea me to ask il of yo«. 
Count. Whali my Urne? 

In it my tune'f Well, I can gire my Urne 
To Arni thttt in a part of yoa, your aon. 
Shall I return to the ca»tle v>ith you? Shall I 
Sìt by hìiH, read lohiin, teli him my talea, 
8Ìng him my songs ? ì'ou hiow J can touch 
The ghittent to some purpoM (S. 138). 

Vgl. Sedaine. 

tit. Commttit onerait-je vous avoaer ce qui la'amrne ici? 
idirie. ((uo», Madame, voui doutei de Fédirie? Ha! s'il n'a fa- 
mai* miriti votre amowr, il miriti au tHoint votre conjìanet: parlet. 
Madame, pariti, je vou» éuppliti et si c'eat qaelque ehote qui soil 
<ion pouvoir , regardet l'oeeasion de vou» «trvir comtiie le plus 
frand plai»ir gue vous puiaiiez offrir à mo» cirur; dites. Madame, 
je vous prie, ne soyeg pan it\juste euters noua deux. 
Je Vai He envere vous, Fidéric. 
ie. Ah! Mudarne, on ne eommande point à l'amour. 
'4tie. J'ai souffeH que vous ayez pouv moì dépeiisi votre bien en 
fUes, en roncerts, en toarnoi», fai fait ce que fai pu poar Vem- 
pieher. mai» je n'auraii pas dù le souffrir. 

ie. N'eri parlons plus. Madame; parlon* plulól de ce que vous 
dinreti est-ce mon saiig, est-ce ma tue que uous ditìret? (S. 29) 

Zwetfellos weist auch die ganze Daretellung an diescr 
ellf viel Alinlìclikeit Hiif. 

3« 



AtU'li lìif Scoilo liei Tinello kliiiftt boi Teniiy«oii an ,S(i. 
ne an: 

Teiinvson. 

lounna Will t/ou noi erti inih mi-., iati tnrdf 



Nnt a mortfl, noi i 
Mp fast alTtady. i 
Filippo, viint! 



) ma gel. I hitvt broktn 
pili pltdi/t yùii. Wiae! 



Vìiti, 



Fi il è rie. Ptrmetlet-m 



Vgl. Sedaine. 

uve qur ,}t mangtfai i 
01 li* B0»« «rrvir tt 



1 ptu. 



ir tt rien dt plìut\ U (Mp 
uù j« vima voi», tH Iriip prieieuj: pnur gru jf t'euftàfi 
à aulre chost. 
Clitie. Vout ne louehiret à rienì 
Fédéric. A ritn;je mangerai «n fruii . 

iCUHw /oli >l«iH A KlóHDni fi ■•! 'Irmlr' >i> 'hai» tiwwt im 
itfHi A (Julllm*».; 

Ouillaume, Bon! fai onblìé le vi» (S. 2T). 

Weiier bei Tennyaim nodi liei Sodaìne hJlren wir voli des 
Tode de» Kimben otvvn»; wHUroud bi^i Teuuyxoii diu Liebcudn 
ìhii nodi 7.a rctton hoRen. wird dorttdbe bd Sodaine gnr niabt 
inelir pnviUint, 

Ob ans detn lluistande. dann Oiovanna deo Oral'en (ibsr 
Bcgleittini; Hufi*udit, iiuf olm; Bc^ipLunfì: Toniiyson» » 
ha Kontaine gescbiofiteii wenlen darf, diumi^ dabingOHtcIlt Mei- 
ben. WoiterB Berli brunguptinktc «wÌHcbeii limden Bparbmtangu 
laiiKoii eich kauui nachweiden. 

Gewagt dUrftc p« iiucb wein. auc dor ftilgrnden. Tenny- 
Hon niid Barbier-CHrrf gemoinsnmou. !iliiilii;bt.-n Stello eineVw- 
wandtscbart dieBor beìdon Kcdaktionru horleitoii zn Knllun: 
Tennyson. 

Coiint. S-adii, yoi( bring gour Ughi intii mg cottage 

Who ntvtr deign'd lo «hine Ìnlo mg pataet. 

Mg palaci wanting ye»u ip<m but a cottage; 

My cottage. Khile you grace il, i« a palate [S. 109)- 
Barbier-Carré, 
Hnrace. Je voti» voitl el votre prètenee 

Cliange ma chavmtfrt cu pataiii (H. 24). 



37 



h denken griel>t liagegen ein anderer Zug. Wie erwiibiit, 
1 nieli bei Dativìlliere Friedrichs Gcliebte wiiUrend eines 
lex, an wplcliem jeuer teilnahm, vermiihlt. Ebenso bei 
non. Die Einlllgun^; dieees Zage»: ist r>o iiabeliegend 
^Vohl nicbt. dass Kicb i^ine voti DmiTÌllìerti unabhiiDgìge 
hiDg deet^elbeu duroh Teiinyson »o obne weitere» ttitiieb- 
liisBt, Vielnielir darf man aus difser iìbereiostimmung 
jaaf eìne Bekanntsit^Lallt Tetin.v&on«i uiit dcin tran7.U»J8chcn 
jiiel Mcbliestten . wenu ancb eine weitere Abhitugigkeit 

Contuliegen echcint. 
f welche Weise Tennysoii niìt Danvillii're' Sttlcke be- 
igewordpD seìn tnag, kanii icb fmlicli tiictit angeboii. 
r BUh ne wird er es echwerlicb geHehen haben. 



ini |ìliH-k' in: Sabiiin Zembra. 

1887. 

bs fUnl'te KH{ittel dieoes I{oinaii!< (Tauphnitz Edition 
. i) ÌKt Hbersclirieben : Sit FedeiÌ'jo'.i Fahon. Uer Inbalt 
Iben bat weoig mit unserer Novelle zu tbim; docb wird 
[daoelbRt in folgender Weisc wicdergegeben : 
e ftory) «oac abaut a tfouiiif gtnthman of Florence iiho waated 
wtaUh ili giving tnttitaiumtntt In pleate hi» lady-love, bui «he 
I earf /or him ; fht marritd tome one else; and he tcent aufty 
e ttmnlry, very poor, and having nothing Irft him but hi» pel 
nen ty and by sht beciite a widuic' and *he was livin/i in 
bilry. ioo; and her tittle boy /eli sick. aiul nolhitig irould do but 
/ haee the /alcun thal he had sten flyiny oter the neigh- 
f garden. So «he irent u^ìth anolhtr Indy to the hoHne. and there 
r /ormer loeer. and he utae grently dietrtseed that there vae no- 
t haute he cauld bave cooktd /or them . /or the had eaid 



mdeiB bekauat al» VerfaBser v-.n A Daughter o/ Belh (1»11), 
Wunge Advenluree o/ a Phaeton (1873) und A Princes* o/ Thule 
Vgl- Uber ilm: Ssndors, CelehritieB of the Century (Lomlnn 
[de UoliernBlÌB, l)i<itioanaire interontionai Hes ÉciivainB do Jour 
Ice ISUl); Fo8ter Kirks SappleiucDt zu AIHbonee {'ritical Dic- 
* Df Englisb Literatnte i Philadelphia 1891]. 



— 38 — 

that ahe would eat something. He bade his servani go quickly and 
tftrangle the falcon — the laat of ali his possessions — and that vot 
cooked and h'ought in and set hefore them. And then, of course^ ichen 
the lady made her request ahout the falcon ^ he had lo confess what kt 
had done in order to entertain her ; and she was so much gtrràck by 
his generosità that she fell in love with him, and married him. The 
young gentleman^s name was Federigo^ and the lady*8 Monna Qifh 
Vanna, 

Der Titel Set- Federigo's Falcon udcL der Umstand, dass 
Giovanna, als Federigo um nie wirbt^ nodi unvermfihlt ist, 
xeìgen, du88 Black die Geschichte aus Longfellows Hearbei- 
tnng entnommen liat. In Einzelheiten hat er geiindert and 
die Erzfthlnng Behr zanammcngedrUngt. 



Anliang. 



EL HALCON DE FEDERICO. 



COMEDIA FAMOSA 



de 



LOPE DE VEGA CARPIO. 



Figura» de la eomedia. 



Federico, Cavallero. 
Fabio, criado. 
Fé li ciano, criado. 
Ludovico, Cavallero. 
Carni lo, Cavallero. 
Julia, dama. 
Celia, muger de Camilo. 
Pero te, loco. 
Lidio, criado. 



Clavela. Riselo. 
Aureliano. £1 Capitan Rn- 

tilio. 
Soldados, caxa y VHodera. 
Un Alcalde villano. 
Eliano, Celio, hennanoi 

Buyos. 
Cesar, su hijo. 
Un casero labrador. 



^^ AC'TO l-HIMKIiO. ^^^ 




Qiiu sufre tantaB pasBÌoueu. 


FHbiD. 


Piuma Bon mìa diligencias 


9IDÌ0 de lUHB i;ulnn 
u diido en eulc toniuii. 


:¥) Contra un ingrato dcBden, 


Y diam.intc el pechu, eu quien 


Federico. 


Cnben tau laigaB paciendaB, 


Piuma eB el loco Uolar 


desir ijne al deasK», 


De aqueBln imposaible einpreM, 


, esse premio le dan. 


3-"i Y diamante lo que pesa 


timo yo no lo estoy. 


El peso ile mi pesar. 


to desaeo ser 




pn«da bien psrecer 


Fabio, 


ojos de qiiiou soy. 


El Heso se te lia olvidado, 


de gaUn me ha pieiiiindu 


Qiie deviersB harer piuma 


onde aqnel Aiigel veo, 


Con quc cacriviernB la suma 


i visto. Fabio, el dcssi-o 


40 De lo nuicho qne baa gastadn. 


gradar a qiiica no abrado 


Buelve por tn vida en ti, 


OS ojos, cnya calma 


Y con piuma eu un diamante 


Mio temer desdlKo, 


Eserive, que un loto amante 


edalaa donde dice 


A perderse biiela ansi. 


enaamientoE el almu. 


ì:> Seoor eu ninguna cosa 


ne dieron? 


Co no e e a lo que Ito» llegado. 


Fabio. 

Una piuma 


Conio eu que nmeatre un oriado 


Libertad tan riguroaa. 


Yo be propueato hablarte darò, 


amantee. 


,W Si te ofendo a amor castiga. 


Federico. 


Qne et me manda que te diga 


liier liiiiecon, 


LoH danoa cn que reparo. 


1 plnma, y diamante^ dieron 


Tuda Florencia murmura 


do mi mal la auma. 


TuB gastoB desatiuadoR. 


BOI! mi8 egpernni;a8 


.Yi Nacidos de lon ciiydadoa 


leva el viento inconstantc 




firmeiaa diamante 


Keportate, v conslder.i 


■or de sns iinid«ni;aB. 


Que da la gustada 


Bou mi« prevonuioiie*', 


A CiìK MHd». 


ueiau sili galurdun, 


CU Quan. 


fatiate el coraton 


Ella 0» 



^^^^^^^^r 


^^ 


Tnn rici). quo no ny dos houlircH 


m 


Ed FlorunclH cnn lot rinmlirus 


^H 


De rico. y de vpbIutobo. 


^^M 


lift gue tot tenjriiD «n tan» emisn. 


et duda. ^^H 


federino. 


H 


La ventura bieo le viene, 


Ea ^H 


Pue« de i|uieii la mayor tiene 


^H 


1'aiilus dc*dÌehaB me eanaa. 


La eatimaeioD de nna eo«^^^^^| 


La rinoeia sahe Dioi 


Kl conquistarla ba de aer^^___^^ 


70 (Jne no le rmbidio. 


qiie U fruta, y la mo|cer. ^^^** 


Fabio. 


m\ l,a burtada e» la mai aa^H^^^ 


Emo creo, 
Poriiue anteB tientt» dcMeo 
De aer [lobre. 


Dr Celia luviem yn 

Del bicn que nunca me '^^^fc^io, 


Fabio, esUiviera canaado- 


Federico. 




Celia, en vo* 


En quanto ten^o leydaa. 


ToiIb mi riqueia eatriva. 


A la fabnla de Mldaa ^^ 


(iru fue vuestra eahei;». 


(^>M que teni^a Iftualdad.^^^^^ 


T^ De eMB frente la belle» 


Todo ai|ueUu que tocav^. ^^^| 


rialK bianca. Ilmpia, attiva. 


1 1(1 Ed oro *e convertia. ^^ 


Ksaoi ojoB pledrn* aon, 


Uro comia. y bevin. 


IJuc prectoiia* haii^n tirnH, 


Y baata en oro ac — '■M-.,, 


guicn hn vi«to ron xaHrni* 


Lo uii*in'> deven do »er 


m Dar venenq al ooraflon? 


Los ifUHtoH de loa eaaad^^^^ 


Rnbic», y {lerlaa bellaa 


ll.^i Pues eiitiindo en c«aa <L%:=ai|M 


Soli e§a(ia diente», y boca. 


Qnanto tocan i-a tungcr. 


Amliar ol iiyre (jue teca 


Fabio. ' 


foroo pn blaneo azaliar en fllan 


En mi Vida. Federico. ^^1 


W Pnee qiilen tleue en su bellMB 


c;oaa tan aguda ^^^| 


l'erlae, pledra», piata, y oru. 


w^M 


Hìn duda tiene el teeorn 


Ve por U piuma, y "<1.«^^H 


De la niae alta riquesa. 


VM Me dexa, ^^H 


F»bÌo. 


q 


Si fuera tnya. ea verdad. 


Uye, te aDpl&v^-:^ 


m Pero ea eagada, y agena. 


Federico, 


Povnue la rìqueia uà buena. 


No ay que oyr, tu haa ^ .^ fktàltm 


(joaada con lìbertatl. 


A Celia. m3I 


Prro i|ue Be me da a mi 


^^H 


Del jardiii de mi vczinu. 


Vendran. m^^^^^^^ 




^^H 


Federico. 


^^m 


»:> Eres nedo. 


121 ^^H 



^^^^" - 43 - ^^^^^^^^H 


Fabio. 


luht ^^1 


Il sxBtre, el boriiador, 


14 MiiLh] CI) pensar IDI. lessili ^^^| 


filerà mejor darla. 


■^i Ls lo (|ue dizea ansi ^^^H 


quinìentos ducadoB 


Cuinn tanto f lego en mi ^^^H 


'«■ Bntre Ica do». 


1 ueda coniertirse en jelo ^^^H 


Federico. 


^^H 


F«bìo. por Dioa, 


Aiitef luuy ronfomje eBtny ^^H 


•M Decios ciiydadoB. 


ÌM A loB eatremos que lle^o, ^^^H 


Fabio. 


l'orque para mi soy fueg», ^^^H 


Blcro replii'ar. 

Vu! Ftbin. 


pura ti yelo ^^H 




Amor que ea rayo del cielo. ^^^H 


Federico. 


l.'<5 Y despuea parexc» ydo. ^^H 


n t'naa In respueHtH. 


Porque la ceniga es frìii. ^^H 


B(l« JnlU, diUD*. 


Sì yo acabnBBi^ coumigu ^^^| 


Julia. 


De aborrecer tn desden, ^^^| 


> habliir? 


No qneria mayor bieu ^^^H 




ItìO Que eii venganoli tu castigo. ^^^H 


Federico. 

Poco onesta, 


Pero conio es Trìatan loca. ^^H 




I.o que era venganne en ti ^^^| 


lyr, co{nieiii,-H a hnblar, 
i a Dios que a)irovcc)ie 


Viene «er cnstigo en lul, ^^H 
V en las entrafiaa me toca, ^^^H 


Julia. 




"ederlco Byrado, 


^^H 


nte» te lian Pngendrad<i> 


Iti.') Torque me quicres? ^^^H 


Tea te dieron leche'f 


^^H 




^^H 


Federico. 




ien^as por atv 


N'o lo aabea, yo tampoco. ^^^H 


Jnliu. 




principio no te airi'Mdir 


^^H 


Federico. 


Tu porquc quiereaV ^^^H 


puede «gradar iiadii. 


^^1 


le ti. 


^^H 




Julia. 1 


Julia. 






Puea vo lo miamo aere. i 


Como ansi? 






jMna gin duda ob l.i ocasion 


Federico. 


ITU LJue quiero. poique he qiierido 


0, portjiic eatoj lofo, 




i8i, pori|Ue cBtoy ciugo 


Y durame cala pasaion. 


8go.>oy de fiiego, 


Federico. 


^^^ qne loco ! 


.'■i quiaiate a quien te amKTa, 


LL 


Aliorrece a quien te olvida, 



- 44 - 



175 Que està es razon conooida, 

Y que todo el mundo alaba. 

TI- 210 

Julia. 

Como no la considerat», 

Pues quieres quien te aborrece ? 

Federico. 
Porque por esso mcrece 
180 Que la quieras con mas veras. 
Celia nunca me ha querido, 215 
Que si querido me huviera, 

Y me olvidara, yo hiziera 
Contrayerva de su olvido. 

Julia. 
185 Pues si te digo vordad, 
Yo te quiera, porque veo 
Que te mata otro desseo, 

Y enciende tu voluntad. 

Federico. 
Ebbo no CB amor, que cb celoB, "0 
190 Y embidia. 



Julia. 

Bien puedc ser, 
Porque hizieron la muger 225 

Llcna de embidia los cielo». 
Mejor libre me pareces, 
Que quando rendido ostàs, 

195 Enfin yo te quiero mas 

Despues que tu me aborreees. 230 
Y dame que me quisieras, 
Que afe que me despicara 
De suerte «ine no te hablara, 

200 Si dos mil almas me dieras. 
Quedate, que el gran dolor 
Me ha hecho dezirte mas 
De lo justo, porcine estAs ^35 

Lexos de tenerme amor. 

205 Mas mira (jne la muger 
Es peligroso enemigo. 

F e d e r i e o. 
Que puedes tu hazer conmigo/^'*^ 
Mas que dexar de quererV 



Jalia. 

Si de querer te dexara, 
Luego no te penigaiera, 
Quien penigne, y perseyen 
Amor secreto declara. 
Y mientras te tengo amor 
Te tengo de perseguir. 

Federico. 
Que podras hazer? 



Julia. 

Dezir 
A Celia que eres traydor. 

Federico. 

Ojalà que tu la hablasses, 

Y tu paBsion le dixesses, 
Quexas de mi amor le dieBses, 

Y el que tengo le contasses. 
Ojalà que a Celia hermosa 
Le dixesses que la quiero, 
Porque no ay tan buen tercero 
(^omo una muger celosa. 
Ojalà que por delito 
Dixesses que te aborrezco, 

Y que lo que yo merezco 
VicBse en tus ojos escrit^. 
Por ventura podria ser 
Despertasses a quien duermc. 

Julia. 

Mal sabes tu conocerme, 
Ni entiendes lo que es muger. 
Yo lo tramare de modo. 
Que sin saber que te quiero. 
Te pinte un baxo escudero 
De vii pensamiento en todu, 

Y finalmente has de ver, 
Ya que soy aborrecida, 
Que no ay bivora ofendida 
Como lengua de muger. 

Vase. 



Federic». 
Amo qui eli ine aborreco, aborredendo 
A quieo me qiikre, »doru a 
Hiiyo de quien me va sìguiendo, y stgn 
L» tnisnia Bumbra qiie de mi va Iniyendo, 
245 Muoro pur quien por otro està muriendo, 

V a quien me da bu vida .1 miierte obligo, 
A iiiileo ine aìgriie con leaitad, persigo, 

Y a quien J»maH me paga eetoy sirvicndo. 
Atiflf por aste mar de amor navego, 

250 Con yelo abraso, y nieve sn fin me enciende. 
Donde eigo mi error, la razon niego. 
Qne quando amor lo que es raion pretende, 
Ta no 68 amor, qne amor es nifio, y ciego, 
Qual cicgo mirn, y i;oino nifio entiende. 



S>i.' Celi., y c.iniiu. .u Mari. 270 V una hora enteia e» 

■la. Je f.n,ino. ,v r,.iii-i.no, q^^ ^^ ^j^ ^^ ^^^ ^-^^^ advicrtc. 

Celia. Una semana, una edad, 

i lienns alla que haxer? Un ines, una eteruidad. 



Voy, hermosa Colia mia, 
A la beredad por nn dia, 
Lnego me pìenso bolver. 

Colia. 
Sabea corno eiienta amor 
El tieoipo de las anHCDcia 



Celia. 
Vu las entiendo mcjor, 
Amor aiuiente Camilo, 
Cueota desta inerte un dia, 
Porque en su Contaduiìa 
Tengo apreiidido el esttlo. 
Uu inalante un dia es. 
Un quarto de bora es semai 
Camilo. 



Nada, v 
275 l'orque si llega el rigor 
A iia aùo, y el que amasi 
Il ha de morirle el s 
Il quitarsele e 

Cam 

Paea tras un afio d 



ila de aver olvido, o mueite, 
Muerte. porquo uo ay pauiencia, 
Olvido, porque en un ano, 
Si CB que e! iiusenle vivii'-, 



- 46 - 



325 



330 



285 Es indicio quo olvidò, 
Y que no bìdììò su dafio. 

Camilo. 
PticB mi bien, venir dos dias 
Antes que ci ano se acabe, 
Si cs ci termino que sabe 
290 Amor en bus niiierias. 

Mas comò estuvo diez anos 
Penelope, y no olvidò 
Su esposo? 

Celia. 

Porque fingio 
Un Poeta essos engaiios, 
295 Que no devio de querer 
Pintar en essa ocasion 
Como las mugeres son, 
Sino comò avian de ser. 

Camilo. 
Luego si yo me ausen tasse 
300 Un ano, cierto seria 
Tu olvido. 

Celia. 
Antes moriria 

Que en ausencia te olvidassc. 

Mas no se burle ninguno 

Que ame a la ausencia de un ano, 
305 Que es termino muy estrano, 

Muy aspero, y importuno, 

En un ano todo el cielo 

Muda quanto engendra, y cria, ^^'^ 

La noche 8c ìguala al dia, 
310 El calor so trucca en yelo. 

Los arboles se desnudan, 

Kios, y fuentes se sccan, 

Las condiciones se truecan, 

Los pensamientos se mudan. 
315 Un dia es toda la vida, 

Mira tu que sera un ano, 

Donde nos lleva el engano 

A la muerte de corrida. 

El alva es la Primavera, 
320 El Verano, el Mediodia, 

Tarde el Otono, y la fria 



340 



Noche, el Invierno qne eap^ra. 
Mira ta lo que es amar, 
Y mira lo que es snfrir. 

Camilo. 
Tu que lo avras de sentir. 
Celia, lo avras de mirar. 
Por un ano a Roma voy. 

Celia. 
Valgame el cielo. 

Camilo. 

Detente, 

Que es burla. 

Celia. 

Estrano addente. 

Camilo. 
Que tienes? 

Celia. 

Temblando estoy^ 

Camilo. 
Mi bien, provarte queria. 

Celia. 
Estratias burlas, Camilo. 

Camilo. 
Ya no sabes tu mi estilo? 

Celia. 
Donde vas por vida mia? 

Camilo. 
Aquel campo que està junto 
A nuestra heredad me vender ^^■ 
A esso voy. 

Celia. 
Lo que pretenden 
De llevarte alla pregunto. 

Camilo. 
Que le vea, y concertane, 
Esto es verd'ad, queda a Di< 

Celia. 
Yamos los dos. 

Camilo. 

A los di 



■- ri _ 









f«i. 



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Vii Berricio, 



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Pori 



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"" «•• «"a vafS"» '■ 1...1.,, 
Gel ■ "' ^ ^'''ii-'Wo 

■f" 'a» IT':. " * '"•«. 
Pulir; 

fellH 



- 48 - 



FeliciaDo. 
Piensalo, y miralo lodo, 
Que celos iioaginadoi 
380 Para dar tantas molestias, 
Por lo que tienen de bestias 
Eb 1>ien qae yayan pensados. 

Colia. 
Las reliquias se olyidò, 
Que oy cn la cama las vi. 

Fé li eia no. 
385 Bien. 

Celia. 

Llevaselas, y di, 
Que se las embio yo, 
Porque sé su devocion. 

Feliciano. 
Esse es aohaque estremado. 

Celia. 
Mira si va acompaiiado, 
390 si ay mugeres, quien sod. 

Felioiano. 
Mugeres avia de aver? 

Celia. 
No es hombre? 

Feliciano. 
No, que ((uien ama 
Apcnaò hombre se liama 
Para ninguna muger, 
395 Voy por las reliquias luogo. 

Celia. 
Sobre ci almoliada estan, 
Que auu ella» celos me dan. 

Feliciano. 
(jue te declares te ruego. 

Celia. 
Pienso que las ha dexado 
400 De industria. 

Feliciano. 

Que pensamiento 
Tan malo. 



Gellm« 
Ea del nal qve 

Felioiano. 
Aqai te aguarda un reeado 
De Federico, qae entrava 
A desirtelo, y tos eelos 
405 Me lo oMdaron. 

Celia. 

Los oielos 
Le destmyan, vote, acaba. 



Sale FaMo. 

Fabio. 

Despues de besar tua masos ' 

Federico, Celia hermoea, 

Centro eii que solo repota 
410 De mil pensamientos vano». 

Dice qae en aqnel torneo 

Que con tn presencia honrasU-^ ^^ 

Donde de nuovo abrasaste 

En tus ojos su desseo. 
415 £1 premio de mas galan * " 

Le embiaron los Jueses, 

Favor que tu le mereces, 

Y que a ti misma le dan. 

Y ansi, seiìora, te embia 
420 Està piuma de diamantes, 

Bn unti uxlU. 

A tu rigor semejantes, 

Y a su firmeaa, y porfia. ^ 
Porque es bien que se te dè,«- - 
Quando ningun premio alean 

4'i5 En la piuma su esperao^, 

Y en los diamantes su fé. 

Y porque es tan semejante, 
Dize que en obedecerte, 
Sera piuma» y en quererte, 

430 Dize que sera diamante. 

Celia. 
Por sor precio de torneo, 
A quien devo cortesia, 






^ 



nmo. y (In la porlia 
Bpnuto de SII desseo. 
draaie reapondei', 
I, que «(juesioa dianinntes, 
urna. iDuy BcmejanteB 
! dos nOB han de ser. 
pomo poder labrar 
los iinntos de imn piuma 
u dianaiite, es en Buniii 
Bsible de acabar, 
podrii mi dnrcK» 
Ddarse s su portia, 
ne cstit duresa ee mia, 

suya aquella firmerà, 
orque le quiero m&l 
yo se lu con Gesso, 
pò ri} ne siento en escessi 
tenga eaperan^a ignal. 
soy noble, estny rasnda 
luien s&bee, no he de bazer 

en que pueda ofeuder 
D de qnien Boy en iiada. 
osta rCBolucion, 
jdericD me quiere, 
que a otro mando espere 
ì BU amor ^alardun. 
«Mi me podra gozar. 
1 el Petrarca dezìa 
.Aura. 

Fabio, 

A tanta poriìu 
JQBto deBeogaùnr? 

Io tiene eniendido, 
uede mas. 



Una cavnJlos. Ior azni-es, 
Loa perros. Iob eatadoren, 
Loa paxaroB eujaulados. 

475 El pnpaguyo dc£ia 

Celia ayer, lodo se ahraHa, 
Qne en dìziendolo, qnicQ passa, 
('ella dize lodo el dia, 
Es cosa qne se li» pegado 

480 llasta en los miamns vcKinos, 
Celia. 
Feganse I<ib desatiuoa 
De esse amor de satina do. 
(jue si un trìate suole hazet 
Triste al otro que le mira, 

485 Y un ayrado mueve a Ira, 
Podra un loco enloquezer. 
Vete L'ou Dioa, y diras. 
Que quando el loco de casa, 
Ya )e coQocesy Pnea passa 

490 Sieojpre por la vueBtra, y mas. 
Cobre seso, podra ser 
QueeI meablaude.y yolequiera, 

Fabio. 
El fluyo cobrar quiaiera, 

Ijue le avrà bicn menester, 
i'Xt Sin meterae en uurar loeoa, 
Eatraiia reaolucloul 
amor, y que cuerdos aon 
Loa que buyen de ti, y aon pocoa. 



Colia. 

Caso eatrano ! 
Fabio, 
tiere oon este engano, 
ugftSado, y pcrdido. 
aefiora de suerte 
yo, y quantoB lo tratamoa, 
) enferniedad amamos. 
se peg» quando es fuerte. 
n todOB loa criados. 



Perote. 
Ritempre me han de eBtarpicando? 

50n Soy yo bestia corno cIÌobV 

Perote, de tua cabellos 
Aqui eatavamos tratandu. 

Creolo, que aquestoB pagea 
Me dan lindo repelon. 



K 



60 



VBioi"- ^ tot, 

Si, V»"" 



-^ ftiiào. 



QUI' 



Ve 



n ti"' 



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V,uilo' 



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BicinP»^ 






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Sitn oy lo misiuo quu ayer. 

Y PS otri) divcrtimìenti) 
£! de la fnmilia , y caso, 
Que ncorta. niodnra, y tnssn 
De amor qu&Iquiera canteiitu. 

Y etra quien tos pìde cu liii, 
Eh cSBamieuto, ii sin el, 
Porqne ci amor es Abel, 

Y loH celOB son Tayn. 
HerinanoB sci) en rigor, 

I Mas que iniparta que lo sean, 
Si la miierte se (lesBean? 

Y al fin «■«Io8 mata amor. 
S.aSa V08 cono el que està 
Preso de nocbe salis. 

C'amilo. 
* DiclioBO roa que vivia 

Ludovico. 
Cautivo Boy ya, 
Qoe no sé a quieo tent^o amor, 
£aaa ea mayor libertad. 
Porqae eatà la voluDtad 
A su guato en lo mejor. 
j Que lo mejor es aquello, 

Qne nnbombre H su gusto elige, 
, Vamoe donde ayer os dixe. 
j, ('amilo. 

[ Colgada estA de un cabcllo 
■ JlLa eapada deste tirano 
rJSobre mi enbe(;a. A celosl 
l^jOAndo libraràn los cieloR 
l'Ali rida de vueatra mano? 
] Mia hermosa easa mui^er 

Donde me quereys IlevurV 
I Ludovico. 

I 24] ay maa bien que deasear. 
.3Si en Florencia ay mas qne ver, 
"Xìla en cierta tienda eecura, 
Xlonde taparse intentava, 
■aa Ilo de suerte envaynava 
La HBpadu de la iiermooura 
<3ue DO dexnsae por donde 
I^dìcBSO herir, y i 



Qiiise el interprete hablar 
WO Que por su luerued responde. 
Y diome buena razon 
De la e8peran(;a, y la casa. 



nilo. 



Que Vida i 






Es embidla. 



t.' a m i 1 o. 

Eiabidias sun. 
Ludovico. 
595 Nadie eatA alegre en su estado, 
Mny buen estado teneys. 



Ca 



ilo. 



Poco ite e elea sabeya. 

Ludovico. 
Si ea eate vuestro crlado? 
Silo l'pllEUno. 
Camilo. 
A Fé li ci ano pai'ece. 
Feliciano. 
iOO Que bien liiie en sospei^har 
Que aqui te avia de hiiMar. 

Cainilo. 
BuBcasme ami? que se ofrece? 



Mi e 



Fé 



gran acereto 
Que te Biga me mand<^ 

iw;> Que tu Jornada lo dio 

A la hercdad mal concepto. 
En aeguìrte obedeci. 
L'amilo, sn mandnmiento, 
Y en deacubrirte su intento, 

Ilio Lo que te devo ciimplì. 
No es esto poca lealtad, 
Sino juata oblif^acion, 
Porque loe ciiadoa aon 
Correos de la amiatad. 

1115 De Ics casadoe estriva 
La pax entre los ciiados. 
Que quien sirve a Ioa caaadoa. 
Tal vez de su paz les priva, 
poedo alid boi ver, 



(Hmiln. 
Quu pur il e un crìado orrar 
Qua aabe lo i|ue ba de linxi-i 
Loa oriAdo» entoailidoH 
Dun tt HU8 d liei) US tiouor. 
tì2h Y oblignn tun su valor 
A serles ngrnilocidna, 
Vioiies II Imcna ocmÌod, 



Y fiuterò «fé de qnlen »oy. 

Uhi Mns porquo quicro ppn*tr 

Qup estof libre? 



Veniil loB dos por aqHi, 
i lugnr 



Ludovico. 
Ijuieii tali bten nube euteudt^r 
tl3U Lo i|ue loB servicios bou, 
Ka todo andari acortftdo, 
Scrtì (lo proveoho en todo. 

Folioinno. 
Yo Bè, Ludovifo. el modo 
De lazer su iiticlci el crindii, 
U3.^ Y huelgome de i{ue en ini 
CafcBse aqiieste secreto. 

(damilo. 
Grati Scarte proni eto 
Lo que liM dlcho, y hovho aqiii. 
VainuB donde bìu priBiones 
t)40 Ulta bora lengainoB buona 
(^uc me eanSH I» c:adeiiH 
De tantaa obligacionca. 
Siumpre he de estar preso «Ili V 
De que Birvo la riqiieza 
046 IJue teugo? 

Ludovico. 

La gentilesca, 
y los verdea afioa di. 
Que eon los que iDueven mas. 

(lami lo. 
Donde vive essa mnger? 
iJuG quìero darme a entunder 
liWì Que estoy libre. 

Ludovico, 

Libre estjisV 
Cantilo. 
No me nombrea eu lodo oy, 
l'elicìaiiD, a mi muger, 
Aunque la devo queror, i 



lilO. 

i^i eatoB paaaoe mtt eoMn» 
ìiJO Celia, innoli» la i|u{iien^ 
Ludovico. 
Que te canta? 

Camilo. 

Qae a qnatqnB 
l'iempo topo con su cara. 



Federico. 
Linda reipueiiu por Dina, 

Perote. 
Tan mala ob ba parecido?" 
)(;.'> l'ues por DioB que nn lic pii^>^ 
Casarmc agora eon voe, 
Hill traor del santo Papa 
Dispeusai'lon. 

Federico. 

De que ane» r-ls! 

Fiouioa parie n tea. 
Fabio. 

Advtcì-tfe 

i70 Qui! Celia, aeòor, «e c»eap/^ 
C«n dotìr qae tiene estad»^ 
A que no ha de bater tifa ma*. 

Federico. 
1.0 quo ea justu, Fabio, pit^ twl 

Po rote. 
VoB cstaya miiy l>icn pcnt :3^àa 
'!> Ea! venga la mei'ieudn. 





i^^^ 


Federico. 


^H 


Qne visiti» mn iguai 


Acierta por Dius. ^^| 


A In cKlidad del mi. 






H 


Perete. 
Vnyao por algo a la tienda, 


No yerra: ^H 
Eete fue un grande estudiiinte ^M 


Qne en casa ys sé que ha din 


Uni Segun aycr emendi. ^1 


fiso (iae no teneya ijue corner. 


^È 


Federico. 


De estudiar me pusc .insi. ^M 


Pnblieas dcven de ser. 


No corno TOH de ignorante. ^M 


hb'io. las loL'Urae mia»? 






Federico. ^M 


Fabio. 


En efecto ay gran locuru ^H 


Ed esM piensas .igurnV 


Ed el mnndu? ^^M 


Pnes ay fabula en F!orciicÌH 




^^^ Como tu amor? 


Fcrote. ^^M 




Esso ea lori;iiB<>, ^H 


Perete. 


705 ¥ cs arguiuento curioM ^H 


Ttìn pacieoeia". 


De lo que en los liomhres dur» ^H 


(^ue la paeiuDtia mejtiru 


Lo que OS dire. ^H 


OoD la eaperanga del bieu 


Federii-o. ^H 


I^a desTentuni del mal. 


Dil« a H 


Federico, 


K1 mnndo no es meda? ^^È 


t^ne buen loco. 


Fabio. 


Federico. ^H 


No le ay tal 
■*" Kn i-l mando. 




Ferole. 


Yo sienjpre rodar le vi. ^^M 


Errays tambien, 


TU) Redondo deve de Ber. ^H 


Porqae yo oa digo que ay tartoe 


Y es sin duda que ee intiere, ^^M 


Xtne yerve ci mundo de loei.e, 


Que e» meda, y aun de navaja, ^H 


Y soa ìoa coardoa tau poeos. 


Pues rodando sube, y basa ^H 


^^ Qne ae pueden suber qnanloa. 
'**^ Solo eu un palmo de tierra 


A las personas que quiere, ^H 


715 Pues Hi los que en el estamoa ^H 


Be TÌBto doe Iocob. 


Sieuipre andamoa en su meda, ^H 


Federico. 


Que cabei;a avrà que pneda ^H 


I»09V 


.Sufrìrloa? ^1 


Ferole. 


^M 


Hi. Am digo. 


Con caso andamoa ^H 


Federico. 


Faltoa de esso los mas. ^1 


Qnien ? 


^È 


Ferole. 


721) BrnvHS bueltas dio con viib. ^| 


^^ Y,>. y v.,s. 


Federico. ^M 


^65 pHiencie. 


No digaa tu con loa doe. ^^È 







- 54 - 



Que conmigo cuero estàs. 

Que sì el necio no lo es 

£n conocìendo su error, 760 

725 Si eres loco, yo mayor, 

Porque Io nìcgo despues. 

Perote. 

Quatro cosas hlzo un dia 

Sub colunas la locura. 765 

Federico. 
Que son? 

Perote. 

Amor, y hermosura, 

730 Valentia, y poesia, 770 

Un hombre que en lindo toca, 
Digo si se precia dello, 
Es loco del pie al cabello, 
Mas que la muger mas loca. 

735 El que ama, y quiere bien, 775 
Si en vuestro exemplo reparo, 
Esse es un loco tan claro, 
Que quantos quieren le ven. 
El valiente ha de ser loco, 

740 Que si es cuerdo, y el fin siente, 780 
Como puede ser valiente? 

Y assi el que es cuerdo lo es poco. 
Poetas que os dire yo? 

Federico. 

Pues son locos? 

Perote. 785 

No es locura 

745 Dezir que el seso se apura 

en lo que el otro escrivio? 

Sino solo escrivir mal, 

Porque bien lo saben pocos, 

Y aun estos tambien son locos, 79Q 
750 Si les falta el naturai. 

Federico. 

Yo escrivo, Perote amigo, 

Ensefiado de mi amor, 

Sin mas arte que el dolor 

Del impossible que sigo. 

Perote. 
755 Para ser Poeta, hermano, 

Muy poco avreys menester, 

Porque no es mas de leer 



Al Poeta mas cercano, 

Y hurtalle basta las razones, 
Llamar al agua, cristal, 

A los madrouos, coral, 
Concetos, a las razones. 
Para dezir que amanece. 
Contar que el al va salia, 

Y que al Sol un cuello hazìa 
De circulos doze, a treze. 

Y otros cien mil disparates, 

Y alabar una muger, 
Haziendola mercader 

De joyas, y de alpargates: 

Y haziendo, si os inquieta 
Embidia, un soneto, o dos, 
A quien no sabe si Dios 
Os hizo bestia, o Poeta. 
Que con tanto lo sereys 
Entre amigos, y vezinos, 
Laureado con pepinos, 

Hasta que el mundo canseys*^ 

Y en la ultima partida 
Restituyays con verdad 
A la misma necedad 

Lo (|ue le hurtastes eu vidai^r . 

Federico. 
Yo quedo bien ensenado. 

Y pues ya sabes mi mal, 

Y eres hombre del caudal 

Que en tu razon has mostr^^ ^ 

Te quiero pedir consejo, 

Dexaré mi pretension? 

Perote. 

A quien està sin razon, 

Que sirve al alma de espejor 

Quien le puede aconsejar, 

Vos amays? 

Federico. 

Amo està fiera 

Perote. 
Que OS dize? 

Federico. 

Que no la quiera. 

Perote. 
Cierto ? 



^^^^^^ 


~^ViH 


Federico. 




^È 


Hi. 




Ya estàB perdido, ^H 


Perote. 




('OD un halcon? ^M 


No la i[iiereyB' 




^M 


Federico. 




Si, que C8 ave ^^M 


» Uorìreme. 




Qne IlevH el buelo suave, ^^M 


Pernio. 




Por los vi^a^1E eaparzido. ^^M 


Veys ai 




Y puee voB eoya uai;ador, ^^M 


Como DO ABsicnta al consejo. 


H20 Enteuded esto que os diga. ^^1 


Federico. 




Federico. 


L» raion hiziete eapejo. 




Fla de Ber algun amigo 


■ Del alma iKorn. 




Fabio. 


; Ferole. 




Sii, dineroa e» mejor. 


■ 




Perote. 


1 Federico, 




Ni es amìgo, ni dinero. 


TueB Celia e» ya mi ramini, 




Federico. 


1 Luego ee cspejo del alma. 




Pues que Ìia da ser? 


Per.,.. 
1 Ko es alma lo qae desalma 




Perule. ' 
Va lii(li-ou. 


1 ^ue las [)ue animai) lo snu. 




Federico. 
De lo8 que paxaroB BonV 


Pero puee estays perdido, 
Y aveya de querer por inerba 


82 


Eate embite, a C[ue> oh caruer^n 




Perote. 


1 !ìo la razoD el eeutido. 




De los mÌBUoì^. ' 


j" Qoerelda. y tened Hniieza, 




Federico. 


Qua 68 Diliger, y no es montana 




Que grosse ro, 


Federico. 




PueB, bestia, comò ha de Ber 


Reipoode n mi ruego estrana. 




Quo un ave piieda CHi;ar 


, Potote. 

► Hai eonoccya »a flaqueza, 




Una muger? 




Perote. 


T lo qne el tietnpo derviba. 




De estudiar 


Federico. 


830 Ile venido a enloquezer. ^H 


1 Conquistare su aficion? 




Una cienoia que aolia ^^È 


^ Perote. 




Dezirme algun buen Bucesso. ^^M 


p,a.,i.o. 

Con que? 




No te dixo Io del seBO? ^M 


Perote 






('..D tin Uiilcon 
t'abio. 


Nuiiea supe en cosa mia, ^H 
S^O Wue en BUS coens nadie ea sabiu. ^M 


Ya de sentido lo priva 




Federico. ^M 


>Lb furia. 




Eate no purece loco? ^^H 




■ 


i^^^^^^^^^^^^^^^H 



— 56 - 



Perete. 
Las propias iniranse poco, 
De mi descuydo me agravìo. 

Fabio. 
£n ninguna cosa veo 
840 Que tu estàs loco, y mas que el, 
Sino en ponerte con el 
A tratar de tu desseo. 



Federico, 
I I Tales los amantes son. 

Aora bien, tu astrologia 
845 Dize, que a la gar^a mia 
Alcance con un halcon. 
Y yo digo que me oblìgo, 
Quando sea verdad esso, 
A bolverte el seso. 



Perote- 



Federico. 



£1 seso? 



850 Si. 



Pero te. 



Si. 



Federico. 

Y etra vez lo digo. 

P e r o t e. 
Cumplireyslo ? 

Federico. 

Si, por Dios, 
Ve, y dale de merendar, 
Muestra que voy a passear. 

Perote. 
Vamonos juntos los dos. 

Federico. 
855 No, no, merienda primero. 

Perote. 
Acordaos de aquel halcon. 

Fabio. 
Sin duda està possession 
Se ha de alcan^ar con dinero. 

Vanno. 



Sftle Julia, Caniilo, y Ludovico. 

Ludovico. 
Oye a parte. 

Julia. 

Ya lo entiendo. 

Ludovico. 
860 Es Camilo, Julia, un hombre 
Fuera de ser gentilhombre, 
Que ya su talle estas viendo 
El mas rico de Florencia, 

Y un hombre muy liberal. 

Julia. 
865 No me parece muy mal, 
Agradame su presencia. 

Y viene a buena ocasioo, 
Que avrà en el alma lugar, 
Porque procuro sacar 

870 Un hombre del cora^on. 

Ludovico. 
Como no te trata bien? 

Julia. 
Antes me trata tan mal, 
Que estoy de celos mortai, 

Y de desprecios tambien. 

Ludovico. 
875 Sobre los celos desprecios, 
No lo sufras. 

Julia. 

No podrè. 

Ludovico. 
Tener con desprecios fé, 
Julia^ es condicion de nec? 

Julia. 
Camilo querrame a mi? 

Ludovico. 
880 Si Camilo, Julia, fuera 
Libre, mucho te quisiera. 

Julia. 
Pues comò, es casaclo? 



W ' 


'"'^IIH 


K...,.,. 




Julia. 


^T 




Llegue. 


JalU. 




Ludovico. 


eie luegD de mi c^nsa. 




Aun mi qoiere que la ruegue. 
Cantilo. 


n.dovi.. 


m 


l'or quien lu ruegasV 


^^B^ Eeuuuha, advierti*. 




Por li. 


Julia. 






uè be <le eeciK-liar? de itui. 
siierte ? 




Cam ilo. 
No estuv» la pueute llanaV 


Ludovico. 




.^y algun Gigante en cllaV 


omo ewio en el mundu pnssa 




Julia. 


moi tiene do8 ni8iieriiB 




Quereya v»s passar por ella 


e goiHrse, UDS t>s el gonio, 




Como por cosa liviann? 


otTB, el intores. 




Camilo. 


Julia. 


ai. 


Como ei 08 quiero servir, 




Y no vengo niae de a veroa? 


No e» iuslo 






uè hablee lUM. 




Julia. 

Quien supiera conoceros 


Ludovico. 




l'ara enaeùsrse a mentir. 


De que te altoras' 




Àndad, Camilo, con Dioa. 


ai, Julia, comò discreta, 


92U 


Que no estoy bien con coaados. 


no uiande. y otro elìja. 




C a in i 1 o. 


uè amor es estrelln fi\u. 
el ioteies es cometa. 




Con |08 ojos eugafiadoB 


tute con el amor 




Me aveys mìrado por Dios, 


ae padniB goiar despni;». 




Yo casado? 


nrqae imfte el interea 




Julia. 


e la oometa el furor. 




Luego no? 


JuIìh. 




^H 


9t« luu)^. Ludovico, 




lluelen los casados? ^^^^H 


wiido. rico, y galau, 




^^H 


irà de loa que se vai) 




^^H 


na i)ue de manoB, de pioo. 




^^H 


n loB marmoles maóana 


star 


Ya no ay que negar aqui, ^^^^H 


• alabarJt que Ite^'), 




La verdad me preguutiì. ^^^^H 


io. pidio, (Tozù, y donò 




Y dixete la verdad. ^^^H 


seat de miiger li v lana. 






«Tftle tu ego de aqui. 




.SÉ vuestro nombrc, y ostadv^.^^^^H 


Lndovico. 




Y loB doa me bau obligado ^^^^H 


};ele Biquiera, 


■ 


A no bazeros amiatad. ^^^^H 



- 58 — 



} 



El nombre, poique ei» de un 960 

hombre 
Que tiene cierta mnger, 
Qne infierno deve de ser, 
Annque es del cielo su nombre. 
935 Celia se llama, ay de mi! 

A qnien un hombre que adoro ^^ 
Quiere tanto, qùe oy le lloro 
Por muerto, que oy le perdi. 

Ludovico. 
Calla, necia, y no prosigas, 
940 Que celos te han engaiiado, 



Quedo a ella. 

Muy necia, Julia, has eatado, 
Haz por donde te desdigas. 
Que oste Camilo es aquel 
Que es desta Celia marido. 

Camilo. 
945 Hablando se estan de oydo, 
Ay desventura cruel! 
Muerto soy, Celia me ha muerto, 
Fingidos sus celos son, 
Hombre a Celia? 

Julia. 

Dessa razon 
950 Me advierte. 

Ludovico. 

Desta te advierto. 

Julia. 
Burlaros, quise Camilo, 
No hurteys color a la cara, 
Bien 08 conozco. 

Ludovico. 

Repara 
En que es ordinario estilo, 
955 Camilo, de las mugeros. 

Camilo. 
Ansi, Julia, lo he pensado, 
Sé con quien estoy casado, 
Como tu sabes quien eres. 
No tratemos desto mas, 



970 



975 



980 



985 



Qne ni tu galaa qualquiera 
La vista en el Sol pnsiera, 
Ni este se ecUpsa jamas, 
Vamonos a entretener, 
Que mi libertad es poea. 

Ludovico. 
Mucho te fàiste de boca, 
Eres, JnUa, al fin mnger. 

Julia. 
Salgamos a aquel judin, 
Hablemos oosas de gusto. 

Camilo. 
No sé yo, si mi disgusto 
Fin mi mnerte tendra fin. 
Quezavame de Ics celos 
De Celia, quanto m^t 
Fnera agradecer su amor, 
Castigado me ban los cielo» 
terribles desvarioa! 
Pena irreparable, y brava! 
De los suyos me quezava, 
Ya me quezo de los mios. 
Quien seri el hombre, ay de 
Qne tiene a Celia aficion? 
Si le avrà dado ocaaion? 

Ludovico. 
Que estarà hablando entre 

Camilo. 
Mas fingiendo voluntad 
A està muger, yo sabre 
Quien, y comò, y quando fi 
Vaiamo Dios, si es verdad? 

Ludovico. 
No vienes? 

Camilo. 

Estoy pensane 
Que le dare. 

Ludovico. 

Traes diner 

Camilo. 
parie està cadena qniero. 



19 



^v~ 


59 


~^^^l 


Lu.lovico. 
1» La ciidena, estis burlando? 




Que pueato que « Celia adoro. ^H 




Es de etra tela està cuenta. ^H 


k ^B le ìtUir ilnr qm raclL'tim, y 


Lo> 


^H 


w Mp«nl».. 


Sin 


1 Mostrando va gran player. ^^| 


C-amiio. 




^1 


To l>urlo, qau mo contcnU 




mihe bien por su estilo ^^M 


f cionajTe, ea eomo un oro 




Quu tiene bonrada muger. ^^È 


^^K ACTO SEGUNDO ^^^| 


^^PP 


DEI, 


^^^^H 


HALCON DE FEDERICO. ^^^ 


«.«..« U.U..y >■..,».(«„, 




^^^^H 


Celia, 




Qua 68 tosa estraFia^^^^^H 


^ «:ieneB? 




Ver la trìsteza i[ue tiene. ^^M 


FalicUna. 




■ 


Yo no lo si: 




lirao soledad la SMuiparm, ^H 


t'oli u. 




V a vexes a tanta viene, ^H 


«•n mal. 


ir. 


Que ci rostro en lagrima» bana. ^H 


Keliciaiio. 




Quc no sabes la ocasion? ^^È 


Ealrann iristeia. 




Feliciauo. ^H 


Celia, 
fc del almNf 




Àqui me biKieras reyr, ^^M 




A no Iter tal mi pasBÌou, ^^M 
Yo a ti te pnedo dexir ^H 


Feliciiino. 


->(> 


Cosns que del alma son. ^^M 


Ansi se v 
*«rqne a ser de la cabet», 




Si tu que estils a su lado ^H 




Las noehits que aignn casado ^H 


Sf » no se tuviera en pie. 




Suole juzgar por eterna», ^H 


Celia. 




Y cuyna carleias tiemas ^H 


MoldigH DioB la heredad. 


as 


Pneden averle obligado, ^H 


Wo de para siempre fnito, 




No penetra» Ih oeasion ^^H 


iSi de aquellH soledad 




De tanta nielancolia. ^^| 


ine vino eate amnrgo luto. 




l'ai-ecete que ea raxon ^^M 
Que sepa, seùora mia, ^H 


Feliciano. 


30 


De Cauiilo el corai;onV ^H 


"So rue sino la ciudad. 




fl 


Celia. 




Si tu que l'uyste eoo é ^H 


Qne dizci? 




No eabee sn mal or» ^H 


^■^^^^ 


^ 





- 60 - 



Yo que por dicha le ofendo, 
Que te espantas, sino entiendo 
85 Està novedad en el? 

Ya con amor, y con rilego, 

Y algunas vezes con Danto, 
Tan tìema a sub bra^os llego, 
Que se entemecìera un canto, 

40 Y que se templara un fuego. 
Mas ni porque llore, y ruegue, 
Porque me aparte, o me allegue, 
me enoje, o me enternezca 
£s possible que merezca, 

45 Sino solo que lo niegue. 
Tal vez en su pecho tierno, 
Cogiendo el fruto de amor 
Me muestra un amor etemo, 
Mas luego buelue el furor 

50 Como furia del infierno. 

Y arrojandome de si, 
Quedò sin el, y sin mi, 
Donde le oygo unos suspiros 
Tales, que parecen tiros 

55 De su pecho contra mi. 

Y aunque no puedo entendellos, 
Ni de rayz los arranco 

Para ver la causa en ells 
Afe (jue no yerra el bianco, 
<>0 Que da en el alma con eilos. 

Feliciauo. 
Pues que imaginas? 

Celia. 

Presumo 
Que le tiene ciego el humo 
De algun pensamiento vii, 
C'ontra mi honor tan sutil, 
65 Que me deshago, y consumo. 

Feliciano. 
Como de celos de ti. 

Celia. 
Esso presumo ay de mil 

Y no entiendo la ocasion 
Que vive en mi cora^on, 

70 Y le quiero mas que a mi. 



75 



80 



85 



90 



1>5 



Es muy ordinaria cosa 
Quando se taerze la cara 
De una amistad amorosa; 
Pensar en lo que repara. 

Y porque vive quezosa. 

Y assi yo tengo pensado 
Quanto desde que naci 
Puedo aver imaginado 
Basta que su esposa fùy, 

Y un pensamiento no he hallad^» 
Pues despues que me case. 
Sino es averme servido 
Federico, yo no sé 

Qae pueda averle ofendido, 

Y osto porque culpa fìie? 
Puedo yo qaitara a un hom 
Que no me quiera? 

Feliciano. 

No 
Que esso le espante, yassomb 
Mira, sonora, que afeas 
La claridad de tu nombre. 

Celia. 
Como tan pnblico ha sido, 
Que en saraos, en tomeos, 
Tanta hazienda ha despendii 
Pueden aver sus desseos 
A su noticia venido. 
Porque si fue Federico 
Cavaliere, noble, y rico, 

Y ya està en humilde estad- 



ibr 



re, 



Jdo 



Por lo que por mi ha gasta..*--^ 



-0. 



do. 



100 



105 



Feliciano. 
Que me escuches te suplico 
Que importa que un loco iute 
Enganado de su amor, 
Ser fabula de la gente 
Para presumirse error 
De tu virtud excelente. 

Celia. 
Està el mundo de manera, 
Feliciano, que a qualquiera 
Le parecera que un mo^ 



te, 



^^^^^ ^^^^^^^^^B 


liaxe OD 8u hacienda de- 


Lo quB fuete menester 1 


Htroijn. 


Para impedir tu passion, 1 


BU opioiou pcreeverM, 


140 Y aqui la podras saber. 1 


■sta sin ocaBion. 


Celia. 1 


rve sia eeperitnca 


FeliL-iano, piega al delo. W 


ests tnalii opinion 


^^fl 


lien a C»milo ak'aiiV!i> 


^H 


fuc lui perdicìon. 


No ^^m 


esto le ticue ansi, 


Celia. ^^^ 


le despido de mi, 


Que se abra el anelo, ^È 


lis gaìas me deBiindi>. 


Y viva me truRue en ai. M 


eliciano me mudo 


^J 


odo aqnel ser i^ue fuy. 


^M 


le verJt miu Floreni-ia, 


No ^^M 


de escUvft mi trage. 


^^^M 


Feliciano. 


Si contra mi. 


eapera, teo pavienein, 


Fclioiano. 


. U YOE. 


U:) Basta, couozco tu itelo, 


(;elia. 


Sabe pnes que tu maiido 


Quc la baxc. 


No salio de la ciudad, 


i a mi mal reHieteudn. 


Ni a vueatra horedad Ila ydo. 


Feliciano. 


Celia. 


uè qoieres de essa Biierte 


Liiego no fue a la hevcdaii? 


ooaaion a bu di uè r te? 






Feliciano. 


Celia. 


\ffi) Fue de nn amigo induiido. 


ye el me la <la a la mia. 


A ver una bella dama, 


Feliciauo. 


yue es la gala de Florencia. 




l'elia. 


re, aeiiora, y ailvierto. 


llabbMa? 


Celia. 


Feliciano, 


quieree ? 


No, i|ue te ama. 


Felieiaiio. 


Celia. 


Si me tiara 




■À yo te reniedìara. 




Celia, 


Feliciano. 


» algo de mi mal? 


Antea no. pero ho treydo 


en Ber mager prindpal 


gue osta e» dama de interv d^to^ 


qufl Boy n,iiger, repara. 


Y ai le ha movidl^ ^^^^H 


Feliciano. 


sabe quan ^^^H 


ne palabra de hazer 


1)>0 Mi aef.or, y tu marido. ^^^H 


Mstato, y diBcrecioD 


Innervale, cogor, ^^^H 



- 62 — 



Y para poderlo hazer, 
Harà lo qne sneletn machas. 

Celia. 
Hechizos. 

Feiiciano. 

Como lo escuchas. 

Celia. 
165 Hechisos deven de ser. 

Feiiciano. 
Las mas destas piensan dallos 
Para amar, y amartelallos, 
Pianse de otras comò ellas, 
Qae las engaiìan a ellas, 
170 Y danlos para matallos. 
Si yiesses sos boberias, 
Palabras en oonsonantes, 
Yeryas, piedras, tropelias, 

Y otras cosas semejantes, 
175 Compassion dellas tendrias. 

Pnes si Astrologo se ofrece, 
Alli la consalta passa, 
Si quierey si da, si ofrece, 
Si a otro, si vendra a casa, 
180 si se estara en sos treze. 
Eligen toda invencion 
Contra ignorantes. 

Celia. 

Has dado 
Luz por donde mi passion 
He visto. 

Feiiciano. 

Lo que has jurado 
185 Cumple. 

Celia. 
Harélo, que es razon, 
Pero has de llevarme alla. 

Feiiciano. 
La casa te ensefìarè 
Donde està senora està. 
Camilo viene. 

Celio. 

Que barò? 



Feli'oiano. 
190 Dissimular. 

Celia. 
Qiiien podia? 

Mala Camilo, erladoa, CI«r6Ìa, y Li 

Camilo. 
Quitadmele de deUnte, 
No parezca mas aqni. 

Clavela. 
Ay frenesi semefante? 

Celia. 
De que viene. Lidio, ansi' 

Lidio. 
195 No ay cosa qne mas me 
Porqne Cesar se Uegd, 
Alegrarle se enfadò 
De la maners qua ves. 

Celia. 
A traydor, ya se lo qae 
200 Mas porque le colpo yo? 
A sa bijo an Angel bello 
Arroja ansi de sas ojos? 

Clavela. 
Ni qniere bablallo, ni bel 

Camilo. 
Si me da tantos enojos 
205 Pensallo, qne harà creell(^ 
Si es mi hijo? mas ay 
Porque lo devo dadar? 

Celia. 
Mi seiior, en qua consiste 
No dexaros regalar 
210 De Cesar? 

Camilo. 

La eaasa foy^ 

Celia. 
No me hablays? 



195 espanle. 



i ^P"^^ 


(..n. 


Hi seiìor. para Bulir 


^" Si pnede ser 


De i^asn un rnto està Iarde. 


en eeta noblo mu^er 


Cara ilo. 


i cablilo mi ofensii, 


Yd fon Dios. 


BB con oeloe stoii, y pieiiBB 




WBo qaieie perder. 


Celia. 


pienaopuesV Ijne imngino 


Kl cielo OB guarde. 


espirìtD me iofundioV 


Camilo. 


p rimerò d esuli no, 
Mm no me ofendio. 


2tO Y todoa e e pueden yr. 


tiiM^ mi ofeuHa adivino V 


Celia. 


Celis. 


Dezalde solo. 


'eiar que do dies afioB 


Clavehi. 


iora espAd» ueTiir, 


Si liaremos. 


mi) regalos cstr-iims 
allea voa pedir 


Celia. 


a loB lirai;os. 


Roinediari el mal qne vemoa. 


Csmilo. 




Quo engafios, 


Feliciano. 


:eoiue todos aqui. 


Yreinofl soloa los doe. 


Celia. 


Uel... 


tambien he de dexaro»? 


24f) SoloH, Fendano, jrrnioa. J 


Camilo. 


J 


pnea. 


^m 


Celia. 


^M 


Yo? 






[Camilo.] ^B 


Caini lo. 




Digo ,|iie H. 


UnsoB que lormays de sueiios 


Celia. 


Imagiaaeiones vanas, 


flbien ; vengo a enojaroH 


Ciogos que andaj-s eiempre u 


[CUTola.] 


'ifiU Fantaamas eu noelie escara. 


«U filerà de bì. 


So»peobaB para el desseo. 


Celili. 


DudHB para la memoria, 


ai vuealRi bijo us causa, 
iDUebo quo oa canse yo? 


Del alma tormcuto eterno. 


rtesconfian^as que llaman 




Clavela. 


Enredoa donde se auaba ^^^^È 




El ovillo de ^^^M 


lei furor que le dio 


Baetardoa, lovOB. mortales, ^^^^^È 


vieQdo a Cesar se amatisi 


Ima^inaciones, miedos, ^^^^^H 


socia OH quiero pedir, 


•2iH) Fantasmaa, aospecbas, duda^^^^^^H 



- 64 - 



Desconfian^as, enredos, 

Como si soys infierno, iDJastoB 

celos, 
Solo una letra os falta para 300 

cielos ? 
Encubridores del mal, 
2B5 Ladrones del honor oierto, 
Que encubris lo que sentis, 

Y hurtays el credito ageno, 305 
Moneda falsa que haze 

A la honra el pensamìento, 

270 Ivanelos de un artificio 

Que Ueva la infamia al seso, 
Pollila del corayon, 310 

CorreoB del pensamiento, 
Astrologos del agravio, 

275 Arquitectos del silencio, 

Mirad que maero, y que saber 

desseo 315 
Lo que me ha de matar, ai a 

verlo llego, 
Siento dezir mi dolor, 
Callo lo que voy Bintiendo, 

280 Sufro el temor que me mata, 
Aunque digo io que temo, 
Desengafio a quien engafio, 
Creo el daiìo quo no veo, 
Dudo la verdad que miro, 

285 (^onfirmo el mal que Bospecho. 
Peraigo mi propio gusto, 
Niego lo mismo que creo, 
Adoro mi perdicion, 
Aborrezco mi remedio, 

290 Siento, callo, Bufro, digo, 
Desengano, engano, creo, 
Dudo, confirmo, peraigo, 
Niego, adoro, y aborrezco, 

Y quando 11 ego a ver lo que 

deaaeo, 
295 Tiemblo del da no, y al temor 

me buelvo. 



320 



325 



330 



Sale Pfirote loco. 

Perote. 
A la fé con voa me embian. 



Que dizen qne loco ettayt, 
Hnelgome que en caerdo dt\ 
Que assi Ica loeos te crìan. 
Sabe que el mando ha llega^ 
A eatado qae tengo en poco 
El que no parece loco 
Para vivir descandado. 
Si Yoa qnereya detoansar, 
Creedme, y perded el aeso, 
Qne con aeso yo os confieaaa 
Que teneya bien que Uorar. 
Doa filoaofoa avia, 
Que viendo lo que paaaava, 
Eraclito lo Uorava, 
Democrito lo reta. 
Escoged de aqueatos doa, 
Si Boya cderdo, llorareya. 
Si aoya loco, reyreya, 
Hablad, mal oa haga Dioa. 
Qne aunqne loco, no aoyne 
Que hablando oa he de cani 

Camilo. 
Tengo mucho en qne penaa 
Coaaa qne en el alma preci 
Maa puea ya corre la fama 
Que eatoy loco, y tu lo eit 
Oy quiero eatimarte en ma 
De oy maa mi amigo te 11 
Hablemoa tu y yo de veraa^ 
En coaaa de gran primor. 

Perote. 
Que coBas? 

Camilo. 

Coaaa de amor. 

Perote. 
Amor ea todo quimera. 
Puea que ai eaoapaya de ay, 
Y daya por ventura en celoit 
No han hecho coaa loa cielos 
Maa estraiia. 

Camilo. 

Como anai? 



-V 



^0 



— ^10, 







1 


■P^H 


Ferole. 




Por el camino mas llano. ^H 


Sabed igne cueota un poeta, 




Inquirieudo U verdad, ^^H 


Que ucloe aDtiguamenie 


m 


Si hallara lo cierto buyera, ^^| 


Era uaa parte exceleiite 
; Del cielo, esttolla, o comet». 




Y si lo inuierto supicra, ^H 




Doblara la roluntad. ^H 


E»t« Tiendo que nacia 




^1 


Tìin legitima de amor, 




Quien pide couaejo a un loco ^H 


Comencò » tener valor, 




No eità cuerdo. ^H 


Y aprefiarse de liidalgitia. 




^H 


I Mas Jupiler enojndo 




De (|ue al amor qae era Dio 




Soys un neuio, ^H 


Se ntrcviesse, y ijiie loe dos 


;ì7 


i^ic un luco no tiene prouio ^H 


Faesaen reyee de un eatadu. 




ICn la materia que toco. ^H 


Arro].lla de los cielo». 




f/uando haieya un» escritura ^M 


» t a la tlerra castigò. 




No llamays un escrivanoV ^M 


Y eu afrenCa, la trocó 




No OB sangra el i[ue es l'irujano, ^H 


De cietos el oorabre en celo». 


ai. 


Y el que ea medico no oh cura? ^H 


Camilo. 




Puea aiendo locura amor, ^H 




No Hcertays, Camilo, poco, ^H 






En pedir conscjo a un loco, ^H 


Perete, aunijne estavaa loco. 
b Estimò el valor. 




(jue esse ea el mejor Doctor. ^H 


Perote. 




^M 


So ee poto, 
. yue teneyaV 


sw 


De to perdido sentido ^H 
Fio kI ailenuio en mi mal, ^^M 
Ponine con un cuerdo i^ual ^^M 


Camilo. 




Nunca me huviern atrevido. ^^| 


Sieato, y uo sieiito 




Que tu con las variedades ^H 


Pelote. 


3h: 


De tue locos penaamiontoa ^^M 


Puea qnexBOB, y do os qnexeye 




No diras de mi» tormentos ^^M 
Las coofessadaa verdades. ^^M 








Tu {jue hìzieras, bì quisierasv 




OelOBO eatoy. ^^M 


Perote. 
No me metiera eu quimeras, 
6 Como vOB quizà lo hazeys. 


sm 


Teneys mal ^H 
Qne oe poudr.i nn uotable nprieto, ^H 
Tres ooaaa dizo un diacreto, ^^| 


Sino goitara el deleyte 
Que da amor con mas cordura. 
Porqne amor ea hermosura 
gne nunea le falla afeyte. 




Que eran eongo^ca mortai. ^H 
La primera, mareado, ^^È 
Verse un hombre, y afiigirse: ^^M 
La aegunda, arrepeiitirae ^^M 


Camilo. 


:m 


Despuea de averae casado. ^^H 


Y iino fuera en ta mano, 




Y la tercera, y major, ^^H 


SIdo estar della celoBo? 




Tener ^^H 


Petote. 




^^^^M 


Fuera con nilt-npio honroao 




bien, .,^^^^^1 


IfangTi Ihiiri^ jur iinulinriiirii pgiiiolu,; 




b^^^^^^^H 



IO avi» * 

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.or, Celu"^' . 



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Coli»"' f.fio. 

:4.) 1" " 



Desde ei dia 
Quc comeD^aste h haser por ella Gottas, 
No solo tits crìadoB, a quìeD loca 
De tu desdicha tan uotable parte, 
Mas tn coDoc«D en Florencia todoB. 
Federico. 
445 Y entri^ en casa de Julia? 



EnI.ri'i Hill diida. 



Reudida r tu juatlcìa, <[ue no ay piedra 

A In uontìnuacion del ngua firme, 

Te qaierc, y <)QÌere liuzertc ^tuto en lodo, 

460 Y por'jue corno Julia te lia qaerido, 
Puede temer que a Julia buelvas luego, 
Cosa que la coitumbre pueiie en muchos, 
guerra infomiarse della, del estado 
En que Agora tu amor estù con elU. 
Feóeriuo. 

466 DLte verdad por Dbs, uo es otra cosa, 
Toma cete anìllo, y en llegando a casa 
Ponte, Fabio, el veBtìdo que ayer traxe, 
Ay ventura tao grande I ay tanta dichal 
CieloB, tierra, avee, hombres, soimaleB, 

460 Piedraa, arbolei, mar, venci un» Sera, 
Venci una tierra incognita a Iob hombres, 
Oacé una ave famoBa, cogi una aguila. 
Una piedra ablaiidè, y un arbol duro, 
Ya el mar furioso en que anegava el alma 

465 Està en bonanga, tieme amor la palma. 
Fabio. 
Entra, que bieu podras, qnc ai qual picneo 
Viene dispueeta para amarte Celia. 
Hol^Tàse en estremo, que a sua ojoa 
Dea a entender que aborreciate a Julia. 



- 68 - 

Federico. 
470 Temblando llego, no sé ai me atrevo 
A passar desta sala. 

Fabio. 

Entra, cobarde, 
Que quando Celia en su compueato estrado 
Cercada de criadas, y de dneiiaa 
Estuviera tan grave corno sueie, 

475 Entonces e! respeto fuera jnsto, 
Mas agora que viene rebo^ada, 
Dexado e! aparato, y la verguen^a, 
A visitar una muger de amores, 
Amores vendran bien, porque las cosas 

480 Solo se estiman del lugar que tienen, 
La barba es en el hombre tan honrada, 
Que para hazerle la mayor afrenta, 
Le dczimos que. mieute por la barba, 

Y despues que el barvcro se la quita 
485 Vemos echarla al muladar primero. 

No està Celia en la cara de Camilo, 
Sino quitada ya de su respeto, 

Y casi echada al muladar de Julia. 

Federico. 
Animo pones a mìs pies turbados? 

Fabio. 
490 No dizes mal, que todos los que aman 
En ellos tienen el entendimiento. 

Federico. 
Ya estoy, Fabio, mirando su aposento. 

Fabio. 
Clavela està en aquesto. 

Federico. 

Verdad dizes, 

Sale ClAveU. 

Que corno fue conversacion de amores 
495 Dexaron a Clavela fuera. 

Clavela. 

Fabio. 
Fabio. 
Clavela de mia ojos, que es aquesto? 

470 atreva. 



Già 



eia. 



"No sé, Fabio, por vida de los tuyos, 
Aqiii lja veiiido Celta disfra^ada, 
Ensefionos la casa Fellciano, 
óOU Y CD llet^nndo dexoDos a la piierta. 

ir.bio.j 

De qnando acà tiene auiistad vim Julia? 

Ni at qDe la tnvieaee. ni imagino 
Qae le puede mover a visitarla. 



505 Alva del Sol i[ne adoro, estrella darà, 
Qne al inundo vienes anunciando el dia, 
Quu quiere Celia a^ui? 



eia 



Sinu lo sabee 
Te assegoro qae yo no te lu diga, 
80I0 ni! i|ue de Celia mi 8ei~)ora 
510 Jantaa creyera li?iandad tran grande, 
Federico. 
Sere yo l'auaa desto por ventura? 



Bieo puedc sei: quo tu la e 

Federico. 
Quiere me Celia bieoV 



Que tengo a Kahio amor, sino es niintit 
515 No te puedo dezir mas de qoe tienes 
A Celia aqui, ai a ver a C-elia vienes. 

Federico. 
Que li»n becliD? que han habladoV 



Voies, CUvela? 



- 70 - 

Clavela. 

Tao estranas vozea, 
520 Que raugeres comunes parecian, 

Porque nunca las nobles hablan recio. 

Federico. 
Fabio, siu duda que la infame Julia 
Ha dicho a Celia algunas Hbertades 
Con lo8 celoB que tiene. 

Fabio. 

No lo dndes. 

Federico. 
525 Las dos tienen amor, y Isa dos celos. 

Fabio. 
T laa do8 salen. 

Federico. 

Socorredme cieloa. 



Salea CeUm y Jmiu. j^jia ^ quien rifiendo ettài, 

JnWtL. Oy me la qniten lo« cielo«. 

De tu mucha lìberud Celia. 

Quedarè con juata quexa. g^^ qne me importa a miV 

^'^''*- Federico. 

Yo bare si el honor me de\a -.- ,, ^,, . k-ui— -..*: 

, , ;>4.» Con ceio§ nabUa ansi. 

r^t Echarte de la ciudad. 

Al duque me qnexaré. t e 1 1 a. 

Que me qnita» lo que adoro. Verdad e» qae bablt con eekn 

Julia. Federico- 
Tu calidad. ni ru on» Pues mi bien. fino te Ktoro. 
Tenero en K* que pisa el pie. Y bìaì que a toda§ ir e»uiBo, 
;vv» Vete con IMma. que ni entiend*» .Si la5 piedras do lattisu 
Porque te quexas de mi. 'C*} Con las U^mas que IWrv. 
Ni en mi rida t« ofendi. Nunea en tu (Tracia mt Tea. 
Vue a nadie en mi casa oftrndM. Celia- 
Federico. No entiendo e«f.»» deasda» 
Vne « «u.:- Federica.. 

Celia. Vurri mi bk^ pc^se caaiiM 

Y ann t^to mzé: iiarc- que M nitida* crea 

Federico. '*^*^ ^"'^ ^^ ^^*** ^^ ***"* 

v4«.* Celia tacila, fi ea wì rida Celia. 

Fve JsHa de si querida. Si vtm^. fmm ke wiw i ét 



nut oie ha orendldo 
tue ileviera estiniiu'. 
Federico. 
laa janiM supiera 
inir miui te Itasia. 

umliraloB hayera. 

i niiii^in nacidu 
<lirme ni i|iierei'. 

fella. 

Bien puede sor 
niogimo nyae qaerido, 
ria» <|UP n ti le «luiera. 
' III bnxìeuda te A6- 

J U 1 i II. 

hnxientlB, para i|ueV 
SMC in te rea me nitern, 
igo OD mi Giilidad 
Ilo tu en la tuya tienes 

Federici.. 
t, ongafiad» vii^iie», 

han dieho la verdsd. 
A de un aiic por Iiion 
US joya do le Ite ilndi>. 



Celin, 



i uiiydado. 
s las Uos. 
muy pretindn 



e ea salien 
kuntiue est)! 

i|ue ha side otra coaa, 
) qae aoy dcsdirhnda. 
lo de hechixoB «e vale 
noger, y lo» obra, 
hermoaur» le siibru, 

de aer moga sale. v»» 

Julia. 
iChÌBoe? nue lindo ongano, Juliii. ^ii 
echiios ROTI mis p re mina, 
unque tn no Iss ontii'ndas,.|- ■- . .; 
I un efeto entrano. _' — . __ 

1^ vea, y ol agradu i''i^ adora. 



Con i|iic yo lo sobrodoro, 
No tieiion las IndiaB oro 
Para que fuesse conipradu. 
Federico. 
ò'.i:i Yo hecliizado, mi seiiors, 
Et» porqiic lie venldo aijnì 
Por Julia, no, por vos ei, 
(jue soya a quieo solo adoru. 
Kl alma que ya bnscayB i 

>}0I) GlorioBa de tjue trnteya 

Lle estimarla en lo que ha^eyst | 
tìue en lo que haseya la estl- 
laayB. 
Celia. 
L>oDayre tiene eate hombre. 

Federico. 
BesooH pur esaa merce d 
ii<).'i LaB manoe. 

Celia, 
A11& OB tened, 
Que npeaoB sò vuestrii nombre. 
Federico. 

Celia. 
EstoB que ti'aygo son jiistos. 

Federico, 
(.'ensen log celo» injuatoa, 
l.uz de amor, eoi de Iob cieloa. 



Cella. 
Clavela, ven por aqni. 

Federico. 
SeFiora, aguardid un p 

Celia. 
Sin duda oste liombre 



- 72 - 



B45 



650 



655 



Federico. 
Si tu Gelosa, 
Julia, tanto mal me has liecho, 
Que celos en vuestro pecho 
No ay vivora tan furiosa. 
Tomarò de ti venganga, 
620 Yo te quitare la vida. 

Julia. 
A que viento sube asida 
Essa tu loca esperan^a. 
Cosa que piense el desseo 
Que comò a nifio te engana, 
625 Que el de Celia le acompana. 

Federico. 
Julia lo que he visto creo. 

Julia. 
Que has visto? 

Federico. 

Que vino aqui 
A pedirte Celia celos. 

Julia. 660 

Y por quien son sus desvelos? 

Federico. 
630 No està claro que por mi? 

Julia. 
Por ti, que gracioso engano. 

Federico. 
Pues de quien los ha pedido? 

Julia. 
De Carailo su mando. 

Federico. 
Desdichado desengano, 
635 Pues quando, o comò te vio? 

Julia. 
Quando, o corno, esto es verdad, 



665 



670 



Y que de su voluntad 
Soy la ley, y el duefio yo. 
Luogo de ti imaginavas 
640 Que Celia celos pedia? 

616 ha. 



675 



Federieo. 
falsa esperai!^ mia, 
Oy naciste, y oy te acabu. 
Que fimera la fior tmoca 
Mas presto, y muda su ser, 
Pues sale al amanecer, 

Y al ponerse el Sol se seca. 
Ay, Fabio, quan eogauados 
Venimos los dos aqui! 

No eran los celos por mi, 
Celos 80D, Fabio, casados. 
Julia, piega a los cielos 
Que de mi fuego te abrases, 
Que aquesta noche te cases, 

Y maiiana tengas celos. 
Adonde, sino en tu casa 
Tanto mal me sucediera? 

Julia. 
Saltc, Federico, afaera. 
Si te yelo, y ella abrasa. 
Que ni a ti, ni a cosas tuyai 
Quiero ver jamas en ella, 
Sirve a Celia, qne es muy bel 
Adora las prendas sayas, 
Que la que la tiene en mas 
Es con quien yo me regalo, 
Que al alma misma la ignal 
Donde ha un mes que ya 

estàs 
Mi gusto he puesto en Cam 

Federico. 
Si piensas que me amartela! 
Tarde, Julia, te desuelas. 
Esse es muy trìllado estilo. 
Quando aunque fuyste mug( 
A Celia, Julia, quisieraa, 
Pienso que celos me dieras, 
Cosa que no puede ser. 
Mas de querer a Camilo 
Antes me vengas de ti. 

Julia. 
Pues para mi que naci, 
Federico, orlila el Nilo, 




I martelos, tu deapre cioè. 
I Humbres conniigo burlaodo, 
Skbioft loys ti><l[>s dexnndo. 
Que ftiminilo (oitus eoys nedoB 
Vele C(in DioB. 

Federico. 

y» me voy 
A aegnir el sol ijne aduro. 
Julia. 
|6 Todos euos rayoB de oro 
Pltft ri aol, de quieu yo Boy, 
¥ me lo8 pone a lo» pie». 
Mira ni i|aien vale mas? 

Federico. 
NiegKfl ipie celoan f-etàe? 
Julia. 
t Pe ti bieo libre me ves. 
Tu a mi eelos, (|ue eree ny 
ÌM que mas mal me parece, 
De quo Celia te aborrecc 
Bien eertifieada e«toy. 
i Y qnandu bien te quiaiern. 
Viendn quc te abiirrecin, 
Qne celoB tener podia? 

Federico. 
Jiilift, que erea liechizera. 



Federico, si lo mides 
"CXI C'*ii verte deBcngaiiado, 

Vcrdad es, pucB i|ue te he dado 

IlecbiEos con que me ol videe. 

Los quc tome para mi 

Son lofl ojo8 de Csmiio, 
70,5 Qne es liecbizo, cuyo ostilo 

Me lleva el alma trss si, 

Dexala qiie se le db 

Ea los ojos el pesar. 

Federico. 
Julia, ijuierote deiar, 



710 Pnesto q 



,|jlia. 

I.a quu te (le\i'i yo fiiy. 

Federico. 
Lu iiue liaa visto quiem 

Julia. 
Ksau no lo gozarils. 

Ki tu gozarAs de mi. 



715 AbrasBiido me quedo, aunque lo niogo, 
El daiio en el BÌlenciu multiplico. 
Por luB ojoB el alma Bignifico, 
Qne puea amor lo vii-, veràlo un ciego. 
Turbada raarìposa a la lux llegu, 

730 His atas son la lena que le aplico, 
Adoro, aunque dcsprecio, a Federico, 
Huerome, y finjo, vitupero, y ruego. 
De qae sìrve fiogir ira^ y despecho, 
8i quando con la Icngna me ndelanto 

12b Huestrau los ojos el dolor deabecho. 

Que dA, qnando ee corno el que abrasa tanto, ' 
Este fuegu que cnbru en vano el pccho, 
Kumo a lus ojos, quo provoca n llnnlo. 



- 74 — 



ramilo solo. 

Camilo. 

De aquesta casa salio, 
730 Y con Clavela la vi, 

Cielos, Julia vive aqui, 

En casa de Julia entrò! 

A <iue, corno en una casa 

Donde se irata de amor? 
785 Oy rai locura es mayor, 

Todo el infiemo me abrasa. 

Celia en casa de Julia, a que? 

Està es amistad honrada 

De una muger, que estimada 
740 De toda Florencia fue. 

En casa de una cortesana, 

Celia, mi temor es cìerto, 

Sin honra estoy, yo soy muerto ! 

muger falsa, y liviana! 
745 Que tengo ya que inquirir? 

Que tengo ya que buscar? 

Que procui-o preguntar? 

Ya que me pueden dezir? 

Aqui mis ojos la vieron 
750 Sin criado de mi casa, 

Julia de celos se abrasa, 

Sin duda amistad hizienm, 

Y goza a Celia el galan, 

Y ella sirve de tercera, 
755 Que por interes qualquiera 

Honra, y gusto venderan. 
Mas ay de mi, que de alla 
Salen hombrcs! hombres son! 
Cerraos ojofl, que es vision 
7<)0 Que al honor espanto da. 

FtMh'rifo, UiHi'lo y Fabio. 

Federico. 
Del enojo que me ha dado 
Tornare venganc^a presto. 

Fabio. 
Procede, senor, en esto 
Mas cucrdo, y meuos ayrado. 

Vase Federico. 



Federico. 
765 Yran lexos? 

Riselo. 
Ta estaran 
Al cabo de aquesta calle. 

Fabio. 
Tiene Clavela buen talle. 

Riselo. 
En fin eres su galan? 

Fabio. 
Como a mi vida la quiero^i. 
770 Y ella me muestra aficion — 

Riselo. 
Mas justos amores son 
Que loB deste majadero. 
Donde va agora tras ella ? 

Fabio. 
A deshonralla no mas, 

775 Porque no acierta Jamas, 
Sino solo en ofendella. 
Toda Florencia ha c&nsado 
Con fiestas, y con tomeos, 
Y tan publicos desseos, 

780 Riselo, causan enfado. 
El està pobre? 

Riselo. 

Y tan pobre 
Que la casa ha despedido. 

Fabio. 
Pues gasta mas atrevido 
Que al que mas hazienda sobre. 
785 Ya de todo lo que viste, 
Pages, lacayos, libreas, 
Joyas, galas, y preseas. 
No ay mas de lo quo se viste 

Riselo. 
Por Dios, Fabio, yo querria 
790 Dexarlo al anochecer. 
Para no aguardar a ver 
De tanta miseria el dia. 



737 cas. 



789 Par, 



CDO une gaetur. 
te tengo n ti. 

Fabio. 
kHoB qua le servi 
»n de otilit^nr a espernr. 
e ([uisiere ine lieve. 
:om<i el alma no ostrRgut 

en 8u Tida me pngve, 

ft quy me devo. 
uoale por tu vida, 
iga qac le dexanioe. 



C'amilo, 
iftce^s honr&? estoy perdida. 
hareiDOB? tornar venpanya. 
>? uiatad la ocasion. 
qae uausn, n ([ue raìtoii? 
t In afrentH- No almn^n. 
mBtnr una muger 
no delito secreto 
esfaonrarai; en et'«etu 
nor, f patria perdi 



La resolucion nn es «abja, 
Mas ine di'shonro, quo harf? 
Qnitareme a mi la vid»? 

83(> No, que no Boy et ciilpado, 
Ni fiy tao Diieerablu eatado 
(ine obliane a Berme boniieida. 
l'iies algo ae ha de perder, 

I Aora bien, el seno Bea, 

H35 Porque quien aln el me vea 
PipDBe lo que puede ser. 
f.'nmplire con quien murmurti 
Mi mal, y taml)ien cjjnroigo. 
Pucfl no sentire el castÌKO 

»40 Que mi desbonrn procura. 
La primera sensi soa, 
Que srrojemos el veslido, 
l'ues que cubrir no be podido 
Del hunor luancha tan Tea. 

H45 Vaya puea tambien la cepada, 
Piies que no pciede vengar 
Hls agravìoa, sin dexnr 
Mnyor nianeha enBangreurada, 
Solo ci Bomitrero dexcnios, 

^'>0 Va que el dolor so descubr», 
Purc|ne i-onjo a MIdas cubra 
La doabunra que 
A Celia, que e 



me acciDBejays'? n» »ù, 
eya que vendo mi lioiior. 
DDtadB«lo al dolor, 
el OS dira lo que vee. 

oonsojo lo eera. 
gan me dueleya, 


Me liaa hecho tan dura afrental 
855 Si el mundo lia pneBto a mi 
euenta 
Coftaa de tu obligaeion. 
No le iloy muerte, puea basta 
Matar mi seao en que eetrivji. 
Qud honrndo. o sin honra viva, 




por vengaraiiì vivo. 
dixu uà emperador, 
Bpnes del luuchos reyes, 
eonfirmaron sub loyeB, 
el mio es justo dolor, 
■i OS juato, matMè 


860 Si pienso que no eres casta. 
Con esto muerte recibes, 
Aunqno tu vida consienlo, 
fuQB mato mi entendimiento 
Adonde pienso que vives. 




W!ate a quien me ajrravia 

L. 







16 



, ud.., > »•'•" 



«tifi Ui»e" tiamìl»^ »" ' . „no. 

noe *«' ,,,„,. 

„. „,..., j -»° •"""t r»» «•""»• 

, „„, poni»», y ""'■ 

""" cu.. „„.„ 

^>° ' li»»"- .^ 

al.»»"»""'" ,.. 

tomo e"'»" ^ 



v~ 


^^^^^^^H 


^1 


^^^^^^1 


^^■p eo los bombrcB 


diauretoe, ^^^^^^^H 


^^ftlo en maoceboB 


^^^H 


^B AUT 


^^H 


^H 


fin ^^^H 


^^bovar desta mi ci 


los ^^^H 


HPTo sé la condkion 


de lae miigereH. ^^^^| 




^^H 




',I2<I Cainilo alma mia. ^^^| 


Ludovico. 






^^H 


», Celia deBdichntls. 
ter a tu m.irido. 




Felicianu presto. 


^^^1 


n Claridoro, y Lidio, 


Hoy. ^^^^1 


fa BU melttocolia 


^^^1 


1 trtves con au juysio 


^^^1 


mar de U tristeza. 


Tu eola mi muerte bus eido, ^^^H 


tantos cubre de olvido. 


Tu quo biziste mia aospeobas ^^H 


Bs callea de Florencìa 


925 Verdades con tu» deiitos, ^^H 


; tu am&do Cantilo 


Àfuera, afuera, digo, ^^H 


lo voBCS, y arrqjando 


Que soy mia celos, y el in- ^^H 




fiern» mismo. ^^^H 


! he podido tener, 


^^H 


in bnstado sua amigus. 


A, Catnllo, no coDOces ^^^H 


con ignftl aentimiento 


A tu amigo Ludovico? ^^^H 


iD su da no conmigo. 






^^1 


Celia. 


•J30 Vete luego do mis ojob. ^^H 


leadìchftda muger 


Qut tu fuyBtc por ijuìen vino ^^H 


e quanta» han n:tmdu! 


La uneva de mia inramiaB ^^^H 


.ìerdo lodo m! bien! 


A mia bonradoB oydoB. ^^^H 


to, Folioiano, y Li.lio, 


Clavela. ^^B 


to, amigo. 


Sefior, CBcucha a Clavela. % 


FelicUno. 


Caini lo. 1 


No te mates. 


935 El cielo te de el castigo 


ya Carni lo ha veni do. 


t[iie laa lerceraa mer- ' 


UimUo il^HlmulD. 


Clavela. ' 




Y() terccra? 


Camilo. 




era digo, cobardes, 


e- 1 


M* digo, eneuiJKus. 


^ à 



78 



^ la Cam»- 



940 



945 



950 



Celia- 970 

AureliaBO. ^^^^^^ 

• tu veBtido, 
Buelve a tomat^t^ ^^ ^^^ 

MienUaB el revu 

^0 tiene ei ' ^^^ 

E\ 8680, P<*'^ . dex»*"»® 
snebeP«*'*%^„giee8crivo9,5 

Micntras co" .^^^^^i» 

Kn el P»Pf ^*' io mio. 
KX cielo e\ »«^*'\,- 

Que 8oy «»« g^^o mismo. 
celia- 

Que Uora P»»» ^ecW^os, 
ir ;ue8to de8ta .-era. 
Ludovico, 
«tura imagii»"' 

Cotno 08 eB80 ^^ ^^^^^ 
^aAie diga q „ìob. 

Mas ay SreonfeBB»'^"'*' 

^"'craBuv^ijo. 

TraygaB. Beuoia, 

^*""^"o \e nombren, 

^" '' reTpo^BB^We quo eB ^o- 
Que no eB v" 

AureUano. 

1 ««ra eB mortai, 



Halle, «601». »«'" 



Cai»i^®' 



pondo dìxo ? 



955 



Celia- 
y la cama, mi seSot, 

^*^''" Coufio 
Que sera la aepuUuxa. 

Celia, 
^y. mi querido canaio. 

Camilo- 
Ijo me toqueB, *^ 

^eliciano. 
- ^r ven conmigo. 
Ea, »«^^^' 

I^udovico. 

^ tu bOBOT. 

Camilo- 

Ya ea^ ^®^ 




9B0 



'0. 



960 



905 



Ludovico. 

•I r.«p maneraf 
Perdido, de que «^ 

Camilo. 

Ttt lo sabes. 

Ludovico. 

Si permuo 

E8 porque està ^^^^^^^^^ 

rvi^^::;---^^^^" 

C»;''ty exemploB, 
0,85 Si que Ì*"fA' de «arldoB, 

M«era,afuea,^j^^^ y el i 
Que Boy «>" g^^o Olismo 



— 79 - 

ACTO TERGERÒ 
DEL 

HALCON DE FEDERICO. 

a companU de soldados alojandose cn nna aidea, y detrae ci Capitan Rutilio, 
lo aqnel criado de Federico heclio Alferez, y con elio» un Alcide labratlor. 

Alcalde. 
Desde alli tomaràn boletas todos. 

Rutilio. 
Entren con orden, vayan poco a poco 

Riselo. 
A senores soldados, sin dar vozes. 

Soldado I. 
Ya sabe el sor Alferez qae me tocan 
5 A mi quatro boletaa. 

Riselo. 

Mas quarenta, 
Contentese con dos. 

Rutilio. 

Entren, acaben. 

Riselo. 
Echaste el vando? 

Caxa. 

Ya le tengo echado. 

le lofl Roldadog, caxa y vandera, qnedanse el Alferex, Alcalde y Capitan. 

Rutilio. 
Que casas son aquellas, cuya puerta 
Armas doradas tiene en marmol bianco? 

Alferez. 
10 Aquella es la mejor de nuestra aidea, 
Aunque està fuera del lugar un poco 
Vive en ella, se fior, una gal larda 
Viuda de aquel noble de Florencia, 
Que avrà corno dos anos murio loco. 

Rutilio. 
15 Conozcola muy bien, y so el sucesso. 
Celia se llama, y es muger hermosa, 
Y deve de ser rico oasamiento. 



I 



- "* — 



A.t 



J0 ^ 




'ìsgzilitK 




Ale Al Ì«*. 

"Hma 1*9 por «Mtar aesuoL 
■91^ ?yi^ys «sor OMjnr 

De Am ^^m^^m 'Iim Imiu» ji^imì jimm 

£4 .^^ivr ''spitAA Apatie xUvum^, 
Ea naturi 1 a •^tJire. 

.V» P«r'> p^wlrùt MT /pie no torrùbMedeai 
Hegàiitf e.n elU. portane tn ella TÌTe 

Qne pf>r gMUyfi que ha ÌMeho, t dii^panitcì» 
5le ha r^ra4o alK uin p«>bre, t »>ki. 
4^> (/ne rive de sembrar a& hnertexillo. 

Y emMar a Floreneia U ▼erdnrm, 

Y al^niMi fmU al tiempo q«e Badan. 

Riselo. 
LIamAAe Federico a ca«o? 

Alcalde. 

£1 mifmo. 

Riselo. 
Vaiarne Diot, que vino a tanto daiio? 



Alcalde. 
t5 No lo diiileva, a tanto daTio vino. 

^^nies no tiene pnrientes? 

H Alcalde. 

^V Deudna tiene, 

^HIkb los deuduB son bucnoB para un dia, 

^^Bae cn pngBando de iIob tnerzes el rostro. 

^F Kieelo. 

^Blo tuvo smigOB? 

W Alcalde. 

8), qiiikndi) ern rieo, 
ftO Pero i)UÌeu tiene iiinigns qliundn es pobre? 
Kiselo. 



Alcalde. 

Kste qiic OS dit;o. 

ri UN halcoa ijue de nmeljos le Ita qiiodado, 
Jon que Be va a ua^ar niganoa dia», 
t tan liueno el lialcon que el mismo Duqi 
Por el le ofreee niìl oscudos de oro, 
fon line podrìa romediar inil uosas, 
V no le qiiicre dar, tanto le quicre. 

KlBCio. 

So conoicu esse paxaro, y al dneno, 
] tienipe que :i eriar le comeni;avn, 
so de jT u ver it Kedcrlco. 
Tior Ciipitan me da lii-entin. 
Buiilio. 
^Jiya el nenor Alfcrez eii bncnlior.t, 
uon el Alcalde alesar quiero 
bta gentr, qtic rione rnligiid:!. 
liiBelo. 

n5 Ay deleytes del mnndnl ny pnasatiempo ) 
FinyB, y execulayB al niejor liempo. 



tiien Ih hortaliia? 



- 82 - 



Gaserò. 



Tambien. 



Federico. 
70 Que comprastes? 

Gaserò. 

La tomiza, 
Y un seron. 

Federico. 

Quanto os eostò? 

Gaserò. 
Todo llegò a quatro reales, 
Pero no los tiene tales 
Su merce. 

Federico. 

Quanto os sobrò? 



Gaserò. 
75 Dos reales y medio creo. 

' Federico. 
Pues yd por carne, y por pai» 
Que ya los dientes estan 
Gon razonable desseo. 
Y no me pesa por mi 
80 Tanto comò de esse halcon. 

Gaserò. 
Yo le traere cora^n. 

Federico. 
Venid presto. 

Gaserò. 

Harelo ansi. 

YMe el casero. 



Federico*. 
Tierra que con mis lagrimas regada, 
Arada con suspiros de mi pecho, 

85 Das fruto amargo de mis ojos hecho, 
A mi esperan^a en fior del tiempo elada. 
Gasa de verdes plantas coronada, 
Guyas ramas os hazen sombra, y techo, 
Gorrientes aguas de cristal deshecho 

90 Sobre pizarras de color morada. 
Ya OS vio paredes mi crociente luna 
Cubiertas de brocados de tres altos, 
Donde agora la yedra me importuna. 
verdes campos de esperan^a saltos, 

95 No OS espanteys, que suole la fortuna 
Subir Io8 baxos, y baxar los altos. 



Sale Fabio vestido de labrador. 

Fabio. 
Acuerdasto por ventura, 
Federico, de Riselo? 

Federico. 
Acuerdome deste suelo, 
100 Fabio, y de aquesta verdura, 
Donde cultivando vivo 



£ste rustico jardin, 
Gon la esperauQa del fin, 
Que es la que tiene el cautiTo. 
105 Porque sino es con la muerte, 
Ya no espero libertnd. 

Fabio. 

Senor, quando en la ciudad 
Viviamos de otra suerte. 



fehlt. 



^F~ 


^^^^^^^H 


io cn eavfillo Kspaùol 


De verme dputa manera, 


■cyiite pn^es Bnlias, 


Y eonteuiij en verte ansi, 


larur a verte lia;ciati 


SiciDpro lo iH'nBB de ti. 


nihfdia loB dui Kol. 


Riselo. 


lo din galiiB fninoBao 


>vjiD tua libreiis 


141) Hionie, sefior, su vaiidera 


jne (le muchas fens. 


lliitilio. qua oy aloxò 


ImaB (le luil lierirtusas. 


Su (Tonte en aquostA n1di?a. 


los itiudioB crìados 


Federico. 


a tu soi'vicia teiiius 


Fn tal hidalgo hc uinpieu 


[ieelo algunos il ina 


Miiy bioTi el carfto iiue i>8 dio. 


s maa nnbleB, y Uonindos 


14ó A lliaeio! veya aqui 


Federico. 


En lu3 dos un allo eiemplo, 


, un page de espad.i? 


Dl- pobre a rito oa contt-Uiplo, 


Fabio. 


Y Uc lieo & pobre a mi. 




Mirnd quanto me csceduyB, 


sino. 


1W1 Puea yo buxe, y vob subìa. 


Fcdtrici). 


Vos con eapsda vonis. 


l'ueB .,.,. .yV 


Y' con agadon me veys. 


Fabio. 


Voa con venablo en la mano. 


En viuDdn '^'« cultivaiido la tierra. ] 


>breza, fuc Giguiciulo 


155 Vua con ofioio do guerra, 


uqiio lìntoni-e» In srmadn 


V yo de Inimilde hurlelnno. 


aido tan bneu aoldado, 


\'oH gauaJo, y yo perdido, 


y ealji Alfere/ ,-iqui. 


Y'o eia honra, y voa lioiirado, 


Fedcru-o. 


Voa anidado, y yo qiiobrado, 


Xm Yo dcsnudo, y vos veatido. 


a vea, Fabio, nuai. 


Voa odti pluiiias do esperanvas 


Fabio. 


De una jiiitca preteiiaìoD, 


porta, ijiie l's miiy lion 


Y~ yo con la» de un lialcon. 


nidi.. 


Que me enstfia «na miidnngaii. 


Federico. 


1C5 Y' eato nn por la fortuua. 


aqiiulJA capa vicj.t. 


yue aola virtud Iia aido, 


n fin eataru Diejov. 


l'or averla voa teuido. 




V no tener yu ninguna. 


aria RUoln. 


Kiaclu 


Kiselo. 


'• n r SI p ir meTLudor 


le oi eacoudcys, «ofinr, 


1(0 Si p(r liaziendi cn la mar 


mi amor justit i|UBxa, 


Ob pudiiradee i|uiijr 


dado vuDBtro aoy 


Del riempo ^ de eu podor. 


quando fiiystee rici). 


No funra la quexa tionroaa, fl 


e esBOB (lies os auplico, 


Pero eiend) por amor ^| 


Federico. 


17 s,„„„„c.u, .,,., jm 


, enuogido eatoy 


\ neatra fortum quenosa. g ■ 


ll^ 


A 



- 84 - 



Ni ayeys hasta agora hilado, 
Como el Tebano varon, 
Ni aveys corno Salomon, 

180 Por muger idolatrado. 

Vuesira bazienda fue no mas, 
Sonor, lo qne aveys perdido, 
No qual Camilo el sentido, 
Qne no le cobrò jamas. 

185 Aqui me dizen qne vive 
Celia ya viuda del. 

Federico. 

Aqni vive la cruel 

Que de vida el cielo prive. 

Aqui para mas tormento 
190 Del alma que no la via, 

Se vino, Riselo, el dia 

De sn mayor sentimiento. 

Dizen qne por no gastar 

La hazienda que el hijo tiene, 
195 Aunque otros dizen qne viene 

No se queriendo casar. 

Que SUB deudoB la fatigan, 

Y mil nobles pretendientes. 

Riselo. 
Eiifin sus ojos prcsentos 
200 A uuevos dauos te obligau. 

Federico. 
Huyo corno de una fiera, 
No voy jamas donde està, 
Quando ella a la Yglesia va 



Federico. 
Cesar viene los nàas dias, 
A un halcon aficionado 

215 Que tengo, y aonqne le be 

hablado 
Como a niiio en coaas miss. 
No sé si enseiìado viene 
De Celia, que no me trata 
Mas que del halcon, qne ma.t 

220 Quanto la campaha tiene. 
A esto viene por momentos» 
Pero fuera del halcon, 
No me ha dicbo una razon. 

Riselo. 
Descansa los pensamientos, 

225 Desecha ya la esperan^a 
Que te tiene en tal dolor, 
Que no es blen qne viva am ^ 
£n tanta desconfianga. 

Y porque tengo que hazer 
230 En aloxar a mi gente, 

Y no tengo aqni presente 
Lo que quisiera tener. 
Toma estos cincuenta escudoe 
Que en està bolsilla van, 

235 Que de corridos estan 

De mi atrevimicnto mudos. 
Mas sé tu necessidad, 

Y tu sabes mi desseo. 

Federico. 
Recibolos, porque creo 



Ya estoy de la Yglesia fuera. 240 Essa hidalga voluntad. 
205 Si ay fiesta, yo no la veo, Y cfuiera Dios que algun dia 

Por no ver quien me ha causado Le pague a tan buen criado 
Tanto mal. Cumplimiento tan honrado, 

Riselo. Y tan noble cortesia. 

Que no ha mudado245 Quedate a comer aqui. 



Ella ci rigor, tu ci desseo? 

Federico. 
Pucs con aver ocasiou 
210 De su hijo que entra aqui, 
No ha preguntado por mi. 

Riselo. 
Temeraria condicion! 



Riselo. 
No puedo, Dios me es testigo. 

Federico. 
Come, Riselo, conmigo. 

Riselo. 
Esso no, que te servì. 



219 falcon. 



^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^H 


I^^FeiierUo. 


^5 Qne me pesa qne mi amor ^H 


E^vM estàe eiie»>i*<Io. 


Pa^cs con dine» anai. ^H 


D tjae no ny gusto en el ftcuor. 


■ 


Como ver que tal valor 


Fabio, bieo veo qne ea poco, ^H 


Aya tenido el criado. 


l'ero 4iiandi> lendre mas? ^^H 


Qne deapaes de algcnoa aF.os, 


Fiiea BJ aqni perdìdo ectàa ^H 


Pueda Miitarie a eu mesa. 


-2HJ No 8oy en tenerte nn loco? ^H 


Riselo. 


Vete, remediate, Fabio. ^H 


! De (ino no puedo me pesa, 


^H 


IJue estos hombres eon cslrannB 


Guarda, sefior, tn dinero. ^^H 


Y ae iineian, sino acndo. 


Ya un amor tao verdadero ^^^^^H 


A Dioa. 


N'o le bagaa tant» agravio. ^^^^H 


Federico. 


2)v> (Jue si mi sangre te faer« ^^^^H 


Riwio. el te ffuarde. 


De proTPcbo, la aacaia. ^^ 


1 VUH. 


Y por ditha te dexara 


1 Fa Ilio. 


Qoando mny rico te riera. 


■ «-» -.■>■ 


Pero pobre, auntine me ecbaases 


HK.edeHco. 


2;nj Por fuer^a, no ay ijue tratar. 


^^^^H Eatoy cobardc 


Federico. 


^" F.b... 


Qalerote, Fabio, abraqar. 


p Q«6 haa de hawr de tanto es 


Fabio. 


I cudo ■; 


Antes que adelante paaaea 


\ Federico. 


Trata de lo qoe baa do haacr 


DarteloB luego. 


Del dinero. 


Fabio. 


Federico. 


Tu a mi? 


No Dea he dado 


Federico. 


2!i5 A Cesar nada. 


Si, Fabio, que no he podido 


Fabio. 


liane eitiuieTa un vestido 


Has pensado 


Deapnet qae ettamos aqni. 
te Y poea maa te baa de perde 


Cosa line no es meneater. 


Uientra* maa eatès rontntgo. 


Federico. 


Tete, aconodale. amìgo. 


Como no? puea <(iie dira 


Adonde poedas valer. 


Sii madre? vò, Fabio, iocgo 


Qoe yo Uoraré to aiieenLÌs, 


.\, Florenei». 


Fu Olino mU eompania 


Fabio. 


Qne en ni* deadichas tenia. 


Qtte t«ii£a de haxer. pncienci 


^ Ann Mtis ciogo? 


So n JMto tenenc •(|0Ì. 


Federico- 


Fabio. 


•i{»\ Y compra una joya alla 


Unvtta el din«ra, eenor. 


Que demos a Cesar. 



-se- 



sso 



Fabio. 

Bucno, 
Estàs loco? 

Federico. 

Esto 68 razon. 

Fabio. 
Essa hidalga condicion 
En tal mifieria condono. 
305 Dexate do hazer agora 
Que no tienes que corner 
Lo que solias hazer. 

Federico. 
Fabio, el tiempo se mejora. 
Este di nero traera 
310 Otro dinero. 

Fabio. 

Ko creas, 
Que si le gastas le veas, 
Porquo nunca bolvera. 
Paga dog deudas que tienes. 

Federico. 
La tuya es poco el dinero. 

Fabio. 
315 Quo pagues a Alberto quicro 
Quo le sccrcstan bus biencs 
Por tu ncasion. 

Federico. 

A, mi Fabio, 
Hablas corno aniigo cn todo. 340 

Fabio. 
Federico, deste modo 
32<) Satisfa zcs a tu agravio. 

Muestra, que ci hombre do bien 
Se conocc en el pagar. 

Federico. ^^'^^ 

Paga, quo obliga a prestar, 
Ponine otra vez te lo don. 



Federico. 
Vivas, Fabio, mil aùos. 

VmM Fabio. 



F a b i O. 



a-J.") Voy. 



Sale Cesar, hfjo de Celia. 

Cesar. 
Que ay, Federico, no yrcmos 
A ca^a? 

Federico. 
Ocasion tenemos. 
Que unos paxaroB estrahos 
Cubren aquesta campana 
Desde ayer. 

Cesar. 
Que ay del baleon"^ 

Federico. 
No le han dado el cora^on, 
Gentilhombre le acompaiia, 
Vamos a verlc belar. 

Cesar. 
No ha visto tal avo el vientcac 
Yr puede por su elemento 
De la otra parte del mar. 
Que plumas, que senorio, 
Que magestad tiene en si. 

Federico. 
Quanto el vale, y tiene en mr 
Cesar, titulo de mio, 
A vuestro servicio està. 

Cosar. 
Hesoos ias manos, senor. 
Quo de vuestro gran valor 
Estoy satisfecho ya, 
El halcon es vuestro gusto 
Que mi madre me ha contadoC 
Quo este solo os ha quedado, 
Y quitarosle no es justo, 
De muchos que aveys tenido 
350 En tiempo mas venturoso. 



335 




Kcdo 



Fuy 1 



lu eetoy i[uexaai) 
I)e aver inì liazienda pcnlùlu 
Pori]ue fue por oraBÌon 
tjue no pude arre peni ir me. 
fi Como Luzbel estoy firme, 
Cesar, en mi pretei 
Coinu ee halla e 









Celia 



l'iii's, Ccaar, aigni taneya 
El linlcon, si le guereya, 
Porque de gr.icin oa le doy. 



"i Soya polire, (jue yo lo st 
Mit escudoB son dlneru. 



Fcderiui). 
import:!, dfiruB le i\Mei 



" Al^nnaa melanpol as 
V la a nsein [ue vum h 
A (iure a } DO ipro echa, 
Que t ei e nlgnna Ruspe I a 
De [ e lu8 due nos perdamos; 



! £lla 



nlo 1 



rdo 



Y yo liuacando muger. 

Federico. 
Lo primcro os de temer, 
Puee eu vnestro daìio Un i 
Lo aegundo, nnn ch tempri 



Ireuerico. 
Hoitrayele mnefaa aticiim. 

Cesar, 
Quiero llevurle eii hi mai 

Federico. 
Ya OS digo ([ue vneatro e 



Mns por mi vida quo es lieilo, 
> V i]ue Biempre jiieneo en et. 



Serior, no tengo de hazellu, 
Vamoa a bolar una ave. 



Cesar. 

'■i'.iìi Eu mi gKfitu mas hcrmosa, 
Mas itlegrp, mas suave. 
Murieiidome estoy por el, 
Y no me atrevu a tuinalle, 
Porque no tengo que dalle 

400 Que se igualo al preuio del. 
Ay t|uien tiiviera su hazieuda. 

Federico. 
No vamos? 



Sefior. no oa he do quitar 
Vneetro gusto, ni obligar 
Me puede a tanto iuteres. 
Hi i|oe el Medicea famoso 
Uìl sscudus o» ha dado, 
Y aiinque yo estoy heredado, 
t Tener pacirncin cs forijoso, 
Hientraa quo piipilo soy. 



Va voy con vi.a. 

Federii-o. 
Y yo miiriendo por Dios, 
l'orqiic eres de Celia prenda. 



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1.» e'»" • 




Eatrafia cos 
Rutilio. 
Mal los hucspedos tratays. 



e piirece, Clavela, 

I honibre tun nrrojndoV 



eia 



eia. 



rS Quc qoiere. corno BolUiido, 
Ni ai^stda, dì se desvela. 
Oy te vio, y ay te mostro 
Tan liso eu peuaMDictito, 
Que te pidio caBamiento. 
Celia. 

N) CsBamiento me pidin. 
Mas vivo Cesar, no creas 
Que el iniBino Dui|ue li.istasse, 
Clavela, a que me casHesc. 



riaz, Clavela, por tu vida 
Qae me aperuiban la camK. 
idò Lidio, a Felici anu 11 ama, 
! DcsDudame tu, Leonida, 

Vaiarne Dioa, malo vengo! 

Colia, 
Liiz del alma que us aduru, 
Que teneys? 

No sé, senora, 
oOi) Teugo aquello qne no t(>nf;o, 
No andò tmeuo aqucstos dia». 

Celia, 
nijo de mi corai;on, 
Mirad que oaaaB coBas Bun 
foutra laa entraFias miaB. 
505 Lik bazicnda que vos toneys, 
Sino ta teueys tan vueatia 
Es por vuestra edad. 



(■la 



Hai tu mouedad emplcaa. 

^ Celia. 

Adoode està Cesar? 



Por mas que so lo snplico 
Qne eBse peatir no me di, 
No ay urden con el rupaz. 



Quiere tanto «quel lialcon 
Qna ea locura su aticiuu, 






ScTiora que le entendcys. 

Celia. 
Jesus, quo pulso, iiy de uail 

} Madre iiu entiondi- mi mal. 



Kstoy mortai. 
ClaveU. 
Mas qiic beredò el frenosi 
Del padre quo lo eng'endrò. 

Colia. 

Foliciano. 



- 90 - 



Feliciano. 

Mi senora. 

Celia. 
515 No voys comò viene agora 
Cesar? 

Feliciano. 
No le he visto yo. 

Celia. 
Dexaysle solo y al sol, 
Gentil tra9a de crìados. 

Feliciano. 
Alla le llevan cuydados 
520 De aquel halcon Espanol, 
En casa de Federico. 

Celia. 
Llama al Doctor, tu desnuda 
A Cesar. 

Cesar. 
Yo pongo en dada 
Mi Vida. 

Celia. 

No te replico, 
525 Por no dezir que esse dia 
Serò homieida de mi. 

Clavela. 
Su padre lo dixo ansi, 
Mas cumplio lo (lue dezia. 

Vansc. 



Sale Perete, y Federico. 

Federico. 
Ya no vienes por acà? 

Ferole. 
530 Estays pobre, que queroys? 

Federico. 
Esso 68 amistad? 

P e r o t e. 

No veys 
Que se usa en el mundo ya, 



Si un caordo vemos huyr 
De quien no tiene que dar, 
535 Un loco que ha de esperar? 

Federico. 
No tienes mas que dezir. 

Perote. 
Siempre a los locos vereys 
Entre los grandes senores, 
Combites, bodas, amores, 

540 Vos nada desto teneys. 
En entierro en vuestra vida 
Vereys musico, ni loco, 
Es gente que llora poco, 
Solo al pl&zer se combida. 

545 Y quando os pusiera Dios 
En el estado passado, 
Solo OS Bobra el sex bonrado, 
Que loco, quien corno vos? 

Federico. 
Muy cuerdo estàs. 

Perote. 

Desdc el dì; 
550 Que Camilo enloquecio, 
Parece que me dexò 
El buon seso que tenia, 
que yo el mio le di, 

Y me purguè de mi mal. 

Federico. 
555 Tu has visto locura igual? 

Perote. ^ 

Qual? 

Federico. 
Qual, la vuestra. 

Perote. 

Es ani 

Y aun sospecho que es mayo 
Que morirsc de un agravio 
Es hazaua de hombre sabio. 

Federico. 
560 Que mas agravio ([ue amor. 
Quando no es agradecido? 



^^^^^ - 91 - ^^^^^H 


w///f Porotc. 


^^^^H 


Ppow corno no m avpys niuerto? 


^^^H 


Federico. 


^M 


Y» In eatoy, quo en esle huorto 


De que nace, ^H 


Ve he enterraito, y tìerra he 


aido. 


Cielo», eoBA tan imprupia? ^H 


Perote. 


585 Celia eii nuestni polire uasa! ^H 


Toda mi Vida lo oT. 


Federico. ^È 


Federico. 


Qiic dizee? ^M 


Que oyste? 


■ 


P e tote, 


Eato que vca, ^H 


Qui; M.\ [.erro uiuertu 


No :iy .nllirìcias que me dei. ^^È 


Le echan al huerto: 


Federico. ^M 


Federieo. 


Miralo bien. ^| 


Esso ci erto. 


^- . - ■ 


Y A mi me aacede ansi. 


(iibio. ^m 


Cultivo estaa verdeB plantas, 


F.sto passa? ^M 


Que nu tieneu tantiis bojas 


■ 


Como yo tengn coiigoxas. 


Pues ola, no paro aqui, ^M 


Perote. 


b'M (jue DO qniero que me veu. ^H 


Que tGoeyB eimgoxaa iniitas? 


Federica. ^M 


l.uego QO 86 OH quitado 


Vete pucB. ^H 


La locurfi de querer 


Perote. ■ 


i Eata bendila mugcr. 


Para bien Bca. ^M 


Fodeiii-o. 


■ 


fly eatoy con mas cuydado 


■ 


Perote. 


Federico. H 


l'ucB no le tiene de vos, 


Nu ay muyur bioo para mi, ^H 


Que solo en su nino ailorn, 


■ 


Y mas fan pobre. 


^M 




F.lla, y Clavela. senor, ^| 


F e d e r i e 0. 


Salieron en dos pollinoe, ^H 


Si agora 


ii'Jó Que cubri» de dos fiiios ^^È 


D Qnisiesse darmo por Dios. 


'l'apetes Turca labor. ^H 


Perote. 


Y atravesandu essa arada ^H 


Qne oi hn de dar? 


Con Feliciano, que a pie ^H 


Federico. 

A si pnipÌH. 


Venia, las encontre. ^M 


tìW Una, y otra diafru^uds, ^H 


Pero Colia taa hermosa, ^H 


Perote. 


Tan rieu, tan bien vestida, ^M 


Emo Dios u.. mas lo hft;te. 


No viuda, sino vida, H 


1 8»le Vàbio. 


De toda vista diubosa. ^H 



- 92 - 



640 



605 Con brio tan Eapafìol, 

Que aiinque sean desatinoB, 

No en cavalloB, en poIlinoB 

Oy Bacò su carro el Sol. 635 

Hablè en fin con Fcliciano, 

610 Que eB amigo, y me contò, 
Que viene a verte. 

Federico. 

Que yo 
Mereci de aquella mano 
Tanta piedad, tal favor? 
Quien tuviera mil brocadoB 
615 Que tender por cbbob pradoB, 
Y arroyoB de agua de olor. 
Quien eBta casa colgara 
De mil telas de Milan. 

Fabio. 645 

Advierte que cerca CBtan, 
620 Y fuera desto repara 

En que ha de corner aqui, 
Que CB tarde para bolvcr. 

Federico. 
Aqui, Fabio, ha de comcr? 

Fabio. 
Quo te turbas? 

Federico. ^50 

Ay de mi! 
625 Que no tengo que le dar, 
immensa pobreza mia! 
No sucodiera estc dia 
Quando tuve que gastarV 
Llamame, Fabio, al cascro. 

Fabio. 655 

630 El viene aqui. 

Federico. 

Leridano. 



Salo fìl Cafloro. {^QQ 

Para un huesped que ya esperò, 
Ay gallina? ay pollo alguno? 



Gaserò. 
Ayer los lieve a vender, 
Si el huesped viniera ayer 
No fuera de casa ayuno. 
Pero oy por Dica que aun apei 
Tengo pan. 

Federico. 
Vaiarne Dios, 
No tienes un real, o dos? 

Casaro. 
Tuvistes las manos llenas 

Y deshizistesos dellos, 
Nunca el que es buen mercadc 
Por si los ha menester, 

Sé queda un bora sin ellos, 

Y quando dinero huviera, 
En la pla^a no se hallara. 

Federico. 
Mi desdicba se declara, 
Mi sangre por Dios le diera, 

Y el alma. 

Gaserò. 

Ya desatina, 
Dile tu que el alma guarde. 

Fabio. 
Si fuera alma de cobarde, 
Era darle una gallina. 

Federico. 
Que no ay una ave? que gra^ 
Pena de mi afrenta siento. 

Fabio. 
Scfior, dale el pcnsamiento, 
Que todos dizen que es ave. 

Federico. 
Si mi pensamiento fuera 
El fenix, yo le matara, 
Al fuego de amor le asara, 

Y sin duda se le diera. 
Mas yo tengo que le dar, 
Espcrad los dos aqui. 

Vftse Federico. 



^H 


I^^^V 


Feliciano. 
t>«u<Je vn corriendi) ausi? 


Federico. H 


Creo ^1 


Casefu. 


Qiie aon hijaa de un desseo, ^M 


Im bì se quiere m.-itar? 


Que mati'' vuestra bellexa. ^^È 


Fubio, 


^^^^È 


Kn lo creu, qne es CliriBtinno 


Nutnble trago traeys, ^^^^^H 


Y p8tB diiniii no ea Taribe, 


^^^^H 


(Joe de corner hombres vive. 


litó Haze peni te nei» amor ^^^^^H 






1 Olii, VlKyrU. Pùll^Luo, fUu „..,. 


H 


'"*"""■ ' ■°""'"'-' 


liiieno estaya. ^H 


Celia. 


Federico. ^M 


'« delMite, Felieiano. 


Vos lo aabeys. ^M 


FelicUnn. 


H 


t^ Federico squi? 


QuierooB dezir a ijue vengo. ^H 


Fabio. 


Federico. H 


»^(i, senorn, votidn. 


Primeto aveys ile corner. H 




^È 


Celia. 


iì!i<l No me pnedo detener. ^^^^^^^| 


1 bnena la casa ostii. 




Fabio. 


^^^^1 


voB. soFiora, pstù nnei. 


^^^^^^1 




^^^H 


Celia. 


Cìci'lo enfcrmo tengo, ^^| 


» tunta iK-cBssidad 


Qiie vi>B le podeys sanar. ^H 


venldo bombre tan rko! 




Clarela. 


Fcderieo. ■ 


viene »qni Feilerìco. 


Gufeniio, y qiie esrà cn mi H 


Federico. 


Contaldo, Celia, por nano, ^H 


or que teuieys? entrati. 


01*5 Si snngre me ha de contar. ^M 


Celia. 


H 


«rico. 


Cesar enforuio ha caydn, ^| 


Pedenco. 


Y sin dexir In ocasion, ^H 


Celia hemmsa. 


Tiene niuertu el corai;on. ^H 


1* cho^ de un pastor 


V casi cBtA sin scntiilo. ^^^^| 


Jn Ituatieo labrador 


TIMI TautoB regnios le hi> boelio, ^^^^^H 


K visita Una Diosn. 


Ijue me ha diohp >" "•'itad, ^^^H 


en aqiieatu polire^a? 


fiada en li- ^^^H 
Y uoblcM de ^^H 


Colia. 


.Su remedio Ir ^M 


M]u son eatas? 


im Que me dlu ^ -^M 



Federico. 
£n mi, Celia? 

Celia. '^^^ 

Si por DioB. 

Federico. 
Pnes responded yob por mi. 

Celia. 
Bien 8e qne os he de quitar 
Vuestro gnuio, pues ha 8Ìdo 
710 Lo que solo aveys qaerido 740 
De vuestra bazienda guardar, 

Y que aunquo estays en po- 

breza, 
Por amarlo en tanto grado, 
Federico aveys negado 745 

715 Lo que yo os pido a su Alteza. 
Pero yo os le pagare 
Porque muere de aficion 
Mi Cesar de vuestro balcon, 
Con quien vida le dare. 750 

Federico. 
720 Triste de mi! 

Celia. 

Aveys sentido 
Que OS le pida? 

Federico. 

Ay dcsdicbndo! 
En desventuras criado, 

Y para afrcntas nacido! 

Celia. 
Jesus, Federico, basta, 
725 No en tendi daros enojos. 

Federico. 
Sacadme el alma, y Ics ojos 
('olia virtuosa, y casta. 
Quitadmo lucgo la vida. 

Celia. 
Mas iìè de vuestro amor, 
730 Huena venganya, senor, 
Ber de un Angel liomicida. 
Que si yo no os bc (lucrido. 



Y corno nouAv . 

Al bonor de mi marido. 

Pero OH Angel qne os 

hecho?^ 
Que morirà de petar. 

Federico. 
Que tardo, èj de mi! en r 



" " r 



La noblesA de mi peebo. 
Fabio me dixo, qne aqui 
Aviadea de eomer, 

Y por Dioe qne deade aye 
Kg lo ha avido para mi. 
Un pollo, algmiA gallina 
Pedi al casero^ no avia 
Cosa, y yo, ae&ora mia, 
(Qne quien ama deiatioa]^. 
Por bazeroe saerificio 
De mi propio eora^n, 
Fny donde estava el h 
De mi noble amor indic^ 

Y asiendole de los pies 
Le segnò el cuello. 

Clavela. 

De un hombre noble. 
Feliciano. 

Celia. 
Ilnrto para mi lo cs. 



Sale Lidio. 

Lidio. 
Està roi sonora aquiV 

Celia. 
Que ay, Lidio? 

Lidio. 

Cesar me 
A dczir, sonora mia, 
Que te Uegues luogo a' 



IcoB 
k 



^^~ 


95 


~^1^H 


Celin. 




^1 


> ^ue tiene? 




E) liectiu liti nido lìoniiLDo, ^^H 


hidU. 




Sino uuertaste con el, ^H 


Una ansia mortai, 


78 


> Que basta pam dar gloria ^H 


De que le den el hiitcon. 




A tu noblexB, y memoria, ^H 






Con que fortuna cruci ^^M 


Vo vfne a mala ocaaion, 




^M 


Quien ponaara cosa igunVf 




Me anega en bu mar el tieiiipo, ^H 
Yn eon, Fabio, mia cuydados ^^| 


Lidio. 


TW Servieìos de deadicliados, ^H 


Tras eato xe imi Bpcado 




iiue nunca llegan » tiempo, ^H 


. De Floruncia en casa agora 




Mate mi querido bakon, ^H 


Tua dos hermanos, sefiora. 




Que mil cBcudos valin. ^H 


Fabio. 




Que cor.ii;oDee comìn, ^^H 


Ut emliiara Celia nn erìadx, 
Si ella cu vini era aqui 


79 


Y era todo cora^on. ^^M 




Por darle muchoa en uno, ^^H 


Llcvara vivo el haleon. 




Y por mostrar que mi amor, ^^| 

("ompite con mi valor, ^H 


Celia. 




Y con mi valor ninguno, ^H 


► A Federico, en razon 


ecH) Y hume enlido tan bìen, ^| 


Pongo el quexarme de li. 




Que el aervicio que le he lieehi) 


Por ti perdi mi marido, 




Ha sido encender su peclto 


r mi iiij» he de perder. 




En raayor ira, y deaden, 


Federico. 
8«riora, que puedo hazer. 




Que harfl, Fabio , que ostov 
loco?' 


Si deadicbado Ite nacido. 




Fabio. 


Celia. 
X.a mia, que a tu pobreza 


8W 


Rcsiatir a tu fortuna 




Con paciencia, si ay alguua. 


Uìo cansa. lo es de mi llanti 




Federico. 


'Qae aunque ne liaa rostado 


Todo mi mal fuera (lOco, 


tanto 




Si este aervieio acertara, 


Bira voiiozcu tu noblexn. 




VamonoB, Fabio, a regar 


v«..vn......cH.... 


fJU 


La huerta de mi pesar, 
Cou Ugrimae de mi oarn. 


Federico. 




Fabio. 


Maldi^ el cielo la uano 




l'obre bnlcoii , mas de tua 


Que taJ ha«afiA jnteuti'i. 




dar.os 


Fabio. 




Consiielan otroB mayoros. 


lJKo W KflijflB. 




Ànai pngan loa aeriores 




81 r 


Secvìcios de muchos afioe. ^^ 


^^^Federico. 






^^■^ Como 




^-■^J^^ 



- 96 - 

Salen Eliano y Celio'), hermanos de Celia, mMieebM. 

Eliano. 
Que e n fin 68 muerto mi sobrino? 

Celio»). 

Al punto 
Que oyù dezir a su afligida madre 
Que avia el noble Federico muerto 
A aquel halcon, rindio su alma al cielo, 
820 Y desroayado se quedù en sub bra^os, 
Ck)mo la fior del labrador pisada, 
Al calor excessivo del estio. 

Eliano. 
Bien ha imitado Cesar a su padre. 

Celio. 
En la melancolia, basta la muerte 
825 Le ha parecido. 

Eliano. 

No era el casamiento 
Que los dos le traìamos tan justo, 
Como agora parcce muerto Cesar. 

Cello»). 
Ya no pienso, Eliano, tratar nada, 
Con el nino bolvamos a Florencia, 
830 Que la muerte de un hijo no permite 
Tratar tnn presto bodas a su madre. 

Eliano. 
Ella viene afligida, razon tiene, 
Con que valor en tal desdicha viene. 

8aUn Colia, y ciavoia. Maldito sea el halcon, 

(^tj^ljjj Que tanto mal me ha cane? 

Clavela, ya yo sabia Eliano. 

835 Que Cesar era mortai, Sieuto, Celia, tu cuydado 

Lo que siento de mi mal, 845 Con entranable afìcion, 
Es ver la desdicha mia. Que de Cesar mi sobrino 

Perdi mi amado Caiiiilo, No siento tanto la muerte, 

Por un loco frouesi, Que un Angel de aqnella sui 

840 Y a Cesar tambien perdi, Aumenta el Coro divino. 

Clavela, del mismo estilo. 850 Y aunque en medio del pes 



') Lello. 



tratJir del plascr. 
lio has de toner, 
n he de tralar. 
es hevedeniH. 

len mil diieadue. 

lave por penados 
nr muy liperos. 
que eatoy de suerte, 

apretayB ansi, 
tro fienmii, 
a acerquB mi muerte. 



880 Tanto, quo eato sucedicBBO 
Y por iDÌ poca prudencia. 



habl 
f da 



1 y da 



Fabio. 

es uosa (orlici, 

OH i]ue se acucrdon. 

ederico. 

puedu faltar 
;ba aemejnnte? 
aunque està va igno- 

ranW, 
m deetfl pesar, 
ni aqaì, ni en Fio- ^ 
roneia, 

1 mnado ay a quien 

peHc 



1!ÌH 

Aqui el neuiir Capitan 
Ttutilio viene a oftecei', 
Aunque no era mcnester 

HHb Donde sue deudoa estan 
Celia, einoaenU soldado», 
Que coti militar deeencia 
LIeven ol cuerpo a Floreoda, 
A don de estan tua pa sa ad oh. 
Federieo. 

890 Y yo. Federico triste, 

Dneno del herraoBo hai con, 
Qne dio a Cesar la aficion 
En que su muerte coniiiBte. 
Ya que no puedo ofrecero» 
05 Criadoa, guarda, aoldado». 
Unos ojOB ensenailne, 
Siempre a llorar, y a ofen- 

Oh doy, para que Iob cienen, 
Desdicha, y ingratitud. 
NIO \' el peeho pura atuliuil, 
Ailuiido a l-'esar entiorren. 

Eliano. 
Pudietiides, Federico, 
EaeuHsr venir aqui. 
Federico. 
Seìioree, veniendo inai 
'Mìb Mi deadicba eignifieo. 



Celio. 
Disc muy bien Eliano, 
Que aveya por doa vezea aldo 
l'or qiiieu mi liermana ba per- 



Celia. 
Que do, hormano, 
110 So ae trate desto uqui. 



Slondo miiiir di-iile \ic»ar. 

Y i<\ iJBusailti frcncsi. 
Quo pur «UH celo* Cnniilu, 

i Vino n i»ntii deiTPntum. 

9 

Yn ■abeti «MA loviira 
F.n Ploronda iln iiiru estllo, 
<iae Celia hixo prender 
A JulU pof hcohizcrtt, 
1 Que yo iiunnilo Ih qnisiors. 
Que Agravio le pudo hnznTt 

Y Butiijue no so lo pmvl' 9 
Qu« 1<! linvksBt) <tado natia, 

Al fin w>l>i> dtijit errala, 

b Y Cclln honrndi) qnedù. 
Do la qiial A\g<ì, ea preHendn 
De ((DaiitoB Dfltnys «qui, 
Que «D mi villa vi, ni ol 
Tan Uonrada rcslatencln. 

() Que no es Lucrc-via mas casta, 
Ni l'cnnliipe Ulna cuerda. 



Dtt VVdi'rioii criado 
Soy, y lic Rtimìdu «u 

Federico. 

) IIIuhIu, ai tu no huvtnru 

Tsn Aprioua riMpondìdo, 

Hìh obraa liuvieran aidu 

Itcipocatn 



Kntilia. 

QlISDd» ti 

un. ii; II alami I! valor. 
u pidiira ri ciimplitnl 
f i>HHa palabra. 



Hu 






ptcrd«, 



<|iip 



Fedo 



Cella. 



1 

je inteolo 
Bcrior^^H 



Sì Bor viioBtra liemianH hastn, , 
Maa Hi de aatiafacion 
^1 Teneya, aeriurea. deaaeo, 

l'or ol dolor oon i|iic oa vi'o, 
l.ii que e1 lilzo del haloiin 
llitri'- riKorn de au eucU», 

Itiaolo. 
Qnedo, gcniir Capitan, 
Quo IioinbreH preaentc» t-tian 
Quo no oa doxnran haxello. 

Rutilio. 
Alforpz, puea vos oonmigoV 

Kiaelo. 
Mi ('apitan aoya, no ay diid.i 
De i|ue ea juato qno oa acuila 
^ l'or cabota, y por amigli. 
Mita ai Hoya mi Capitan, 
Y yo aoy vueatm aoldadii, 



CavalloroB, ai mi aiurii- 
Cauaa Unloa deavarioi, 
I Y oy i|uiere poner por mi 
ViioKtras vidaii a peligro, 
Dire lo que no penaava, 
Quo me eacuebnyi oa aupliM. 

Kultllo. 
Tu ai>lo impedir pndienu 
j Mi furia. 

Fei 

[■aaao, Rutlllo, ' 
Que Hiini)ue no tengo clan bm-^ 



Celia' 
fioa ha, Cavaller 
ì Blrvo Federico 



^^^^^^^^^^^^^^ 


■ 

99 - 


■i^H 


Con Un limpia vi.luntfid 




^^^^1 


Cuinfi todos aveys vìbUì. 




AcordayBoe de que un dia ^H 


Por ni hn perdido su hiideDd 


a. 


Tuvisres por desatino ^H 


Yo por tu cniiBa a Tniuilu, 


IlllHj Kl deziros que un halcon ^| 


Porqiie U njuerte ile Cesar 




ijue mviesae el buelo altlvo, ^H 


1 Antea por mi culpa h» sido 




A Celia OS alcancarìa. ^| 


Fuy a pedirle «quel halcuii. 




■ 


Por dar salud a mi hijo, 




Federico. ■ 


No tnvo entonces ijue darmc, 




Digo que ticeiicia pido ^H 


Qne daruie de corner quiHu. 




A Celia para una coau. ^H 


1 Mnti) el halcoD que valia 




■ 


Mil eacudoB, liecho digno 




^M 


De nn Cavnllero tan noble. 


l'.m Yo OB la doy, esposo mio. ^| 


Y 3«si agradecida digo, 






Que aviendo de aer for^oBo 




Federico. 


1 Caaamie, es 07 mi marido, 






Y le doy dea mil ducadoa 




Desta Buerte reparti dos. 


1 De dote. 




Celia. 


^^^b 






^^H May bien ha 




Como no deys mas Ioa doy, 
CJue OS conozco ya Ioa brios. 


^^ Celio. 






Y yo lo confirmo lodo. 




Federico. 




1011 


Doy al Alferei Riaelo, 


Federico. 




Mi amigo. y criado antiquo. 


Tanto bien, eielos divinosl 




Mil ducadoB, por cincuenta 


Celis. 




Que me dio eaUndn perdido. 


) Abravalde, C^apitan. 




OtroB mil le doy a Fabio. 




lOl! 


Porque pobre comò ri co. 


Kutilio. 




Me sirvio de una maoera, 


Digo, seiiora, que ha sido 




Y a vos, mi senora, pìdo. 


Hecho de heroyo» mnKer, 




Le deya a Clavela. a quien 


Y digno de eer escrito, 




Doy otros mil. 


Dftdmc essa mano. 




Celia. 


Federico. 




Ya he tenido. 


Yo soy 


lUS 


Federico, esso deiseo. 


'Vnestni amigo. 




Federico. 


Ferole. 






No he veni do 




A un loco tan eutendido 


Fu- Dtoa a mala ocaBlon. 




Doy otroB mil, que el dinero 


Federico. 




Bastarà a darle juyiio. 

De loB doa mil que me qne- 


Federico. 




dan, 


^^^^ Que ay. araigo? 


1025 


En Florencia a vneatro hijo 



- 100 - 



Harè labrar un sepulcro, 
Y en un marmol csculpido, 
Del artifice mejor, 
Vo8, y yo, el halcon, y ol 

nino. 

Celia. 
1030 Soy contonta. 

Clavela. 

Tua pica bcso. 



Celio. 
Y loB doa lo conBentimos. 



Federico. 

Aqui, Senado, se acaba 
£1 Halcon de Federico. 



Fin. 



Im obigcn Abdnicke bln ich nur iniiofcrn von der OiiginaUasgabo abgewichen, Ab 
ich oflTrnharo Druckfeliler, unU^r Angabo ilor fal8ch<m Tjesart am Fumo dor Sette, ireb«*iiert, 
HtlIlHchwi^igpnd u und o gcnoliieden und don Gttbrauch dor groiiaeii Anfanf^buchutaben io- 
wi» auch, namontUch Howcit eM zum Zwockn Udchtcm Vomt&ndnisscii wlinachenswert er 
Hohion , dio Intorpuiiktion gorogidt habo. Dio dor Orlginalausgabo unbckannte doppelto 
Hotzunfc <lor Fraf;o* und Auiirufungszeichon nach Jotzigom Npantscbcn Gebranchv oinso* 
tUhron nah ich koino Veranlaaiiung. 



Register, 



Barbier, Marie-Anne et l'Abbé l'el- 

legrin : Le Fhucod 9. 
Barbier, Paul-Jules et ('arre. Ui- 

chel: L& Colombe 33. 
Baambnoli. Kailolf; Das GiinB- 

leio 10. 
Bl&ck. William: Sabinji Zeinbrit 37. 
BoccHccio, Giovanni: Dekamcrou 

IV. Tag. Einleitung 10. 
Brugiantinn, ViDcenzio: Cento No- 
velle 1. 
ttarté, Michel, e. P.-J. Barbier, 
Coppo At Borghese Douienichì 1. 
Dauvilliere: Le Fnueon T. 
Deliste (le la DréTetiòtc, Louis- 

Fianijoìs; Le Faucon et lea Oyes 

de Boecacu 10. 
FKlke, Der, ein LuHtspiel ir,. 
Fuxelier, Louis: Le Faucim i>. 
GerviisiuB vcm Tilbury : Otia impe- 

rialia <Kap. liKI) i. 
Gesta Komanorum (ed. Oeaterley : 

Kap. M; ed. Dick: Kap. 180) 4. 
Goethe, Johann Wolfgang v. : Der 

Falke 18. 
Guillaume an Faucon, altfranzbai- 

ii^hea Fabliau 3. 
llagedom.Friedrichv.: Der Falke 12. 



HatL'm Abou Adi Hatem 4. 
Heriilt, Johannes: Prompni 
Imbert, Harlhélemy: Choix de Fa- ' 

btìaux 8. 

La Foutaine, Jean de : Le Faucon C, { 
LangiuB, Johann Petrus: Democritua I 

rideuB 10." 
Longfellow, Henry Wadewortb: The j 

Faleun of Ser Federigo 28. 
Palaprat, Jean: Le Faucon 7. 
Pantschatantra (JiSger nndTaabeD]3. 
Pauli, Juhannes: Schimpf and Ernst i 

(Kap. Ó2) 4. 
Pellegrin, Simon -Joseph, a. H,-A. 

U.irbier. 
Poggi", Francesco: Facetiae 4. 
Radet,Jean-Bapti*te: Le Faucon 1!). 
Sachs, Hans: Der Edelfalk fi. 
Sanaovino, Francesco: Cento No- 
ve Ile 1. 
Sedaino, Jean-Michel ; Le Faucon Ifi, 
Stnìnlioewel, Heinrich: Obersetzung J 

des Dekamerons 5. 
TennjBon, Alfred: The Faloon 32. 
Tbéie, Marie -Alexandre de : Fédèrio I 

et Clitie IG. 
Vega Carpio, Lope de; El Halcon J 

de Federico f». 



I 

i 



I 






ERLANGER BEITRÀGE 



ZUR 



ENGLISCHEN PHILOLOGIE 



UND 



YERGLEICBENDEN LinERATURGESCHICHTE. 



HERAUSGEGEBEN 

VON 

HERMANN VARNIIAGEN. 



XIV. 
TKACrrATUS DE DIVEUSIS IIISTORILS ROMANORUM ET 

QUIBUSDAM ALIIS. 



■ *^> 



E R L A N G E N. 

V E U L A G VON F R. J U N G E. 



TRACTATUS 



DE 



DIVERSE BISTORIIS ROMANORUM 



ET 



QUIBUSDAM ALIIS. 



VEBFASST IN BOLOGNA i. J. 1326. 



NACH EINER HANDSCHRIPT IN WOLFENBUTTEL 

HERAUSGEGEBEN 

VON 

SALOMON HERZSTEIN. 



*«* 



ERLANGEN. 

VERLAG VON FR. JUH 

1893. 






^ 

'■?• 



Herrn 



Professor Dr. H. Varnhagen 



aas Dankbarkeit und Hochaclitung 



gewidinet. 



In li alt. 



Seite 

Verzeichnis cler Erzahlimgen IX 

Einleitung XI 

Tractatus 1 

Anhang 3G 

Namenverzeichnis (>3 



1 



Verzeichnìs der Erzahiungen. 



Seito 


Gap 


.llexandro et pirata 


1 


24. 


isticia 


2 




hodri morte . . . 


2 


25. 


) publica .... 


3 


26. 


abrìcii honestate 


3 


27. 


ter alitate Allexandri 


3 


28. 


Qtigono et Cynnito . 


4 


29. 


odicitia 


4 


30. 


rayano et uidua . . 


4 


31. 


ictoris honoribus et 






estiis 


5 


32. 


anrigeturio et Sam- 




33. 


lbU8 


5 


34. 


iperatore et monu- 




35. 


itorum edifìcatoribns 


6 




esare et ueterano . 


G 


3<5. 


hademia ad Athenas 


7 


37. 


naxaora obitum fìlii 


38. 


1 animo ferente 


7 




il 8, qui uno excepto 




39. 


res 8U08 occiderunt 


7 


40. 


a detractores . . 


8 


41. 


stractore .... 


8 


42. 


Ì8 pieni» 8erpentibus 


9 




miea et ur8o . . . 


9 


43. 


ire moratorio . . . 


10 




omine ad mipcias 






neniente .... 


10 


44. 


gientibns in 8ummo 




45. 


Ite congelatÌ8 . , 


10 





8eito 

Contra clericos nolentcs 

agere penitenciam . . 11 

Item 11 

Contra diuites .... 11 
Nota perìculum peccatoris 12 

De trini tate 12 

De qnatuor capsis . . . 13 
De bestia et baratro . . 13 
De regibus per unum an- 

num regnantibus . . 14 

Crux 15 

De cruce 15 

De peniteneia . . . . 15 
Quomodo passio Christi 

mouet ad compassionem 15 
De scala aurea . . . . IG 
Do operibus hominum 

invtilibus IG 

Propheta de natiuitate 

Cristi 17 

De timore mortis ... 17 
De questionibus mortis . 17 

De morte 18 

Qui nobiles et potentes 

se eredunt 18 

De portario accipiente de- 

narium prò qualibet 

macula 

De Orpheo et Enthyce • 
De duobus fìliis dividenti' 

bus hcreditatem • • 



- X - 



Cap. Bcito 

4f>. De aiuiunciati<»ne beato 

uirgìniM 20 

47. De eruce 2<) 

4H. Qiiod tribulacio lìiundi dat 
uitaiii et gaudìum iniindi 
mortein 21 

49. De KAudio mundi et Haiic- 

toruin 22 

fjO. Do detrae tione .... 22 

f)!. De milite et <|uatuor ydolin 2;J 

iVi. De nacerdotibus et de- 

eimÌH 24 

r>H. De i)enitencia et roHtitu- 

eione 2;') 

ìA, Quod boiiUH eibuH et po- 
tiiH lacit homim's iocun- 
d<)8 et retrahit a reli- 
gione 2(i 

iV). De l»eat<) Lodewii'o . . 27 



I Gap. 

! r>(ì. Do nignifìcatione digi- 
torum 

;')?. Do elomenti a erga kch'oh 

58. De Didimo et litcrato . 

ì)\). Do iuramcnto iniproiiino 

(ìO. De generibuB artiH diiii- 
nandi 

r>l. Quaro oecinore prcHonte 
uulnera oeci^i incipiant 
nanguinare .... 

i\2. De <u'ulÌH vagÌH . . . 

H't. De Hculpturi» menRium 

('4. De peeeato mortali . 

k)ì). De regina Saba . . 

<)(>. De Komano et pica . 

r»7. De Piro et Fabrizio . 

(5S. De eofÌM et uitulo . . 

G9. De pugna milituni regia 
Arcturi 



Het 






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•» 
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il 




f zum ertiteli Male veriiffeiitliehte Text int tieni Codes 
Und 200 rìer Herzoglii-heii Bibliotliek in Wntfeiibilltei eiit- 



Die Huudschrift ist — uiolit soiidcrlii-h geiiau — bem^hrìeboii 
len von C. P. C. Schoiiemumt, Zweites iind drittee Hundcrt 
iwUrdigkeiteii der Herzdgliclien Kibliothek zn WolfenblUt^l 
iiioverl852)S.18— ly (Nr.lWÌ). DanaeU enthfiU die Hand- 
ft in ihrem Hauptteile ^eino Art phyeikaliseli - uiediztniw^ie 
klopjidie . . . aae verBcliiedenen damale belicbten BUt^herii 
mmelt", uanientlieli, wie woìter bemi-rkt ìst, uua Itartholo- 
u de Glanvilla, De Proiirietatibue Rerum. 
Von den Hbrigen 8aeheii der Haiid«Hirift hat Oeeterley ini 
b. f. rom. n. engl. I.itt. XII 135 f. 9iebenund9ech/,ig Fabelu 
iiBgegeben. 

Die Handsebrift geliKrt, nat-li der ScbrJft zn nrteilen, der 
Il Hìtifto dea vierzebntcìi .lafarhuiiderts an. Doeli xtuntnien 
Sngerer Abucbuitt ani Schlusue und klirzere Eintragungen 
tlialb (lett Ubrigon Teiles von spiltem IIAiiden. 
Ala BntstebnngBzeit der Hund»ehrift wird in der aiigefltbr- 
Beschretbung diis Juhr 132li und uIh lleiuiut Bologna an- 
iben. Dice grUndet sieh aiif die folgenden Angabeii in der 
lnchrift. Bl. Ir. ateht: Incipit lìbdiaa qui intitulatur multi- 
pi et/uit exlracliu Bononie de diuemis, anno domìni M^.CCC- 
imo gexlo Bl. 36r. beitwt es: Incipit tractatus de propn«- 
Us auìum . . 17»/ fuit collectus Anno domini M". CCC A'.V VP. ' 
BO Btebt spìiter iioeh zweimal iBI.4><r. niid 152v.i, iiilucli 
tiJAbreuzahl: qui fuit collectus liononie. Hìeraut» ergir' 



- XII - 

hìcIi, (luHK die .laliroH/alil uiul die Ortsaiigabc sicli nielit anf die 
Antcrtigun^ der vorlìe^nden Abnclirift, soiiderii auf die Ent- 
Htehunpiizeit der Konipilatiou beziolien. Uenn dafìlr, dasB die 
letztere die Trselirift sei, npricht nielitiiii. 

Auf uiiHere Sniuniliiiì^ von Krzahlinigen wic» ziier^t Oewter- 
lev, Gesta Houiaiiorum 257 liin. Kr sali in diesem, ihm ^lUKih 
iininitten)ar vor dein Al)scliliisse seiiier Arbeit^, d. li. der Ein- 
leituni? zu seiiier Ausgabe, diircli ^eineii selten ^lUekliclien Zn- 
falh bekaiint ^ewordoiien Texte eiiieii Beweis filr seine Be- 
haui)tuii^ - an deren Riehti^keit in)ri^ens nielit zu zweifcln 
sein wird dass die Kntstehun^szeit der desta Komanonin 
„^e^en das Kiub» des dreizeliiiteii oder spatestens in dea An- 
fana des vierzelinteu .lalirliunderts" zu s(?tzen sei. 

Vììì unsern Traetatus in dieser Weise als Argument fiir die 
an^jfìilirte MtMuunjr verwerten zu kììnnen, batte Oesterley vor 
alien Dingen lieweisen niUssen, dass in deniselben in der That 
eine Keeensit>n der Oesta Ikonianoruni vorliegt. Diesen Bewoip 
al)er ist er sehuldig gel)liebcn. Ja, er liat selbst in dieser 
liielituug Zweifel gehalit. Kr liebt selbst hervor: „I)ie einzel- 
nen StUeke weiehen in Bestand und Fassung bedeutend vou 
unseren desta ab, sind aneli nur ausnalimsweise so eingehend 
nioralisiert wie di(»se, wjilirend die Mciralisationen vielfaeh gaiiz 
felilen, liiiuli*;: aber in <ler kurzen W(Mse des Odo von Cerington 
g(»geben sind.*' Ind sebliesslicli lu'iint er den Traetatus einen 
,,Si'itonseli(issling'* der (iesta lìoniaiioruni. 

rrilten wir d'w tliatsaehliehen Verlialtnisse, so ergiebt M\ 
Folgemles worauf z. T. bereits Professor Varnliagen in dom 
,.Aniikritiselien Vorworte" zu lleft X der ..Erlanger Beitrage*' 
liingewiesen liat. 

Die aller Wahrsfheinliehkeit naeli alteste bis jezt bckanntc 
IJedaktiiUi der Oosta lìonianoruni, wie sie in der von W. Dick 
(KrI. Beitr. VII) venìffentlieliten Innslirueker llandsehrift und 
den vier aus der letztern geflossenen MUneliener Handselirifteii 
vorliegt, unifasst 22uKapitel; Oesterlevs aus versebiedenen Ke- 
dakti(Hien znsainniengetragener Text deren 2K\. l'user Trae- 
tatus entlialt deren nur i\\}. 



* Wioder nl)pMlruekt in desscn Sohrift: Zu Dr. Dicks Aungabe <Ìei 
Iimsbnu'k-MUiu*liom»r Kodnktìou der Gesta Uomanorum (Erlangcii lli^O 



- xni - 

VtTgk'icht 111:111 weiter die KrzSliliiii'.-eii, wolclic deii beìtioii 
giitjen iler Goslii Hoiimiiorain eioer- iinrì dem Trartaltit! 
riM'Heite ^ineinHiiiu nìnd — wa» durcb die voii Oesterley 
258 gcgcbi'QC l'cberBiebt iwobei aber xu Nr. 1 nuf 
erleyn Ausgabe Cap. 14(i /,h vcrweiHcii isti leiclit f-emndit 
80 ergiebt erch, duae nar 14 b/.w, 15 Erzahltiiigeii duB 
ItuttiH a neh iti dell fìeHtu lioinaiionmi vorliaiiden Biiid, 
rend TOH deij iibrigi-n 5ò b/\v. 54, also dor grosseii Mehr- 
^ flich dort koiue Wjiiir tmdet. 

,Ho">li gri'iBtìiT Ì8t diT Untertìrliied in Hezieliung auf die 
llisationen. Vuii jt'iien 15 Kr/.ìibltiii^'Oii bitbeii Nr. 1, i, 3, 
0, 13, 2it mid 51 Hlierhaiiiit koini- Miiralisation. Bei Nr. 41 
43 babeli liie Murulìsationeii gar kelutii ZuHanimeutiaiig: 
dCJi eutsjirccheudeii dor Gesta RoluaDonim. Endlìeli bei 
30, 31, ìi7, 45 und tji) weicheii die MoraliBatioucn iiach 
1 «iid liihnll bedeiitend von deii eiitspreebeiiden der Gesta 
luornm ab. 

Aneti dariti, Aam beide Tcxte ttberhaiipt Muralisatioiieu 
n — die Gesta Komauorum dlirchMeg, der Tractatus teil- 
6 — katiu kein Beweis filr eìn VerwaiidtsdiaftsverlialtmB 
cr gefiindt^ii werden. Es kìSmite das vtelleìclit gescbeUen, 
I dieso beidoii Textc die ersteii wilveii, welche Moriili- 
nen anfweiBCii. UaB igt iiber iiu-lit der Full. Aa a mutler 
ni this »ystM» of inieijiretatìon was first aiiplied, m far as 
iK, ta /aòies. towanls the end of the ttcelfth cenlury .... 
Jint jierson who iieems lo haie upplied this metfiod tv faÒlrs 
ùlher esempla was an Eni/lisìi Cisterna» monk, Odo de 
mia, ìcko fioHrislied in the tast quarter of the À7/'* cm- 
fOnd left a coUection of moraiised fiòles and parabUs (Cmiie, 
Esempla uf Jaeqnee de Vitry. Introduetimi LXXX f. ). Nun 
j jtt freilìcli bezUglieli der lCiit8teliuHg8/.eit der Gesta 
uoruin iin l'nklareii. Aber diias dieselbe ino zw^lfte Jabr- 
fcrt falleii kijiiiite, Uat iiocb iiìemaiid beliaiiptet. l'ini be- 
icii de» 'J>aetatii8 liat «icJi obeii das .labr 132(1 ala Enf- 
ing^zeit ergel)eii. 

jDa endliob aneli der Titel deB TraetatnB — durch wel^tt^ 
tur Oeeterley in seìiier AortaBBnng dea Verliiiltiiigeea^^H 
n Teste zn einiiiider weseiitlich uiilbeeiufiusat wordt-ii hn 
lom der Gesta Ilomaiioruni abweiebt, itidem nanieiitlieli 
iflesta febit ~ iind Bolbst weiiii eiì vorbuiiden wiiro 



- XIV - 

wUrdc daruus dodi iiiclits zu 8ch1ic88en 8cin (s. Oesterle; 
Hom. 254) — ho diMitet keiii rmstand darauf hiii, di 
TraetatiiH als cine lioceimion dcr fìeBta Komaiioriim 
Belieii Ì8t. 

Die ersteu fUiifzcliii Kapitel dea Tracia tu» — mit ali 
AiiHiiahmc des HÌobeiiten uiid des ScIìIubbcs dea rierteii — 
Mi<*h im DialogiiH (Veaturaruin (lieraiiH^e^b. von Grìins 
beideii iiItCHteu Fabelblìelier do8 Mittchiltcrn. Tilìniifrcn 
wieder. Ks oiitHprochen mvh: 

Tract. Cap. 1 = Dialoji:. Oap. 79 

ft rt ^ "^^^ m « "" 

n « <> = «1 „ 47 

„ 4 = r> « 109 und 3. 

r „ 5 = „ „ 98 

C = 4 

„ „ 8 = „ w W) 

9 — (>8 

« 10 = „ „ (50 

« 11 = « n 109 

« 12 = „ , 122 

„ n il) =7 ^ ^ 2*3 

„ 14 = ^ ^ 105 

Daboi Htiiniiit in d<Mi ineirtt<^u (-apitein drr Wortla 
l)(.*i<l('n 'IVxti» iiu'hr (mUt w<;iil;ri*r p^iaii Uberciii iiiid z\v 
wc'ÌcIhìikI von di^iii dcr in don nicisten Fallen in 
TcxtiMi an^o^eb(*n('n QnolU*. 

Vor^^lrirlit man nun d(Mi Wortlaut dor beiden Tex 
drni «Icr (in<jlh*, so crpcbt sirh, dasH Imld der Trattatili 
dor I)ialo«:;us dnn Wortlauti» d(T (fucile niiher stebt, wnr 
srlili(»ss<*n int, dans \v(Ml(»r der Tractatus aUH doni Dialo^i 
nmp^kobrt der DialopiH aus doni Traotatu», Hondorn bei 
oiiHT, l)is j(^t/t unbokaiinton, ^oinoiiirtanien Quelle «ro^ 
liaboii. 

l)or rniHtand, dass unsor Traotatus anf italienisohem 
ontstandon iwt, io^it die Fra*i;<» nalio, <»b «lornellie niolit 
zioliun^roii zu dcn aitcrn Sannnlun<ron aiinlioboii Cliarak 
italionis(*li<T S|>raolir stolit. Ks koinnion da in Ik*traolit 
Xn\ (»lliin> ( iob beuut/<* Mì<*Im'Io ( 'olonil)os Abdruok dos Oindt 



— XV — 

ntles, Alìluiin I>*'J5, mid Biag:ÌB Aii0is;al)e (Ics C'od. Paiioinlidii, 
lenze 18SU), der Fiore di Virtù (ioli lH'nut/.e ilie Ausgabe l'a- 
ra 1751 und dell veuezianìscheii Test ed. l'Iridi, I^eipzi;; IStlO), 
r Fiore di Filosofi (ed. C'aiijielli, Hologiia 18115), die Conti di 
tinhi Cavalieri (neueete Au6{<iilii? voii l'apii ìtb Giorn. utor, 

i Lett. ital. Ili lilTf.l, die Corona de' Monaci (ed. Stolfi, 
kto \StY2) uiid dR8 TeiiezianiBchc Kseuipeibneli (ed. riricli, 
lIOfTllil 1^01 ). 

Caj). 1 Afa Ti-uetalUB fiudet sirli ini Fiore di Virili IX 

. VII), aneli ab^edruc.kt liei Zambirui, Libro di Nov. 

t. XVII; fenier in der Corona de' Moimd C'ap. XI-l, aneli liei 

imtirlni a. a, 0. XI.IV abjredruekt. — ('a|i. 'J steht ini Novel- 

viì. Oualtenizxi XV, ed. liiagi XIX. — Cap. 4 erster Ab- 
ii fiiiriet Bieli in deii Conti di ani. Cav. XIII. — Cap. 5 im 
iore di Virlfi XXV (veuez. XXIU) uud in den Conti di luit. 
. XIII (ani SctilusBO). — Cap. ti tm Fiore di Virtù XI 
tKx. IX). — Cap. 7 ebd. — Cap. H ebd. II (veuez. I), aneli 
j Zambrtnt a. n. 0. XIV abgedmckt, — Cap. 9 im Novellino 
. GnuItcrDzd LXIX, ed. Bin^i LVII nnd im Fiore di Filosofi 
&^i die Krziililniig liiidet sicb nneh in Lana» Da ntekoinmentar 

iot daraUK abp;edruokt bei Zamtirini a. a. 0. XLIX. — 
^. 10 im Fiore di Virtfi XXXI (venez. XXIX). — Cap. 14 im 
ivellÌQo ed. lliagi LXXXIV und ini Fiore di Filos S, !l. — 
ji. 34 in der (_!orona de' Slonaei Cap. XLI. — Cap. (j4 ira Fiore 
Virtù 1. — ('ap. 117 in den Conti di niit. Cav. XIII. — l'ind- 
bfindet sielt Cup. Hi in eineni Koniuentare zu Ovidu Kpiateln 
. 1800Ì nud Ì8t voli Itorjrliiiiì in eeine Ansgabe dea Nt>- 
lllao ala Nr, XCIV ant'^enoiiime» wordeii. 

Bemerkfiiswerte nflbcrc Bezieliuiigvn dieuer italietiiselien 
ratellun^'U 7Mm Tractatns zei^n ttieh nur in Beziebnng uuf 
p, 1 tuid (j. In beiden Fallen stehen die italieniiK'lieu Teste 
n desTraetutns (ond dee Dialo^. Creai.) selir iiiihe', wHUrend 



die Quelle, welelie die latciiiisehen Texte als solehe auBdrtick' ' 
lich aiifllhreii, sehr abweieht. Weiteres lassi sieh iu dieseT 
Beziehun^ iiicht sagen. 

Der, soweit bekannt, in dieser einzigen Handschrift tìber— 
lieferte Text des Traetatus ist vielfach durch Fehler entstell't. 
Es war meine Aufgabe, au deii verderbten Stellen die besserncl ^ 
Hand aiizulegeii, wobei die Vergleichuug der vom Kompilatox* 
benutztcn Vorlageii, soweit diese auffindbar waren, sieh voi^ 
Wichtigkeit erwies. 

Niclit berllcksielitigt liabe ioli eine Aiizahl voii Kan<]_ 
bemerkuiigeii, welehe von ciiier spStern Hand stammeii, aussei^^ 
dem vielfach unleserlich oder beiin Binden halb fortgeschnittei^ 
sind. 

In dem Ànliange habe ich versucht, die Quellen, ans deaect 
die einzelnen P>z^hlungen stammen, nachzuweisen. Vìelfacb 
giebt der Text selbst, bald in mehr, bald in weniger genanex- 
Weise, einen Hinweis auf die Vorlage. Da, wo ein solcher fehlt, 
sind meine Bemtlhungen z. T. nicht von Erfolg gekrOnt gè— 
wesen. 

ist die Stelle in der Corona de' Monaci *. la legge, la quaìe io fuggo, U 
la perseguiti. Ini Traetatus steht: quantum ego fa ciò, tu perseqiteri' 
(s. dazu meine. Anni). 



I^l^tractatus de diuersis liystoriiN Rotimnoriim 
et qnibasdam alU». 

(Bl. ITlJc.ì 



Cap. 1. 

(De Altexudn et pinU.] 

Eibro 4 Angnstìunij att de ciaìtate dei tapitulo 4, per exom- 

[ iotrodncens de Allexundro et de pirata, dicens, qaod, enm 

BeSBCt depreheiisiis et Allexaiider eum iuterro^ueget, prop- 

jnid halieret unire iiifei^tum. libera rexpoudìt t'ODtnmaeta : 

Ipter quid la orbem' terriirumV Seii ipiia exiguii illnd f'aeii» 

latro ucK-or; tu autem, [quiuj' facis magna elussc, dice- 

eratfir. Si mìa& eaptu» fiicrii Allexaiider, latro erit. 8i 

Ituni Dyom'dis poiiuli famularetittir, easet Uyouides imjKra- 

pocabatnr euim Djonides |)jratal. Nani ipiantuui ad cau- 

mon dilìceret', nisi quia deterlor eel i\n\ rapii, |i]uam|* qui 

nm abicit et manifeijtiuH iupuitgiml leges'. Quuiitnm ego 

f tu persequeris", ego ut rerum' veuator, Iqueinj tu eou- 

Me tbrtmie ini(iuitat> et rei fainiliarÌB uis et augnetia, 

^08 iiit«llerabilÌH et inexplebili» auaritia furem facit. Hi 

[circa me|* mansueseeret , fiereui forte melior; ae tu 

ii.orbn. AberAiigiiatimis(ir''K'm (a.denAuhangf. * Nach Auguetinua 

kAahangj, ' Die oiìttlem Bachataben siucl in der Us. nicbt ganz 

Efl wird dificeret = deficeret ali nehinen sein. * Ha. impra- 

■uam, * Der ganze nicht onbedenkliobe Satz wird wohl ho zu 

pen sein: Denn waa dea l.iruud (uuBerer OleichwerdgWeitj betrìfft, 

n Bolchen nicbt felileu, es sei denn, daaa einer, der 

^d. h. Ich), schlechter ist ala ein^T, der die (ierevhtigkeit beiwtm 

ntd Biemlicti uffenkundig dielìcsetsu bekSmpftid. h. rtn). 

'ì tliiM, das butreibst aneli du. ' Dicaei^ Wurt \st in 

* Nat'b ilen IJcsta Roiu. ed. l)ifk f'ap. 1^ 
htcrluy Cap. liti. 
wlWtriigi- : 



quo fortunatior ', nequior eris." Miratus Allexander eonstancìam 
liomìnis euui iuete iiicrepoiitÌB et merito nrguentiii: «Experiaf, 
inqait, ^nii futuriiH »is tnelìor. Fortitnaui [tibi]^ mntabn, m 
uon ei ammodo quod delinquisi sed tuia moriltn» ag^eribatnr.'' 
Fecttqm'. «iim mìltcie Hscribi. nt posset l'ndf t'adlins legiboB 
militare. 

Cap. 2. 
Be iaiticla. 

Ait Valeriu» liliro VI, quod Salautua urbe Lacrensìum ab 
eo aaluberrimis lejribus munitila ìnter qua» iu» tale era! con- 
«titutum ab eo, quod depreiisus crimine udulterii vtroque ocal» 
earere deberel. At uero cum eiu» filine tuli esset rrimiue de- 
preuBUB et cum tota cinitas in honorem patrie peteret* neressi- 
tatem pene adoleiicentnlo remitteret, aliquamdiu pngnuvit. Ad 
ulttmum igitur populi precibu» uictus, suo priui*, delude filii 
ornili eruto* venni videndi ntrir[U(.' reliqnit, debitnm BU]iplicii tm- 
dnni |k'pl* rt'ddidii *■( cx|)leuit. 

(^ap. ;S. 
[Dr Chadri ■•rìe.| 

Ait ValeriUK libro V de seneetnte de CUodro, rege Athe- 
niensium. Cum enim bellum instaret inter AtbonieueeB et Polo- 
pineee, aceej)erunt iii reiipoueiH, quod illi eranl futuri vietores, 
quornm dns oceiilerctur. Hoe audieue Cbodrue in habitu paia- 
perii) transinit ud lioetee Be<jue obieeit ei», nec^m eibi per iar- 
gium' prouocando. De quo Virgilins ait: «Kt iurgìu C'hodri." 
Maluìt enim mori, ut viiicoieut «ui, quam r^uiv viuere ftni»c- 
ratis. 



' in Oesterleys Texte der Gesta Bom. stebi lUtrtilitiK iuforlunacior. 
wiiiireud Dicke Text dae rìubtige fortunncìor bftt ' Nacli den GeaUt 
Roiu. * Die Konstraktion ìst falscL. Uà aie sich jedoob an dio — 
riubtige — der Quelle aulebnt (b. den Anbang), so lialie ìuh niclit ge- 
Sndert. ' Natb peteret vi'Ate ein ut lu «rganzeu. Doch ist das petertt, 
wie dio Quelle zeigt (s. den Auhang), ein spaterer Eìnscbnb, wohl ver- 
anlnsBt diircb daB jn-crìbun im Folgeudon. * Ha. (rutuii. aber die Quelle 
liat daB rìcbtige finto. ' Naub der Quelle. ' IIb. ivriuni. 
]i:iL'b AugiiHtinuH (r. deu Anbaug). 



Gap. 4. 
Be re pabliu. 

.Sicnt narrai Kesecius libro 4" df re milìturi, giiori, eum 

fefratua ThvTaiitnrnni Fabricin i-ousuli frniiide poiidim anri ofter- 

ilio non H(.'L>0))to dixit, ne inaile hubentibus ìstud imperare 

vpuDi i&tud liabere. Et ab hoc nolebat prefici dignitatibitH nìsi 

Dosscul rei publice pnifìrare. 

Prout narrai L'aleriuB de Cometìone (JyjHone, qni', eum 
vgpania sorte eueniMuet ^u obneuiiìset, reg|)ondit, se nolle ibi ire, 
Jiccta eaiiaa, Iqinidl" per se reMa facere nescrret faeta. Iteui 
lUdBinios non paciebatur ])refi(!i dignitalJhii», -SulTìeere'', inqnit, 
Ldebet, ul ego ipse ìnnitus regiiauerim, eiim non mererer. Princi- 
Vpatnseuini non sanguini debetnr, sed uicriUs; et invtìliter regnat, 
qui rex iiaseitur et nou{Bl. HOu.) meretnr. Proenl diibio paren- 
ti» uffeetum esiuil, ijiii parunlos suo» imjiortabili moli^ suhieiv 
t08* extingnit; alendi enim prin» Hnnt et virtntìbns exereendi." 
Hiniiliter ibidem dieit Valerins: 8i duo aapientes ettsent super 
imam laliulaui in mari, (|De non poBset utrumgne deferre, tiitni- 
liter unii» sapiens debet cedere snpientiori, eo quod ille* vtilior 
sii rei )iulilice. 

Ca]). 5. 
|De Fabricii haneglate.] 
Narrai AnneuuH Florns in Hysloria Uomanorum, ([uod nie- 
iljcas Pyrri nocte ad Fabriciuni nenil jiromittens se Pjttuui 
uwuiliiriini veneno, si sìbi ali<iuid ivollieeretur, Quem Fabricius 
vincliim ad Pjttuui reduei iussit et dici, i|uod eontra eius caput 
aoanis' uiedicus sposiKmdisset. 'i^ine admiratus rex Pyrrue 
(«tom dixiase fertnr: „Ille est Fabrieius, i|ui diffieilius ab 
hfliifstate <|uam sol a suo cursu poterit : 



ICap. i;. 
[De llberalitate Alleinudri.] 
De lilteralitate ' Alìexaiidri narrai .Seneea libro 3" de bene- 
ieiie, quod cuidam |>etenti u se deiiuriuni dedii illi vnaui ciui- 
•M 



' Nach der Quelle: aiìjccta causa, quod rfcte facere 
ttKint (b. dea Auhaagj. ' lìs. mole. * Hs. rubiecto. * Ha. iUo. 
' Hi, aWM. ^ Hb. Uhertatr. 



tAtein. Ille uero disit, tuiitutii dunuui min oonucnire me for- 
tune. Cui Allexaiirtv'r: „Non riiro", ìik|iiìI. ^i\u\à le AtfctM ac- 
(•i|)fri', tìcd i|iiid mi- lUirt'." 

Cttji. T. 
|Df Inligeiu fi CjrDBiU.j 
Narrai Seno<'u de Antipolio libro Ki]|ir»dir:tii, quod ctmi 
t'initns pcteret uh co tnlt-iituiii, n-spoiidìl, jiIum cose (|nam Cyo- 
nitnB jH-'tero dcbcrel, Ucpuleii» ilie )iei.'iit denuriiim. Cui respou- 
di|. AnligoiuiH, mitiu» ewto i)a«in rcgeui dare decerci. .Tur- 
[lissiiim (■iitiillfieio", uit Seneca, .liiuetiit", iu«iiiit, piiiiomndu 
iieutriim darci. In dpiiiirio rcgcm, in tulcuto Oynnitum rce[>ei;ii, 
i!uui tum |ioHHcI dcuarìiim luni|UHui Cviiilu jdiirc]' vt lalenlurn 
tAii(|iiiiin rex." 

[Di! iinirtlia.l 

Dicil ValcriuH libro 4" di> umidii», ixincuH cscniplntu de 
duoliua amìt'is, lliimoiie videlii-ct et l'iiysia, quorum vuum ctua 
vellet Dyonisia» l>Taniiuit intortìccrc et ilie iDtpclrasset tempoi 
ab eo, nt redirut doiinim el ordiuitrct de rebuti tiniu, alter m 
vadem [irò reditu illiuu dare non dubituuil. Apropmiiuanie 
antem die diflinitiua' neo ilio redcunic, unuHi|nifli|tie illiim lemr- 
rarinm, {(jui] H)ioii)Kiiiilit , duui]iliabal. Ule nero de amili iim- 
HtuncJa uun se" uiclucri' predlcabal. lOa aiileui bora a tvraniK» 
constititta alter rediit. AniiniratUH ttuteni lyrammiii eurnm mo- 
liiiim amicictam, HUjipliuinni remittil ar ro^uit eos, ul m temimi 
graduni widalieii |m>]' aL-ccptareut. V'ude amieida osili mit Iriplei, 
umieieia |)ro|iter lioiium bonenlum uel |pri>j>ler vlìlii ut-I )ir<)|Hi!r 
bonuin expertieuB, «l ai! Mipienhi Klliyramui Vili", ÌIIil est iiia'M 
uniicitia, qnc chI projiler bonum boiieHlum', ci iiirtUH facil auii- 
deiaH. 

Cajj. y. 
{De TnynM tì vìUa.] 

Kluiiiuidtis ili t^'stis liouiiinoriim narrai de Trayniio, i|<i(iil. 
(■uni eijuum' ascendÌHBCt iturun ad belliim, vidua (|nedum np- 
prebenBo jinde eine miscrabilitcr luRfui» nìbi inxticiam lìeripectfi 

' Navh cler Quelle (a, den Aiibsngj, ' Die Quelle bai ilniuU Hi 
finita, woraiiH dait di/jiaitìua euuutnden huìu wiril. ' lì», non « mi, 
* Narli lier Quello («, ileu Ajiliaugi. " lls. A on*)rt uni ilntipolt. 




f) 



(de hiis, qui titillili suum boiinni occiderant, dicen»: „'l\i". im|uil, 
nAii^uste, iniperas et ego tam titrocem ininrinm pMeior.-' Cui 
imperator: ^E^ eum rediero, tibi i!iatist'aciaiii.'* Cui ilta ait: 
-Quid, fli non redieria?" — „Successor meu» tibi Hatisfaciet." 
Et iHa; pQnid tibi proderit. si alius beuefeterit ? Tu (Bl. 177 r.) 
michi dpbitor cu' et seciindnm merita reeepturim. Et trans nticjne 
est nolle reddere, (|iKid debetiir, et le non lìbernbit aliena itistiDia.'' 
[jis itatine nerbie motiis inii)erator desccndìt de eqno et caneam 
ftamiiiauit et roudipia sittiefactiouc ridnani eonsolatus est. 

Cajt. 10. 

[he QÌctori« htiariboB ft molegliig.] 

Narrat l'hiiinins, ijiiod uietoribus redeiiiitilius iìoinsiDi tiebiil 

[ triplfx femtnm siile triplex lioiior: l'rimus, quod victori obniabul po- 

I pnlns cnm letitia; aeeundutì, quod omnes ca])tiai sequebantur eur- 

I ima cine ligatig manibiis supra dorsnin; tereina, quod ipse Victor 

[ IndutOH tuiiira louis sedebat in ciirni, qnem traliebaiit r[Uutuor 

I eqaì albi, et ducebatnr nuqiie ad capitnlium Heeundum id Ouidii: 

QUAtnoT in niuois anreus' itiis eqiiin. 

Ne autem istis honoribua obliuiseeretiir' {buì|*, triiiliL-em mo- 

leettam oportebat vietorem illa die Hustincre: Prima erat, quod 

jioncbatnr emù en in etimi quidam seruilis eondicionÌB, ut 

daretur intelligi s))es, quaiitumcumquc viti» exinditionis euset, 

eaicnniiue^ penietiiendl ad talem dignitatem, ui eius probitas 

mereretur*. Secunda molestia |erat|', quod ille aernuu enm 

ci>lapb)!Mtb&t, ne nimi« superbirei, et dieebat eì: ^NoBi* te ij^suci 

et noli snjierbire de tanto hoiiore." Tertia molestia erat, quod 

in tlla die iiecbat cnilibet dieere in personam trinmphantisqnid- 

quid ueilet. 

Cap. II. 
|Dp Hanrì^tarìt et S)inDÌIibBg.| 
Narrai etiam Valerins in libro 4" de Mnnrigelnrio*, ipiod 
fnit norma fru^alitatis^ et upeeuluut forlitudiiii», Ouiii enini 

' Ha. Mi. ' Hb. aurein; aber Oviri hai aurcun (e. don Àuhang). 
* H«, tMiuiarereiitiir. Aber die tiesta Roin. ed. Dick Ciip. &>, ed. Oesterley 
Cap. 30 haben daa Rielitige, * Naeli dea (losia Rom. * EIb. qu'cuitqut ; 
die (ìeets Rom. tuilìM. ' Bs. inrtrtar; BesBening uach iten Cesta Roio. 
' Naoh dcn Gesta Rom. ' Diese merkivllrdìge N amen sforni , die init 
ttiner kleineji Ahwciuliung welter unten wiederbelirt . wird dun-h die 
Anfangswurtc liei ValeriuB Maxiiuiia (s. dun Anhang) eutstanden aoìn: 
jy. anfani C'ariun. * He. frapilitatin; Beaserimg oauli der Qaell^^^_ 
dea Aah&ng). ^^^È 



lefciUi SumnitiuDi veiiiHsent' ad emù iii^retier srumpito HSiieden- 
tRDi ili foco nlque in ligneo cHtiiio cenaiiteiu t?( magiiuin |M)ndnB 
Htiri ei atUiliBsent et Iwuigrnis nerbi» inuitassent. ut auro yti 
uellet, nultum risii {tiioluitp, lle^atìs] Snninitiun]* dit^ena: .Hnpet- 
UHi-ne enim, non dieam inepte, anrnin uttuImlÌK Ile el dìeìte 
Sanuiitibus, Manti^tnriiuu malie Iocu)ilftibnR iiH))erare* <|aain 
i)ieuin fieri tocn|ileteui. V.t istnil, ut )>recioi<uin, ita refcrlotf et 
menientote, me nec acie inimici itec pecuiiiu podse commpi net 
diuinia (iuibuBeiiu<iup %iiquaiii tìecli.- 



{Dr inpmUrf el ■tiDarnUmn fdÌfiralarìbH.j 

Dìcitur in uìta lohaituis E)eenio»vnariÌ '. qnod anliqaiUis 
postquuni ini|>crator corotiatus erat, staliui iogrediebaninr ad 
etim edilìcatores uiouumenlornm, dieente» eidem: ^Ue quali me- 
tulln iubel iuiperium tnam libi fieri montunentam ?", inaionantei 
^ndelieet ei qnod: .Tanqnam homo (iirru|)tibilìe et transitorìiu 
cnraiii liabetu anime tue et {lie re>rniim tuiim dÌ»|)otie.~ 



Cap. 13. 

|lc Cesare «t tcIrriM.) 

NATratar libro primo de nugie phylofiophornm de InUo O- 
«are, i^nod, cum quidam nelerauuM ()aadam die pemUtanUr 
roram indicibos, rogauit Cesarem, al adesiiei in pvblìco ti 
i|)«iin iunandum. Cui Celiar: -LVdi libi bonum sdroralnn.' 
Cni ait tilc: .0 Ceaar, te periebtaiile in bello astato non tìc»- 
rinm <|ncsiai, Red ego ìjne pmignaai." Detexitqa*^ rymtiiMi 
DnlDemm. qoe ibi 9nsee]>eral. Ernbuilqne Cpmu-. venit in ad- 
nocalioiieiu. Verebatur enim uon lanlnni iin)>erlws , ^ieii etnw 
jupratus uiderì. Yiide autem quidam: .Qni non laburni, at Bili- 
tiboB placeat, mililcm nearit amare. - 



^^^HL • B*. 4mìùm 



UMtt. ' Nach Avt Qnelle [t. deu Anha^'. * Dj 
ri imfirrair. von wclcheD beiden WSnnn tU« «i 
Glooae de» andern war. Die Quelle liM iwpmrr, 
i Tgl. ab«r d«a Aidisag. 




Oap. 14. 
|De arhajeaia ti AlhfDW sita.| 

Papya dtcit, (|nod achademm fnit nilia, frequenli terre motn 
eoncnssa, distans milliario ah Athenia. liane phyloso))hi elege- 
nini, l'Iato et mii, ut tiimire terre iBl. 177p.) mofnu a libidine 
se coiilinereiit iM studiti iiliilowiiihio vaeareiil, 



Cap. 15, 
jRe Anniaorii obitam fitii farli luino rerenlf.j 
Narrat Valeriua, (|Uod Aiiasaoras audila morte filli sui re- 
epondit dieens iiunceio: ^Nìchil [mìelii inexapeetatnm] ' nel mmuni 
nuiu-iaf. Kgn enim illuni ex me iiataui seiehani esse niurtalem, 
quia lex nature est, ut tieuiineni mori eoiitìn^it, {jui non vixil, 
nec rinere (piemqnam ftosge, qui non sii moritunitt." 



|Dr filib, qui ima eirfpto palmi «aos •rcì<lvrutil.| 

Narratur etiaui de filiia lìomaiioruni, quod palrilnis sui» niul- 
tum de redimine einitatis, qnia per He |id| hahere no» poterant, 
invidetiatil. Vode aecidit ((nadani die, quod filli comprnmitte- 
buiit inler se, quod oin«e« jiatres euos latenter morti tradereiit, 
ut salteui sic filli regimen eiuitatiK obtiuerent. Quadam antem 
die predictum nefas nmnes commÌHeruiit* vuo solo excepto, uni 
{>atrì HUo reni eouceptam narrauit ' 8Ìng:ula exponendo. Cui 
pater: „Fili, ro^) te, ut mictii spatium ulte trihuas. et ob 
f^rariiim tui mortis iniperium «ie enadam." Filiiis antem pater- 
iiÌ!« preeibus motus eum in i|nauidam turrim sue enne oeenltanit. 
Et nie omneg ret(imini cinitatit! filli prefucruut. 

Aceidif antem quadam die, ut preeonizari fae^rent predicti 
t;ioitaIÌ8 reetores, (gnod quieuuque iuter eoa ad consietorinm 
palilieum bec tria in altiori grndu addueercl, ille tune senatoria 
alliori» oftìeinni vunrparel. Debebal* antem hce tria addneere: 
videlicet maiorem amienm, Ktwtllifirem ininiieum, solaeinreni 



' Nacb (ler (Quelle (; 
. . . eommitlerent. 



Kii'ulultirL'ui. l>i' liiitt iiuti'Di tri])Ur> \iius<|iiin((iic. isìrai tuuiìup 
poterai, )>rou ideimi. 

Cum auteni iste, eniue pHter lalentf-r vjxpral, itd pulreiu 
irci et ab ei> tBni|tiRiii ab ex]ierto conttiliuiii inda^raroi, jnter 
re>t))undit: „l'ucrum tamiaum Holitciurcui iocululoretn, cxam 
taiK|Uaiii Hiiiieiiiii fidcliorem, vxoreiii laiiqnani inimicJini 4olo- 
«iorem adducere In eoiiuriit. Nam jmer taoH libi metiora «olacii 
prcsciilp piipulo perpetrabii; eanin tiiiis eibi abHciso pede statim 
per nerba blundia et cibum prebendo ad Ip non obstanle pcd» 
:ibneÌHÌone inux redibit; inulier atitem Htaiis leeuiii presente pu- 
pillo, alapam sibi dabin, et stalim totnin. qnnd de: te itrierit 
malam, onuiìbus preecnlibun denndabit,"' 

Quod ctiani «io factum est. Tuni' patri» nierili* ocoulu- 
lioneui nnuiibUH prcsentibns reuelanil. Sic ameni iste tris pre- 
dieta inter oninee alioH ^radu altiurì ad eouBÌsturinni publieoai 
dieitnr addasiseic et senatoria djgnilateni RUper omoes alio» de- 
ttnebat. ^^m 

Ctalra ilelracttres. ^^* 

Uieit R^ili)ipns in eladihun Indeornni, <piod Anti^)nns aarr» 

awnnculi ani Yreaui dentihnt* corrosit, uè saeerdocio fnngeretur, 

et mcdicum ei niÌMÌt snb specie pìctati^, ((ni in oino auribnit 

vnlneratiB venenum |tro medicamento infudil. 

Sic detraetor proditor dicit, se eompatì ci», ijuibuti in anri- 

bnit venenum dctractioniis cITndil, cuitis ]iii<;iui* piena veneno 

mortifero et veneno* aBpidnm. 

Cap. IH. 
De detracterr. 
Detractor Himilitt est ydro uionnlruti^o, eiiiii8 Medea, nt fabo- 
lofle dicilnr, dentea seminauit, de quJbns exorti snnt miifte» ar- 
mati, qni He mntniei unineribus occidennit. qnod de malltiA de- 
truetionit! exinnt nerba et niorstis delractionis, qne* Keminal 
ÌDter fratres dÌBCordiaa, ex qnibns liomineM nnttun se oeetdniit, 
BÌcnt dicìt tlroHiuH in ^stia liomanorum. {Bl.nHr.) Vnde tale 



' Hb. 



K)in, ilu jediic!h keisen p: 
■ Ha. ligua. * Hs. 



nilen Sinn gìebt. 
* Us. qui. 



' Ha. 



illud miinslruni, lie (|ii(t DaDielis VII"*, quod RÌmilc crai iirwu 
1 parie steli! , liabens tres ordine» dentium et in dentibuH 
nincipeK IrcB, eni^ dicpbant', ut (-onimederet earnes plurimas. 
Vi iUnd moiiKtnijn, de quo A|)oc«lipBÌ« XII *; r>rneo magnue et 
nfh* (iCT malieiain, tiabeiis VII eapita, nitebatur deuorare 
Winm maHcnIuni. Ista VII cajiita drnroiiÌB suul septcoi Mpecies 
Setractionis, tpf euenìurit ex [radice| pestifere suagionìs el temp- 
lacionÌB. Quaritm primn est oecnlla mala publieare; pecimda, 
indaHa enni anniento publicare; tertia, erimina faina iii|H>uere; 
gnarta, bona oeeulta negarti; «pùnta, maiiifeeta bona uitiiperare ; 
lexta, bona in tnalum conuertere; soplima, mala sna alienig 
kldero, ut, enm se a<-,euRat de mali», que inferre nìtitur, ut 
B8ÌÌDS ei credatnr nel nt »w ex eonipassione loqui teeteta^^ 

Cap. 19. 

|De •llìg pltuis 8erp»(ibiii. I 

BeatUB^ in sermone liomaTioriini: Iteni Iiiliiifi Osar iedipn» 
i legacione eua dixit, f|nod ideo taindiu in Icf^acionc tardauerat, 
tfDoA invenerat in nia ollas piena» serpcntibna, homineB seilìeet 
^leaoe unini innidia et niatida. 

Talifer potuit Cliristns respondere |mtri, de hideìe rediens' 
1 [jatrem, quia omnia mala, quc pnterant, macbrnati snut eon- 
a ipsuni. 

Caji. Al. 

[De sjDKfl el ars*.] 

Nnt« exem|)lnm de symea et eatuliH", ijuos nstendebat jrlo- 
rinndo, qnos pogtea tirsus rapnit el mirauit. Insta qnod in 
TÌndietam eombuHtibitfa confrregun» ignemque eubponens ipsani 
combuesit. 

Sic dyaboluB raitit bona opera, qne homine» ogtendunt ad 
ranam gloriam. Homo auteni debel paleas vanìtulÌB in nienioria 
longregare et in eonfectione et feruidii conqinneeione delu'i 
Ij'abolam couburere. 



'B8.laleii. 'Dan-VIlù. 'Hb../m<". ^na.ilircbat. ' Apofal. XII 3. 
Hs. tetlatur. ' Ha. £'. ' Hs, redite reditn». • Hs. cnMorum. 



C«p. 21. 
|De rnr« ■•nitaria.| 

l't'tviiti AI)ili)itisiiH dicìi, [|i]ijil (|iii(laiii ìiiiniiiit lliesHiin-f re- 
Ki"rt. Viilt'iiM ihr uinlliltulincm vasonini ((rwinwiruiii inri-pil |x>u- 
ilrriiiT l'I Irbriire, i]iiod iinm o»bi.'1 preciottinH H ]ittniìi'T>mutt, (inod 
m'ciiiii |M)rlnri^t, tuiilunu|Ui! fecit tiifirum iu deli lu-ml ione l'I pon- 
dcractditc, i|niid dien superueuit ufiiieruiiliiue ciiHtodeti, i|iii (rept'- 
ruut euui <-t HaKpeiideriuit. 

Hic itliijui, tiui uolimt iiitrarc reljifioticni ilei bcuefat^R, 
tuiiiiMt in<iraiiltir, coiisidemiido et poudcrando rondicionoK dinerMu 
el diiierHunim, u«i|np apimrul diw oiortio et iiti lumliliuti infor- 
nalibuH l'aiiiiniHir et inferni ]mtibulo !*DH]ipndHiitnr. 



Illr htmm ni nupriax Mn irateite.! 

Il<-iii If^'ì, i(iind semel fnit iiilidam hnino, i|UÌ. cum duo \w 
iiii|irÌHrtuii in citiilule (ieri niderft et hiioiiimim l't 8|iiiii»a»i tra 
fuiite» iiideret, milwtilil in inedia uia, ra^itanit ad ijnas' illor 
iret et (|UodHÌ iid vnaH irei et aliait diuiitteret et de bonÌR et 
nmliB condifionibus ntromnique, udeo qnod introdncti»' c-omii- 
uiÌH ntrorumque rlau»e »unl ìanue, ad qQa« veniviiit non in- 
Iraiiit, sed a ribaldis eitt rcpulHU» cutu verberibue. 

Sic niullt Htiitti, untcìjitam bonefaccre iiieipiunt, deliberando 
lamen niUBiliinl iiN(|ne ad|po, quoad| eueniente iii()rtn iaiinn lari*- 
di'] sii cìh ciiiusii et ii deiiKinilinH vi-rberanlur in chuiii. 



e»,.. li. 

[Dr rigirnlib» Ìd «kuids hoìIv fohkfUIìi.I 
Kett'rt OraeiUM lilim X" de cladiliiDi linmanunitii, i]"'»! fixu 
l'oiiiIM'_yus viurliiHset «piandaiii geiitem el oci-idiBBPt, rum Ìiujjwii- 
torc eoruni i|Ualn(ir iniiiii fugerunt ad Hii|icrciliuiti cuini'diun 
liioiitis, vbi iieuupati u ge\a nt InpideH Mtngetafi et, Vhvì c-ucnl 
unriui, Hlabunl Uinen immobilpH, av hi eeseiit vini et iiniu- 
(Bl. riHv.)lì. 

Sic HUiit inulti hodie. Ail ultitudìneni religioui» ennrufritinta 
DCeupaiilur a HingiilaribuH uqailniiibnH', ut dicit BeHiiu', 



' Hfl< quant. 



' Us. ininxluete. 



' Hh. 



• Hi. if. 



- II — 

fiuDt iuniobilcs i|miHÌ lupin, tk'el armuti videjintiir urmiB re- 
ligioiiis. 

(■«,,. -u. 

Coaira clericss lalcDleg sg^re iienileiiciaii. 

bi eceleniamtifa liystoria libro iC i-apituin XX legìtur, quod 
Pomìciauns iiiiperator, timens odrciitum CbrÌKli et per enm 
amitterc regiiuin ttuiim, iussit omne» stirpe |DHvÌdÌB| oecidi. 
Etun antein adbuc essent iiepotes lode Thadei Caldei, cngnati 
jibmini, euin cognouiaeet ' {j^eiins «num, dixeriiiit', reg:uuin Chrisfl 
^ou esse de bue nmndo et (piod paiiperes craiit ci uiiHlìcaiii 
terram habereiit, i|Uum propriis umnibiis excolebant ' ad iiictuin 
eomparuiidum * et tribatuDi exBoiueiidiim. Videne eos impe- 
THtor Himpliriler vilibu» et aH])em [ueetimcntiH] indutoB, viden» 
maniiH eonim'' rugoeutu, dura» et ri^idatn, calIiB' (deiiaB propter 
■8j>eritatem liiboris, iudiranit ttileB litmiinea non oeeidi. 

8ie fiiciet dmiiinue in iudieici. Ap|)lii'ii. 

Cai). 25. 

IttM. 

In vili» jiatruui legitiir, (|Uod, cuin euidaui eua eog:itai'ki 
djceret: „Cra8 peniteas!" respondebut: „Non orna, quia iTastiiia 
dicB Don est uoHira, »ed liodienm presens udirne nohis eat data. 
Craa dei Toluutas fiet." 

Cap. 2»;. 
Coltra diailrt 
Qridain nobiliB babuil duoH filios eruee signatits. Maiori 
dedit niHgnas pectuiiaii, minori panca», reeonmendanB enni enperue 
ipronisioni. Cimi autetn redirent ad patriam et major imnem 
soam nimiB bonerasset" bonis, minorem ^«pit abieere et vilipen- 
dere. Cum autem [bici nun haberct in nani »ua victiialia, ac- 



Hb. eagitowiiigent. Sìdh: Ala er (der Kaiser) ihre Abknnft ur- 
&hreD batt« (b. den Anhnng). ■ Us. et dieettiit etatt dUtrunl. ' Hs. 
UCeabaHl. * Slatt romparandum Hh. partum ej.-quirtndum. DieQaelIp 
i{a. den Anhaug) tant; (agri) tx quorum fructibun tt Irìlnita iKrsoltercnt 
ti 9Ìbi ipms non «ine proprio labore riclum compararrut. ' Ha. "*"*- 



He. < 



' Hi. 



12 



l'i'HHÌt 11(1 rnilrciii Hiiiiiii ro^HiiK. ut miderorctiir < 
HUiim M l'iirti riuN i-riit, ui'l m i|iiml frnfi-r iìuk pb 
ti-r lioniircui «luiii. nel wiltoni tjro pT'ili" |iiitri*i et amore. oH 
miltfiii iu-cmiindiirct ci i-t ì]>hc dibi t-uni liicni rcHtitucn't, nel 
HKltcìn priipter periculiiin nauÌ8, i|ue niiiirn enit l)i>iiii»U. (jnm 
rniD nuli» riitioiKt andiri; iiellet, naniit pn> nimio {iniidi^rc iinik- 
inorHH o»t, i]mi> nudo n muri Pstlieuto. Ali'itK mitotii iid imtn'ni 
lk'<'t imtiper rpdipiw d fralrii* l'rndflitattni nsttendcn» a pntif 
himorifìi'i- est rt-cuplus i-l* Kitl-» (niiuiiiiri iHtnorum coiutitutiig. 
Alinn autpni redieiis patri» odìniii iiiciirrpni* ubifìitnr el omnimn 
iHmonim H|nilÌntiiH |mu]icrtat(Mii tiiciirrit. 

Sic ptilairi est de diuHIliUH iminiitmcordihiihi, iiniit, ]>ati]KTi- 
bUB piiudcutibim de micccHRioiie lirrcditutin ctcniP, diiiitcn 
mÌM'rinirdc» inciirrcnt dei oditim et iiifiirriì |iHii|ierliUe[ii. 



Sin 



N'oU pprìrulum pcfraUrìiiI 

In Ululili I» ne Ilio t kmc di in t <l tiinon- ipii lurriui Imi 
flditìcure MII InUriim, m iinu. tiuauidm viiicrct, linberel 
tare, (ine lalis chhcI (iiiidiiKiinH, i|iiod (\aaìa din editicaret rumi 
latttM, aliud ttidcrLt, iiw|iic tota tiirrm cncidiKiX'I et iiMum tnla- 
liter prnslrasHct ci ommiiiuifeet 

Hpc tiimn vita preKCMD cut \ill latera partes' cÌdh nnat: 
«aiiitas, iiiftrmitHH diurno, paniRTliLo , lelilìit, triKticia, timor et 
ttjH^» de robn» prcsLiiIibuit (t viuhh, iitioniin ijuanto niu^ia wmi- 
dit altemm, <adit reltcpinni, ungue torpitH obniitl Pt luiinw k 
einn easu upprimutar 

('ii)t in 

Dr Innilalf 

\Hl. 17i>r.i In ftun* domini COCCI,, cuin in OhIHÌh» \ittm 

ArriHiiti pulliilarct. vnilas enspiilie trium pcrsonamm onidrali 

iiiiriiciiln l'ult ostenta, ni alt Sì^fibcrtun. Dum cniin iii urbe 

riizncciirti iiiinriiiui ppisco|iUn cplebrjiiTl, viilil trcn ;:ntljw l'iiuwi- 

' Uh. ;i(ii-«. ' An dcr ijchreilJUng ami ntatt anii'i Ut kuiu Atutn» 
Sii nehniea; viiil. ii><<elinaiin ìin .Ishmalicr. Ubur <I. l'ortHclirìtie iL rmuf- 
rbilolugf» I òtì. ' li», gallifi»; nbcr die yu«!lB list miro IhBm 

(a. don Anliniiif I. 



eqnalis uiagiiitodinm super Hltare emissus, qtie sìmul div 
Bneutes et in vnam eoniuiicte gemmimi puK'tterrimam cfre('«ruii1. 
Quam emù iti medio cTUciti cuiiiindiim anree' posuiaseiit, itlie 
geiiimc, qae ibi eraut, de Ìjibii crufe protiims wcìdeniiit. Oixit- 
tpt [8igibertnsi , (juod impiia dbeimm et inniidiM elara vido- 
tetnr et infirmis dabat sanilìilcui el t-nn-em iidunintibiiH atiffebat 
deiKH-inneiu. 

Cap. 'J'.y 
[Or qantuor tapMH.I 
liex quidam lum ur^uereLtir a fratrc et a uiilitibiii^, i|Uoil 
itaperot boinines hotiurasttet jiedesqne euruui osenlaiiti udoras- 
;|, miiiit seereti* fieri quatnor eapsas et dilati eai'um vtnlique 
[triiuecas o]ieruÌt auro 0S8Ìbu8(|ne uiortuoruui recencium iii- 
leri fecit et pntridi^, dnas vero alias pii^e extriiinecus vndique 
fecit et Rimili» et margaritÌB fetit repleri. Vofatistiue 
itibus stiis dixit, <)ne istarum apparerent prceìo»t(ires. At ili! 
ìxerunt deaurulas. Preeepit etgq rex eis ajieriri, et eoiitiimo 
ide fetor intollerabilie exinit. Qiiibns rex: ^Hee saiit Mimiles 
IHs, qui gloriosi^ veslitius smil nmieti. iiitu» vero ÌDimiiiidif-{ii 
iciiiriHii pieni.- l'dsleu vero fccH apcriri aliiif iliiaw eie. 

Cap. ;ì(j. 
{Ile bcslin nt baraln.| 
Qriilam t'ugiens a faeie bestie c-radetieeime, qiic eniii deuu- 
me capiebat, veloeiua fiigieiis cei-idit in quoddam baratrum 
mRpinm. Dum autem eaderet, manibn^ arbuiteulain quundam 
Biqirclieudit et in base quadaiii lubrica et instabili pedes tìxit, 
Ke»{iiitieiiB vero vidii duos inures, vuuui album, aliam uigrum, 
Ìilc«Manter radicem arbusciile, ijmim appreliemlerat, eorrodere, 
lei iain prope erat, ut ijieam abfi-iiiderent. In fuud» autem ba- 
lliti vidit draerinem borrìbilem spirantem' ignem" et aperto 
ore ipgum deuorare tuiHenlem. Sn|)er basem vero, vbi pedco 
Ifiodlat, vidit quatuor eapiln aspidum bine inde prodcuicJa. 
autem oenlos vidit exiguiim melii» de ramis 



' Ut. óù d. 11. autrm; vgl. nber die Quelle it 
HfMnhm ; Bessenuig iiai;li Johannes D«iua«i'ui 

iS"ri Bessemng nai-b lìenincH'L-ii ^s, dui.;- 



[distillans] ' (iblUuB<|iie (Hirìculo, in quo jinsitniri eral, so ì\mì\i 
dalcedini ìIIÌuh iiiodiri |incllÌHp dcdit totum. 

Hostia crudclis inortis ti'iict tìffiirnin, ijiie lioiniiieni Henper 
Meijiiitur l't iiiipn'lK'tiiU'rc ''uijìl, Itiinitriim vlto irdikIiis m 
(imiiibiif initliH pliMum. Arbiim-iihi wto vniuHciiiuMiue ritn Hi. 
qne iKT horiiH diui et not-tiM, quasi pi-r iriurpni iii^rmni el nlbam. 
ini'eHHunler* tMnitiuiiiitur* et iiii'ieiniii ]i]irii|iii]<|iiiit. MutAn (|tiiitiiur 
aspidutn est ciir|iUK ex qnutuor elnm-iitiH (■<inii«>BÌtuiii, ijuilim 
tiKirdiiiatiH i^iirjioriiui coiipiif^ dìsHtiluitur. Unico nero leirMin 
m iiileriii ciiTictoH deuornre <-ii)iiciii4 ; diilrcdii rutiinseali falln- 
eiaruni delectiu-io mundi, |nir (|mim liimio Hcdnnlnr iier peri- 
niluiii ininiiiic l'unil. 

e,,,,. HI. 
{Rr re^ibus p«>r onnii ddbib reginillbni. | 

Cditsut^tiido fnit in qituduut ina^iiu ciuilntu, quod bnuiiDetn 
Cxtriiiieimi et igiiutuiii onuti unno in iirtnetpein eliftebiuit, gai, 
omni jiiitetitiile accejita, quidqnid unlebat fairere ttìbi lìritim 
BTat ot siue umili eonstitutùonu tumiui rvfiicbtit. Ilio i^tnr in 
omwibuB diaieiÌB peruittiieiile et semimr sic esse entimautc, re- 
pente cme» in euin inaurgebaiit et ])or totam ciiiitntetn uodtmi 
{Bl. ìlQv.) trabeiitem in reuiotaiti inuulum exulem trauRmitie- 
bitut, vbi nee cibum ner. uc^ttimentum bubens fumé et fri^curr 
urgcbatnr. Tandem quidam |vir, qui non oxi^o mentitt intellecto 
uigebttt,!* sublimatuH ettt in re^^iiu. Cum illorum euusuctndineoi 
didi(!ÌH8ot, infinitflB tlieBanrim ad illam iiiMnluiti premÌHÌl. \ìn 
IM)Bt' aiiuuni in exilio rele^^utUM, cctcri» fame dcfidentibUH. ille 
ÌDimei)BÌa dinirtin hubvndubal. 

Ciuitae munduB estj cÀues, tejiebrarnm principe», litio*' 
mundi delectnlioiie HllJciunt, tiubimiuc iiutpcranlibnii^ man alt- 
uuuit et in locuni teuebraniin ilemergimnr*. Diui<-inru»i uen 
ad eterntUD locam premiasio tit inainbun e^norum. 

' Naoh JohKiines DamiBcenus: vi'dit de ramìs arbuncalac Uliiu 
e;eigaum mei diBUllanii (». ilen Anluing}. ' Nat-h ebd. 

ctimancìa; BeiisHniug oarli ilen (lustu Kom. od. Ueitterley Ctp. 
* IIb. (TiiiiMiinunfui'; BoitHuning nacli JohnnneH Dntiiui.-cnns (a 
httng). ' Nacli Juliannos Uaiiiasi'oiiUB («. clid.)' 

' \\a.fitii. ' Uh. tnujiirmitilmii. ' Ilo. lirmergnnlnr. 



unr UII1H 

• Hi. n- I 
Cap. UIL J 




Cap. 32. 
Crgi. 

IvIianuH Cesar dimi ydotÌ8 micrifìcarel, in uitu-eribu» pet.'udÌ6 
ignaculam iTm<Ì8 coronu riri-umdutum eidem (isleiisnm est. 
tnod ministri vidcutes tiinueruiit, iiilerpretuures itucÌs futuriuii 
oitatem et uictorium. Crvireoi' Ivliunus, fì^rmeiKum elirJBtìani- 
fctis qnod hiibebat, abicieiis tempia ydolorum aperuit eisque 
l(.-rifìcHn8, uè pagauomm poulifieein uomiitan», si^nm eriim 
biqne deslrucbal. Quod euui quadani uiee desfrueret , ros 
nper eius veslimeiituui reteroniinque, qui inni e» eraiit. t-ecidit 
et ffiitlii qui'lilft se in crucLS wipijiciiliini transtimimuil. 

C'a)). 3;^. 
De crBc«. 
Libri) J" irquriite boston** legilur, quoil, ( uni quidam Sar- 
ntcenus, l'robiHiKis nomiitv, de pagium facili» er-t chriatianus, 
hoc snluiii nidebatur et abhoinniabile, i|Uud (mx aduraretur, in 
|na taliter fnerat dens traetains Oum untfm podagra laboraret 
ì cnrari pnsBfl. vidil angeloet et sanctoH adorautes cmcein 
iDper altare et diceiiteH ei, (|Uod altter nuni{uani curaretur, uisi 
Tcem adorarci Ciiiu anleoi redien» er^cem adoraeset, elatim 
inratu» est. 

fa]). ;m. 
De |iciilencÌB. 
Abbas paslor, inlcrrogatus a (giiodam fratre, qui iieccatnm 
;raude fecerat, volente penitere ìn triennio, respondit: ^Mnltum 
si." Va lite ntterius quesiuit, ti! tvnnum. Ait: ^Multunt est." 
Mtautes auteni dic«bant nsqiie ad XL dies. Kt ille: .Mnltum 
, qaod, »i bomo ex loto eorde penituerit et peeeatum non 
Keraiierit, peiiilcmiiini tridnanani siiseipict diimìnus.'' 

Cap. ^5. 
<t<i*iie<l<> fum Ckrisli maiiel ni ntafntsìwem. 
I^grtur in livsliiria refris Arilinsi, qiiod l'oiitineindfi eius erat. 
^od difTerebat eomedcri'. iiuiiuMpic iili<|iii>d iKuiiini et minibile 

' Hb. erej. 




audiret. Onni aatetn eniioctArel bor. , ectte iiaaiti applÌi>Dtt àtK 
gnbornuture et duntore. Ot-'ciirrcntes militee iiivonenuit in nani 
illa militem iarentem vnliienitutii, Innoentiim et erueiilntao, 
Cnm autein rcHpicttreut iii eiu» i<li;iiuiHÌnariam , iuvencnini ibi 
litterue miitiiieiites , qnnd det^inctus ìlle petebat iii^tk-ium i 
curi»; ut de cìh ibi rontcìitutii est', qui iiiitmte euni occiè- 
nini. Que liltere totani curiam «niinnuenint ad «mncndmn 
arnia in uicioncm Notigiiiiiis innocenti». 

Hoc- uutoiu, ȓ non fnit ad lilunun, vcmuiiilamen Mimiliiu- 
dinnrie potoHt cxponi, ijuod Olirislux, |iup1 noi^lcr, in nuiiJ«iil)L 
cruri» L'Ut pru nubi» inuoi^cntcr occìhiih a Indds, (|U<h1 ustcndagt 
nubis ewangella sacra, quc de (;ordÌH eius clemo8Ìiiuriu, lam- 
i|iiaDi liutUH |ir<iilii'iotiis litcro, «siuerunt. Uno ad arripiendiiui 
arma prò liac prodicìont- vindiratida ciorila nubilia 
delii'l' nmiiiTf et f\ritare. 

('ap. 'M. 
De bcrU nateti. 

Ilcfttii |aT|ictU(i* vidit liane visiimnii, MCiilani scilifct ani 
mirabili alliluiliiie usquc ad ri'lutn crcrtam , ipte «dee a 
ernt, nt* imn iiìhÌ vini» et punuiK awendere pnternt(fi/. 181] 
in destra vero et lena crant eultri lixi et pladiì ferrei acn 
ut aBeeiideiiH cìn-a hoc' infra imllatenuH uHpieere poterK()Ì9 
ueui))er ad celuni ercctuni oportobat stare. Sub ea Ar»c*3 t 
riuius infjfutiB forme' iaecbat, et lire timore ijuìlibet ttMeil 
formidabal. Viditiiue ealinini ase<'iick'nlem jkt eam n».|Ue 8 
Huui et reg{ijeieutem ad uoh et dii-enlem: ->'o linieatiti hiine 
drafloncm, sed tweuri aBcendile, u( lurrnm esHC poKeititt.' 



<'iip. ;>7. 

Dv aperibus btninuB iuvlilibat. 
Aarceuius abba» uidit uisioiieni, (juam aibi demi (xileniljt: 
Primo Kthjojiem ni^uni nedeiitorn et faeteiiteni Mireinain i 
iinin, (plani ]H)rtnre non )K)turHl. Vidili|ae rurtnis Ii'imiuenj i 

' IIb, (■( ab ei« ibi aintentum ah ria, qui uti". 
■ Ha. jierjftiHi. Miiglidiiinvcisn liogt Eiitstolliing iIob 1 
Ueìligeii VOI-. ' lls. fi. ' (.cm /.ne «.ilil = doBWe^l. 



17 



B aqnam il*- Inni et f'iind<>nteiu in cyitternaiii iierforutikiii, 
Itts rediebat in lacum. Item vidit templam et duos viroe 
lte8 lignnm transuersmu^ volentes untem in tein|)]iiin non 
nt, Kspoenit ci dtiminns visioneiu. Qni portut* lignum 
ersuin, est rustica Kiiperbtu [eonim], qui non huuilj'autnr, 
<r qnod rcmanent foris a regno dei. Qui ligna incidit, homo 
[ui]' iu jieL-catig orniti» semper peccata cumulai, contra 
Tm*: ,Ve, qui udditia runiculuni funiculo, id est peccatum 
n." Qui antem liaurit uqiiam, Imuxj est bona o))era 
{: ned qnia cum eia tonet mala perniixta, pcrdìt opera sua. 

I 

^^f PropKrta ilf naiiaitale Crifilt. 

arrat ThymoteUH liyatorìograplins^ in antiqnii^ Romaucirum 
Ì8 se legisae, quod terciUB orbis monarcha, Oetauiautis, 
ino regni »ui capitolium adìit, qnereuH quii; post me rem 
im gutwrnaret. Et audiuìt qund: ..Pner liebreUH ex deo 
i in eelo genitns sum; tempore ntm jioet mnitnm nascitumi» 
liracnlo* exvirgine intemerata/ Quo nudilo edifieuuìl eihi 
et titntnm talem [ei dedit]: „Àra est tilii dei viuentis." 
Btca edificata ent ec<-lei«ia tieate Marie lionestltiBime de- 



■ t'up. :ii.. 

De lÌMore iii»lit. 
KTbnt abba» lleiyas: «Tre» res timeo: vna eat, quando 
tira C8t anima a corpnre; alia, quando ncenrrani indici; 
) contra me ferenda est «en tenera," 



i' 



Cajt. 40. 
Ite qgeglioBÌbag morth. 
vidam pliilosopliup vcnit ad temptandnm alibateni panno- 
ad qnem iioluit oxire, i^ed misit dnos discipulos suos, 
ienH eie, ut ad ea, que «clscitaretnr, pnidenter responderent. 
V)K)BUÌt lioc : _QuÌB non natuB mortnug ? Qnie iterum uatt 
le subtraetuB? Qui» mortuuR non fetore eorumptUB; 

ÌM. portaat. * Nach der (jaelle (8. dea Anhangi. 'Jessiiw* 



■>-- 18 ^ 

ex discìpalis statim respondit: ^Primus fuit Adam, secnndns 
Enoch, tercius vxor Loth." 

Gap. 41. 
De Morie. 

De presa gii8 mortis lulii Ceaaris Comestor: Centesimo die 
ante mortem eiiis fnlmen cecidit iuxta statnam eius in foro et 
de nomine eius superseripto litteram eius capitalem abrasit. 
Die sequenti post mortem lulii Ccsaris' apparuemnt tres aoles 
in oriente, qui paulatim in vmim corpus solare redaeti mA^ 
signifìeautes, quod domìnia mundi in monarehìam'^ vnam redirent 
et quod noticia vnius dei et trini toti orbi futura* iminebai 

Gap. 42. 
Qui nobiles et polenles se crrdont. 

Cvm Allexander nauigaret per quendam fluuium paradisi, 
ut veniret ad ortuni eius, quidam senex apparens de rupe ei 
suasit regressum {BL 180i^.) deditque ei lapidem preciosum 
dieens ei, quod in eius pondere eognoseeret valorem sunm. 
Lapis ergo ille positus in staterà omnia preponderabat, que- 
(*un(|ue in alia lancx? pouerentur; eoopertus puluerc nichil pon- 
derabat, sed ei vna festu(?a prejìonderabat. 

In hoc dabatur intelligi, quod vinus omnibus aliis i)repon- 
derabat, mortuns autom nichil. 

Gap. 43. 
[De portarlo accipiente deuarium prò qiialibet macula.] 

Karrat Petrus Alphansus, (luod, cum (quidam rex dedisset 
cuidaui* |)(>rtario sue ciuitjitis vimni dcnarium prò qualibet ma- 
cula maculosi ingredientis*'^ ciuitatcm, [illej videns ingredientem 
quciulain claudum i)etiuit denarium de claudicacione. Et cum 
illc negarct, audit cum bjilbucicntcm. Et cum peteret diios et 
ille reddere nollet, n^moucns ci capucium invcnit eum vlccro- 
?4um. Tiinc tres dcnnrios i)eciit. Et cum diflcrret soluere, iniicnit 
cum monoculum, juist uuincum, jìost gyjìosum; et tum plus re- 
bcllis crat et solucionem diifcrcl)at, i)lus nuiculosus inueniebatur. 

^ lls. CVòrt/vò-, - 1Ì8. inonardaxm. Die Besserung naeb der Quelle 
(s. dea Anhang). ' Ha. futuro. Dio Besserung wieder naoh der Quelle 
(s. ebd.). * Ila. quidam. * Hs. iiì(iredieiit*'fi. 



-- l'.l 

St qnanto plures murulc riiueniebiintiir ' in eo, et plus oportebat 
iBin soluere. 

Sic peccator, qimuto plus lardiit aolnere peniteueic debltuin, 
I jilaribUB muciilis peccntorum inveuietur. 

Ciip. 44. 
[De Orphro et Eiitbjce.] 
Boeciue et Csponltor eiue et ctiuin Valcriiis Miiximus tiing^nnt 
^bolntn de Orptieo, i)ui hubuit vxorem pulcherriuiura. nonilDe 
Inthyrem, quum, cum quidimi ardciitistìiine udumusset, OrpheU8 
psHm calcHiieo tam jfniuitei' pcri'iis»it, ut nipiritmu exal»ret, 
gottin stutim demoiies iijiprebeadentes duxeruut ud infernuni. 
Orpheue iste optime et pnicherrime nuuit pulsare^ liram, ita 
it etium arborea HÌIiDirnm et UKjntP;) eum propter dulcedinem 
aeludie «equercntur. Qui ceruens Kiitìcen vxort'm flniim a de- 
lonibue deteiitam in iufernn, Ijrnin Huaui usqne ud bo:jtÌnm iu- 
itnit pulsare cepit. Ad coneotii duleediiiem otnaed dcmnnes 
coiigregfiti. Qui, roguti ab Orplieo, propter eins liram 
norein ei reddiderunt, tali quidetn interiKiiiitii ctmdicione, quod, 
i retroepiferet, iteruni in iiiferuo reeluderetur. Qnod cum ille'' 
liteisset, proliiiua illuui sibi retinebant. 

JURtbyees i»ta pult'berrimu etit rutio bominìs, que dcsponsuta 
vni viro, ecìlieet ('hri»to. Sed u multili aliìs adutnatur, ut 
Voniternunt eam in pcecjitum, propter quod u Cbrieto, summu 
iioe^ occiditur, non quidem actiue, sed perinigsìue; permittit 
nim bene cadere in pei>eittum mortale, post quem ousum bomo 
iatiu infcruo depututur. Hed Cliristus optime gi'it pulsare 
lim eiiam, id est predicatore^, per quoe ipso loquitur, nsqne 
t iiiferuum propenindo, id cut ad cor hominis, in quo reclusa 
t ratio per peet'utum, ut ipeaiu reuocet ad penitenuiam , sic 
'esertim, quod rer^pìciendo retro amplìus non cnànl in peccu- 
!n. Sed, lieu. post peuiteucìara ratio frequentius reeidìnat et 
r congequens eternit penis inferno detinetur. 

f'a|.. -ti 
[De duoliiig liliis ilÌTÌili-utiliiis h^rt-ililaleml. 
Fìenecii ponit in declitumciouibus queudam casum et pre- 
ittit dwm leges, quiiruni prima est, quod mortuo patre ali- 



'li) 

(inorum fratrnm Hcnior debet diuidere hercditatem et ianior 
hubct eligere. Secnndn crut: ctium filiuB a Intere uecìpit* cum 
uliis kereditateiii. CasiiH fiiit iute, quod mortilo qnodam^ patre 
inanHcrunt duo filii, vnns a latore, qui fuit antiquior, et aliug 
le^ittimus, qui fuit iunior. Modo {Bl. 181 r.) iste a latere, quia 
anti<|UÌor, diuinit horeditatein per istum inoduni, (|Uod posait 
omnia bona ad vnam partem et matrem legittimi ad aliam 
Sed iunior aeeusat eum de mala diuisione, non tjuod esset mala, 
ned modo' quia voliiit eum eircumuenire. Hespoudet senior, 
(|Uod bene diuÌ8Ì8Bet, (]uia posHOt magnum honorem hal)ere eli- 
gendo matrem, (pii (piidem honor a multÌK aequiritur eum urmin 
et labore. 

Filiu8 senior, qui diuisit, fuit Adam, sed iunior et niiiìiimiK 
tiliuH, (1irÌHtUH, elegit matrem. 

(^ap. 4\\. 

De anosDrialione beate iiirginis. 

De annunetiatione ideate uirginis ali(]ui dieunt, (|UO(t coii- 
eepit C-hrÌ8tum bora tereia, niout Adam fuit i)laHmata8 et Cliristiut 
crueitixuK. Sed alii diount o])])<MÌt.um, Hciliret (|Uod in media 
noeti» (M»ncepit (liristum. (Quorum ratio est, quia secundinn iiu'- 
<liros fctUH Htat in utero IX mensibiis, niwi propter dofex'tuui 
|virtutÌH| rrteiitiue 7 u<»l S mense ('«rredìatur, vel propter defecUmi 
virtutis ex|MilKÌue ultra il nuMiseni retineatur. Sed l)eata uirip», 
per Kpiritum sanetuni inpn»<cnnta et per eonHefjuens in medio 
uirtutis eonstitula, nieliil defectus u<^l KUp<TfluitatÌH in se Imbellii 
in media noete diristum peperit. Krgo punetaliter ante mi IX 
nienses in media noete e<»neepit. 

Cap. 47. 

De croce. 

Psalnnis*: ,.Signatum (»st super nos lumen vultus tui, do- 
mine." t^uanilo (lyaeonus in t^eelesia «lebet <lieere ewangelium. 
aeoliti eum eereis ipsuni pn»eedunt ad signandum, (juod ewaii- 
^^(»lium (liristi est° <lo<*trina, qua illuminatum debet esse, niaui- 

' 1I8. (wcf'pit. ' li». f/Hmiam. ' Hb. mofluM. * Psslin IV i. 



liuti) ()niiu ut ipsf iljxit', -iieiiiii ucceiulit hiL'frnuiii et miiIi lunitùi 
pQHÌt" BÌue iu absi-oiidito , euiitru illuB, qoì occaltunt* àe ucìeii- 

lùtu Ac<]uisilum uct de^npcr »M «lulam, Postea RuhdyaconuH 
|)OUÌt palniitiii- ^li libro uwaugelioruiii ail HÌ^miiilDm, qiiod 

lewHDgelium Obriiìti est iagiim simue et oiius leue"* nttiuue 
finis, ad i|Uein [lerdui'it, l'oHtea dyurouu» fiitit 4°' (.Tacee, pri- 
team Buper ewuDgeliuiii itd Hi^iiaiidtiin, iiuod »jt ewmigeliuu 
iCIiristi crucitixi ; secuiidniii 8ti|)er frnnteui iid ^ignificanduiu, 
)(nod ipse »it et uelit eitt»e iuirtatur Cbristt entcifixi; ternani 
knper ob Ìii KÌg:mini, (|U(id non vereeimdctiir ewitiigolìum erucìs 
llopere et predieure; igiiartani jtoiiit ad pectng ad desigiiaudnni, 
^uod ÌBtud, (jnod dieit ore, liabeat lu mente. Et perlecto ewaii- 
;gelio farit «igunm erni^ia ante se, ut ip»mu et oinnes credente* 
eustodiat ab numi malo. Et vlfiinn ONCidatiir ewatigelium, ut 
ìpsum perdneat ad eterimm piitriiiiii i-l imiem. 



(luoil trihiilariu i 



V,,,.. 4S. 
indi dnl uilain t^l gituiliutu i 



iiiiiii* tunrlrm. 



„[u tribulacioiie dilatasti mii'hi."^ Valerius MaxJiuDK uurrat, 
|Bod multerei alique rumane, aiidieiite» qnod nuiiies Homaiii. 
[ni tunc extra iirliem erant, t-iim exereitu eonflieti ei^seiit et 
debellati, amiue ad uj<irtem turbate eraiit. 'Suii tameu snnt 
bortue. i|nia nim uel nunqiiuin uioritur homo prò trìstitia. 
Ratio est, ipiìa ex tristitia eor i-^mstringiliir et ealor uirtuali» 
fiteriilB eoiiaeruatiir ; et inde eot, qnod prouoeati et trilmlati 
extremitatibas membronmi ìnfri^ldaiitur et Fuerunt tre- 
nebundi. Sed miilieres ìlle audientes ab aliis uuuctiis, ipiod 
i non et>seut mortni, tani exeelleiiti gaudio ttunt perfuse, quod 
.ìnroRtinetiti mortue suiit inuente. lìatio est, (|Utu ex gaudi» 
excelleoti eor dilatatur et ealor aeii uirtna uatur»IÌ8 coaporando 
fenaneseit, unod calov cordis est iiriucipium nite et per con- 
sequeiiB liomo exlrngnilnr. Bene ergodicit: „FortÌ8 est ut mor» 
.flilectio.-» Mirimi emt. dicit Valeriiis, qund gaudium iBl.lSlv.) 
i sabito uirtutem eordis eient fulgur extingaere potest. Qno- 
modo ergo iimenìmus in regno dei, ubi obiectnm gandìi totaliter 



I Evang. Mstth. V l.i. 
ti gaudium rt manitr. 



'' H». wi:ultat. ' Evang. Matth. XI 30. • He. 
Psalm IV -2. • Cant. Canticonun Vili 6. 



^m 



t2 

est iiobie inoiìinatum ' ? Dircndum est, quod istnd nbieottui 
gaudi! <!Ht i|)Ha osseutialiter eterna ulta, ut idt^o nulla tuun «b J 
'ì\Wi\ [irocodiTC iiiitcìtl, 

Cap. 411. 
He Knadie niDHtIi ri BBarlirnii. 
De gaudio mundi Ioli 20*: ,.G;uidiuin viiorrite ad instar punQJ 
Sicnt jmnt'tUB uim* Imbet longitudinem wv latitadinctn wv 
funditatcìn, eie gauilium mundi inni eitt lungiim. Viide loh^^ 
Hpea y]>orrite peribrt, id fiit ^iiudium" mundi appurcnIiR et oim 
exieteutid. Nee etiam habet lutitudiuem, (|UÌa, mÌ vuuh Ictulnr, 
aiins trietatiir; hì viiub solutintiir , aliuM luxtu eum laerìumtDt; 
nec 'A" habet profuuditutom, quia, <iuaw<|iiam oxteriora meinlira 
letentur, tumen rutio et ttindereHÌH* existeiu iiitorìnH iii aiiiinii 
Bemper remurninnitur et tristiitur. Bene ergo est ad iiwtar piiuitii 
l'unetUH puHÌIuH Hub littera «iiiehilat vam, wd ttupru poHinia 
niitentìeiit et perlieit. SJii si ^uiidium mandi, iiuud ont ad innltT 
puneti, aliquibuB eubponatur, sic quod ipni ttitaliter ìiitiiUi 
ad niehilnm redueuiiliir , ut (|HÌlÌbet enrimi uoro dieerc poi 
„Ad niehii redaetug eum et neseiui." Sed 9\ gaDdiiiin pnnctlj 
iBtiuH mundi supra ponatur, hnu i>Ht, kÌ tntum ad giindium ceM 
rcducatur, tuiH- hominem perfieìt et beatittiditiem eiu» augi 
Legimns iit hintoriis lionianonim, quod reiu-rtente» de bcllu \ 
triumpho p<irtabant Beuta BU])er eapita in mi^mm, quod i 
triti mpIiatorCH, stent udhuc Lodio saneti in Higiium triumplii C 
dyitdematibug dopinguntur. Vnde pHalmus": nt'""i>>'^i u' ^ 
bone uolnutatis tne coronasti eos," Vnde Yaa 35': -Letieta i 
pitcriia (^ujier eapita eorum." 

Cali. 50. 
Dr drlrHrlioDF. 

Seneca'": nVlruni" detrarttir" iiitoia't i4tipi-rin8 nel inferii 

i refert." L'nlt dicere, qund non multum diflfert. ni detmctfìi 

biittat feees superfluaH do Hbo per natett et neressum uel qnod 



' E>. inppor tum. * Uiob XX li. * non von Rplftarar H 

Ioli Vili 13. • li», gaudi'. * Ub. sindfraU. EsÌ8t=«] 

ryt^gvni;) GewisBeiMtiUBe. ' Hb. pnctalt. ' PgalinTa! 

• Jesaisi XXSV 10. " Dm Ciiat sobeSnt gkh boi Senw» dìcU n ' 
finden. " Ha. non utrum. " Us, retratlor. 



- -'1 - 

ito qaiu, ut iiiw liìxit ', „iienitì Hnceiidit liicemniii iH oub mtxlio 
nit" 8Ìae iu abst'ondito, cantra Ìl!o8, qai occnitant' sic scien- 
m uiM)UÌsjtum uel ilwuper sibi (Intani. Poetea finbdyacouuB 

onit puluiuur swìi libro ewaiigelìoruui ad siguaiidain, i|uoil 

^wangettun] Cliristi i-'st iugiiin suaue et ohub lene" ' rulìoiie 
I» ad (jneni )ierdacit. Puslea dyafoiiua facit 4'"' cnit'es, iiri- 
Q enper ewaiigeliuiii ad siguaiiduiu, nuod ah (-wangelium 

!!hri8ti crtu^itìxi ; Heeundam M[>er frouteui ad 8ÌguÌlìi;andtim, 

nod ipee »tt et ueUt L-sse iuiittitor diritti erucìtìsJ; ten-iain 
Iper 08 ili )«>igiiiiiu, (|Uod uoii vereciindetur ewaugelinm croeim 
>cere et prodii-iire; quurtaui puiiit ad peetiis ad desigiiaiidiim, 

aod ÌBtnd. qiiod difit «re, Uabeat iu mentt. Et perlecto ewaii- 
ilio farit nifirtituii i-nicis ante se, ut ipsuu et oniscs credentes 

nstodiat ub uiunì umln. VA vltimo osi-uìatiir ewangelìnm, Dt 

psniu ]>erdu(-at mi eternum putrìam et {mcem. 



Qdod Iribulariu inuiitli dui niliiin i-l giiiitliiiru diiiikIÌ' inorlvni. 

,.In tribuladone dilatasti niiclii,-* Viilerrue Maxinms narrai, 
[Uod muliere» alique romane, audiente«( rjuod omuett Itomaui, 
|ni tnnr extra nrbem erant, enui exercitu eonflieli essent et 
|el>eUati. naiiue ad uiortem turbate erant. Non tainen sunt 
bortue, (juia raru nel iiULqQimi moritnr homo prò trietitia. 
est. i]nia ex tristitia eor eongtringitnr et ealnr uirtualis 
bteriuH consoniatnr; et inde ewt, cjnod prouocati et tribillati 
extreniitatìbu» uiembniruui inrrigidantnr et faeront tre- 
Debtuidi. Sed imiHeres ilte uudieutes ab atiitt uunctiig, qiiod 
iioD esaent mortai, fani eseellenti gaudio unut perfuse, quod 
neontinenti niortue aiuit inuente. Katio est, ijuia ex gaudio 
.celienti eor dilatatur et ealor »cu uirtn» naturali» euaporando 
nianescit, quod ealor eordis est priueipiuin iiite et per con- 
iqneiiB homo extingnìtur. Bene ergo dicit : -Fortis est ut mors 
ileetio.^* Miram est, dicit Va leriue, quod gandinm (Bl. ISlu.) 
subito uirtntem eordis sient fulgur estinguere potest. Qno- 
Bodo ergo innenimus in regno dei, ubi objeetuui gandii totaliter 



' Evang. Hattb. V V>. " He. occidttil. ' Evang. Maith. XI 30, ' Bs, 
gaoilium et muiul,. ' PBaliii IV 2. • fant. Canliforum VHI 6. 



JIa — 

est nobis iuopinatum^? Diceudum est, quod ìstod obiectum 
gaudi! est ip^a essentialiter eterna uita, et ideo nulla mora ab 
ipsa procedere potest. 

Gap. 49. 

Re gandlo «nudi et ganrUrM. 

De gaudio mundi Iob20^ : „6audium ypocrite ad instar puncti." 
Sicut inmetuB non* habet longitudinem nec latitudinem nec pro- 
funditatein, sic gaudium mundi non est longum. Ynde Iob8*: 
Spes ypocrite peribit, id est gaudium* mundi apparenti» et non 
existentis. Nec etiam habet latitudinem, quia, si vnus letatar, 
alius trista tur; si vnus solatiatur, alius iuxta eum lacrimatur; 
nec 3® habet i)rofunditatem, (piia, quamquam cxteriora membra 
letentur, tamen ratio et sinderesis* existens interius in anima 
sem])er remurmuratur et trista tur. Bene ergo est ad instar puncti: 
Punctus positus sub littera anichiiat eam, sed supra positos 
autenticat et perficit. 8ic si gaudium mundi, quod est ad instar 
puncti, aliquibus subponatur, sic quod ipsi totaliter inuitantur, 
ad nichilum rcducuntur, ut quilibet eorum nere dicere possit: 
„Ad nichil redactus sum et nesciui." Sed si gaudium punctale" 
istius mundi supra ponatur, hoc est, si totum ad gaudium c-eleste 
reducatur, tunc hominem perficit et beatitudinem eius augmentat. 
Legimus in historiis Romanorum, quod reuertentes de bello cum 
triumi)ho portabant senta super capita in signum, quod essent 
trium])hatores, sicut adhuc liodie sancti in signum triumphi cum 
dyadematibus de|)iuguntur. Ynde psalmus®: ^Domine, ut sento 
bone uoluntatis tue coronasti eos." VndeYsa35*: ^Leticia sem- 
piterna super capita eorum." 

Gap. 50. 

De dctrarlione. 

Seneca'®: ,,Ytruni** detractor*^ intonet superius nel inferius, 
non refert." Uult dicere, quod non multum diflFert, si detractor 
emittat feces superfluas de cibo per nates et secessum nel quod 

a 

* Hs. inppor tum, • Hiob XX 5. ' non von spaterer Hand. 

* Hiol) Vili 13. * ìl8,ga iddìi. • Hs, sindersts. EBÌBt = synderesis 
(griecli. oryr/intjntc) Gewissensbìsse. ^ Hs. puctale, • PsalmVlS. 

• Jesaias XXXV 10. " Das Citat scbeint sich bei Seneca nicht zu 
finden, " Hs. non utruin, " Hs. retrattor. 



— a> - 

iiilitcr t'itì liciieftti'f rct , ih-dt'l'Ulit lilio nun (jiiiliiiei. iin'(ii;iiii 
.rtem iMilcnte sue. ìit m quilibot retinuil dimidiain polentam, 

it ìlle puer httbnit t|ntn<iue outn dimidia ^ulus. 

Sìniiliter !)aii' dinÌ8Ìt terrnm XI Irìbutiue in fuiiieuli»' distrì- 
LIjouìb ita. qiiod iinclibct tributi liabiiit de diiitiit^' [Kircuinum, 
;c«ptii! Bac«rdotÌbu« . i|UÌ tuenint de tribn Lenì, qui nielli] 
ilraerunt de oiuitute. sed a i|iiRlibet tribù dedmam partem ai-- 
epenint. Et Iioe idem liodìe in eeijleBÌa secuniUiin institiieiones 

fKpalett deberet oeruiiri, n Beeulare» non enneut ita dii'ficileg ud 

Tfddendtmi. 

Cap. 53, 
Ile pt'Hìtficia fi rf»lìlucÌBiic. 
Une. ly*: Uixit Zìiebenu <_'hrÌBt(>: „Si i[uid uli<|uem defrau- 
iiftiii, reddo qnadrupliter liguraiu buiiw." 2** n^frum 12*, ubi 
lUeitnr, quod NatUan mitusui!) a deo dixit ud Daiiid: nUuo uiri 
Biuit in eiuitate vna, vuus diiies et alter jianper. Dlues habe- 
Iwt itnes et boUDB plurìmoe, iiaujjer anteni hubebat vnam Bolain 
onera, que de pane ano eomedìt et de calice bilùt et crat illi 
qnsBÌ filia. Aficidit antem, ni perefjriuos neniret ad domuai 
dioitis, qtii* «-nm deberet facere coQUiuium (B/. 182o.), voleiis 
jmrcere onibue snie, act-epit ouem panperi» et mactanit." Et 
ilijitDauid^ ad Nathìiu, dans seiitentiam centra se ipsum Ìgiw- 
ranter: „Viuit dominue, quoniam iilius mortis est [uir] *, qui fecit 
[hocl'; ouem reddut qnadmpliim." Et sic factum eet in rei 
Dentate, quia in tribus reddidit quadrupluni: Primo quautnni 
«d mnlicris federacionem, scilicet Bersabee', ^-xorie Vrie, ([nani " 
«b eo rapoit occulte et ciiffiiouil, ut Uabetur 2 lìegum XI, qnod 
aere reddidit quadruplum, qnin , ut babetur 2 Hcf^um Itì, ad 
silium Architofel AbBulon 3 concubiua» patria sui Dauid 
eoguouit in medio solarii, iu tabcrnaculo coram viiinerso Israel. 
Et S Regum 13 dicitur, qnod Annon, primopenilue Dauid, vio- 

' Nichi Dan oahm die Veiteìlung vor. Vgl. Josua XIX 51: Hoc 
tmt potuesaionet, quas torte ilivieeruiit Elea:ar ■inveriìoi H Imuc fiUng 
KiM et prineipes familiarum a« tribuum Jiiiorum Igrad •" ■Wo coram 
JkmÌHO ad Oitium tabernacitli UntimoHri, part t(j 

fimleido = mit iler Hessaubour. ' Hb. (*>ui*J(iM^^^^^^^UiUcsfl XIX 8. 
■E Be;. (= 11. Sani.) Xll 1 f. • Hs. ««t^^^^^H^ '''""''" 
'Kacli Adt Bibel. * (iemeint ìat Ì 



24 -- 

Viicle llM'liu^( rst, quod 8Ìi^ simìlis patri tuo.** Et abstulit barbam 
oiu8 et reeessit. Tereio iienit ad 3% seilieet Bachum, denm 
tabernarioruin , qui liabuit duos eipbo^ argenteos super mann» 
Buas. (?ui dixit miles: ^Kusticitas magna uideretur in me, 8i 
non recipereui \ ex quo tu, (*um m deus, ita liberaliter porrigie 
miehi oifos istos.'* Et Htatini recepit eo8 et recessìt. Peruenit 
ultimo ad 4, qui uocabatur seeret^riuB, quia furta et alia secreta 
manifestabat, propter <|Uod multas ymagines uotinas coram se 
pendontes habebat de argento. Quas miles omnes aeeepit et 
dixit ei: j,Seio, {{noà sis* seeretarius et eonsueuisti furta reuelare. 
Sed vnum dico tibi, quod sum miles probus, et si vuquam at- 
teniptaueris manifestare id quod modo feei, sic de mauu mea 
militari cum ista claua te traetabo, quod nunquam ampline 
aliquem aceusabis. Et in perpetuam rei memorìam dabo tibi 
signum, sed non Yone prophete*.** Et percutiens* commiouit 
caput eius. De mane autem venientes saeerdotes invenerunt 
omnia dissipata et dixerunt secretario, quod eis reuelaret, qui8 
hoc fecìsset. Qui i)rimo tacuit et t-andem i>ost multas hora8 
illis instantibus respondit dieens: 

Tempora • mutantur, 

Homines deterìorantur. 

Et qui Yorum luqaitnr. 

Caput ei frangi tiu". 

Cap. 52. 

De sacerdolibus el declMis. 

Erat*^ quedam mulier, que habuìt vnum tìlium et copulati 
est viro liabeuti XI tilios. Sed mulier melius respexit filium 
priqu-ium quam fìlios viri. De quo vir, reeeptis querimonìi» a 
tiliis suis, ipsam redarguit. Que i)romittens emendare sequenti 
die feeit XI polentas et dedit cuilibet puero vnam, sed filio 
proprio niehil dedit. Et statim pueri liabitis polentis fortissime 
romederunt et nulli aliquid dcderunt. Quibus nouerca: ^Mul- 
tum**, inquid, ..esset inourialo, «juod sic soli comederetis et niehil 
daretis tilio meo.- Qui sperante?, quod nouerca " alio tempore 

* Hs. rcvipcm. * Hs. scim. ' Eine scherzhafte Anspielung auf 

Kvang. Matth. XVI 4: Signum non dahiturei. ntsi signum Jonae prophetat, 

* Ils. jicutf'enò. * Hs. tempore, Vgl. tempora in Panlis Sehimpf mid Ernst 

M. don Aubauj; . • Tls*. nrat. ' quod nouerca in der Hs, doppelt. 



UiiliW eia beUL'fuceivt , iledi^runt filio i^iio i|iiilìl)(;l. inodiniii 
rtem jioleiite sne. ICt sic quilibot retiiiuit dimidìam |iolentjnii, 
I ille [iner luibuit iinini|ue cuni dìmidìu i^ulue. 

tìimiliter ]}an^ diiiwit terra ui XI tribubue in fmiiciiln' dintri- 
Itinnìs ita, i|(iod qiielibet tribii» hftbuìt de (.'iuitat?^ purcioiieui, 
EceptÌB sueerdotibus , ijui t'uenmt de tribù l.eiii, <iui tiiehit 
Bbnerunt de fluitate, sed a i]aalìbet tribù deeimaiu partem ai-- 
Bpernut. Et bw idem bodie in eccleniii secuiidum institueioui'w 
RpttleB deberet neruari, si 8eculai'e» nou CHsetit ita diftìcileB ad 
eddeudnui. 

(.'ap, Ó3. 
ih (ifuilrocin et reslìUriour. 
Lue. Jy*: Dìxit Zaebeus Cbristo : ,.Si quid aliiiuftu defrau- 
Bui, reddo ((uadruplitcr fifriiram huius." "2" regum 12', ubi 
icitur, (juod Natbau iuIasiim a deo dixit art Dnuid: „Duo uiri 
I (jiuitate vna, vuhh dìues et alter pauper. Diues habe- 
Kt ones et boues plurimuB, paiiper nutem habebat vnam eoiam 
nem, (]ue de pane san comedit et de raiice bibit et erat Ì11i 
nasi fili». Aceidit autem, Ht pereg:riim8 ueniret ad domuni 
htitis, qtii* cuui deberet faeere eonainium (B/. 182».), voleue 
arcere onìbns suis, nccepit tmeni pauperi» et inactauit." Kt 
ixlt Dauid ^ ad Xatbuu, dans sententiaiii euntra »f ipsum igiio- 
Knter: .Viuit dumìuus, quoniau tilius lunrtia est |iiir]^ qid feclt 
hoc]*; ouem reddat (juadruplum." Et sic factum est in rei 
erìtate, quia in trìbuB reddidìt quadrupluiu : Primo quantum 
1 mulieris federaeionem, wciiifet BerBabee", vxoris Vrie, quam^* 
) eo rapuit occulte et cognouit, ut babetur 2 Kegum XI, qnod 
ere reddidit quadruplum, quia, ut babetur 2 Kegiim 16, ad 
posilinm Arcbitofel Absalon 3 concubinas patri» sui Dauid 
Dgnoiiit in medio 8olarii, in tabemaeulo coram ruiuerso iBrael. 
>t 2 Regum 13 dicitur, quod Aunon, primogenitns Dauid. vio- 

' Nicht Dan nahm die Verteilung vor, Vgl. Josua XIX 51-. Hat 
Mt pOMiMiiioncs, quas Sorte divitrrunt EUaiar naccrdos ri laaue fiUu» 
ti» e/ prineipes famiUaram ac tribuum Jìliorum Israel in Silo eoram 
omino ad oslìum labernaculì te»tìmoHÌi, partitique sìtnt terram. ' in 
Mt'ctflo ^ mit der Meagscbnur. ' Ks. eiuitatem. * Evang. LucM XIX 8. 
JL &tg. (= 11. Sam.) XII 1 f. • Ha. uui. ' Hs. dna = diminuì. 

Hack Aar Bibel. " ('cmeint ìm Batseba: iHeselbe fona i 

" Il§. iiuwl. 



lauit pro])riam sororem suam, filiam Dauid, de quo facto torbatm 
est Dauid ualde. Secando reddidit qnadruplnm quantum ad 
inebrìationeni , qua inebriauit Vriam. Sciebat enim, quamute 
vinum formaliter et actualiter fucrit frìgidum, quod tamen vir- 
tualiter est caliduni. Pro quo deus dedit sibi quartanam, quia 
dicuut quidam, quod ante mortem suam habuerit quartanam, 
que primo dat frigus, postea calorem. £t licet istud expresse 
ex litera non habeatur, tamen elicuit ex dictis suis, quia dicit 
psalmus 37*: „Non est sanitas in carne mea a facie ire tae^ 
non est pax ossibus meis a facie peccatorum meorum^ afflictns 
sum et liuniìliatus sum nimis, rugiebam a gemitu cordis mei'.'^ 
Leo enim consueuit tacere rugitum, quando quartanam patitor. 
Et(>^ dicit: ^Sana me, domine, quoniam conturbata sunt omnia 
ossa mea.^ Quartana enim multum consueuit conturbare ossa 
kominis et membra. 3^ reddidit quadruplum quantum ad homi- 
cidium, quia Àbsalon fecit eouuiuium, in quo oceidi fecit Annon, 
fratrem suum, ])rimogenitum Dauid, propter Tkamar, sororem 
propriam, quamuis lauit, ut habetur secundo Kegum 13': Mula» 
etiam duxit Absalon ad quercum densam, et suspensus crim'bus 
mortuus est. Vero Ioab transfixit eum tribus lanceis, ut habe- 
tur 2 Kegum 18. Adom autem, iilium Dauid, interfecit Banaias, 
iilius loiade sacerdotis, post mortem Dauid ad mandatum Sala- 
monis, ut habetur 3 regum 2®. Etiam idem, ut habetur ibidem, 
interfecit Ioab, magistrum milicie Dauid, qui fuit nepos Dauid 
et filius Saruie ad mandatum Salomonis, cum tamen tenere! 
cornu altaris. Et sic 4 sunt. 

Gap. 54. 
Qnod bonus cibns et poing facil hoiuines iocondos et rrtrahit a rfliptae. 

Dicitur vulgaritcr, quod ventcr bene bonis cibariis repletns 
facit lotum (•ai)ut. Ratio potius est, quia istud quod est magis 
consonuni nature, illi membra naturalia magis congaudent. Sed 
magis est consonum nature, quod in corde hominis sit bonum 
vinum et bonus cibns, quam quod sit vacuum, quia natura ab- 
horret uacuuni, ut habetur in 4® physicorum^ et etiam quia 

* Vielmcbr Psalm XXXVIII 4. 'Hs. o/Vi. irei, *Es.hu. sumnù 
rugi, age, cor, mei, * Psalin VI 3. * Vielmehr II. Reg. (= II. Sam.) XVIII 9. 
* Vgl. Aristoteles , Phy8i(;ae IV, (5, 9: 'Vu fih toìvvv ovx eau xfxìoqìo- 

iitvov XFvóv, ex Toviiov fotÌ ò^Xov. 



07 _ 

iniim Ieti6eat, nt dicit psalmus 103*, et pnuis cor hominis ooii- 
aniit, nt kubetur psalmuB 103'. Fi^uram huìuH liomutis primo 
Bveaimiis] regoni 14' de Yomitha, qui, neeciens prohibinionem 

[tris sui Saul', iiitiuxit sumniiUtem virge, quaui teoebat, in 
ÌBam uiellis et {Kisuit ud us. ^Et illuminati suut oi'uU eiu»"*, 
} egt fucies eius cxliiluratu" CHt re&nmptis tiirìliuij, ut dieit 

igJBter in hystoriii geulastica. Oicitur etc. 



Cap. 55. 
[Dr bpal* Lodewiro.] 

Dicilur de tieatQ Lodewieo, quod, eiim semel comedpret 

to'iBJis" cum magistria et fratribiM in domo hogpitum, misit 

1 liomicellum i^irca principium meiiue, ut uideret quod face- 

trutre» in refei'tnrio. Qui reuersua dixit: -Bene stant. 

Uibet atteudit nd k'i'ti«iieiji et iid eu, que unte se babet." 

wadit rex: «Non stant bene." Ad boram iteruni mieit, qui 

rens iBl. l^r.) dixit regi: ^Peius staut quam priua, (juia 

1 murmuraiit inter gè et dou atteudiuit legentem eieut ante." 

fepondit res: „MeliuB stant.'' 3° misit et reiu'rsuw respondit, 

'jiod peiMiime stareut, (jUÌh tantum elamabant, quod nullns uu- 

'li'e poterat lectionem." HcHpondit rex: 31'ido staut o}itime." 

\ quando fratrea bene eouiedunt, Huut leti; Hed quando mule, 

. aliquis aperit oe sunm ad cantundum, ut piitet in die pa- 



Ca(). 5tì. 
[De sipififaiione digìtornm.] 

■ Fsalmo 8': „Videbo celoB tuoe, opera digitorum tuornm." 
era dig;ìtoruni dei sunt opera patriii et fìlli et epiritus suneti, 
imnis singuiariter Bpiritui aaneto aliqua attribuuntur. Vnde 
itanaUB de eo: „Dextre dei tu digitus." Et notabiliter dextre 
difTerentiam mali spiritus, qui est digitu» ainiatre. Cum ergo 
destra sint qniuque digiti, uideamns ]ier quem eorum spiritut^ 
Irgnetor. Per pollicem, qui est maior, uel per anricnlarinm*, 
i Mt DÙDOT, non potest deaiguarì, quia Inter personas diuiua^ 

' Vers lf>. ' Vere 27. • Ha. nouh sa TOr Saul. 'Vgl.I.Rpg. 
1. Samo XIV 27. ■ Hs. exkiUrnta. ' Ha. Pariaius. ' Vera 1. 
tei Olufiu^er, d. li. dei kleìne Finger. Vgl. italies. dito auricolare. 



._ iw -- 

uiillu est maior nel minor; uec per indic<?in, quia i>er indieeui 
]M>tenteH indìcuDt mibditis snm, c[Uod faciaiit hee uel hcc ; Bcilicet 
potontia attribuitur patri, ergo ctcJ; iiee per fidinni^, qiii eou- 
tiiiet ouieu. SpìritiiK sanctus ])er medium di^tum desi^atur. 
Si non per potentiam et sapientiam accusutar', per misericor- 
diam, pietateni et elementiam misteutatur et exeusatur, quia 
miseraciones eius snjier omnia opera eius. Vnde lougior e»t 
medius digituB (piam alitjuiH aliorum. De isto digito dicitur iu 
ewangelio, cjuod CUristus digito dei seriberet in terram, quandu 
ostendit ruinam illi niulieri adultere*. Vel aliter opera digi- 
torunu id est opera uirtutum. Sunt enim 4 virtutes cardinale». 
Prima est fortitudo, que per pollicem designatur. Sicut enim 
])ollex habet duas iuncturas, ita fortitudo debet esse duplex, 
seilieet iu agrediendo ardua et sustinendo adnersst. Secunda 
est prudeutia, que per indieem designatur. Sicut enim poUei 
sine indice non multum opera tur, ita fortitudo sine prudencia 
parum valet; immo secundum sapientem* melior est vir pmdei» 
quam fortis. Tereia est iustieia , que in e(j[ualitate et in medio 
W)nsistit, vnde per digitum medium designatur. Quarta est 
temperaneia, ut homo in omnibus membris suis sit temperatots 
Vnde ])er digitum eordis designatur, (juia cetera membra « 
rorde reguntur et ordinantur. Vnde ille diues, epulo quia |)ee- 
rauerat ])er intenq)eranciam, jM^tiuit, ut Lazarus intingeret ex- 
trenuim digiti sui et refrigeraret ® linguam"' suam^ 8ed quin, 
ut dicit lieatus (Iregorius^, qui eeteras uirtutes sine humilitok 
coiigregat, quasi pulueres in uentum portat, ideo poterìt addi 
(juinta uirtus, seilieet humilitas, que per aurium**^ designatur. 
[sta uirtus non solum peruenit usque ad aures dei, sed etiaui 
iiitrat usque ad vulnera Cliristi, omnes iniurias et obprobria 
tollerando. De ]>rimo digito dÌ4*tuni est Thome: ..Infer digituni 
tuum hue^'." 

* D. lì. : Also kaiin der Zeige tinger nicht dea apiritnn ,sanctuf be- 
deuteii. ' fidi un (se. diffitus) musa Treufinger, Ringfinger bedenten. 
wofilr welter unten difiitus cordift vorkoinmt. * accusare = anzeigen. 
* Vgl. Evang. Joan. Vili 3 f. * Vgl. Sapientia VI 1: Melior est 

.sapientia quam vircsj et vir prudens ([uam fortis. • Hs. refrigertt 

' Hs. li(juaw. « Vgl. Evang. Lucas XVI 24. • Ha. G sUtt Gregoriut, 
Vgl. (Tiegoriiis Magmis, Hoinil. in Evang. Liberi, Hom. VII (Migne. 
Patrol,, Sor. lat. LXXVI 1103): Qui sine hu militate virtutes congregnt 
in ventum pulverem portat. ^^ aurius := dem oben vorkommenden 

(utrictdarius (se. diyitus). * Vgl. Evang. Joan. XX 27. 



Cap. tìl. 

i ««110» presentr DvliirrN ttmì Ìnn|iÌBil sin|:iiinarp.] 
Mi".) Kiicio unare ttccisnn ub aliquu ini'ipit df miuo saiigiii- 
nperneiierit oecisor, redditur uh Aiubruuio iuExumetou'. 
nliquia oeciilit alium in furia, ex calefuctionu spiriliiR 
ir et pcrueuiunt usfjiie nd uitiiium et f;ludiutu et in 
ne per ualuas intrunt corputii ui-cido'. PoBtiiUtim sinigui- 
tauit, ai |iost aliqUHH liorafl snpeniem'ht ocusor, spiritiiB 
ente» reddire uà Incum suuui iintiiriileiii, vnde exiiieriiiit, 
; vuliiera, wiinfriiineiii rtecuiii diiceiidd. 



Clip, tó- 
Dc «rulis njps. 
ocnlnfl tuus 8cundHlÌzauerit te^ ctc* Sicut eniui fur 
Ostio intriit per fenestritin , sie dyabolus, quiiiid» min 
iladfre liomitii per liostiuni rationis, iniiudit jier M'Iihus 
3. Quod patet per ti^uruo), |ier inoraleni instructnruni 
laeTHUi 8i-riptTiram, per Miciil, eecundogenitani Sauli, 
Uuniditt, (juc respexit per leaestruui, ut liubetur 1 IJe- 
et per ipBUDi Duuid, i|ui uìdit Ber^ubee" ne luuantem eto. 
i hyaloritim. Legitiir de prediutn Mieol, quod non pe- 
rni nHque ad diem uiurtit!. Momliii iiiutruL-turn etit ud 
u legitur in liiaturtii^ Kuiuaiioram, quod, eum quidam 
easet Ìii exereicio rum militibu» snÌB. nìdìt uxorem prò- 
. filiam per fenestram re^picteutes et deecenden» de 
idit ambas in exemplum aliaruni. l'utet ei'iam t«reÌo 
ura, quia more aflceiidit per feDestniiu; levitar' eccle- 
1". ..ytnlliis de fejieBtm reapicit,"' 

Cap. ()3. 
[De sriilpluris ■rutili».] 
ani in qiiodam tempio, quod uociibatur Pantheon, quod 
t omnium Hanctorum et voeiiliir modo ad »auctiun 



In Cap. 61 lautot der Tìtel des liier geueintea 
le oben eÌDgesetKt. * Der Sina der letzten WorMji 
n treten sie (dìo (ìoi^ter dcs Mòrtlerej i 
■Vgl.ET!Uig.Matih.XVIU9. * Die «ielle » 
l) Vi 16. * Ucmeiai ist die Batseba; vgl e 

ie fi. ' Vgl. Et^clesiitsticug (Jesus Sirach) 3 



•- 3(> — 

cum auibus et venando intruuerunt viridarium cuiasdam magni 
nobilis. Quos eum nobilis de palutio nidisset, quesioit, qui 
eBseut, et quia imllus nouit eos, commisit, ut ad arbore» suspen- 
derentur. Quod eum factum esset, episeopus dixit regi. De 
quo rex incoutiueuti cum epincopo nimis turbabatur et iurauit 
ad sancta dei ewangelia, quod fac«ret eum snspendi. Et cum 
poneret [rem] in cousilium, maior pars disuagit, allegantes, qaod 
maxima diuisio regni ex hoc sequeretur. Couuocatis ergo multis 
religiosi» litteratis, petebat utrum in ilio iurameuto posset secum 
dispensari. Qui dixerunt, quod bene propt^r comune bonam 
totius regni, allegante», quod Herodes propter iurameutnm non 
tenebatur lohannem decollare, quia peticio puelle fuit irrationa- 
bilis et iniqua. Sic quamuis episcopus ille iuste peteret iusti- 
tiam de morte nepotum, tamen, (juia et maxima^ turbatio regni 
ex hoc sequeretur, iuramentum, quod rex improuiso iurauerat, 
non tenebatur'^ adimplere. Et cpiamuis non posset satisfaccre 
intencioni^, tamen satisfecit nerbo, et fecit eum yiuum nndiun 
Huspendi ad patibulum per aliquas horas in vno sacco et depo- 
situm ponderari cum Horenis. Et ut non uideretur hoc fecisse 
appetitu i)ccunie, diuisit pecuniam in tres partes et predicatori- 
bus dedit vnam ])artenì, de (|ua edificauimus dormitorium et re- 
fectorium, et minoribus et monachis de sancto Germano alias 
duas i)arte8, de «[Uibiis edificauerunt eoclesias. 

Cap. 00. 
[De geiieribus arlis diiiiuaiidi.] 

Primo lie^iini*: ..(inerite michi mulierem phytonissam^* 
MuliercH apcion^s sunt ad artem istam, quia magis astri» sunt 
siibiecte sicut miiius habentes de intellectu. Aliqui diuinant 
per inuDcacioneni demonuni et uocatur nigromantia, aliqui in 
igne et uocatiir i)ireiiiantia, aliqui in aqua et uocatur ydro- 
niantia, aliqui in maiiibns et uocatur chyromantia*, aliqui iu 
garritu auiuui et illi uoeantur auruspices\ et [aliqui] in spatula 
et uocatur spalulauiantia. 

^ l\s. via.via. '^llìi. te ne rei li r, ^ Us. intena'onem. *Vgl. I. Keg. 
(:= I. 8am.) XX Vili 7. '^ = pifthonissam der Vulgata. Vgl. it&L fitonma, 
Jitoncfsòd neben pitoHfòna* • Hs. yromantia, ' Statt auruspicci 

(harufipirt's) solite e? auspivcif heissen. . ■ 



31 — 

Cap. 61. 

[^wiire ertisorr preseulf aulnrrn ortiù iBripìaiit ganguinarr.] 

{SI. 184/'.) Racìo i[Uure occisn» ub )ilii|Ui> incipit de uouo àangai- 

Bre, si Biijierui'ncrit ocfisor, redditor ah Ambrusio in Esiiiiierou '. 

[oando aiiquis occidit ulinm In furia, es caI«fuctioiie spiritna 

iatdantur et perueniiiut u»qiiG ad muiiuin et gludium H in 

irtnisflione per uulnuu intruut (.-orpus ucciso^ Poetriuain mingui- 

3 c«aaauit, si )>08t ali(|iiuB horug «uperueiierit occi^r, epiritu» 

, qnerentes reddire ad lut^um suum nutnrHleiD, vnde exiiierunt, 

IlanHennt minerà, t4.-in^ineiii tremili dnconilo. 



L'ap. &2. 

De truliii upi. 

„Si oculus tuu8 sciindalizanerit te" etc' Sieut enìm fur 

^aen hostìo intrat per fcneHtnmi, «ie dyabolus, quandn non 

' ftoteut inuadere lionuni per huistium ralionie, inuadit per nenanH 

cxtcriorcB. Quod putet per figurimi, per uuiralem instnK^turani 

et per saiTam scripturam, per Miciil, Beeundogenitijm Sauli, 

vxorem Dauidis, (ine respexit per leaestraui, ut hubctur 1 IJe- 

gam li*, et per ipHiim Uauid, (pii uidit Bersabee^ ne lumuiteni et(^. 

Nota Iiystoriuin. Leg'itiir de predicta Mieol, quod non pe- 

perit tiliuni UB(|Ue ud dieni morti)*. Moralis instruetura est ud 

hoc, quia k-gitiir in historiis Koniaiiorum, quod, eum quidam 

IribuDua esset in exercieio rum mihtibus aula, uidit uxorem pro- 

L prìatn et filiam per fenestram resjiieicutes et deseendens de 

I equo oeoidit araba» in exemplum iiliurum. l'atet ecium tereio 

t scriptura, quia mors ast-endit per fenestram; legitur* ecele- 

wtiei 21 \ ..Stultus de ienwtra respieit," 

Cap, (-.3. 
[Rf srulplaris mi-usìun.] 
H(imfli]i in quiidam tempio, quod tiueabatur Pantheon, quod 
le o»t Duuiium Bancturum et voeatur modo ad sanctani 

' Un. fanrroH. In Cap. G4 lautet (ler Titti dea hier gemoinlen 

n^tkea wie oben eingesetit. ' Der Sina der letzten Worte isti Und 

eim 8vUagen Ireten aie {die (.ieiaier dea Mtìrders) in den Krirper dea 

fOetcHetea. ■ Vgl.Evang.Maith.XVim. • Uie Stelle atelit lI.Beg. 

|(^U.8uii.) VI 16. * Uemeint iat die Batseha; ygX. oben Cap. 53. 

^Bs. lr:gtrt ». ' Vgl. Kuclesiasticufl (Jesus Siraeh) XXI -ib. 



— M - 

MariAin Rotandaln^ habiieruut seuiptos XII luen&es, qnilìbet 
sceundum Buam proprietà tem, lanuarinm circa ignem et sic de 
^4iIlguliB. Et in fine eniuslibet mensis, 8i fuit tempu» plnniosimi 
et iumunduni, omneB voniebant et eum luto maeulabunt scnlp- 
turam illius uiensiB. 8i autem ultima dies illias mensis fuit clan 
et lucida, omnes cum rosis et floribus sculpturam eius corona- 
bant. Sic moraliter bonitas cuiuslibet rei a fine dependet, quia 
cuius finis bonus, ipsum quoque bonum [putamus], et per fon- 
sequens digne debet coronari. Vnde poeta: 

Qaidquid agi8\ pradenter agas et respice finem! 
({uia omnis laus in fine canitur. Figura et exemplum in Sade 
et Inda apostolo, qui bene inceperunt et malum finem habneniiìt, 
op])osituni de Paulo ai)ostolo. 

Cap. M. 
De peccali ■trlali. 

►Scribi t Ambrosius in Examcron de quadam anicula, que si 
teneatur ante infirmuni et respiciat eum, signum est conualescencie; 
si autem auertat caput, signum est mortis. Et pot^st esse racio 
naturalis, quia auicula illa nuturaliter diligit hominem ethabet 
olfactum ualde bonum, et quando homo vicinus est morti, pulre- 
facti vapores de corde et aliis menbris exalaut et iiificiunt 
:ì(»rem, Quos percipieus auicula per olfactum auertit faciera. 

(iuid i)er istam auicnlani jintelligitur] nisi deus, qui, veiiieus 
ad iutìnnort in lecto i)eccat<n*uni decumbentes, si sentit hominem 
interius corui)tnm et desi)eralum, auertit faciem; si autem va- 
pores lìumidos recei)tos3 non coruniptos sentit, scilicet lacrimaH 
in corde motas, non auertit faciem, sed respicit cum diligcnt^rV 
Exemplum de IVtro, qui fleuit amare, quando domimw enoi 
respexit, «le Zacheo et Magdalena. 

Cap. 05. 
[De regina Saba.] 

( BL 1S4<'. ) De regina* Saba dioitur, quod, (quando ueniebatad 
regem Salomoiiem ad uidendum api)aratum sue curie et oriuitum, 

^ Das Pantheon in Rom heisst auch Sta. Maria ad Martyres oder 
(lelhf Rotonda. - lls. ago.^. Vgl. BUcbmann, GetìUgelte Worte (Re- 

«ifistori. * Hs. rfi'f'ptes. * Uh, repia. 



— 35 — 

Trìnitas diuina tanquam militeg fortiBsimi cxpandiderunt 
lìpeos suos in tabula rotimda^ hiiius mundi, quia pater suam 
otenciam in mundi creacioue, filius Huam sapicutiam in eìuu 
ubeniatione, spiritus Banctus suam clemeuciam in honorum 
istribucione*. Tandem venit dyabolus et suasit Uomini, qui 
fins cecidcrat per snperbiam confusu» per poteneiam patria, ut 
iingeret elipeum filii, scilicet peccando contra sapientiam, dicens: 
Si comederitis de ligno iato, eriti» sicut dii scientes bonum et 
lalnm.^ 8tatim homo peccauit et sic clìpeus filii fuit tactus. 
nde oi)ortebat, quod filius deseenderet de castro c^lorum et 
iabolum, qui occasio fuerat, debellaret. Sed ipse i)remittebat^ 
oiictium archangelum, (jui aduentum ipsius Marie nunetiaret, 
t dominum suum armaret, naturam humanani in eius utero 
irgineo assumendo. Que fetatim obediuit, dicens: „Ecce ancilla 
Dmini.'^ Et Christus statim naturam humanam assumpsit et 
impum dyabolum debellando intrauit. Et quia ipsum deuicit, 
loriosam virginem laudemus cum angelo, ciue talia arma attulit, 
icendo: „Benedicta tu in mulieribus" etc. 

Xomen domini Ihesu Christi et virginia Marie sit benedie- 
im in eternum et ultra. 



* Hs. rorotuntJa. - Der Satz kònnte verderbt erscheinen, ist es 

i)er mcht. Man nehme quia = «namlicU". Vgl. Jtibrosberìcht iiber 
ie Fortschr. d. rem. Phil. I 71. * Hs. premitUuft. 



^* 



A n h a n g. 



Za Ca]). 1. 

Vgl. AiigiiHtÌDUB, Do Civitate Dei (ed. Donilmrt, Uip- 
zig 1877) I, IV 4: 

Elcganter cniiu ot vcraoiter Alexaudro il li Magno quidam coio- 
prelìonHUfl pirata rcAponclìt. Nani cum idem rcx hominem intcrru|;as(wt, 
quid oi viderotur, ut mare infcstaret, ilio libera contumacia: ^Quod tibì," 
inquit, „ut orbem tcrrarum. Sod «luia id e«?o exiguo navigio faci»), latro 
vocor; quia tu magna elaHHe, impcrator." 

Die Gcschielite steht aueli in den Gegta Komanonim ed. Dirk 
Cap. 118, ed. Oenterlcy Gap. 140 iic^bst LittoratiirnaeliwoiM'n. Sie 
liat bei Gicero, De K'epii))!., ini dritten Hiiehe «rentanden, aber 
der b(»treffeude Absclinilt ist verb^ren, iind es int nnr ein SatE 
erhalten, d<'n NonniiiH llberliefert iiat: Nam cum quaererdur tj 
co j quo uvei ere ìnjm/sns nutre luthrrct ni/tsfum utw myoparont^ 
^Kodem-^y iHfjuit, „f/uo tu orhem terrae.^ 

Zu Gap. 2. 

Vgl. Valcrius MaximuH (ed. Kempf, Leipzig IRsmìVIT) 

Kxt. 15: 

ZaleueUH urbe Locronsium a ne Haluberrimis atipu^ utilissimis le»i- 
buH munita, cum iilius cjuh adulteri crimine damnatun Hecumhnn jn^ ab 
ipso conHtitutum utroquo oculo carore tleberet, ac tota civitn» inliow»- 
rem patrin necesHÌtatem ])<i'nae flduleHcentulo remitteret, aliquaiudiu re- 
pujcnavit. Ad ultiuium populi jìrecibuM evictun huo priuM, deìmlf iilii 
oculo eruto UHum videndi utrinque rcliquit. Ita debitum Hupplirii hh^ 
duuì le«;fi reddidit, aequitatis admirabili temperamento ne inter miwri- 
cordcm ])atrem et ju.stum lej^islatorem partitu». 

Die Geseliiclite stebt aueb in den Gesta Konnin. ed. Dici 
Gap. 122, ed. Gesterlcy Gap. 50. Vgl. die LitteratunmchwcÌ!>e 






- 35 — 

TrinitaB diuina tanqnaDi milites fortissimi cxpandìderunt 
clipeos 8U0S in tabula rotunda^ huius mundi, quia pater suam 
potenciam in mundi creacione, filius suam sapientiam in eius 
gubematione, spiritus sanctus suam elcmcnciam in bonorum 
distribuzione^. Tandem venit dyabolus et suasit bomiui, qui 
prius ceciderat per su])erbiam confusus per potenciam patris, ut 
tangeret clipeum filii, scilicet peccando contra 8ai)ientiam, dicens: 
„Si comederitis de ligno isto, critis sicut dii scientes bonum et 
malum." Statim homo pcccauit et sic clipeus filii fuit tactus. 
Vnde oportebat, quod filius descenderet de castro celonim et 
diabolum, (jui occasio fuerat, de])ellaret. Sed ijise i)remittebat' 
Mttnctium archangelum, ciui aduentum ipsius Jlarie nuuctinret, 
nt dominum suum armaret, naturam humanam in eius utero 
^r^ineo assumendo. Que statini obediuit, dicens: „Ecce ancilla 
domini." Et Cbristus statim naturam humanam assumpsit et 

^'^uiinim dyabolum debellando intrauit. Et quia ipsum deuicit, 

g''wio8am virginem laudemus cum angelo, (pie talia arma attulit, 

4'cendo: ^Benedicta tu in mulieribus" etc. 

Nomen domini Ihesu Christi et virginis Marie sit benedic- 

tutti in eternum et ultra. 



* Hs. rorotunda. * Der Satz konnte verderbt erscbeinen, ist oa 

»ber nicht. Man nehme quia z= „nanilich**. Vgl. Jaliresbericlit iiber 
<He Fortschr. d. rem. Phit. 1 71. * Hs. prcmitifns: 



A n h a n g. 



Zu Cap. 1. 

Vgl. Augustinus, De Civitute Dei (ed. Dombart, Leip- 
zig 1877) I, IV 4: 

Eleganter enim ot veracitor Alexandre illi Magno quidam com- 
prehensufl pirata respondit. Nam cum idem rex hominom interrogasset 
quid oi videretar, ut mare infestaret, iile libera contumacia: ^Qnod tibi," 
inquit, „ut orbem terrarum. Sed quia id ego exiguo navigio facìOf latro 
vocor; quia tu magna classe, imperator.*" I 

Die GcBchichte steht auch in dcn Gesta Komanoram ed. Dick 
Cap. 118, ed. Oesterlcy Cap. 14(5 iiebst Litteraturnaeliweisen. Sie 
hat bei Cicero, De Kepubl., im dritteu Buche gestandeu, aber 
der betreftende Abschiiitt ist verloren, und es ist nur ein Satz 
erhalten, dea Nonnius iiberliefert hat: Nam cum quaereretur ex 
eo, quo scelere inpuLms mare habcret inffsfum uno myoparom^ 
y,Eodem^^j iuquit, „quo tu orbem terrae,^ 

Zu Cap. 2. 

Vgl. Vulerlus Maximus (ed. Keinpf , Leipzig 188H ) VI ó 

Ext. 3: 

Zaleucus urbe Locrensium a se salubcrrimis atque utiliswuiis legi- 
bus munita, oum filius ejus adulteri crimine damnatus secundum jiis al» 
ipso ronstitutum utro(|ue oculo earere deberet, ac tota civitas in hono- 
rem patris neceasitateni pa'nae adulescentulo remitteret. aliquamdiu re- 
pugnavit. Ad ultinium populi procibus evictus suo prius, dein<le fili» 
oculo cruto usuili videndi utrisque reliciuit. Ita debitum supplicii nio- 
dum legi rcddidit, acijuitatis admirabili teuq)eramento se inter unsen- 
cordeiu patrem ot justum legislatorem partitus. 

Die GeHchiehte steht auch in den Gesta Koman. ed. Dick 
Cap. 122, ed. Oesterley Cap. 50. Vgl. die Litteraturnachweise 



Cnn ^yi-rns rex in terra Italia cMet et nnam aii|uo altur.ini pugiian 
ipere pognasset «AlÌ9C|ue agerent Romani ei pler8i|ue Italiii ad regeiu 
leivisset. him Aiul>racìeii»is qtiìs|)ìniu 'l'ìiuoi'liare». ri'gie Pyrrì amiciis, 
C. FAbrieiiUQ connulein funim venit ae praeiniiim petivit et, si (ie 

io convoniret. proniiait. regem venenis neoaro, iiique fndle esso 

dixit, ijuoniani (iliiifl suiib iioculs in ronvivio regi miniatiaret. 

reni FAbrieius ad striatimi aL'rijisit. Sonalus nd regem legaiOB 
lit man davi ti|Ue. ut de Timiiubare niliil prodereut, «ed monerent, liti 
; cireiiniHpeutiua Hgeret Hti|iie a ptoKimiiriun insidiis sAluicm tiitare- 
, Hoc itn, uli dixiiiiiiti, in Valeri Aniiatis' bistoria scriptiitn, Qnadri- 
jn** aiitem in liliro tertio min Tituoi-liarom . sed Nieiam adisse nd 
«ilutn fleripsit. ne(|uc legato» n xennni iniesos, sed a coneiililitiB, et 
nini pnpul» RotnaDu landos atqne i^'Hcias Bcripsìase enpliroaqnc 
tìn, qiiuii nim haliiiit. veativiase et reddidiRsc. 

Con«iiles timi fiienint C Fabiioiua et Q. Aemitìiis. Litteras, qiias 
rogeiD Pyrruiu migier en i-ausa niiflcnint. Clauditie Quadrigariiie 
leit fiiii^ae lioe cxHiuplo: Conaiiles lIiiiiiaTii salutein dicunt PyiTu 

Kufi pni tuie injiirliH uontinnis animo tenua (^Duniiitì inimii'iter 
n Itellaru Htudotniis. fie<l eiitDniunis exempli et fidei ergii vianm. 
I «nlvuin voliniufl, ut osHot (|ueni annia vinsero poaeimus. Ad imm 
t Hifitts, fainìllarìa imi», qui silii praeniiuiu a nobis petorol, si te 

inleifet'ìseet. Ili no» negaviinus velie, neve ob eani rem quiciinaiu 
nodi oxpertaret. et siraul viaum eat. iit te certiorem faoereiiiua, ne 

ejuamodi. ai aiM'idisaet, nostm Consilio civitate» putaront factum, 
dm) nobift non placet, pretio aiit prneniio aul dolig pugnare. Tu, 
caven. jacebiH. 

Kurz frwalint wird <ì\p, escili ihte «ucli von Seneca, 
M.120. 

Zu Cai». .;. 
Die (CrKShlan^ liiidet sieb iiicht iin dritteii, soiideru im zweiten 
ilie Clip. Il) von Senecns Sclirifl De Benfjifii»: 
Urbem enidain Alexander donabat, vesaniie et qui niliil animo nisi 
ade cundpetel. Ciim ilio, uni donabatiir. se ipae mensua taull muneris 
^jani refugÌBHul diecn» no» i-onvonire fortunae «iiae: .Non quaero", 
III. -quid te aui'ipere deuvat. m-il quid me dare." 

Zu Vìi\>. 7. 
Vgl. Seneca, De BeueficiÌB Ca]!. II 17: 

Ab Antigone Cyntoua petiit lalentum: respondil plua eKSO, iiiiam 
t Cynlciifl petcre dt'beret: repulsila petiit denarìum: respundit luitiiia 

Vjrl. Uber di«Ti8Pll..-n 'IViilìel, lii-s.'li. d. rciiu. Ut.' S. :i5fi. ' Vgl. 
elben ebd. 'l'il. 



FijHHt. 120; bei VuloriiiH MuxiinuB HI, ;J, (5; bei Gelliiu», Kmt. 
Att. I, 14; bei Au^^untimi», De Vìw Dei, V Is. Vgl. aueh unlen 
Ca]K i>7, wie aneli C-ap. 11. 

Die zweite Firzahliiii^ stelit bei Vuleriu» Maxiuiu» VI ;^, 3. 

(*n. aiitoin ( 'OrnolìuH Sci])ì(>, UiHpali fìIiUH, priusquam niererì \yomi 
ox))ertU8 est : Nani (*uiii ci Ilinpania provincia sorte obvenisset, ne illuc 
iret dccrevit adjccta causa, i\\n)d recto facere nosciret. 

Der zweite Teil der Krzahluii^ (Item filios ete.) fehlt hier. 
EbeiiHoweiii^ fiiidet nieli der deiii ValeriusMaxinius zugCMcbricbeno 
Ausspriieh ani SehIuKHe iiiiHerer Darstelluiig wenifcstena in dem 
Kapitel, in weleheni die obip:e OenehieUtc stebt und auf wclehes 
daB ibidem hinwcint. 

Zu (/ap. 5. 

Die Gesehiebte voui Arzte de» PyrrhuH iuidet sieh bei Juliun 
FloruH, E])itoniae (ed. Jabn, Lipniac 1H52) I Ift nur gestreift 
und von Curiiis erziihlt: 

Quid porro ipsi ducen? voi in castris, cuin medicuni venale regi» 
caput olfercnteni (-urius reuiisit, Fabricius oldatain sibì a regc imperi! 
partem repudi avi t. 

Hei LiviiiH beisHt (»h in der Perioeha de« XIII. Buches: 
(^inn V. Kabricio connuli is, <|ui ad cuni a Pj'rrbo tranflfugcrat. 
poliicorctur, venenum se regi daturuni, cum indicio ad regem re- 

UìÌHHUH CHt. 

Cieen», De OfficiiH IH 22 erziihlt : 

Cnni rcx ryrrbur* populo Uoniano bclluni nitro intulÌHHCt, perfii^s 
ai» co vonit in caHtrn i\'iì>ricii ci<iuc CHt pollicitun, si praomiuni j'ibi 
l)ropoHUÌHHet , Hc, ut ciani vcninnct, hìc ciani in j*yrrhi cantra reditiirum 
et emù vcneno nccnturuni. llunc FabricìuH reduccndum cnravit ad 
Pvrrhuni. 

Di(^ 0(»sehiehle stelli aueh b(M VahTiuH Maxinius VI f) 1: 
TiniocharcH AnibraciciiHiH l'abricio connati pollicitus est, se l'jmiDi 
vencno jicr tiliuni snuni, (|ui jiotionibus cJuh pracerat, uocaturum. Ea 
roH cum ad Honatnm csset ddata, niisHÌs le^atÌHl*vrruni nionuit. ut a<l- 
vcTHiiH liujns «^cneri.s iiinidias cautiuH ne ^crerct, niemor urbem a filio 
Martin condìtam armin bclln, non vcnenin «cerere debore. 'I'iun>charii« 
autoni nomcn Hnp])rcsMÌt. utro<|ne modo aeciuitateni amplexun, quia noe 
lioHtcm malo cxcmplo tollero ne<|ue eum, qui bene niercri paratila fuerat. 
l)rodcre voluit. 

Aueh bei A. (lelh'us, Xoetes Attieae (ed. Hertz, Iterlinl^^S*)! 
HI s ist die Ocschichte zu iin<Ien: 



C'um i'jrrii» rcx in iiìit.i Imlia essel et minili nii|iio altcìiLui pugiui» 
wpere pu^asset Bnlisi[ne iigoront liniiinm et (ilerAijue lialiu ud regem 
loÌTìasot. limi Ajiibi'aeieiisis qiiispiam 'l'imoiliareH, regie Pyrri mhìciis, 

C. t'abrìciiini conHuIaiu ruriiiu veuil ne pracniiuiu petivit ut, hi de 
lemiii cunveniret, proniÌDÌt, repelli vunenU neuare, iilquc fadle eese 
tu dixil, iiuoniam fìliiiH aiins ]ioculn in convivio regi ministraret. 
n rem t'alirieins art aunatum si-riiisit. Senatus aii regem legatos 
lU man davi tq ne, ut i1e Tiiiiofliare niliil proderent, seil monerent, ntì 
: circum spedi US aguret albine a pnixiniorum ingidiis salutem tiitaro- 
. ììne ita, nri iliximiis, in Valeri Antiatis' hiiitoria flcriptum. Quadri- 
■iiu* aniem in libro tritio non T imoc harem . eed Nifiam adisse ad 
Lsuleui Bcrìpsit. net|iie legatus a Heaatii miseoB, sed a congulibns, et 
imm populo Hotuano laudes atcjne gratiai acrìpsisae uaptfvuacine 
n«s. 4110» tuia bahiiit. vtialivissu et reddidisse. 
t'onsiileit timi fueruut C. Faliriiiu» et Q. AciuìIìUb. Litteras. quas 

Ttfgem Pt'iTuiii super ea i-auaa niiserunC. ClaiidiiiB Quadrigarina 
ipsit faìiii' hoc exeinplo: Consule» Kouiani §alutem difunt l'yn-o 
[i. N"B prò tuia injniiiB euntinuiit aniinn tenus commuti inimiciter 
■ran heltare stiideinua. Sed eoniiuunis exompli et lidel ergo visura, 
lo tinlTniii volimna. ut esxet iineiii armi» viueere pnssiiDUB. Ad dos 
Ut Hirin», famifiari» tuus. qui sil'i praeniìmn a nobis peteret, si te 
m interfei'isset. Iil nos negaviiaus volle, neve oli eam rem qiiicqiiam 
Diuodi expeetaret, et sìiunl visum est, ut te eertinreni faceremus, ne 
1! ejiismiidi, si acddisaei, nostro Consilio dvìtates putarent fattum, 
qnod nnhis non plai-er, giretìii aiit prneuiìi) aul dulia pugnare. Tn, 
VAves. jaeebis. 
Knrz prwìiliiit wird ilie (iesrliiclite aiich von Seneca, 

!t. 120. 

Zu Ca|). li. 
Die Er/.fihluii^ finilet sicli iiiclit im dritteu, sonderu ini /.weiteii 
iche Cjip, Hi von Seaecas Schrift Oc Benrficiis: 
Urbem enìdain Alexander donabat, vesanus et qui nihtl animo niei 

ade trom'iporet, Oiini ille, eiii donabalnr. se ipse mentius tanti muneris 

i<lìAni refugitisel dìeens uon convenire fortunno suae: .Non qtiaero", 

«it, ,qnid le af-'eijiere dei'eal. sed quid me dare." 

Zu Cap. T. 
Vgl. Seiieea, De Benefieiis ('&]>. II 17 



Ah Antigo 
(1 Cynieuii pet« 



s petiit lalentum: reapondit plus esso, iinani 
edeberet: repnlsus petiit denarium: rospondit minus 



' Vgi. Ilber tJnnflHibeii Teuffil, 
' denselben elid. lìil. 



- 40 - 

C88e, qiiam <iuo(l romeni deccrot dare. Tiin>Ì8BÌmn ojuHinodì cavillatili 
CHt; invonit, (juomodo neutrum darct. In denario rcgem, in talento 
Cynicuni rCHpexit, cum posnet et dcnarìum tamquam Cynico dare et 
talontum tanitiuam rcx. 

Zu Cap. H. 

Vgl. Valerius Maximus IV 7 Ext. 1: 

Danion et Phintias Pytliagoricao prudontiao nacris initiati tam 
tìdeleni Inter se aniicitiaui junxorant, ut, cum alterum ex lii8 Dionynas 
SyracUHanuH iuterticcro vellet, at^iuo ìh tempU8 ab oo, quo priuH quam 
poriret doniuui profectUH rcH suan ordinaret, impctraviBsot, alter vadcm 
He prò roditu ejuH tyranno dare non dubitaret. SolutUH erat pcricnio 
mortis ((ui modo gladio cervice» su^jcctaa habuerat : eidem caput mum 
Rubjecerat cui sccuro vivere licebat. Igitur omnes et in prìmi8 Diony- 
8ÌUB novae atquc ancipiti» rei exitum Hpeculabantur. AdpropinquaDte 
deinde finita die nec ilio redeuntc, unu8 quiHquo 8tultitiae tam temerà- 
rium sponsorem damnabat. At ìb nibil se de amici constantia metnere 
))raodicabat. Kodem autem momento et bora a Dìonysio constituta et 
eam qui acceperat supervenit. Admiratus amborum animum tyrannoK 
supplicium (idei remisit iuBuponpie eos rogavit, ut so in societatem 
amicitiae tertium sodalicii gradum mutua culturum bonivolentia re- 
ciperent. 

Die KrzHhlnng Bteht in 8ehr abweichendcr FaHsuiig in deu 
Gesta Roman, ed. Dick Oap. 1()1), ed. Oesterley Cap. 108 nelwt- 
leielit Kohr zu vermelireiiden — IJtteratuniachweificii. 

Vergleiclio feriier zu diesein Kapitel ArÌHtotele8, Etilica Nin^ 
iruK^liea Vili (^ap. 1. In der lateinischon L'ebernet/uiig idcs 
Lambimis) lieinst (^h dawìlbst: Auf rirtus quaedam est amlcitia 
ant ciim virtnte conjunrta. Ferner Cap. Ili: Sunf enim tria 
amicitiae ycnfra, quac rebus amabilibus pari numero respondcni. 
AW>iter: Per/erta vero amici tia est virorum honorum et virtute 
similium, Feriior Cap. IV: Propter se nimirum amici sunt inter 
se soli viri boni. Kbeuda: P/ura jwni amicitiae genera (opor- 
tuerit): Ac primo sane loco et proprie amicitiam nominare opor- 
tuerit eam, quae est inter bonos, qua boni sunt. Endiich Cap. V: 
Kst ifaque amicitia maxime omnium illa^ quae honorum. 

7a\ Cap. 9. 

Die Opera B. Ilelinandi Monachi Friyidimontis Ori'm 
Cisferciensis hìikI voli Bertrand Tinnie^r, Bibliotlieca V&imm 
Cistcrciensiuin VII ( Paris lltói») verOffentliclit worden. Aber die 



— 41 — 

ìliigc Kr/,Shliiiig: lÌDilot sirL dort iiieht. Sic ivird, wijt'eni die, 
hiel lenatigalip riclitig ist, ìu ilem vcrloreii gcgangeueii Teile 
ler Chrouik g^titniiden habeii, dereu nns erhaltener Teil crst 
nit dem Jahre li;-t9 n. Clir. begiiint. 

Andprweitig wìrd die Gcschichtt; vietluch crziililt; vgl. 
D'Ancona, Stndj :ì30. 

Zu Cap. 10. 

Ala Quelle wìrd l'riviuius «iigeftlhrt. Due ist siclier eine 
Int«l«llmi^ eiiies Xamens, aìier welches? Bei Fliuiuu, au lìcn 
laii denkeii kuunte, habe iuh die KricUblaiig niebt gerutideii. 

Die Saclie Bteht in deu Oleeta lìoiuau. ed. Dick Cap. (.5, 
A. Oeeteiley Cap, 30 nebst l.itteraturnacbwpl8en; vgl. aui^h 
Jap. 252. 

Das Citat aus Ovid stelli in der Ars amatoria I SlìJ — 4 uiid 
hlitet vollstitudig: 

Ergo urit illn ilìes, qua tu, pululierrimc rermn, 
Quntour in niveie atireiis ibis equi». 
Eiiie Ansiiieluug auf die im zweìteu Teile luiseres CupitelB 
wJihut«iL molfsliae findet sich bei laidor, Etymologiae XVH, 2 
Migue, Patrwlogia, Her. hit. LXXXII i>41ì: 

Quod vero [ei'il.; trìniuplisnleii] ii unruilìce i; unti ngebau tur, id etat 
lid» , ut ad tantum fa»itigitini cvticti medio tri tatis bumaDae coiu- 

Die Anmerkung dana bcsagt: 

Non tempre rarniliceui diicit. ijuem alii servum pnlilii-uiu. Nam 
l>dein respeiisae PiinJiim puto, lib, XXVIII, cnp. 4; „8iniilis nietlicina 
isgnae. ui itit exorata a tergi» fortnna, gloriae i-arnìfos." Ab eo servo 
luggorebatur triiimp hauti (ut ait Tertullianut^ in Apologelìi^o. i!ap. .13) : 
[[««pice post te. Iiuminem esse t 



Zu Cap. 11. 
Vgl. Valerius M:i\imim IV 3 5: 



IL' auti^ni C'iirìus, eiaciÌRBima nonna Roman a o Irugalitatie i<lem(|ii( 
fnrtìCDdiniB purfectissimnm apccinien, Samuilinm logatis agresti se in 
aeuuio adaidentum foi-o eque ligneo catillo cenautem — qualca epalaa 
apparatus intlirio bui — epectanduiu praebuit: ìlle cnim Samnitium 
dirilias pontuinpuit, Siuunites ejiis pnupcrtatem mirati snni. Nnm cuiii 
enin uiognuut pundna auri pnblice mÌBaum attulieeent, benìgnis \ 
fieUet, THitiTf risu solvlt et i 



wsÈÉOk 



t laotiitM nWipag» I 



4r> 

vnruai)*', iiKjuit, «iu; dicain inoptao lef^ationiH iniuiHtri, narrate Samniti- 
hUHM.MUirìimi inailo lompletìbnH imparare quam ipHUin tìori IcMMipIeteni, 
atipie ÌHtud ut prctìosuni, ita malo honiimun ox(*o^itatmn niunuH rofer- 
tote et nuMiientoto me noe acie vinci noe pecunia (Mirrumpi ponsò. •* 

\g\, aiu'h uiiti»n zìi Cap. (w. 

Zn (Jap. 12. 

I)i(». Vita Sancti Ioannis Eleemosynarii Htcht in deu Aita 
Saiictonuii Holl., 2.*). .Tannar, wo (»8 in Cap. VI lieÌH»t: 

Definitionem autcm et aliam, (piani afTectavit hic SanctUH, non ejit 
jiiHtum pOHtponere. AudieiiH (piod, pontipiani coronatUH eHt Imperator, 
nulluH uni verni HenatiiH et aclntantiuni ex(Tcìtuuiii antiiiuuin niemorialo 
aliquod nuntiet, ned niox hi, (pii dicuntur monunientorum aediticntorcK, 
Humant <piatuor vtd (piinque minutiaH inarmorum pUHilIaM de divergili 
coloribuH et ìn^rcdiantiir ad euni et dìcant: ^Domine, ipiali metallo 
Imperium tuum jubet (ieri iiH»nuinentiim tuuni?'* InsinuanteM videlicet eì 
(piia: ^Tan<{uam homo cornqitihilis et tranHitoriuH ruram hahero tuao 
ipniuM aniniae et i)io rcgnum diMpone.** Iniitabatur et into HeatUH vera- 
eitur liane di<;:naiii laude traditionem et praecepit HÌt)i nionuinentuiu 
aediticari, ubi et relicpii praedeceHHoreH ejuH i>atriarehac j.iceham. 

Zn Vi\\). 1:1 

WaH mit doni oft ini Dialo*::, ('reatnrarnni ^*naniiton 
Liher de Nugis Phyloi^oithoniin «^fcnii'int irtt, isl nn'r unklar. W\ 
Seneca, !)(* Hcneficiis V 24 stcht eine doschielite von (aewr 
nnd cincin Vctcrancn, die jcdoch von dcr nnseripMi erliehlicli 
abwcMcht. Da^r^^^^'n stinnnt die miserile in dcr llaiiptKaclio 
dnrchaus mit dcr DarHlcllnn^^ in dt^n («està Honian. ed. Dick 
('aj). 1(H), ed. Oesterlev ('aj). S7 iiberein. 

Zn (^aj). 14. 

Mit Papya ist p'ineint Papias, ^enannt Vocal)nlista ilebte 
lini 1050; v^^l. iibcr ilin Tcnfiel, (ìescliiciite der rììni. Litt.^ 
S. 72 nnd nc(T<lc*r(*n in MUllers llandlmchc der klass. AltcrtuiiiK- 
Wiss(»nscliat't II 42S), dcr in seineni Klemcnturìnm docirmat 
rudimentum s. v. Acìntdcmia Fol^end(N berichtet: 

Achadcniin villa t'uit rreciuenti terre niotu ccmcussa, distane miliari» 
ab Athenis. Mane ])hilosophi clc^crunt, ut illorum timore, a libidine 
se contiiiereiit. Iiiterpi(>tatiir vero tristitia populi: quia ibi Neptunaf» 
bello auperatus navi«^io autìi^it. in hac Plato docuit. l'oKt ciiju!* "hi- 



UD ejiu scholn in tros parte» estHivisa: Qui in on villa remanflcrunt, 
ichademicì §uni diciì. ijui vero civitAteni AtheBa« Bunt iugresiiì Sloiri 
ìnnicuiiantur. quia in etoa, i<l est in portitn, pliiluauph&bsnt. Tertia 
lecia ad divets» loca grutia veritatis diseernendae uii^nildo iiiiUanniun 
Uibens fertaai suUoiu Feripalorifi diuuiitiir. Naai ntùi-iatm- peripstein 
[Taei'e cHt deamUnlnvo. j 

Zìi C'ap. 15. 
Vgl. Valerins Maximns V 10 Ext. B: 

Nec AnHxngurBR i|iiiclein nupiirluiendu» e«it. Auditn namque muriti 
ii, .Kiliil milii", inqiitt, „inexspeciatmu aiit novum nontiae; ego eni:ij 
Inm ex me natum si^lotiaiu eese murtalein-" llas vucea utilÌBainiÌB prne- 
eptix inbiiins virtus mìltit. Qnas fi qitis effit^aciler auritiiiB receperil, 
!C>n ignorabit ita lìberos enae procreandoB , ut meiliineril his a reniiu 
latura et accìpicndì apiritaa et reddendi eodem umniento leiuporiit legem 
Sei. atqae ut mori neminem solere. i)Ui non ui.\eri(, ita no vivere ali- 
[ueta quidem ponee qui non ait niorìtiirns. 

Zu C'np. It'i. 
Dieee Erzablim^ bestclit aus ?.we'\ iira])rUiiglich FielbittSu- 
3igi>ii. \g\. Hber diesolbc die Littcraturniicliweifie bei D'Aucoiiii, 
Studj M!S f., wo nooh Oesterley, Dolopathog S. XX liin/.ugefl1gt 
rerdcii kann. 

l,'n«ere lliirstellniig ist niit keiner der bekaiinten ideiitìscli. 
In Beziphuug aiif dcu Schailplatz, Rom (vgl. dea Anfang: Nar- 
ratur de Jiliis Romanorum)^ stimmi sie mit Dolopathos und 
"ìnenkui Uberein (ygl. Musaafia, Sitzniigsbi-'r. der Wiener Akad., 
»hil.-liÌBt. Kl. LXr\' tìOi; untPiM. Hezilglipli der Urutadie des 
Todeii der VSter, wclche in dem Verlaiigen der Sfiline liegt, an 
'iiet Spitze des Htaates zìi ateheii, Bteht anser Text ganz allein, 
wSlirend er in Bezicbiing anf die Diitznbringeiiden Dinge (beeter 
Freoiid = Huiid, seblimuwter Feiiid = Weib, Lastigraaeher ^ 
Kiui!>e') mit der von lìorghiui nacli einem liaiidsphrìftlichen 
Koiomentiire za Ovida l'ìpietel» von cu. 1300 in Beine Ansgabe dea 
Movellino anfgenHinuicnen Krziiblnng (vgl. darllber Biagio Aiis- 
ibe S. 240) und aiidi mit Piiiciikels UarstelJnng in der Kaiaer- 
iihroaik nbereiuetimmt. 

Zu Cap. IT. 
Ef^ilippUB ist wobi aus Egeuippus (UegesippuB) entatellt. 
deoaen habc ieb jii dos «og. Hegesijipus Werke De Bello judaico 



— u — . 

die Krzahluiig iiicht gefiuiden. WohI abcr stelit sie bei Flavius 
Josephus, sowolil iu dessen fltgì roif ^lovdaixov noliftov (wovon 
der sog. llegesii)i)us iiur eine freie lat^inisclie Bcarbeitung ist; 
ygl. Teuffel, Geseh. d. rum. Litt.* »S. 1108 und Christ, Geseli.d. 
grieeh. Litt. S. 4S3 ), als in der ^Ag/aioXoyla, Iu erst^rm Werke 
wird Bueli I Cap. 13, \s Folgeudes berichtet (in der lateiuiseheu 
Uebersetzung in ObertliUrs Ausgabe, Leipzig 1782— S5): 

Caeterum Partili post istalli diceptioneni co injuriarum processerunt, 
ut regionoiu onineiu bello acri et non indicto compleverint et Maris- 
saeoniin urbem fiinditus everterint atijue non sohim Antigonnm regem 
l'onstitucnnt, veruni otiani Phasa'èlnni et llvroanuni vinctos ei tradiderint, 
ut cruciarcntur. At ille Hyrcani (juideni, genibuH ejus advoluti, auriculai» 
ipseniet niordicus abstulit. ut nimquam in posteruiu, 8Ì rerum mutatin 
aceideret, posnit pontiticatuin recipere, nani integros esse oportct, c|ui 
isto niunere funguntur. Veruni Antigonuni praevenit virtus Phasaoli. 
<|iii caput ad saxiini alliilere occupaverat, cuin nec fem copiaui ncc 
inanus liberas babcrct. Atque ille quidem, cum sese fratrem Hcrodis 
geniianuni ostendisset et llyrcanum iKuninum abjectissimum, viriliter 
adnioduni inagnotiuo animo moritur, exitu facto convenienter iis, quae in 
vita gesserat. Alii autem terunt, quod ex illa quidem plaga nielius se 
habuerit, sed medicus niissus ab Antij^ono, specie eum curandi» venonatis 
medicaiiicntis vulnus impleverit ipsiinuiue peremerit. 

In der ^Ag/uiokoyUt. XIV (^ap. 13, 10 wird der Vorgjing in 
llbereinstimniender Weise erzahlt : 

Metuens vero [Aiitij!:oniis] , ne Hyrcanmn, qui a Partbis custiMlie- 
ìjatur, populus, lato ci auxilio, in roj^nuni rcstitueret, auies ei abscidit. 
illud nt^ons, ne deinceps ad pontilìcatuni perveniret, quod mutilatn? 
esset, cuni lex id niunus inteji^ronun esse velit. Veruni Pbasaehiiii ali<'ui 
niirari subeat k\\\ animi t'ortitudineni, (pii. cum se occisum iri resciviwet, 
morteni nibil linbore. ijund sit borrendum, putavit: ab inimicis vero 
morte affici miserabile ac turpissimum ratus, cum prae vinculis ei non 
liccret manus sibimet interré, alliso ad saxum capite, semet quidem 
vita privavit, pulcberrime. ut sibi visum est in tali angustia, liosti vero 
potestatem praeripuit ipsum a<l liì»idinom perimendi. Ferunt autem. 
cum intuenti vulnere saucius esset, xVntigonum, summissis mediois per 
speeiem curandi eum occidisse , letbalibus ad vuhius medicamentis ad- 
bibitis. 

Zu Cap. 18. 
Krosius ist entstellt aus Orohiiun, der in seiuer Hisforio 
(Miglio, Patrologia, Sor. lat. XXXI 1041) erzahlt: 

Medeaiu illam fabulae ferunt dentes (juondam occisi sovisse ser- 
jìentis , e quibus quasi competens semini segcs , armati homines terra 
emerserint, seseque inox invicem pugnando prostraverint. 



^r Zu Gap. I!J. 

Wu8 init deiu Beatus mid dcm t^ermo Romaìiorum i^eiueiiit ist, 
nicht klar. 

Zu Cap. -JO. 

Dies Ì8t eiue Eiitstullung iler Fabel voin Adler inni Fimliy. 
I. darlìbiT Jacques de Vitry, ed. Orwiic H. 1114, 

Zu Cali. 21. 
Vgl. Petrus Alphoiisi, Di8ci|iliua plericalis, od. Fr. W. V. Scliiuìdt 
82: 
Domuiu dìvitis fur ([uìdain Intravit el divorsin oniii gsiin pleiuini 
enit. Dilli.- Htiijiefiutus Uè (lircrBiB «liversn, di^ pretioitia pretiosA 
[ere stuilenilii cnravit, et ijitauqne riliu linqueDx. in eligeudo tempu» 
iSBiuBit, ikineu iHus veniens quii) fui'ere vellet detexlt, et ponecti 
improviso vigilea iloniuii ìd eligomlo l'arem Toperìunt. CsrrerHtuiu 
loris ol fiMtitius vaefliiiu in ima t^niveris di^trutltirunt. Ad uhi- 
itala Bii'Ut ile jam confossn sententja. ainsras audiens hietiirJHS, 
litalem Acnunliani Mubiit. Qui. si tara prope rìiein vonturum prae- 
litSRst^t, ne loris et (iintibua catderutiir, vcl. qui»! [fr.niiH." esiitit. no 
[to privatetur, praei'aviflsct. 

Zìi Cap. 23. 

l'nler ilein Oracius milchte luau wicdcr deu Orosiiie iv^rl. 
p. IN) vermiiten, und e» w\ aiu'li in dern filuftPii Buelic dee- 
)en voH Ponipejns niclirfafU die Rode. Abor die Oeseliiebte 

deii aiif der Spitze eiiies Berg^F erfroreiteii FlUchtliiigL-u 
lei eicli daHcIbi^t nit'bt, 

Za Cap. 24. 
Mit der Kcclcsiantica Hyatoria ki'iiiiiteii verselnedi'ue Werke 
ueiut Bcin. Aber wie aun der Aiiyabe dee Budies und Capitela 
'vorgelit, ist dcH Enseliiua tìisloriu ecclfs/aslica geineiut, wu 
19 — 20 stelit (nach der lateiuiscbcii rpjwrsetnuiig: in iler 
l^be von Liinimer, .S(!ii|ibuBÌae 1JSIJ2): 

Quoni veni idem Duniitianus uoirerMOs qui a Davide gunerie sui 

inein dacerent. intorlii.'i juasisBet. vetae fama e^t posleros Jodae 

R, qui «ecimilnui (.-anien] Irator C'Iiristi fiierat, n quibiiRtlau Laei'etìi'ia 

delatos. ntpoli; qui et Uavidia stirpe easent orìusdi et ipeiu» Clirlsd 



- 4i> — 

propìnquitato fulgercnt. Et liacc (luidem tostatur HegeBÌppus hinee 
verbis : 

f,Hi»," inquìt, ^tcniporibuH adirne Bupcreraiit quidam ex cognatìone 
('hriBti. nepotes Judai^ illiun, (^ui Rccundum carnem irater Chrìsti voca- 
l)atur. JIoH a nonnulliH dcIatOH quod ex regia DavidiB stirpe prog^iatj 
OHHent, Kevocatus ad Doiiiitianum ('aenareiu perduxit. Quippe DomitianiiH 
de adventu ('lirinti perinde ae HerodeB 8ibi metuel»at. Interrogati igitur 
ab ilio esHCiitno ex ntirpe Davidi» oriundi, id vcrÌ8HÌniuin enne contuHMi 
Hunt. Deinde Mciscitatus ent ex illis DomitianuB, quantai» posAe^Hioneii 
qunntumve pecuniae haberent. UH vero novcni tantuiuniodo denariorum 
millia Hibi ambobuH 8up])ctore dixerunt, ({Uoruni dimidia pars HinguJift 
(!ompetoret : ean auteiii iacultntefl nequaquani so in argento habere, hmI 
in aoHtiniatione agrorum, noveni Hcilicot ao triginta noli jugeruni: ex 
(luoruni fructibuH ot tributa persolverent et sibi ìi)mìh non nino proprio 
labore victuni eonq)ararent. Simulque nianuH ontendere coepcrunt, duri- 
tiem c*ntÌH inq)reHHuni(iue alte manibuH enlluni ex laboris aH^idultate, in 
teHtinioniuui oi)erÌH huì proferenten. Postremo interrogati <le Chrinto et 
do regno illius, enjuttnuxli id eMHet, et quando (|UÌbuHve in Iocìh appari- 
turuni: roHponderunt non hujuH mundi nee terrarum inipcrium ilhid e^M?. 
8ed angelieum et coeletntc in line sacculorum futuruni, tunc quui\i 
('lirÌHtU8 advenieuH cum gloria vivos hìuiuI et mortu^m judicabit, j*r 
unicui(iue operum suorum mercedem tribuet, IHm anditi», Domitianiis^ 
nibil adversuH illon anperiu» decrevit: sed vilitatem boniinum anperiu*^- 
tus, libero^ aìdre jusnit; missoipie edicto perHerutionem adverHun htIc»- 
hì.'iiii commotam ('oni])OH(*uit. Illos vero ad liun<- nioduni diiinH>i4>H 
ecclcHÌis ])osthnr praotuinsc narrnut, utpoto (liristi uiartyreM sinml rif 
proiìin(inos; et pace «lenunn ecclesine redclita ad 'i'rajani usipie tempora 
vìtam p^TiluxÌMMO.** llaec quidem HegeHÌp])Us. 

Zu (Ui\), 25. 

Idi lijibo dio Vifac Pafnnn (Micene, Pafrolo^iu, Svr. 
hit. lAXin liXXlV) verpdKMis iiacli dioscr Krzalilung durcli- 
Huclit. 

Zìi Vii]). 2X. 

V^^l. Si^ibertiis Ocniblaceiisis, Cbroiiica (Mipu», PatroldjL'iji, 
S(T. hit. CIA sf)): 

Pullulante^ intra (JalliaH Arrianiia lieresi, quae inacquale»» credeiii* 
osse ixTsonas Hanctae Triuitatis <licebat, Filium niinorem esse Tatre. 
Spirituni vero sanctuni niinoioni Patn^ et Filio, DoniinuK errante.s n»r- 
rijrit, (►sten<l('ns])laiin miraculo, Dcuiii in tribus i)erHonÌK uniun et a<»<jualii« 
OSSI* sulistantiae. him- <U^bere ab indignis de divinitate tractari. Nani 
Vasateusi urbo ab Ilunoruiii obHÌ<lione liberata per divinum auxiliom, 



a Bpìscopus prò gratittnim avtione mlssani populo celebraret. reepi- 
ena Barsum TÌdìt desaper altare qua^i ile camera templi cadere aeqiia- 
ler (rea guttii« noquniìs magnitutlinis, cristallo clarìoTcs, quae simul 
tflnentes et in unum eonjnnctiie qnaBÌ iinani gemmnm pulcherrìranni 
(ecorntit. Quam rum in medio eruci» nureae et gemmatae poBUÌNHent, 
ite gemnine cenidenint. scorBUra vero [losila, infiiniis ilabat Hanìintem, 
lorantilins vero imsgineni sanctae rnii'ÌA aii^U.it devotionem. quia 

s ei mundÌM darà, tupìin et ìmiuundÌH olitii'iira vidcbatur. 



Zn Cn|i. 2*.l. 
E» giclit drei Texle, wck-lie imch Ljiye der Dinaro uh 
nelleo ileB itnserigcu in lìetmclit kninmeii koiintcn: I) Die 
arstellung bei Johitnuea DamaBCeouB, Burlaam et Josaphat, in 
IT alien Inteinischeu , elienial)* dein Georg vou Trapeziint zu- 
Jgt'lirieìwiien Ueberselzuog ( S. 15 f. der AiiBgabe vou Bauel 1539) ' ; 
I Die DarHlelluDg liei Jiiwbiis VitmcensiB, abgedi'nckt in: 
he EiCeiuplu of .luoiineg de Vitry ed. Crune (London 1h90) 
H[). XLMI; 3) Der Test bei Vincentius BelloviiceoBis, SjMJCulain 
istoiiule XV, 10, »aeb iibgedruckt von R. Kilhler, Jalirb. f. 

m. nnd enpi. Spr. n, LÌ(. XIV 7 f. tiud 14 f. Dieeer Text iet, 
bgesehen vou eiulgeii Kk'iiiit;keiteu, wiirtlìcli au» Nr. 1 ge- 
l>ai!U komnit vielleii'lit nodi citi von Crane a, a. O, 
, 153 f. erwatinter — mir niflit zugìinglicher — Text in etner 

. des Uritiuli Muaenui. Niebt in Betraeht komnien kauii ale 
nelle die Daratellung iu eiiier epiitern Ausgabe der Oesla Itoni., 

I C'up. 251 iu Oestcrleys Anagabe aufgenommen, weil hier 
S«ht nnr die KastcbcuerziiLInng iui einxeliien sdir abweicbt, 
ittdern vor alleni die riescbicbte von deni \'erlnilten dea Kiinigfi 
BgenUbcr deii ibni begcgncndun Mlinnern in Bettlerkleidern, an 
delie Oestbirbte dauu die von den Kiiatcben geknltpft wird, 
hit. 

Llnscr Text Htebt dcm de« J u obua Vitriaecnsis inaoferu aebr 
Jie, ai»- in beiden die Pr/iblnng \ni der Todcetnimpete^ 
sk'lte bei JobanneH DamayeenuH der von den Kastcben voran- 
»ht, giinzlieh feblt. Dazu kommt, dusx ein knizer Satz in 
iserm Texte nnd bei Jacobns Nitrmcensie wi^rtlicb — ab- 



' Die spittere la tei ni 
, Ut. LXXni 4IÌ-J f. 



rito UeliersetzuDg steht liei Migne, Patrologia, 
* Vgl. (lazu die Nai^hweiso Oranes n. a. 0. 



— 4j^ — 

gCBchcn von dcr Wortrttclluug — Ubcrcinstimmt, wlihrendJohaimefl 
DjuimsccmiH abwcic'ht: Fefor intoller abili s «x/i?/^ (un8erTcxt)=: 
Exivit intoUerahilis /ffor( Jacob. Vitr.), gegenlìbcr dirm quidam 
foetor exhalavit (^Johannes DamaHCOiius). Aber andcrcrgcits 
Htiinint iiuHcr Text un einigcn Stcllcn xu Johannes Dainasc^uug 
gcgcu Jacobus VilriacHMisis. So felli t bei letzterm der Brader 
de» KonigH, der in don t)eideii andeni Texten vorhandci] ist, 
inid dcr Stand dcr dcni Konigc begegnendcn Miinner wird in 
dcn Ubrigen Tcxtcn niclit gcnannt, wabrend ch bei Jaeobug Vitria- 
ceusis Gcistliche (viri religiosi) Hind. 

E» kann alno nnser Text nicbt auH dcm Rltern des Jacok^ 
Vitriaccnt!)ÌH gefloHsen ucin ; iind da auch da» l 'mgekehrto nirlit 
niiiglicli ijijt, so Ì8t bei der nahen VcrwandtHchaft beider zn 
BchlicHsen, dasH beide zunaelmt aiif cine noeh nieht wieder- 
gefundene gemeinHanie Quelh? zurlìekgehen. 

Zu (^ap. .m 

Die [iltcHte Quelle dicHcr Krzahlung int bekanntlich Rarlaaiu 
und Josapliat dcrt Johannes l)anias(*enuH. Oline behaupteu zn 
wollen, daHH miKcr Text direkt aun Johannes DamaseenaH p?- 
floHStMi nei, teile idi gleichwohl dessen Darstellung nach der 
alteii lateiniHcheu relu'rsetzung (S. 40 f. der AuHgabc von 
Hascl ir^VJ) niit, da dii»s(»lhe an nielirern Stcllt»ii zar lU*HKenin;r 
iiKMiK's Tcxtes «,^(Mlicut hai'. An n'iiigon Stcllen liess^Tc idi 
offciiban» Folilcr dcr crwalinten AuH^abe stillseliweigend mieli 
spiitern AuspiInMi. 

Itaqiu* (ini tali horviuiit <liirn ot maligno doiiiìm» et a ìhuio .k- 
lH>ni«^iio mentii perdita H(Mii('ti))S()s eloii<>;aiit ot praosciitilniH ìnhiaiit 
uoj^ocii.s ot l'is t(Mi«iitiìr astricti (st millaiii futiiroruni habent iiuMuoriani. 
scd (loloctat Jones corporales inroHnantor <lesi<lcrant, aainiaH ver» Hia> 
(liniittentes lame taheseere et iiiiiinneraMlibii^ ai'liei inalin, mìiiiì1o> esjM' 
arbitror honiini l'iij^Heiiti a faeio tìirentis unieorniH. Qui non iVnìn^ 
souum voeìs illiiis et terrilnlìuin niu^ituimi, t'ortiter fu«ci<*bat, ne «If- 
voraretnr ai» eo. Iiuiu erjr«» veloeìter eurreret, in ina^niim qiioddaiu 
ihM'idit baratlirinii. Dnni auteni erideret, iiianibus exlensin arbusniLim 
qiiaiidaiii a])pre1iendit et tortiter tenuit, et in basi qiiadani pedilnij) iiu- 
pressi^ vìsuiH est hìIjì in paee dv ndiqiio tore et Htabìlìtate. KespinViis 



^ |)ie spatore lateiiiisebe rebersetzim»; stelit l»ci Mipie, Patrologia. 
Ser. lat. LXXIII Ì'XA. 




49 



t vtdit dui>s niiirce. album quìdem unum, alienim vero nigrum, uor- 
mtes incetiBAnter ratliceiii nrtiuscniau quani njipreliuiHÌerAt , et jam 
ope erat, ut ttitni Kbsciiiderent. Considorans ipniiiH Imrstiiri fumliim, 
dit (Iracuneni aspei-ta lerribilem, igneui B[)iraii[eui et feralibus oculis 
picientem oai|uiì terrihilìter aperìre et deTornie euni i^upientem. In- 
I ruTHUs hanem illani, super quam podee litibebat firmatog, 
Otempltitus eul quatunr aspidam capita de pariate prudeuntia, ubi 
Dsùtebat Klovann aulom gumum orulo». vidit de Tamia arbuMi-ulae 
InH Qxjguuin luel ditilìUaiDi. DìmìttenB ergo >-oaHÌderare ijuae L-ircum- 
idunmt euiu mala, seilìcet (jnomodu eurBum quidem uniuoraÌB liorri- 
ttter ìnsasieiis ((uaerebat huuv devorare , deoreum vero amariHeiiuns 
ICO inhiatiat deglutire emù. Arbnai;ulti vero, quam apprelienderat. 
int modieiun erat excidond.i, pudes Huper lubricam et ìutidcleui basem 
htueraL Et tantorum ac talium maluruiu olilitua ec ipsuui dulcedinì 
i ìlliUB mellÌH traitldìt. 

aec Biroilituilu est eoium, qui scductioui praeseutia «aeuuli ad- 
Leaenint. Cujus eiposìtionem inox dii-am libi. Unieoruia quidam 
uruD tenet mortis. quae aemp^r periiequitur et comprehendere detti- 
rat genus humauuu. Bamtbruui vero uiundUB est iste. plenuB omni- 
B mali8 et mortiferJH laquei». Àrbuscnla autem, quae a duobuB uiurì- 
U ìneoBeanter ini'idebatur, quam appre bendi ni ub . vitae uniusuiijnBque 
, quae i-ouBiuuìtm- et diminuitur per Ijoran iti«i et 
i paulatim appnipìni. Quatuur vero aspide», de qua- 
r fragilibug et instabilibae elementifl, cousiitutionem hiuuatii eorpori» 
l^ifitrADt. QuihuB iuurdinatis et uonturbati», irompago dissolvitur. 
I hÌB et igneuM ille atque LTuiIeliBsimua drauo leiribilum lìgur.it 
iBtMui inferni, eupieuB auscipere eoa, qui praeseatea d elee tati une a 
uria praeponunt bonis. Stilla vero mellÌB duli-ediuem signìlìcat do- 
tationutu mundi, per quam «edui-tor ille buuk amieus non ainit pro- 
Km videro salntem. 

Die Krzìililnii^ Htelit iiui'U in deii Oc»>tit Roiii. ed. Diirk 
t]). 115, ed. Oesterley L'a|i. 1i'.m nebst IJttenitHnmchweieeii. 

Zìi Ca|.. ;ìl. 

Die Sltestt' Quelle unch tliesor t^zUlilung i»t des Joliaiiiics 
«maflcouus Harl»iiin iiud JoBaiihnt. Idi teìle dk'seu Texl iimUi 
ttllcii latemiaulien rel)erBetzuiig^S.42f. Avr nboii jiii'reflllirteii 
nsgabc) aim demaelbeii Oruiide wie bei Cup. 3i) mit': 

Barlaam nil: „CÌTiIatem quandam didici fiiiaae magnam, cujus civcs 
im liftlwbant consuetudinem autiquitus. 



Der Text der spKtem laleinisclicn Cebersctunufr bei Mi{,''i 
4S6f. 



- m 



alii|iieni et ignotuni viriini, nibii Ic^em cjvitatls eutie ot trtilldoi 
puoìtiiii BciuuicD), et liiint! siW iv^cm congiltnolinnt. tjui < 
teNiiiMiui Acoiiiiebai et Bunnini volitnlntuni perii rli'nilHruiii fMiilutra 
Iinlifliat ut>que ad eompletionem anins aiini, Doitiije In nmni nortitìmc 
(M) purtn aneliti! (telicfiaquu ne HiisTitAtlbiiH «ine iiltn f»nni(line et Krim 
wtmiier iienuanaiiruui rO)^uiu exlttininntp , reponte •nir^enten clret jilì 
eimtrA «mn, riignli ablntn «tuia nuiluni per tot&in traheniei cìtÌimciu, 
exnleiii trnnsiujtieliAiit in iiingnuin xo liingìim remorniii inniilam. In qua 
iic<liiii <!iliuni jnvcnieiiM ncque vesti mttutu ni in fnini' ne uaditate nule 
ntieRjlintnr , praottr «peni ciinecm'i» «ibi ilnlieiis et i^auitiu in tiimiilR 
mrgns praetcr «pom omnem et exjicctati'iiKrni tra noni n Ialini. lutnea 
jiixln morem consiictndiniim dvium illoriim i>r<UnnlUB ei>t (|tiidiitii vir 
in regno. i|Ul non exiicno uienliH intelloetu vi^fiibot. Qui tanta ir ttlt 
ex improvÌ4o aceiilente nÌIiÌ abuiidanlia mox non cut iliuMolntu* noi' a-b 
ea raptus neqiie eoriini. ipii auto eiin) reKiiaverunt et niiserrime »J«i>ci 
fiieniiit, inciiriani aeeutuii est, sei) Holieitudinein ^rebnt et lalNirabs^t 
aDiuo, qnunnxlù ite et ttua bum; diHiKiiu^rnt. Ittuii er^u as«idiia medi- 
lattone dllÌKontiiut ̧tH iiertraetan-t. engnovit [ter i]iicndani sapicntiwl- 
niuui eimsiliariuni sniim eoiinnetndineni eiriuin et loeiim perenni» cxll&t, 
et tiiionitidi) iijiorlnritt scmptlpsnni eu«t[>dire «ine erruro edorliu a»K. 
lloe f!tgo ut agniivit et quia oportcrrt t'iiin priuH paaluintn ad illLaai 
applienre insiilnin Ime quoque eaductim regnnm et pfre);rÌDum aHenlgenin 
rur«iiB derelinqiierc. ajieriÌH tlioaaiiila suIh, quorum tiinc liberain liatici- 
lial t'aenltRieni et de illif qnml velU-l faeei'c, ai-eeplt pecnniornm mial- 
litndineii]. «uri videlicul et urgenti, et lapiduiii prei'ìo»oniin niupliuBiinii a» 
piiuiIiiH et fidelÌBsiniÌH l'iimmitteuH l'aTniiliM in illani praemitiit ad i|na.>n 
diiuemiuH eral inaiilam. Pcrnetn igilur auui lerniino in seditinnem nral 
uives nuduiii Bieiit et ìllos, qui anli^ cum fiienint, in exllimii m»B- 
niiienint. 'l'nnc ectoTÌ itnlti et leinpnrnleR regon inala faine enicLas- 
bantufi ille vero, qui ilivltìas ante llii depiiwierat , in abntHlantis per- 
petua vlvenH et delieias ìnlinitH» haliens tiinc)rei|iie pruntn* inonaMW 
JuBdclibiis ot mallgnÌB eivibus mapieniissimo «e Ipsutn bcatifìeavlt eoniUlu, 
('ivilnlem ert;o inwllige vnnnin intimi et deceplnreui mnniluni. elvea 
aim^ni prineipes et potestaleN daenionuni, mundi rneliircii teueliraruM 
KReeuH linjni, qui illieiunt no» duteedine vnlupiatiini ut «nggenmt iit 
L'orni [Iti bili a et mortalia eeu imuuiTialìa et ueniiwr nobin eum memmia 
eonsìdoronius. Mie ergo nobis oediiftiM et nullau Rolieìtndlneni de ata- 
billbiis et aeterniii gcrentiliup neqiie noliix iptiin allqiiìd in Illa «Ita re- 
cnndontibue ri)|iimle nobi» imminrt penlitto murtin. l'imi' Jam niidu» 
noH bine maligni ut amari eiMeipiontcs tcnolirnnmi eive», eitiu i|u[ltiiii 
tolniu «xpendiinUH teuipne, ilueuni iiob in terrani lenrlirncitm et (.'iti)^- 
noj»aiu, in terram (enobranmi aelomaruin, ubi nnn ent lux uec 
num. Consiiiarium niitoui boniiiu, qui omnia vera ferit nota r 
edociiit studia, aapienteni ne prudenteni regein lueam auM 
latflm, ijni bonaui et roelaui vìam veni deinonsirnre libi introdod 



M 



a et infiniia bona ibic|iifl te nmnìn l'onsulens reponere, abstrat-- 
e mimili hiijiia, qiiom et ego aliqnando infelicitcr ililigelinni 

I ìpsìm deleutntionibna detinebar nti[iic jitcnnditAtibiie " 

Disìt Joaaphat seni i nQuomixlii ergo poBBiim thusaiiroa pei^uiiinrniu 
t diviti&ruin itine prnetuitteru , ut sMiiram ipsomiu et inron'iiptibilem 
icnnditiitem abiena reperiam et qualitor demonsti'eui ailversiiH praesontin 
lìuin meUiu et amorera aetornonim, pinne, quaeso. insinua mìtii.* Et 
t Bxrlasui: .Dìvitianim (luìdeni ad aeternnni loeum prneniissiu iiiani- 

la lìt egenurum " 

Die Gescliìchte steht aiicU in den Gesta Roin. ed. Oesterlej- 
l»p, 224 nebst Litteriitiirnachweisen niid bei Jaeobus Vitria- 
t ed. Crane Cap. IX — auf dcm aber misere Damtelluiig 
fcht bcnihen kaiui — gleichfall» niit Nnchweiseii. Aiif eiiie 
IdtBcIie Bearbeitnng bei OrllubanDi, Jlldiaclidoutscho Olirest^i- 
«thie 251 weiet II. Kiìliler, Aiiz, f. deutscb. Altert. IX 405 hin; 
pi, dazu auch Variibagen, Loiigfellows 'raleg of a Wayside 
Q und ilire Quelien 5ii. 

Zìi Cap. 3)ì. 

Vgi. M. Aurelius Caseiodonis, Ilisttiria Eeclesiastiea vocata 
'i|inrtita II, 111 (Mi^'ne, Patmlngiii, Sor. lat. LXIX il38): 

Addivi enim et Probianuni virnm in palatili habentem militìani nie- 
!onii» , crudeli iiixlagrae pasHÌun^ detentiim , ibi dtiloribiis liboratiim, 
ine ApparuìHse saiietain niirabiliter risioneni. Ciiiu euiiu iliiduiii pa- 
Dm easet. fantna poptea Chrìstianns, aliqiiatenuH dogma Hcqiiebatiir. 
rtius vero salutis L'anfani, id est BncratisHiiiiani emeeiii. nolebat ado- 
re. Ilitno babenti aententiam divina vìrtiiH apparens, et aignuni moii- 
svit cmeia, qiiod orat positum in aitarlo ujuadom eccleslae. Et aperte 
Ijim fecit, quia ex qun erucìfìxtu est Cbrlstne, omnia quae ad utili- 
:eiD linmaiii generia facia aunt, qiiolibet ninilo praeier virtittem ado- 
■dae crneia gesta non cseeot, neqiie ab angclia aanetia, neque ab 
mi sibila pila. 

Zn Cap, M. 
Die Ocscliiclite stebt ititi ii-uìsch in der Corona de Monaci 
ed. Stolli, Prato 18lW) Cap, XLI, EseiupU. I: 

lluo frate domandi^ I'a1ial« pamore, dicendo: .lu ho fatto non grande 

voglìone fare peniienzia tre anni." Riapiiose Tahate: «Tnippn 

E disse '1 frate: .Parvi di fare imo anno?" Rispuose: ^.Anfhe ^ 

■tlTippii." E dissono quegli i-b' crono quivi presenti: „Insino in qiiaraniii 

lusai." Il vecchio da eapo disse : «Troppo e." E aggiunse dieondo ; 

,Io mi dò a credere che, se I' nomo eon tutto '1 cuore si penteri, « 



M 

farà più quello di che & h* abbia a pentere, oli' eziandio la penitene jj^ 
di tre dì «era accetta a dio." 

Die ^enieinHaiiio Quelle beider DarHtelluii^'U ist mir nìt*\ii 
bekunnt. 

Zìi Caj). 35. 

Was iiiit (Icr Hystorìa reyis Arfhusi geineint ist, wcìks i\^Ij 
niciit, jedeutalls niclit des nalfridusMoniiiutlieiisi» HiMoria rtguf^ 
BritiiHniae, wo die b'^rziìiilung iiiclit stelit. 

Aehnliclikeit niit dertìclben iiat die Nr. lAXXII ed. nuaj. 
feruzzi, Nr. ( -XIX ed. Biagl den Novellino; vf2;l.dazu die Litterahir- 
naeliweise D'Aiieoiias, Studj )\iM\, 

re)n»r Krziihluugen von l'oteiirtehitteii vgl. aucli Liebreclit, 
Deri Gerva8iii8 von Tilbury Otia imperiai ia 150. 

Zu Cap. 37. 

V^l. die deni Kufinus au8 Aciuileja zugesehriebenc Schrift 
Verba Semoruni i\>i in den Vitac Patriun (Migue, Patrolofria, St»r. 
lat. LXXIIl im): 

Dicebat etiaiii abba» Daniel, quoniaiu sanctur* ArBenius referebat 
fratribufl dicen», quani de alio audisnet, Bed (juantum datur intolligi, 
ì\)HO talem vidit vinioneni: 8ed(»bat, inquit, quidam do Henioribiui nio- 
nacliÌH in cellula Hua, et Mubito vcnit ad eum vox dicens: ^EgrcdeK* 
Ibran, et oHtendam tibi opera lioniinum.*' Kt Hurrexit, intiuit, et cgreuHiiK 
OHt loran. Duxit autcni eum et oHtcndit ci Aethiopem ni^mini cimi 
Hccuri cacdcntem lif^na et taci<'ntciii f^randem narcinam, et tontabat 
subh'varc Harcinam illam et prae magnitudine non poterat portare cain; 
sed rcdibat vt cacdcbat itc^rum alia ligna et a<ldebat super »*ariinaui 
illam. Itcrum autcm ostendit ei alium hominem ntantem nupra laciiui 
et haurientcm acpiam de lacu et mittcntem cani in collectaculiini. ot 
<1(; alia i)arte per foramina <lefluebat a<jua denubter in eodem Iwu 
Itcrum dixit vi : „Veni, Hcquerc me, et oMtendam tibi aliud.** Kt vidit quaifi 
(pioddam acdilicium temidi et duos HcdentcH in ecpÙH, portanten HUpcr 
scapulaM HuaH utcniuc lìgnnm unum, id est, perticam lonj^am, volentri* 
paritcr inji^rcdi portam templi illiun, et mm pennittebat eo» liji^num, qiiod 
i*x a<lverHo portabant, in^irredi i)cr portam illam; m»u enim hmiiilialiar 
Hc alter alteri, Mcd contcn<lebant utri(|ue, paritcr iuf^redi volcnten; «'t 
non praevalebaut. ncc (Miim humiliabat ne uuuh eorum, ut alteri lociini 
<laret. Kxponit crjj^o ei ìian vÌHÌones, diccuH: „IIi (pii lignum portant, hi 
sunt (jui liabcnt jugum sanctum mcmacliorum; ned juHtifìcanteH se ipso!» 
in cordibuH suis eum cxaltatione superbiae, non humiliantur invicem, 
nolucnint «'nini ambulare in humilitate viam Salvatori» Domini nostri 
.lc^^u ClirÌMti, qui <lixit : Discitc a me, quia mitis Hum et humilii* curde, 
vt iii\('ni(»tÌH ret\uiem ;v\\\\\\vibvitt vewtriH. Ideoque propter superbiam 



eordis Bui roniiwperiint furis. de regno Regis coelonim Chriati cxuIubì. 
Qnì antem cnedebat ligua et super gari^innin ndhuc. aitdebnt, homo est, 

oneratuB est raultÌB iioi^cstÌB et super Rartinaiii peccatomui suor 

■dilit seniper nlin [Iec<^atB : ijnetn iipnriebat mngÌB ut puenilentinm ageret 

de prioribnw peci:alis; sed negligens vitia emendare pecL-atonia prìo- 

. msgì» et alia addit supra priora peccata. Ille nntem, qui aquam 
i» lacii hauriebat, homo est, qui aliqun bona operatiir, eed quia uala 

M anipliun per peceata operatur, et ideo poreiint et delentur etiara 
bona opera quae facit. Oporlet eign hoiuinem, sicuE ait Apostolas, 
eom timore et tremore salutem Buam operari." 

Die Gcflcliicbte etelit aiii'h in den Gesta Uonianornin ed. 
Dick Gap. J39, ed. Oesterk-y f'aj). llS iielist Litterntnraach- 
weiKCii. Ioli fragf l'aasaviuiti, ."^iierehio (iclln vera Pcniteiina II .'i 
nui-li. 

'/ai (Jap. 3K 
L'iiti-r dem Numeu Tìiudtlieus vcrilffeiitlichte der ^alliscile 
1*re8byter ftalviaiitis «cine Selirift Ad Ecdeshm; v;;!. Teuffel, 
fìescli. d. rOm. Litt." S. IIKK, Iiidesseii findet sich misere Kr- 
xìlhluiifi: weder in dieser, nodi in einer seiiier Ubrigfon 8rlirjften 
(Opera omnia ed. Pauly, Vindob. 18K-!). 



Zti Gap. 3U. 
lyaB (EliaB) gemoiiit 



lir uid>i'- 



W'iis lììr ciii Hel 
kiiiint. 

Va\ Ciip. 40. 
Wolicr iinser VerluNHer dii- drei Hiitscl {foiinnimeii luit, 
ireiiiH icb nil'ht. Sie sind undcrweitig bekannt. Vgl. z. B. die 
Joca Monaeboruin ed. 1*. Meyer, lionianJa I 485 — 86: Quis est 
tortuus et nun e.st naturi? Antwort: Adam. — ^^mis est natvs 
t non est mortaus? Antwort: Helias et Enoc. — Cujm corpus 
non putruit {^\ls. augeblich i>..tenei\ V. Mcyer vermntet /jert/«rf, 
I aber ketiien pusscnden Hinu giebt) in terram? Antwort; 
1CJxorÌB Lùt. 

Wcitcre Litteratiir zu dietien nnd iiliultcben liHtselfrageu 
Ferzeichni't 11. (Imber, Zu dem miUelenglieclien Dialog Ipotis 
(Berlin, iJiss. ISR?) 31. 

Zn Gap. 41. 
Vgl. l'etrn» CinnP«tor, Histaria SrholaHtica, Lib, II Macba- 
aeoruni U» (Migne, Patrologia, Ser. lat. CIIG 1531]: 



SUitilit i>i)|)Uluit ili l'uni Hriliilani i^iiluuinKm Inphljn Numìilki vlgintì 
pr<>pii iii-iliim, ijiint' «t .luljn ilìt-ln i-fit. t' mi t chi mi) «atcm dio kiite muv. 
tom ojue |t. u. l'aiiMiriH] rociilit fiilmt'ii supor otatuam ejDii la furu. «t 
de nomini! bjiir gupvr Rrriplo C Httcram rapiialciu abrupit. NocteprK^.. 
oedenie tli^m obìtus «jiu, foiiaBti'n<> tlialaoii ojiih tanto uum «trcpft «i, 
L{ierta« Hunt, ut PXHiliona n HEratis ruiiuraui dounni ae*tinuirel. tjidc^-n^ 
dio viini irei iu C api Ioli imi datae (iimti<i liitcraoindii.-i>R morii* ininitnont £ « 
Qui diuu ret'nrreiur iiceiNUR, in lauiu i^jus uumlum Huluiao inrcntnc «il Kit" 

Hoquent! apparuenint Ito» hoIhii in iirientu , [|ui paulalìm in iinw^^w 
CiirpuH solar» ruiinrti aunt, M)n)lfìi.'atitDH i|Uiitl douiintnin Mmci Lo|ss^, 
et Marci Antonii vi Au^niMi in nuinnri-b'mu rndlict, vpI pocluii. 'l*ai_ 
nulilia Trini Dui ci iiniuH tori urlìi futura linai Incbni. Koa i)uiti|ue ara.^.. 
Iociitii8 pdt dipuDB : .In lircfi mAgig ilusìtiiroii himiincH, <|uaui frumcnt:^ ^ 
KljciifitllH auf ilioHcr Stelle d(« l'etruM t'omiMikir Iwi^j^. 
('«II. WO der Ocrtta Itoin. ed. Dick, ("ali. 97 pd. Oesterley. Vgi. nìta^ 
0i!»terli'V8 IJtUTatiiriiJii'hweist' dazu. 



Vii. Srbniidt S, 4^. 

iCt lauilavit tilt '\^:%- 

. Qui ì»ie iIoDu ^ma 

B facprct. t't ncciiKire^— -^ 



/,U Vay>. 43. 
Vgl. l'etnis AlfoiiHi, DiAt-ipIìna clericaliH 
Quidam vereilìoAior vi^raus pmeaentavìt rugi. i'! 
gcnlum Buuin jiiitfliti|Ui', ul ilonum pni faoto expOBcm 
cxpimtulat, ut se junitiirum nuac ■■ivltatig p 

Kb iimni giblioBo itimnrlum et srabiosu donarìum et monoculii dcnuriuM 
et iuipotigìnosii donariniu et hentioao denariuni. Quod rei ruuci-H^^ 
et Huo siglilo roboravit. Qui niinlnterìo sust-eptii [lortae aniiedit i—^^- 
inini»teriiini huuui egit. Qnadaui iM» gibboRUii buno cappntUH cntn In- ^ 
culi) iHirlam jnlnvit. Olii vorsihRiitor ubviui tlcnariiini piistalnl, i)iC 
dare Hcnogavit. Vira Infcrcnio ve rsì ficai ore , dura csputlum de pspiiie:^"' 
levat gibboBUiu monocalum iloprebendit osse. Du'm ergo dL-narioH poHiD- " '^ 
quo priuB unum expotiii. Nuluit dare. Ri-ltiiituM «-ut. Non liabww ** '^ 
ftuiìlium fugero voluit, «od per (.-apuiiuni retratMu» oapilf nudato sii- — *•' 
puult Bcabiosua, Postulat ei tre» dunaritis. Vidrnit ^blio^tw ni-nni' ^*' 
ftig» neiiiie auiilio ne pinjBo defeodi. coopit vi rCKÌslRrn, dirf»mlnn»i]ar «»**^ 
nudaliM braeliiU apparnit batwnii iuipt^tigincui. Qnartum vnro ilu- — ^^' 
nnriiini pnittulat. Cui delendentl irappnin absiiilit. Et cadimtc ilio in-^*-*'' 
torram, liernioBUui couipirit. Qnintum ergo dennrìuni ab rn i«xtonilt— -*■ *"■ 
Sic contigit, ut qui unum ultrii ilare noluit, quinqiic Invitns iìnAiU 

Uie t^zilhliiiig Htf'lit fliich in deli ('•c^la. Itom. ed, l)tclR#^-^^ 
Caii. 58, ed. Oesterley ('a\K 167 iiflwt LitteratiirnaehwcÌBon. 

Zu Cu|i. 44. 
\g\. UdfitiuB, He Consolatioiiv l'bÌIoNri|ili 
^Migiie, l'atrologia, Ser. Int, LXHl 7«2): 
Felix, qui potuit lumi 
Fonteni viseri) luuidum: 




~ 56 — 

Felix, qai potuìt gravis 
Tenrae solvere vincula. 
Quondam fitnera conjiigis 
Vates Threicius gemens 
Postquam fiebilibas modis 
Silvas currere mobiles, 
Amnes stare co'égerat, 
Junxitque intrepidum latus 
Saevis cerva leonibus, 
Nee visum timiiit lepus 
lam canta placìdum canein, 
Cam flagrantìor intima 
Fervor pectoris urerct, 
Nec qai cancta subegcrant, 
Mulcerent dominum modi, 
Immiteis superos ({naerens, 
Infemas adiit douios. 
lille blanda sonantibus 
Chordis carmina temperans, 
Quidquid praecipuis deae 
Matris fontibus liaaserat, 
Quod luctas dabat impotens, 
Qaod lactom geminans amor, 
Defiet, Taenara commovens; 
Kt dulci veniam prece 
Umbrarum domìm^s rogat. 
Stupet tergeminus novo 
Captus Carmine janitor, 
Quae sontes agitant meta 
Ultrices scelerum deae 
Jam moestae laerymìs madeut. 
Non Ixioniuni caput 
Velox praecipitat rota, 
Et longa site perditus 
Spemit lumina Tantalus. 
Vultur dum satur est modis 
Non traxit Tityi jccur. 
Tandem „Vincimur", arbitcr 
Umbrarum miserans ait. 
„Donamus comitem viro 
Emptam earmine conjugem*. 
Sed lex dona coerceat. 
Ne, dum Tartara li(iuerit, 
Fas sit lumina fiectere." 
Quis legem det amantibus? 



— f){\ — 

Major lox amor est 8ibi. 
IIou! noctis propo temiinog 
Orphous Eiiridìcon suam 
Vidit, penlidit, occidit 
Vo8 haec fabula rcspicit, 
Quicimquo in supenim diom 
Mentoli! ducerò quaerìtis. 
Nani qui tartareum in spoeuB 
Victufl lumina fioxerit, 
Quidijuid praocipuum trahit. 
Perdi t, dum vidot inferos. 

Die Interpreta tio, auf welehc uiiHcr Capitel himveÌ8t 
(Boetius et exponìtor ejus)^ uinRchrcibt das Gcdieht folgi^nder- 
inaHHen : 

Ilio 08t felix, qui potuit videro fontem luminoBum boni , folix item 
(pii potuit HO expedire a laquoi» cor|)orÌR pondero8Ì. Olim Orpheoti, 
poeta TliraciUH, deHens mortem guae uxorie, postquam carmino trì^ti 
coe^t arborcH motaH currere et flumina Htaro immota, poHtquani oodem 
cannine cerva nociavit leonibuH dirÌH IatU8 Huum impavidum, neqae 
IquiH metuit canum aHpectum, tunc placatum oodem cannine, emù 
fiamma amoriH ar<lentior connumoret interiora praecordia hiijm vatis, 
ncc carmina, ([uao vicorant omnia, pacaront auctorem suttm, hic <iuse8tm 
HU])ero8 crudelcH, penetravit aeden infemas. Illic componens cantug 
HU08 cum fìdibuB citharao Idanda Honantibu8 promit gcmen» quidquìd 
liauHcrat ex fcmtiÌMiH i)raestantibuM divinae C'alliopcH, Huae niatris, et 
(juidqnid dolor (^fTronatUH anioniuc dolorcm duplicann Huppeditabat. n- 
citauM aditum infcrorum, oratU(|Uc snavi i)oHcit veniam a principibib 
tcncbraruiii. Tum ('cvbcruH OHtiariuH tricei)H, cai)tUH canta inaudito, sd- 
iiiiratur, Dcnc vìndiccH criminmii, (luae timore concutiunt nocentef. 
triHtcM hunicnt flctibus. Hota pracccj)» ncm rapit caput Ixionin, Tanta- 
luM<iuc HÌti lon<?a ronfcctUH tcnmit a(]uaH. Vultur cannine 8atiatii8 non 
laniavit jccur Tityi. l)oni(iuc tyrannu» intcrorum mÌMcrtus dixit: „Snpera- 
niur! DaniUH marito soriani uxorcm acquinitam suo cantu. At eonditi» 
n'strinj^at iiinncrn ; ne Mcilictjt liccat illi convcrtero oculo», pcjHtqnaui 
c«rrcMMUH fucrit ex intcriM.'* Quìh imponat lof^em amantibun? Amor ipw 
sihi est major Icx. llcu! non i)rocul a fìnibuH umbrarum Orjdiciw vix 
rcsjM'xit Hiiain uxorcm Kiiridiccn, cum illam ami»it exHtinctam. Haec 
Inbula Hpcctat vom, quicunquc vultis attollcre animum ad Dcum Hiiprt'- 
iiiuiii lumen: (juicunquc cnim latincenH convcrtcrit oculos ad infu^rna^ 
cavcrnaH, hic dum rcKi>icit loca interna, amittit quid^piitl habct prao- 
('i])uum co^^itationÌH. 

Bei Valerins Maximns, auf <len uiis(t Text ebenfalln liiu- 
wcist, koinint <lie Kr/ablun^ iiicbt vor. 



r.7 



Zu Ca]). 46, 

Vgl. ExcflrpU ex Sfnocuc lìlicldrin funtrovei-siaraiii ileci'ni 
Ì8 VI li: 

Ufttcr nothi lecM prò parte. Lex: Mnjor frater diviiiat pntrimo- 
eligat. Altera: Liceat filium ox andll» lollere. Tbcnia. 
ìtaa ciim haberet logitìmom filium, alium ox ancilla siiatuUt et de- 
Uajor frater sii.' <livÌRÌt, ut totum pnirimoniiun ex una parte 
ex altera nothi uintrem. Minor elegit niatroni et atcusat tratreiTi 
imscrìptinniB. 

DÌp Getwliiiihte stelli aneli in den Cirst» Itoin, ed. Diok 
28niid i<ò, ed. Oeeterley Caii. "M iiebHt LLttL'ratuniachwcitìoii. 

Zn Ca|i. 4K. 

Vgl. YulerinH Maxining IX 1^, 2: 

Vix veri Rimile est in eripion<l<i «pirìtu idem gnuiHiim potiiisso 
fulmen, et tanien idem valuit. Niiniiata oniiu L'InUe. iiiiau ad 
I Trasiiuennum inciderat, altera inater, NDspitì fili" ad ipsam pur- 

I facrta iilivia, in eimpìexu ejus expiravit, altera, i^uui falB» luiirtis 
iiinliu inaeHta dumi suilurul, ad {)riiiiuui ron^iieptuiu redi-untia exnni- 
ost. Oeniu easuo ìmieitattini ! (Juan dolnr min extinxcrat, laelìlin 
Luinitn miroT, quiKl iiuilierea. 



Zn Cap. .'il. 

AJH yiitrlle wird Angusthina, De Civ. I)i;i aii^c^-fbcn, «o 
dii' ErKSliIniifr jedocli nìpbt gcfuudi'u liube. Wiihl ubtT Btt-'Ut 
jiMÌonli vie! kilrzer luid ohne dpu secretariiis, bei doni pbon- 

^■natiuteu Valeriu« Maxinuw I 1, Kst. 3, wn es v«n Uiu- 
iiUk heisflt: 
Uatrarto etiani Jovì Olyuipìn magni pimderig «ureo amifiil», quo 

tfnuinus IJolo o manuliiis KanliagiBiengìnni omavorat, injcctoi|ne 

aeo pallio dixit aosiatr grave e»8e nuroun aiint'ulam, bìouie frigi- 
laacuui auteui ad iitruniquo tompiis anni aixjus. Idem Epidauri 
Bulapio barbai!) auream demi iuseit, quod adlinnarct non convenire 
«a Apollineni inberbem, ipaum barbatum coaspieì. 

Die tigentlichp Qnclle uutìeres Tractatns ist dicse Duratellinig 

Valerinti Maxlmns /.weifcllos nriilit, 

^5eh^ abweicliend ist eìiiP Kruifhlniip in den (Senta Urini., 

. S in beideii AiiHgubeji iiebst Litteratnrnaehwpi«en OcKti'rleyti. 

Die Vitree aiti Scblnssc dea Kapitels keniie irli, etwas ali- 
ane ale IViBa, nur ans Johannea Paoli, Weltim]if niid 



5s 

Bnist Cap. S: Tempora miitantury homines deferioranturf et qui 
riift (licere oerifatem, fraìKjitur sibi caput, 

Zu Cui». 5h. 

V^^. Vitae Patmiii Vili (Migne, Patrologia, Ser. lat. LXXIII 

WM): 

Fiiit niitem ìh [hc. DìdymuH] orbus, ut qui, cum CBHCt qoatuor amuw 
iiatUH, oculos aniÌHcrit, ut i])tfc mihi narravit, ot ncque littoran didirit, 
ncque ventitavìt ad lìraecoptorcH. llabcbat enim Hocunduni luitnrui 
niagÌHtrniii finiiani ac validam, propriam conncicntiani. Tanta antem 
HpirìtnlÌ8 co^nitionìfi fuit cxornatUH gratia, ut rovera implorctur in co, 
quod Bcriptuin cnt: Douiinu» ìlluminat <;acc(>8. Vetiis enim et novnis 
l'estauientuni iiiterpretabatur ad vorbum ; dogmata autcm Bubtiliter et 
tani Hti'cnue exponebat, ut omncH voteroM Kcientia HUpcrarit. 

[)ic8e DurHtcllung Htiiiiint xwar in xwci Punktcn mit deu 

Inhalt uiiHercM Kapitols Uberoiu, in der Klindheit nnd der Oe- 

lelirsanikeit don DidymuH; alloin dau Uebrigc fehlt liicr, nodass 

<li('ser Text woiil ni<'lit alH die (Mgentliclie Quelle urnsere» Kapiteh 

anxuHehen int. 

Zu Gap. T)!. 

Diene Ausnibnin*i: Helieiiit hìcIi ini Hexaenioron dort Anibrosiiw 
niebt /u tìnden. Der Aber^claube, uni den es 8Ìeli liaiidolt, irt 
b<'kaiiut. 

Zu (Vp. M. 

Im Ib^xaeiiieron liabe ieh iiiehts Ulier <lieHen Vo^l gofunden. 
AImt liekannt ist vr auH deni PhysiologuH. Vgl. Laueliort, fip- 
schicht(» deH riiysiolo^^'us ( Strartsl)urg ISSD) S. 7 «nd (i(dd»taiil)unil 
\V(Midrin(T, Kiu tosco -veneziaiiirtclier UesliariuH (Halle 1X1)2), l»c- 
soiiders S. 2*) -5. 

Zu ( -ap. Tìf). 

r(»l)er <li(» {{iitsel der Kiniigiii von Saba liaiidelt VV. Hertz, 
Zeitsclir. f. deutseh. Altert. XXVII 1 f. Tnter denBelbeu findet 
sirli ciim, iiber <las <ler in das zehnte .lalirli. n. (Iir. gertctzte 
Midraseh zu (b*n S|)rli<*lien Salonio» Folgenden beriehtet ia 
Hertz 4): Die Kiinipn iiess Kiinl»en uikI Madehen koiunioii, alle 
ciiies Aussehens, einer (inisse und mit denHen)cn riewamlcrn 
l)ekl(Mdet. Sic sagte (zu Salonio): „»Sebeide die niannlichen 



■55 



ERLANGER BEITRÀGE zit ENGUSCHEN PHILOIOGIE 

VP:IU;I.EH MEMIICN I.nTERATriIGESCHILHTE. 

lIKUAUSUBOEBEN' VON 

HERMANN VAIINHAGEN. 
XIV. ni:rr. 



TRACTATUS 

DE 

DIVERSIS HISTORIIS KOMANORUM 

ET 

QUIBUSDAM ALIIS. 

VERFASST IN BOLOCSA i. J. 132tì. 

NAl'H EINEU HAND.Si'KRIKT IN WOLFENEÙTTEL 
llliKAlIStìKUEBEN 

SALOMON HERZSTEIN. 



E R L A N Ct K .N . 
V E K L A i; V N F II. .1 U S l! K. 



J 



- 00 — 

AiiH (lirnoiii (Wìor^ioH Hclir>i»ften dami die Vcrfasner voii z^vei 
HiidcTii ^^riochìrtclHMi Wcltclironiken den clftoii, bczw. zwolften 
JulirliuiidcrtH dio Krxiihliiiì^, Cloor^ion Kedreiio8, weldieni dann 
wiedor d(T Hp:iiiisrlio Jesiiit .folunines voii Piiicda (IT). Jahrli.i 
(li(*H(*n)i^ nitnaliin, iiiid Michael (ìlyknH (h. Hertz 1U iiiid 2X). 

Ini Hpaterii Mittelalter ist die Koni^iii voii Saba dami ab 
Sil)ylle in on^(*n Zìisnnnnenlian^ niit der Lcj^ende vom Kn^nz- 
liol/e p:etret(»n. Aber die IJiitw^l felilen in Hanitlìehen Dar- 
Htellun^^»n der Legende bis aiif Calderon, weleher jed<M^h dan 
KinderriitHel nielli hai, (»b^leieh Honnt JolianneH von PineduHciiio 
ilaupt(|n(^ll(; ist (H. Hertz 2S). 

Dji^re^^en liat Hertz das KinderratHcl — in Vertiinduiif: mit 
dein bin Jetzt iinr auH ( 'alderon bekaniiten Bliimenrati^el - in 
eineni i. J. IT)!)!» an^efertij,4(^n flobelin entdeekt, den er S. 1 
fol;rendennasHeii beHelireibt: „ln (ìiiieni Uppipren Oart^Mi voli 
Hlnnien mid Friudithaiinu» . . . nitzt reidits (vom lieseliauor) ciii 
Ki'ì\\\*fX auf ^oldenem Tlirone . . . Dna Tlinnie «ce^cMiilber auf der 
linkeii Seite des IHbl<»rt ntelit eiiie «rekronte Frali . . . Sie liliit in 

der Linken einen HhinienstrauHH, UbiT deni eine Hiene flie^rt 

In der Mitte den Hildes unter einein Apfellmum vor don... 
Stufeii (leH Tlinnies sind zwei «rleieli ^roHse Kinder beKchiiftipt, 
A(»pt'el autzules(Mi, bei<le niit kurzen blonden L<M'kenlinaroii. 
Incide in <::(»^^nr1et(Mi «^^elben Knai^enn'Jeken niit blauen SauiiH'ii, 
in weisseii Striìinplen uiid «::(^llM'n Scliulien. Das eiiie ntclil 
iiiit'reclit uiid steckl einen Apfel in don Busen; das alidore 
liiickt sicli und sainnielt Aeptel in seiiKMi wie (»ine Schiirzo anf- 
^('iioninienen Hockscliooss . . . l'eber und z>visolien den IVr- 
soncn windet sicli (mii . . . S|>ruelil)jnnl niit der Insclirift: 
HeselnMdc mieli, kiiii;r. <>b di<* blumeii und kind 
voli art ^Hicli nd(T un«rlieli sindt. 
Dos Kr»ni^^s Antwort lautot: 

Die nicnii die hm'IiIo blum ni<'lit spart, 
Diosos kind zoi«:t aii sin wiblidi art. 
DalM'i doutet (»r inil der Liiikdi ani' das Kiml, das die Aqifrl 
ini aut'^^olhilioiM'ii KiM'kc sammolt." 

Dii^sc Darsfcliun*; des Kind(Tratsols steht, wie Hertz JìiJ 
schon l)oiii(*rkt, der obon erwalinton im Midraseli ani niiclistoii. 
AI>or (*s fimh'ii sirh nn'lirere rnters<'lii(Mlr. Ini Midrascli mi 
(*s niolircrc Kiiahcii und MjidclM'ii, ani' <l«»m (lobcdin mir cin 
Kiial>o und (m'ii Madelion. Ini Mi<iraseh liaiid(*lt es sicli nm 



- M — 

II' und lìju-kwcrk, iiuf floui (lobeliii tim Ai-}jt'L'l ; ini MidriiHili 

Il die KriulRvi die KlHder atif, iiuf dciii Oulteliii die Miidchen. 

In Bezieliim^ unf die Leiden cr»|.eii l'uiikte i^tiiniiit unii der 
tt uimeres 'IVaL-tiilaw uiil der DiUMtclliiiifr iiuf dein Oiihelin 
irei». Ili lìfKiehun^ mif den drittoii l'uiikt jedoeli »timiiit 
xWh'. xu dcm Midritóch. 

Uu8 vrm Hertz. ver;:elilìeh j^sitelite Mittel{;lied zwiwclieri 
iMidrnHrh nnd der l>;ir»telluit^ uiif dem nobeliii dllrfte liier- 
j^fiiiidvu i«!Ìii. 

l'm 8o Ìntere8giiiiter wiire ea mi erfulueu, welclieH die Quelle 
Ercfi Kuuipilator» war. ìhinn er direkt lUis dem MidraHch 
nhlpri, i<4t kiinin nii/.uiietiiiii'ri. 

Zìi Cap. liiì. 
Desterley, Oeuta Uouiiiiioniin S. 2lMj keiiiiz<tìeliiiet deii Iii- 
I niificres Capitela diireli die Worte: _Corviiius und der 
Èer." Er Iiat dabei die Ociudiielite ìm Auge, UIkt welclie 

die Feriorhii libri VII bei Liviii!* berrehtet. : 
X. VKlerìiu tribunuB oiilitum llnllatn. a i|m) iirovniatiie L>riit, in- 
Ito gnloKe corvo et imguibua roslroqnu hoBtem iiifvat.iiiti- . oicìilii 
[ eu Corvi nonieii accepit. 
AusfUlirlielier bei^ttt es dunn Libar VU 2i<: 
,1111 eum BtAliiiuitiua iiuieii loinpiis lercreni, OaIIiib procoeuil inagui- 
iiU(iie anuts Juait^nb, ()uaiieu»<]iie Bcniiim hasia i-uui nilenciiuii 
I, pnivovat per inluriiretoni aiiiiui ex Romanis, qui sei-uui ferro 
it. H. urat Valoi'iUH rriliunu» niilitiim adolesueiiB, quj liaiiil Ju- 
'Utu e» littore se quam T. Mauliam ratus, priiig sdacitatua coii- 
1 Tnluntatein in mediuni arnintus profeaait. Mimis insigne certauieu 
iDum niunìne iatei-poeito ileonim factum: namquii cmuerenti jnin 
im Itamano lon-ue repente in galea conaodit, in host«in varali». 
priiDo u( augurium caelo niisaiim laetns accepit trìbunns, pro- 
I doIndG : si diviia. sì diva csaet, qui eibì praepetem nilHitiaot. voleoa 
ritiua adeeiiei. Uii-t» mirabile, l^nuit uun »olum alea caplaiii semel 
1. «ed, iiuotienscuiuque cei tainon initiim est, levaiis se alia "« o^hIoh- 
hMt'ìi r<ii>iro et ungiiibus adpetil. dunee lerrìttmi pnidipi lalia visii 
EmiUe tiiuiiil ai' niente lurbaluui Valeriuu obtrunent. Curvua vx emi- 
lu elatux orienteni petit. 

Valerius Masiinus Vili 15, 5 berielitct kiirz: 
U. quiiqae Valeritim duahus rebus ìnsignibna di parìter atque dvea 
Insum rcildidrriLnt, il)! rum qnodam Hallo eonminus pugnanti eor- 
]>ropagnntorem aiibicìeniea, hi tertium et vkosimuiu annum iugreaso 



- Itì - 

conflulatum largiti. Quoniin altorum decuH vetitstao orìginis, optimi 
iiominiH ^enSf (Corvini aiiiploxa cognomen usurpat. 

Bei FloriiH 1 \i\2i) heJHHt i»H, iiiit (hMitlicIiem Anklaiig«» aii 
die Stollo HUri (lor IVriorlia do8 VII. Bucheg den IJvìuk: 

Itoruni Tomptino agro, cnin in siniili pugna Lueiu» Valeriua, in. 
Ridente galeae «arra alìte adjiitUH, rotulit spolia. Et inde ('onini. 

fiollius, Nootos Attimo IX 11 crzilhlt: 

Atqiie in eo tempore oo])iae («aliorum ingcntCH afp'um PoiuptinniD 
inHcderant inHtriud^anturqiie acicH a connulibiis do vi ac muUitndine 
lioHtium HatiH agentibuH. Dux interea <ìalloruni, va»ta et ardua prò. 
ceritate aniiÌH(|ue auro praetulgentibun , grandia ingredienn et manu 
tei uni recij)roranH inee<lebat perque oonteniptum et Huperbiam circura- 
Hpii'iens deHpifienH(|ue omnia, venire juì>et et «ongredi si (piift pugnare 
Heeum ex omni Kcmiano exereitu auderet. Tuni Valeri u» tribunu», ceteri* 
ìwtoT nietum pudorem(|ue and)iguÌH, impetrato priUH a eonnuiibus, ut in 
(«alluni tam inaniter adrogantem ]>ugnare sene penuittorent, progreditor 
intrepide modenteque obviani; et eongredi untar et <*onHÌ8tunt et con- 
Herebantur jam manus. Atiim^ ibi vìa ({uaedani divina iìt: cnrvus re- 
pente inprovisuri advolat et HU])er galeam tribuni insistit atquc inde ia 
adversarii oh atipie ocuIoh ])Ugnare incipit; iuMilibat, obturbabat et 
unguibuH manuin laniabat et proH])eetuin alÌH aroebat atque, uhi nati» 
Haevierat, revolabat in galeam tribuni. Sic tribunun, speetante utmqne 
exereitu, et sua virtute nixuH et opera a1itÌH pnqìUgnatUH, duceiii iioMtiiiDi 
1eroeÌRHÌmiim vicit intert'ecitque atque obliane eauHain eognonicn halmit 
Cnrvinus. 

Dio Krziibhin^r ini Tniotatus bat mit dor obi^Mi iiur im 
^iin^^•ln«::o Aobiiliobkoit, wiibroìid (bis robri«ro <b>rt folilt. 

Yax Vi\]ì. 1)7. 
V^l. oboli /u Cnp. 4. 

Zu Cap. r/.i. 

lVziì;rliob dor Ilìsforittr rcf/Ls Arctnri fcilt das oiieii 7.n 
('i\\). \\\^) (losM«;to. 

Dio Krz;iblun<r siobt auob in don Closta lioni. ed. Uick 
(';ip. 17, od. Dosiorlov ('np. ll.*>. Ijttoratuniaobwoiso bat (^csttT- 
lev nielli. 



— r4 — 



Jnniiariuri <>3. 
Jesaian (Yhh) 37, 411. 

JOHIIH H. OhrÌHtllH. 

«Ioab ;').-). 

Job 41). 

JohannoH ó9. 

JoliaimcH Kloonionyiiarìiis 12. 

flojada ó:). 

«lonaH 52. 

.loiiatban 54. 

.Inda 24, 04. 

.Judaei 17, 19, Uf). 

JuliaiiUH s. (\'u^Har. 

Jupitcr fil. 

LaKariiH (")(>. 

Levi {Vi. 

LornMiHOH (J-.acn»nHOH) 2. 

LodovifiiK (Lo<U»\vìimih; jV), ól). 

Lotb 40. 

Liiean Tn-J. 

Maddalena <>4. 

Manrifjcturius (.M.' CnriuH) 11. 

Maria 3H, r,l). 

Maxinius h. Vab*rinH. 

M(MU'a ÌX, 

MiTcuriiis ;')!. 

Mìeol (',2. 

Nat limi ì'kJ. 

(M'tnvianuK .*JS. 

Oraci US 2.J. 

(h'osius H, Krosius. 

(h-))lu'ns 41. 

OvidiiLs 10. 

Paiiiionius 40. 

Paiitlii'on {\:\. 

l'ai)iaH (rapyai 14. 

l 'a risii ;');'), .')!♦. 

Pauliis \\:i 

iN'lnjxMilU'Hht's s. rolopiuscs. 

r«'triis jM. 



PctruH Alphansufl 21, 43. 

Phiiitia» (PhyHia») 8. 

PiruH 8. Pyrrlimi. 

Plato 14. 

PoIopinsoH (Peloponnonses) 3. 

PoinpojiiB 28. 

PrìviniuH 10. 

Probiamis 83. 

Pyrrhus (Pini») 6, 67. 

Kesccius 4. 

Uonia 10. 

Hoinaiìi4, 1), 10, IH, 19» 23, 38,41 

()2, 08, Of), r,7. 
Saba Of). 

SalantUH (Zalcucus) 2. 
Saloino (Sslamo) 53, G5. 
SamnitcH 11. 

Saneta Maria Rotunda (>3. 
Sanctus (iermanus 59. 
Sarracenas 38. 
Saruias 53. 
Saul 54, 02, lU. 
Scipio 8. CJypio. 
Soiioca Vi, 7, 45, fiO. 
SiKÌbcrtus 28. 
Tareiitini 8. Thvranti. 
TbaddacUH 24. 
Tbaniar 58. 
TlioiiiaH 50. 
'riiyniotcìiH Ì]H, 
'riiyraiiti (Tarditi ni) 4. 
Trajanus \). 
Trias 58. 
ValcriuM MaximuH 2, 3, 4, s, 11 

15, 44, 48, 51. 
V'aHazensis (VaHateiisis) 2S. 
Vir/iplius 8. 
Vsa s. Jesaias. 
Zacbaous 58, iVi, 
ZaloucuH H. Salaiitufs. 



w^^^^^^^^ 


ERLAKGER BEITR.\GE zlk ENGLISCnEN PHILOLOGIE 


VER(;i.Kirilfc:SI>i:N LITlEKATtlUJESCHKHTj: 


msiULisneoEBEN von 


Hl-:i!MA\N VAIlXtlAfìKN. 


XIV. !M".rr. 1 


TRACTATUS _ 


1 


DIVERSIS HISTORIIS ROMANORUlT 


ET 


QUIBUSDAM ALIIS. 


VKRFASST IN BUI.OOSA i. J. 1^20. 


' NACH EINKR HANDSfHBTFT IN WOLFENBUTTEl- 


IMvJtAUSGEliEBEN 


SALOMON HERZSTEIN. 1 


t: KLAN li EN. 


1 V K K L A 11 V O N 1' R. .1 U X (t K. 


1 1S9:5, l 



ERLANGER BEITRÀGE 



ZUR 



ENGLISCHEN PHILOLOGIE 



UND 



VERGLEICHENDEN UrTERATURGESCHICHTE. 



HERAUSGEGEBKN 

VON 

IIKRMANN VARNUAGEN. 



XV. 

TIIK PLKASANT COMODIK OF PATIKNT «ilUSSILI-. 



7*: 



E R L A N G E N. 

V K K L A G V () N F K. JUNG K. 






\ 



THE 

PLEASANT COMODIE 

PATIENT GRISSILL 



VON 



HENRY CHETILE, THOMAS DEKKER 

UND 

WILLIAM HAUGHTON. 



NACH DEM DRUCKE VON 1603 

UERAUS6E6EBEN 

VON 

GOTTLIEB HÙBSCH. 












ERLANGEN. 

V E R L A G VON F B. J U N G E 

1893. 



K. I). Ilof- M. TTnlv.-Hu<-li<lrurk«T«i voii Pr. Jungc (Junffo & 8ohn), Er1anfc<*n. 



; ■'■' 1 ' ; 



I NMI A L T. 



Seite 

Einleitung VII 

1. Die Qaellenfrage VII 

2. Das Verhaltnis des Dramas zu seinen Quellen . . XXIII 
5. Die Abfassungszeit XXV 

4. Die Verfasser XXVI 

5. Die Metrik XXVI 

6. Der aite Druck nnd Colliers Ausgabe XXXIII 

7. Die vorliegende Ausgabe XXXIV 

The Pleasant Comodie of Patient Grisilil 1 

Aumerkaugen 83 

Index zu den wichtigeren Anmerknngcn 102 



Einleitung. 



I, Dìa Qiifìllenfrnjee. 

(ber die Erxìililung voti der geduldigeii Griseldit*. der 
fetzteH Novelle in lìoccacrioe Dekamerou, hat. nuchdem Rein- 
UldKGbler mit eiuem treffliclieii Artikel in der Realencyklopftdie 
[?on Ersch und Oruher, Sect. 1 Bd. 91 S. 413 vorangegangen 
1r»r. nenerdingB Fr. v. Westonliolz. Die OriseldiB-Sage in der 
iJteratargeHcliicbtc (Heidelberg lH8s) gehandelt. 

Eìne abschIicRFiende GeHcbieliti: de? Stoffe», die man in 
let/,teren Ituclie zìi lìmlen glauben mues. bietet daseelbe 
icht. Ginmal ift das vcrarbeitete Material von Vollstitndigkeit 
eit entfernt': der VerfanHer keniit wieli auf dem Gebiete der 
Sftg«Dfi:irtfe)mn|: niclit genilgend aui^ und auf bibliographischem 
auclj nicLt. Dann ^ind die riitcrsue.bungeii Hber das AbMngig- 
kei t^verbaltnis der vcrseliiedenen Bearbeitungen keineswege 
mit der niitigen Sorgfalt angestellt wordeii. /. T. ganz nnter- 
blìeben. Es kunn dem Verfassei- l'erner der Vorwurf nicht er- 
Bp&rt werdeii. dass er eieli sein Material nicbt immer mit der 
Biidchenswerten Genauigkeit angeseben hat. BiHweilen hat 
aucb cine uugentìgende KenntniN der fremden Sprachen 
hf Abwege geflihrt. 



' Nacbtrage dazu ti. bei Vanihagen, tJber uine Sanunlun^ nlter 
ilienischer Drucke der Erlanger UniversitKisbibliothek (Erlaogcn WJ'i) 
». 3^. — Ala Veri", der dontsilion (irisardis. die PI. Sttaiieh, Zteclir, f. 
tlentach. Alteri. XXIX 433 dem Albiecht von Eyb zuathreìben wollte, 
*»»» rtentolbe «.idohriu ehd. XXXVI 241 f. den Erhard OrosB narb^ewieaen 
en jene Hyputheae Strant-lia vgl, libricene naub M. Herroiann, Albreeht 
^jh and die Friibzeii ilen deutRi'hen IlQiuanìsiuDH (Berlin 1S93} 



vili 

1 hor lUc GririeldiH- Novelle aiit' englì»ictictii llodcii banij^j; 
II. lì. WUeatly in dcr Kiiilcitutig za seìucr Aatigabe der etig- 
liKcheii Vto»h, ivgl. unten Nr. 3), Heft IV der Pablikatìonen der 
Villou Sooiiity. Im Atlienamm Nr. min {2tì. De/.. 18S5) bciiiat 
osdarflber: Tlnfourlhjiart ronlain» The HUtory of I^atirni 
fi, pr^aci-d by somr acconiif of tiie Gritflda Uitraturf, 
letih special reference to tfir iiKe made of the originul Miii-y 6^ 
" , Pfirarch, C/iaucer. and Mcker. Anf eìntT deoMohco 

iBìblìotliek dUrrten cich dio Publlkatiotieri der Villou Society- 
I Dicht findeti (beFtÌt/.t dncb HO^ar dan ItritiHii MimeiiDi nuiiier 
.1. l'aym'^ Ituccaccio ■ ri>ijrHL't/.iiiig iiiclits von dcnHcIbeni. nnd 
HO ist Olir Whcatlyti iluch iiicht nrreichbar. 

EÌu;:efUhrt wnnlc die Euìililung iti Etijurlatid, iiicht lutgv 
nudi der Kntetehung dor Novelle ItoocaecìOM uud der dnrcb 
Petrarca vorgetiuinmeneii UiugìeHBaug deroelben in latejnìscbr 
Form, durch <'haiieer, der dir letztere Bearboihing der Hcinigcn 
7,a Gmnde legti-. 

Von der Mitte dcf 1(>. ■lalirliQiidertx an trcten dauu in Ko^-. 
laud melirere ncarbeitiuigen auf. die iinn aber nicht alle ut- 
UalteD tiind. 

\. Ini .1. ir>(ìf) erwirkte sicli lier !,oudouer Drucker thren 
iiogers Druekerlaubnis tllr A haltel ìntìlttled the nongt of pa- 
cyent Oremri/ vnlo lier makr. Vgl. Hazlìlt, Iland-Buuk M5. 

In deiDHolben Jahre wtirden. vrie Collier in Heiner Aa^gtlw 
uneen-'s Draman. Introdiictioii H. VIH berichtet, kwoì Bailadcji I 
lo the tutte of pacyente Orimeli auf der BuehhRndlerbOrfc dn- 
getragcn. Da da» oben erwiUinto Gedicht aUHdrlIckltrb alt 
soHjrf bezeichnet wird. wird man aniiebmeii «Ulrfeii, dae» t« 
sieh bei der cnviibntcn Melodie (timi) lini die Jenes sONje 
handelte. 

i. In di'ni niiuiliebeii .labre erwirkte nieb riu aaderer 
Loiidoiier Drueker. T. Colwell, Dniekerlaubiii.'* lìlr Tht Hìsknf 
ùj meke and pacyrnt Grrsetl. Vgl. Haztìtt a. a. 0. Da»» dim 
Histoiy identiseL ist mit der 8ofort unter Nr. Il zìi erwihncii- 
den, wie Hazlìtt anuimml:. ini oiHglioh. abi-r kcìnefiwcg» «icher. 

ò. Eine Prortadarstdlnng, dereii iiltesre erhaltene Au^gah» 
V. ,1. \mi iiacb Ilazliti a. a. 0. den Titel IMbrt: The MtittiU 
Trite, and admirabU Hintory dJ Patient (hrimsd, a Foon Mmt 
Dnughter in Frawr. Writfen in Fri-nch, and now traiMri 



EnijIUh. l'rinUd bij Eduard AU-de. imi. Dcr Drucker 
bte ìd London. Wo BÌeh ein Esemplar diesel DrackeK tìiidet. 
ebt Haztitt nicht au. Dae British Museuni bewitzt keines. Oh 
• ohen erwìilintt- voii Whputlv tiemirgtp Abdmck aul' dieser 
ter einer anderpii AHsguhe bcrulit. vcrmag; ich iiii'ht va HHgeu. 
Von einer aweiten Aiii^gabc v. .1. Ilil9 (Piinttd by H. L. 
' William Lugger) besa»» Heller zwci Esemplare; vgl. Biblio- 
ecH Heberiaua 1 Nr. ;(142 niid Vili Xr. 10(.i5. Aueh das lini. 
B^enoi besit7.t pinen: vgl, deii Catalogup ot' printed I)ookt>. 
V. Griselda. Diese Auogalic i«t in der Ferry Society Voi. Ili 
. XVHI S. ] ìvit^derabgedruekt worden. 
Bine dritte Ansgabe ca. UvKI (l'or W. Thackeray: London) 
auf d*m Brit. Museiiui; Tgl, deu Cutaloguc of printed Booke. 
Bine vierte Au^galie v. .1. HKì.-i besapp Hcber: vgl, Bibl. 
Bberiana IX. Nr. i;U7. 

Eine fUnfte Aasgabe v. .1. H)74 bewitzt die liodleianu in 
Kford; vgl, Hazlitt. Hand-Book 24^. 

Eine aechste Au^gabe i London : Printed òy and f or T. Notria i 
ird von Hazlitt, ColL and Notes I 192 um IBWl gesetzt. 

Eine siebente Ansgabe, London 170i"S, verzeiehnet Hazlitt, 
ili. and Notes II 6!)8. £in Esemplar davon besase Qaaritcli; 
il. dessen General Oatalogae 1S87— Sf< S.640 mid de«flen Roiigli 

Bt m s. IR. 

i.'ber cine An/abI weìterer .Vui^gaben aus dem 1«. .labrh. 

lem Brit. Mtn^enm vgl. den Catalogne of printed Books a. a.'), 
jl. aneli den Catalogne of the Library of the late -John Dnke 
' Roxbnrghe iLoudou 1S12) Nr. 638(1. 

Eine Ballade. deren VerfaBser wahrBcheinlich Thomas 
bloney (f ea. l&KJ; vgl. Uber ihu das Diet, of Nat. Bio- 
aphy XrV 327 1 ist. 'Wenigstens hat derselbe sie in seine 
Dalnng The Oarlaiid af Good-Will anfgenommen, die iins 
eilìch, abgeHehen von einem Bruchiitllcke einer Anagabe von 
04, nnr in einer viel njiiiteren Ausgabe von llì7R erlialten 
id hiernach in Voi, XXX. Nr. XCIl der Percy Society ab- 
(drnckt ist. Unyer Test stebt hier auf S, «2. 

Eine Sonderausgahe dieser Griseldis- Ballade befinder sieh 

der Bibliotbek von Henry Huth mit dem Titel; A mosl 

taxant fìidìad of l'alieni drisxdl. To Ike lune o/ Tìw Bridix 

ttodmorrou: Vgl, Hazlitt, Coli, and Notes 11 259. wo der Ornek 

; ]tì(X) getnetzt wird (GroHarts Katalog diei^er Bibliothek ist 



- X - 

mir iiicht erreichbar). Hieratch ist der Text in den Aìicient 
Bal/ads atfd BroadsHies ( 1867) S. 25 und fttr die Ballad Socien* 
iD den Roxburghe Ballads II 269 abgedrnckt. 

Nach einer Ausgabe von 1619, die jetzt verschwunden zu 
sein 8(*1icint. ist die liallade in der CoUection qf Old BalM 
(1727) III 252 abgedruckt: vgl. Hales and Furnivall, Bishop 
Percvs Folio Slanuscript IH 421 u. 422. 

Eiue weitere Ausgabc v. J. li>4(.> bcsitzt dan Britìsh Mn- 
seum in den lioxburgbe - Balladen : A most fxcellent and ver- 
fnous Ballad qf th- Patlenf Grissell, Vgl. den Catalogne of 
Books in the Briti^li Museuni printed . . . to tbe year 1640, S.736. 

l'ber andere Ausgaben vgl. die Hoxburghe Bai loda a. a. 0. 

Endlieh finde^t sieh eine liandsehriftlielie Anfzeìchnnng in 
der Perey-Hs., abgedruekt in der erwjìhnten, von Hale8 nnd 
Furnivall besorgten Ausgabe dieser ganzen Hs. HI 423. 

5. Ein unternelimender Verleger, John Wright in London, 
druckte diese Ballade ebenfalls ab, sehickte derselben aber 
zwei kurze Abschnitte in Prosa vorans, fliekte ihr zwei eben- 
solche an und gab deni Ganzen einen etwas verSnderten Titel 
(T/ie pleaaant and swrcf history qf patieìd (rnsselL s/tetting 
how she, from a poore mum dauyhtin\ carne io be a great lad^ 
in Franre, heinij a patternc to ali vertuoiis women), auf welchem 
er das Buch als tran stai ed otd of Italian bezeichnete. Das 
British Museuni l)esitzt eine in dem erwiihnten Catalogue of 
Books 7.-U) und in dem Catalogne of printed Books etwa in d.J. 
1G.-K) ^esetzte \us«iabe, naeh weleher der Text in der Percy 
Society Voi. HI, Nr. XVIll 8. 43 al)gedruekt ist. 

Eine Ausgabc von deniselbeu Verleger v. J. 164(> verzeich- 
net lla/litt. Coli, and Notes III 101. Doeh scheint es nacli 
lla/litts Einleitung zu unsereni Drama S. VII, dass die beideii 
Ausgaben identiseb sind. 

Die an dritter Stelle angetìihrte Prosadarstellung ist. nach 
der Anpibr auf dem Titel, aus dem Franzosischen tìbersetzt. 
Uiitcr di'ii brkannten franzcisiselien Bearbeitungen findet sich 
JimIocIi keine. welclie die Vorlage gewesen seiu konnte. Mag 
rs sich mit di<^s(T Angabe des englisehcn Textes nun verhalteu. 
\\W OS will, irdonfalls beruht der letztere, wenn aueh nur iu- 
direkt, auf Petrareas lateinischer Fassung, wie eine Vergleichung 



- Xi - 

it er^ebt, wenuffleich er ìm eìnzelnen einerseiti* biBweileu 
:, Bodrerseitiii vielfacb wortreicher gefaest nnd sonst er- 
ert Ì8t. 

He Form de» Nameiw der Heldin, (h-iiel, Orh.fell, iot iliefielbe, 

in der von Heinricb StciiihOwel berrllbrendcn deutschen Ùber- 

Ung. deren altcste datierte Auygiibe ì. .!, 1471 bei Zainer in 

Bbnrg gedruckl: ist; vgl, Ubei' die Hbh. und AuegabeiiGoedekc, 

idrìpz* 1 3t>4 11, llfiò uiid Uber die VerfaBBerncbaft Steìii- 

( Straueb. Aui. f. d Altort. XIV 24H niid Allgpm. deutsobe 

XXXV 72y.' DieeerUniMtaiid \p^t die Vermtituufr iiRbc, 

der KnglSBdor iiacb difser dentHcbeu rbersetznng ge- 

Stet hat. Und in der Tbat stimmt der euglisebe Text an 

Stt'lleii mit dem deiits^cben gegenHber dem lateinischeti 

. Vgl. licb citiere l'etrarea nach dem Drucke Ulm, 

T 1473, Steiuhowels Ibersetzung nach dem IJrucke Aap;s- 

Zainer 1471 nnd deu eiiglifetieii Text mu-h der Ansgabe 

ir Perey Stieiety): 



Wl<lÌ»01linÌllJlli|ILr 

{fftiirwkt: pgral 
irtrentur ipiara, 
tUs que af^piida 

erant . aiiiiiitu <■ 
Iquo fonte cnuui'i'- 

paternatD Ihiicii 
ìU, vt eipeiliin 
aliù ad uiseailau 
dalli spontiftmt'uiii 
a fomitihui» jini- 
et. Duni Wnlti-niB 
ibnnclus ini.-edeDH 
jle t^otupellang no- 
. (S. 7). 



lirÌHcl iva» vnwÌB8i'ii(i 
ullcr iler sairlipii <lie 
gogpu ir IjBBi'Uai-lieo 
vnrt liei'aii il- Unsz daa 
eye iriil naderen iiiuck- 
fruwi.'n Diivk uhk nifiL-ht 
gan «e setien ìre.n lipreu 
gemavbel. ala aye wns- 
ser hut gi-htìH von ainem 
feroii brunnen vnd hainj 
ylet begegnet ir iler 

vukk vnd nennct ev 



KngHHuhi- i'nisu: 
where tlif tairt' uinjil 
Urinel.knowingnotbing 
ol' that wbii;b bapned . . ., 
liad malie ber Iionse nnd 
sei fé s'tmwhat bantl- 
sf>tni\ detennining (with 
thv re»t other neighbur 
virgiam tu Bee thi» ro- 
leinnity: at wbick in- 
Htant arrived the Mar- 
(|uesHc witb ali bis gra- 
L-iuiiB pompany, muetiug 
witb liriHel as sbcc was 
canjing two pitcbem 
of water lo ber poore 
l'athere houtie (S. 10 T.) 



Za dea altea Druuken trage iib einen von Quaritvb, General 
jogne 1887—88 8. 723 beBvbriebenen. mit vìeien Hi>lK8c!initt6n vor- 
en (o. 0. U. J.) nacli. liuarimb set/t den Drufk ,dn;. 1470". Da 
Ibe aber dae Vorwort enth^lt (à'oi'cA abervon Hàtikait Me), dnsaua 

1473 stainmt (vgl. Straueb, Anz. f. deutscb. Altert. XIV 2i'0). »o 

er frUbeeteas iliosem Jabre augebìjrcn. 



- XII - 

Petrarca: Stoinhowel: Englische Pnwa: 

Senex .... timicam, Do er nun hort daB > Janicols, acqiuinted 
eiuH hispiclam et attri- ' volck zu seinem husz | with the hurliburly, 
taui senio abdita parae komen vnd gach sein 1 carne out to see whtt 



tbe matter waa. Aad 
fiuding ìt was hisdangh. 
ter in hor smocke, .... 
he quickly left them ali 



(loiniis in parte sema- tochtcr stili schwigen 

uerat. Andito ergo non vnd halb nackent mit 

tam filie tacite redeun- in. Do nJlclit er die 

tis, quam conùtum «tre- hòBzen vnd vor alter 

pitn occurrit in limine zerrissen klaider seiner \ unspoke unto, and rin 

et Heminudaui antiqua tochter, die er in ainem ! ^^ for those poore robe*, 

ve8tecooperuit(S.10f.). kntlppfel behalten het J which were formerly 

von <ler zeit aln man 1©^ i" the house; with 

fly hin weg turt, vnd lief | "^^^^^ ^e® qmckly aray. 

seiner tochter entgegen | ®^ ^^^^ (S* ^'O* 

dasz er sy «io mit ver- ■ 

deken m5eht (S. 14). 

Die mit ir warcn in which amaze, not 
komen sehieden wai- without some reprehen- 
nend vnd trurig hin weg sion of fortune, aod 
(S. 14). their lorda cruelty, they 

left her to the poverty 
of the celi, and re- 
tumed themselves to 
the glory of the palace 
(S. 35). 

Aber andrerscits stimmi der englische Tcxt an einigen 
Stelleii mit (lem lateinisehen gegen den deutschcn Uberein. Vgl: 

Petrarca: Steinliowel: Englische Proga: 

Vnum vos michi uersa So wil ich herwidor '' Only one thing I re- 
vice promittite ac scr- vmb das ir mir och «jucHt at yonr band» 
nate {H. 5). verhaissen vnd lialten ' (S. ii). 

wollen (S. 3). 

ConiCH doPanico(S.ll), graff von pauincz (S.9 
Paniciiis Comes (S. 17). und 14). . (S. 20 u. 36), the Earle 

of Paniche ( S. %). 

(icnnanumiiuc Himiil For araongst tbe rext, 

Huuni anniiin iain septi- ' tliere was a young lord, 

munì aj^entem ducens notfully eight yeercold 

(S. 1;')). (S. 29). 

None coniugi volens' As for your new 

cedo. <iue tibi vtinam spouse, (Jod grant her 

l'clix adueniat (S. IO). many daies of comfort 

(S. :W)). 



Countosse of Paniche 




- XII! ^^^ 

E» ÌBt alHO zu )«chIieiiBeD . A&s» der eD^list-lic Hcarbeiter 
ireder selbot mowoM den luteinisc^hen als deo deutschen Text 
itzt oder aber nach einer imbekaDiiteii Vorlag^e g;earbeitet 
velcbe ihrerseits auf deni lateiniiitOien and dem deutnchen 
e bemhte. Dasw, wenn letzleres der Fall, dies ein fraii- 
eher Text war. ist wenig wahr^cheinlicb, wenn vatin be- 
i, daee zwar franeQsiaehc VolksbUcher ins DeutBcbe tìbersetzt 
j mir abcr auH der damuligen Zeit kein Fall bekannt ÌBt. 
deatsfbe» Volkwbucb ìiis Fraiiziinische tlbcrtragen wSre. 
)er Verfasser der cnglischeu l'rosadarwtellnng, bzw. der ihrer 

;e, wìrd 7.uer^t Aie deutscbc Ùbercetzuug ìu die Hand 
mmeii babcn — deutncbe VulksbUcher sind ja aach sonst 
Englund gewntidort. Am Fingange wic am SchlueiBe der- 
lu fand er de» Hinwei» auf die Epìjìrl Fi-ittiri/vi Pefiarche. 
Uu veraiilas!ite . sicb aucb letzternii Text zu ver^chaffen. 
3ezUglich der Quelle der Kallade musK man aas der 
romi Grisse/l scUlieRsen. dans die Ballade entweder 
der ebeu besprocbenen englinchen Prosa oder auf Steìii- 
ila dentìtcbeni Texte beruht - daw» efwa nnigekehrt die 
ide die nttcbste Quellp der i^nglisclicn Prosa wSre, ist 
der vieleii der Bitlladc j^egentlber den beiden aiideren 
telìungen eigentUm lichen ZUge ( vgl. iinten S. XIV i numiSglicli. 
'findet sieh ein der engliseben Prosa und der Ballade gemein- 

Zng bei Steinhowel — und aiicb bei Petrarca — nicht, 

der Geburt des zweiten Kindeti, einen .SnUrieK, bzw. in 
Ballsde der Zwillinge. findet ein grosses Fest sta». In 
'lite juy whereof led the whole eourUry iuta 
iouse qf praù-r ami fhimhiijirìni/ , and broiighl them home 
If by cresxH- tight and l,onJii-rs (S. ^1 f.i. Die Ballade er- 
' (ioh citiere stot!* nach dem Texte der Ballad Society): 

fìr«at royall feasting whs at tbefle childron» ('taristDÌngn. 
AniI prìovely triiimph marte; 

Sise weekcH logetliar al nobles that cuine rhither 
Were entcrtaiml and stairt (71 f.). 
In der Prosa also begiebt sieh das Volk ini ganzen Lande 
ie Kircbe mid teiert das Freignis daraiif durcli Faekelzug 
Frendenfeuer. In der Ballade findet bei Gelegenheit der 
fe ein Fest ani Uofe statt, das secLe Woehen danert, Beiden 
BD ist also gemeiu, daes sie bei der^elben Gelegenbeit ein 
Btattfinden la»8en, wovon SteinhHwel ebeneowenig etwss 



weÌHs. wie Petrarca. I^etaterer berichtet nur vou dor lelìcia 
pattix ìngfH* ati/uf omnium amicorum (S. 12) ODd ersterer TOti 
der gro/fen ffSden dea valer)' md aller frund end dts volekt». 
Mau wird darau» soliUeHHcn dUrfen. dasH die fiallade anf lìer 
englischen l'rona bernhL ^egen welcheii Hchlutii' anch MtMt 
niclits M|iriclir, i 

Die Bailadc lip.ljandelt den HUìff Kiemlich frci uud wehit 
bCBondfirs in folyeuden i'unktcìi voii dcr l'rot"adiir»tellung bIi: 
Der Marqudswe wìrd nirht erst rturch die lìittoii weiner Vaiti- 
thanen zum llciniteii veranlaHHt: \tpì cinrin .lagdatiKflage mk 
er ein armei* Mfldchen. du« ìtiiii gciìillf und uni (Ih»; lt foIóK 
wirbt. — Von doni \ iitcr (•rÌAsrlls, .tanicnla. ist iiirgenijii die 
Hiide. — KìiH' diT OrieRell foindliclio l'artei ini wirklirli aa 
Hole vorliandou, tiud der MarqatiNxe wìrd dnreh dipselbe ver- 
anlasHt, duH gediildigp HerK «einer Frau zìi prUfen, DaW 
leitet ìbii die Alinicht. daw Mitleid ni-iner t nlrrthanen zn ihra 
Onnstou r.» ernipun. - (ìriasdll komtnt mit Zwilliiigtn nieder.- 
Uie Kioder werdcii kurz imeh ifarer (ieburl der Mutter entrìeiei. 
wSbrend dies in dcr frottsdamtellung er^t gencbieht. narliden 
dieselbeii entwiìbiit sind, — Oriitsell wird kurx nacli der V«- 
t<to88ui]g der Kinder cbenfallM voretuMgeu, wiibrcud die» in der 
Pnma ersi uacli »oiHf dozen f/earx iS. 28) gCHrhieht. — II<t 
Marqueinse entaelilicHitt sich erHt, nacbdeni Oriestill fUnlìelui 
■labre diiheim war. da7,n, eine andere Fran 7.11 uebnien; in dei 
l'rosadarHtelluuj; klludigt it ihr dietttn Kntnchlun» «ehou ba 1 
der VerstosHung un. iind derwelbe soli k«rw /,cil nacblier m 1 
AuHftlhruiig gel)raelit wordwi. | 

Dcr untcr 5i aiigeftlhrtc Text unlLu-Nt-Jicìdct mÌcIi, wic obon ì 
erwabnt, von dem vorbcrgebendon nur diireh die Hin7,iinigBDf; i 
derKinlcitung und dee KchJQHticH in ProKa. DieHe hini;n;j:efB^n || 
Kupitel beruheii 1 mit Aumiiubnie dem letzteii, beiitelt : TVir aulhm ! 
permranitìn fo u!l womm in generali) ani' der oben besprochenen 
ProHadanttellang. wnnugloicb der Text selir zuttaniuipngPzofRn 
und anch snnHt frei bcbandelt iwt. V'gl.: 

VTnnA: KnliAiJo: 

lt(!twe(Mi« tho ramintiiiiicd III' llnlj In iIik r'ninirpr »f Salim». irineÉ 

ami t'ranre, towarils tbe »»»l\\, iyi;M lyt^ili n(.^orv Italy nml [''moi't, tluf 

the lerrìtory i>f Salna ilioro llved a iiobl? ami «enliby prince, 

livci) not Iodk BÌnc-B a iiobleaian of' nam^tlODaUpr. Martinenne ani) U>nl 



>t liojic ami expertation, lori) of .S.ilti»ia. 
if the oonnlry. by nome, tiiialrtiv, ilini rhr v 
Krcinense of Saluss tS. 3). 



a man ot hul'Ìj vertiieK 
'rlrt (lid ring ol" {S. i:i). 



His delight wiih ìu liimlìn<r 
nrking (8.4i. 



'rinn hÌ8 yDUtli his onely exeroise 
H hiinring IB.4ÌI). 

I DI ofSaluse. 

g m 1 Cliio, in 

g g g and «pa- 

oble Har- 

ni esBuro in 

I g HB au old 



M q and liis 

('Mastill. liTcd ahnuNt thirty 



A'h!^ imii uuser llruaiH hctriftV, so ÌBt fìlr dasnelbe zanHcbst 
tweìfello? die Hullnde henUtzt wonien, wie daraoB hervorgeht, 
is8H von den dieser eigeutUm lichen Zligeu die folgcnden sich 
1 Drama wiederfÌDden : Eine der Grisut-ll foindiiclie Pnrtei ist 
irklich am Hote vorhatideu. — Die l'rtlfnng war Bchon vor 
ir Gebnrt der Kinder besehIoKscn: ini l>raina begìnnt eie auch 
atsAoblich Yor dersplbeii. — firissoll knmmt mìh Zwiilingen 
«der. 

Die Verutossung der Kinder und der Mutter, sowie die 
luicht dea Marriitet4He bìpìì wiedcr /,u verlieirntcìi ìst in der 
lallade und ini Drama allerdingH verscbieden bf^Nchrieben ,- je- 
)h «teht niich liierin da» Dram» der Hallade weit nHher als 
en anderen Darutellungen. In der Ballado wcrden die Kinder 
rz nach ihrer Gebnrt der Mntter entriwMen nnd die Veretossung 
■ letzteren folgt nnmittelbar; im Dram» wird nacb der Ent- 
indong Gri»HÌÌl mit ihren Kinderu za ibrem Vater heim- 
escbickt, wo ibr danu die Kinder enlris^en werden, Nach der 
lallade verweilt siìe fHnùehn Jabrc bei ihrem Vater: im Drama 
t keine Zeit aiigcgeben. doeh mass dìes ungefìihr el>enso lange 
edanert huben , da ja ihrc Toehter , die ste mif den Armen 
eimgetragen bat, nan &Ih vermeintliche liraut auftritt. In den 



X\1 



undercii Hcarbcitmigen i I'<'trarctt . denuche unii engliinfap 
ProHR) ist dieso EpÌHode ganx abwuìchend. Dìo Kinder werden 
liier «rst weggenninmen. nuclidem ew entw'ihiit «ind; Grìniiell 
bloibt nodi som*- dozen i/rar» (englifclic Prod» S, 2>*; dbtatn 
l'ctrarca S. 14r cum jam ah orla Jtìie duofhciniw amiun rìap*m 
esxeli osa Hofe uiid crhiilt dami plpich Upì dpr Verstowning 
voti dem Marqtietti^e dio Mittciliiiig, dann er uìcti demnKcIui 
init einer anderen wieder vermlthlpn wprde, 

Auch eiuigp wSrtlichP l'bereinì*tinimiingcn Kwiwchen der 
Hnllade und dem Drainn sind vorlianden. Vgl. Sonir ilid 

. cali Iter begtier!- biai (41 1 nnd culi hrr brggern hrat iDniH 

mSì4>. ■' Der Bchlns» der BalUde latilet: 

r The chroniclei of lasting fumc 

Stinti over nion- entoll tho nume 
Of PfttieDt (irìafcll. my most Constant wife. 

Vgl. daniil ìui Drunin 2ÌA1~\X: I 

In tUe liiioltP iif Ksoif 
Al) u'iirlileH in tcoìA Hhall register lier naiue, 

wubei bPNOiidur^ «uf don glciclK-ii Ucini fame: iiamn, mm 
ilaranf hingewipspii »oi. dass die Wortp in beideii TexWii u 
dernelben Stelle ntclieii. i 

ICiiie N'erMehindenlieit /.wiKolieii dcr Biillndc and dem Dnuu 
i"! in Bo7.iehiing anf die F'iirin don Nameiis der lleldin T0^ | 
lianden, iiideni duri firisKelt. Iiier Grlut/ll Htelit. Indei*)>en bfr 
. wcii^t din» iiitthtp gogen diu AbhJlngigkeit dnn Drama» vm dtr 
■Ballade. da dio Form G'ii.'-xi// HiiMHrhlioHHlìcIi dcni Urania tipo 
H«t. ADHxerdem abor Nnheìiit ps . da^» dio letztero Form enl 
* bei der Drueklegnng i, .1. lllOiI odor niolit lange vorher in daat'Hlck 
gekommeii ii«t . wiihreiid sic nr^prllnglìrti dnxHt-ll, wie in 
der Ballade, gelnutct bat. Dìpj=o Form njlmlicb findet sicl ■ 
Nuwobl in deni Kiiitrage in HenMlowcf Koiitobuclio v. J. Jftitì (fgl. 
unteli S. XXVI I wie anch in dem in die Ke^ster der Londoner 
BncbhandierbilrBe v. .1. ItVlO (vgl. unten S. XXVi, 

IMese Aui^nihrungpn la^flon i:» ah /.weifcllcm ersclidiieii, 
da»» daH Druma dio Ballado bcnatzt )iat. Denn dsvon dui 
nmgekebrt dio Ballade auf dem Drama bernhe, kann keine 
Bude pein. da von dv.r iveHontliob erweìterton Handlnng nnd 
don verschiedenon neupn l'ersoneii lioMNelbon sieh hier keine 
Spnr findet. 



- XVII - 

Aber die BuUade kann nicht die einzige Quelle dea Dramae 
iwesen Nein. da dasselbe vieles entliìilt, waa in der Dallade 
ililt. Hber in dell ìtltereD Darete Dungen vorliandeti ìnt. 

Mit Petrarca ìm Gegensatze zn Boccaccio Btimmt das 
tramn in Bezieliung anf Folgendes Ubereiii: Der Name des 
'aters der Grissill bat dieselbe Form Jankola leinmal S. T) 
onicatù; doch seheint die<i auf einem Drnckfehler zu be- 
iben. da noch lllnfzehn mal Janicola vorkomint). wShrend 
Docaccio Gìanniicolo haf. — Janicola erfahrt erat am Tage 

; Werbnng von dem Vorliuben dee Markgrafen. wSbrend bei 
WJCaecio der Markgrat' de» Valer sebon vorber kommen Ifest 
Bd mit ihm verabrcdet. dasn er Grisebia znr Frau nebmen 
«Ile. 

Es Ì8t nun die Frage . ob dieee Ztlge direkt auf Petrarca 
oUckgeben oder auf die auf ibtn bernbende engliacbe Prosa. 
I sicb fUr das Letztere ent^cbeiden, denn niiHerDrama 
eht an mebrereu Bteìlen der engli^cben Prosa niiber als 
ttrarca» Texte. ja weist ?,. T. wtìrtlicbe Ànkliinge an jenen 
if. So beiHst es bei Petrarca S. lOf, : (Waltm-iis) post 

Uulum vnum suorxm mtelUtum fidisximum nìbi . . . ad 

yrtm misit. Ee wird also hier nur die Trene des Dienere 
frilbot. In der englisoben Prosa lautet die entsprechende 
Bile (S. 18): (The Marquesse) cnlled a faithfull sermnt 
tto kim; fiich a one an the poet^ talk:' of, ^yropter /idem 

taci tur nitatem diltcfum.'- Hier wird also neben der Treue 
eh die Verschwiegeiihcit besoiiderp betont. Vgl, damit in 
»erem Drama \'. 757 f; 

Thy fsidi 1 ofl haue (ride, ihy t'nitb I creilire, 



No bahblini; ei'ulio lite vpon thy lips. 

t'or l'ileuce fiueo in Ipeacli, dorh reale thein vp. 

Bei Petrarca entgegnet die Griseldie auf Walters Werbung 

\. 8): Ego, mi domini- . tanto honore me indignai» scio in 

er englischen Prosa nagt nie iS. 13): My graciom lord, I am 

vt ignoratit of your greatneane, and knowe mine oume basniesse: 

re in no wortìi in me lo be your semaitt, tberefore there can 

Ito deaeri lo he your wi/e. Vgl. hìennit im Draoia V. 321 f.: 



' Welcliea Dichter ilei Verf&sser hier i 
Bht m sacen. 



i Ange bnl. vennftg ich 



lllljlll>h> 



I niy grnuioUH 



ÌAìtd, 



r high frnip tu my lowp hirtli, 
n hold ynur llnm-, 



Wbo ani not «oriiiy t 
Mufh M(v ynur nife. 
ìù» fragt »icb weiter, nb die Vert'H^Bcr (ios Dniinai- t 
dcr fìalladp iind der eiiglinrlien l'ron» aneli nudi lint 
l)ur)>tcltitii)7 beuut/t babeii. WeittenbolK hat dioHt; Fragt* W- 
ialit. Kr aagt darllber (S. W9i'.): pUi»* wirhtigstc Abwnicbung 
(dcK liruniHK) gt;gciil\btT l'otrarua und den lucinti^ii mm 
Niiiliiiii^er bildet geradezu dcii Angelpmikt der Haiidlung in 
dJcHeiu StUcke. Nicht uni «iiic Prlll'ung njltnlich bandt-lt m 
BÌeh bier, welcbe der Murkgraf, tini ttiuh voli der I.iebe iieiiiff 
Gattiii Ku ilborKvugen, vfirnimint. Hondi-ni uni eìn mitrllglichp» 
fìxperitnent, i-in Mìtt«l xur /iihmuiig uller Friiui-n. 
Der Mark^af npricbt die Abnirbr nelbst iim Ir^cliiuFioc in im 
Wortew au»; ' Kliemiinner. wek'he dunacb Ntrcbeu ibre Fraocn 
, zahni 2U niacheu, mlli^i'Pii kìc biegeu. 00 lange «ie eineii 
laumen bedflrfmi. dann wrrdcu hìp NÌch alle aln GrìH«jlH nr- 
, voli Geduid und vnller Liebe." Wir niiid piner roIcIhu 
'• FaHsang dor Gt^scluitbte itobun RÌnmal licgegnet: eo wir 
Boccaccio selbst. der eiin^ii Ubnlicbcu. zu dem vurauH^egan)::rtieii 
Teilc Beiner BrzSbluiig wpnig pamsendeu l'bui hieineni Muk- 
gral'en am Scblunsi- in don Mund Ic^gte. lidi hallo iim 
L berci nisHiiiinuiig tìlr 7.11 auffallend, ab danit icb mìl K. Kìihk 
diewes Urama nuf l'etrareas Dichtutig /,urllr,kfllhr«;D mfirhte. 
IcU glaube violmobr, da^8 die Verfattiior unitereK Htllc-kes dli; 
Novelle den Doeatiioronc, wcnn auob wolil nicht ìm Orìgiul. 
ihrnr Bcarbcltuiig zu (ìrundt gelcgt babon.- 

Sehen wir tuin xunJlchwl die Htplle bei Botit'aucio n, 
welchtf Wegtcnbolz bier ini Auge liat. Sic lautei ivgl. «né 
S, 15 bei ihmi: 'l'i-m/io r ornai ... che coloro li ijuati W 
hanno reimtato crudeli- pt iniquo r bentiai-i:, loiioneatio cht di 
che io /acem, ad atitiriihtu finr Qpfraru, noi/lie»do a te m- 
/regnar d'eMtr moglie, et a loro dì mperla ton'r e twin, ri n } 
me partorire jierpeliia quiete, iiifnlre tri:o a intere avessi. 

N'erglcicht uiaii diesr Worte niit deiD. was Wntk-uliall 

obeii nagt, so ergiebt hìcIi. dan» der Murkyraf bei lloccac<:Ìo 

I allerdinge bebniiptet, nach eiiiein heKtimmten Hanc gvhatideli 

l baben; aber duvon das» uh tieb dnbei lun „eìa Mittel xut 

iHhinmig aller Fruueii" 



— XIX - 

lilbe da. und katin nuftlt nìcbt dastetui. da es sich in der 
lovelle gar nicht uni eine nZiitiinuug' huodelt. Denn eine 
Sahniuiig" setzt rìoeli vorans, dass da» Objekt derselben wild, 
ìderspenstig int, Der Markgraf sagt Dnr, er wolle ihre 
ednld prtlfen {provare la pazienza di hi — /ure /'ultima 
rova delta sofferenza di coxtci] und weiter nichts. 

Ebenso unrìchtig ht dir Behauptnng, dan& es sicli im 
[iglischeii Drama nicht um eìne „Prlifiing'' der GrisBill, »oiidern 
tn „ciri Mittel zur Zfihmnug aller Frauen" handle. Der 
eg:ative Teìi dieser Belianptaxig ÌMt absolat falsch, und der 
Dsitive. eoweit en aich um ds.» Verbiiltnis des Markgrafen 
ar Grissill handelt — welchen, wie der Zni<aninienhang pr- 
■eist, WeBtenhoIz hier im Auge gehabt hnt — nicht minder. 
aiiK ebeuBo wie bei Boccaccio, Petrarca etc. bat bier der Mark- 
raf nnr die Absicht, die Geduld und Liebe der OrisBill zu 
iny òo/ome burnì vp with defires, To trie tny 
rissìls patience {774f.ì. ~ 1 by them will prooue, My 
rissittt patirnce betttr, and her loue (1288f.). — Yet wUI 
, . . try . . . Griasils con/taney {1648f.ì. — 1 vanii- to 
•t/ a /eruant and a wife (1863). 

Eine Stelle freilioh scheint dcm y.ii widersprechen. V. 21Mtf. 
\^t der Markgraf: 

Tut, tut, ile haue uiy will a.nd tame her pride. 
Ile malte her be n feruant to my britle. 
lulia, ile bridle her. 
Aber er spricht hier zu Julia, welelie lìlr Grissill gebeten 
{vex not poore Grif/ill viorei. Diese war in seinen Pian 
L nicht eingeweiht, wcshalb er ihr gegentìber sein Verhaiteu 
nder» motivìeren um^ate. 

An anderen Stelleu. w« der Markgral' von lame uiid tamr 
Khrrw !«priebi, bat er uie die Gri>»8Ìll, soudeni stetf den Sir Oweii 
nd die Gweuthian ini Auge. Nachdem er an der obeu an- 
eftiirten Stelle il28Kf.| erklSrt hat, die Geduld und Liebe 
er Oriseill weiter prllfeii zn wollen — wdebe Worte ala bei- 
eitfi gesprochcii aiigeueben werden tnlIsHeu, da die AnweBenden 
1 seinen Pian nicht einweibt aind — sagt er zu Sir Owen 
'"" Bezichuug auf die Weideiiruten, die dieser und er selbst, 
fUr oicb. abge»chuitten ; 
Kel'erue thol'e wandes, thel'c tbree Uè benre away. 
.^yb^ii I roqnìre them baeke, then «viti I l'how 

a niaa may taiue a llirew (I2K1 t'.). ^^_ 



- XX - 

D. h. der Markgraf will dem Sir Owen an denWeiden- 
ruten — nicht ctwa durcli scine Behandlung der Grissill — 
vorbildlich zeigen, wie leicht es ist eine Widerspenstige zu 
ZHhmen, wenn man namlich da^ Zahmen zur rechten Zeit 
unternimmt. 

Dementgprecliend ist auch die Stelle zu verstelien, an 
welcher der Markgraf dem Sir Owen das RUtsel lost, welches 
cr ilim durch die Weidenruten aufgegeben batte. Es Ì8t die» 
dieselbe Stelle, welclie Westenholz oben als Argament daftìr 
hat dienen mtissen, dass es dem Markgrafen in dem gauzen Stticke 
nicht daraui ankomme. dieGrissill zu prltfeu, fiondem durch scine 
Behandlung derselben „ein Mittel zur ZShmung aller Fraueu"* 
vorzufìihren. Westenholz hat, weil er der Meinung ist, das8 
das cnglische before „so lange^ bedeute^ — er giebt es so 
wieder(vgl. oben S. XVIII)— und sich wederttber denGedanken- 
zusammenhaug an dieser Stelle nodi Itber den Inhalt des 
ganzen StUckes genllgende Klarheit verBchaflft hat, diese Verse 
ganzlich missverstandeji. Sie lauten (der Marquesse spricht 
zu Sir Owen; icli andere die Interpunktion etwas^: 
I tride my (Triffils patience when twas greene, 
Like a young Osier. and I moulded it 
Like waxtì to ali impreflìons. Married men 
That long to tame thoir wiues muft curbe tbeni in, 
Bolbre they need a bridle, tbcn tbey'll proouc 
Ali (JrilTiJP, full of patience, full of loue (2r)jV2 f.^. 
Zum Verstandnissc dioser Verse ist daran zu eriunern. 
dass neben den rrlìfiiugen, welcho der Marquesse der GriÉ^sill 
auferlegt ini Drania als NebenhandUmg der ganzlich miss- 
glllekte Versucl» Sir Owens einhergeht, die widerspenstige 
Gwenthian zu zjlliuien. Mit Iiticksieht nun auf den glUckliehen 
Ausgang seinos eigencn Unteriiehmens und den Nichterfolg des 
Versuelies des Sir Owen sagt der Maniuesse. zugleieh mit Be- 
ziehung auf dii^ Weidenruten, zu letztereni (dies ist sein 
Gedankengang): .,Ieh habo die Geduld der Grissill auf dio 
i^robe g(»srellt, als sie i dio Geduld) noeh griìn war, wio meine 

' Ein andere» Missverstandnis einos engliseben Wortea ist de© 
Verf. auf S. 110 untergelaufen. ICr belebrt dort den Leser, das eng- 
liscbe Draiiia sei nur in zwei vollstandigen „Hand8chriften** uberliefert. 
Er bat den Ausdruck copy {— Exemplar) bei Collier S. Vili tì. mh^- 
verstanden. 




XXT 



1 z&hmen. ^^H 
mie deine H 



Feìdeoruten, die icti gebogen h&he, al» sie nodi 
waren. Dn nber hast den Verfufli. die Gwenthian za 
ta split unternommen. a\» sie ^chon unzUhmbar war, wie deine 
IVeidenriitcìi jetzi unbieg»ani sind," Und nnn l^hrt er fort, 
'ndem er dabci nìclit sicli selbst, fUr den es ja gar 
liolits Kii i!iihinen grab, im Auge lat, sondern nnr 
palle, in dcnt'ii cs sich. wic bei Sir Oweii, nm eine 
iderwiietiHtige hnndelt: ..Eliciniinner. welclieibreFrauen 
eShmen wollen. mUspien eie beugeu, bevor dieselbeu eiiies 
Kanmee bedflifen, d. li. in frilliestd Zeit; dann werden aoB 
[hnen lanter so gcdnldìge. liobevolle Wppcu werden. wie die 
Srissill eincR ìst." 

An eìner andeivn Stelle «einer Scbrli't fUhrt Westenholz 
Booh ein weiteres Argnnient ftlr scine Anffaneuug an, wenn er 
ì8 anch nìebt itufidillcklìcb ali* ein solcbex hinxtellt. 8. 104f. 
»gt er: „iSir Oweii) beBcliwitrt den Markgraf'eu. entweder 
l>risBÌll in Ziikunlt beswer zn bebnndeln. oder ihm cin Mìtte! 
tnzageben, wìe er aucb seini>r»eìtB die Oattin KÌitimen 
L0nne." Im engliticben Originale V, 1262 f. heisst es: Prajf. 
cozttt Marijue(/'e, tag fome onUr in Orl/JiU, Of tfdgr /ir Owen 
lo viay Owenfhian» 'juiel and fame ìier. Alfo vou dem _anch 
iieinerseit»''' stebt keine Sjlbe da. 

Hiermìt wird alno das Hauptargnment. daH Westenbolz (tir 
tfne BeuutKUng von Boccaccio^ Novelle von seiten der Ver- 
fanser de» englieoben DraniiLK aufuhrt. hintìlUig. 

Aber Westenhol/. bringt uoeh einìge weitere Beweingrllnde 
bei. 8. 9tj siigt er: „Wir erkonnen leìcht bei dem Markgrafeu 
Idie charukteristiseheii Zllge nieder, dureh weldn- hìcL der 
Hareheee des Boeeaecio von dem des Petrarca untersehied: 
Eìn Btarker Kigeuwille . . . uud ein auHgepriigter LeichtHÌun". 
Indessen zeigt sich dieser Eigeiiwille mehr oder weniger sturk 

alien Bearbeitniigen. eiuscblieeslich Petraream. denn der 
Markgraf lìiyst sieh bei der Wahl seiner Frau und bei der 
Pratung derselben nirgends beeinfiu»seu. Vou eiuem ^aus- 
geprSgten Leìehtsinii" desfaelben aber liisiit ^^cb in keiner Be- 
arbeitnug elwus finden. vielmebr siiid alle weine Schritte als 
wohi nberlfgt dnrgestellt. 

EbensounriehtigiHtauebdieneitereBehauptung von Westeu- 
tolz a. a. 0.: „Von den sanfleren Ztigen, welcbe bei Petrarca 

. woliitliuend berUbrten, Melien wir hier nichta." Einioal 



D. h. (icr iMiirkgTJir will iicm SirOweii an den Weiden- 
rut(-u — ninht i-twa dnrfih ideine Beltondluni: der GrioMill - 
vurbildlù'h zoif;CD . nne leicht ps isi eiiie Widerupenstigi' m 
zJlhinen, wenn niHii niimlicli d»» /.tibnien /.ur reclitm /^jt 
nntcmitnmt. 

DeTnentspreclieiid \»t aauli die Stelle zu verstclieii, u 
welchcr der Markgraf dem Sir OwRn da» KStiiel IHsi. welfìb«» 
i-r ihm dureh dìo Weidt.>iirDti:ii auff^OKf'ben butte. K» ixt die» 
diexelbn Stvilo. welcbo Wt^Ntcìihnlz oben alti Ar^meat diifìlr 
hat diem^ii tiiUssen, da»N fìf dem Markgrafcn in dvm f!:aiizeii^itlck<.' 
nirht daraut nnkomnie. dieOriH^ill zu girllfeu, r"ind(^ni diirch ficìik 
Bchandlnii^ dcriitUbcn „eÌD Mittel znx ZShmung aller Fraupn' 
vorzanibrcii. Westi-idiolz bat, weil or der Mcinuug t(<t. da» 
dap englischfì he/ore „Hf> langp- bedeutp' — tr giebi *rii tu 
v/iedertvgl. obei) S. WlIIi— undHicb wederHber dL-nUL-danken- 
7.utianimpnhaiig un dioinpr Stelle noob Uber den iiihalt de* 
ganzcn StUekew geiiUgftndr Klarbirit vcrschafft liat. dicseVerM 
giiiizlich n)ÌKi<vi?rMtaDdL-n. ^ie lantfii ider Mariiiietupie spHcJlt 
zu Sir Owej): idi ftndere dip hitorpuaktiOD etwaC: 
I irìHe my (.ìiìITìIh pationiic niien twan grei^tiv. 
l.ikv a young i>?ier. and I monldpd it 
Like waxii ti> ali impTvriÌDUH. Married mtsa 
Tbat long t" lame Iheir vrìae* niuft curbc theni In. 
Brrore ihey nced a Ijridle, chea they'll priiuu(> 
Ali Crirni», fnll «f pationce, full iif louo (aùTi^ f.i. 
Znm Ver»tttndni»r>e diener Verne ist daran zq erinnem. 
(iase iieben den PrUfiingen, wclebc der Marqucssc dor Gri**ill 
anferlcpt. im Drania aln Nebenliandliing der g3nzlicli mise- 
g:lHekte Veraiich Sir ( )weiin eìnbergrht , die wìd'Ttiiieiwtip' 
Gwenthiaii zn zHlimen. Mit IJIleksicbt nun HUf den glUcklicheu 
Ausgang «cine* eigenen IhiferiieLmenu uiid don Nichtt-rtulg dr» 
VcrHuelies den 8ìr Owen wagt der Manjaeese, xugleJeii mit Bf- 
KÌcbung auf die Weidenruteu, zn letzterem (dics Ìsi «in 
(ledankengaiig): ^Icdi habe A'm Gedald ilrr fìrisMill anf die 
l'robe ger^tellt. alK Bie idie riednld) noch grllri wnr, wie toeiiif 

' Eia nodereE MiesverstiiudBis eines engUacben Wortes Ìfl lini 
Verf, auf 8. 116 iintcrgeianfen. Er belehrt dori den l^aer, dsa Mg- 
lifiobeDraiua soi nur in zweì voli stSnd igeo „UandBebrìfl«ii' Ulieilicfen. 
Kr hat den Auedruck copi/ {= Eiemplar) bei Colliiir S. VnilL ml»- 
verttandeu. 




- XXI 



Feidenrutvi). die l'eh ^cbogen liabe, aln sie nocli hie^an 
paren. Dm aber bast den A'ersueb. dìi* Owentliiaii ta zShmen. 
1 8pJit ant^rnnmmen. &h sic i<i!lioii ouKìibmbRrwar. wie deiw 
reideiiruteu jetzt unbirgfiaiii sind,- Und imn fShn er fort, 
Bdeiti cr dabei iiictit i^M-b s^lbst. fltr ilen ett ja gar 
ichts zìi 7iihniL'ii g:ab, ini Auge Iiat. sondcrn nar 
HUp. ìli deiii'ii cs sieh. wie liei Sir Owpii, um eine 
iderspenptìge handelt: rF^ti<'in^iiiier. welchpilireFranen 
ihmon wollen, inllflsrn eie bpageii. bevor dieselben einee 
anmeR bedUrfen. d. li. in tVUliegter Zcit: danu werden aus 
iDen Inater k« gcduldipe. liebpvollc Wpseii werden, wie die 
lisnll eiues ist." 

Ad einer aiidert-n Stelle trìiier Sclirift fìlbrt WoBtenholx 
Deh pin wcitereii Argnuiciit lllr seìne AntTassimp; an. wenn er 
i anch nicht ancdrlleklicb nls vm solclies hinstellt. .S. 104 f. 
Bgt (^r: ,.i8irn\vfu) bpscbwlirt dun Markgraten. ciitwpder 
IrìiìBill in Ziiknuft bes^or /.a bo)i»iidelii. uder ihn) cin Hìttel 
pzngeben. wie er anch seìnereeitf die fiattiii /ShmcQ 
Dnne." Im eiiglixelien Originalo V. 1:^52 f. liPÌsst es: iVoy, 
tzen Marijue/yp, lag fonie ordfii- in GriXIiU. or tedgt /ir Owfn 
t may Gwenthlan.'' ijulfl and tmue ìier. Alco von dem „aneh 
Binereeits" wtebt keiiie Silbe da, 

Hiennit wird alno da» Hnaptargument. das Westenbolz fllr 
fup Beiintaung roii tioecat^cioK Novelle von seìten der Ver- 
■Bser dee engìisebeii Itramtif» aiilllhrt, hinffillig. 

Aber Westcìibolz bringt iinrli eiiiige weìtere BeweisgrUnde 
, S. yfi sngt er: ^Wir erkeunou leicbt bei dem Markgrafeii 
tie charakteristi achei) Ztlge wieder. durcb wek'be sich der 
larcliese dee Boceuecio toh dem di's l'etrarra niiterschied : 
GÌQ Btarker Eigeuwille . . , mid ein anugepragter Leiebtninn". 
lideEisen zeigt sieb dieser Eigenwilk' aiebr oder wenigor stark 
I alien Bearbeitntigen. einachliesslieh l'etrareiw. demi der 
Arkgraf lliest sich bei der WabI seìnor Frau uiid liei der 
*rtlhiug dei-Kelben uirgendf' heoinfluwisen. Vou eiiiem „anB- 
■eprSgten Leìchtsinii" desselben aber Uito't wich in keiner Be- 
irbeitnng etwas tìuden. vielmeLr sind alle seiiie Scbritte als 
»nbl nberkgt dargeBtellt. 

Ebenwo unrichrigistauch die weitere Beliauptmig voii Wcsten- 
lolz a. a. 0.: „Von den snnftrreii Ztlgen, welcbe bei Petrarca 

, wohithuend berlllirten, sehen wir hicr nìchte," Einmal 



~ XXIV 

lisclien Balladc, à\v aiis (ler i-nglì^cbeii l'roca gcflosBcn ìst, 
Vergleioht man min die Erziiblung in diesen beiden Qn^lltin 
mit dem Dratna, t^n ergiebt Hich Fnlgenden. 

Da» l'ergoiieiiuiiiterial doM Drainas i*t duroh den Mark- 
graten von l'avia, Mario. Lei)ido, Furio, Laureo nnd 
Babulo crweilert wordcn. Neil eingefttbrt Ani eigentliol nor 
die beiden letztpren. Derni in dem MarquoKt^e von Pavia, der 
nns ale Bruder don Markffraien i-ntgpgentritt. int dcr Cowtff 
of Panichi- wieder?.norkeiineii, iiiit dt-iii xiigloieli die Kolle dw 
vornebmen Ititters vereinigt ist. der den Markgrafon ìoi 
Numen edner rntiTtbanen /.uni Hciniten auffordcrt odcr 
wenigstens un fein VerHpreclien dien /,n lìinn criniiert. Mario 
und Lepido Htellen die mit der Krhebung Grini'illi* nnxufricdcne 
Hot'iìartei vor, von der in der Ballade die Kede i»t, nnd Furiù 
den trenon Diener. Nen MÌnd al^o bloH die liollcti dos Lanren 
uud dcB Babulo. In dem ersteren. dem Hobue Janicolam. einem 
annenStudenten. der auw Maiigol an Mittein von derl'niverHitii 
zurllckgekehrt ist. coli wobi der DUnki?! der .S<?holBreti gè- 
gei^Helt werdeii, die im iiriikticclieii Leben gar iiirbt jsn gp- 
branchen «ind. Itabulo int der Clown des tìttlckrn. der mii 
Heincn in dcr Uoljp den Narrm vorgehraditcn derbcn Wahr- 
huìten und praktiHclien Leben»aMi<iebten zu Laureo einen Gegen- 
Katz bildet und mit den beiden Nebenhandlnugi-n daxu bei- 
trltgt. unuerem Drunm don Cbarakter eines LuMtKpieU, lifr 
durcb den Gnng der Han^tbandlung f^ebr in tVage ^i>Ht<>)lt 
frheint. zu erlialteu. 

In der IlaniithandUing la^tten t>ieh uiancbe AbweìchDa|;<eii 
von den Qnellen feststellcn : Der Werbung gelit uim- Unlcp- 
haltuug fìrissillB mil ibreni Vater vorauB. in weloher er sic 
vor dem MarquesHe wamt. — Dii- Werbnng selbKt beginot 
der MarqueKèie in xclierzliat'ter Weints indem er Grii«iiill 
fragt, welchen von den dreien . den MarqneHwe. Mario oàfs 
Lepido, sie al? Mann bevor/,tigo. Nachdem dif letzteren ]tp 
liche Abeicht energÌHcb abgelelint bahen. sprìcht er sich Grìtusill 
7.n. — SHmtliehe AngebOrigti OriHcillB werdcn «ofort mit ihr »n 
den Hof vergetzt. — Die der Orissill feindliebe Hofi»arti!Ì wigt 
8Ìcb erst hervor. nncbdcm sie erfahrcn hat, dai^s Orisniij in 
Ungnade gel'allen wt. — Ilie l'rUfung Orissills bcginnt thi 
ihrer Kntbindnng nnd wird mUgliuhpt raffinicrt butriebra. - 
Die Vertreibnng der Angebilrigeu gelit der Vertreibung Grissilk 




- XXV - ~ 

traa». — Grìnnili winl nnt deii Kiudorii zìi ilirem Valer 
»chickt. uiid 08 wei-ilen ìhr dort erst die Kindev ent- 
rìseeii. — Grissill wird mit iliren AiigehOrigeii wìeder un den 
Hof zurllckgernfeii. noi der iieuen Braut Dieuste zu leiaten, — 
ie lieimkebrenden Kinder werden als 8olin uod Tocbter de» 
Ae of Braiìdenburgh bezeieliuet. 

Ganz ueii ist die EinfUlirnng zweìei' Nebenhaudlungen. 
( pine hat die Abtteigniig Jnliaa . der Schwester def 
irqiiCBee. gegeii die Ebe nnd die BemHhungen ihrer Preier 
1 Gegenstande. In eiiieni der letzteren, Emulo, wird die 
oblerei nnd die Sucht. nioglicbgt viele. wcdd ancb irnver- 
nte. FremdwJirter zu gebranehen, verbohiit. Die anderc be- 
mdelt kSir Oweiii; vergebliclie BeuiUlmngeii. scine Gemahliii 
irenthian zu zlflitnen. ^ 

3. Die Ibfassnnsszeìt. 

Wenu die oben aiigenonimenen Beziebuiigeu Kwìscben 
Bereni Sttìeke nnd deni Tamhig of n Shrpw (bzw. T. of the 
rew) und Richard IL aly tbiitslieli Iteli vorbanden anzusehen 
i. 80 ÌBt darauB zu ^ehliecsen, dae<tt unser HtUck tVUbeHteuH 
1594, bzw. 159ii enti^tanden sein kann. Einen termiuns 
; quem bietet das .1. ItiOS. in wclebem en gedruckt wurde, 
eser Zeitraum vou zebn Juhreit wird dadnreh noeb verkUrzt, 
>8 (vgl. ColIierM EinleitnngX} bereits am 2>*. Miirz ItìOfJ The 
ne of Patlent Griage/l anf der Londoaer Bucbhiindlcrbiìrse 
igetragen wiirde. und e» kanii wob! keinem Zweii'el nnter- 
^en, daHH es siuh bier uni unser 8tl)ck bandelt 

Vcrflchiedene rmetande. iiuf die bereite Collier in neiiier 
IFgabe biugewiesen hat, denten unf d»s Jalir 1599 bin. 
2217 fragt Laureo den Babulo; What wondetv hast thou 
f, which art' noi keere? Worauf Babiilo Z. 22211 f. ant- 
tet: What u'onders? uonders iiot of urne daiei^, but 1599. 
Ausdnick vonder of nine dahn bedeutet a subject of 
^nishmrnl unii gossip for « fhorl Urne i(_'ent. Dici. ». v. 
mder). Babulo kalauert uun, indem er aus eìnem uoiuifr 
ninf daies ein wonder of 1599 daie" macbt. Die Zahl 1599 
doeh zweitellos mit RUcksicht auf dai- laufonde .fahr 
inomtiien sein mid ben-elitigt also zu dem Sehiusae. dass 
! Verfasser, ale sie diesen Kalaner in ibr StUck aufnabnien. 
naluneu, dasR daseelbe i. J. 1599 anfgefUbrt werden wUrde. 



- XXVI 

Kk wtlrdf sicli (iuiiii alHo datiKpIbn .lalir IM' uiler etw« i 
Kiirie voli I5iw* ala walirNclieinlìclii.' Ruttiteli ti ngszcit crgeb«r, ^ 
Hier/,» xtimint die bei Collier H. tX abgfìdrucktc Quitiuiin u 
Honslowes Kontnbuolie vom Iti. DexombiT 1599. laatend: 

ktcìii-fd in i-arncni iif Votimi Grim^ll by «« Tho. lìekìirr. Un. 
VIuHlr niul Wiilm. Ha«tim. thr mmf of 3li of gaod ami lairfuil wrary, 
1,1/ '. notr n-ntfrnm Mr. tìofit. Shan' : thr. iffl* a/ JJfCfinUr ;.WH. 
Btj «te- Ufnrtj CMtU 
ir. lluu<il,t<m 
ThinMi^ hfkkfi. 

4. I>l« VcrfasMor. 

Auf deni Urucke von liìO;! wird pìii ViTlanapr iiichi |^ 
iiatmt. Nur kuh der obigeii Qtiittuiig weisH man. duna Hcdry 
Chetile. William Hniiphtoii uud TIiodium Di-kker die VerfMm 
waren. l'ber dlfsclbeii vgl. daw Dict. iif National Biugraphj. 

Auiinere AidmltN)tunkte, uni deti Antcil l'ine»^ jeden d<'r 
drei Verfasi*er lui drin StUrkc rei^itz-Qatellen. bictet das^iclbe 
nicht. Vi>ii eiiier Atl^ve^duIlg dt-r erme tvftì' kanri niRn in 
vorliegendeii Fallo Krgebnisse von irgend welobrr Sirherhdl 
oder atirii nur WahrHrboiiilicbkeil: iiicht erwartiin. worni oaii 
bcdenkt. dai^n. wic ^eliun erwiniiit, fatit die HHifte des gniurn 
StnekeK ili l'rosa {:e«cbriebeii i.st, dasN es yìeli uni iiicht wenigw 
aU drei Uiebter handelt und dasw voii zwcicii dewcIVo 
(Ohettle und Hauglitoii) un» nur je cin einzige» Ton (lem B^ 
trpffenden hIIcìii veriasHtes Drumti Uberlìefert iet (CliettI» 
^H^ Hoffvnan und HaugtbonN Englin/i- Min /or my i/onfy) ami 
^^^^H noch obendroin diiH erxterp in aehr vorderbier Getitalt. 

I ' 
I 

L 

c 



5. Die Mtftrik. 

Uas DruuiH iat famt /.ur Illflt'tP in ['ro»a verfaMst. und 
ar die beiden Nebenbandiuiigen und die mìt der Hanpl- 
tmndlung verknllpften neben^itcliliclien Itnllen, iiameiiiiicli die 
desBaliulo, wHiirond Furio mÌcIi /.uweib-n aut'h der gebundMifO 
Uede bedìeiit. Die eigentlietie Haiiptliandliing — die KuIÌBO 
de? MnriiiKiBBi!. .laniculHo. Lanreos. Marion, I.ciiido>* «mi d« 

IMirrt ,Shaa. or Sfiau; u'as onr nf the Irmpnniri/ utonagm ^ 
(ft*- camimny uf thr Kart uf SiiUìmjham'ii pUiyrrii. ami u/iirn hit a»tl>m- 
Hit and rcupnimibility Jlenihure patii Ih-- mirti*^ !<• thf Ihrrr y««'(« il'nlllu. 
totro<I, S. X). 



ili — ìet aueBcblie^slicli in Veri 
lass ii^t der BUnkTei'8. 

I, ?Jlbeuuie8i>uii 



ffcychncheii. Diin 



1. Das e (l^rEndang i:k der drìtteu Per^. Siiig. l'riis. Ind., 
ìenitÌTfi and de» Plurals wird ptets pynkopiert, uusi^er 
ZischlautcR nitd iiaoh / niìt vorhergeliendem Komonanten. 
Eingetreten ist die Synkope iiach einem Zischlaute in 
Iw 51. dmt/iex 152 iiiid bìrtlies 25(19. 
(Fritt beim Verbum ftlr fs die KEdnug eik ein. so let dÌP- 
dlgemegrieu. niclit imr iiacli einem Zisoblaute in 
)g»elh 1*502, 1604. /-/ertsf(A 2273, ih'sperreth 231 «, Hondern 

in indunlh 2412 nnd nfVeM 24(59. 

L ai Die EndoDg est der 2. Pers. Sing. PriìB. kommt unr 

ti in fhou Lcxexf 862 bei vorangehendem Zisublaute vyll- 

isen vor. In den anderen Fìillen Mo« boìce»t \2'é'ci. thoìi 

\t lòtta, tkou takst ll)lì2. fhou propliaim^ lK-11, thou feeCut 
thou lak'nt 1><72, im Priiteritum thoii gau'st 2495 etc. 

dss e .«ynknpiei't nnd ist violfacb anch in der Sclirift 
Bfallen. 

i) Die HniierlatÌTi'iiduiig e^/ ist otets vollgemeesen : vgl. 

ri272. st)tttllr<^19È.>manesti*M,SSG,highesfmS, ij"«emf910, 

i ISM. 

iontraktion liegt vor iu turìoast 142ti. 
Hit dein nus nnbetontem y ent^tandent'n i bildet •■M eine 

in coailiest 1020. 
B. Die Eomparativendnug er iet «tete Tollgenieì*»eu; vgl. 
lai. ffrcft/^T 1009 etc. 

1 Die Endiing des Kchwaehen PrfiteritomH td ist stet» 
spìert. ansgenommen in fìqipased 25(4 nnd wenn der- 

a ein d oder ein / vorangeht. 

i) Aucb die t^ndnng td des Pari. Prfit. ist meiet »iynko[>iert. 
inommen naeh d oder /. Httufig wird Bowohl beiin Prft- 
aU beim Part. Prfit. in der Scbrìft dtis e uputitrupbiert 

anagelstiseii. 

In vieien Fallen jedocb. namentlich bei adjektivi^pb ge- 
dtten Partizipieu, findet gicb «/ vollgenienfen; i^o teivgtd 1. 
tare-pined4ò, /eìtiedA*'', mblftnished 130. naked naA rngg^d 

ìgtd 23<ì, 382. 238W, ihs,iiml 27ti. 24111, 2420, vnuexed 
port/wwrf lOftl, .■<ettted\^\. blessfd 1413, 2392, mcrtd 10.22, 



- XXVIII — 

(tfJored 1718, crìsped 1734, acrursed 1774, endeared 2176, 
irrcfrhed 2251 , 23< if), curtsed 237H, wronged 25()2, murd[ejred 25(Yì. 

T). Die Endiui^ rw des Purt. Priit. der Ht»rkcii Verba wird 
voli genicKfcien in rntrodden 3(), atvolne 8W. Dagegcn tritt Syn- 
kope ciii — moÌHt sclion diiroli die Schrift angedcutet — in 
drium imh, MW^, falms 184(.». 

(). Die roinanÌH(*]ìen AbleìtuiiggHilbeu iaye, ian, lencc lati, 
ier, ioH, iousiuous), itti werdeii jm Vcrsinnern gew5hnlieh ein- 
sìlbig, sciteli zweisilbig ^ebraiiebt: am Ende jedoeh fast nor 
zweisilbijr. 

Kiiisilbi^ im VerHiiiiicni: 
iatjr: nian'ia(ji'2lh 707, 21 fM). — kd: nwptuiU A'2'2. - ii^ncf. 
patienn- IK'4, 12H<K 177H, 24()7, 2r)r)2, 2.^)07. 2594, ohedimct 
179H. — />///; pafient 1(jr>r), l(u)2, 2:m:i — /Vr; ower l*s. 
ir)71, 2r);">:). - hw: opinion 29, ?A?>. 1074, 1425, promotion Kft 
ajfi'ciion 2^5, 1(;()H, y>a.Wo?is ;ì< »! , l(>7o. Phisitions \^\\ , correct'm 
99r>, deiertion 1714. satis/actioìi 21 H7, iniprcHsionn2iM, — /(w.< 
(uoHsj: pIvntiouH 195, gracions (f/rafiousj 321, 3.'i2. 3S2. 81(J. 
H49, 1022, 10(>7, 127K 12H2. UiM», 15r>7, 157>^, KKli». Hill 
2492, 2525, niijratiom 23H9, hmidioas H51, 1279, 24ir.. 247s. 
tw//^o/M HH:5. 1()75, 1215. 124<», 1(>22, 247S, 249S. 2511. impìm 
lOHll, lasci nioua 157<>. pretiovs 1S(I9, muioùs 21 «^1. 

Zweisilbi^ ini Vorsiiincni: 
/(///; Ifa/ians 1214. irttre: pafienrc 1(^7<». 

Zwcisilbi^ ani Nerscude: 
/V/(/r; Wftrriafp". iy'J. — /Vi/; jKirtiall l(»tì5. - imcv: inifimcr 
S4r., 1(11)3. noi. 'lC)S2. 1777, 229(>. 2497, 2r)lS. expcriencr WX 
— ienf: fiat ir nf W\, ln75, 1709. -- ion: proportiom^ t^l 
fiofiou 910, winioHs 1725. r.onimissìon ISOl», cott/usiun 'Jkiì. - 
ioHs {noHs): rrrtitonfi HS:>. furious 1()39. 

7. Silbeiiversrlih'ituiig. 

ai In der Laut^'uppe Kons. -|- e -+- /' -h V<ikal wird das' 
sehr liaiiti«x versclil(*ift : vgl. compuriiHi IO. hcggcrit l'I!'. 
////<;v>/ :;07, 2494, infriN/Hrafe 410, hiaucrie S2X, fiaWrer^Jit 
1102, /;///r/7'.s/l»l0. ^^//^'/vV lolo, 1427, 1741, 21K», 22ri(), m/err«/-/ 
102<), I inerir 1520. aeiwrall MM), flaftering 1725, soueraigntn 2VM. 

Aus^rt'alleii ist das e sclion in der Sdì ri ft bei y/o/c/v/ 4. 
jnoitrrsf 291, iratred 977. wandring 97H, murdiing 1^!^'. '- 
ntrìnhrrd 2191, innrdrrd 25ir>. 



- XXIX - 

FUr « kHtiu aueh «in nndcrpr V«kHl ntiihoii; niitocn».* M, 
. 318. sanefuarir 230. memot!/ ÌVl'X 
Ànsserdem prleiden noch Vnrecliltiifuuif, ind^m mi Htolli» 
de* r ein auderer Kon^onant tritt: liuxìnrs '.>!, Hìm/'IMf^ l'W, 
Lepido 2176, wine-beUie 2233. 

bi In der Silbe U init vnraugelieudern Ki)ii80tmnteii wird 
w e nie verscbleift; vgl. tcriiikU in. intcìii-rabff 77i' oto. 

e) Folgt anf eiuen Iniigen Vukul oilcr I>i|ilitlii>iiK(iii oÌn 
irzer Voknl. sn kauti lQt;7.ter<?r mit rrxtp.reai uritcr KitifluHN 
iles VerBrhythmus veruchmelKcn : vgì.being 2i). i;Ki, 'M*. power 
127, 24)^8, <<iiewers 195. ««j;«;/ 2IH. jtoiparrfi< 2W, r/or/wy Hfif), 
loer 2459, 2482. 

d) Verachleifung de» i in '^piritx i;i inni tpiril 24tw antor 
EìnflusH dcR voransffehenden r. Valìgonu'ftf^H ini -pirit 

l 2069. 

e) Anefall '>der Versehletfutig d(!p> intervokuk'ii r. bxw. 
Losfall de« folgcnden Vokais: ruen iA), aft<), 2i)4, "tWi, WM, 

6, 16G4. 1829. Koeuer iyi. ner^ VM, 274. IXW. iKJf), Ifrfi:», 
tmm 194. 7W. 1534. 16(liì, 1726. «aarn2ti2. deuiìl 'JÌH, )im, 
t-UAé 856, «f 1474. ././i»-/) Ulff), 1618, or^ 2488. 

f) EJision des bestiminteti Artiki^lit ixt in the mmnr» 1724 
lOzaDehmen. 

g) Versrbleifniig de» vokaliMhim AoHUatit uud Anlautii 
itwder Wtìrter: ma»;»^ o <<?ii> 334. I7<«, 17'«. 1712. I7»I, 

fnif/y oA 1835. 

b) Versdil<>Ìfiiiig oder Elulon vna /o in to A" f>^. 
Elisioo in fiKfiaMf 127. 

il VerkBrznn^n oder Vrn^hleifuigen nifi HUf«z«ltwf>rt«m 
hid FnrwSncrn. Su fiiolai wir: ' odCT '■ ftr ir in wAa/a /IS, 
. 332. A^'.. IH\ Hn«. *t«'» :ìI2. :'-13. 3Wt. ;«*', fC*", )l¥: 
Ì43A, 21*t. 22f4. A<v/>f «Ar A«r» -•JTm. WI. iaf>!, 1472, 
1&33. 1076. l^mi^. br« I44d, <rAfr/« I4ul. f«»yiw'* 1^*4, k^» 
'» liWf*. tt*»r ». rt«f«. WW. I-tU», Ar^rf' ItWN. rt«f* 
S. 1672. «H»>rf* IT*', •i.oédéfr» 2»>. 

« oder « te « ia ''/•, (*:> 72. .'1. l.X. 1^1. I74&. Xim, 'SM\, 
t «der t te rf « /" ;.. f /:. -12. <&, *«, »«2, «W^ 
. ìb¥K Itvy. ir>*, l-rt*. irf?J. 9n.X à273v 24». *»»' «*, 

t 342; !tn. !»»• iStd 

0r te / m? ^- 74. 7» Ua; j»t 311. 3». se 3Bfii 

17, TTy. «CCL ii27 O' =^ «ó. W>, «*ft, *»», W3^ l«l. 



Km, 121H. liftio. 1^73, 12V)1, 1417. 1473. 1625. 1526, IHi. 
1572. 1573, 15*17. 1751. 1820. 1«67. 2071. 20«?(. 21"»!t. 21fiO, 
21fil. 211W, 2*2.W. 221ì;(, 22«)f.. tM\, 23ti7. 2474. 

HffV/ fUr he uill IffiH: sAfif'W. aÀ^e/*- tHr sA« «nV/WW, 831, 
R54. 1488, Hill, 25tU: wepV/, irw/^ tìlr wr wiHVSi, 173, 169*. 
UiDi'. uni;, 1744; yo»7/, yoii^c. yo'nU. fUr younùlll^. 8:i^ «68, 
U84, 2501}; (A'-j/'/f. /:A«y/e, /Ac.v7/. llitili- (llr fA«y wi'H 50. «Ift. 
UHiri. 15!t.5. 154<X 154.'). 2ii56'; Ide tHr 7 w-o«M HÌ18; y'«rr ftr 
yi° iidiT yim are 25tìn: A'nrf = hr hud liO. 

ViTiicbleifiingen sind ttoch aiiznuehmeii in ihau mi 139, 
Ikaue 2118. n;M. USI. 2;W(1. /fl/ZoM' m;18I. 2375, wsace ;i87. 970, 
J am 7«7, 7lfl. 81t5, 1065, 1869 (dii8 /.weite MhI). 1872. in S 
1)18, (/oe /( '.'22, / ha't Stì]. gou-nt. ix 1021. rfor 7 HWJ. /owr 
m 2451f. 

K, Zerdehiluiig. 

Von der Zurdeliriuiig wìrd tsinige Male Gebraucli ^uftcbt 
Solcbe ist wohi unziinelimen in /ore-ki-ml ]42fi. irorid» Xiib, 
rmrl. 21.'iri. yiifly 2421. .■rnmiiti' 2440. 



II. Wortbctoiiung. 

1. Zweisilbigt; WOrter. die auf der erstrn Silbi; bctmit siiid, 
lartneii den IViii uuf die Iptzte Silbe t'HiIen: 

a) WOrter romanincliou Umprunps: exiie HM) ifrllhcr Dbcr- 
haupt uuf der let^teu Hilbe betont; vgl. Cent. Uict.), q^iW'21ia 

b) WKrter gcrmauiscben UrspniiigH: nulo 180t5. 

2. Uer Toh t&ìit von der Kwoiten Silbe auf die er«te: 

a) WOrter rumanischen Uri4{iruiigH: ainire 154. deacant U'U 
eomjiUale 25'.K'l. Die beìdeii let/ten WBrter waren frllber «tei* 
auf der tTsti'ti Silbe betout (vgl. Ceni. Dict.). 

b) Witrter gernianiwhpii Ursprungs: Qutwnare'.Vìl, MponilSli, 
among 2017. 

.-l. Das drcÌBÌlbige Wort tlaly 1214 bnt wohl mmaui«:iir 
Betoimug. Obihtrati- ìb'X\ hat hier, wie aucli sonet oft ivgl. 
Cent. Uict. ). den Aeceiit auf der /.weiten Silbe. 

4. Der Ncbcutuii trilgt hiiutìg eine Hebniig: vgl n/cAj^* 
rmperors 14. iiiocli-frie 21 etc und iiiiiiiciitlìoli pm/i'fih IIS 
In-riUf 14111. 




- XXXJII - ^^ 

Iter weibliclie lifim fiudet sich peltener: ruthti-: hnthtr 
bi)/nl nnd IH47/48. /-o«'«-; hwr i^'-^l'X*). trensurr: ,iffii«ure 
1785/S6. rdkue krr: grieue her \im^\\'*\. 
ì>. EnJHUibeinent. 

DafM'Ibe wìrd niclit allzn liiìulig iiiigtnvcnili-t uuil Ut 
ÌB«ìi^t nnniift^ltig. 

I Trpnaimg des Verbume von Bcinem t^ubjekt: 1U2/3. 

154/a^, aui/iy. sti.^/iiO. 872/7:ì, I4n2/r>:i. IM2/43. u'««/5y, 

laW/fiO. Sk'kUó?. :>4tl4/tir). 

ti Trennoiig dee Obiekts von Keiiiem Vcrbum : ìli /;iiì. 
È16/17. :ìC3/iU, TTó/Ttl, Hwi/Sl. s«5/»tì. HÌ14/15, 17;{7/aH. 

e) Trenuuiig der l*rii})08ÌtKiii voni Verbain : 22!i/;*i, 173;i/;M. 

d) Treunung dee Genitivs vom /.ogehnrigpn Sabntantiv: 
r2;7;i. Ul(4t.'. llJ8.')/8ll, UllMi/117. 12S2/«;S. ]47(i;7]. iri.Vi/5tì. 
llìA/M. 24K:!/K4. 2510/11, 2t515/lll. 

el Treunung desHiltWerbumB von Ki'infui \iTlmni: Ulu/tìH. 
U7tì/77. l«I7nK, liulV;ì2, lW47/4.«. 

10. A Ili nera ti on. 

Diese liì^sl sich iu iiiir^ercni Drunci M.'lLr liiintig niicliwt-Ì«L'i>. 
elle mag «k IfcabNÌchtìgt. teilti nnbeabsiclitigt Boin: vgl. 7. 
. 27. 40, Wi. IMÌ. 71. 7i;. 7H. 137. l.'il. \iA, 221, 270 ete. 

6. Ver ulti' Dnivk und ('olliers Aasgabe. 

Diis StUrk iwt nns mir in dcr Aufiffabe von ltHi:ì Ubcr- 
fcfert. Kxempbirc dei-solben sind webr splten. Ini .1, Ik41 bc- 
bnd eiob nach der Aiigulir l'oHiern in der Einlcimng Hpìner 
Imgabe 8, VTTTC. koin Exempiar dieeen llrnckoi' ini HritiKoben 
fatteum. wobi aber in <lcr Itodleiana. Kin anden^x Kxomplar 
ivar in deni K<isit7.o d^w Herzogw von lieviinNliire. der anxner- 
tem noch ein DnvnllHtiindigPH bt;siins. da» er ilann Collier Uber- 
.fotzt befindct sich <>iii vii|lHtiindigei> Exeuiplsr ÌDi 
Iriti8<'hen MtiHrum i.Signatnr: Itìl. a. Itfh. Ans Agt Betnerkung: 
Therf apprur h he otily ttco rtipirs ixfani in dt.-ni iibeu H, X kt- 
rShuten Tatalogue of Book»^ in the Brit, Muh. print(<d lo tlio 
re»r ltì4t* tf. 730 muss man weblienBen. dan» da» Kxemplar 
leAKrìtì^henMufiPUDiHDicbc L-indritten. !<ondern niit dem elieinalit 
m BeoitKe det' H<?rzogH von l)pvoni<bÌr<^ befìndlieben identisrU ÌkI. 

Im ^. 184] ver4^fl'pntlichtt> Collier da» Drama rmcli dt-iii 
Rxemplure dee Uerzogs von Oevoushin- fllr die Hliakcdpfearf 

Erlu»cr B*llri(r XV. | J | 



- XXXIV - 

S<i(;ioty. Er hat die Ortlio^^niphic und die Interpuiiktion ilurcli- 
gelicnds iii()deriiiniert. oine Air/ahl verderbter odor veniieintlidi 
verderbrer St(*llen zu besscrn vcTsueht, wobci er die urKprling:- 
liclieii JiCsurten in den Ì)eip'fi1frteii Aninerkiiii^eu imr z. T. 
angt^fìUirt hat. S(niderbarer\veis<» liat er aneli das entstellti» 
EnglÌH(*li Aar beideii Walliser aii eiiiigen Stellen zu berichti^en 
fllr f2:ut befuiid(jn. Kr liat ferner eine KinteilaDjc in Akte und 
Seenen vorpenomDieii, die im alten Dnicke ^fiiizlieh feldt. 

7. Die Yorlieiyceiide Ausgabe. 

MeiiK^ AuHgabe gii^bt den l\^xt d(*s alten Druekes ^^otrcii 
wieder. Nur otVenbare Dniekfebler sind p'bessert wordeii. 
Auch die Interpunktion der alten Auspibe habe icb nioglichst 
beibehalten nnd bin von dcTselbcMi nur da abgewieben. avo iojj 
annahuK dass ein I)iuekv(^rseben vorlieprt. oder wo ini Int<Tossp 
der Deutlielikeit die Zufll^run*:: eines Interpunktionszeiclieiis mir 
wUnnchenswert ersehien. .leder Zusatz. den ieh ^(^maelit, isr 
in eckifce Klaniineriì eingeseblossen nnd bei jeder sonstip»n 
Besserun^r des Textc^s die Lesart des alten J)ruekes nntcr dom 
Texte verzeiclin(»t worden. 

Icb bab(» doìì alten Druek nielit selbst benatz(;n kiinnon. 
Meine Ans^abe bernlit ani' einer Ver^leielmn;: von (\dliers 
Text(» niit jenem, anp'ierti^r von Mrs. Furnivall in Loiidoii. 
Die saintliclien l)rueklM»p*n wurden dann von derM*ll)en ì)m\v 
nnd ausserdeni die letzten noeh eininal von I)r. Kdward Kckstriii 
Mattliews in London niit deni ()ri<rinjile v(»r^^li(*li(»n. 

I)i(» zalilr(»iel»en k^^ltisclicn Stellen hat Ilerr Trotessor Dr. 
Ziniiner in (ìn^ifswald. der hervorra<::endeKenner d(»s Keltisclieii, 
zn erkliiren die grosse FrcMUidlielikeit gehabt bis auf zwci. 
die ihm unverstan<llieh geblielien sind. Ieh spreehe (h'inselbcn 
hierniit nieinen ergebensten Dank aiis. 

Zn ganz besondereni Dnnke flthle ieh niieh Ilerrn Professor 
Dr. Varnhagen verpfiielitet, der niir bei Antertigung der vor- 
liepMìden Ar))eit j(»derzeit mit ]{at nn<l That zur >^(ntr i:e- 
sran(hMi hat. 



PLEASANT 

co mODf£ OF 

Patient GrisfilL 



Às it halh beene fundrie times lalely plaid 

bythe right honorable the Earle of Not- 
tingham (Lord high Admirall) his 

feruants. 



LONDON. 

Imprinted for Henry Rocket, and are lo 

he Tolde at the long Shop ynder S. Mildreds 

Chiirch in the Poultry. 

16 5. 



The pleafant Commffidye 

ot' 
Fatiuiit Grlfl^ill. 



Enter the H&i'qnelTe, Paula, Mario. Lepiib. situi liuiitrmum ali likc 
Kanters. A noyl'e of Ijornea wiiliin. 

Marqiielle. 

LOoke yon lo ltriing[,| my liearts, to Ice tiur limben 
TÌIU8 liiited in a Hnnters liuery? 
Oh tÌB a louely habite, wheii greene youtli[,| 
Like to the flowry blollbnie of the t«prÌDg. 
Confnnues hia outward habite to hi» mìnde. 
Locke how you nne eyd wtig;oDer of heauen, 
Hath by bis htirfes fiery winged hoofes, 
Bnrit ope the uiclaiirholy layle of Niglit, 
And with bis gilt beames eunniiig Ab'himy. 
Turii'd al thcle eloudet* to gold, who (with thi- HÌnds) 
Vpoit tbeir mìlty rbonldcri:^ bring in day: 
Then fally nnt tbis niorning witb fonie lookei*>. 
But leach yoiir locond rpirita to ply the Chafe, 
For huDting is a fport for Emperors. 

Pau. We know it is, and therefore doe not throw 
Ou tbefe yonr paltìmes, a (^oiitravted brow. 
How swift routh» Bias ruiis to cAtch dclightB. 
To me Ì8 not vnknowne: no brotber Gualtber, 
When yon were woo'd by vs to choofc a wtfc, 
This day yon vowed to wed: but now I fec, 
Yonr promifes tnrue ali to mockerie. 

Lepi. This liay your fflf appoìnted to giuo anfwere 
To ali thofe Deigkbour-FrioceH. wrbo in Ione 

5 minde.] Ifi browj 



— 4 - 

OflFer their Daughters, Sifters, and Allies, 

25 In marriage to your band: yet for ali this 

The houre being come that calles you to your choyce[,] 
You ftand prepard for fport and ftart afìde: 
To bunt poore deere when you fhould feeke a Bride. 
Marq. Nay come Mario[,| your opinion too, 

30 H'ad neede of ten men's wìt tbat goes to woe. 
Ma. Firft fatisfie tbefe Princes, wbo expect 
Your gracious anfwere to their emballleS; 
Then may you freelie reuell: now you Aie 
Both from your owne vowes, & their amitie. 

35 Marq. How much your iudgmens erre: wbo gets a wife 
Muft like a huntfman beate vntrodden pathes^ 
To gaine the flying prelence of bis loue. 
Looke how the yelping beagles fpend their moutheB|,| 
So Louers doe their Hgbes: and as the deare; 

40 0ut-ftrip8 the actiue hound, & oft tumes backe 
To note the angrie vifage of ber foe, 
Wbo greedy to poflelTe fo fweet a pray, 
Neuer giues ouer till he ceaze on her, 
So fares it with coy dames^ who great with feome 

45Shew the care-pined hearts, that fue to them[;] 
Yet on that feined flight, (Loue conquering them) 
They cali an eye of longing backe againe^ 
As who would fay, be not difmaid with frownes, 
For though our tongues fpeake no: our hearts found yea: 

ìà) Or if not fo, bcfore theile miffe their louers, 

Their fweet breathes fhal perfume the Amorous ayre 
And braue them Hill to run in beauties Chafe: 
Then eau you blame me to be hunter like, 
When I muli get a wife? but be content, 

55 So yo'ule ingage your faith by othe to vs, 

Your willes fhall anfwere mine, my liking yours, 
And that no wrinckle on your cheekes fhall ride, 
This day the MarquelVe vowes to choofe a bride. 
Pa. Euen bv my honor, 
Marq. Brother|,| be advif'd, 

()() The importunitie of you and thefe, 

4(> riij^htj Coli. 4i) yea,] 



Thrurts Diy t'ree thouglit? into the yoake of loue, 

To grone vnder the loade of marrìage. 

Since theD you throwe thi» liurthen od my youth|,l 

Sweare to nie|,| whome foeuer my faDcìe choole. 

Of what dì (cent, beantie or birtli l'he be, 

Her yon fhall like and Ione as you Ione me. 

Pa, Now by my birth I fweare, wed whome yon jileiil'e. 
And Ile imbrace her with a brothers arme. 

l.epi. Mario aud my l'elle to your faire cboice, 
Kliall yeeld ali dneties and trne reiiercncc. 

Marq. Your protellation^ pleale me rollìlie. 
Lets ring a hniitertn peale, and in the eare»> 
Of our l'wif't forrelb Cittizens proclaime, 
Defianpe to their lightney: onr fports done, 
IrThe Venfon tbat we kill fhall feart our bride. 
If The prone bad. ile caft ali blame on yon, 
Bnt if l'weet pcncr lueceedc tbis «morous iVrife, 
11p lay tny wit was beft to clioolo ;i "ifc, 

[E.eimt. 

As they gue iii, liornes luund & hiillowing ivithin: that donc, 
Ent«r lanicolo, (irifTil, und Babulo, witti twn Unskets begun lo be 
wroaght. 

lìab. Olde Malìer|.| heeres a iiiomiug able In mnke re 
Oworke tootli aud naile (marric rheii we niuft liane victnall8)|:| 
the Sun hath plaid boc peep in the eicment anie time thefe 
two bonre», as 1 doe Ibme mornings whe yoB eal: what 
Babalol.] fay you: beerà Malk>r|,| fay ![:] and then thÌ8 eye 
open», yet don is the uionfe. lio IMll: what Rabnlo|,| fayos 
Grillil, anone fay I. and then tbifi eye lookes vp. yet downe 
1 lìiu^ againe; what Habiil(i|.| lay you againe, and tben I 
Itart vp, and lee tbe Hnnne. and then Ineeze, and then l'hake 
mine cares, und tben rilo. and then get my breakfall. and 
then fai to worke. imd tben ivalli my hands. and by thie time 
01 ara ready: beer'w your btifket. and ririnill[,| heer's yonr». 

lan. Fetcli thiue iiivn Babuln, lets ply our bnfinem, 

Bab. God l'end me good luckc|.l Mafter. 

Ori. Wliy Babnio. what's the mntter? 

62 inarringo.] 71 liillilic.] 7:i tbrrcft.] 



Iliib. Orili l'urf^iup ine<.^. I tliink<' I UdiU nut rate a ^wh 

ITtof Itilt: I rimi] iiot line Iniig: liirc. I Hii-uld he a neh niHn 

by right, for tlicy iicucr dw good liecdcc, bui vrlicn lliey [fc 

they muli dyo, an<i I liwue now n inonUtrutt» lluninirkc t^ 

worke, becaufe I tliinkc I l'imll uot Hue long, 

Isn. floe foole. cenlì? tlii» vaine talkc aUil l'ali to wnrk(>, 



100 Miib. Ile hiimpei- 
bul'ki-t maker. 



lome body ìf I dye, bcoanfc I i 



lan. Come Grillili. workp|,|fwePt girle, licere tlic wiimic 
Will rhìm- cm vi", and wlit-a bìr* fints bi'giri. 
Wee'II coole our l'wpatiiig brun'eii in yoiider (badi". 

Ulf) Ori. Fìitlior. me thiiikcs it dntb not fit a maidp, 
lly (ittiiig tbiii* in view. lo drinv rrniis pyi-K 
To rtarc v|iiin ber: miglit it pleaCe your nge. 
I rouid be more contcìit to worke wltlliii. 

lun. Indeed my childo. menu eyea do now adaieg, 

I10(Jiiirkly taki- firr «t the lealit Iparki; of beauty, 
And ir thole tlfiiiipti ho (]iiencht by oliali difdaine, 
Then thrir inueimiiid tonguop (olackei dtie Itrike. 
To wouiid liiT fumé wlinfo beauty tlicy did like. 
Ori. [ will aiioìde their dartH and wiirke wìtbin. 

lllj Tan. Tbon nt-cdl't not, in a pnìnted coate goett Ini, 
And Iduei* lliol'e thnt Ione (iride; none lookee un llier. 
Tben keepe mv coui))aniu: how mneh vtilike 
Are tby delire» to manie of tiiy lex? 
How manie wantons in Salinia. 

l^OFriiwiic like the liillen night, when their faire face» 
Are bid within doorcs: bnt gnt once abroad. 
Like the proud Hun tliey l'pred their Itaring bearne». 
Tliey l'hine out to be feeiie. their lool'e eynf teli, 
That in their bofomeB wiintoimcit doe dwell: 

125Tlio« eanlt not doe fo Orimil. for thy .Snn, 

Ih but a Starre. tliy Stnrrp. n Iparke of tìre, ' 

Whicli hath no jjower tinfinme doting delire: 
Tliy liiket* are tbrid-bare ruiletM: ali thy iiortìoti 
Ih btit un Jionel't name: that gon|.| thou art dead, 

130Thoiigh dead thou liu'lt, that heing vnblemillicd. 



lExii, 



1U2-KI3 bi» \ 



e Xcih gcliiicH] Coli. 



Grìf. If to dio l'rec from l'Imnic be neri; tv die. ^^M 

fben Ile be croi-nd wìth ìmmortallitie. ^^| 

lun. Pray God tbnu maiil: yet cbilde|,{ my iealous Ibulc 
[Vemble.s throngh l'eareB, fo ofteij aw mine eyes 
lees onr Duke court thee : and wheu to thine etircs 
le ttinea eweet loue-fongs: oh beware my Grillìll|.] 
le can predare hia way witb gite of golde, 
3pon bis breatb. wiiiged Promotion flie8|.| ^^ 

ih my deare Girle|,] triiit not his foreeries. ^^È 

Dìd he not l'eeke the l'hipwracke of thy fame ? ^^M 

ffhie Chould he lend bis tailore to take mearure ^^| 

Of GrinilB bodie: biit ae oiie l'hould Tay. 
If thou wilt be the Marquefle eoneubine, 
rhou l'halt weare rieb attires: but they that thlnke. 
ffith coftly garmeat». fini* blaeke face to bidè, 
ffeare naked braneric and ragged pride. 

GriI'. Good fatherl,| due uot fbake your ago wìth fenresl.] 
kithongh the Mar(|iielii> rometimos vifìt vs, 
et ali hi» vroi'ds and deedes are like bis birth, 
Iteept in true hnnor: but admit they were not, 
8efore my fonie looko blnck with Ipeekled (ìnne, 
\y bandii i'hal niake me pule denthea vnderling. 

lan. The niufiek of thol'e words fweetes mine eare8|.] 
Come girle[.| letB fafter worke: tìmti upacc -weares. 

Enter Babulo with Iiìb worke. 

GriI. Come Babulol.) why halt thou ftaid fo long? 

Ba. Nay why ave you fo fhort? Maltercj.] beeres mouic I 
noke (lìnee I went) fnr a cradle: this yeare 1 thinke be 
eape yeare, for wome doe nothing but buy cradiew, by my 
^tb|.] I thinke the world i^ ut an end. for us foone ae we 
be home we marne: an loonc as ne marne we get childrcu, 
[by hooke or by crooke gotten they are)j:j ehildren muft liane 
eradles, and un Ibonc as they are in them, they ho|) ont of 
ihe, for I baue feenc little giri» that yeltcrday bad fearce a 
iand to makp them ready, the next day had vvorne wedding 
ring» on their tìnger», fn that if the world doe mil ende, 
ire l'hall not line onc by another: bafkct making a» ali other 

152 vudorling,] 153 rwei'lc] Voli. 156 fburt,] 



— 8 — 

trades runa to decay , and fhortly we fhall noi be worth a 
bntten^ for dod in thi8 cutting age fowe trae ftitehes. bat 
taylei'H and rhoomakerB. & yet now and then they tread their 
170 rhooee a wrie too. 

la. Let not thy tongue goe io: (it downe to worke 
And that our labour may not feeme to long, 
Weele cunningly beguile it with a long. 

Ba. Dee mafterl,] for thats honefl; coufonage. 

The Song. 

175 tìoug[.] Art thou poore|,J yet haft thou golden Slumbers: 

Oh fweet contenti 
Art thou rich|,] yet ìr thy minde perplexed: 

Oh punnifhment. 
Doli thou laugh to fee how fooleB are vexed 
IK) To ad to golden numberB, golden nnmbers: 

fweet content, o fweet etc. 
Foole Worke apace, apace, apace, apace: 
Honeft labour beares a louely face, 
Then hey noney, noney: hcy noney, noney. 

185 Canft drinke the waters of the Crifped fpring: 

fweet content! 
Swini'ft thou in wealth, yet (inck'n; in thine owne teare?. 

punnifhment. 
Then hee that patiently wantn burden beares, 
1<XJ ^^ burden beares. but is a King, a King, 

ISveet content, etc. 
Fool. Worke apace, apace, etc. 

Enter Laureo. 
Ba. Weep uiafter, yonder comes your Sonne|.| 
Jan. Laurco|,| iny Sonno V oh hoauen|,| let thy rich hand 
l<)5Poure plentious fhewers of blelling on his head. 
Lau. Treble the number fall vppon your age. 
SifterV 
Gri. Deare brother Laurco|,l welcome home. 
Ba. Mailer Laureo (laniculaes fonne)|,] welcome home, 
how doe the nine mufes, Pride, couetoufnes, enuie, floth» 

177 perplexed V] 179 vexed?] 180 nurabers.] 185 spring?] 
189 wants.] 196 agej 



— !l — 

wrath. glnttonie and iPtclierie? you ihnt nn^ Schollers, read 
how they due. 

Lan, Mnles: thol'e (t'oole) are the leaneii deadly Hnn. 

Ba. Art" tliey: Map|.t me thiiikeB itn better feruing the, 
theu yonr uine mules. ior they are l'tarke beggerf. 

lan. Often I hane wiTht to Tee you heere. 

i^au. It grieiice me tbat you iee me lieere so loono. 

lan. Why Laureo|.] «loft thon grieue to (ee thy father, 
Or doli tboH fcorne me for my pouertieV 

Ba. He needes not, for be lookee like poore lobn bimlV-Uw: 
eight to a neeke of Miitteii. iw not that your commoni-, & ii 
Tue of breade? 

Lan. Fatber|,| I {jneuc my yrmng yearcs to your hj^c, 
fSbould adde more Ibrrowe. 

lan, VVby rounc|,| whatw the mattcr? 

Lau. Tbat which to tbinke on inakes me desperatp. 
I that hauo cbargd my CriondH, nnd t'rom my father 
Fuld more tbeu he couid fpare: I that hane liud 
Thefe iiìnc ycares at the ('niuerfity, 
Mnrt now for tbis worlds deuill: tbis angeli of golde. 
Hane ali thefe daìes and nightti to beggerie Ioide: 
Througii want of money, what 1 wunt I mille. 
Who ÌB more scornd then a poore feholler ie? 

Bab. Ye» three tliìngw: Age, wifdome, bafket niakers. 

Gri. BrotberB[,| what meaue^ these wordsV 



Lao. 



Oh 1 1 



I tnad. 



To tbinke how much a Seholler vndergoee, 
And in the ende reapeti nonght but pennurie. 
Fatherj,| I am inf'orced to leaue my booke. 
Beeaufe the lludie of my booke dotb leiuie me. 
In the leane armes of laneke neeellirie. 
Hauiug no flielter (ah me) bnt to Aie 
[finto the lanctuarie of your aged arme)'. 

Bab. A tfìide. a trade. follow bafket-makeing. leaue hookew 
and turile block -head. 

Un. Peace foole: welcome my Ibnue. tbogh I am ]ioore|,| 
My Ione fhall not be fu: goe daughter Grilìili, 



205 heere,] 208 ijuuertie.] 
225 tb'ende] Coti 233 foole,] 



'JlG Ipar 



) i'oUle,) 




liJ3f) Ketch water fviim the f'iiring to lecth our fifii. 
Which yprtor ii»y I caufjht: tlii- t-lipare is m«ane, 
Hut be cdnteiit: whpit i hnue Ioide thel'c Uallets. 
The moiiif (ball bc Ipniit tu bid thpp welcome: 
arilìill make hall, run nrid kiudle lire. 

(Eiii iJritnn, I 

y-Ht Ila. (iuv 0rìllill|:| Ile make tire, and l'eoure the kcttie: 
ìtK ft hard world wlicn fcliolItT» eate lìJ'h v]i<ni flelli daien, 

[K»lt hv. 
I.nii. Ist iiiit u l'haine fur me tliat ani « man. 
Nay more, a leholler|,| to eiidure l'iieli neede. 
Thnt I iriuft pray on liini. whome I fhuuld fcedcV 
24i) [ali. Nay grìeue iiot Soiiue. better liane felt worle Ww. 
Come Ut by me|:| while I workc to get breud, 
And Orinili fpiii vs yt-ariK! to Hoath our backu. 
Tbou l'halt reade doctriiie to t« for the nouIe, 
Theii what l'hall we therc waiit? uothinf; my (oonfif,] 
-""Por wheii we ecafc iVoin worke|,| eueii In that wh^l(^ 
My long filali ehartne ffrìefcH nires and care bpguile. 
Eiiler tìrirnil ninnìng wilh a PitL-lier. 
flrir Fatlier|,| as I wai niuiiiiig to fetch water. 
I law th<' Marquelle witli a gallant traine 
Come ridiiip tuwardu vs. Tee whcre they eome. 
Kiitur MiirquufTe. l'auin, Mnrio, Lopiib, t«o l.ftilies 
and Tome olhor attendants 

'2bb Mar. See wherii my Orinili, aiid her l'ather i»\ 
Me tliinkes licr beautie Ihìniug tbrough thol'c wcede», 
KecmoH like n bri^ht llarre in the l'ulleti night, 
How Ifiuely jiouertie dweln on her backel 
Did but the proiul world note her as I doe, 

;ì60whe woiild cali ofi' rich rohew, forlweare neh fiate. 
To (ilotti them in l'ucb poore abilimcnt», 
rather|,| good fortune ever hlelle. thìno ago. 

Inn. Ali happìneM sttend my graeiuu» Lorde. 



237 conteiit.] 240 kcltlo,] 241 Kdi. Hii :] 217 liiii-k») M»™iir,l 
249 wnnl.] 2fi2 ninaing]; rlimgi. in lìer rurhtryehr.ndtu Ai*""' i 
Ktisun'j. Coli. 254 vs.] 355 in,] 2riO l"(.r lii-niitiol Coli. 25» UcbJ , 
261 abiliniuuiH,] 



- 11 - 

Warq. And wliat willi yim fairc Maidi'ì* 

Gri!'. Tiiat yoiir high tlutiiglitH 

your conteiitnient miiy be r»tÌHfied. 
Mar. Thou woiildiV wiTh loe, hnewll thou for wliat I come, 
other of Pania|,] beholde tfais virgiti, 

rio|,] Le]iido|,| tu Ihe not faire? 

'a. BrotIicr|.| I haae not reeno lo meuiie a l'reatnre, 

fall of beantie, 

lar. Were bnt Gnri'ils birth 

worthie a» her forme, flic miglit be beld 

fit companion for the preatelt (tate. 
Lau. Oh btiudueni, fo tlmt men may beantie finde. 

ley nere relpect the beauties of the minde. 

Uarq. Father laDÌcola|,] what» beo that Ipeake? 

lan. A poore defpil'ed feboller and my Sonne. 

Mar. This ìb no time to holde dìfpnte witb fchollerp. 

ili Die in faitb olde man|,| what doft thou thinke. 

[canlc tbe Marquclle vìlit« thee lo oft? 

lan. The will of Princes fubiectK mnft not ferch, 

t it fuftìop, your grace is welcome hicher. 

Idar(|. And ite requite that welcome if I line. 

3flill[.| fuppofe a man fbonld Ione you dearely. 

I kuow fome that doc. would you agree 
t (inittanee tme affection witb tbe like? 
iBri, None is lo fond to fannie pouertie. 
Mar. I fay there is: come Lords|,l (tand by my fide, 
ly brother|.] yon are fped acd haue a wife. 

:n gine v» leaue tbat are ali Batchclers. 
iw Griini. eye ve well and gine your verdicte. 
'liuh of va tbree you holde the propreCt man. 
Gri. I hane no fkill to iudge proportion». 
Marq. Nay then you ieft. women haue eagle» eye». 

prie enen to tbe heart. and wliy not you? 

ne, wc ftnnd fairely, freely t<peake yonr minde. 
by my bìrth. be wbome tby cboiee l'hall bielle. 

II be tby bofband. 
[ar. ÌVhat intende yonr grace? 



264 Miooghls.] '270 biith,) 
IcnJ 291 man.] 



■JS'J lille.] 285 likc.) 289 Bat- 



4 



l.c|ii. My l.(ii'cj|,| I lume vnwed to leadfi n fiiiglp lift, 

Miirq. A liiigk- lifi'V this cuiiiiing oaiiiiot lerue. 
fKHiDoe iiot 1 kiinw you Iobp IhtJVI I Imiie heiird 
Your pallìdiiH rpent ftir hpr, yonr (\g\ìe« far ber. 
Mario to the woiider of licr beautie. 
Cniii|iilpd a ^iollnpl. 

Mar. I my Lord wrìtc IbniiotH? 

Marq. You did intre«tc me to ìntreate hcr f»tIi«T,l 
305 Tlmt you uiìglit liaut; ìùn dauglitcr to ynur wifc. 

I.e|). To nnie ntic 1 ivilliiigly rpligue. 
Al! nitiTcll in hcr, wliìcli iloth looke liki; mine, 

Slnr. My Loi'del.j I l'weare \'\w nere Dmil bc my liride,'" 
I ho|K.' Iliocic l'wBarp lo too|.| bping tbiiH denìde. 
'MU Marq. lìotli of you tuni'd ApoftatHcti in loui-, 
Nay tliiMi Ile play the nryer: oDce. twioe. thrifc. 
S|K'aki' or riiee'w gouc i'l«: no, lìnee twìU iiot be. 
Silice you are not for lier, yet l'hep's for mi-. 

l'au, Wliat mt!uiie you Brotber? 

Marq, Fiutb|,t no morr boiilik 

ÌÌUì lly Inui'H moli woiidrotiK Mot&morpliorip. ^ 

To turno tbÌM Maide iiito your Brotbern wifc. 
Nay J\veet lieart|.| lookti uot ltrHii^o|:| I doe iiot ielk 
Hat to tbiiir carcs mino AmoroiiH tbooK''*" impart, 
Gualtor protesi' he Ioiiph tliep «irb hih heart. 
3211 I,nu, The ndmiriition of lindi bappineK. 
MakeM me nllonirht. 

flrir. Oli my gracìouB Lord, 

llutnble iiot your High Itale to my lowe birtli, 
Who am not wortliy to bt» lielil your Ibuie. 
Mudi Ielle your wife. 

Mnrq. ' Oril1ilI(.| that l'Iiall l'iitticr 

3261 couiit thee worthie: olde lanicola, 

Art tboii conteiit that I fball he tliy SonneV 

laii 1 ìim viiwortliy of lo grcat a good. 

Marq. TulliM tiil'lil.l talke not ofworth. in honcttl 
Teli mi' if I lliiill hiiiir ber? l'or by heaum]|.1 



298 lil'c] 299 fon 
hit! wift.] CU. .H07 I 
923 Whome iiut] Colt. 



300 



liLiird?] 301 nghns for bei.) S*« 
■.m fteiiìijp,) 316 wirc] 31» kw^ 



- 13 - 

leffe yoar free coni'ent alowe my cboico, 
win ten kingdotnes He not cali lier mine. 
Iste tliy 8onne8 oume? 

Jan. Lauret)|.] My graciou» I-ord. 

Marq. Ile liaue both your oonleiits: I teli ye Lords, 
haue wooed the virgin long, uh manìe aii lioDre. 
Rae I bin glad to iWale fnim ali jour eyes, 
D pome dìrguird to ber: 1 l'weare to you, 
eantie firll made me Ione, and vcrtue woe. 
lott'd ber lowlynen. but wbeD I tride 
hat vertaes were inCcmpIed in ber breft, 
f cbalt bart Iwore tbat The IbonTd be my bnde|:| 
Father. mul't I be forl'worne or noe? 
]. What to my Lord l'eemeH belt to me leemes ro|,| 
Marq, Laureo], | wbab» jotir oiiinion? 

Tbus my Lorde. 

eqnall tbougbts durit botb yonr ftates conferrc, 
Èr"» Ì8 to lowe, and you to high l'or ber. 
Harq. Wbat l'aìes faire Grillili nowV 

Grif. Tlii8 dotb l'he lay. 

ber olde Father yeeldes to your dread will. 
rbe ber fatbers ideafnre muli l'nlfill. 

olde lanicola make Griilill yours, 
rìITìU moli not deny. yet liad l'he ratber 
S the poore Daugbter ftill of ber poore Father. 
Uarq. Ile gild tbat pouertie. and make it Ibine, 
ith beameg of dignitie : thitn balV' attire, 

lefe Ladies fhall teare of. and decke tby beautie 

robe» of honour. that tbe world may fay, 
Brtne and beautie wan my bride to day. 
Mar. Tbis meane eboice. will dillaitie your noblenei^l.l 
Harq. No more Mario]:] then it doth dilgrare 
he Sunne to fbine ou me. 

Lep. Shee's poore and baie. 

Uarq. Sbee's rich : for vertue beantifie» ber l'aee. 
Pan. What will y* worid fay wben the trump of fame 
teli found your high birth with a beggern nanieV 



337 woe,] 345 ber,] 350 rntber.] 



Mar(|. The worid ftill lookea a rquiitt. & I derìde 
Hìh purbliiid iiidgenieiit; firiliill is my Hride, 
365 JanicoU. aiid Laureo: fatlier. brother. 

Yoii aiid your Sod|,| grac'd witli our roynll fauonr, 
Sliall lille to ontweare time in liaiipines. 
Knler Bnbulo. 

Ba. MalturM 1 lume mado a fc'ood Tire: lìrha lìrilHl, ik 
firiie |-j 

370 laij. Fall on tliy knees tliou foole: lee lieeren oiir diikc[,j 
Bii. I bauc not otfeuded liini, thert^fore Ile nut ilnrke uj 
Ile were teii Duken. " Ile kneele to mut- but God aad aj 
Prince. 
Lau. ThiB Ì8 thy Prince, bc fileut Ballilo ! 
375 Bab. SÌIence is a vertne, marie tis a duinbe renof; I 
Ione vertne tbat Ipeaketi, and ba» a loiij^ tongue bke n l 
weatlier, to leade otber vertne» after: if he be a Criiw. [ 
hope bee ia not Prince oner my tungoe; snaile». wlierctii 
come ali tbele: Maliter|,| beerex not fìTh enoDgh fnr r% 
38l).Sirba Grir(ill|,| the lire biirnes out. 

Marq. Teli me my loue|.I wbut plcal'aiit fellow U iliis' 
Gri. My a{,'ed FatberB feruaiit|.| my gracìou» I^ordc. 
Bab. Iloiv, my loue: maUer|.| a wimlc to y" wifc. WKos 
me|,] my loue. 
385 Marq. Wbat» his iiameV 

Bab. Babnlo Sir is uiy iiauie. 

Marq. Wliy doli tbou tremble io? we are al lUy trieuik 

Bab. Its hard lìr for tliw motley lerkìn, to find fnoMif 

vfitìi tbis fine doublet. 

300 Marq. Iamcola|.l liring him to Court with thee. 

Bab. Von may be allmord to lay l\icb knauirii borita 

vppon olde agef llioulders: bnt I fee tbey are ftooping a littJ^ 

ali crio dnwne with bim.: He l'hall not bring me Itr, ÌIf «um 

my Telfc. 

39i'> Marq. I pray tbee doe, Ile liane tiiee lino at court 

Ba. T haue a better trado Jlr, barketmaking. 

Marq. Gril]ill|.] I like thy mane fimplicitie, 

364 Bntlo,] 378 tongr,] 379 va.] :iHri iianie,] 335 6Ma| 
3% liiil'kHmukiiii.-,] 



1^ 



- 15 - 

8tìl] rhall he be thy l'oraaut[.; Btibnlo, 
Grirnil[,j tliy tnillrcHe^ iiow lliall bc my wiTo, 
'" Bub. 1 tliinke lir[,| I nm a fitter liufband for ber. 

Marq. Why l'honldlì; thou tbink [yo*;'] I wil niake ber ridi. 

Balp. Thais al one fir. begger» are tìl for beggers, getle- 
folkes for getlefoìkes: I aiii afraiiJ y< thiis wftiler ol' y" neh 
lonìng y" poor, wil laft but nine daics: old M.|.| bid ibis 
'-"* mcrrie gentlema home to dìnner. you l'hai baue a good dilh 
of ni'b lìr: A thank him for bis good wil to yiiur daughter 
Grir.|:l for ile be hagd if be do iiot {as many ricb cogging 
marchatti iiow a daies doo wben they haue got wUat Ibey 
wonldì giue ber the belles. let ber flye. 
10 Gri. Ob beare my Lord witb bis intemperate tongue|.| 

Marq, Gridili. I take deligbt to beare liiin talke. 

Bab. I. I, y'oare beli: take mee vp for yoar foole: are 
uot you he. that eame Ipeaking fo to Griffill licere? doe yon 
remember how I knockt you once for ofteriug to haue a lìcke 
& at ber lìps ? 

Marr). I doc remember ìt and for thy paiues, 
A golden recompence ile gine to thee. 

Bab. Wby doe. and ile kiioek yon as often as you lilh 

Uarq. Grillini, I tbis uierrìe fellow fball be mine, 
Biit we forget our feluee, tbe daie growes olde. 
Come Lord6|,| cheare vp yoiir lookes & witb l'aire amile». 
Gracc our intcnded miptials: tinie ruay come, 
Wbeu ali eommaunding loue your heartri fubdne, 
Tbe MarqnelVe may performe as mach l'or you. 

(E^cunr. 

Entur Faraexo, Vrceute, nrid Rictt meeting tlioiii runnini;. 

Far. Kice|.| how iiow man? wbetlier art li" gallopping'i' 

Bic Faith enen to finde a tuli maunger: my teetb water 

tiU I be monncbing . I balie bin at tbe Cntlers , to bid him 

brìng away Hir Owens rapier, and I am amblìng home tlius 

fast, for feare I am driuen to faft. 

I Vrc, But Uirba Rice, whcns tbe day'/ will uot tby 
mailer Sir Owen and Signior Emnlo figbt? 

«1 Ihink, I\ ao von Coli. eingeseUl. 408 Die Klammer steìd im 
alUn Drwckc hinttr m&rcli5(H. 409 woiild,] 413 Hi? to UrilTill heere,] 
41& lIps] 



^oà 



Uic. No . for Siguiur Emulo Ims wuni'd my Maftcr to lìw 
court of ConlcieiKip, «nii tlierfi» an order (et downe. that th« 
eoward fliall pay my Mullcp pood word» wi-ekelìo. till die 
43.')dplpt of iiU clmlier he ruiiiie iiut. 

Ftir. Kxiii'llfiit. biit did niH Kinnlo wrìto « challmp- tu 
Hir Owen|y| 

HicK. Nu|,| Ilo Iciit a tiTrìblu une. bnt beo {fauc n reKim 
(if a Churoli « gmate to writo it, and liee l'et hi* iiiarke t<i it, 
44*' for tbe pilli cuii iiL'illier writi; imr reade. 

Vrc. Ila liiL, iiiit write niid rende? >vby{,| I liauc Ici-nt' Inu 

[tul l'Ut il bntiilk' ut' iuunetx wrìtini. & rena tlirm tu l,adie«. 

Kiir, He {jot thè by licttrt VrceiiKe, & To doeein'd tbi* poor 

l'ouleH: H8 a gallant whonie I kniiw, coìeciih othcrot for my 

44obrirkt; «paglcd biibit; wìll enme iiito n Stutìonerii riiop. i-ull fitr 

a lloole and ii cuDiioii. and thfn alkin;; far Tome (rrerb 

Poet, tfl bim li<.> fiillcH, mid therc be gruiiiljle)< (ìod koimu , 

what. biit Ile be (worne he knflweo nnt Ih much as un J 

Cliarueter of tbe tongtie. 

4f)(i Ki<^. Wlty|,| tben its greeke to bina. 

Far. Ha, bn. Kmulo uot write and readV 
Kio. Not a lutter and yuu wiiuld bang bim, 
Vrc. Tben becle neunr be faiied by bis b«ok. 
Kie. N(i|,| nor by hi» good workc». t'or boele di 
45r> HigniorB both. I commend you to ibe l'kie», 1 oinuiìt 
God, adew. 

Far. Nay IHveet KÌce(,| a little more. 
Kie. A little more will inake me a great deale Ifffl,' 
houle keeping you know ìh out of fuMiion: uiileOe I rìdi' polt, 
401)1 kill'e the poli: in ii wurde ile toll you ali. oballeup"»!* 
font, aiifwcred no figbt, no kill, ali friendM, ali foolen, Fjnulu 
eoward. Sir Owen brane man. farewell, dinuer, hungrie: litllt 
cheitre, grcat great llomaeke, meate, nieat. meate, muntlr, 
mouth, tnoutb. adue. adue. adue. 

[Eiit 
4tifi Vrc. Ha, ha. adue Iticc «ir Owen belike keepoa a leuf 
Kitchin. 

Far. What clw raanfi'l tbat« one of tbe niiferable tohb 
he uakes when bee's dubd : yet he doth but a» manii- of lù 



441 Rie] CM. 



■".] 



brotlier kuiglitii rtoe, keqie jiii ordinario talik- l'or liim ;md liiu 
long coate followcr, 

Vro. Tlat long coate iiiakes the malter n little king. l'or 
rherlbener his pieci' of a lollower come» hoppìng; after liiin, 
lees iure of a doublé gtiarde. 

Far. Ile l'et Ionie of the Pages vpoii thy lliirts for thii*. 

Vre, 1 IhiiU feele theni no more tlieii fo maiiy fleas, there- 
fore I care not : lnu Fìiruezej.l youle proone a moft aeeomplifht 
coxecorabe. 

Far. Oh olde toiicli lad, thi» yonker ia right Tnnidado|,| 
pnre leafe Tobacco, l'or indeed liee's nothiiig|:| purffe, reeke, 
and nould be tried mot hy (ìod and hi» countric) but by fìri?, 
tii6 verie l'oale of hi« fuMtance and needett wouid connert 
luto Imoke. 

Vrc. Hee'u Steele to the baeke ynu ('ce. l'or he writes» 
Cballeugcfi. 

Far. IVue, and Iron to the head, oh thercs a rich leudeu 
minerali amonglì; his braines, if bis llcull were well digd. 
Sirha Vrcence. this is one nf tliol'e clangcable Silki^ gallante, 
who in a verie li-urnie prid, feornc al fcliollerg, and reade no 
bookc» but a looking glalVe, iind fpeake no lungnage but 
Tweet Lady, and fweet Signior|.| and ohcw between their 
teetU terrible worde, uh thoiigh thcy wonld coniurc, as coni- 
|>)einent and Proiect?, and FalVidiona. & Caprjchiontii. and 
UirpnKÌan, and the SintlieroUrt of the Iònie, aud l'uch llke 
'raifc veluet lejirmew, 

Vre. What be the accoutremets now of thefe gallfltsV 

Far. Indeed thuts one of their fulliii outlftdil'h ])hrafey to, 
inarrie lìrl,] iheir iiccontreniet:). are al ])" fatalticke fafhionB. 
Ji' can bc taken vp. either vpB truft or at feeond band. 

Vre. Wliats their qnallities»? 

Far. None good. thefc are the belt: to ninke good faccs: 
to take Tobaceo well. to fpit well, tfi laugh like a wuytìng 
Gentlewoman, to lie well, to blnl'li for notbing. to looke big 
Tpon little fellowea, fo l'eoffe with a graee, though tbey balie 
fe v«rie fillbie grace in l'coffinir, aud for n ncrde lo ride pretlie 
md wtill. 

486 digd.] 488 aUchoUerg,] Coli 495 arton ire meta] Coli. 497 iicoon- 
rijinat»,) Colt. 502 rienllewoutnn,] Coti. DO.t lisne] Coli. , 

BrlUfcr tMlrige XV. H | 



^ 1« - 

Vrc. They cannot choofe but ride well, becanfe eucrie 
good wit rides them. 

Far. Heere's the diflFerence, that they ride vpon horfes, 

and when they are ridden[,] they are fpur'd for alTes; fo they 

510 can crie wìghee and hollow kieking iade , they care noi if 

they haue no more learning then a Iade. 

Enter Emuloe8[,] Sir Owcn talking, Rice after them eating fecrt'tly. 

Vrc. No more of thefe ladifh tricks: heere Comes the 

hobbie horfe. 

Far. Oh he would daunce a morrice rarely if hee were 

515hung with belles. 

Vrc. He would iangle vilanoufly. 

Far, Peace[,] lets incounter them. 

S. 0. By Cod Sir Emuloes, fir Owen is clad out a crie, 

becauf is friends with her, for Sir Owen fweare, did ber not 

520 fweare, Rice ? 

Rie. Yes forfooth. 

Spits out his meste. 

S. Ow. By Cod[,] is fweare terrible to knog ber pade, and 
fling ber fpingle legs at plum trees, when ber come to fall to 
bur tagger and fencing trigs, yes faith, and to breag ber 
525 fbins[,] did ber not Rice? 

Rie. Yes by my troth Sir. 

S. Ow. By Cods vdge mc[,] is ali true, and to giue her 

a great teale of blouddie nofe, becaufe Sir Emuloes you 

fballenge the prittifii Knight. Rice you knowe Sir Owen 

530 fhentleman firft, and fecondly knight, wbat apox ale you Rice, 

is fhoke now? 

Rie. No (ir|,] I haue my fine fences and am as wel as 
any man. 

S. 0. Well|,] bere is band, now is mighty friends. 
535 Emù. Sir Owen |— ] 

Far. Now the gallimaufrie of language comes in. 

Emù. I proteft to you , the magnitudo of my condolement. 
bath bin eleuated the higher to fee you and my felfe, two 
gentlemen | — | 
540 S. Ow. Nay tis well knowne Sir Owen is good fhentle- 
man, is not|,] Rice? 

509 aflcB,] 511 hawe] Coli. 521 In der Bùhntnanwtisung Spit] 
Coli 529 Knight,] 539 gentlemen.] 



in - 

Kic. He that fhall deny it Sìr[,l ile make hiin catc bis words. 
Emo. Good friend|.l I am not in the Negatinef;) bee not i 
fo CaprìcbiouB, y«u luifiirize me, my collocation tfidetb toj 
i4ò ^- Owens dignìfììiig. 

Far. Lcts ftep in. God lane yen .Singnior Ktnnlo. 
Vro. Well encountred S. Owen. 

S. 0. Owp, liow do you|?] S. Em. is frends out a cry I 
Duw[;| but Emnloe^l,] ttike beede, yoii match no more loaej 
©Otrige to widdow Gwentliyans, by Cod rrdge me, th»t doe folj 
mnll knoge ber, l'ee yon nowe? 

Em. Not fo tempeltious l'weetknigbt: thoagb to my difeon-"' 

folation, I will oblìnionize my Ione to the welch wìddowe, 1 

and doe beere proclaìme my delimininiment, but Tweet Signìorf,] j 

b ho not to Diogenicall to me. 

Sir 0. Hit bn{.] is knowe not 'what geuicallR meane, but Siri 

Owen will genicall ber, aud ber tiig bergeniealliugGwenthyniuJ 

Far. Nay l'aith|.t wi'elc haiic yoii lound frieuds indeedo,' 

otberwife yoa know. Signior Emulo, if you Iboulil beare ali ] 

)60tbe wrongs. you would be out .^tblalTed. 

Emn. Moli trae. 

8ir 0. By god[,| i^ out a crie Irieuds, but Iiarg Furucze, J 
Vrceii/.e[.] twag a great teale to Emnloes: Ow, is great teala | 
of frenda: ba hii{.{ i» teli fine admiiable l'heh, by Cod[,] 1 
5£muloeEi, for feave S. Oivcn, knog ber ihines, is teli, Sir Owen 1 
by tozeii shentlemeij[,| ber ])ooet9 is put about witb lathes, 
ha, ha, l'erge her|,| Terge ber. 

Fa. No more|,| teli Vrcenzc of it: wby fbould you two J 

fall out for the louc of >\ woman, eoiilìdering what Itore we 1 

g70ti8ue of themV Wir EmHlo|,] I gratulate yoùr peace, yonr J 

company yon know is jireciouw lo vs, uud weele beo merrie, J 

and rìde abroad: before god[,| now 1 talke of rìdìng. Sir] 

Owen me thinke^ has an excellont boote. 

Vrc. Hìs leg graces the boote. 

fr75 ^. Ow. By God|.l ìb fine Icg and fine poote to; but Emula» \ 

leg is pettcr, and finer, and Thenglier fkiu to weare. 

Emn. 1 bougbt tbem of u pennurious (Jordwainer. & tbeyJ 
are the moli incongruent tbat ere I ware. 



M6 Lets ftep i; 



(■oli. .'jCS S. Owcn.l 



S, Own. CoDgi'Ufiity liiliiucl|,| what losithcr ìs coD^nKoL 
580 filmili leatlier 'i 

Kmu. Ila ha. M'i.'1I Gcnt]eDiGti|.{ I huae uther jtroitui» 
l)L-ckL'ti fur tiitì, I niiil't dilgreUi! Troiii tliin liìa», niid leauc vnn; 
uccept I bel'eecb yoti ot' tliin vulgar and domeltick (-iiui|ikiu<;m. 

Wiiilft tbi^y ure I'hIuiÌhk. Sir Owcu gal» io lCmul<iL-s leg nini jiul) 1 
duwiie IiÌh Ktiutit. 

Sir O. l'ray Einuloen|,| let lier fce hcr congrucute leather|;[ 
5^r, ha ha, owe whiil a pox Ìh heere: ha, hK|.) in mag a whII 
to ht-r fhinB. for kei-b hfr waroieV 
Ka. WhatB heor|.] lathei^y wliere'» ihe lime & hnir Kuinb? 
Itic. Oh rare, ìh thÌH to lane hin [hìtinV 
H. Ow, Ha, hft, Hìee|,| goe cali Gwenthyati. 
oìK) ^''^- ' ^''' inalter[:| dalioma. Owenthvati|,| dahumir:' 

S. Ow. A iiogs Oli hcr[,| fjoc fcdj-i' hcr and cali her withio. 
Ilio. I am goiifl lìr. 

(Kxit Rlw, 
Fa. Nay lìr Oweni.| wliat tneaiio yoiiV 
S. Ow. By Cod|.| ifl ineani> ta let (ìwiMithyan lee «hit 
f,9f, bobìo focili loue hur, a poffn on yon. 

Emù. ^ir Owcii and >Si(;ii)or» both, d'io iiot exputiate ni' 
ohloqaie, my Ione rhall bee lo taTt c<jnp:lutinat<>d to yon. 

S. Ow. CodH i)lu<l. you cali hiT gluttou»? OvreDthyui, 
lo ho (Jweiithyan? 
iliD) Kmn. Ile not dilgell t\m \n\\, SIgiiior», adicii. 
You are KalttdiouH and I banil'h yoii. 

\i',%\t KniiK 

Killer (.iwentliyaii. 
Fa. OodK lo, ht'orc cornee the wìddow. bnt in fallii Sir 
Owpii|.] lay nothing of thÌB. 
H. Ow. No|,| poe to the! liy Cod(,| Sir Owen bfare m 
QU5])raue uiiiidi; aa Hmprour. 

Gwe. Who «alles Gwcnthyaii lo great leale of lime? 
Vro. Sweet wÌddow|.) euen your conntrìi'tnan la-ere. 
y. Ow. Belly the ruddo wh^e: wragc wiiho, MaJHlsprnj 
Mon da ac whelloek en wea awh. 
tìiO *'"*". f^ii" Oweiij.l gramarrye whct': (iwcDthyaii M«ii(li«f 
eny, ac wcllock en Thawcii eu ryii mogh. 



t 887 Emulo,] 589 Gweutl.yan.J 598 Kliitton-.j 604 llii] 



21 



Ì20 



Far. Muiidage Thiawcn . oh my good widdowi.| gabbie] 
th»t wp niay vniierlhind yon. and Lune at yon, 

H. Ow. Hauc ut ber: iiay by Cod|,| in uo hane at ber to. I 
Is tawge in ber prittiih tongue, for ti» fine delicateB tongue, I 
I ean teli ber: nelCbe tungoe is finer as greeke toiigue. 

Far. A bakte Neutes tonguc is finer tben both. 

S. Ow. But wbat l'aies Gwentbyans nove'' wìll haue tìif I 
Owen? Sir Owen is knowue for a wifelie man, as any finca | 
Adam and Enex ttme, and that ie by Gode vdge me a grest J 
te ale agoe. 

Vrc. 1 tbiukc Salomon was wilcr tben Sir Owen. 

S, Ow. SaInmouB bad prettie wit: bnt wbat fay yon bo 1 
King Tauie: King Tauie is well kriowne was a» good mnfi- 
tione. ae tbe peli fidler in ani Italie, and King Tanie was Sir I 
Owens couiitrieman, yes truely a prettifh fbentlemen porne,! 
sud did tivinckle, twinckle. twinckle, oiit a orie vpon welfh- 
barpe, and tis knowne Tauie Ione Mistris Perfabe. a» Sir ] 
Owen loues Gwenthyan: will ber baue Sir Owen now? 
Far. Faith widdow|,] take bim, Sir nwen is a tali mau I 
ean teli you. 

8, ow. Tali man, as God vnde niee, ber tinuke tbe prittirh 
fhentleman in faliant n» Miirs|.| tbat in \~\ tbe fine knaues, 
tbe pnets fay [— ] tbe God of pribles it prables. I hopc wnd- 
r)dowe|.| you iee little more in Sir owen tben in SirEmuloes; 
l'ay l'hall ber baue ber now'? tìs laliant, ax ean delire, I 
warrant ber. 

6w. Sir Owen. Sir Owen, tis not for faliant. GwentbyanJ 
care lo mncb, bnt for boneft and fertiions, and lonìng and-J 
Ipundall to leade ber baue ber will. 

S. owe. God vdge mee. tage ber away to ber bufband, 
and ìb led ber bane ber will owd a orie, yet by God ìb prìdle J 
ber well enougbe, 

Gw. Well H. owen, Gwenthyan is going to ber coza 
5 Gaaltber tbe Duke , l'or yon knowe is ber neere cozea 
marriage, by totlier bnfband tbat pring ber from IVales. 

ow. By Cod|,] Wales iy better countrie tban Italìeo. a grei 
teale fo better. 

614 to,] 616 her.f 619 Owen,] 633 riicntleiDtin,] 634 prahlee,] i 
635 Kmnlocs,} 636 ber? haue ber now.] 



7:fl» Oli. Nayl.l bnt dearo lulia, tei vs why lo nincli yon Hate, 
to eiiter into tiip lille ol tliìs lame notnl}at|.| Mntrìmunii-y 

lui. Vou umy noli cali tliat n combat, far inOcedc mar- 
riti|;e i)4 iidtliing elle, bnt u battailn nf Ione, a t'ricrtidly fifrhtiii^. 
a kìndf of fjiuuDruble terriblc warrc: bnt you (;rrc ('noplirio 
725 ili tbiiiking I hat.e it|:) I dcalo b\ marriage as romu Indian» 
doe Ibyl tlio Sunni-, adore it. and rt'ucreucc ìt. btit dare noi 
ftnre oii it , for foare I bc IHiirke blinde : you three are 
batchcllcre, and betnp licke of tìm niaidun - bcad , cuont il | 
thingCH bitter. wUiob tbo pliideke uf h finglc life minnilUn 
TèiOvnto you: yon imagine ìf yon conld mak tbe arme» of fsirt 
LadipH tbe fiibcrcB of your bcarts. good litiart», tbeu you vrn 
in heanen: oh but Hatchilentj.| take beede, you are no foom 
in tbat beane», but you Itraitu Clip into bt;)]. 
Far. Ai4 long ne 1 bano a boaiitìfull I.adie to torment ne, 
7.15 I care not. 

Vro. Nor J|,] the ISveetries of licr lookei* fbali make m 
rellil'b any pnnnil'bmeut. 

On. Exccpt tbe |junnilbiiit-ijl ot* ilir lii>rnc|,| Vrwn/e, ppl 

tbat in. 

74(1 Ini. Nay hoc wore bcft put that by: i.*rd. Lord, rcewhai 

vntbriftH tliis Ione niakos vhV if lie oiiec bnt gei iniii nir 

montbes, liee laboum tn tnrne our tongnen to clap])(--nt. Hml to 

ring ali in, at Cupìdx Chureb when wc were better to bile «ff 

our tSgueti. lo we may thrnllt bini ont, Cnpid in fwonic encraie 

74.'>to tinip. & bc tbat loofetb Hmc I ran teli yon loofafb a frinii 

Fa, i, a buld friend, 

lu. 'l'iiereforo my good reruants|,[ if you woaro uiy ikrfit. 
eaft «f tliì* loofe rpper eoatc. of louc: bee albanide to Mi» 
vppon a boy, a wag. a blinde boy. a waaton: My brotkt 
7.')iitlitt Duke, wautH onr cotnpauies, titi IdteneK and Ione, maku 
yon eaptiiine« to tbii* Iblitariiien, followe me & Ione nut, i 
ile teach yon bow to find lìbcrtic. 

Ali. We ohey to follow you. but nnl tn louc yon. iioI,| 
renonnee tliat obedìencc. 

[Ewmil. 

Enter the Harqimrfc nnd rnrìd. 
755 Marq. Furio. 

Fur. My Lorde. 

721 Martiraonii-] nij [\>y] con Coli, cinguttit. 715 afri' ii il-) ^i''f.] 



— ^ — 

Miirq. Thy faith I oft liaue tride, thy taitli I crei 
For I haBe foimd it HiUid as tlic rocko; 
No babbliiig ecelio (Us ^-jioii thy lips, 
For lìleDW cueii iu Ipeach, ilotli leale them vp. 
Wilt thou be triiltie Furio to Miy Lorde? 

Fur. I will. 

Marq. It io eiiong;li, tboj'e words I will, 

Teeids Iwecter mullcke tlien the gilded routidt^, 
Whith cbatting parratM|,| long toung'd (ìeophniits. 
Send from tlie organe of tlieir lìren voice, 
fìrirnil mv wife tliou feert beare in ber wombe, 
TliP ioy of marriage: Furio|.| I protelì;, 
My loue to ber in aw the beate to fire. 
Her loue to mee m beantie to the Sunne. 
lliifeperable adiaucts)|;j in one word, 
80 dearely loue I Grillili, that my lite 
Shall end, when fhe doth eudc to be my wife. 

Fur. Tie well done. 

Marq. Yot ìs my bofome burnt vp with delire», 
To trie my Grillìls patience, Ile put 011 
A wrinekied forebead. and turne both mine eyes 
Into two balles of fire. and clal'pe my band 
Like to a maee of Iron. to thrcaten deatb. 
But Furio|,] when thnt band lifts vp to lìtrike. 
It Iliall Aie open to embrace my Ione, 
Yet Griffill mnlt not knowe this: ali my worde, 
Sliall Ihiìiek or wormewood, ali my deeds of gali. 
My tongue fball iun-e. my bai1; be miilìcall. 
Yet Gril'fill muft not knowe thÌB. 

Enter Griffill. 
Fur. Not for me. 

, Marq. Furio[.] My triall ia thy fecreeie, 
Yonder fhe eouies: on goee tbis mallce of frownes. 
Teli her T ara angrie: men men|,| trie your wìnee, 
Lone that abides fharpe tempelis, fweetely thrìne». 
Far. My Lorde is angry. 



7U0 vp.] 7S5 voice,] 776 eyes,] 784 this?] 



79f) Orir. Angry'!* tlie heniièfi l'orefód: witli who? for whi 
Is it witli nific? 

Fiir. Not me. 

firir. ìliny I preftimp, 

Tti tuucli tbc vaÌDc of tliut (ad dìrcuntvat. 
Whìch fwels vpon my dcare Lurdn atigrìe browc"/ 

Murti. Awiiy uwiiy t 

Orif. Oli cliide me not bw«j, 

795 Yniir bandiutiid tìriirill witli vnuexed tbonghtH, 
Aiid witli nn vtireiiining («ule, will beare 
Tlio bui'ilcii of ali Corrowcs. ol' ali woe, 
Hefore tlie l'mailel't griefc l'hoiild wonnd you l'o. 

Mar*]. I ani not bebuldin^ to your loue for thi», 
8UU Woiniin 1 loue tliee not. tlitno eycu to mino 
Are «yen of BalilifkcH. tlmy murder me. 

Grif. Sntfir me to purt liciicc Ile teare tht'm nut. 
Hpcaulc they workc l\icli trenloii to my loue. 

Marq. Tnlkc not of louo|,| I liato thco more tlic [Hijfun 
g(jó'rhat rtiekcM vpon tlie airen infectcd wiiigcs, 
KxUitld vp by Ibe bot breatb of tìie Sunne. 
Ti» for tliy Ittkc tbat Ipeukled iiifiimie, 
Sits likc a fcroeoh-owle on my hononred brelt. 
To m«kc my HibiuotH Itarc und mocke at mee. 
810 They ISvenre tbeyle neuer lieiid (beir uwTull kwen 
To tbo bafe iffue ol* thy hepger wombe. 
Tle for thy fake they eurfe mi% raile ut me: 
Tbiiikit tbou then I i-aii loue thee|V] (oh my fonici 
Wliy didll tbou buiidc tbiti mountuiiie of my niiiini', 
SlfiWliy lye my ioyes huried in OrilTillfi namc? 

Gri, My gniMouB Lordo ]— | 

Miirq. Culi not me prnfio 

Seo wonmu|,l hecrc ban^x vp tliìno aunecftrie, 
The munumeiitH of tby nobillitìe, 
Thia ìh thy ruflet gentrie, eoate. and creft|:| 
SUO Tby eartbeu liouor» I will neuer bidè. 
Becuufe tliis bridle fhall pulì in lliy prid«. 



794 Away »way,] 
at niP.] 816 Lorde ) 



^ 



> Lii*. 



Grir. Poore Grillili ìm not proud of thcl'e attire», 
Tliey are to me but an your liuerie, 
And from your liamble ['cru.int[,] whcn you pleaCe, 
ÌTon may take ali thin outlide, wliicb. iiideedc 
III none of Griflìlls, ber beft wealtb is needc. 
Ile caft tbÌB gaynelle of. aud be conteut 
To weare tbis rull'et brauerie of tny owue, 
For thats more wanne tben tìiis, 1 fball lookc olde, 
)No Iboner in eonrle freeze tlicu cloth of golde, 

Marq, Spite of my fonie fheele trìnmpb oner mee, 

Fnr. Yonr gloiie my Lord. 

Marq. Caft downe my glooc agaìne. 

Stoope ytrn for it, for I will baue you Itoope, 
And kneele euen to tbe meaneO groome I keepe. 

Grir. Tifi bnt my ditctiel;] if youle haue me ftoopc, 
Eoen to your meanoll groome my Lord ile lloope. 

Marq. Furioj.j bow flonenly tbou goell'attir'd? 

Fn. Why fo my lorde? 

Marq. Lodke heere|.] tby fhooec are botb vntide, 
i Grinill|.| kneele yon and tye tbem. 

Pur, Pardon me. 

Marq. Quiekely I charge you 

Grif. Friend[,] yon doe me wrong, 

To let mp hoide oiy Lord in wratb so long. 
Stand ftilfl.) Ile kneele and tye tbem: what I doe 
Fnrio tÌ8 done to him iind not to you. 

Tyes tliem. 

Far. Ti8 fo. 

Marq, Oh ftrangc|.] oh adroirall patience, 

feare wben Griftills bones fleepe in ber grane, 
Tbe world a fecond Grillili nere will haue. 
Now get yon in, 

Grif. I goe my gracione Lord. 

[Exit. 

Marq. Diàit thou not bere ber ligh, dìd not one frown 
Contract ber beantious forebead? 

Far. I faw none. 

626 needf,] 829 this,] 83S ftoupe.) 841 I charge yoii,] 644 in 
dtr BAhHenanveitung Tj-e] Coli. 848 h»ne,] 851 forehead.] 




Mitrc[. Did iiot oni- dro|) fai rlowiie Irli foirowcs e 
Ti) hlunic my lieart for thoCc lier iniuriesV 
l'ur. Fuitli Dot B drop, I feare Theele tVownn oii ri 
Hno For doeiiig iik-c l'criiìce, 

Marq. Furio]. | that ìln trip. 

My voice mav jet orc-take lior: Grillili, fìrillìHV 
Enter Oriffill. 
Fur. HLp t^oDies at tirlt cali. 
Gril". Did my Lorde cali? 

Marq. Woman|,| I cnld tliPMi 

l faid tliis riauc was like to GrilTill. Grimil, 
860 And muft you therefore come tn torture mee? 
Nuy rtay|:| liere'a a compiinioii fìt for yuu. 
Thou vexfft niP. lo dotli tliin villninc to. 
Ilut ere the Siin to IiÌh liighcll throue afcend. 
My indignatiou in liis deatli l'hall end. 
865 Grir. Oh pardone him my Lord, for inercieK wingR 1 
Beare» round about the worid the fame of K\ng«. 
Teniper your wrath(.| l heg: it on my knee. 
Forgiuc his fanlt tlioiigh youlc not pardon mee. 
Marq. Tliaiike lier. 

Fu. Thankes Madame 

Mar<]. 1 haue iiattrncpowKl' 

STOTo woiind thee with deiiiulh nli my Griirill. ' 

IIow denrely flioidd I loue tliee. ■ 

Yca die to doe thee good. bnt that my fiihteett< 
Upbraid me with thy birth, «ud cali it baie, 
Aud grieue to Tee thy Fatber and thy Brother 
875 Heau'de vp to dignities. 

Grif, Oh calt thcm dowirtil 

Aiid l'end poore GriffiU poorely home againu, 

High Cedane fall, when lowe Hirub» lufe remaJne. 
., Enter ni tho l'auiu ilmiri! Mnrici nnil IjRpIdti. 

Marq. Fctcb me a cup of wine. 

lK«it Griflin.-^ 
Fur. iSheee a faint fan. 




85fj reniice?] 561 you,] 869 meo,] 870 Uoniall.] 
«tu» Msrq.] - Exit {ahne Orinili) »telU hinter V. 977] t'oO. 





Mtirq. Oh Funo|.i now ile bualit tliat I li:iiu' foiiiid 
t^ AugcU vpun eartli: Diee Tlialbe crouiid 
tthe emprelTe of ali ivomcii. Lepido? 
Mario V wbat wan The tliat palled by youV 
I Botli. Your vertiious «ile. 

I Marq. Cali lier not vertuous, 

jFor I abliorre her, did uot ber fwolne eyes 
SLooke led witb bate or fcorne? Dìd l'Ue noi curl'c 
Èiy naine or t^irìoei^ natnc ? 

« Mari. No iiiy denre Lord, 

P Marq. For he aud 1 raìld at ber, l'pit at ber, 
pile burli ber lieart witb l'orrow', Uit 1 grieae 
"to Tee yon grieue thiu I haue wrong'd my Itate. 
3y louing one whoCe bal'cnes iiow I hate. 
1 Enter GriiTill with wine. 

Eome falter if you can: t'orbeure Mario, 
m» but ber office: wbat The does to mec, . 

fehe 8ball peri'orme to any of yon tbree. 
'Ile drÌDke{.j 

Lep. 1 aui {cIad to Tee ber pride tbus tntuipli'd dowiiL-[.| 

Marq. Noiv l'erue Mario. Hien lerue Lepido: 
&ud as you howe to me, in bend to them. 

Orif. Ile not deiii't to wiu a dìademe. 

Mari. Yonr wildonie I commeiid tbat bitue Ji° power 
To raife or throw downe as you Imile or lower. 

Grìr. Vonr patieiice 1 comniend tbat can abìde, 
I To beare a Hatterer fpe»kr(.| yet aeoer cbide. 
I Marq. Hence, hence|!| dare you controule the nbome I gracel'i*! 
I Come not witlùii my light, 
I GriC. I wiii obey, 

yAud if you pleafe. nere more bebolde the day. 
[ ' (Bxit. 

Marq. Furio? 

Fur. My Lorde. 

Marq. W'atcb ber wbere The goes, 

Aud marke bow in ber lookex tbie trreuU l'bewe?. 

Far. I win[.] 

lEiit. 



S79 fonnd,] 
901} Lorde,] 



891 <■ 



.,] 893 tl.ree,] 



■I 892] 



Marq. Mario, I-t'pido. I loath thÌ3 Orlftlll, 
910 As lìekis nion loath the bittcreft potìon 

Wbich the. l'hilìliniiH haiii] holde« oat to Ihctn. 
p'or GndH l'alte frtiwne vpon hor when (\\c. I'hiìIph, 
For Goda fiike Imllp tbr ioy ti» Ice her frownc. 
Knr GodH l'ake (come her. cali lipr brggers hr«t, 
D15TormL'iit her with yoiir lookw. your wonlsl.) yonr At4 
My heart l'hall Icape l'or ioy, ihat her henrt blecdeit, 
Wilt thou doc thiB Mario ? 

Mari. If yùu Tay, 

Mario, dot; thÌM|.j I muli in ìt obey. 

Marq. 1 know yoii muD:, lo l.p])ìdu],{ mail you|.{ 
92<)Ti« well: hut coanlrll me whats beli lo doe, 
How l'hall 1 iiloiil'p my lìibiccUV dnc but Ipcaku. 
Ilo doe it thou^h GrilliU hcart in l\inder hn-akc. 

Lc)>i, 'Your lubiectti doe reiiiiio nt Hothinn: mort-. 
The;i to bcholdi? IaiiÌcola|.| her Kather, 
926 And her biifii brother liftcd v|i f« high. 

Mari, To banilli thpm froin Court wcre pollioic. 

Marq. Oh rum. oh prot'ound wiTedomel duare Usi. 
It foorihwith l'hall he duup. thry Hiall uut iiay. 
Tliough I may wiii by liiem a Kinf^dunies i'way. 

93ti I,ep. Mttrio|.| laugli at tliii-. 

Ma. Why l'n I dof. 

Ilcdlong I had rathcr f«ll to milcrie 
Thaii Ti-e a bcgger rail"d to diguitie. 

ICnter Dnliulo Ungiti^ witli n boy nflur hiiii. 

Kub. Boy|.| how lìts my rajiicr: la rol|,| la fol. Ac^ 

Boy, U bangti ax piieii ah a chandlere bonme. 

WIC) Bah. Some of thcm delenie to bang vpon a beime ft 

tbat eucnnett. boy|,) k-arne to gìue cuory man bis dac, pi 

the hnngitian his dnc. for boeV a neoelTary mt>mber. 

Boy. Thats truo, for ho cut» ol" manie wiekud uiekr». 

Hub. Flee» an excellent barbcr, he rbniies moli o 

ì)4(iBut page],] how doli thou likc the Court? 

Boy. l'rettilie and lo. 



HI I thpm.) 916 hlce-lcB,] 927 wifoiìome,] 929 fway,] ?3I 



?3l3l 



- .ni - 

Bab, Fnith lo doe 1|.] pretlii' mid To: I iim wearie ot' being 
k Courtioiir Boy. 

' Boy. Tliat you caiinot bec Mailer, Cor you «re biit a 
Coartier:* man. 

Bai). Tbou fail't true & tbou art the Conrtiera niiiiis boy, 

thon art a coiirtier in decimo s€xto[,| in tbe leali volnme, 
jw a courtier at the tliinl hnnd. or a courtier by rencrfion, 
Or a eonrtier three di^luents remoued, or a courtier in minoritie 
Dr an vndftr Conrtier or a courtier iu polle, and ! tbìe Mailer 
in elTe, 

Boy. A polle an cITe non elle argumentiim[,| Mafter. 

Bab. Tlion hall to mnch ivit to be lo litth' . but imitjuiou, 

itatiou, is bis good Lord and Mafter. 

Entcr Ianicola(,) Laureo und Fillio. 

luni. Ituiiil'ht from Court, oh what hauc woe mildoneV 

]-aii. AVhiit btme weo done, wee nmll bee thos difgraeed? 

Fu, I know not. but you are beft packe, th my Lorde 
f-will, aud thats laiv. I muli viicale you: your beli courre is 
Tali to your ovrae trades. 

3a. Sirra, what art tboujyj a Broker? 

Fu. No, bow tbeu? I am a Gentleman, 

Tb'art a !ewe. th'urt n Fagan: bow darli tbou Icaue 

icm wilbout a uJoke for thi> rainc, whe hi» daughier, and 
itis filler, and my Millrìs is the King» yvìt'e'^ 

Fu. Goe looke. lìrra l'oolc, my condition ìb to fhip yon too. 

Bab, There's a Ihip of t'ooles ready to hoyft faylef:| tbey 
Itay but for a good winde and your company: ha ha ha, I 
ironder (if ali foolea were banil'bti wliere thon wouldlt take 
fhipping. 

lan. Peaee Babulo, we are bauil'ht from the Court, 

Bab. I am glad, it l'hall cafe me of a charge heere. as 

long ae we hnucgood cloathes on our baekcs», tis no nmtter for 

OUT honelly, woell liue any wbere. and keep Court iu any corner. 

Eiiter Giiffill. 

lan. my deere Grillili. 

Cri. You from me are bamfbt, 

^ut ere yon leane tbe Court, oh leaue I pray 



951 erre:] tì&2 Hnlter.] 961 tlien.] 



Your griefe in Orinile bfilome. let my chei-kes 
He watri'd wìth woi'« tcarcH. fnr Iieerp and liet-re, 
And in the error of thel'e wuiidrinjf eyes. 
lìogtin your difcontent; had not I bi'Pii. 
ÌIH()1Ì,V naturi; paintcd tliux: tliÌ!> liud uot bot-ti. 
D» leauc th» Oonrt and care Ite {lutinDt, 
In your olde cottage you lliall findc eonteiit. 
Mourno not becaulV' iliel'e rillteH are tane away, 
You'll l'oeinc more ricli in a cnurfi! gowne nf gray, 
985 ^'nr. Will yoH be iiackingV whe»? 

l<an. Frìrnill.l whatH thy Dame! 

Fnr, Fnrio my iiame in. wliat «f tliatV 

lìub. Ih tliy nume FurieV thoo art halfe hjin;;'ii, fnr tbg 
liult a» ili nume. 

Lau. Thy lookps are liko thy name, (Iiy nunio & Uila 
ijgoApproouc thy nature tu bo violpnt. 

Grir. Brniher|.| forbcnre, hee'» fcruaiit to my Loni. 

Ba. Tu liim, M. Ipare him not an inch. 

Laii. PrinccH aro ucucr pk-ard with lubiocts Rnnt^ 
But ])itit> lliote wliiim they are fwnrne t" finite, 
ÌKlnAud iiTìoMe UH ti-iidor iimthorM wltcn they beate, 
With kindo corrcction tlieir vntjuiet bubei* — 
So rbnuhl tlieir Ot'fìi-ers comiiairionate, 
Tlio milery of niiy wri^tchcs Hate, 

Fnr. I muli obey my Malter, thongh ìndeed 
HMKjMy hcart (that fi-emeH hard) at tlii-ìr wrongi» doth bll 
Pray gpt you gone. 1 (ay little, but yim knnwe my n 

[lab. Little luid ìb loonc ameudc-d. thuu l'ayH IjBt liUlt, 
and that little will bc Dicndeil rooiie|,| indeed. thata neaei,' 
and lo tlir l'ronerbe llandH tn hi» full Ih^^ngtb, power Mid WJtie. 



EiitPi' Mar^iielTe. Miirio ami Lepido, 
They will not goe my 1-ord. 



nd nltendantfi. 



5 Fur. 

Mani- Will tli<-y ikiI gin-? 

Away witli them, expell them from our Court! 

Hal'e wretclies, in it wrong to alice mine owneV 
Thinke you that my aflcctìon to my wifr. 



) been,] 991 Ti> looiif 



^ m - 

Is greater then my loue to publicke weale? 
Doe not my people murmurc eucrie houre, 
That I haue raif 'd you vp to dignities ? 
Doe not lewde Minftrel8[,] in their ribalde rimes, 
Scofe at ber birth, and defeant on ber dower? 

lan. Alas my Lord, you knew ber ftate before. 

Marq. I did, and from tbe bounty of my beart, 
I rob'd my wardrop of ali precious robes, 
Tbat fbe migbt fhine in beautie like tbe Sunne, 
And in exebange, I bung tbis ruffet gowne. 
And tbis poore pitcberf,] fbr a monument, 
Amongft my coftlieft lemmes: Tee beere tbey bang, 
GrilTill[,] looke beere, tbis gowne is vulike to tbis? 

6rif. My gratious Lord, I know full well it is. 

Ba. Grillili was as pretty a Griffill in tbe one as in tbe 
otber. 

Marq. You baue forgot tbefe rags, tbis water pot. 

Grif. Witb reuerence of your Higbnes I baue not. 

Ba. Nor I, many a good meffe of water grewell bas tbat 
yeelded vs. 

Marq, Yes, you are proude of tbefe your ricb attyres. 

Grif, Neuer did pride keep pace witb my delìres. 

Marq. Wel, get you on, part brieflic witb your fatber. 

lan, Our parting fball be fbort: daugbter|.] farewell. 

Lau. Our parting fball be fbort. rifter|,] farewell. 

Ba. Our parting fball be fbort: Grillìll[,| farewell. 

lan. Kemember tbou didll line wben tbou wert poor, 
And now tbou doft but line, come fonnc[,| no more. 

Marq. See tbem witbout tbe Fallace Furio. 

Fu. Good, vet tis bad. 

[Exeunt with Furio. 

Ba. Sball Furio Tee tbem out of tbe Pallace? doe vou turne 
V8 out of doores? you turne vs out of doores tbenV 

Marq. Hence witb tbat foole, Mario[,] driue bim bence. 

Ba. He fball not necde, I am no Oxe nor Alle, I can goc 
witbout driuing: for al bis turning, I am glad of one tbing. 



1032 fbortj ebenso 1033 u. 1034. 1043 driuing,] 

Erlangpr Beitrtl^c* XV. ^^ 



Lop. WliatH that BaliuloV 

ìi)4iì liab. Mar} that licr fliall ncuer hit vh ith tceth with tur- 
u'mg vs, tor tis iiot a gooil turile. F(»ll(»wor|.| I miilt eafhcre 
you: I niurt ^iue ourr hourke(»pinf;c.« Hs the faPhion. fans 
well boy. 

IJoy. Mario farrwcll and bc hang'd. 

lOfyO Ha. I ani ^lad tliou takl't thy death ko paticiitly, fare- 
wvìì niy Lord, adnc my Lady, (ireat wan the wiledomeof 
tliat Taylor, that l'titcht me» in Motloy, for heoV a foole that 
h'ain»s l^allvct niakin^ te» turno (^ourtier: I Tee niy deltiny dogn 
ino: at tìrlY 1 was a foolo (for I was borno an Iniioconti|.j 

|(ir)r)thon I was a frauollor, and then a HaCket maker, and tlicoa 
Courtior, and now I niulV turno bark(»t-makor and fooh» a;;aine: 
th<' Olio 1 ani ISvorin» to, but tho foolo I boftowo vpon the 
world, for Stultoruni piena funt oininia|.| adiio^ adno. 

Mar. Farowoll fimplicity. part of my rhaine|.| farowoW. 
101)0 Now Lady|,| wliat fay you of thoir exiloV 

Ori. What ouor you thinko good Ile not torme vile. 
Hy this rioh burthon in my worthle» wombo, 
Vour hand-niaid<* is fo fuhioet to vour wììì, 
That nofhin^ whioh you dot», to h<»r foomos ili. 
HHjf) Mar. I ani ^lad you aro lo pationt, ^ot you in. 

Tliv liko will iiouor bo, nouor hath bin. 

Miirio, Lepido? 
Mnri:). Lopi. My ^ratious Ijinl. 

Mar. Tho band of pouorty hold downo your llaro: — .^. 

As it di<l (Irilìils, and as lior I rayf'd, 
InToTn riiino in ^rojitnos fphoro, fo did mino (\vo. 

Throu^^h <rilt boanios of your birihs, thorforo ino tlii iìAva 

Vour foulo fliould fiiiipatlii/o. and you fhouid kiiou- , 

Wlinf pnffioiis in niy (iriffils bofomo flowo. 

Kaith toll ino v<air oi)inions of mv wifoV 
loTf) Lo|L SJM' is as vorfuous and as pationt. 

As innooonoo. as patioiico if fclfo. 



101»; turni', iollown] 10.')! Lady, ^^n*at] I(>')»; .iffainp^; 

KKV.» l'aiTwoll.l 1(m;i vilc.l 10i;r> in,] 107.S Howp.] 



— .>i) — 

Mari. She merits mudi of Ione, little of hate, 
Onely ìd birth fhe is vnfortunate. 

Marq. I, I, the memory of that birth doth kill me. 
^She Ì8 with childe you fee: her traiiaile pal't, 
I am determined fhe fhall leaue the Court, 
And liue againe with olde lauieola. 

Both. Therein you fhew trae wifedome. 

Marq. Doe I indeedV 

Deare friendsl,] it fhall be done, Ile haue you two / 

85Rumour that prefently, to the wide eares / 

Of that newe9-louing-beaft[.] the multitiide: ,^-^ 

Cioe teli them for their fakes thin fhall be dono. 
Mari. With wingn we flye. 
Lep. Swifter then time we ruu. 

[Kxeant. 
Marq. Begoiie[.| theu: oh thefe times, thefe impiou»^ times, 
90How fwift Ì8 mifchiefe? with what nimble feete 

Doth enuy gallop to doe iniury? 

They both confeffe my Griil^ils innocence, 

They both admire her wondrous i)atience. 

Yet in their maliee and to flatter me. 
'&Head-long they run to this impiety. 

Oh whats tliis world, but a confufed throng 

Of fooles and mad men, crowding in a thrull 

To fhoulder out the wife, trip downe the iuft. 

But I will try by felfe expcrience, 
w)And fhun the vulgar fentenee of the bafe. 

If I finde Grifl'ill ftrong in patience, 

Thefe flatterers fhall be wounded with difgrace, 

And whiift verfe liues, the fame fhall neuer dye, 

Of Griffils patienee, and her conftaney. 

[Exit. 

Ed ter Vrcenze and Onophrio at feuerall doores, and Farnezc in the 

midTt. 

15 Far. Onophrio and Vrcenze[,| early met, euery man take 



1079 mirth] Coli. Ebd. me,] 1080 fee,] 1080 multi tilde.] 1089 im- 
piouB times,] .1100 bafe,] 1104 Farnezio] in fìer Buhnenauweisung 
nach dieser Zeile, 






- afi - 

bis iland, for therc comes a moft rìch pnrcliafe of mirtb: 
Emulo with luH band in a fairc fcarfc , and Julia with him, 
fhe laughcH apace, and tlicrefore I am Ture hee lyos apacf. 

Eiitor Emulo with lulia. 

Ono. llis arme in a fcarfe? haw he been fightingV 
Ilio Far. FigbtingV bang bim[,] coward. 

Vrc. Perbaps bc doe» it to iTicw bis fcarfe. 
Far. I^cace, licore tbe ailecome»: ftand afide, and Tee him 
curuet. 
lui. Did my new maricd coufen|,] Sir Owenf.] wound yon 
1116 tbua? 

Emù. Hee certcR! Ah lie ìh allyed to tbe illuftriou» lulia, 

I line bin deuoted, as Signior EmulocH enemy, no adulatory 

langunge ean redoome bim from vcngeance: if you pleafe my 

moft ace(»mpl]rbt Mirtris, I wìll muko a moft palpable demon- 

112(>ftration of our battaile. 

Ini. As palpably as you can good fernant. 
Ono. Ob fbe gullen bim (ìmply. 
Far. Slie baH reafon, is be not a fimjde gull? 
Vre. Sound an allarum ere bin battle begin. 
1125 Far. Peaee, fa, fa, fa. 

Vauw. Sir Owen and my felfe encountring, I vaible iny 

vpper garment, and enricbing my homi againe with a fine 

velnct cnp, wbiclì I tben worc, witb a band to it of Oriint 

IN'jirlo and Golde, and a foolifb fprig of fome nine orn^n 

ll;ì()pound priee, or fo, wec grcwe to an emparleance. 

Far. Ob bo|,| lio, tliis is ran*. 

lui. Vou did wifely to eonfcrre before you combated. 
Knìu. Hcrily we did fo, but falling into